Agno (Svizzera)

comune svizzero

Geografia fisicaModifica

 
La foce del torrente Vedeggio

Agno è situato nel Malcantone, sul Lago di Lugano, poco distante dalla foce del torrente Vedeggio.

StoriaModifica

PreistoriaModifica

L'area di Agno è ricca di ritrovamenti archeologici. Giovanni Boffa ritrovò tombe dell'età del ferro in località Prada (dove oggi sorge il Museo Plebano)[2]

Età anticaModifica

Prima dell'VIII secolo non ci sono documenti scritti riguardanti Agno ma la zona era sicuramente abitata, come testimoniano i ritrovamenti archeologici di epoca romana[1], urne cinerarie depositate presso il Servizio archeologico cantonale[2]. Un'altra urna venne ritrovata in via Sasselli con tre monete con l'effigie di Gallieno (218-268) e di Cornelia Salonina (268) e un'altra urna cineraria fu ritrovata nel 1925 in un frutteto, conservata ora al Museo Plebano[senza fonte].

La località era un nodo di comunicazione: tramite il lago[1] si raggiungeva il golfo di Agno per poi continuare il viaggio lungo la valle del Vedeggio[senza fonte] oppure si poteva seguire l'antica via Regina da Ponte Tresa[1][3]. Superato il passo del Monte Ceneri, si passava Bellinzona, la Riviera e la Leventina per raggiungere la Via delle Genti (il passo del San Gottardo) oppure per il più comodo passo del Lucomagno attraverso la Val di Blenio[4].

Età medievaleModifica

Passarono per Agno i Franchi che nel 590, come testimonia il vescovo Gregorio di Tours, scesero dal nord passando per il Monte Ceneri fino allo scontro con i Longobardi sul fiume Tresa. Il territorio ritornò presto agli stessi Longobardi[4]. La prima documentazione scritta su Agno risale al 30 gennaio 735, quando il notaio Larario, chierico della collegiata di San Giovanni, rogò a Campione d'Italia[senza fonte] un atto di mundio, introducendo così il borgo nella storia documentata; l'atto si trova presso il Museo Plebano ed è scritto in minuscola merovingica[4]. Nell'818 è attestato il toponimo Anium[1].

 
Le diocesi di Como e di Milano nel Medioevo

La pieve di Agno, di fondazione ambrosiana, nel 1002-1004 passò alla diocesi di Como ed estendeva la sua giurisdizione dalla valle di Marchirolo al Malcantone, al Monte Ceneri e a Isone. Qui la mensa arcivescovile di Milano possedeva beni e rendite e la peschiera di Agno[1][4] per la pesca dei pesci rimontanti il Vedeggio, che ebbe notevole importanza economica già alla fine del Medioevo e fu occasione di vertenze fra i comuni della valle fino al suo riscatto da parte del governo cantonale all'inizio del XIX secolo[senza fonte]; venne poi demolita nel 1843[1].

Negli anni successivi si assistette alla Guerra decennale tra Milano e Como che iniziò nel 1118[4] a seguito dell'attacco e della cattura del vescovo scismatico Landolfo da Carcano, nominato dall'imperatore Enrico IV di Franconia nel pieno della lotta per le investiture, nel castello di Magliaso da parte dei Comaschi fedeli al loro vescovo Guido Grimoldi[5]. Il conflitto durò fino al 1127 e vide il sacco di Como, ma nonostante questo portò all'estensione dell'influenza della diocesi di Como a tutto il Sottoceneri[4] col rafforzarsi del ruolo di questo centro prealpino durante il dominio di Federico II di Svevia[senza fonte]. Anche il monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia si ritirò dalla zona, dove possedeva una corte[4] a Magliaso[senza fonte].

L'8 febbraio 1192 Alberico Albarello di Grumo, col permesso di Anselmo dei Raimondi, vescovo di Como, cedette a Cavanio, chierico della collegiata di San Giovanni Battista di Agno, nelle mani dei canonici le decime del paese e territorio di Vernate per 10 lire d'argento; al vescovo Anselmo invece, da cui deteneva il feudo di Vernate, cedeva un altro suo feudo esteso dal castello di Grumo a Gravesano e alla strada che da Agno sale alla chiesa di San Pietro di Grumo[6]. Nel 1335 al governo della città di Como subentrò quello dei Visconti, duchi di Milano, e Agno seguì le sorti di tutto il Luganese fino al 1512, quando fu conquistata dai cantoni svizzeri che concessero l'istituzione della fiera di San Provino[4].

Età modernaModifica

Da allora il borgo fu governato dalle famiglie patrizie dei Quadri, dei Rusca, dei Boffa e dei Negri[4] e fino agli anni 1800 Agno e la sua pieve dominarono la valle del Vedeggio sovrastando anche Lugano[senza fonte]. Il borgo non fu soltanto il centro religioso dell'antica pieve, ma anche il capoluogo amministrativo della pieve civile, sotto la dominazione dei Cantoni confederati svizzeri fino al 1803[1]. Si conservano a Lugano (Libreria Patria e Archivio patriziale) e ad Agno (Archivio prepositurale) i verbali delle sedute del consiglio della pieve dal 1652 al 1798, redatti dai cancellieri, i notai Rusca di Cassina d'Agno. Il consiglio riuniva periodicamente i consoli dei comuni e nominava i due reggenti delegati al consiglio di reggenza della Comunità di Lugano: le sedute si tenevano di regola nel palazzo dei canonici attiguo alla collegiata[senza fonte].

Al culmine di questa fiorente epoca vi fu la costruzione, nel 1780, della nuova collegiata sulle fondamente della vecchia ad opera del prevosto Tullio Vincenzo Rusca e dell'architetto Antonio Boffa[4].

Età contemporaneaModifica

 
Le truppe del generalissimo Suvorov attraversano le Alpi nel 1799, dipinto di Vasilij Ivanovič Surikov

Da Agno passarono nel 1799 le truppe del generale Aleksandr Vasil'evič Suvorov, in marcia verso il passo del San Gottardo dopo le vittorie della Campagna d'Italia ai danni dell'esercito francese, saccheggiando e causando molti danni[senza fonte]; a testimonianza di questo passaggio restano ancora due bandiere asburgiche nel Museo Plebano[4].

Due sono poi gli episodi più rilevanti legati al Risorgimento italiano. Il primo è il contributo dato dal colonnello Natale Vicari di Agno che costituì un corpo di volontari di tutta la regione per partecipare alla prima guerra di indipendenza[4] e all'assedio di Peschiera nell'aprile del 1848 contro gli austriaci. Tra i combattenti v'era anche lo scultore Vincenzo Vela di Ligornetto. Il secondo episodio accadde quando il 27 agosto 1848, reduce dalla battaglia di Morazzone presso Varese e proveniente via lago da Brusimpiano, sbarcò ad Agno il generale Giuseppe Garibaldi con nove camicie rosse, festosamente accolto dalle autorità e dalla popolazione. Il pittore Bernardino Giani di Ponte Tresa gli eseguì il ritratto[senza fonte].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

  • Chiesa parrocchiale dei Santi Giovanni Battista e Provino, antica chiesa matrice della pieve di Agno documentata dal 735[1][4];
  • Oratorio dei Santi Rocco e Carlo in località Cassina[4], del XVI secolo. È attestato col titolo di San Rocco nel 1610 e, a partire dal 1626, anche con quello di San Carlo. L'edificio è a pianta rettangolare, con campanile sul fianco destro; sul retro della costruzione è addossata una cappella con l'affresco della Madonna col Bambino, copia da Raffaello di Attilio Balmelli eseguita nel 1906[senza fonte];
  • Oratorio di San Giuseppe in località Serocca[4], preceduto da un caratteristico sagrato seicentesco, fu eretto sul luogo di una preesistente cappella a cura della famiglia Rusca[senza fonte].

Architetture civiliModifica

  • Casa Fossati (via Oro), antica costruzione rurale con diversi inserti di varie epoche. La casa risale forse al XV secolo ma è rilevante per il portico aggiunto intorno alla fine del XVIII-inizio del XIX secolo dove si conservano affreschi raffiguranti Sant'Antonio abate del XV secolo, Dio Padre con San Giovanni Battista e San Giorgio del XVI secolo e due Angeli recanti lo stemma dei Fossati[senza fonte];
  • Casa Quadri (piazza del Sole) con loggia all'ultimo piano e il dipinto di una Deposizione del XVIII secolo sopra il portale[senza fonte];
  • Palazzo Quadri in località Serocca, del XVII secolo, palazzetto a tre piani con eleganti loggiati affiancato all'Oratorio di San Giuseppe;
  • Palazzo municipale (piazza Colonnello Vicari, 1), costruzione di stile nordalpino[non chiaro] con carpenteria a vista, fatta edificare nella seconda metà del XIX secolo dal colonnello Natale Vicari[senza fonte];
  • Villa San Michele (via Sasselli, 55) con torre angolare circondata da parco, del 1903[senza fonte];
  • Villa Celestina (via Sasselli, 51) con parco, caratterizzata da una torretta belvedere abbellita da decorazioni pittoriche del 1913[senza fonte];
  • Vecchia sede dell'Alfa Romeo ora supermercato Migros (via Aeroporto), costruzione articolata in diversi volumi di calcestruzzo armato e mattoni a vista edificata dall'architetto Alberto Camenzind e Bruno Brocchi negli anni 1962-1963[senza fonte].

AltroModifica

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Nel 1591 Agno contava 158 fuochi. L'evoluzione demografica è riportata nella seguente tabella[1]:

Abitanti censiti

 

CulturaModifica

MuseiModifica

Il Museo Plebano conserva alcuni reperti archeologici e testimonianze della storia del comune; è sistemato nella prevostura adiacente la collegiata a opera di Giovanni Boffa, poeta e scrittore, e del prevosto don Alfredo Maggetti, nel 1955[7]. La collezione e l'edificio sono classificati al 30 ottobre 2009 nell'Inventario Protezione dei Beni Culturali come oggetti di tipo B[senza fonte].

Persone legate ad AgnoModifica

Geografia antropicaModifica

 
Il territorio di Agno

FrazioniModifica

  • Cassina si trova in collina sulla strada che congiunge Agno a Vernate e a Neggio[senza fonte];
  • Serocca è una popolosa frazione[4] posta a metà strada tra Agno e Bioggio sull'antica via Regina. Il nucleo di Serocca è molto caratteristico e conserva edifici civili ancora intatti[senza fonte];
  • Mondonico è una frazione che si trova in collina poco sotto la frazione Gaggio del comune di Bioggio, a metà strada tra Agno e Bioggio[senza fonte].

EconomiaModifica

Nella piana verso Bioggio è attiva una fabbrica[1] della Mikron, specializzata in meccanica fine[senza fonte]. Agno ha vocazione turistica[1] grazie alla presenza di alcuni campeggi sulle rive del Lago di Lugano[senza fonte].

Infrastrutture e trasportiModifica

 
L'aeroporto di Lugano-Agno

Agno è un importante nodo stradale. Nel centro del paese si incontrano la Via Vantonale proveniente da Massagno, la Strada Regina proveniente da Bioggio e Via Lugano proveniente da Muzzano.

Agno è attraversata dalla ferrovia Lugano-Ponte Tresa che ha una stazione ad Agno e un'altra a Serocca. Nella stazione di Agno ha sede anche il Museo della ferrovia Lugano-Ponte Tresa[senza fonte].

Ad Agno (e in parte nel comune di Bioggio) ha sede l'aeroporto di Lugano-Agno.

AmministrazioneModifica

Ogni famiglia originaria del luogo fa parte del cosiddetto comune patriziale e ha la responsabilità della manutenzione di ogni bene ricadente all'interno dei confini del comune.

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Bernardino Croci Maspoli, Agno, in Dizionario storico della Svizzera, 30 giugno 2009. URL consultato il 6 ottobre 2017.
  2. ^ a b Cavadini-Bielander, Cardani Vergani, Staffieri, 2008, p. 11.
  3. ^ a b Strada Regina, strada-regina.ch. URL consultato il 6 ottobre 2017.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Cenni storici, su sito istituzionale del comune di Agno. URL consultato il 6 ottobre 2017.
  5. ^ Pensa, 1958, pp. 79-85.
  6. ^ Motta, 1991, pp. 16-17.
  7. ^ Storia del museo, su sito del Museo Plebano. URL consultato il 6 ottobre 2017.

BibliografiaModifica

  • Pietro Pensa, Pagine di vita lecchese, 1958, pp. 79-85.
  • Virgilio Chiesa, Lineamenti storici del Malcantone, Gaggini-Bizzozero, Lugano 1961.
  • Virgilio Gilardoni, Il Romanico. Arte e monumenti della Lombardia prealpina, La Vesconta, Istituto grafico Casagrande, Bellinzona 1967, 20, 25, 36, 175, 229, 369, 375, 459, 541.
  • Adolfo Caldelari, Arte e Storia nel Ticino, ETT, Locarno 1975, 107-108.
  • Bernard Anderes, Guida d'Arte della Svizzera Italiana, Edizioni Trelingue, Porza-Lugano 1980, 244-245.
  • Giovanni Boffa, Ecclesia collegiata amniensis (La Collegiata di Agno), trad. di Jan Lubomirski, Agno, 1981.
  • Plinio Grossi, Il Malcantone, riedizione della Guida Galli-Tamburini, Fontana Print S. A. Pregassona 1984, 122-126, 142, 146.
  • Giovan Maria Staffieri, "Agno", in Malcantone. Testimonianze culturali nei comuni malcantonesi, Lugano-Agno 1985, 16-21, 101, 103.
  • Emilio Motta, Effemeridi ticinesi, ristampa, Edizioni Metà Luna, Giubiasco 1991.
  • Giuseppe Chiesi, Fernando Zappa, Terre della Carvina. Storia e tradizioni dell'Alto Vedeggio, Armando Dadò, Locarno 1991.
  • Flavio Maggi, Patriziati e patrizi ticinesi, Pramo Edizioni, Viganello 1997.
  • AA.VV., Guida d'arte della Svizzera italiana, Edizioni Casagrande, Bellinzona 2007, 400-401.
  • Fabrizio Panzera (a cura di), Piano del Vedeggio. Dalla strada Regina all'Aeroporto, Salvioni, Bellinzona 2008.
  • Patricia Cavadini-Bielander, Rossana Cardani Vergani, Giovanni Maria Staffieri, Bioggio, (Guide ai monumenti svizzeri SSAS), Società di storia dell'arte in Svizzera SSAS, Berna 2008, p. 11.

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