Berberismo

Il berberismo (in berbero: taẓermaziɣt) è un movimento politico e culturale sviluppatosi principalmente in Algeria e Marocco obiettivo alla preservazione e alla valorizzazione dell'identità berbera. Le radici del movimento trovano origine nell'ambito della colonizzazione francese del Nordafrica, quando una serie di antropologi ed etnologi europei svilupparono gli studi sulla cultura, sulla storia e sulla lingua berbera. La coscienza identitaria berbera cominciò a diffondersi nella prima metà del XX secolo tra i giovani cabili del movimento nazionalista algerino, i quali furono tuttavia emarginati dai dirigenti. Forti contributi alla riscoperta dell'identità berbera furono dati da alcune associazioni attive in Francia, la principale delle quali fu l'Accademia berbera. Il berberismo si diffuse nel corso degli anni 1970 in Cabilia, dove nel 1980 scoppiò la primavera berbera. Nel corso dei decenni seguenti un forte interesse per il berberismo si sviluppò in Marocco, dove nacquero centinaia di associazioni culturali berbere. A partire dagli anni 1990 i governi di Marocco e Algeria decisero di venire incontro alle rivendicazioni berberiste, intraprendendo iniziative che integrarono parzialmente la lingua berbera in campo educativo. La primavera araba vide il movimento berberista protestare in piazza per un riconoscimento ufficiale della lingua berbera e per rivendicare riforme politiche e sociali. Il berbero venne riconosciuto come lingua ufficiale in Marocco nel 2011 e in Algeria nel 2016.

La bandiera berbera creata dall'attivista Mohand-Aârav Bessaoud e proposta dall'Accademia berbera nel 1970

StoriaModifica

La colonizzazione franceseModifica

Storicamente, la natura omogenea dal punto di vista religioso del Maghreb ha prevenuto polarizzazioni o conflitti etnici tra le componenti arabe e quelle berbere; le popolazioni rurali maghrebine si riconoscevano primariamente nell'identità tribale, anziché in quella etnica. Le prime asserzioni e politicizzazioni dell'identità berbera avvennero in occasione dell'occupazione francese, quando le autorità coloniali presero iniziative per asserire una diversa identità etnica e culturale per i berberi. La forte influenza del razzismo scientifico favorì l'elaborazione di una teoria secondo la quale i berberi sarebbero stati un popolo di origine europea, superiore razzialmente agli arabi e costretto a convertirsi all'Islam contro la propria volontà. Questa visione si diffuse tra vasti settori dell'amministrazione coloniale, che nel Marocco francese proposero il Dahir berbero del 1930, obiettivo a istituzionalizzare nelle regioni berbere il locale diritto tribale al posto di quello sciaraitico; l'iniziativa provocò una forte reazione da parte dei nazionalisti marocchini, i quali denunciarono il progetto come un'iniziativa di Divide et impera tra berberi e arabi.[1]

La politica di condiscendenza delle autorità coloniali nei confronti dell'identità berbera non dette però i suoi frutti, dal momento che le rivolte anticoloniali trovavano un vasto appoggio nelle regioni berbere, già nell'ambito della conquista francese dell'Algeria e del Marocco e nella guerra del Rif e successivamente negli anni 1950, in seno ai movimenti nazionalisti algerini e marocchini.[2]

La crisi berberista in AlgeriaModifica

In seno ai movimenti nazionalisti algerini cominciò a emergere a partire dagli anni 1940 una nuova generazione di giovani intellettuali originari delle regioni rurali della Cabilia e sensibili verso la valorizzazione dell'identità berbera; tra questi si distinsero in particolare Hocine Aït Ahmed, Ali Laïmèche, Amar Ould Hamouda e Rachid Ali Yahia. Nel 1934 Mohand Amokrane Khelifati compose un alfabeto berbero e nel 1945 il militante Mohand Idir Ait Amrane compose il canto Ekkr a mmi-s Umaziɣ, che divenne un inno nazionalista berbero. Questo nuovo gruppo cominciò a prendere coscienza della propria dimensione identitaria e ad asserire la necessità di integrarla nel piano ideologico del movimento nazionalista, fermamente fondato su un'identità esclusivamente arabo-islamica. Le istanze delle componenti cabile non furono accolte dai dirigenti nazionalisti.[3]

In seguito alla fondazione del Movimento per il Trionfo delle Libertà Democratiche, i dirigenti nazionalisti, sotto la guida di Messali Hajj, presero iniziative atte ad asserire l'identità arabo-islamica dell'Algeria, ostracizzando sempre più la dimensione cabilo-berbera. Queste iniziative incrementarono la polarizzazione tra la componente arabo-islamista e quella cabila tendente al marxismo. L'appello alle Nazioni Unite pronunciato da Messali Hajj nel settembre 1948, nel quale asserì un'identità esclusivamente araba dell'Algeria, dichiarata parte di un Maghreb arabo, scatenò la reazione della componente berberista, che si pronunciò a favore di un'"Algeria algerina". I dirigenti a loro volta denunciarono le istanze berberiste come un complotto architettato dai colonialisti e di matrice comunista, intraprendendo una repressione verso i berberisti. I dirigenti cabili del movimento nazionalista furono per la gran parte emarginati. L'episodio venne definito "crisi berberista". La componente berberista, vessata dalla repressione sia da parte delle autorità coloniali che dal movimento nazionalista, si disperse nel corso degli anni seguenti.[4]

La riscoperta dell'identità berberaModifica

Nel corso del XX secolo si stabilì in Francia una cospicua comunità algerina, la maggior parte della quale era di origine berbera; oltre la metà dei 212000 algerini residenti Francia nel 1954 erano infatti originari della Cabilia. La comunità algerina francese si moltiplicò nel corso degli anni successivi, tanto che nel 1975 la comunità contava 900000 membri, circa un terzo dei quali di origine cabila. La Francia divenne un terreno fertile per la riscoperta di un'identità berbera.[5] Nel marzo 1954 venne fondata a Parigi l'associazione Tiwizi i tmazight, che raccolse intellettuali e sindacalisti berberisti precedentemente membri del movimento nazionalista algerino.[6]

Nel 1967 venne fondata l'Accademia berbera, obiettiva alla promozione della cultura, della storia e di una coscienza identitaria berbera. L'associazione riunì un folto gruppo di personalità berbere del mondo accademico e artistico, per la maggior parte cabili, tra i quali l'antropologo e scrittore Mouloud Mammeri, la cantante Taos Amrouche, l'ufficiale Abdelkader Rahmani e il militante Mohand-Aârav Bessaoud. L'Accademia berbera si mobilitò per espandere la sua influenza culturale tra la comunità cabila francese, promuovendo un alfabeto neo-tifinagh e distribuendo volantini e pamphlet, che spesso raggiungevano clandestinamente anche la madrepatria.[7] Nel 1968 l'Accademia berbera pose come primo anno del calendario berbero il 950 a.C. per commemorare l'ascesa nell'antico Egitto del faraone Sheshonq I, appartenente all'antica tribù berbera dei Mashuash, considerato un evento significativo che rappresentò l'ingresso dei berberi nella storia.[8] Bessaoud realizzò la bandiera berbera,[9] costituita da tre bande orizzontali di colore blu, verde e giallo, con il simbolo neo-tifinagh ⵣ in rosso al centro.[10]

Nel 1972 un gruppo di studenti universitari fuoriusciti dall'Accademia berbera in quanto in disaccordo con la politicizzazione delle sue attività fondarono il Groupe d'Études Berbères, con l'obiettivo di conquistare una legittimità accademica e scientifica nello studio della lingua berbera, attraendo l'interesse di intellettuali francesi quali Ernest Gellner, Pierre Bourdieu, Germaine Tillion e Lucette Valensi. Tra le attività del gruppo vi fu la pubblicazione di riviste quali Bulletin d'études Berbères e Tisaruf e l'organizzazione di attività teatrali e musicali. Importanti contributi alla riscoperta dell'identità berbera furono dati da Gabriel Camps, che fondò l'Encyclopédie berbère, e da Mouloud Mammeri, il cui impegno in ambito letterario, poetico e accademico divenne un punto di riferimento per la gioventù cabila.[11]

Lo sviluppo del berberismo in AlgeriaModifica

Tra gli anni 1960 e 1970, malgrado l'iniziale contrarietà del governo algerino, Mouloud Mammeri insegnò lingua berbera ed etnologia all'Università di Algeri, che divenne la base per la nascita di una nuova generazione di etnologi e antropologi cabili che concentrarono i loro studi sulla società rurale. La riscoperta dell'identità berbera si estese nel corso degli anni 1970 alla classe intellettuale cabila, che costituì nei suoi luoghi di incontro, come nei caffè, nei ristoranti e negli alberghi, aree dearabizzate, nelle quali le lingue utilizzate erano esclusivamente il berbero e il francese. Il fermento culturale si diffuse nella società cabila; nel 1974 in occasione di un festival musicale il pubblico manifestò contro la decisione di sostituire i cantanti berberi con cantanti arabi; nel 1977 in occasione di una partita disputata ad Algeri i tifosi della Jeunesse Sportive de Kabylie sopraffecero l'inno nazionale algerino con slogan quali a bas les arabes ("abbasso gli arabi"), imazighen, imazighen ("berberi, berberi") e vive la Kabilye ("viva la Cabilia"). Lo Stato reagì reprimendo gli ambienti berberisti: impose alla Jeunesse Sportive de Kabylie di cambiare il nome e di limitare la sua identità cabila, limitò l'influenza del Fichier de documentation berbère dei Padri Bianchi, sospese svariati canali radiofonici cabili, fece chiudere le attività fondate da Mammeri all'Università di Algeri, arrestò centinaia di attivisti colti in possesso di materiale dell'Accademia berbera e represse l'identità berbera in ambito musicale e culturale.[12]

 
Murale ad Azazga in occasione dell'anniversario del 2016 della primavera berbera

Le tensioni tra lo Stato e i berberisti incrementarono nel 1979, nell'ambito di una sempre maggiore arabizzazione del sistema educativo, precipitando nel marzo 1980, quando le autorità annullarono all'ultimo una conferenza di Mammeri sulla poesia cabila antica all'Università di Tizi Ouzou. Centinaia di studenti protestarono contro la decisione. Scioperi e manifestazioni furono poi indetti nel resto della Cabilia e ad Algeri, coinvolgendo non solo studenti, ma anche lavoratori, imprenditori e professionisti. Il 20 aprile la polizia assaltò vari dormitori, una fabbrica e un ospedale, scontrandosi con i manifestanti. Gli eventi, che presero il nome di "primavera berbera", attirarono l'attenzione mediatica francese e delle organizzazioni internazionali per i diritti umani. Il governo decise progressivamente di agire con condiscendenza nei confronti dei berberisti, rilasciando gli attivisti arrestati e promettendo la fondazione di un dipartimento dedicato agli studi berberi all'Università di Tizi Ouzou.[13]

L'introduzione del multipartitismo in Algeria a partire dalla fine degli anni 1980 aprì nuove prospettive per il Movimento Culturale Berbero emerso dopo gli eventi della primavera berbera. Le rivendicazioni berberiste e quelle per i diritti umani cominciarono a convergere, trovando gran parte dell'appoggio in Cabilia. Il sostegno elettorale in Cabilia si raccolse principalmente attorno a due partiti, entrambi berberisti: il Fronte delle Forze Socialiste, formazione di ispirazione socialdemocratica fondata nel 1963 da Hocine Aït Ahmed, e il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia, di ispirazione liberale e fondato nel 1989 da membri del Movimento Culturale Berbero. Entrambi i partiti individuarono obiettivi nazionali, evitando un'agenda politica regionalista.[14] I due partiti dominarono la politica in Cabilia nel corso dei decenni seguenti; in occasione delle elezioni locali e nazionali del 1990 e del 1991, la Cabilia fu una delle regioni dove il Fronte Islamico di Salvezza ottenne i risultati più bassi. Il Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia adottò principi favorevoli alla laicità, in opposizione all'islamismo sempre più popolare nel resto dell'Algeria.[15]

Il successo degli islamisti del Fronte Islamico di Salvezza in politica e in ambito sociale e il conseguente scoppio della guerra civile, convinsero il governo dell'Algeria a individuare i berberisti, fermamente laici, come degli alleati. Conseguentemente, a partire dal 1994 il governo espresse il suo sostegno all'identità berbera, annunciando la fondazione del Haut-commissariat à l'amazighité, obiettivo a integrare la lingua berbera in ambito educativo e nelle comunicazioni. Nel 1995 l'identità berbera venne riconosciuta dalla costituzione come una delle componenti dell'identità nazionale, insieme a quella islamica e araba.[16]

La diffusione del berberismo in MaroccoModifica

Le dinamiche che in ambito politico avrebbero poi favorito un terreno fertile per la diffusione del berberismo in Marocco furono relative alla composizione del movimento nazionalista marocchino, la cui formazione principale, l'Istiqlal, rimase legato prevalentemente alla borghesia urbana e arabofona di Fès e Rabat, sviluppando un'agenda nazionalista araba. I notabili berberi delle regioni rurali rimasero per la gran parte esclusi dal partito, confluendo in seguito all'indipendenza del Paese nel Movimento Popolare, il quale appoggiò il palazzo reale. Lo Stato marocchino, a differenza di quanto avvenuto nella vicina Algeria, non adottò un approccio eccessivamente repressivo nei confronti dell'identità berbera, tollerandone alcune limitate espressioni in ambito culturale.[17]

La questione berbera in Marocco cominciò a emergere a partire dagli anni 1980, in seguito ad alcuni accesi dibattiti in parlamento relativi all'arabizzazione attuata dallo Stato marocchino nel corso degli anni precedenti; membri del Movimento Popolare costituirono un gruppo parlamentare favorevole alla preservazione del patrimonio culturale berbero. Mohamed Chafik, allora direttore del Collegio Reale, su incarico del ministero dell'interno redasse un rapporto sulla questione berbera, nel quale propose la fondazione di un istituto e di un dipartimento universitario dedicati allo studio sulla lingua berbera. La proposta venne approvata dal parlamento nel 1979, anche se il progetto venne di fatto abbandonato. L'iniziativa incoraggiò gli intellettuali berberi a sviluppare un dibattito pubblico relativo alla questione. La primavera berbera scoppiata in Algeria nel marzo 1980 diffuse maggiormente una coscienza identitaria berbera tra la classe intellettuale berbera marocchina. Nell'agosto 1980, l'AMREC, una delle prime associazioni berberiste marocchine, organizzò ad Agadir un seminario accademico che accolse ricercatori e intellettuali, obiettivo a intavolare un dibattito relativo all'identità berbera; nell'ambito di questa occasione, venne decretato il valore dispregiativo del termine "berbero" (considerato derivato da "barbaro"), al quale si preferì l'endonimo "amazigh".[18] Lo Stato reagì reprimendo il movimento berberista, del quale temeva una deriva politica; le associazioni berbere vennero costrette a sospendere le proprie attività nel corso degli anni 1980.[19]

A partire dagli anni 1990 le condizioni critiche dell'economia marocchina, le conseguenti tensioni sociali e la pressione internazionale costrinsero lo Stato a intraprendere riforme sociali e a migliorare l'immagine del Marocco all'estero per quanto riguardava i diritti umani. Il processo di liberalizzazione politica favorì l'emergere di associazioni politiche e culturali nella società civile. Il movimento berberista colse l'occasione per riorganizzarsi, stabilendo svariate conferenze e dimostrazioni e fondando una serie di giornali e riviste. Le idee del movimento, fino ad allora limitate al ceto intellettuale, cominciarono a diffondersi anche tra gli strati popolari berberi, in particolare tra gli studenti e tra la gioventù urbana. Le istanze del movimento cominciarono ad adottare connotati politici. Nel 1991 sei associazioni redassero la Carta di Agadir, la quale raccolse le richieste del movimento berberista e asserì l'identità berbera del Maghreb, criticando e denunciando il dominio esclusivamente arabo-islamico in ambito culturale, sociale e politico. La carta stabilì in particolare la necessità di standardizzare e riconoscere il berbero come lingua ufficiale accanto all'arabo.[20][21] Il clima di tolleranza affermatosi in Marocco favorì la nascita di centinaia di associazioni culturali berbere nel corso degli anni seguenti e vennero avviati contatti e iniziative transnazionali con i gruppi berberisti attivi in Algeria e in Francia.[22]

La tolleranza delle autorità fu però in gran parte limitata al solo ambito culturale e accademico; numerosi episodi confermarono la diffidenza dello Stato nei confronti del berberismo militante. Nel maggio 1994 sette attivisti dell'associazione Tilelli furono arrestati a Goulmima e processati per aver esposto striscioni in caratteri neo-tifinagh che invocavano al riconoscimento ufficiale della lingua berbera. Gli attivisti furono tuttavia rilasciati in seguito a una vasta mobilitazione. Le autorità governative decisero di offrire maggiori concessioni: il primo ministro Abdellatif Filali annunciò l'inclusione di trasmissioni in berbero nelle reti televisive nazionali, mentre re Hasan II promise nel suo discorso del 20 agosto 1994 di integrare il berbero nel sistema educativo. Lo Stato tramite queste iniziative volle prevenire una deriva radicale del movimento, il quale veniva comunque percepito come moderato, a differenza delle forze islamiste, che nella vicina Algeria avevano ottenuto un largo consenso.[23] Negli anni seguenti pochi furono tuttavia gli impegni concreti nell'integrare la lingua berbera in campo educativo e sociale.[24]

La questione berbera nel XXI secoloModifica

 
Dimostrazione berberista cabila a Parigi, aprile 2016

L'attivismo militante berberista in Algeria riemerse in occasione della primavera nera del 2001, scoppiata in seguito all'omicidio di un giovane ragazzo cabilo da parte della polizia. Il supporto della gran parte dell'elettorato cabilo al Fronte delle Forze Socialiste e al Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia, attivi principalmente nella sola Cabilia, aveva comportato l'isolamento della regione, aggravato da una difficile situazione economica. Le tensioni sociali e politiche favorirono un forte seguito per le mobilitazioni avviate nel corso dei mesi seguenti. Le rivendicazioni dei manifestanti vennero raccolte nella Piattaforma El Kseur. Le marce indette dai comitati videro la partecipazione di centinaia di migliaia di persone. Il governo decise di riconoscere il berbero come lingua nazionale.[25]

In seguito agli eventi della primavera nera, il berberismo algerino, che fino ad allora era stato contraddistinto da visioni su scala nazionale in favore di un'Algeria berbera, evitando derive particolariste o secessioniste, cominciò a sperimentare l'emergere di gruppi che promuovevano un'agenda politica regionalista che esaltavano l'identità cabila. Nell'agosto 2001, il cantante Ferhat Mehenni annunciò la fondazione del Movimento per l'Autonomia della Cabilia, citando l'inefficienza dei partiti berberisti algerianisti nell'attuare riforme su scala nazionale e nell'attrarre un supporto significativo nelle regioni arabofone. Mehenni propose quindi di concentrare le attività politiche riformiste all'interno della sola Cabilia. L'iniziativa venne sostenuta anche dal linguista Salem Chaker. La nuova formazione politica conobbe un significativo appoggio tra la comunità cabila residente in Francia, mentre in Cabilia la politica continuò a perseguire obiettivi nazionali.[26]

 
Membri berberisti del Movimento del 20 febbraio manifestano a Casablanca, 20 aprile 2011

In Marocco Muhammad VI, asceso al trono nel 1999, promise una serie di riforme politiche e sociali, venendo incontro anche al movimento berberista. Nel 2000, oltre 200 intellettuali e attivisti firmarono il Manifesto berbero, il quale rivendicava una concreta integrazione della lingua berbera in ogni ambito della società marocchina, denunciando inoltre le politiche di marginalizzazione nei confronti delle regioni berbere. Gli eventi della primavera nera nella vicina Algeria videro un cospicuo seguito e appoggio in Marocco, dove gli attivisti organizzarono marce e dimostrazioni per esprimere la loro contrarietà a un Marocco arabo. Nel corso degli anni 2000 le idee berberiste conobbero una sempre maggiore diffusione tra i giovani berberi delle città e un importante ruolo in questo fenomeno fu ricoperto dalla musica; uno dei gruppi musicali a distinguersi nella promozione dell'identità berbera furono gli Izenzaren.[27]

Il sovrano annunciò nel luglio 2001 la fondazione dell'IRCAM, istituto incaricato della promozione della cultura berbera e della standardizzazione del berbero. L'iniziativa venne accolta in modo eterogeneo all'interno del movimento berberista: molti attivisti accolsero il progetto con entusiasmo, mentre molti altri lo criticarono, considerandolo una strategia dello Stato per controllare il movimento. La condiscendenza del palazzo reale nei confronti dei berberisti era dovuta alla necessità di ampliare il consenso nella società, in un'ottica di contrasto agli islamisti. L'ala più radicale del movimento berberista individuò come necessità la creazione di un partito politico dedicato alle istanze berberiste. Nel 2005 venne fondato il Partito Democratico Amazigh Marocchino, sciolto poi dalle autorità in quando la sua agenda politica venne considerata etnocentrica.[27]

Nell'ambito della primavera araba del 2011 i berberisti furono particolarmente attivi nel promuovere le loro rivendicazioni, unendosi alle manifestazioni per le riforme politiche e sociali, integrandosi nel Movimento del 20 febbraio, la cui richiesta per il riconoscimento del berbero come lingua ufficiale accanto alla lingua araba fu una delle lotte principali che contraddistinsero la formazione. Il berbero venne riconosciuto come lingua ufficiale dalla nuova costituzione approvata nel 2011. In Algeria le rivendicazioni berberiste furono promosse dal Raggruppamento per la Cultura e la Democrazia, mentre in Tunisia la caduta del regime di Ben Ali incoraggiò la comunità berberofona tunisina a impegnarsi anch'essa nel rivendicare i propri diritti culturali.[28] Nel 2016 l'Algeria riconobbe il berbero come lingua ufficiale.[29]

Il berberismo in ambito internazionaleModifica

Iniziative transnazionaliModifica

 
Statua dedicata a Kahina eretta a Khenchela, in Algeria

Nel corso degli anni 1990 furono avviate da parte delle associazioni culturali berbere iniziative transnazionali obiettive a costituire un congresso berberista. Nel 1997 venne tenuto nelle Isole Canarie il primo Congresso mondiale amazigh che riunì decine di associazioni berbere attive nei Paesi del Maghreb, in Europa e in Nordamerica. Il congresso venne tenuto negli anni seguenti a intervalli regolari in Europa e nel 2005 si tenne nel Rif, in Marocco. Il progetto fu obiettivo allo sviluppo di una coscienza berbera che travalicasse i confini nazionali, processo che fu facilitato dalla diffusione di internet. Molti berberisti in questo contesto rivendicarono la revisione della storia del Maghreb e la ridefinizione della sua identità affinché si riservasse maggior spazio per la sua componente berbera, in modo da limitare i legami culturali e politici con il Medio Oriente.[30]

Relazioni con IsraeleModifica

In seno al movimento berberista, soprattutto in Marocco, è emerso un largo appoggio allo Stato di Israele, visto come un baluardo contro l'egemonia politica e culturale del panarabismo. L'appoggio a Israele è parallelo all'interesse dimostrato verso la componente ebraica del Maghreb; molti berberisti individuano in Kahina un'eroina giudeo-berbera e simbolo della lotta dei berberi contro l'invasione araba del Nordafrica. Nel 2007 vennero fondate nel Sous due associazioni obiettive a rafforzare il legame tra l'identità berbera ed ebraica del Marocco e a perseguire un impegno atto ad asserire il pluralismo dell'identità culturale marocchina. Numerose altre associazioni giudeo-berbere nacquero nel resto del Paese. L'appoggio a Israele e all'Occidente venne espresso dall'attivista berberista Ahmed Adghirni sul canale televisivo Al-Alam, in un dibattito con uno scrittore algerino dichiaratosi antisionista. Le associazioni berberiste vennero spesso criticate sia dalle forze islamiste che da quelle di sinistra per non aver dimostrato il proprio appoggio alla causa palestinese.[31]

NoteModifica

  1. ^ Willis, pp. 203-206.
  2. ^ Willis, pp. 205-206.
  3. ^ Ouerdane, pp. 35-37.
  4. ^ Ouerdane, pp. 40-43.
  5. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, p. 73.
  6. ^ Ouerdane, p. 44.
  7. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, pp. 73-75.
  8. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, pp. 15-16.
  9. ^ Ilahiane, p. 52.
  10. ^ Ilahiane, p. 29.
  11. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, pp. 75-76.
  12. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, pp. 76-78.
  13. ^ Maddy-Weitzman, The Berber Identity Movement, pp. 79-81.
  14. ^ Willis, pp. 214-215.
  15. ^ Willis, pp. 217.
  16. ^ Willis, pp. 216-217.
  17. ^ Willis, pp. 211-212.
  18. ^ Aslan, pp. 167-168.
  19. ^ Aslan, pp. 171.
  20. ^ Aslan, pp. 171-174.
  21. ^ Willis, p. 215.
  22. ^ Aslan, p. 175.
  23. ^ Willis, pp. 215-216.
  24. ^ Willis, p. 219.
  25. ^ Willis, pp. 217-219.
  26. ^ Willis, pp. 223-225.
  27. ^ a b Willis, pp. 220-222.
  28. ^ Willis, pp. 228-229.
  29. ^ (EN) Algeria reinstates term limit and recognises Berber language, BBC, 7 febbraio 2016 (archiviato il 7 febbraio 2016).
  30. ^ Willis, pp. 227-228.
  31. ^ Maddy-Weitzman, Morocco's Berbers and Israel, pp. 79-82.

BibliografiaModifica

Libri
Pubblicazioni

Voci correlateModifica