Mali

stato dell'Africa occidentale
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Mali
Mali – Bandiera Mali - Stemma
(dettagli) (dettagli)
(FR) Un peuple, un but, une foi
(IT) Un popolo, un obiettivo, una fede
Mali - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica del Mali
Nome ufficiale (FR) République du Mali
Lingue ufficiali francese
Altre lingue arabo, bambara, mandingo, tuareg, fula o peul, soninke
Capitale Blason ville ml Bamako (Mali).svg Bamako  (3.007.122[1] ab. / 2014)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale sotto giunta militare
Presidente Assimi Goïta (ad interim)
Primo ministro Choguel Kokalla Maïga
Indipendenza 22 settembre 1960 dalla Francia
Ingresso nell'ONU 1960
Superficie
Totale 1 241 238 km² (24º)
% delle acque 1,6%
Popolazione
Totale 20 005 000 ab. (stima 2019) (61º)
Densità 15,7 ab./km²
Tasso di crescita 2,95% (2020)
Nome degli abitanti maliani
Geografia
Continente Africa
Confini Algeria, Niger, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guinea, Senegal, Mauritania
Fuso orario UTC+0
Economia
Valuta Franco CFA
PIL (nominale) 10 319[2] milioni di $ (2012) (129º)
PIL pro capite (nominale) 631 $ (2012) (170º)
PIL (PPA) 17 790 milioni di $ (2012) (132º)
PIL pro capite (PPA) 1 088 $ (2012) (176º)
ISU (2011) 0,359 (basso) (175º)
Fecondità 6,2 (2011)[3]
Consumo energetico 153 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 ML, MLI, 466
TLD .ml
Prefisso tel. +223
Sigla autom. RMM
Inno nazionale Pour l'Afrique et pour toi, Mali
Festa nazionale 22 settembre
Mali - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of Mali (1959-1961).svg Federazione del Mali
 

Il Mali, ufficialmente Repubblica del Mali (in francese République du Mali, in bambara ߡߊߟߌ ߞߊ ߝߊߛߏߖߊߡߊߣߊ, Mali ka Fasojamana, in fula 𞤈𞤫𞤲𞥆𞤣𞤢𞥄𞤲𞤣𞤭 𞤃𞤢𞥄𞤤𞤭, Renndaandi Maali, in arabo جمهورية مالي), è uno Stato situato nell'interno dell'Africa occidentale e senza sbocco sul mare. È l'ottavo stato più esteso dell'Africa, con un'area di oltre 1.240.000 km²; la popolazione ammonta a 19,1 milioni di persone, il 67% dei quali veniva stimato essere al di sotto dei 25 anni nel 2017.[4] A nord confina con l'Algeria, a est con il Niger, a sud con il Burkina Faso e la Costa d'Avorio, a sud-ovest con la Guinea e a ovest con il Senegal e la Mauritania; la capitale è Bamako, che è anche la maggiore città del Paese. Lo stato consiste di otto regioni, ed il suo confine settentrionale raggiunge le profondità del deserto del Sahara, mentre la parte meridionale del Paese è compresa nella Savana sudanese, attraverso la quale scorrono sia il fiume Niger che il fiume Senegal, e dove vive la maggior parte degli abitanti. L'economia nazionale è centrata sull'agricoltura e l'estrazione mineraria: una delle principali risorse naturali del Mali è l'oro, di cui è il terzo produttore nel continente africano; esporta anche il sale.[5]

L'attuale Mali era un tempo parte di tre imperi africani occidentali che controllavano le vie commerciali trans-sahariane: l'Impero del Ghana (da cui prende il nome il Ghana), l'Impero del Mali (da cui prende il nome il Mali) e l'Impero Songhai. Al suo picco, nel 1300, l'impero del Mali copriva un'area circa doppia rispetto all'attuale Francia, e si estendeva fino alla costa occidentale dell'Africa.[6] Alla fine del XIX secolo, durante la spartizione dell'Africa, la Francia prese il controllo del Mali, rendendolo parte del Sudan francese (allora conosciuto come Repubblica sudanese), che nel 1959 fu unito al Senegal, e raggiunse poi l'indipendenza nel 1960 come Federazione del Mali. Poco dopo, a seguito del ritiro del Senegal dalla federazione, la Repubblica sudanese si dichiarò indipendente con il nome di Repubblica del Mali. Dopo un lungo periodo di dominio monopartitico, un colpo di Stato nel 1991 portò ad una nuova costituzione e l'istituzione di uno stato democratico e multipartitico.

Nel gennaio 2012 scoppiò un conflitto armato nel Mali settentrionale, in cui i Tuareg ribelli presero il controllo di un territorio del nord, e nell'aprile dichiararono la secessione di un nuovo stato, Azawad.[7] Il conflitto fu complicato ulteriormente dal colpo di Stato del marzo 2012[8] e dalle lotte successive tra Tuareg e altre fazioni ribelli. In risposta alle conquiste territoriali, l'esercito francese lanciò l'Operazione Serval nel gennaio 2013.[9] Un mese dopo, le forze maliane e francesi riconquistarono quasi tutto il nord; le elezioni presidenziali si tennero il 28 luglio 2013, con il secondo turno l'11 agosto, e le elezioni parlamentari si tennero il 24 novembre e 25 dicembre dello stesso anno.

Nel 2020 e nel 2021 si sono verificati nel Mali due colpi di stato da parte di Assimi Goïta.

EtimologiaModifica

Il nome Mali deriva dall'Impero del Mali e significa "il luogo dove vive il re"[10] ed ha una connotazione di forza.[11]

Lo scrittore guineano Djibril Niane suggerisce in Sundiata: An Epic of Old Mali (1965) che non è impossibile che il Mali sia il nome dato ad una delle capitali degli imperatori. Il viaggiatore marocchino del XIV secolo Ibn Battuta riportò che la capitale dell'Impero del Mali era chiamata Mali.[12] Una tradizione mandinga racconta che il leggendario primo imperatore Sundjata Keïta alla sua morte si trasformò in un ippopotamo del fiume Sankarani, e che è possibile trovare villaggi lungo il fiume, chiamato "vecchio Mali", che hanno come nome "Mali". Uno studio di proverbi maliani nota che nel vecchio Mali c'è un villaggio che si chiama Malikoma, che significa "nuovo Mali", e che "Mali" potrebbe essere stato in passato il nome di una città.[13]

Un'altra teoria suggerisce che Mali sia la pronuncia fula del nome del popolo Mandè.[14][15]

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Mali.
 
La massima estensione dell'Impero del Mali
 
Le pagine sono tratte dai manoscritti islamici di Timbuctù, scritti in Sudanese (una forma di arabo) nell'Impero del Mali, che mostrano le conoscenze assodate di astronomia e matematica. Oggi vi sono circa un milione di questi manoscritti nella sola Timbuctù
 
Griot di Shambaa, re di Médina (popolo fulano, Mali), 1890

L'arte sulle rocce nel Sahara suggerisce che il Mali settentrionale è abitato sin dal 10.000 a.C., quando il Sahara era fertile e ricco di fauna. I primi manufatti in ceramica furono stati scoperti nel Mali centrale a Ounjougou e risalgono al 9.400 a.C., e si crede rappresentino un esempio di invenzione indipendente di vasellame nella regione.[16] Nel 5000 a.C. vi sono tracce di allevamento, e nel 500 a.C. tracce di uso del ferro.

Nel primo millennio avanti Cristo, il popolo Mandè fondò le prime città collegate al popolo Sarakollé, lungo il medio fiume Niger nel Mali centrale, inclusa Dia, che fu fondata intorno al 900 a.C. e raggiunse il suo picco intorno al 600 a.C.,[17] e Jenné-Jeno, che durò dal 300 a.C. al 900 d.C. Nel VI secolo dopo Cristo iniziarono i fiorenti commerci trans-Sahariani di oro, sale e schiavi, che facilitarono la nascita dei grandi imperi dell'Africa occidentale.

Vi sono alcuni riferimenti nel Mali nella prima letteratura islamica. Tra questi vi sono riferimenti a "Pene" e "Malal" nell'opera di Abu ʿUbayd al-Bakri nel 1068,[18] la storia della conversione di uno dei primi governanti come Barmandana, ad opera di Ibn Khaldun (1397),[19] ed alcuni dettagli geografici nell'opera di Muhammad al-Idrisi.[20]

Il Mali era un tempo parte di tre imperi dell'Africa occidentale che controllavano le vie commerciali trans-sahariane di oro, sale e schiavi, principalmente durante il regno di Musa I (circa 1312 - circa 1337).[21] Questi regni saheliani non avevano né rigidi confini geopolitici, né rigide identità etniche.[21] Il primo di questi imperi fu l'Impero del Ghana, che fu dominato dai popoli Sarakollé e Mande.[21] L'impero si espanse in tutta l'Africa occidentale dall'VIII secolo fino al 1078, quando fu conquistato dagli Almoravidi.[22]

 
Mansa Musa, imperatore del Mali nel XIV secolo

L'Impero del Mali fu costituito successivamente nell'alto fiume Niger, e raggiunse l'apice del potere nel XIV secolo;[22] sotto l'impero, le antiche città di Djenné e Timbuctù furono centri del commercio e della cultura islamica.[22] L'impero andò in seguito incontro al declino per via degli intrighi interni, e fu infine succeduto dall'impero Songhai.[22] Il popolo songhai aveva origine dall'attuale Nigeria nord-occidentale ed il suo impero era stato un grande potere dell'Africa occidentale soggetto al dominio dell'Impero del Mali.[22]

Nel tardo XIV secolo i songhai conquistarono gradualmente l'indipendenza dal Mali e si espansero, incorporando alla fine l'intera porzione orientale dell'Impero del Mali.[22] Il crollo dell'Impero Songhai fu causato dall'invasione marocchina del 1591, sotto il comando di Jawdar Pascià.[22] La caduta dell'impero Songhai segnò la fine del ruolo della regione come crocevia dei commerci;[22] a seguito dell'istituzione delle vie marittime da parte delle potenze europee, le vie commerciali trans-sahariane persero di importanza..[22]

Una delle peggiori carestie avvenute nella regione fu nel XVIII secolo; secondo John Iliffe, "Le peggiori crisi avvennero negli anni 1680, quando la carestia si estese dalla costa Senegambiana fino all'Alto Nilo e molti si vendettero come schiavi per ottenere il sostentamento, e specialmente nel 1738-1756, quando la peggiore crisi alimentare che si ricordi nell'Africa occidentale, a causa della siccità e delle locuste, uccise circa metà della popolazione di Timbuctù."[23]

Colonia francese e indipendenzaModifica

 
Lavorazione del cotone a Niono in balle per l'esportazione in altre parti dell'Africa ed in Francia, circa 1950.

I francesi iniziarono la colonizzazione del suo territorio nel 1864 e nel 1895 venne integrato nell'Africa Occidentale Francese con il nome di Sudan francese.

Il 24 novembre 1958 la Repubblica Sudanese e il Senegal divennero repubbliche autonome all'interno della Comunità francese;[24] nel gennaio 1959 Mali e Senegal uniti divennero la Federazione del Mali.[24] Questa Federazione ottenne l'indipendenza dalla Francia il 20 giugno 1960. Alcuni mesi dopo, nell'agosto 1960, il Senegal si separò e la Repubblica Sudanese prese il nome di Mali il 22 settembre 1960 e fu eletto primo presidente della nazione Modibo Keïta, che in poco tempo instaurò un regime con partito unico, di orientamento marxista: Keita avviò una serie di disastrose iniziative economiche e politiche che piegarono l'economia del paese e resero fortemente impopolare il regime stesso.

Moussa TraoréModifica

Il 19 novembre 1968, a seguito del continuo declino economico, il regime di Keïta fu rovesciato con un colpo di Stato militare senza spargimento di sangue, guidato da Moussa Traoré; il giorno è oggi commemorato come Anniversario della liberazione.[25] Il regime militare instaurato, con Traoré presidente, tentò di riformare l'economia, ma i suoi sforzi furono annullati dalla situazione politica instabile e dalla devastante siccità del periodo 1968-1974, in cui la carestia uccise migliaia di persone.[26] Il regime di Traoré fu contrastato dalle rivolte studentesche dei tardi anni '70, e da tre tentati colpi di stato; il regime represse tutti i dissidenti fino alla fine degli anni '80.

Il governo continuò a tentare sulla strada delle riforme economiche, e la popolazione rimane largamente insoddisfatta. In risposta alle crescenti richieste di democrazia multi-partitica, il regime permise alcune limitate liberalizzazioni politiche, rifiutando comunque di permettere un pieno sistema democratico. Nel 1990 iniziarono ad emergere movimenti di opposizione, e la situazione fu complicata ulteriormente dalla turbolenta violenza etnica nel nord, a seguito del ritorno di molti Tuareg nel Mali.

 
Monumento commemorativo della prima guerra mondiale alla "Armée Noire"

Le proteste anti-governative nel 1991 portarono ad un colpo di Stato, ad un governo di transizione e ad una nuova Costituzione. L'opposizione al regime del generale Moussa Traorè, corrotto e dittatoriale, crebbe durante gli anni '80; durante questo periodo le riforme, imposte per soddisfare le richieste del Fondo Monetario Internazionale, portarono ulteriori difficoltà alla popolazione del Paese, mentre le élite vicine al governo vivevano nella ricchezza. Le proteste pacifiche degli studenti nel gennaio 1991 furono soffocate con la forza, con arresti di massa e torture sui leader e sui partecipanti.[27] Seguirono atti di rivolta e vandalismo su edifici pubblici, ma quasi tutte le azioni dei dissidenti rimasero non violente.[27]

La rivoluzione di marzoModifica

Dal 22 al 26 marzo 1991 si tennero riunioni di massa pro-democrazia e uno sciopero nazionale sia nelle comunità urbane che rurali, che divennero noti come les évenements ("gli eventi") o "Rivoluzione di Marzo". A Bamako, in risposta alle manifestazioni di massa organizzate dagli studenti universitari e in seguito partecipate anche dai sindacati, i soldati aprirono il fuoco indiscriminatamente sui manifestanti non violenti; a questo seguirono tafferugli nelle strade, con l'erezione di barricate e blocchi stradali. Traoré dichiarò lo stato di emergenza ed impose il coprifuoco notturno. Nonostante la perdita stimata di circa 300 vite negli scontri dei quattro giorni, i manifestanti non violenti continuarono a tornare a Bamako ogni giorni chiedendo le dimissioni del presidente dittatore, e l'implementazione di politiche democratiche.[28]

Il 26 marzo 1991 è il giorno che segna gli scontri tra i soldati e gli studenti manifestanti pacifici, che ebbero il culmine nel massacro di decine di persone per ordine del Presidente Moussa Traoré. Quest'ultimo e tre leader vennero in seguito processati e condannati a morte per la parte giocata nelle decisioni di quel giorno. Oggi, il 26 marzo è una giornata festiva in ricordo dei tragici eventi e delle persone che morirono.[29] Il colpo di Stato viene ricordato come la Rivoluzione di Marzo del 1991.

Dal 26 marzo il rifiuto da parte dei soldati di aprire il fuoco sulle masse pacifiche si tramutò in un tumulto a larga scala, e migliaia di soldati posarono le armi unendosi ai movimenti pro-democrazia. In quel pomeriggio il colonnello luogotenente Amadou Toumani Touré annunciò via radio che aveva arrestato il presidente dittatore Moussa Traoré. In seguito, i partiti di opposizione vennero legalizzati e si riunì un congresso nazionale di gruppi civili e politici per redigere una nuova costituzione democratica da approvare tramite referendum nazionale.[28]

Le elezioni democratiche del 1992Modifica

Nel 1992 si tennero le prime elezioni democratiche, con Alpha Oumar Konaré eletto presidente. Dopo la sua rielezione nel 1997, Konare continuò le riforme politiche ed economiche, lottando contro la corruzione. Alla fine del suo secondo mandato, limite costituzionale per un presidente, fu sostituito nel 2002 da Amadou Toumani Touré che venne rieletto nel 2007.

 
Amadou Toumani Touré, Presidente del Mali dal 2003 al 2012

A partire dall'autunno del 2008 si sono riacutizzate le tensioni nel Nord del paese tra il gruppo etnico Tuareg (accusato di sostenere la ribellione ancora latente nella regione di Kidal, al confine con quella di Gao) e le etnie maggioritarie nel paese. Violenze e intimidazioni contro elementi Tuareg da parte di ex miliziani filo-governativi si sono ripetute senza che le autorità intervenissero a difesa delle vittime.

Il 3 aprile 2011 il presidente Amadou Toumani Touré, dopo le dimissioni di Modibo Sidibe e di tutta l'équipe governativa, ha nominato capo del governo Cissé Mariam Kaïdama Sidibé, prima donna della storia a ricoprire tale incarico in Mali.

Colpo di Stato del 2012Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di stato in Mali del 2012.

Il 22 marzo 2012, soldati ammutinati guidati dal capitano Amadou Haya Sanogo affermano d'aver preso il controllo dei media e delle istituzioni maggiori grazie a un colpo di Stato. Costituiscono il Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia in Mali, e il loro primo atto è stato l'annuncio della dissoluzione delle istituzioni e la sospensione della Costituzione.[30].

Dall'aprile 2012 all'agosto 2013 è stato presidente ad interim Dioncounda Traoré, designato dalla giunta militare, e Cheick Modibo Diarra è nominato Primo Ministro ad interim del Mali il 17 aprile 2012 per aiutare il processo democratico fino alle elezioni del dicembre 2013.

Il suo governo, composto da 24 membri, è stato designato il 25 aprile dello stesso anno. Tre dei ruoli più importanti - i ministri della difesa, della sicurezza interna, e dell'amministrazione territoriale - sono stati indicati dagli ufficiali legati alla giunta militare che ha compiuto il colpo di Stato. Il governo tuttavia era composto più da tecnici che da politici.

La guerra civileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra in Mali e Azawad.

Contemporaneamente è ripresa la guerra civile che ha portato l'etnia tuareg (laica) del Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad, ad allearsi con alcune frazioni fondamentaliste, (gli Ansar Dine[31]) - che aderiscono al Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, poi denominato al-Qa'ida nel Maghreb islamico - e a prendere il controllo della regione settentrionale del Paese, l'Azawad.

Nel corso degli scontri sono state distrutte numerose reliquie della locale tradizione sufi e le tombe stesse (marabutti) di alcuni "santi" musulmani (tra cui l'antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya[32] e le sepolture di Sidi Mahmud, Sidi el-Mukhtar, Sidi Elmety, Mahamane Elmety e Shaykh Sidi Amar), a causa dell'accesa ostilità iconoclastica del Wahhabismo verso qualsiasi forma di culto, che non sia rivolta ad Allah, considerata una bestemmia.

Il primo ministro Cheick Modibo Diarra viene arrestato dai militari l'11 dicembre 2012.

Intervento europeoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Operazione Serval.

Il 10 gennaio 2013 il presidente Dioncounda Traoré‚ in un discorso alla nazione, ha comunicato di aver chiesto e ottenuto un intervento aereo della Francia, in accordo con l'Ecowas, la comunità economica dei paesi dell'Africa occidentale, contro i ribelli dell'Azawad (il nord del Paese)[33]. In seguito, sono state liberate le principali città dell'Azawad cadute in mano ai fondamentalisti islamici, dove le truppe sono state accolte con esultanza dalla popolazione.

Le nuove elezioni presidenziali del 28 luglio e dell'11 agosto 2013, salutate con speranza dall'ONU (risoluzione 2164-2014), hanno visto la vittoria del nuovo presidente Ibrahim Boubacar Keïta, largamente sostenuto dalla parte Sud del Paese ed eletto con il 77,62% dei voti. La sua elezione garantisce una certa continuità di intenti della classe politica pre-golpe del 2012.

Colpo di Stato del 2020Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di Stato in Mali del 2020.

Il 18 agosto 2020 il presidente Ibrahim Boubacar Keïta assieme al primo ministro vengono tratti in arresto mediante colpo di Stato.[34]. Successivamente il presidente si è dimesso.[35] Al posto si è insediata la giunta militare.[36]

Il Comitato nazionale per la salvezza del popolo[37] nominano il triumvirato Assimi Goïta, Malick Diaw e Sadio Camara fino a nuove elezioni politiche maliane.[38]

GeografiaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia del Mali.
 
Satellite image of Mali
 
Mappa della classificazione dei climi di Köppen climate del Mali
 
Panorama di Hombori

Il Mali è uno stato senza sbocco al mare, il 24º paese più grande al mondo con 1.242.248 km² di estensione ed è situato nella zona interna dell'Africa nord-occidentale, fra il tropico del Cancro e la fascia equatoriale. Occupa lo spazio tra il 10º ed il 25º parallelo nord, e tra le longitudini 13° ovest e 5° est; confina con l'Algeria a nord-nordest, con il Niger ad est, con il Burkina Faso a sud-est, con la Costa d'Avorio a sud, con la Guinea a sud-ovest, con il Senegal ad ovest e con la Mauritania a nord-ovest.[39] Il Mali comprende nella parte settentrionale una vasta porzione del Sahara che crea una regione estremamente calda di savana sudanese e, in quella centro-meridionale, una lunga sezione del Niger con i suoi affluenti. Si tratta di un paese in prevalenza pianeggiante, con alture nel nord. L'Adrar degli Ifoghas si trova nel nord-est del Paese.

MorfologiaModifica

 
Savana - Zona meridionale dello stato, caratterizzata da arbusti

L'ossatura topografica è costituita da altipiani di modesta altitudine formati da rocce sedimentarie recenti, sovrapposte al basamento cristallino antico. Nella regione settentrionale si stendono vasti tavolati che si elevano per alcune centinaia di metri fino a culminare nel gruppo montuoso dell'Adrar des Iforas; al centro, verso ovest, il massiccio è limitato dal profondo solco della valle del Tilemsi, oltre la quale il massiccio cristallino del Timetrine degrada verso l'estesa depressione del bacino del Niger. Nella regione sud-occidentale affiorano i lembi settentrionali del massiccio guineano con il monte Mina (820 m), dal cui versante orientale nasce il Volta Nero, i monti di Kenieba e l'altopiano di Bambouck che non superano i 600 metri di altezza.

IdrografiaModifica

L'idrografia territoriale è sviluppata soltanto nella sezione meridionale, attraversata per 1 800 km dal corso del fiume Niger e da quello superiore del fiume Senegal. Il Niger, proveniente come il Senegal dal massiccio del Fouta Djalon in Guinea, entra in territorio maliano con un percorso orientato da sud-ovest a nord-est, formando un'ampia ansa paludosa prima di mutare direzione verso sud-est. Si possono distinguere tre tratti caratterizzati da un diverso regime delle piene: uno a monte fino a Ségou, il grande delta interno nelle regioni di Macina e Mopti e il tratto a valle del delta.

La vasta area, irrigata dal delta interno, rappresenta una felice eccezione nell'arida realtà saheliana e consente un notevole sfruttamento agricolo e pastorale. Il fiume Senegal scorre nel Mali per soli 450 km: il suo principale affluente è il Falémé al confine con lo Stato del Senegal.

 
Fiume Niger - Isole sabbiose instabili nei pressi di Koulikoro

ClimaModifica

Dal punto di vista climatico, il territorio del Mali è caratterizzato da tre distinte situazioni: nell'area settentrionale, oltre il margine saheliano, prevalgono condizioni di clima desertico con temperature molto elevate in estate e nelle ore diurne (da 25 a 52 °C), relativamente basse in inverno e durante la notte (da 0 a 5 °C), caratterizzate dalla mancanza di precipitazioni. La regione saheliana centrale riceve più di 250÷700 mm di piogge annue, mentre in quella meridionale, sudanese, le precipitazioni medie annue superano i 700÷1 000 mm e la stagione delle piogge inizia a fine aprile, prolungandosi fino a ottobre. Le temperature sono generalmente elevate in tutto il Paese. Le escursioni termiche si intensificano procedendo verso le aree più continentali: i valori medi delle temperature minime di gennaio sono di 17 °C a Bamako e di 14 °C a Gao, quelli massimi di maggio sono rispettivamente di 39 e di 43 °C. Durante tutto l'anno l'aliseo di nord-est domina nella regione settentrionale, l'harmattan soffia ovunque da novembre ad aprile (stagione secca).

Flora e faunaModifica

Nel paesaggio vegetale (area sudanese) predomina la savana arborata ricca di erbe alte, maestosi baobab e alberi da frutta, alternata a zone residuali di foresta tropicale e foresta a galleria lungo il corso dei fiumi. Nella zona saheliana molto diffusa è la steppa: le alte erbe sono sostituite da graminacee provviste di spine, dalle gigantesche euforbie e acacie.

La fauna è abbondante e ben rappresentata: nella savana e ai margini della foresta equatoriale vivono scimmie, ruminanti, felini e rettili di grosse dimensioni. Anche nella regione saheliana troviamo animali come quelli presenti nella savana. Nei corsi d'acqua vivono coccodrilli, ippopotami e molte specie di pesci. Il parco nazionale del Baoulé, nella zona sud-orientale di Bamako, ospita una grande riserva faunistica.

PopolazioneModifica

DemografiaModifica

 
Andamento della popolazione del Mali dal 1960 al 2020

La densità media di popolazione è molto bassa, e si innalza solo nelle regioni centromeridionali (soprattutto Sikasso e Ségou, con circa 30 ab./km²) dove si concentrano i 3/4 dei maliani e la totalità della popolazione urbana (circa 1/3 degli abitanti). Al contrario, nelle regioni sahariane del nord, che occupano oltre il 60% del territorio, la rarefazione demografica è massima. Il forte incremento demografico (superiore al 3% annuo a causa di un indice di fecondità di oltre sei figli per donna) alimenta intensi flussi migratori, sia stagionali verso il Senegal (e prima della crisi del 2002, anche verso la Costa d'Avorio) sia verso l'Europa; molto alto è il numero degli emigrati stabili (800 000 circa); la comunità più numerosa vive in Francia (32 000 persone nel 2003). Il Mali si colloca nelle ultimissime posizioni (174°) della graduatoria dell'Indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite. Le condizioni di vita sono precarie per la maggior parte della popolazione, come attestano l'altissima mortalità infantile (6,76%)[40], la bassa speranza di vita (55 anni)[40], l'elevato tasso di analfabetismo (71%) e le carenti condizioni igienico sanitarie che favoriscono il diffondersi di epidemie (per esempio di colera), il persistere di parassitosi e la propagazione dell'AIDS.

EtnieModifica

Le principali etnie del Mali sono Bambara, Bozo, Dogon, Malinke (Mandingo), Fulani (peul), Sarakollé (Soninke), Senoufo, Songhai, Toucouleur, Tuareg.

 
Pescatori Bozo
 
Fulbe. Conosciuti anche come Peul o Fulani, sono il secondo gruppo etnico maliano per numero

ReligioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Religioni in Mali e Cristianesimo in Mali.

Musulmani (92%, in maggioranza sunniti), animisti (5%), cristiani (2,5%), altri (0,5%).[41] Le circoscrizioni ecclesiastiche cattoliche consistono in un'arcidiocesi con sede a Bamako, avente cinque diocesi suffraganee: Kayes, Mopti, San, Ségou e Sikasso.

LingueModifica

 
Maliano in abito tipico

Il francese è l'unica lingua ufficiale, è parlata ovunque e serve come lingua degli affari e del commercio; grazie alla scolarizzazione sempre maggiore e all'esplosione demografica, il francese cresce e le altre lingue minoritarie cominciano a scomparire. Nel paese è parlata anche la lingua tuareg nel nord. La lingua bambara, un tempo la più diffusa, si sta ridimensionando drasticamente negli ultimi anni, a causa della diffusione del francese tra la popolazione e nell'Africa francofona in particolare. In alcune zone del paese si parla il Soninke. Nella zona occidentale del paese è parlato lo xaasongaxango.

Il Mali è membro dell'OIF (Organizzazione Internazionale della Francofonia).

Ordinamento dello statoModifica

Dal 1991 la costituzione ha subito cambiamenti che hanno consentito la creazione di un sistema pluripartitico; l'assemblea nazionale è composta da 147 membri eletti ogni 5 anni a suffragio universale.

In base alla costituzione del 1992, il Mali è una repubblica parlamentare, con regime semipresidenziale. Il Capo di Stato, che nomina il primo ministro, viene eletto a suffragio universale diretto con mandato quinquennale. L'Assemblea Nazionale (160 membri eletti ogni 5 anni, di cui 13 eletti dai maliani residenti all'estero) detiene il potere legislativo e il controllo sul governo. La pena di morte è stata sospesa nel 2002. Il paese è membro di ONU, Ua, WTO, Oci; fa parte dei paesi Acp e di organizzazioni regionali come l'Unione Economica e Monetaria dell'Africa Occidentale (Waemu/Uemoa) e la Comunità Economica dell'Africa Occidentale (Cedeao/Ecowas).

Suddivisioni storiche e amministrativeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Regioni del Mali.
 
Regioni del Mali

Il Mali è suddiviso in otto regioni, più il distretto della capitale. Le regioni sono poi divise in 49 circondari (cercles). I circondari e il distretto della capitale sono divisi in 703 comuni (communes).

Regioni
Regione Capoluogo Abitanti Area km2 Abitanti regione Densità
Gao Gao 30 863 321 996 461 000 1,5
Kayes Kayes 49 431 197 760 1 093 000 5,5
Kidal Kidal 16 923 260 000 85 695 0,3
Koulikoro Koulikoro 16 134 89 833 1 170 000 13
Mopti Mopti 53 885 88 752 1 416 000 15,9
Ségou Ségou 64 890 56 127 1 316 000 23,4
Sikasso Sikasso 47 030 76 480 1 383 000 18,1
Timbuctu Timbuctù 20 483 408 927 601 000 1,5
Bamako Bamako 267 863 000 3 232,2

Città principaliModifica

IstituzioniModifica

Ordinamento scolasticoModifica

  • Tasso di alfabetizzazione: 29% (36% per gli uomini e 20% per le donne)
  • Studenti universitari: 6 073.
 
Ragazzo maliano intento a leggere

Sistema sanitarioModifica

Il sistema sanitario locale deve fronteggiare quotidianamente la malaria e la situazione generale del paese lascia aperti ampi spazi anche alla febbre gialla; inoltre, molte malattie, trasmesse tramite cibo e bevande, si manifestano sotto forma di dissenteria: nel paese, oltre alla febbre tifoide e alle epatiti, sono molto diffuse le malattie da vermi intestinali, nonché la giardiasi.

Il problema principale è quindi quello dell'acqua potabile e un deciso piano per la potabilizzazione delle acque e di distribuzione delle stesse permetterebbe di per sé di risolvere almeno in parte i problemi derivanti da questa situazione. Lo Stato, in fatto di sanità, spende circa 5 dollari per abitante e ciò denota anche la mancanza di medici messi a disposizione delle popolazioni: cifra esigua e inadeguata alle reali necessità della popolazione. Ma adeguati progetti legati non solo alla progettazione ma anche alla effettiva realizzazione di piccole unità ospedaliere lungo il Niger potrebbero risolvere parte dei problemi (produzione di energia, di acqua potabile, di acqua per irrigazione e così via).

È segnalata inoltre la presenza di filariosi, di focolai endemici di oncocercosi, della leishmaniosi cutanea e viscerale (più frequenti nelle zone aride), della tripanosomiasi (soprattutto in zone rurali), le febbri ricorrenti, il tifo da pidocchi, pulci o zecche e le febbri emorragiche di natura virale. Anche la tungiasi è diffusa come la schistosomiasi, malattia dovuta a un parassita presente nelle acque dolci.

Relazioni estere e militariModifica

 
L'ex presidente maliano Amadou Toumani Touré con l'ex presidente statunitense George W. Bush

L'orientamento delle relazioni estere del Mali è diventato sempre più pragmatico e filo-occidentale nel corso del tempo.[42] Infatti con l'instaurazione nel 2002 di una forma democratica di governo, le relazioni del Mali con l'Occidente in generale e con gli Stati Uniti, in particolare, sono notevolmente migliorate.[42] Il Mali ha un rapporto ambivalente di lunga data con la Francia, ex potenza coloniale[42]. Il Mali è attivo in organizzazioni regionali come l'Unione Africana.[42] Lavorare per controllare e risolvere i diversi conflitti regionali, come quelli in Costa d'Avorio, Liberia e Sierra Leone, è uno dei principali obiettivi della politica estera del paese[42]. Il Mali si sente minacciato dalle potenziali ripercussioni dei conflitti nei paesi limitrofi, e le relazioni con i vicini sono spesso difficili[42]. L'insicurezza lungo i confini del nord, tra banditismo transfrontaliero e il terrorismo, rimangono questioni fortemente problematiche delle relazioni regionali[42].

Le forze armate del Mali consistono di un esercito, che comprende le forze terrestri e forze aeree[40], nonché i paramilitari della Gendarmeria e della Guardia Repubblicana, che sono tutti sotto il controllo del Ministero della Difesa e dei Veterani del Mali, guidati da un civile.[43] L'esercito è sottopagato, male equipaggiato, e necessita di una razionalizzazione[43]. L'organizzazione della struttura delle forze armate ha sofferto molto l'incorporazione delle forze irregolari dei Tuareg nel proprio organico regolare a seguito di un accordo del 1992 tra il governo e le forze ribelli Tuareg.[43] L'esercito ha generalmente mantenuto un profilo basso, con la transizione democratica del 1992. Il presidente in carica, Amadou Toumani Touré, è un ex generale dell'esercito e come tale gode di ampio sostegno in ambito militare.[43] Nella relazione annuale sui diritti umani per il 2003, il Dipartimento di Stato americano, il controllo civile nominale delle forze di sicurezza è generalmente efficace, ma ha osservato alcuni "casi in cui elementi delle forze di sicurezza hanno agito in modo indipendente dell'autorità di governo".[43] Le potenze occidentali come gli Stati Uniti aiutano le forze armate del Mali con la formazione del personale militare e la dotazione di attrezzature e armi.[44][45]

Dopo una risoluzione ONU del gennaio 2012 l'Unione europea ha inviato una missione militare denominata European Union Training Mission Mali, con il compito di riorganizzare le forze armate maliane.

EconomiaModifica

Agricoltura e allevamentoModifica

 
Raccolta del cotone

Dei 124 milioni di ettari di superficie territoriale, il deserto del Sahara costituisce il 55%, il terzo centro-sud del paese ricade nel Sahel, il resto si trova nella fascia sudanese e nella zona sub-umida guineiana. Del totale, 7 milioni di ettari sono coltivati; i pascoli occupano 35 milioni di ettari e le foreste coprono l'1% del territorio[46][47].

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) per abitante si aggira sui 964 dollari nel 2009, con una partecipazione del settore agricolo del 36,5 per cento nel periodo 2005-2010. Nello stesso periodo, il settore impiega il 66 per cento della popolazione attiva[48][49]. L'agricoltura è di sussistenza, dominata da aziende di dimensioni medio-piccole, dai 4-5 ettari ai 27 ettari, spesso dotate di bestiame da lavoro[50]. Il grosso della produzione si ottiene nel meridione del paese, meglio irrorato. Nel complesso, i cereali asciutti (soprattutto miglio, sorgo e mais) rappresentano il 56 per cento della produzione, le colture commerciali principali, anch'esse coltivate in seccagno, sono il cotone (2,4 milioni di q. tra fibra e semi), l'arachide (1,6 milioni di q.), il karité (l'albero del burro) e il fagiolo dell'occhio. Il Senegal e il delta del Niger, ed i loro affluenti forniscono il grosso delle risorse idriche per l'irrigazione di 236 000 ettari, destinati principalmente alla produzione di riso, ortaggi, patata, batata, canna da zucchero e . Si tratta in prevalenza un'agricoltura moderna e commerciale, in parte gestita da cooperative di contadini.[51][52]. Oltre che per la scarsità di buoni terreni, il livello produttivo è generalmente molto basso per la piovosità insufficiente e fortemente irregolari. Si ricordano le tremende siccità che a più riprese hanno devastato il paese attorno alla metà degli anni settanta e nel 1980, nel 1982 e nel 1983. Altro fattore negativo è l'organizzazione arcaica dell'attività agricola: al momento, neppure l'istituzione di un numero abbastanza considerevole di cooperative ha dato esiti consistenti.

L'allevamento è diffuso in tutto il paese, ma il grosso del bestiame si trova nella zona saheliana, sopra l'isoieta dei 600 mm. I sistemi di produzione, pastorale ed agro-pastorale a seconda delle zone agro-ecologiche sono caratterizzati da bassa produttività[53]. Il patrimonio zootecnico è costituito da piccoli ruminanti (31,3 milioni di capi nel 2012), bovini (9,7 milioni), cammelli (960 000 capi), equini (1,4 milioni di capi) e pollame (35,1 milioni di capi)[54].

ForesteModifica

Le foreste, estese 12,4 milioni di ettari, sviluppandosi nella fascia sudano-guineiana con precipitazioni fino a 1 400 mm, forniscono legna da ardere (la principale fonte di energia disponibile) e legname pregiato, gomma arabica e pascolo per il bestiame. Secondo il Programma delle Nazioni Unite, nel periodo 1990-2010, hanno subito una diminuzione dell'11,2 per cento[55]. Dal 1997 al 2012 si sono esportati annualmente 5-6 milioni di metri cubi di legname[56]. Legname è anche importato da Burkina Faso, Ghana e Costa d'Avorio. Lo sviluppo della coltivazione della Jatropha potrebbe contribuire a rallentare la desertificazione.

PescaModifica

La pesca, sempre di tipo artigianale, si pratica nei fiumi, nei laghi naturali ed artificiali, paludi e zone inondate, su una superficie complessiva di 4 500 km². I fiumi principali, condivisi con i paesi confinanti, sono il Senegal con i suoi affluenti principali Bafing, Bakoye e Falémé e il Niger che attraversa il paese per 1 750 chilometri e fornisce oltre 80 per cento della produzione ittica. Esiste anche un centinaio di laghi tra i quali il Faguibine, il Sélingué e il Manantali. Il potenziale alieutico è valutato intorno alle 180 000 tonnellate circa. Si pesca annualmente un centinaio di migliaia di tonnellate di pesce, che non soddisfano il fabbisogno interno che viene coperto dalle importazioni (12 milioni di dollari nel 2012)[56].

Produzione, commercio e sicurezza alimentareModifica

Il fabbisogno cerealicolo interno è generalmente soddisfatto dalla produzione nazionale. Esportazioni regionali anche consistenti di miglio e sorgo possono verificarsi in annate favorevoli[53], così come possono essere necessari aiuti alimentari (100 000 tonnellate nel 2012)[57]. Altre importazioni riguardano farine, oli vegetali, zucchero e pesce. Il paese esporta soprattutto cotone e sesamo. Le esportazioni di prodotti zootecnici consistono in bestiame vivo destinato ai mercati costieri e pellami verso l'Europa[58]. Il 7,3 per cento della popolazione è sottonutrita (nel 2012) e il 43,6 per cento vive sotto la soglia della povertà (nel 1993) che colpisce in particolare la popolazione rurale (50,6 per cento)[59]. Da rilevare il grave fenomeno del contrabbando di prodotti alimentari, avviati ai più vantaggiosi mercati della Costa d'Avorio, del Burkina Faso e del Senegal.

Attori e politiche agricoleModifica

Le strategie di valorizzazione del mondo rurale hanno sempre rivestito un ruolo fondamentale sia nelle politiche delle potenze coloniali che in quelle dello Stato post-coloniale.

Attualmente la Loi d'Orientation Agricole si articola attorno a cinque temi principali:

  • il primo descrive gli obiettivi generali e le strategie di sviluppo agricolo;
  • il secondo tratta delle questioni legate allo statuto dei lavoratori, alle imprese agricole, alle organizzazioni contadine e alla formazione professionale legata al settore primario, al fine di migliorare la qualità delle risorse umane e di rafforzare le organizzazioni agricole;
  • il terzo si rapporta ai fattori di produzione ovvero all'insieme delle attività e dei beni materiali che concorrono al miglioramento della produzione agricola (gestione razionale della terra, delle risorse naturali, del finanziamento all'agricoltura, dell'accesso all'acqua, della realizzazione di infrastrutture, delle attrezzature, del sostegno alla ricerca agricola;
  • il quarto concerne le strategie di sviluppo e la promozione delle filiere e dei mercati (crescita produttiva nei diversi sotto-settori, trasformazione dei prodotti e creazione di valore aggiunto, qualità dei prodotti agricoli, organizzazione del mercato interno, accesso ai mercati esteri);
  • il quinto tratta del quadro istituzionale che accompagnerà l'entrata in vigore della legge.
 
Allevatori nomadi
 
Fiera del bestiame. Mercato allestito a Kambila

Risorse minerarieModifica

Gli estesi giacimenti di fosfati, oro, uranio, ferro, bauxite, manganese e sale sono poco sfruttati a causa delle infrastrutture carenti. Molto più modesti sono i giacimenti diamantiferi, situati nel sud-ovest del paese.

IndustriaModifica

 
Bamako. La discarica di Bamako, uno dei rari esempi di terziario

L'industria garantisce il 26% delle entrate, ma presenta ancora segni di arretratezza ed è molto legata al settore primario. Le industrie sono concentrate quasi esclusivamente nelle vicinanze della capitale, Bamako, e comprendono: industrie chimiche, tessili, diamantifere e del cemento, oltre a quelle agroalimentari.

EsportazioniModifica

Le esportazioni ammontano a 1 140 milioni di dollari U.S.A. ed esse costituiscono il 36% del P.I.L..

ImportazioniModifica

Le importazioni costituiscono il 41% del prodotto interno lordo e ammontano a 1 200 miliardi di $ U.S.A.

TrasportiModifica

La rete dei trasporti del Mali è molto limitata e comprende, oltre a strade poco e mal asfaltate che collegano Bamako con Segou, un'estesa rete fluviale. Importante il Niger, che costituisce un canale di navigazione che attraversa il paese da sud-ovest a nord-est. Nel nord del paese si usano prevalentemente cammelli negli spostamenti. Gli aeroporti principali sono l'Aeroporto di Kayes Dag-Dag e quello di Mopti-Ambodédjo.

Un miglioramento delle comunicazioni aiuterebbe il Mali ad intraprendere un certo sviluppo, visto che molte delle attività terziarie si svolgono sulle poche strade esistenti e le derrate alimentari, facilmente deperibili, giungono nelle zone dove non è possibile la coltivazione in tempi molto lunghi, originando così anche problemi sanitari. La strada che parte dal confine con il Senegal (Diboli) per Kaies e Bamako è tutta asfaltata con qualche chiatta per l'attraversamento del fiume Bakoye. Pure è asfaltata è la strada proveniente dal Senegal Kenieba-Kità.

TurismoModifica

Il turismo può contare su attrattive quali le moschee in stile sudanese, la famosissima città di Timbuctù (Timbuctù) ed il deserto. Il turismo è in crescita (18.4% all'anno): le entrate sono aumentate da 19 milioni di dollari nel 1995 agli attuali 71 milioni.

AmbienteModifica

Il Mali è lo stato più vasto dell'Africa occidentale e ospita cinque differenti habitat. Il nord è occupato dal Sahara, mentre il sud è costituito da terreni coltivati relativamente pianeggianti e bene irrigati da discrete precipitazioni. L'ovest è una propaggine collinosa coperta dai boschi degli altipiani del Fouta Djalon, in Guinea, la fascia centrale del paese è una savana semiarida (il Sahel) e il delta interno del Niger è un labirinto di canali, paludi e laghi. Il Niger, fiume d'importanza vitale per il paese, è l'elemento geografico di maggior rilievo del Mali. Scorre per 1 626 km attraverso il paese provenendo dalla Guinea, nel sud-ovest, fino a Timbuctù e al margine del Sahara, prima di piegare verso sud-est attraversando il Niger e la Nigeria per poi gettarsi nell'Atlantico.

Il Mali ha quattro parchi nazionali e diverse aree protette, ma la fauna selvatica è stata annientata da secoli di interventi umani, e i parchi non sono facilmente accessibili. Sembra che il vasto Parc National de la Boucle de Baoulé, a nord-ovest di Bamako, offra buone opportunità per il birdwatching, mentre il Parc National du Bafing, che si estende lungo il lago formato dalla diga di Manantali, a ovest di Kita, protegge numerose specie di primati, tra cui gli scimpanzé. La Réserve d'Ansongo-Ménaka si trova a sud-est di Gao, accanto al Fiume Niger, ed è molto isolata. Gli animali sono in gran parte scomparsi, ma il Niger ospita ancora gli ippopotami. L'area di maggiore interesse per i visitatori, sebbene difficile da raggiungere, è la Réserve de Douentza, una vasta distesa semidesertica a nord della strada principale tra Mopti e Gao, popolata dai robusti elefanti del deserto.

Le questioni ambientali più pressanti per il Mali sono il disboscamento, lo sfruttamento eccessivo del territorio per il pascolo e la desertificazione. I tre problemi sono strettamente correlati e, insieme, costituiscono una minaccia per gran parte del paese. Nel Sahel, gli alberi vengono abbattuti per ricavarne legna per cucinare e per costruire. In altre zone, il pascolo sta spogliando il tappeto vegetale e la rete di radici, dunque non rimane molto a tenere insieme il suolo, che si sta erodendo. L'aumento della popolazione, inoltre, non fa che peggiorare questa situazione[60].

ArteModifica

 
Il duo maliano Amadou & Mariam, conosciuto a livello internazionale per la caratteristica rielaborazione di elementi maliani in chiave moderna

Le tradizioni musicali del Mali derivano dai griot, che sono noti come "Custodi di memorie". La Musica maliana è varia e ha diversi generi. Alcune famose influenze nella musica del Mali sono del virtuoso musicista Kora, Toumani Diabaté, le profonde radici del chitarrista blues Ali Farka Touré, il gruppo tuareg Tinariwen, e numerosi artisti afro-pop come Salif Keïta, il duo Amadou & Mariam, Oumou Sangare, Bassekou Kouyaté e Habib Koné.[61]

Anche se la letteratura del Mali è meno famosa della sua musica[62], il Mali è sempre stato uno dei paesi con i più vivaci centri intellettuali. La tradizione letteraria[63] del Mali in passato è stata trasmessa principalmente con il passaparola, con jalis a recitare o cantare storie conosciute a memoria.[63][64]Amadou Hampâté Bâ, lo storico più conosciuto del Mali, ha trascorso gran parte della sua vita a scrivere di queste tradizioni orali perché il mondo se ne ricordi.[64] Il romanzo più conosciuto di uno scrittore del Mali è Yambo Ouologuem, Le Devoir de violence, che ha vinto il Premio Renaudot 1968, ma la cui eredità è stata segnata dalle accuse di plagio.[63][64] Altri noti scrittori del Mali sono: Baba Traoré, Modibo Keita Sounkalo, Massa Makan Diabaté, Moussa Konaté e Fily Dabo Sissoko[63][64].

SportModifica

 
Bambini maliani giocano a calcio.

Lo sport più popolare in Mali è il calcio, che è diventato una passione nazionale quando il Mali è stato scelto per ospitare la Coppa delle Nazioni Africane 2002. La maggior parte delle città hanno club professionisti o semi-professionali, le quali giocano in campionati nazionali e regionali. La Malien Première Division è la massima competizione calcistica del Mali, creata nel 1966. La maggior parte dei club hanno sede a Bamako, la capitale, e le squadre più popolari a livello nazionale sono: il Djoliba Athletic Club, lo Stade Malien de Bamako e l'Association Sportive Korofina. L'impero coloniale francese ha introdotto il gioco nella colonia ed i primi campionati organizzati aperti agli africani nacquero nel 1930. Una manciata di club africani si sono sviluppati dopo la seconda guerra mondiale e partecipavano ai tornei di calcio dell'Africa Occidentale Francese.

TradizioniModifica

La variegata cultura quotidiana dei maliani riflette la diversità etnica e geografica del paese.[65] La maggior parte dei maliani indossa fluenti abiti colorati chiamati boubous che sono tipici dell'Africa occidentale. I maliani partecipano spesso a feste tradizionali, balli e cerimonie.[65]

CucinaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina maliana.

Riso e miglio sono la base della cucina del Mali, che è fortemente basata su cereali.[66][67] I cereali sono generalmente preparati con salse a base di foglie di spinaci, o foglie di baobab, con pomodoro, o con salsa di arachidi, e può essere accompagnata da pezzi di carne alla griglia (tipicamente di pollo, agnello, manzo o capra).[66][67] La cucina del Mali varia molto regionalmente.[66][67]

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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Voci correlateModifica

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