Destra sociale

posizione politica

« Ci sono almeno tre destre: la destra liberale, un po' conservatrice sul piano dei valori, liberista in economia, anticomunista e garantista; la destra della tradizione, con significative varianti cattoliche o ribelli; la nuova destra, sociale e comunitaria, critica verso il dominio del mercato e il modello consumista. »

(Marcello Veneziani)

La destra sociale è una posizione ideologica e politica nell'àmbito dell'ideologia della destra, che viene coniugata con la giustizia sociale. Si caratterizza per una visione partecipativa della politica e per contenuti programmatici nel campo dell'economia politica, che possono anche fare riferimento al corporativismo fascista o alla socializzazione del Fascismo repubblicano.

In campo politico sono vicini al comunitarismo, all'identitarismo e al conservatorismo nazionale, ma non al conservatorismo classico, rifiutando le idee liberali. Nella destra sociale infatti il nazionalismo (quindi collettivismo) è in opposizione a concetti tipicamente liberali.

In politica estera la destra sociale è divisa. L'ala riconducibile all'originario fascismo, rifacendosi all'esperienza storica fascista, si colloca in totale antitesi all'atlantismo e alle politiche culturali e militari degli Stati Uniti d'America. L'ala più modernista e antislamista è maggiormente inquadrata nella geopolitica Occidentale e americana.

Indice

In ItaliaModifica

In Italia la destra sociale ha avuto come riferimenti culturali l'esperienza del Sansepolcrismo, del Fascismo sociale (Carta del Lavoro, sindacalismo fascista, legislazione sociale fascista) e legate anche agli aspetti rivoluzionari e anticapitalisti,[1] che puntavano ad un cambiamento della società in senso maggiormente spirituale, razionalmente egualitario, e pauperistico, nell'ambito della ricerca della "terza via".

È per la fiscalità monetaria proposta dal poeta Ezra Pound e successivamente dal professor Giacinto Auriti.[2]

Pur avendo un fondamento laico ed annoverando tra le proprie file anche aderenti atei, la destra sociale riconosce l'importanza fondamentale dei valori solidaristici cristiani nella storia dell'Europa e del suo popolo,[3] con particolare riferimento alle encicliche sociali come la Rerum Novarum e Quadragesimo Anno,[4] li concilia con le tradizioni pre-cristiane locali e rispetta qualunque credo religioso che non contrapponga ma accomuni gli uomini nella loro ricerca di una spiritualità.

Tra le varie anime della destra, quella sociale rappresenta la più tollerante nei confronti dell'intervento statale nell'economia, finalizzato alla correzione del liberismo puro, in favore delle classi sociali più disagiate. Nel suo ramo più estremo invece punta all'annullamento del disagio sociale tramite l'appianamento delle differenze economiche, realizzabile tramite la "socializzazione". Quest'ultima è quasi in antitesi con la precedente definizione, in quanto portata ad eliminare perfino i classici organi statali per sostituirli con equivalenti organizzazioni corporative basate sull'idea socializzatrice in un'ottica di affidamento sulla base di appalti privati anziché di elezioni o di lottizzazione politica. La visione dello stato fondato sulle corporazioni economiche e sociali, anziché sulla democrazia rappresentativa elettiva, trovano le proprie radici direttamente nelle idee del fascismo originario.[5]

Partiti politici italianiModifica

Nella Prima Repubblica la destra sociale era interamente rappresentata dal Movimento Sociale Italiano, seppur nella sue diverse correnti. In particolar modo nel 1985 sulla crisi di Sigonella il partito si divise tra un'ala più atlantista, capeggiata dai moderati Giorgio Almirante e Gianfranco Fini e un'ala "sinistra" più filo-palestinese guidata da Pino Rauti e Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse.

Nella cosiddetta Seconda Repubblica il MSI diventa Alleanza Nazionale, eliminando qualsiasi forma di antiamericanismo e incorporando idee sempre più liberali in tema economico, fino a confluire nel polo berlusconiano Il Popolo della Libertà. Nel frattempo un tentativo di ricostruire una forza politica più attinente al defunto MSI è rappresentato dalla lista Alternativa Sociale guidata da Alessandra Mussolini, ma la coalizione non avrà successo e si scioglierà nel 2006. Sarà poi il turno de La Destra di Francesco Storace.

Attualmente la destra sociale è rappresentata da una serie di partiti quali:

Con l'avvento di Matteo Salvini alla sua segreteria, dal 2014 in poi anche la una volta liberale Lega Nord ha assunto posizioni riconducibili a questo filone della destra, soprattutto a causa del lavoro di Salvini con la leader del Front National Marine Le Pen al Parlamento europeo. La Lega, tuttavia, mantiene linee liberali in tema economico e, come Fratelli d'Italia, atlantiste in tema di politica estera (seppur manifestando una notevole volontà di apertura e di dialogo con la Russia), andandosi meglio a collocare nella linea Neocon.

Ad oggi il partito di maggior successo elettorale ad avere posizioni esplicitamente antiatlantiste è CasaPound Italia.

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • Drieu La Rochelle, Socialismo Fascista, Roma, EGE, 1973.
  • Anthony Galatoli Landi, Mussolini e la rivoluzione sociale, Roma, Istituto studi corporativi, 1986.
  • Luca L. Rimbotti, Il fascismo di sinistra, Roma, Settimo Sigillo, 1989.
  • Giano Accame, Il fascismo immenso e rosso, Roma, Settimo Sigillo, 1990.
  • Giano Accame, La destra sociale, Roma, Settimo Sigillo, 1996.
  • Giuseppe Parlato, La sinistra fascista: storia di un progetto mancato, Bologna, Il Mulino, 2000.
  • Gianni Alemanno, Intervista sulla destra sociale, Roma, Marsilio editore, 2002.
  • Adalberto Baldoni, Destra senza veli 1946-2017. Storia e retroscena dalla nascita del Msi ad oggi, Fergen, 2017.

Voci correlateModifica