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Elvira Cortese nel 1959

Elvira Cortese (Roma, 13 agosto 1910Roma, 20 ottobre 1982) è stata un'attrice italiana.

BiografiaModifica

Figlia dell'impresario e giornalista napoletano Luca Cortese e di Donna Beatrice Arena, era sorella dell'attore e regista Leonardo Cortese, uno dei più popolari attori degli anni quaranta, interprete, tra l'altro, di Un garibaldino al convento (1941), per la regia di Vittorio De Sica.

Attrice di cinema, teatro e televisione, nel film Via Margutta (1960), per la regia di Mario Camerini, la Cortese traccia un gustoso ritratto di ricca turista tedesca burrosa e svagata, alle prese con le attenzioni di giovani pittori/latin-lover che nella celebre via degli artisti vivono la loro bohème. Nel 1962 recita nel film La cuccagna di Luciano Salce, con protagonisti Luigi Tenco e l'esordiente Donatella Turri, mentre nel 1970 è a fianco di Ugo Tognazzi e Maurice Ronet in Splendori e miserie di Madame Royale di Vittorio Caprioli.

Tra i suoi lavori più interessanti da ricordare la partecipazione al film Gruppo di famiglia in un interno (1974) di Luchino Visconti, nel ruolo di Erminia, e al film L'innocente (1976), ancora per la regia di Visconti, con il quale la Cortese aveva lavorato anche in teatro, nel 1958, nella realizzazione di Veglia la mia casa, angelo di Ketti Frings, a fianco di un giovane Corrado Pani[1].

Il lavoro in cinema e TV di Elvira Cortese si alterna ai puntuali impegni annuali sul palcoscenico con i più importanti Teatri Stabili e le maggiori compagnie teatrali, con le quali compie lunghe tournée in Italia e all'estero; come il tour russo de La lupa con protagonista Anna Magnani, per la regia di Franco Zeffirelli, e le stagioni con il Teatro Stabile di Bolzano in allestimenti come la commedia Chicchignola, cavallo di battaglia di Ettore Petrolini, con protagonista Mario Scaccia, per la regia di Maurizio Scaparro.

FilmografiaModifica

TelevisioneModifica

TeatroModifica

NoteModifica

  1. ^ Associazione Culturale Luchino Visconti Lucca, su luchinovisconti.org (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2014).
  2. ^ Sito ufficiale di Enrico Maria Salerno, su enricomariasalerno.it.

Collegamenti esterniModifica