Guerra ispano-americana

guerra tra gli Stati Uniti e la Spagna
Guerra ispano-americana
parte Rivoluzione delle Filippine, Guerra d'indipendenza cubana, Guerre della banana
USSMaine.jpg
Affondamento della USS Maine, 1898
Data21 aprile[1] - 13 agosto 1898
LuogoCaraibi e Oceano Pacifico
Casus belliRibellioni anti-colonialiste e affondamento della nave statunitense USS Maine
Esitovittoria statunitense;
firma del trattato di Parigi
Modifiche territorialiCuba ottiene l'indipendenza ma sotto controllo statunitense, la Spagna cedette le Filippine, Guam e Porto Rico agli Stati Uniti per la somma di $20 milioni.
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Repubblica Cubana:
30.000 truppe irregolari

Stati Uniti:

275.000 soldati e volontari[2]
(Spagna)
208.812 – 278.447 tra regolari e milizia[senza fonte],
(Lealisti cubani)
10.005[senza fonte] tra regolari e milizia,
(Lealisti filippini)
51.331[senza fonte] tra regolari e milizia
Perdite
Cuba:
10.665 morti

Stati Uniti:

2.108 morti,
1.645 feriti
Marina spagnola:
560 morti,
300–400 feriti

Esercito spagnolo:

6.700 prigionieri, 13.000 feriti
10.000 morti per combattimento[3]
50.000 morti per malattie[3]
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La guerra ispano-americana fu combattuta nel 1898 tra gli Stati Uniti e la Spagna in merito alla questione cubana. Secondo alcuni studiosi il conflitto segnò la nascita dell'imperialismo americano.[4]

AntefattiModifica

Dopo quattro secoli dall'inizio della colonizzazione dell'emisfero occidentale, verso la fine del XIX secolo, alla Spagna rimanevano ben pochi possessi coloniali, sparpagliati nel Pacifico, in Africa e nelle Antille. La maggior parte dei possedimenti dell'ex-impero spagnolo aveva già acquisito la loro indipendenza e molti altri territori sotto il controllo spagnolo puntavano ad acquisirla. Nelle Filippine e a Cuba operavano, già dalla seconda metà del XIX secolo, gruppi di guerriglieri indipendentisti.

Il governo spagnolo non aveva né le risorse finanziarie né quelle militari per gestire queste rivolte e a Cuba decise quindi di spingere con la forza la popolazione ad allontanarsi dalle campagne e a riversarsi nelle città e in apposite aree urbane fortificate[5], cercando di isolare i ribelli dalle loro fonti di sostegno logistico, situate proprio fra la popolazione contadina. In tali aree di "concentramento e controllo" della popolazione le condizioni di vita erano terribili e si stima vi abbiano avuto luogo in pochi mesi molte decine di migliaia di decessi, a causa delle precarie condizioni igieniche, sanitarie e alimentari.

José Martí, in una lettera al suo amico Gonzalo de Quesada scritta il 14 dicembre 1889, mise in guardia sulla possibilità di un intervento statunitense: "Sulla nostra terra, Gonzalo, grava un altro piano più tenebroso […]: il diabolico piano di forzare l'isola, di farla piombare nella guerra per avere il pretesto per intervenirvi e con il credito di mediatore e garante, tenersela per sé".[6]

Nel 1898, nonostante la propria superiorità materiale, la Spagna si trovava sull'orlo di un abisso, sconfitta sul campo di battaglia dagli indipendentisti cubani. In una lettera al presidente statunitense William McKinley, datata 9 marzo 1898, l'ambasciatore Woodford, in servizio a Madrid, affermò che "la sconfitta" della Spagna era "certa". "[Gli spagnoli] sanno che Cuba è persa". A suo parere, "se gli Stati Uniti vogliono Cuba, devono ottenerla conquistandola".[6]

Fattore scatenanteModifica

In un periodo di forti tensioni diplomatiche fra i due governi, l'esplosione della nave Maine, che costò la vita a 266 marinai, focalizzò l'attenzione dell'opinione pubblica americana su Cuba. La stampa sensazionalista dell'epoca, la cosiddetta yellow press del magnate William Randolph Hearst, contribuì in modo determinante, insieme con la propaganda dei dissidenti cubani stanziatisi negli Usa, a orientare l'opinione degli statunitensi verso una volontà di guerra contro la Spagna.

Dichiarazione di guerraModifica

L'allora presidente McKinley, inizialmente titubante, venne convinto dal suo gabinetto, tra i cui componenti vi era anche il futuro presidente USA Theodore Roosevelt, a muovere guerra alla Spagna. Nel frattempo la tensione tra i due paesi era aumentata e il 23 aprile 1898 la Spagna dichiarò guerra agli Stati Uniti, che a loro volta la dichiararono il 25 aprile.

La Spagna non era assolutamente preparata alla guerra[7] e lo stesso ammiraglio Cervera lo comunicava al ministro della marina il 30 gennaio.

Obiettivi politici e militariModifica

Gli Stati Uniti si prefiggevano di ottenere una maggiore influenza politica, conquista di posizioni strategiche, il dominio sul mare delle Antille ed il futuro dominio sull'Oceano Pacifico[8], tutti questi obiettivi furono patrocinati e propagandati dal Mahan. La vera posta della guerra però era il controllo dello sbocco atlantico del Canale di Panama[9]. Tuttavia gli Stati Uniti non avevano, almeno all'inizio della guerra, forze terrestri utilizzabili per eventuali sbarchi[10], però le caratteristiche militari marittime garantivano ad essi una prevedibile vittoria sull'avversario, anche se in tempi relativamente lunghi[11]. Gli Stati Uniti, nonostante ancora nel 1815 fossero stati in guerra con la Gran Bretagna, si stavano riavvicinando ai britannici per una "alleanza anglosassone"[12], invece la Spagna riteneva più proficuo basarsi unicamente sulla flotta, senza tenere conto delle forze terrestri[13].

La preparazione dell'esercito terrestre statunitense non fu particolarmente sviluppata, dato che, pur avendo reclutato subito prima dell'inizio della guerra ben 120 000 uomini, questi furono inviati quasi immediatamente al combattimento[14], invece la flotta fu molto più curata dell'esercito[14], lasciando a desiderare solo quanto riguardava gli arsenali[15]. Invece la Spagna sviluppò più il proprio esercito di stanza a Cuba della flotta, che, invece, era rimasta legata concettualmente all'epoca della vela[16], inoltre la Spagna non aveva basi navali difendibili né in patria né nelle Filippine, mentre le basi di Cuba, pur fornendo possibilità di approdi, non erano state rinforzate[17].

Per quanto riguardava la direzione strategica della guerra, questa fu pesantemente condizionata negli Stati Uniti dalla stampa che, sguinzagliata sul governo, praticamente lo costrinse a costituire degli "squadroni volanti" che tolsero navi alla flotta ed al suo compito principale (cioè di bloccare Cuba)[18], ma ancora di più fu dannosa in Spagna dove il governo fu totalmente esautorato e la divisione di Cervera fu inviata inutilmente al sacrificio[19].

Forze navali militariModifica

AntilleModifica

USA: 5 squadre (I squadra delle Antille Amm.Sampson, II squadra dell'Atlantico comm. Schley, III Divisione blocco comm. Watson, IV divisione sorveglianza comm. Howell, V divisione costiera[20].

Squadra di Sampson con divisione di blocco: 3 corazzate (NewYork, Iowa, Indiana), 4 incrociatori protetti (Cincinnati, Marblehead, Detroit, Montgomery), 2 incrociatori indifesi (Dolphin e Mayflower), 4 guardacoste, 6 cannoniere protette, 6 torpediniere[21].

Squadra dell'Atlantico (comm. Schley): Tre corazzate (Brooklyn, Massachusetts, Texas), 3 incrociatori (Columbia, New Orleans, Minneapolis)[22].

Divisione di sorveglianza: 1 incrociatore protetto (San Francisco), 4 incrociatori ausiliari (Dixie, Yosemite, Yankee, Prairie)[22]

Divisione costiera: 10 monitor antiquati ed altro naviglio di scarso valore[23].

Spagna: I squadra dell'Atlantico, (Amm.Cervera), II squadra delle Antille (Amm. Monterola), III squadra riserva (Amm. Camara).

Squadra dell'Atlantico: 4 corazzate (Maria Teresa, Viscaya, Oquendo, Colon), 3 cacciatorpediniere, 3 torpediniere, 2 navi onerarie, ma gran parte delle navi erano menomate o come artiglierie o come velocità[23]

Squadra delle Antille: 5 incrociatori indifesi (Alfonso XII, Reina Mercedes, Venadito, Infanta Isabel, Isabel II), 5 incrociatori torpedinieri (Ensenada, M. Pinzon, Nueva Espana, Molins, V. Pinzon), 6 cannoniere[24].

Squadra di riserva: 3 corazzate (Pelayo, Carlo V, Numancia), 3 controtorpediniere (Audax, Osado, Proserpina), 3 incrociatori ausiliari (Rapido, Patriota, Buenosayres), 7 navi onerarie, non utilizzabili erano gli incrociatori Alfonso XIII e Lepanto[25].

FilippineModifica

USA: (Amm. Dewey) 4 incrociatori protetti (Olympia, Baltimore, Raleigh, Boston) per 17 900 t, 2 cannoniere e 2 navi onerarie per 2 500 t, tutte con velocità da 10 a 21 nodi[26].

Spagna: 2 incrociatori protetti (Isla de Cuba, Isla de Luzon) per 20 400 t e 14 nodi di velocità e 5 incrociatori indifesi (Reina Cristina,Castilla, Don Giovanni d'Austria, Don Antonio Ulloa, Velasco) per 7 000 t e 12 nodi di velocità , tyuttavia 2 navi (Castilla e Ulloa) non erano in grado di spostarsi in mare aperto[26].

Teatro delle operazioni nell'AtlanticoModifica

Conquista di Cuba e Porto RicoModifica

La squadra che la Spagna inviò nelle Antille non era quanto di meglio potesse organizzare la Marina Spagnola, che, pur messa sull'avviso da circa un mese prima della dichiarazione di guerra, non riuscì a inserire in un'unica squadra le navi più potenti e veloci a sua disposizione[27]. Da parte loro gli Stati Uniti divisero la flotta in due squadre, potenzialmente inferiori a quanto avrebbe potuto disporre la Spagna[28].

Dopo un tentativo abortito di rifornire i ribelli cubani di armi e munizioni[29],il 29 aprile la squadra di Sampson impose il blocco a Cuba,[30], abbandonandolo però il 9 maggio per portarsi su Porto Rico, dove giunse il 12 dello stesso mese[31], mentre la squadra si Schley restava ad Hampton Roads per coprire la costiera statunitense. Intanto la squadra spagnola di Cervera si stava formando alle isole di Capo Verde (in territorio portoghese), per cui, lasciate le isole il 29 aprile[32]., si portò alla Martinica, giungendovi il 10 maggio[33]. L'amm. Cervera dalla Martinica avrebbe potuto tentare un attacco all'Oregon, partito da Bahia (Brasile) il 9 maggio per raggiungere la squadra di Sampson, ma evitò decisamente un simile impegno per la mancanza di carbone[33]. Quindi Cervera puntò su Curaçao (colonia olandese), dato che Portorico era bloccata da Sampson, arrivandovi il 14 maggio[34]. Dopo aver caricato poco carbone[35], a Curaçao il giorno il 15 maggio Cervera ripartì per Cuba, ma, invece di puntare su Cienfuegos (che avrebbe rappresentato la base più adatta per la sua squadra)[36], puntò su Santiago, probabilmente per la minore distanza da Curaçao[37], dove giunse il 19 maggio. A questo punto, nota la posizione del Cervera, la squadra di Sampson fu portata su Cuba, mentre la squadra di Schley poté trasferirsi a Charleston[38]. Il 23 maggio fu ordinato agli ammiragli di concentrarsi su Santiago, lasciando all'Avana solo 4 monitor e poche cannoniere e torpediniere[39]. Fino al 26 maggio sarebbe stato possibile per la squadra di Cervera tentare di forzare il blocco di Santiago, finché non arrivò anche la squadra di Shley, ed in un consiglio di guerra fu deciso a maggioranza di rimanere dentro il porto di Santiago[40].Nel corso di maggio e di giugno a Cuba si ebbero poche battaglie navali e bombardamenti[41]. La città di Santiago, che presentava comunque una facile difesa dal lato mare, era molto più difficilmente difendibile dal lato terra[42]. Su richiesta dell'amm. Sampson, dopo una caotica organizzazione del trasporto del V Corpo da Tampa[43], il gen.Shafter sbarcava a Daiquiri (presso Santiago) una forza di circa 16000 uomini[44], lo sbarco, iniziato il 20 giugno, si concluse solo il 26 dello stesso mese.

La battaglia di El CaneyModifica

Il 1º luglio all'alba le truppe statunitensi attaccarono gli spagnoli attestati a El Caney ed a forte El Viso con 6653 uomini contro 520 spagnoli, supportati da un numero imprecisato di guerriglieri lealisti cubani[45]. La battaglia si protrasse fino alle cinque del pomeriggio con gravi perdite sia da parte statunitense sia spagnola[46], fra l'altro gli spagnoli persero anche il comandante delle loro forze (gen. Vara de Rey)[47].

La battaglia di colle San Juan e Kettle HillModifica

Mentre si combatteva al El Caney, circa alle 8.20 di mattino gli americani attaccarono anche le colline di San Juan, affinché il comandante della zona (gen. Linares) non potesse inviare rinforzi alla vicina posizione di El Caney[48]. Una fortuita scoperta di un nuovo sentiero per guadare il fiume Aguadores permise agli americani di alleggerire l'ingorgo che si stava formando ai piedi del colle San Juan[49], ma il reggimento di testa fu costretto a ritirarsi in disordine dal fuoco spagnolo[50], tuttavia la brigata di riserva riuscì ad accostarsi agli spagnoli fino a circa 500 m, dove venne uccso il comandante della brigata (col Wikoff) e feriti gravemente i suoi vice (t.col. Worth e t.col. Liscum), quindi il comando della brigata fu preso dal t.col. Ewers[51]. La battaglia proseguì con alterne fortune finché gli spagnoli esausti, non abbandonarono il colle San Juan alle 1.30 del pomeriggio[52]. A quel punto cominciò l'assalto a Kettle Hill, effettuato dal 1º cavalleria, 9º cavalleria, Rough Riders, e parte del 3º cavalleria guidati dal futuro presidente Theodore Roosevelt, e dal t.col. Sumner[53], che si concluse più o meno alla stessa ora. La battaglia continuò fino al tramonto,ma gli spagnoli non riuscirono a riconquistare le posizioni perse, perdendo fra l'altro anche il loro comandante (gen. Linares), ferito ad un braccio[54]. Le perdite complessive degli americani a El Caney e sui colli di San Juan furono più di 1000 fra morti e feriti[54].

Dopo questi fatti d'arme gli statunitensi rimasero fermi davanti a Santiago, aspettando che la guarnigione si arrendesse per fame, evento che avvenne il 16 luglio, la guarnigione della città ottenne comunque l'onore delle armi[44]. Tuttavia, dopo la resa di Santiago gli statunitensi, rimasti in loco fino alla conclusione della guerra, furono decimati da febbri malariche, febbre gialla e febbri tifoidee[55].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia navale di Santiago de Cuba.

Il 3 luglio la squadra di Cervera tentò di forzare il blocco, ma fu distrutta in circa due ore dal comm.Schley (Sampson era a terra parlare con il gen. Shafter), la Spagna perse 4 incrociatori e due cacciatorpediniere[55].

Intanto la squadra di Camara (Squadra di riserva) era partita da Cadice il 16 giugno, lasciandovi comunque l'Alfonso XIII ed il Numancia, passando il 20 giugno di fronte a Pantelleria ed il 6 luglio era entrata a Suez, avendo passato il canale omonimo, presumibilmente per far credere agli statuniensi di essere diretta alle Filippine, rientrando poi a Cadice il 29 luglio [56]

Il 25 luglio 3000 statunitensi comandati da gen. Miles sbarcarono a Porto Rico occupando il porto di Ponce, ai primi di agosto, dopo essere stati raggiunti da altri 10 000 uomini lanciarono un attacco su San Juan, che fu occupata quasi subito con la perdita di meno di 50 uomini[55].

Teatro delle operazioni nel PacificoModifica

FilippineModifica

Le Filippine erano state scoperte dagli spagnoli il 17 marzo 1521 ed erano diventate velocemente una delle colonie chiave dell'Impero spagnolo. Tuttavia tutti i successivi governi spagnoli si erano disinteressati della fortificazione dei punti chiave ed in particolare di Manila, che, opportunamente rinforzata avrebbe potuto diventare una base navale di prima classe[57]. D'altra parte, la squadra statunitense doveva necessariamente occupare quanto prima Manila per ottenere il dominio (almeno locale) del mare[58].

La squadra di Dewey, concentrata a Hong Kong vi rimase fino al 24 aprile, dato che il governatore, essendo stata dichiarata la guerra il 23, aveva informato gli americani che avevano 24 h per lasciare il porto, la squadra di Dewey si diresse prima su Mirs e successivamente su Luzon, dove giunsero al traverso di Corregidor il 30 aprile alle 23.30, senza essere stati avvistati dagli spagnoli[59]. Intanto la squadra spagnola si era rifugiata a Cavite[60]. Il primo scontro tra americani e spagnoli si ebbe appunto a Cavite, nella baia di Manila il 3 maggio 1898, quando il comandante George Dewey, al comando dello Squadrone Asiatico della Marina degli Stati Uniti, a bordo dell'incrociatore protetto USS Olympia si spinse a cercare gli spagnoli. Inizialmente la squadra di Dewey[61], si diresse su Manila, ma, una volta constatata l'assenza della squadra spagnola comandata dall'ammiraglio Patricio Montojo y Pasaróndiresse su Cavite, dove alle 03.45 aprì il fuoco con l'Olympia a 3500 m dalla squadra spagnola, sfilando a lento moto lungo la linea nemica accostando sempre più verso gli spagnoli, utilizzado la superiorità delle sue navi nel tiro cn i cannoni[57]. Alle 07.00 il Cristina (nave ammiraglia di Montojo) puntò sulla linea americana, seguito subito dal Don Juan, ma le artiglietrie statunitensi riuscirono a distruggere la nave prima che potesse provocare gravi danni, ferendo lo stesso Montojo[62]. La battaglia continuò fino alle 12.30, quando da Cavite venne richiesto di parlamentare[62]. I risultati della battaglia furono la distruzione delle navi spagnole Cristina, Castilla, Don Juan de Austria, Ulloa, Luzon, Cuba, Velasco, mentre successivamente furono rigalleggiate il Cuba ed il Luzon, le perdite di uomini per gli spagnoli furono il 20% del personale imbarcato, le navi statunitensi subirono solo poche avarie e non ebbero che due morti e nove feriti[63].

Nonostante la conquista tedesca della base navale di Qingdao, lo Squadrone Asiatico, pur con grossi problemi logistici, soprattutto per il carburante e le munizioni, riuscì non solo a decimare la flotta spagnola, ma anche a conquistare la stessa baia di Manila, che fu occupata dalla flotta il 2 maggio[62].

In agosto sbarcò presso manila l'VIII Corpo statunitense di 13000 regolari e 2000 volontari, comandato dal gen. Wesley Merritt, a cui di opponevano i 13000 spagnoli della gurnigione di Manila ed i 13000 uomini del rivoluzionario Aguinaldo[64]. A causa dei differenti intendimenti degli americani e dei ribelli (entrambi comunque intenzionati ad eliminare gli spagnoli) alla fine dell'estate iniziarono a manifestarsi forti contrasti fra gli statunitensi ed i ribelli[64]. La conclusione fu che gli statunitensi occuparono Manila il 13 agosto, dopo una battaglia poco più che simbolica (17 morti e 105 feriti statunitensi), tenendo Aguinaldo lontano dalla capitale[64]. Comunque, dopo gli accordi di Parigi con i quali gli Stati Uniti acquistarono le Filippine per 20 milioni di dollari, scoppiò la guerra filippino-americana[64].

GuamModifica

Il 20 giugno 1898 l'incrociatore statunitense USS Charleston si presentò davanti all'isola di Guam, parte della colonia spagnola delle isole Marianne: dopo una breve trattativa, il giorno seguente una forza da sbarco dei marines scese a terra e prese possesso dell'isola in modo incruento, accettando la resa della piccola guarnigione spagnola.

Esito e conseguenzeModifica

La formazione di domini coloniali statunitensiModifica

Gli americani vinsero in tempi molto brevi e con perdite relativamente basse, tanto che la guerra venne definita splendid little war. Il 12 agosto venne firmato l'armistizio con il quale gli Stati Uniti ottennero dalla Spagna:

  • il riconoscimento dell'indipendenza di Cuba, che divenne una sorta di protettorato americano;
  • la cessione agli USA di Porto Rico e dell'isola di Guam;
  • l'accettazione dell'occupazione di Manila nelle Filippine.

Questi risultati vennero quindi ratificati il 10 dicembre successivo dal Trattato di Parigi, con cui fu formalizzata la cessione per 20 milioni di dollari agli USA delle Filippine, di Porto Rico e di Guam nel Pacifico.

Nello stesso anno gli Stati Uniti avevano acquistato le Isole Hawaii. Infine Panama divenne indipendente nel 1903, con il sostegno militare degli Stati Uniti.

In Spagna, la distruzione della flotta e la contemporanea perdita delle ultime colonie nel Pacifico (l'anno successivo la Spagna cederà alla Germania gli arcipelaghi delle Caroline e delle Marianne), determinarono una profonda crisi d'identità in un paese che non riusciva a inserirsi nella modernità del nuovo secolo. I militari, in particolare, maturarono un profondo senso di rancore verso la classe dirigente, alla quale le ristrettezze del bilancio statale non consentivano di fornire all'esercito armi più moderne. La guerra passò alla storia come "El Desastre del '98".[65]

L'aumento del costo dei cereali in ItaliaModifica

La guerra ispano-americana ebbe una certa influenza anche nella situazione sociale italiana, in quanto causò indirettamente l'aumento del costo dei cereali d'importazione e il conseguente aumento del costo del pane che, gravando sulle già affaticate famiglie proletarie, portò a sommosse, fra le quali la più conosciuta fu la protesta dello stomaco (nome che identifica i moti di Milano del 1898), repressa nel sangue da Bava Beccaris.

La guerra ispano-americana nella letteratura italianaModifica

Nel romanzo di Salgari La capitana dello Yucatan tutta la trama si svolge avendo come sfondo la guerra ispano-americana a Cuba.

NoteModifica

  1. ^ Gli Stati Uniti hanno dichiarato guerra alla Spagna il 25 aprile, ma hanno retrodatato l'inizio della guerra al 21 aprile.
  2. ^ R. W. Stewart, American Military History, op. cit. in bibl, indica questa cifra a p 341, cioè 59.000 regolari e 216.000 volonatri, Bonamico invece indica circa 150.000 uomini, di cui 30.000 regolari, vedi Scritti sul potere marittimo... op. cit. in bibl. p 669
  3. ^ a b Arriba España Twentieth-Century Spain Politics and Society in Spain, 1898-1998, Francisco J. Romero Salvadó, 1999, pg. 19, MacMillan Distribution Ltd, ISBN 0-333-71694-9
  4. ^ Da un dizionario di Storiografia Archiviato il 24 ottobre 2008 in Internet Archive.:

    «Nel dibattito storiografico sull'argomento, avviatosi negli Stati uniti nel primo dopoguerra, il termine imperialismo è generalmente riferito alla fase di interventismo statunitense negli anni di passaggio dal XIX al XX secolo, mentre per la seconda metà del Novecento è per lo più utilizzato il concetto di egemonia americana. Le prime ricostruzioni furono fortemente negative e condannarono la guerra ispano-americana e in particolare la conquista delle Filippine come estranea ai valori democratici della nazione (C.A. Bird, The Idea of National Interest, 1934) o quantomeno come gesto di inutile e sbagliata aggressività (S.F. Bemis, Diplomatic History of the United States, 1936 e J.W. Pratt, Expansionists of 1898, 1936).»

  5. ^ (EN) Cuban Reconcentration Policy and its Effects - A Speech, spanamwar.com. URL consultato il 1º febbraio 2015.
  6. ^ a b Sobre la Revolución Cubana, su Opera Mundi (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2017).
  7. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 648
  8. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 623
  9. ^ Non ancora costruito, ma già in fase di progettazione, vedi D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op.cit. in bibl. p 634 e 655
  10. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 629
  11. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 631
  12. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 655
  13. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 652-654 e p 656
  14. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 658
  15. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 659
  16. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 660-661
  17. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 662
  18. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 681-682
  19. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 682
  20. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 674
  21. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 675
  22. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 676
  23. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 677
  24. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 678
  25. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 680
  26. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo..., op. cit. in bibl. p 673
  27. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 642
  28. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 643 e p 691-692
  29. ^ H.H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol. I, p 114-115
  30. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 690
  31. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 697
  32. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 698
  33. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 701
  34. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 704
  35. ^ Secondo Bonamico si trattava di 500 t di cattivo carbone, D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 704
  36. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 705-706
  37. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 706
  38. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 708
  39. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 710
  40. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 713-714
  41. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 733
  42. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 736
  43. ^ R. W. Stewart, American Arny... op. cit. in bibl. p 349 e H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol I p 122-123
  44. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 740
  45. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 103
  46. ^ Così dice H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 107, ma, la perdita di 83 uomini su 6653 e di 250 spagnoli fra morti e feriti, confrontata con le stragi che si sarebbero avute nel corso della Grande Guerra (ovviamente Sargeant non poteva conoscerle quando pubblicò il libro) fa un po' sorridere
  47. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 108
  48. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 111
  49. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 113
  50. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 114
  51. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 116
  52. ^ H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 118-120
  53. ^ R. W. Stewart, American Arny... op. cit. in bibl. p 350 e 352 e H. H. Sargeant 'The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 120
  54. ^ a b H. H. Sargeant, The campaign of Santiago de Cuba, op. cit. in bibl. Vol II p 122
  55. ^ a b c R. W. Stewart, American Arny... op. cit. in bibl. p 353
  56. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 715
  57. ^ a b D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 640
  58. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 666
  59. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 687 e 724
  60. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 688
  61. ^ La squadra era disposta in linea di fila, con alla testa l'Olympia, seguito nell'ordine da Baltimore, Petrel, Raleigh, Concord ed infine Boston, vedi D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 725
  62. ^ a b c D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 725
  63. ^ D. Bonamico, Scritti sul potere marittimo, op. cit. in bibl. p 726
  64. ^ a b c d R. W. Stewart, American Arny... op. cit. in bibl. p 349
  65. ^ (ES) El desastre del 98, laguia2000.com, 28 giugno 2007. URL consultato il 1º febbraio 2015.

BibliografiaModifica

  • Domenico Bonamico, Scritti sul potere marittimo (1894-19053),Parte Quarta, Domenico Boanamico, La guerra ispano-americana, Ed USSMM, Roma 1998
  • Herbert H. Sargeant,The campaign of Santiago de Cuba, 3 vol., A. C: McClurg & Co., Chicago 1907
  • Richard W. Stewart, The American Military History - Thue United States Army and the Forging of a nation 1775-1917, Center of Military History, Washington Dc, 2005, Library of Congress Cataloging-in-Publication Data E181.A44 2004 355’.00973—dc22


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