Ilaria Alpi

giornalista italiana

Ilaria Alpi (Roma, 24 maggio 1961Mogadiscio, 20 marzo 1994) è stata una giornalista e fotoreporter italiana del TG3, assassinata a Mogadiscio insieme al suo cineoperatore Miran Hrovatin[1][2].

Indice

BiografiaModifica

La formazione e l'inizio dell'attività giornalisticaModifica

Si diplomò al Liceo Tito Lucrezio Caro di Roma. Grazie anche all'ottima conoscenza delle lingue (arabo, francese e inglese) ottenne le prime collaborazioni giornalistiche dal Cairo per conto di Paese Sera e de l'Unità. Successivamente vinse una borsa di studio per essere assunta alla Rai.

L'inchiesta sul traffico di rifiuti in Somalia e la morteModifica

Ilaria Alpi giunse per la prima volta in Somalia nel dicembre 1992 per seguire, come inviata del TG3, la missione di pace Restore Hope, coordinata e promossa dalle Nazioni Unite per porre fine alla guerra civile scoppiata nel 1991, dopo la caduta di Siad Barre. Alla missione prese parte anche l'Italia, superando in tal modo le riserve dell'inviato speciale per la Somalia, Robert B. Oakley, legate agli ambigui rapporti che il governo italiano aveva intrattenuto con Barre nel corso degli anni ottanta.

Le inchieste della giornalista si sarebbero poi soffermate su un possibile traffico di armi e di rifiuti tossici che avrebbe visto, tra l'altro, la complicità dei servizi segreti italiani e di alte istituzioni italiane:[1][1][2][2][3][4] Alpi avrebbe infatti scoperto un traffico internazionale di rifiuti tossici prodotti nei Paesi industrializzati e dislocati in alcuni paesi africani in cambio di tangenti e di armi scambiate coi gruppi politici locali. Nel novembre precedente l'assassinio della giornalista era stato ucciso, sempre in Somalia e in circostanze misteriose, il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano.[5]

Alpi e Hrovatin furono uccisi in prossimità dell'ambasciata italiana a Mogadiscio, a pochi metri dall'hotel Hamana, nel quartiere Shibis. La giornalista e il suo operatore erano di ritorno da Bosaso, città del nord della Somalia: qui Ilaria Alpi aveva avuto modo di intervistare il cosiddetto sultano di Bosaso, Abdullahi Moussa Bogor, che riferì di stretti rapporti intrattenuti da alcuni funzionari italiani con il governo di Siad Barre, verso la fine degli anni ottanta. La giornalista salì poi a bordo di alcuni pescherecci, ormeggiati presso la banchina del porto di Bosaso, sospettati di essere al centro di traffici illeciti di rifiuti e di armi: si trattava di navi che inizialmente facevano capo ad una società di diritto pubblico somalo e che, dopo la caduta di Barre, erano illegittimamente divenute di proprietà personale di un imprenditore italo-somalo. Tornati a Mogadiscio, Alpi e Hrovatin non trovarono il loro autista personale, mentre si presentò Ali Abdi, che li accompagnò all'hotel Sahafi, vicino all'aeroporto, e poi all'hotel Hamana, dinanzi al quale avvenne il duplice delitto.

Sulla scena del crimine arrivarono subito dopo gli unici altri due giornalisti italiani presenti a Mogadiscio, Giovanni Porzio e Gabriella Simoni. Una troupe americana (un freelance che lavorava per un network americano) arrivò mentre i colleghi italiani spostavano i corpi dall'auto in cui erano stati uccisi a quella di un imprenditore italiano con cui successivamente vennero portati al Porto vecchio. Una troupe della Svizzera italiana si trovava invece all'Hotel Sahafi (dall'altra parte della linea verde) e filmò su richiesta di Gabriella Simoni - perché ci fosse un documento video - le stanze di Miran e Ilaria e gli oggetti che vennero raccolti.[6]

Ilaria Alpi venne sepolta nel Cimitero Flaminio di Roma.

Il procedimento penaleModifica

Il 18 luglio 1998 il sostituto procuratore di Roma Franco Ionta formulò la richiesta di rinvio a giudizio a carico del cittadino somalo Omar Hashi Hassan, accusato di concorso in omicidio volontario aggravato: secondo l'accusa, egli sarebbe stato alla guida della Land Rover con a bordo i componenti del commando che uccise i due giornalisti italiani. Hassan era giunto in Italia l'11 gennaio per essere ascoltato dalla Commissione Gallo in merito alle violenze asseritamente inferte da parte di alcuni militari italiani a diversi civili somali nel corso della Missione Ibis coordinata dall'ONU (UNOSOM I e II); arrivato in Italia, un altro cittadino somalo, Ahmed Ali Rage, detto Gelle, anch'egli convocato dalla procura di Roma per rendere dichiarazioni, riconobbe lo stesso Hassan come uno degli autori dell'omicidio. A seguito delle successive indagini Hassan fu rinviato a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare Alberto Macchia.

La prima udienza dibattimentale si tenne il 18 gennaio 1999 presso la Corte d'Assise di Roma; il collegio era presieduto da Gianvittore Fabbri. Nel corso del processo, alcuni dei testimoni auditi lasciarono intravedere particolari inquietanti intorno ai possibili legami tra l'assassinio della giornalista e i presunti traffici illeciti di armi e di rifiuti tossici che sarebbero intercorsi tra Italia e Somalia. Il 10 maggio, il presidente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato, Franco Frattini, intervenendo ad una trasmissione televisiva, rilevò come la questione dei traffici illeciti come possibile movente del duplice omicidio fosse "un elemento importante che sta emergendo".

Ad accusare Hassan comparve tuttavia un altro testimone chiave: Ali Abdi, l'autista che aveva accompagnato Alpi e Hrovatin dall'aeroporto di Mogadiscio all'hotel Hamana, in prossimità del quale avvenne il brutale delitto. La difesa, da parte sua, chiamò a testimoniare due cittadini somali, i quali asserirono che il giorno dell'agguato l'imputato si trovava presso Haji Ali, a duecento chilometri da Mogadiscio, per visitare un familiare gravemente malato.

La perizia della Polizia Scientifica, nel ricostruire la dinamica dell'azione criminale, stabilì che i colpi sparati dai Kalašnikov erano indirizzati alle vittime, poiché sparati a bruciapelo, a distanza ravvicinata; secondo una successiva perizia balistica, invece, i colpi sarebbero stati sparati da lontano, senza che l'omicida potesse avere consapevolezza dell'identità delle vittime.

Il 20 luglio 1999 Hassan fu assolto per non aver commesso il fatto: secondo il collegio, Hassan sarebbe stato offerto alla giustizia italiana dal presidente somalo Ali Mahdi "come capro espiatorio" per riallacciare i rapporti tra Italia e Somalia. Hassan, tuttavia, non vene immediatamente scarcerato poiché, nel frattempo, si era aperto a suo carico un processo per violenza carnale, reato asseritamente commesso a danno di una sua connazionale in Somalia. Da tale capo d'accusa sarà assolto il 26 luglio 1999.

Rispetto al duplice omicidio, invece, il processo d'appello ebbe inizio il 24 ottobre 2000, presso la Corte d'assise d'appello di Roma; il collegio era presieduto da Franco Plotino. Il secondo grado di giudizio ribaltò le conclusioni del collegio di prime cure: secondo i giudici dell'impugnazione, infatti, sia Gelle che Ali Abdi "sono da considerare attendibili ed entrambi hanno visto l'imputato a bordo della Land Rover prima della sparatoria"; Hassan, ritenuto responsabile del duplice omicidio volontario, con l'aggravante della premeditazione, fu condannato all'ergastolo. Venne inoltre disposta la misura della custodia cautelare in carcere, motivata sulla base del pericolo di fuga.

Nel frattempo, tuttavia, Gelle, figura chiave del procedimento a carico di Hassan, si era reso irreperibile, cosicché nel processo poterono essere utilizzate le dichiarazioni che egli aveva rilasciato in sede di indagini preliminari: sul presupposto che tali dichiarazioni fossero divenute irripetibili, esse poterono far ingresso tra le fonti di prova utilizzabili dal giudice, pur in difetto di qualsiasi contraddittorio con l'accusato. Inoltre, quelle stesse dichiarazioni che, secondo il giudice di primo grado, non erano comunque in grado di provare la colpevolezza di Hassan, furono invece ritenute sufficienti dal giudice d'appello. Quanto poi ad Ali Abdi, questi tornò in Somalia e fu ucciso nel giro di un breve periodo di tempo.

La sentenza fu confermata dalla Corte di cassazione, salvo nella parte in cui riconosceva l'aggravante della premeditazione; la Cassazione dispone dunque il rinvio al giudice di merito per la nuova commisurazione della pena. Il processo d'appello bis si aprì il 10 maggio 2002 davanti alla corte d'Assise d'Appello di Roma, presieduta da Enzo Rivellese: il collegio concluse per la pena di 26 anni di reclusione, senza la premeditazione e riconoscendo le attenuanti generiche come equivalenti all'aggravante del numero dei partecipanti all'agguato (essendo 7 i componenti dell'agguato).

Il 19 ottobre del 2016 la svolta. Secondo il sostituto procuratore generale analizzando le prove emerse nei confronti di Omar Hassan "ne deriva un quadro bianco senza immagini, senza niente". "E quindi - ha detto Razzi - la mia conclusione non può che essere una richiesta di assoluzione per non aver commesso il fatto". Il magistrato ha parlato di "inattendibilità" del teste Gelle. "Non esiste" ha sottolineato. Ashi Omar Hassan viene assolto dopo aver scontato 17 dei 26 anni che avrebbe dovuto scontare secondo la pena inflittagli. Il 3 luglio 2017, la procura di Roma chiede di archiviare l'inchiesta in quanto risulta impossibile accertare l'identità dei killer e il movente del duplice omicidio

I lavori della Commissione parlamentare d'inchiestaModifica

Il 23 febbraio 2006 un'apposita Commissione parlamentare d'inchiesta, dopo due anni, concluse i suoi lavori con tre relazioni contrapposte, una approvata a maggioranza e due di minoranza[7]. Durante le audizioni vennero sentiti numerosi testi a vario titolo coinvolti o a conoscenza delle dinamiche e dei fatti. Tra essi Mario Scialoja[8], ex ambasciatore italiano, che escluse o ritenne minima la possibilità di matrice fondamentalista islamica, e vari appartenenti ai servizi informativi SISMI e SISDE[9] che invece contemplarono una forte possibilità di questa matrice. La commissione, tuttavia, non avrebbe condotto i necessari approfondimenti per escludere che l'omicidio potesse essere stato commesso per le informazioni raccolte dalla Alpi sui traffici di armi e di rifiuti tossici.[10]

La commissione, sempre nella relazione di maggioranza, cercò di riscontrare l'ipotesi che l'omicidio fosse avvenuto "nell'ambito di un tentativo di rapina o di sequestro di persona conclusosi solo fortuitamente con la morte delle vittime[11], e questa tesi veniva accreditata anche in base ad un rapporto riservato di UNOSOM del 3 aprile 1994, da cui citava "è probabile che i banditi intendessero non appropriarsi del veicolo, ma rapinare due cittadini occidentali...[11]". Contestualmente veniva citato come fonte il somalo Ahmed Ali Rage, detto "Gelle", che accusava un altro somalo, Hashi Omar Hassan, di avergli raccontato che l'intenzione iniziale fosse di rapire i due giornalisti e che la situazione fosse poi degenerata nella sparatoria; Hassan venne arrestato anche sulla base di queste dichiarazioni quando arrivò in Italia per testimoniare ad un altro processo, quello sulle presunte violenze a carico di soldati del contingente italiano appartenenti alla brigata paracadutisti "Folgore"[12].

Altro movente che venne preso in considerazione fu il rancore verso gli italiani a causa di un arresto subito dallo stesso Hassan da parte proprio di un contingente della Folgore intervenuto a separare una rissa, durante il cui intervento Hassan colpì un ufficiale italiano. Ancora ad avvalorare questa ipotesi, nella relazione lunga 687 pagine, Valentino Casamenti dichiara che "i banditi liberati (dopo l'arresto da parte italiana) versavano in gravi condizioni economiche. Dovevano ripagare i loro avvocati ed avevano comunque urgente bisogno di soldi. Avevano deciso allora di sequestrare degli italiani per vendicarsi del trattamento subito dalla Folgore...[13]", anche se la giornalista Giuliana Sgrena, amica della Alpi ed arrivata a Mogadiscio subito dopo l'uccisione, nella sua audizione il 20 luglio 2005 dichiarò che "si è detto che potesse essere un sequestro, ma allora sembrava abbastanza inverosimile[14]. La stessa Sgrena fu ascoltata in merito all'ipotesi di una "ritorsione di natura economica, ovvero vendetta anti italiana o anti occidentale" insieme al giornalista di Repubblica Vladimiro Odinzoff[15], che intervistò un suo contatto somalo, un morian che aveva a suo dire partecipato alla battaglia del Pastificio e che raccontò di una banda di quindici criminali somali arrestati da un gruppo misto del Col Moschin e della polizia somala, brutalmente picchiati all'arresto e dalla polizia somala anche in carcere tanto che uno avrebbe perso l'uso delle gambe, da cui la ragione della vendetta; questa fonte, sebbene ritenuta credibile da Odinzoff e dalla Sgrena, tanto che il primo ne ricavò un articolo pubblicato su La Repubblica il 5 aprile 1994 con titolo Ilaria e Miran uccisi dalla malavita somala, sebbene nessun riscontro fosse stato trovato a supporto[16].

Nell'opposizione parlamentare ci si soffermò, invece, su alcune anomalie del modo di procedere della Commissione d'inchiesta, che potrebbero averne falsato le risultanze. Quella che nella XIV legislatura da uno dei suoi componenti (l'onorevole Enzo Fragalà) fu definita “l'unica Commissione parlamentare della storia della Repubblica che svolge sul serio l'attività di inchiesta (le altre hanno sempre fatto salotto)”[17], nel suo regolamento interno, il 3 marzo 2005 introdusse un articolo 10-bis riguardante le deliberazioni incidenti sulle libertà costituzionalmente garantite. Ciò fu presentato dal Presidente, Taormina, come la risposta ad un quesito posto da tempo in importanti scritti di costituzionalisti: quello di assicurare che la ricerca di un'azione investigativa fosse condivisa da tutte le forze politiche. In realtà, la ricchissima disamina della materia dell'articolo 82 della Costituzione riscontra un'esigenza di utilizzazione dello strumento numerico essenzialmente ad altro fine (quello dei maggiori o minori quorum da raggiungere per istituire una Commissione di inchiesta). Poco o nulla si rinviene, invece, sulla questione delle deliberazioni della Commissione d'inchiesta, che in tempi di consensualismo antico decidevano all'unanimità le modalità di esercizio dei loro poteri istruttori.

Nella relazione conclusiva della Commissione di cui era presidente, Taormina sostenne che la norma regolamentare in questione opera “da un punto di vista dei rapporti con i terzi, il rafforzamento delle garanzie del cittadino attinto da un provvedimento, il quale sarà posto in essere solo in quanto risultato positivo al giudizio di legittimità, di merito nonché di opportunità politica effettuato da tutti i membri dell'organismo parlamentare presenti in seduta”. Ma l'unica, vera garanzia è l'esistenza di un organo terzo cui affidare il controllo, in ordine alla riconducibilità della fattispecie al parametro di riferimento offerto dalla Costituzione. Nella successiva legislatura una norma che seguiva la medesima struttura e finalità - anche se prevedeva non l'unanimità dei presenti ma la maggioranza dei due terzi dei componenti - fu proposta all'interno della legge istitutiva di una Commissione di inchiesta, quella antimafia. Infine, il presidente Taormina sosteneva che “la brutalità dei numeri è certamente qualcosa che cozza con l'esigenza dell'accertamento dei fatti”[18].

In data 11 febbraio 2008 la Corte Costituzionale, adita in sede di conflitto di attribuzione, stabilì che:

« [...]non spettava alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin adottare la nota del 21 settembre 2005 (prot. n. 2005/0001389/SG-CIV), con la quale è stato opposto il rifiuto alla richiesta, avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma, di acconsentire allo svolgimento di accertamenti tecnici congiunti sull'autovettura corpo di reato, e annulla, per l'effetto, tale atto.[19] »

Nel gennaio 2011 la Commissione parlamentare annuncia la riapertura delle indagini sul caso.[20] Il 5 settembre 2012, come già su un articolo de l'Unità del 7 febbraio 2006, Carlo Taormina ha dichiarato: «Ilaria Alpi è morta a causa di una rapina. Era in vacanza non stava facendo nessuna inchiesta, la commissione che presiedevo lo ha accertato. Ho un documento che manterrò privato per rispetto alla sua memoria che racconta tutta un'altra storia»[21].

Tributi e riconoscimentiModifica

Opera alla memoriaModifica

  • Dal 1995 si assegna ogni anno a Riccione il Premio Ilaria Alpi alle migliori inchieste televisive italiane dedicate ai temi della pace e della solidarietà.
  • Nel 1997 i Gang le hanno dedicato la canzone Chi ha ucciso Ilaria Alpi? contenuta nell'album Fuori dal controllo, mentre nel 2010 i Pooh hanno scritto la canzone Reporter, struggente ballata contenuta nell'album Dove comincia il sole e dedicata a Ilaria e a una sua illustre collega, Oriana Fallaci.
  • Il film del 2003 Ilaria Alpi - Il più crudele dei giorni di Ferdinando Vicentini Orgnani ripercorre questa tragica storia.
  • Nel 2007 debutta al Premio Ilaria Alpi il monologo di teatro civile "La Vacanza" che ricostruisce il caso Alpi/Hrovatin. Scritto e recitato da Marina Senesi, attrice e voce di Radio 2 Caterpillar in collaborazione con Sabrina Giannini, autrice e giornalista di Report. Il testo è stato rappresentato ogni anno nel mese di marzo fino al raggiungimento del ventennale dell'uccisione di Ilaria e Miran (2014)
  • Nel maggio 2009 Daniele Biacchessi scrive la storia di Ilaria Alpi nel suo libro Passione reporter.
  • Nel 2011 Spartaco Gippoliti e Giovanni Amori, zoologi italiani, esperti di conservazione dei mammiferi, hanno dedicato il nome scientifico di una nuova specie di Mammifero della famiglia Bathyergidae ad Ilaria Alpi: Fukomys ilariae[22].
  • L'ONG Emergency le ha intitolato il centro chirurgico di Battambang, in Cambogia. Le sono poi state intitolate numerose strade, oltre a parchi, scuole, biblioteche e altri luoghi pubblici[23].
  • Nel maggio del 2011 il Liceo Scientifico del comune di Rutigliano in provincia di Bari, in occasione dell'ottenimento dell'autonomia, è stato intitolato alla giornalista tragicamente scomparsa.[24]
  • Il 26 aprile 2012 il comune di Velletri in provincia di Roma, intitola ad Ilaria Alpi un grande viale cittadino alla presenza della madre e di altri familiari della giornalista scomparsa.[25]
  • Il 20 marzo 2014 esattamente venti anni dopo la scomparsa, Rai 3 ha ricordato le figure di Ilaria e Miran attraverso uno speciale in prima serata, condotto da Andrea Vianello, chiamato La strada della verità, in cui sono state raccontate, anche grazie alle testimonianze, le ricostruzioni e i racconti dei vari ospiti in studio, le ultime ore di vita dei due giornalisti inviati in Somalia.[26]
  • Il 21 novembre 2014 Luciana Riccardi, madre di Ilaria, ha scritto una lettera ai vertici dell'associazione e del premio Ilaria Alpi in cui, dimettendosi da socio, chiede di chiudere il premio giornalistico perché non è stata fatta giustizia sulla morte della figlia "questo impegno con l'andare degli anni è divenuto particolarmente oneroso, anche per l'amarezza che provo nel constatare che, nonostante il nostro impegno, le indagini in sede giudiziaria non hanno portato alcun risultato".[27]
  • Nell'album Sguardi, pubblicato nel 2016 dal cantautore Milo Brugnara, è presente il brano Ilaria, dedicato ad Ilaria Alpi[28]
  • 29 marzo 2017: esce il film d'animazione Somalia94 - Il caso Ilaria Alpi di Marco Giolo, che ripercorre le ultime settimane di vita della giornalista e del cameraman Miran Hrovatin.
  • Il 29 aprile 2017 a Desenzano del Garda è stato inaugurato alla memoria di Ilaria Alpi un parco comunale di circa 5 mila metri (Parco Ilaria Alpi).

Targhe e premiModifica

  • 1994, Targa, Comunità Aperta, Riccione
  • 1994, Targa, Premio Nazionale alla Professionalità, Serrone, Fiuggi
  • 1995, Targa, Ordine dei Giornalisti, Torino
  • 1994, Premio, Penne Pulite, Sarteano, Siena
  • 2005, Premio, Antonio Russo, Francavilla al mare, Chieti
  • 2003, Premio, Mario de Murtas, Alghero
  • 1995, Premio, Il libro, fiera internazionale, Messina
  • Targa, Circoscrizione VIII, Roma
  • 1994, Premio, Nazionale Chia per la cronaca fotografica e televisiva, Chia, Cagliari
  • 1994, Premio, Prof. G.Moscati, Casanova, Caserta
  • 1995, Premio, Professionale Reporter: l'immagine del giornalismo nel cinema.
  • 1995, Premio giornalistico Roberto Ghinetti, San Miniato, Pisa
  • 1994, Targa, Ricordo Serming
  • 1994, Premio giornalistico, Rotary Club - Carlo Casalegno, Roma
  • 2003, Premio giornalistico, Andrea Barbato, Mantova
  • 2003, 04, 05, Premio giornalistico, Camera dei deputati
  • Concorso giornalistico, Roma per Roma, Campidoglio
  • 1995, Premio, Antonino Buttitta, Messina
  • Cittadinanza onoraria e Medaglia d'oro, Sesto San Giovanni, Milano
  • 2014, Targa. Il Liceo Linguistico Statale di Cesena diventa ''Liceo Linguistico Ilaria Alpi''

NoteModifica

  1. ^ a b c L’ultimo viaggio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin in Somalia e quell’ombra di Gladio, in Il Fatto Quotidiano, 25 marzo 2012. URL consultato il 23 ottobre 2016.
  2. ^ a b c Ilaria Alpi, 20 anni fa l’omicidio della giornalista e di Miran Hrovatin in Somalia, in Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2014. URL consultato il 23 ottobre 2016.
  3. ^ Andrea Palladino, “Caso Alpi-barre d’uranio”: dossier dei servizi negli atti parlamentari segreti, in Il Fatto Quotidiano, 18 marzo 2014. URL consultato il 23 ottobre 2016.
  4. ^ Armi e rifiuti tossici: Ilaria Alpi, il martirio della verità
  5. ^ Rassegna stampa su ilariaalpi.it
  6. ^ i due video e la dinamica sono descritti nella parte finale del documentario La strada della verità su rai 3 dell'11 aprile 2015
  7. ^ Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin - Documenti approvati, su Parlamento italiano.
  8. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 436.
  9. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 437.
  10. ^ Toxic Somalia di Paul Moreira
  11. ^ a b Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 440.
  12. ^ Alpi-Hrovatin, il caso | Ilariaalpi.it
  13. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 443.
  14. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 442.
  15. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 444 (intestazione del paragrafo della relazione).
  16. ^ Comm. parlamentare - Relazione di maggioranza, p. 446.
  17. ^ Dichiarazioni dell'Onorevole Enzo Fragalà, 3 marzo 2005, Bollettino delle Giunte e Commissioni della Camera dei deputati
  18. ^ Camera dei deputati, Bollettino delle giunte e commissioni, 9 febbraio 2005, pag. 7
  19. ^ Sentenza depositata 13 febbraio 2008), n. 26
  20. ^ Caso Ilaria Alpi, nuove indagini legate alla "nave dei veleni", su Rainews24, 18 gennaio 2011.
  21. ^ Taormina: «Ilaria Alpi era in vacanza», su italia - Il Secolo XIX, 5 settembre 2012.
  22. ^ Spartaco Gippoliti e Giovanni Amori, A new species of mole-rat (Rodentia, Bathyergidae) from the Horn of Africa (PDF), in Zootaxa, nº 2918, Magnolia Press, 2011, pp. 39-46.
  23. ^ Premio Ilaria Alpi, su ilariaalpi.it - Osservatorio sull'informazione.
  24. ^ Intitolato a Ilaria Alpi il liceo scientifico di Rutigliano, su ilariaalpi.it - Osservatorio sull'informazione.
  25. ^ Velletri,Ilaria Alpi prende il posto dell'ex podestà Cesare Cesaroni, su ilariaalpi.it - Osservatorio sull'informazione.
  26. ^ “La strada della verità”. Giovedì 20 marzo su Rai3 prima serata dedicata ai 20 anni dell’assassinio Alpi-Hrovatin, su Articolo 21, 19 marzo 2014.
  27. ^ ANSA, Il premio Ilaria Alpi non è utile, INTERNAZIONALE, 19 dicembre 2014.
  28. ^ https://www.youtube.com/watch?v=41Z6FxSkhw4

BibliografiaModifica

  • Giorgio e Luciana Alpi, Mariangela Gritta Grainer, Maurizio Torrealta, L'esecuzione: inchiesta sull'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Milano, Kaos, 1999, ISBN 978-88-7953-078-1.
  • Gigliola Alvisi, Ilaria Alpi. L'eroina che voleva raccontare l'inferno, Milano, Rizzoli, 2014, pp. 154, ISBN 978-88-17-07191-8.
  • Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin - Relazione conclusiva, Relatore: Carlo Taormina, Doc. XXII-bis n. 1, 23 febbraio 2006.
  • Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin - Relazione di minoranza, Presentata da: Mauro Bulgarelli, Doc. XXII-bis n. 1-bis, 28 febbraio 2006.
  • Fulvia Degli Innocenti,"Il coraggio di Ilaria" ed Pratibianchi
  • Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin - Relazione di minoranza, Presentata da: Raffaello De Brasi, Carmen Motta, Raffaella Mariani, Roberta Pinotti, Elettra Deiana, Rosy Bindi e Domenico Tuccillo, Doc. XXII-bis n. 1-ter, 23 febbraio 2006.
  • Marco Rizzo e Francesco Ripoli, "Il prezzo della verità" ed Becco giallo
  • Roberto Scardova, Carte false - L'assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: quindici anni senza verità, Milano, Ambiente, 2009, ISBN 978-88-96238-05-9.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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