Indice globale della fame

L'Indice globale della fame (o GHI, Global Hunger Index) è uno strumento multi-statistico che misura il livello di fame in oltre cento Paesi al mondo. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame e viene calcolato annualmente, con i risultati raccolti in un report pubblicato ogni anno nel mese di ottobre.

Indice Globale della Fame 2021 per gravità

L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'International Food Policy Research Institute (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide. L'edizione 2018 è frutto di un progetto congiunto di Welthungerhilfe e Concern Worldwide, mentre IFPRI ha fatto un passo indietro rispetto al suo coinvolgimento nel report.

Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi.[1][2][3][4][5][6][7][8][9][10][11][12][13][14][15]

L'Indice Globale della Fame 2021 - il sedicesimo di una serie annuale - presenta una misurazione multidimensionale della fame nazionale, regionale e globale, riassunta in un punteggio numerico che rende conto dei diversi aspetti della fame. Il GHI 2021 mostra che in molti Paesi e a livello globale la fame e la malnutrizione sono diminuite dal 2000, ma in alcune parti del mondo i due fenomeni persistono o si sono addirittura aggravati.

Il rapporto 2021 indaga, inoltre, il legame a doppio filo fra fame e conflitti, che rappresentano una delle principali cause della fame nel mondo. Insieme ai conflitti, anche i cambiamenti climatici e la pandemia di COVID-19 rappresentano un cocktail tossico responsabile di un elevato aumento del rischio di fame e malnutrizione a livello globale, aggravando l'insicurezza alimentare di milioni di persone.[15]

Focus anno per annoModifica

Ogni anno, l'Indice Globale della Fame presenta un focus specifico:

  • Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010).[3]
  • Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011).[4]
  • Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012).[5]
  • Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la malnutrizione (2013).[6]
  • La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014).[7]
  • La relazione tra fame e conflitti armati (2015).[8]
  • Il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile "Fame Zero" entro il 2030 (2016).[9]
  • Le sfide di fame e disuguaglianza (2017).[10]
  • Migrazione forzata e fame (2018).[11]
  • La sfida della fame e del cambiamento climatico (2019).[12]
  • 10 anni all’obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibili (2020).[14]
  • Fame e sistemi alimentari in contesti di conflitto (2021).[15]

Calcolo dell'IndiceModifica

I punteggi di GHI si basano sui valori di 4 indicatori:

  1. Denutrizione: la percentuale di popolazione con insufficiente assunzione calorica;
  2. Deperimento infantile: la percentuale di bambini sotto i cinque anni che hanno un peso insufficiente per la loro altezza, che è indice di sottonutrizione acuta;
  3. Arresto della crescita infantile: la percentuale di bambini sotto i cinque anni che hanno un’altezza insufficiente per la loro età, indice di sottonutrizione cronica;
  4. Mortalità infantile: il tasso di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni, che riflette parzialmente la fatale combinazione di un’alimentazione insufficiente e di ambienti insalubri.[15]

Sulla base dei valori dei quattro indicatori, il GHI assegna alla fame un valore da 0 a 100, dove 0 è il risultato migliore (assenza di fame) e 100 è il peggiore, anche se nessuno dei due estremi viene mai raggiunto nella realtà. Di conseguenza, più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese.

Il livello di fame di ogni Paese è classificato su una scala di gravità che va da basso a estremamente allarmante, secondo i seguenti intervalli di valori:

Scala di Gravità GHI
Livello Valori
Basso ≤ 9,9
Moderato 10 - 19,9
Grave 20 - 34,9
Allarmante 35 - 49,9
Estremamente allarmante ≥ 50

I dati per il calcolo dei punteggi provengono da fonti Nazioni Unite (FAO, OMS, UNICEF e Gruppo inter-agenzie per la stima della mortalità infantile UN IGME), dalla Banca Mondiale (World Bank) e dalle Indagini demografiche e sanitarie (Demographic and Health Surveys, DHS).

Nel 2021, sono stati valutati i dati per 135 Paesi. Di questi, c'erano dati sufficienti per calcolare i punteggi di GHI 2021 per 116 Paesi e per classificarli. Per 19 Paesi non è stato possibile calcolare i singoli punteggi e determinarne la posizione in classifica per mancanza di dati. Ove possibile, il livello di fame di questi Paesi è stato designato provvisoriamente per gravità: in 1 Paese è designato come basso, 6 come grave, 4 come allarmante. Infine, per 7 Paesi non è stato possibile stabilire alcuna designazione provvisoria.[15]

Tendenze globali e regionaliModifica

Nel 2021, la fame in tutto il mondo, rappresentata da un punteggio globale GHI di 17,9, è a un livello moderato, in calo rispetto a un punteggio GHI del 2000 di 28,2, classificato come grave.

Tuttavia, anche se i punteggi di GHI evidenziano un declino della fame globale rispetto al 2000, i progressi stanno rallentando. Se tra il 2006 e il 2012 il punteggio mondiale di GHI è sceso di 4,7 punti, passando da 25,1 a 20,4, dal 2012 è diminuito di soli 2,5 punti. Dopo decenni di declino, la prevalenza mondiale della denutrizione – uno dei quattro indicatori usati per calcolare i punteggi di GHI – sta aumentando. Questo cambiamento può essere un’avvisaglia di ulteriori inversioni di tendenza in altri indicatori della fame.

Inoltre, la fame varia enormemente da regione a regione. Sia in Africa a sud del Sahara che in Asia meridionale, la fame è grave. L’Africa a sud del Sahara ha i tassi di denutrizione, arresto della crescita infantile e mortalità infantile più alti al mondo. L’alto livello di fame dell’Asia meridionale è dovuto in gran parte alla sottonutrizione infantile, specificamente misurata dal deperimento. Invece, nelle regioni Europa e Asia centrale, America Latina e Caraibi, Asia orientale e Sud-est asiatico, Asia occidentale e Africa settentrionale, la fame è a livello basso o moderato.

In base alle attuali proiezioni del GHI, il mondo nel suo complesso e 47 Paesi in particolare non riusciranno a ridurre la fame a un livello basso entro il 2030. Recenti proiezioni della FAO confermano questi risultati: prendendo in considerazione gli effetti della pandemia di COVID-19, si prevede che nel 2030 ci saranno 657 milioni di persone denutrite (quasi l’8% della popolazione mondiale), circa 30 milioni in più rispetto a uno scenario in cui non si fosse verificata la pandemia. Analogamente, il mondo non è neppure vicino a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) sulla nutrizione infantile. Solo il 25% dei Paesi sembra in grado di dimezzare il numero di bambini affetti da arresto della crescita entro il 2030 e solo il 28% di far scendere il deperimento infantile al di sotto del 3% e mantenerlo a questo livello. Secondo le ultime proiezioni sulla mortalità infantile, 53 Paesi devono accelerare i progressi se vogliono raggiungere l’SDG di portare i tassi di mortalità dei bambini di età inferiore ai cinque anni al di sotto del 2,5% entro il 2030.

Graduatoria 2021[15]Modifica

Paesi con punteggio di GHI 2021 inferiore a 5, classificati collettivamente come 1-18B
PosizioneA Paese Continente 2000 2006 2012 2021 Livello di fame 2021
1-18B   Bielorussia Europa <5 <5 <5 <5 basso
  Bosnia Erzegovina Europa 9,3 6,7 <5 <5 basso
  Brasile America 11,3 6,3 <5 <5 basso
  Cile America <5 <5 <5 <5 basso
  Cina Asia 13,6 9,5 <5 <5 basso
  Croazia Europa <5 <5 <5 <5 basso
  Cuba America <5 <5 <5 <5 basso
  Estonia Europa 5,9 <5 <5 <5 basso
  Kuwait Asia <5 <5 <5 <5 basso
  Lettonia Europa 7,0 <5 <5 <5 basso
  Lituania Europa 6,1 <5 <5 <5 basso
  Montenegro Europa - 5,5 <5 <5 basso
  Macedonia del Nord Europa 7,5 7,7 <5 <5 basso
  Romania Europa 8,0 5,5 <5 <5 basso
  Serbia Europa - 6,1 5,3 <5 basso
  Slovacchia Europa 6,0 5,3 <5 <5 basso
  Turchia Asia 10,1 6,3 <5 <5 basso
  Uruguay America 7,5 6,8 <5 <5 basso
Paesi con punteggio di GHI 2021 superiore a 5
PosizioneA Paese Continente 2000 2006 2012 2021 Livello di fame 2021
19   Argentina America 6,4 5,6 5,2 5,3 basso
19   Costa Rica America 7,0 5,5 <5 5,3 basso
21   Uzbekistan Asia 24,3 16,6 9,5 5,9 basso
22   Tunisia Africa 10,3 7,8 7,0 6,0 basso
23   Bulgaria Europa 8,6 8,1 7,8 6,1 basso
23   Mongolia Asia 30,2 23,4 12,8 6,1 basso
25   Russia Europa 10,1 7,1 6,4 6,2 basso
25   Albania Europa 20,7 15,9 8,8 6,2 basso
27   Georgia Asia 12,3 8,8 <5 6,3 basso
28  Kazakistan Asia 11,2 12,3 8,1 6,4 basso
29   Arabia Saudita Asia 11,0 12,1 8,2 6,8 basso
29   Ucraina Europa 13,0 7,1 6,9 6,8 basso
31   Algeria Africa 14,5 11,7 8,9 6,9 basso
32   Armenia Asia 19,3 13,3 10,4 7,2 basso
33   Azerbaigian Asia 25,0 15,9 10,6 7,5 basso
33   Paraguay America 11,7 11,6 9,5 7,5 basso
35   Iran Asia 13,5 8,9 8,1 7,7 basso
36   Repubblica Dominicana America 15,1 13,2 10,2 8,0 basso
36   Perù America 20,6 16,4 9,2 8,0 basso
38   Giordania Asia 10,8 8,1 8,5 8,3 basso
39   Messico America 10,2 8,6 7,8 8,5 basso
40   Figi Oceania 9,6 9,0 8,1 8,6 basso
40   Giamaica America 8,6 9,0 9,1 8,6 basso
40   Kirghizistan Asia 18,3 13,9 11,7 8,6 basso
43   Marocco Africa 15,5 17,5 9,6 8,8 basso
44   Colombia America 10,9 11,4 9,3 8,9 basso
44   El Salvador America 14,7 12,0 10,4 8,9 basso
44   Panama America 18,7 15,0 10,1 8,9 basso
44   Trinidad e Tobago America 11,0 11,3 10,8 8,9 basso
48   Libano Asia 11,6 13,2 12,3 9,7 basso
48   Turkmenistan Asia 20,1 14,8 11,9 9,7 basso
ND   Moldavia* Europa - - - 0 - 9,9* basso
50   Suriname America 15,1 11,4 10,4 10,4 moderato
51   Guyana America 17,1 15,6 12,1 10,7 moderato
52   Capo Verde Africa 15,4 11,9 12,3 10,8 moderato
53   Thailandia Asia 18,5 12,3 12,4 11,7 moderato
54   Mauritius Africa 15,2 14,0 13,0 12,2 moderato
55   Oman Asia 14,7 13,8 11,6 12,3 moderato
56   Egitto Africa 16,3 14,4 15,2 12,5 moderato
57   Bolivia America 27,7 23,3 15,6 12,7 moderato
58   Honduras America 21,8 19,6 13,8 12,8 moderato
58   Malesia Asia 15,4 13,7 12,4 12,8 moderato
60   Sudafrica Africa 18,1 17,6 12,7 12,9 moderato
61   Vietnam Asia 26,3 21,8 16,0 13,6 moderato
62   Ecuador America 19,7 18,9 12,8 14,0 moderato
62   Nicaragua America 22,3 22,0 17,9 14,9 moderato
64   Ghana Africa 28,4 22,0 17,9 14,9 moderato
65   Sri Lanka Asia 21,9 20,0 20,6 16,0 moderato
66   Senegal Africa 34,0 24,1 19,2 16,3 moderato
67   Gabon Africa 21,0 20,4 18,6 16,6 moderato
68   Filippine Asia 25,0 20,4 20,5 16,8 moderato
69   Cambogia Asia 41,1 27,1 24,2 17,0 moderato
69   eSwatini Africa 24,5 23,2 21,8 17,0 moderato
71   Myanmar Asia 39,8 31,6 22,9 17,5 moderato
72   Gambia Africa 29,0 27,5 22,1 17,6 moderato
73   Indonesia Asia 26,1 29,5 23,0 18,0 moderato
74   Camerun Africa 35,7 30,9 23,1 18,6 moderato
75   Isole Salomone Oceania 20,0 18,2 20,2 18,8 moderato
76   Bangladesh Asia 34,0 28,9 28,6 19,1 moderato
76   Nepal Asia 37,4 30,9 23,1 19,1 moderato
78   Laos Asia 44,1 31,9 25,7 19,5 moderato
79   Guatemala America 28,4 24,6 22,0 19,6 moderato
ND   Tajikistan* Asia - - - 10 - 19,9* moderato
80   Namibia Africa 25,3 25,8 26,6 20,2 grave
81   Malawi Africa 43,1 33,5 26,2 21,3 grave
82   Benin Africa 34,0 27,7 24,0 22,2 grave
82   Venezuela America 14,6 11,2 7,4 22,2 grave
84   Costa d'Avorio Africa 33,3 37,1 30,0 22,3 grave
85   Mauritania Africa 31,9 28,9 23,6 22,6 grave
86   Iraq Asia 23,9 23,9 27,5 22,8 grave
87   Kenya Africa 36,7 31,2 25,4 23,0 grave
88   Botswana Africa 26,7 26,2 24,3 23,2 grave
89   Togo Africa 39,1 36,5 25,3 23,7 grave
90   Etiopia Africa 53,5 43,4 33,4 24,1 grave
91   Burkina Faso Africa 44,9 35,8 29,7 24,5 grave
92   Mali Africa 41,7 36,8 24,8 24,7 grave
92   Pakistan Asia 36,7 33,1 32,1 24,7 grave
92   Tanzania Africa 40,6 33,6 29,1 24,7 grave
95   Sudan Africa - - 29,8 25,1 grave
96   Corea del Nord Asia 39,5 33,1 29,1 25,2 grave
97   Angola Africa 65,0 46,9 27,8 26,0 grave
98   Ruanda Africa 49,3 38,3 31,0 26,4 grave
99   Gibuti Africa 44,3 36,9 35,4 27,4 grave
99   Lesotho Africa 32,5 29,6 24,6 27,4 grave
101   India Asia 38,8 37,4 28,8 27,5 grave
102   Papua Nuova Guinea Oceania 33,6 30,3 33,7 27,8 grave
103   Afghanistan Asia 50,9 42,7 34,8 28,3 grave
103   Nigeria Africa 39,5 32,5 30,4 28,3 grave
105   Repubblica del Congo Africa 34,9 34,6 28,5 30,3 grave
106   Mozambico Africa 48,0 38,2 31,5 31,3 grave
106   Sierra Leone Africa 57,7 52,7 34,7 31,3 grave
107   Timor Est Asia - 46,1 36,2 32,4 grave
109   Haiti America 42,0 43,6 35,2 32,8 grave
110   Liberia Africa 48,1 40,0 35,0 33,3 grave
ND   Guinea* Africa - - - 20 - 34,9* grave
ND   Guinea-Bissau* Africa - - - 20 - 34,9* grave
ND   Niger* Africa - - - 20 - 34,9* grave
ND   Uganda* Africa - - - 20 - 34,9* grave
ND   Zambia* Africa - - - 20 - 34,9* grave
ND   Zimbabwe* Africa - - - 20 - 34,9* grave
111   Madagascar Africa 42,8 41,6 34,3 36,3 allarmante
112   Repubblica Democratica del Congo Africa 50,6 45,3 42,3 39,0 allarmante
113   Ciad Africa 50,8 51,3 45,3 39,6 allarmante
114   Repubblica Centrafricana Africa 48,9 48,0 40,5 43,0 allarmante
115   Yemen Asia 41,0 38,8 38,4 45,1 allarmante
ND   Burundi* Africa - - - 35 - 49,9* allarmante
ND   Comore* Africa - - - 35 - 49,9* allarmante
ND   Sud Sudan* Africa - - - 35 - 49,9* allarmante
ND   Siria* Asia - - - 35 - 49,9* allarmante
116   Somalia Africa 58,1 57,9 65,1 50,8 estremamente allarmante

Nota: non è possibile fare comparazioni accurate tra i posizionamenti e i punteggi di GHI di questa tabella e quelli dei precedenti rapporti (si veda l'appendice A dell'Indice Globale della Fame 2021).[15]

Per il GHI 2021, i dati sono stati valutati per 135 Paesi. Di questi, c'erano dati sufficienti per calcolare i punteggi di GHI 2021 per 116 Paesi e per classificarli (a titolo di confronto, la disponibilità di dati ha permesso di classificare 107 Paesi nel rapporto del 2020).

— = Dati non disponibili o non presentati. Alcuni Paesi non esistevano nei loro confini attuali nell'anno o periodo di riferimento.

* Per 19 Paesi non è stato possibile calcolare i singoli punteggi e determinarne la posizione in classifica per mancanza di dati. Ove possibile, il livello di fame di questi Paesi è stato designato provvisoriamente per gravità: in 1 Paese è designato come basso, 6 come grave e 4 come allarmante. Per 7 Paesi non è stato possibile stabilire alcuna designazione provvisoria (si veda Box 1.3 dell'Indice Globale della Fame 2021).[15]

A) Classificazione basata sui punteggi di GHI 2021. Paesi con lo stesso punteggio di GHI 2021 sono classificati nella stessa posizione (per esempio Argentina e Costa Rica sono entrambi classificati come 19°).

B) Ai 18 Paesi con un punteggio di GHI inferiore a 5 non è assegnata una posizione individuale, ma sono classificati tutti insieme nelle posizioni 1–18. Le differenze tra i loro punteggi sono minime.

Focus rapporto GHI 2021 - Fame e sistemi alimentari in contesti di conflittoModifica

Conflitti, pandemia e cambiamento climatico rischiano di cancellare i seppur lenti progressi compiuti negli ultimi anni verso l'obiettivo "Fame Zero", delineato nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Dopo anni di declino, nel 2020 la percentuale di popolazione denutrita nel mondo è tornata a salire: sono 155 milioni le persone in stato di insicurezza alimentare acuta, 20 milioni in più rispetto al 2019. La lotta alla fame nel mondo registra di conseguenza una battuta d'arresto. Secondo l'Indice Globale della Fame 2021, in 47 Paesi in particolare la fame resta eccezionalmente elevata e con scarse di possibilità di ridurla a livelli bassi entro la fine del decennio.

Lo stato della fame nel mondoModifica

I progressi sul fronte della lotta alla fame arrancano, Se fra il 2006 e il 2012 il punteggio mondiale di GHI è sceso di 4,7 punti, negli ultimi nove anni è diminuito di soli 2,5 punti.

Africa subsahariana e Asia meridionale sono le regioni con i livelli di fame più alti al mondo, con un punteggio di GHI rispettivamente di 27,1 e 26,1 (fame grave). La prima in particolare registra tassi di denutrizione, arresto della crescita infantile e mortalità infantile più alti al mondo. Il tasso di denutrizione è passato dal 19,6% del periodo 2014-2016 al 21,8% del periodo 2018-2020. Un terzo dei bambini soffre ancora di arresto della crescita. Ancora più preoccupante è che l'Africa è l'unica regione del mondo per la quale si prevede un aumento delle persone denutrite da qui al 2030. L'alto livello di fame in Asia meridionale deriva invece perlopiù dal dato della malnutrizione infantile.

Tra i Paesi con il punteggio di GHI più alto, la Somalia registra un livello di fame estremamente allarmante (50,8 punti) ed è seguita da nove Paesi con un livello allarmante: Ciad, Madagascar, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Yemen, Burundi, Comore, Siria e Sud Sudan.

Conflitti principale causa della fameModifica

I conflitti armati, sempre più numerosi e prolungati, rappresentano la principale causa della fame nel mondo. Nel 2020, i conflitti attivi erano 169 e otto dei dieci Paesi con livelli di fame allarmanti o estremamente allarmanti coincidono con Paesi dilaniati da guerre e conflitti interni: dalla Repubblica Democratica del Congo alla Nigeria, dal Sud Sudan alla Siria fino a Yemen e Somalia. Fame e guerra sono legate a doppio filo. I conflitti violenti hanno un forte impatto sui sistemi alimentari, pregiudicandone ogni aspetto, dalla produzione al consumo. Inoltre, l'insicurezza alimentare duratura è fra le principali eredità di una guerra e, allo stesso tempo, l'aumento dell'insicurezza alimentare può condurre a conflitti violenti.

La pandemia da COVID-19Modifica

Sebbene non siano ancora pienamente apprezzabili gli effetti della pandemia sull'aumento della fame, ad oggi emerge però che lo shock economico che ne è derivato ha pregiudicato la sicurezza alimentare. Si stima che il numero di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta sia infatti aumentato di quasi 20 milioni nel 2020 rispetto all'anno precedente. Secondo la FAO, per effetto della pandemia nel 2030 le persone denutrite saranno 657 milioni, circa 30 milioni in più.

RaccomandazioniModifica

Il successo del Vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari, recentemente concluso, dovrebbe essere giudicato in base alla sua capacità di generare azioni concrete e trasformative a lungo termine per raggiungere l’obiettivo Fame Zero, per rispettare, proteggere e soddisfare il diritto umano al cibo e per non lasciare nessuno indietro di fronte ai conflitti, ai cambiamenti climatici e alla pandemia di COVID-19. Sebbene i conflitti richiedano, in ultima analisi, soluzioni politiche e cambiamenti sociali, l’inclusione di un’ottica di costruzione della pace nella creazione di sistemi alimentari resilienti e di un’ottica di sicurezza alimentare nella costruzione della pace può contribuire a promuovere sia una sicurezza alimentare e nutrizionale sostenibile che una pace duratura.

Le raccomandazioni dell'Indice Globale della Fame 2021 sono:

  1. Rafforzare i sistemi alimentari per contrastare gli effetti dei conflitti e dei cambiamenti climatici e simultaneamente garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale;
  2. Basare gli interventi su una comprensione approfondita del contesto e rafforzare le iniziative inclusive e locali;
  3. Impegnarsi in una pianificazione e un finanziamento flessibili, intersettoriali, pluriennali e basati sulle necessità;
  4. Affrontare i conflitti a livello politico, rafforzare il diritto internazionale e garantire la punibilità delle violazioni dei diritti;
  5. Indicare la via per cambiare radicalmente i sistemi alimentari.[15]

Focus rapporto GHI 2020 - 10 anni all’Obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibiliModifica

Gli eventi del 2020 stanno mettendo a nudo molte delle vulnerabilità del sistema alimentare mondiale in modi che stanno diventando impossibili da ignorare. Tuttavia, adottando un approccio integrato alla salute e alla sicurezza alimentare e nutrizionale, potrebbe essere ancora possibile raggiungere la Fame Zero entro il 2030. Un approccio One Health, che si basa sul riconoscimento delle interconnessioni tra gli esseri umani, gli animali, le piante e il loro ambiente condiviso, nonché sull’importanza di relazioni commerciali eque, affronterebbe le varie crisi che affrontiamo in modo olistico e contribuirebbe a prevenire future crisi sanitarie, a ripristinare un pianeta sano e a porre fine alla fame.

L’approccio One Health mette a fuoco una serie di punti deboli: la fragilità dei sistemi alimentari globalizzati; lo scarso investimento negli agricoltori locali, associazioni di agricoltori e catene del valore orientate ai piccoli proprietari terrieri; l'aumento dei tassi di malattie non trasmissibili legate all'alimentazione; le risposte alle emergenze che disturbano i sistemi alimentari locali; il pesante costo ambientale dei sistemi alimentari, l'inadeguata protezione sociale per gran parte della popolazione mondiale; l'ingiusta governance alimentare globale, comprese le ingiuste politiche commerciali e di aiuto; e la mancanza di una proprietà fondiaria sicura, che si traduce in insicurezza alimentare per le comunità rurali, le popolazioni indigene, le donne e i gruppi emarginati.

Per garantire il diritto a un'alimentazione adeguata e nutriente per tutti e raggiungere la Fame Zero entro il 2030, dobbiamo affrontare la salute e la sicurezza alimentare e nutrizionale in un modo che consideri la salute umana, animale e ambientale e le relazioni commerciali eque in modo olistico.

Le istituzioni multilaterali, i governi, le comunità e gli individui devono intraprendere una serie di azioni a breve e lungo termine, tra cui sostenere la produzione e la fornitura di cibo, garantire misure di protezione sociale, rafforzare le catene di approvvigionamento alimentare regionali, rivedere il cibo, la salute e i sistemi economici attraverso le lenti di One Health per tracciare un percorso di recupero ambientale, e lavorare per un'economia alimentare circolare che ricicli sostanze nutritive e materiali, rigeneri i sistemi naturali ed elimini gli sprechi e l'inquinamento.

Focus rapporto GHI 2019 - La sfida della fame e del cambiamento climaticoModifica

Il rapporto GHI del 2019 rileva che il cambiamento climatico sta rendendo sempre più difficile nutrire la popolazione umana in modo adeguato e sostenibile. Il cambiamento climatico ha impatti negativi diretti

e indiretti sulla sicurezza alimentare e sulla fame attraverso cambiamenti nella produzione e disponibilità di cibo, nell'accesso, nella qualità, nell'utilizzo e nella stabilità dei sistemi alimentari.

Inoltre, il cambiamento climatico può contribuire ai conflitti, specialmente nelle regioni vulnerabili e a rischio di insicurezza alimentare, creando una doppia vulnerabilità per le comunità: fardello che va ben oltre la loro capacità di far fronte agli shock.

Il cambiamento climatico solleva quattro disuguaglianze chiave collegate al nesso tra cambiamento climatico e sicurezza alimentare: 1. il grado di responsabilità nel causare il cambiamento climatico; 2. gli impatti intergenerazionali del cambiamento climatico; 3. gli impatti del cambiamento climatico sulle persone più povere del Sud del mondo; 4. la capacità di affrontare gli impatti del cambiamento climatico.

Le azioni attuali sono inadeguate all'entità della minaccia che il cambiamento climatico rappresenta per la sicurezza alimentare. La trasformazione - un cambiamento fondamentale delle caratteristiche profonde dei sistemi umani e naturali - è ora riconosciuta come centrale nei percorsi di resilienza e contrasto al cambiamento climatico per raggiungere la Fame Zero. I valori e i comportamenti individuali e collettivi devono spingere verso la sostenibilità e un più giusto equilibrio del potere politico, culturale e istituzionale nella società.

Focus rapporto GHI 2018 - Migrazione forzata e fameModifica

Il saggio del GHI 2018 esamina i rapporti tra fame forzata e fame, due sfide interconnesse che colpiscono alcune delle regioni più povere e segnate dai conflitti del mondo. A livello globale si stima che vi siano 68,5 milioni di sfollati, di cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo. Per queste persone, la fame può essere sia una causa che una conseguenza della migrazione forzata. L'aiuto agli sfollati in condizioni di insicurezza alimentare deve essere rafforzato in quattro settori chiave:

  • Riconoscere e affrontare fame e sfollamento come problemi politici;
  • Adottare approcci più olistici ai contesti di sfollamento protratto, orientando il supporto allo sviluppo;
  • Fornire aiuto agli sfollati nelle loro regioni di origine;
  • Riconoscere che la resilienza degli sfollati non è mai del tutto assente e dovrebbe costituire il punto di partenza per fornire sostegno.

L'Indice Globale della Fame 2018 offre delle raccomandazioni per fornire una risposta più efficace e olistica alla migrazione forzata e alla fame. Tra queste c'è l'invito a concentrare le risorse su quei paesi e gruppi di persone che richiedono più supporto, a fornire soluzioni di lungo periodo per gli sfollati e ad aumentare gli impegni e le responsabilità a livello internazionale.

Focus rapporto GHI 2017 - Le disuguaglianze della fameModifica

Il 2017 evidenzia l'irregolarità dei progressi registrati nel ridurre la fame nel mondo e come le disuguaglianze in termini di potere siano alla base di una nutrizione ineguale.

Per raggiungere lo scopo ultimo degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite – "Non lasciare indietro nessuno" –, è necessario un approccio alla fame e alla malnutrizione che sia più attento nel recepirne la distribuzione irregolare, e più vigile nel riconoscere le disuguaglianze di potere che intensificano gli effetti che povertà e marginalizzazione hanno sulla malnutrizione. Il rapporto sottolinea l'importanza di utilizzare analisi per dare un nome a tutte quelle forme di potere che mantengono le persone affamate e malnutrite; l'importanza di progettare interventi strategicamente localizzati dove viene esercitato il potere; la necessità di rafforzare il potere di chi è affamato e malnutrito per sfidare e resistere alla perdita di controllo sul cibo di cui si nutrono.[10]

Focus rapporto GHI 2016 - Obiettivo Fame ZeroModifica

Anche se secondo l’Indice Globale della Fame 2016 la comunità internazionale non è ancora sulla strada giusta per realizzare il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, si registra un declino del 29% dal 2000 del tasso di fame globale – segno che un preciso impegno politico può far sì che l’obiettivo sia realistico e raggiungibile. Grazie alle riflessioni di David Nabarro, Consigliere Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sull’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e i Cambiamenti Climatici, il GHI 2016 ci offre degli spunti teorici e pratici su come la cornice degli obiettivi di sviluppo sostenibile ci aiuterà a sconfiggere la fame nel mondo attraverso un piano trasformativo e inclusivo che integra approcci nuovi e innovativi, che mettano insieme attori diversi pronti a schierarsi per l’obiettivo comune di eliminare la povertà e la fame.[9]

Focus rapporto GHI 2015 - I conflitti armati e la sfida della fameModifica

Il capitolo sulla relazione tra fame e conflitti mostra che il periodo in cui le grandi carestie causavano più di un milione di morti è finalmente finito. In ogni caso, c'è una chiara connessione tra conflitti armati e fame. La maggior parte dei paesi con i peggiori punteggi del 2015 hanno vissuto o vivono attualmente delle situazioni di conflitto. Comunque, la fame esiste anche in assenza di conflitti, come mostrano molti paesi in Asia Meridionale e Africa.

La diminuzione delle guerre è però in fase di stallo. A meno che i conflitti armati vengano ridotti o eliminati, ci sono poche speranze per vincere la fame.[8]

Focus rapporto GHI 2014 - La sfida alla fame nascostaModifica

La fame nascosta è una forma di sottonutrizione che si verifica quando l'assunzione e l'assorbimento di vitamine e minerali/microelementi (come zinco, iodio e ferro) sono troppo bassi per garantire buone condizioni di salute e di sviluppo. Tra i fattori che contribuiscono alla carenza di micronutrienti troviamo: cattiva alimentazione, aumento delle esigenze di micronutrienti durante fasi specifiche della vita, come la gravidanza, e problemi di salute come malattie, infezioni o parassiti che si possono propagare in ambienti insalubri con scarse condizioni igienico-sanitarie. In situazioni non di emergenza, la povertà è il fattore principale che limita l'accesso a cibo adeguato e nutriente. In più, i Paesi in via di sviluppo si stanno spostando da una dieta basata su cibi poco processati ad una basata su cibi e bevande molto processati, ricchi di energia ma poveri in micronutrienti.

Più di 2 miliardi di persone in tutto il mondo soffrono la fame nascosta. I suoi effetti possono essere devastanti, e portare al ritardo mentale, compromettere la salute, diminuire la produttività e persino causare la morte. I suoi effetti sono particolarmente acuti durante i primi 1.000 giorni, dal concepimento ai 2 anni di vita del bambino, e avere gravi conseguenze fisiche e cognitive. Oltre a inficiare la salute umana, la fame nascosta può impedire anche lo sviluppo socioeconomico, soprattutto in Paesi a basso e medio reddito.

Le carenze di vitamine e minerali incidono significativamente sulle persone e le società colpite, sia in termini di costi sanitari che di perdita di capitale umano e riduzione della produttività economica. La fame nascosta compromette la crescita e l'apprendimento, limita la produttività e perpetua il ciclo continuo della povertà. Le perdite di produttività economica dovute a carenze di macronutrienti o micronutrienti si aggirano intorno ai 2 miliardi di dollari l'anno.

Una delle strategie più efficaci per prevenire in modo sostenibile la fame nascosta consiste nel diversificare la dieta. Una dieta sana contiene un buon equilibrio e una buona combinazione di macronutrienti (carboidrati, grassi, e proteine); micronutrienti essenziali; e altre sostanze come le fibre. Tra i modi efficaci per diversificare la dieta vi sono la promozione degli orti domestici, il cambiamento delle abitudini di nutrizione dei bambini più piccoli, la fortificazione, che aumenta le quantità di micronutrienti presenti negli alimenti durante la trasformazione industriale; l'uso di integratori; e il bio-arricchimento.[6]

Focus rapporto GHI 2013 - La resilienza comunitaria per la sicurezza alimentare e nutrizionaleModifica

Molti dei Paesi in cui il livello di fame è allarmante o estremamente allarmante sono particolarmente vulnerabili alle crisi: nel Sahel africano, le popolazioni sono annualmente vittime della siccità, e devono affrontare conflitti violenti e calamità naturali in un contesto globale che diventa sempre più volatile (crisi economiche e finanziarie, crisi dei prezzi alimentari).

L'incapacità di affrontare queste crisi ha messo in discussione il successo finale di molti programmi di sviluppo. Le popolazioni hanno ancora meno risorse per resistere alle successive crisi. 2,6 miliardi di persone nel mondo vivono con meno di 2 dollari americani al giorno. Per loro, una malattia in famiglia, un mancato raccolto dovuto alla siccità o l'interruzione dell'invio di denaro da parte di parenti che vivono all'estero può innescare una spirale negativa da cui non possono uscire da soli.

Non è quindi sufficiente supportare le popolazioni durante le emergenze e, una volta che l'emergenza è passata, iniziare programmi di sviluppo a lungo termine. Al contrario, emergenza e assistenza per lo sviluppo devono essere concettualizzate in modo tale da aumentare la resilienza delle popolazioni agli shock.

L'Indice Globale della Fame individua tre strategie di adattamento. Minore è l'intensità dello shock, minore è l'entità di risorse che devono essere usate per affrontarne le conseguenze:[6]

  • Assorbimento: capacità o risorse usate per ridurre l'impatto di una crisi senza cambiare lo stile di vita (es. vendere del bestiame)
  • Adattamento: Una volta che la capacità di assorbimento è esaurita, vengono intraprese delle azioni per adattare lo stile di vita alla situazione senza però attuare cambiamenti drastici (es. usare dei semi resistenti alla siccità)
  • Trasformazione: se le capacità di adattamento non sono sufficienti per affrontare l'impatto negativo di una crisi, vengono intrapresi cambiamenti più profondi e a lungo termine del comportamento e dello stile di vita (es. i membri di tribù nomadi diventano agricoltori sedentari perché non possono tenere il proprio bestiame)

A partire da questa analisi, gli autori presentano diverse raccomandazioni strategiche:[6]

  • Superare le barriere istituzionali, finanziarie e concettuali tra i settori dell'aiuto umanitario e dello sviluppo
  • Eliminare le politiche che indeboliscono la resilienza delle popolazioni. Usare il Diritto al Cibo come base per lo sviluppo di nuove politiche.
  • Implementare programmi pluriennali flessibili, che siano finanziati in modo da consentire approcci multi-settoriali alle crisi alimentari croniche.
  • Comunicare che migliorare la resilienza è vantaggioso dal punto di vista economico e migliora la sicurezza alimentare e nutrizionale, specialmente nei contesti fragili.
  • Monitorare e valutare da un punto di vista scientifico le misure e i programmi che hanno l'obiettivo di aumentare la resilienza.
  • Coinvolgere attivamente le popolazioni locali nella pianificazione e nell'implementazione di programmi mirati alla resilienza.
  • Migliorare la nutrizione delle madri e dei figli attraverso interventi nutrizionali specifici per evitare che le crisi a breve termine portino a problemi legati alla nutrizione più avanti nella vita o nelle future generazioni.

Focus rapporto GHI 2012 - Garantire la sicurezza alimentare in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energiaModifica

La fame è sempre più legata al modo in cui vengono usate le risorse agricole, idriche ed energetiche. La crescente scarsità di queste risorse mette sempre più sotto pressione la sicurezza alimentare. Molti fattori contribuiscono alla crescente scarsità di risorse naturali:[5]

  1. Cambio Demografico: considerati gli attuali trend, la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi di persone entro il 2050. Inoltre, sempre più persone vivono in aree urbane. La popolazione urbana si nutre in modo diverso dalla popolazione delle aree rurali, consumando meno cibi di base e più carne e latticini.
  2. Maggiore reddito e uso insostenibile delle risorse: con la crescita dell'economia globale, le persone più abbienti consumano più cibo che richiede molta più acqua ed energia per essere prodotto. Si possono permettere di non essere efficienti nel loro uso di risorse.
  3. Politiche inadeguate e istituzioni deboli: quando le politiche, come quelle sull'energia, non sono testate per le conseguenze che hanno sulla disponibilità di acqua e terra, possono non portare benefici. Un esempio sono le politiche sui biocarburanti dei Paesi industrializzati: visto che mais e zucchero vengono usati per produrre biocarburante, ci sono meno terra e acqua disponibili per produrre il cibo.

I segnali di una crescente scarsità di risorse agricole, idriche ed energetiche sono: l'aumento dei prezzi dell'energia e del cibo, il massiccio incremento di investimenti su larga scala sulla terra arabile (il cosiddetto land grabbing), l'incremento della degradazione della terra arabile causato da uno sfruttamento eccessivo (ad es., la crescente desertificazione), l'incremento del numero di persone che vivono in regioni con scarsa disponibilità idrica e la perdita di terra arabile causata dal cambiamento climatico. L'analisi delle condizioni globali ha portato gli autori del GHI 2012 a formulare le seguenti raccomandazioni strategiche sull'importanza di:[5]

  • Garantire i diritti alla terra e all'acqua
  • Mettere gradualmente fine ai sussidi non necessari
  • Creare una cornice di riferimento macro-economica positiva
  • Investire nello sviluppo di tecnologie agricole che promuovano un uso efficace di terra, acqua ed energia
  • Supportare gli approcci che favoriscono un uso più efficiente ed efficace di suolo, energia e acqua lungo tutta la catena del valore
  • Prevenire e combattere lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali attraverso strategie di monitoraggio di acqua, terra ed energia e dei sistemi agricoli
  • Aumentare l'accesso delle donne all'istruzione e della salute riproduttiva, in modo tale da affrontare il cambiamento demografico
  • Aumentare i redditi e diminuire le disuguaglianze economiche e sociali e promuovere stili di vita sostenibili
  • Mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l'adattamento ad esso attraverso un ri-orientamento dell'agricoltura.

Focus rapporto GHI 2011 - Impennate e volatilità dei prezzi alimentariModifica

Il GHI 2011 analizza gli elevati e instabili prezzi alimentari, individuando tre fattori chiave per l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli e della loro volatilità. L'aumento delle contrattazioni sui futures, contratti a termine delle materie prime (in cui rientrano i prodotti alimentari), che sono passate negli ultimi anni da meno di un milioni al mese a svariati milioni. L'espansione della produzione (specie di mais) destinata alla produzione di biocarburanti e così sottratta all'alimentazione umana ed animale. Le crescenti condizioni meteorologiche che estreme causate dal cambiamento climatico che danneggiano i raccolti, penalizzano gli agricoltori e condizionano i mercati locali ed internazionali spesso privi di informazioni tempestive sulle riserve alimentari disponibili nei momenti critici. Il rapporto avanza alcune raccomandazioni per limitare la volatilità e la crescita dei prezzi:[4]

  • Ridurre le politiche distorsive basate su sovvenzioni alla produzione di biocarburanti;
  • Incentivare l'uso di biocarburanti derivati da prodotti di scarto;
  • Migliorare l'informazione commerciale, scoraggiando gli speculatori con regole più severe, limitando le deroghe;
  • Riprendere la discussione per un accordo internazionale sul clima dopo l'accordo di Kyoto
  • Migliorare le assicurazioni agricole e le politiche energetiche di basso impatto;
  • Investire nelle produzioni locali, evitando restrizioni alle esportazioni;
  • Varare una politica di maggiore informazione sulle riserve mondiali sulla base delle proposte del G20 (AMIS: Agriculture Market Information System);

Infine il rapporto propone di rafforzare la resilienza dei poveri attraverso:

  • Una migliore preparazione alle emergenze;
  • Il sostegno ad una agricoltura adattabile al clima:
  • L'ampliamento delle entrate non agricole dei poveri;
  • Il rafforzamento dei sistemi di base: acqua, sanità, istruzione, igiene;
  • La creazione di reti di protezione sociale.

Focus rapporto GHI 2010 - Malnutrizione nella prima infanziaModifica

La malnutrizione tra i bambini ha assunto proporzioni allarmanti: nei Paesi in via di sviluppo sono oltre 195 milioni - circa 1/3 del numero totale - i bambini sotto i 5 anni che soffrono di uno sviluppo fisico non adeguato per la loro età. Quasi un quarto dei bambini sotto i 5 anni - 129 milioni - è sottopeso e 1/10 è gravemente sottopeso.
Il problema della malnutrizione infantile non è distribuito uniformemente in tutto il mondo, bensì concentrato in pochi Paesi e regioni. Circa il 90% dei bambini che soffrono di uno sviluppo non adeguato per la loro età vive in Africa e Asia. Nella sola India vive il 42% di tutti i bambini sottopeso.
Recenti studi dimostrano che la finestra cruciale per la lotta contro la malnutrizione infantile è rappresentata dal periodo tra i 9 e i 24 mesi (quindi i 1.000 giorni tra il concepimento e il compimento del secondo anno di età). I bambini che vengono alimentati in modo adeguato nei primi 1.000 giorni di vita sono in grado di evitare danni irreversibili, come il limitato sviluppo fisico e mentale, un sistema immunitario debole, una speranza di vita inferiore. Dopo il completamento del II anno di età, gli effetti della malnutrizione sono sostanzialmente irreversibili.[3]

NoteModifica

  1. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2008.
  2. ^ Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2009.
  3. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2010.
  4. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2011.
  5. ^ a b c d Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2012.
  6. ^ a b c d e Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2013.
  7. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2014.
  8. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2015.
  9. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2016 Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2016.
  10. ^ a b c Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2017. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2017.
  11. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2018. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2018.
  12. ^ a b http://indiceglobaledellafame.org/wp-content/themes/ghi2017/assets/pdf/GHI-2019_report.pdf
  13. ^ http://indiceglobaledellafame.org/wp-content/uploads/ghi2020/GHI_2020.pdf
  14. ^ a b Traduzione italiana a cura di Cesvi: Indice Globale della Fame 2020. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2020
  15. ^ a b c d e f g h i Traduzione italiana a cura di Cesvi: Indice Globale della Fame 2021 - Fame e sistemi alimentari in contesti di conflitto. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2020

BibliografiaModifica

  • Indice Globale della Fame 2020: dieci anni all’obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibili. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2020, a cura di Lylen Albani, Valeria Emmi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2020.
  • Indice Globale della Fame 2019: la sfida della fame e del cambiamento climatico. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2019, a cura di Lylen Albani, Valentina Prati, Andrea Sicco. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2019.
  • Indice Globale della Fame 2018: migrazione forzata e fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2018, a cura di Lylen Albani, Valeria Emmi, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2018.
  • Indice Globale della Fame 2017: Le disuguaglianze della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2017, a cura di Valentina Prati, Valeria Emmi, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi, Cesvi, 2017.
  • Indice Globale della Fame 2016: Obiettivo Fame Zero. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2016, a cura di Lylen Albani, Valentina Prati, Arianna Previdi. Traduzione di Luigi Cojazzi e Alessandra Maestrini, Cesvi, 2016.
  • Indice Globale della Fame 2015: I conflitti armati e la sfida della fame. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2015, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione di Luigi Cojazzi e Vera Melgari, Cesvi, 2015.
  • Indice Globale della Fame 2014 : La sfida della fame nascosta. Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2014, a cura di Nicoletta Ianniello, Valentina Prati e Diego Carangio. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2013 : La sfida della fame: sviluppare la resilienza delle comunità per la sicurezza alimentare e nutrizionale, Edizione italiana a cura di Cesvi, Milano, ottobre 2013, a cura di Lylen Albani e Valentina Prati. Traduzione a cura di Luigi Cojazzi.
  • Indice Globale della Fame 2012: La sfida della fame: garantire una sicurezza alimentare sostenibile in un contesto di scarsità di terra, acqua ed energia. Edizione italiana a cura di Cesvi e Link 2007, Milano, ottobre 2012, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame 2011: La sfida della fame: controllare le impennate e l'eccessiva volatilità dei prezzi alimentari. Edizione italiana a cura di Cesvi, COSV e Link 2007, Milano ottobre 2011, a cura di Lylen Albani, Vera Melgari e Stefano Piziali.
  • Indice Globale della fame. La sfida della fame 2010: focus sulla denutrizione infantile. Edizione italiana di Link 2007, Cesvi e COSV, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali, Milano ottobre 2010
  • La sfida della fame 2009: Indice Globale 2009: focus sulla crisi finanziaria e la disparità di genere. Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali
  • La sfida della fame 2008: Indice Globale 2008 . Edizione italiana di Link 2007, a cura di Vera Melgari e Stefano Piziali

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