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Irinej (patriarca serbo)

monaco e arcivescovo ortodosso serbo
Patriarca serbo Irinej
Патриарх Сербский Ириней.jpg
Sua Santità Irinej, arcivescovo di Peć, metropolita di Belgrado e Karlovci, e patriarca serbo
Elezione22 gennaio 2010
Intronizzazione23 gennaio 2010
PredecessorePavle
 
Tonsuraottobre 1959
Consacrazione episcopale14 luglio 1974
da Germano
 
NomeMiroslav Gavrilović
NascitaVidova, Regno di Jugoslavia
28 agosto 1930 (89 anni)

Patriarca serbo Irinej (Ireneo) (in serbo: Irinej (Иринеј), nato Miroslav Gavrilović (Мирослав Гавриловић); Vidova, 28 agosto 1930) è l'attuale primate della Chiesa ortodossa serba. In carica dal 2010, possiede i titoli di arcivescovo di Peć, metropolita di Belgrado e Karlovci e patriarca serbo. In precedenza era stato vescovo di Niš.

BiografiaModifica

Il futuro patriarca Irinej nacque nel villaggio di Vidova, nei pressi di Čačak, il 28 agosto 1930. Dopo la conclusione della scuola superiore frequentò il seminario ortodosso di Prizren. In seguito si iscrisse alla facoltà di teologia dell'Università di Belgrado. Dopo la laurea servì nell'esercito. Al termine di questa esperienza, nell'ottobre 1959, prese i voti monastici presso il monastero di Rakovica, acquisendo il nome di Ireneo. Il 24 ottobre fu ordinato ierodiacono e appena tre giorni dopo ricevette l'ordinazione sacerdotale. Nello stesso anno iniziò ad insegnare presso il seminario di Prizren. Successivamente completò i suoi studi ad Atene. Nel 1969 fu nominato capo della scuola monastica del monastero di Ostrog. Poco dopo divenne anche rettore del seminario di Prizren.

Nel maggio 1974 fu eletto vescovo vicario di Moravica. Ricevette la consacrazione episcopale il 14 luglio 1974 dal patriarca serbo Germano. Nel maggio 1975 divenne vescovo di Niš, eparchia che guidò per i successivi 35 anni. Il 22 gennaio 2010 fu eletto come 45º patriarca di Serbia, succedendo al defunto Pavle, detto anche Paolo. Ireneo, insieme al locum tenens patriarcale Amfilohije Radović ed a Irinej Bulović, fu uno dei tre candidati indicati dai 45 vescovi alla guida della Chiesa serba. Per decidere a chi affidare il patriarcato, come da tradizione serba, il nome del futuro primate fu estratto a sorte.[1] Il giorno seguente ebbe luogo la cerimonia di insediamento presso la cattedrale di San Michele Arcangelo a Belgrado. Il 3 ottobre 2010 Ireneo prese possesso del trono del monastero patriarcale di Peć.

Da quando è stato eletto Irinej ha più volte espresso critiche al riconoscimento internazionale del Kosovo. Considerato un tradizionalista moderato, il patriarca ha manifestato alcune aperture al dialogo ecumenico con la Chiesa cattolica. In un'intervista rilasciata poco prima di divenire patriarca Ireneo si era detto infatti favorevole ad una ipotetica visita di papa Benedetto XVI nel 2013, in occasione delle celebrazioni per il 1700º anniversario dell'editto di Milano con il quale l'imperatore Costantino, nato a Nis, pose fine alla persecuzione dei cristiani. Secondo Ireneo questa sarebbe stata l'occasione "non solo per un incontro, ma per un dialogo".[1] Nel gennaio 2013 si espresso a favore del ripristino della monarchia in Serbia.[2] Le solenni celebrazioni per il 1700 anniversario dell'editto di Milano, sono state concelebrate da Irinej, patriarca di Serbia; Bartolomeo, patriarca di Costantinopoli; Kirill, patriarca di Russia, Teofilo III, patriarca di Gerusalemme, Chrysostomos II arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro, Saba metropolita di Varsavia e di tutta la Polonia. La Santa Sede è stata rappresentata dal cardinale Jozef Tomko, prefetto emerito della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, insieme all'arcivescovo cattolico di Belgrado, Stanislav Hocevar.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Stella dei Karađorđević (Casa di Karađorđević)
  Ordine di Jaroslav il Saggio di I Classe (Ucraina)
«Per le attività della Chiesa finalizzate ad aumentare l'autorità dell'Ortodossia nel mondo e in occasione del 1025º anniversario dell'arrivo del cristianesimo nella Rus' di Kiev»
— 27 luglio 2013

NoteModifica

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN219208367 · ISNI (EN0000 0001 3923 9471 · LCCN (ENn2011081937 · GND (DE101933682X · WorldCat Identities (ENn2011-081937