Lugagnano (Sona)

frazione del comune italiano di Sona
Lugagnano
frazione
Lugagnano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Verona-Stemma.png Verona
ComuneSona-Stemma.png Sona
Territorio
Coordinate45°25′55″N 10°53′20″E / 45.431944°N 10.888889°E45.431944; 10.888889 (Lugagnano)Coordinate: 45°25′55″N 10°53′20″E / 45.431944°N 10.888889°E45.431944; 10.888889 (Lugagnano)
Altitudine91 m s.l.m.
Abitanti8 975[1] (2016)
Altre informazioni
Cod. postale37060
Prefisso045
Fuso orarioUTC+1
Nome abitantilugagnanesi
Patronosant'Anna
Giorno festivo26 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lugagnano
Lugagnano

Lugagnano è la più popolosa frazione del comune di Sona con 8.975 abitanti (la metà della popolazione residente nel comune), e si tratta di un borgo sorto autonomamente e dalle origini incerte.

ToponimoModifica

Anche delle origini del nome si conosce poco, data anche la sua rarità: esistono, oltre a questo paese, anche Lugagnano Val d'Arda e Cassinetta di Lugagnano, mentre hanno toponimi simili Lughignano, Lugugnana e Lucugnano, dall'etimologia però diversa. Sono varie le ipotesi sull'origine del toponimo Lugagnano:[2]

  • da lucus Jani, cioè bosco e radura dedicate a Giano, divinità latina di cui però non si è riscontrato il culto nel veronese;
  • da lucus Anneianus, cioè bosco e radura dedicate ad Anneio, versione accettata dal comune di Lugagnano Val d'Arda;
  • da lucanianus, derivato da Lucanus anu, cioè possedimento di Lucano o delle gens lucana, versione più probabile, e accettata anche da Cassinetta di Lugagnano;
  • da lucanica, traducibile in "terra delle lugàneghe", salsicce di maiale tipiche del Veneto e della Lombardia, ma questa ipotesi appare piuttosto ridicola.

StoriaModifica

RitrovamentiModifica

Attorno a Lugagnano vi sono stati vari ritrovamenti di reperti preromani, di cui il più importante presso la vicina località Ca' di Capri: la famosa spada di Verona, rinvenuta nel 1672 presso un sepolcreto in cui furono ritrovate anche quattro semisfere, probabilmente parti di uno scudo. La famosa spada, secondo studi più recenti, si tratta più facilmente di un attizzatoio votivo, anche per via dell'iscrizione etrusca che porta, traducibile in dono offerto per Remie Hirafasuva e così per Velisane. Secondo alcuni, sarebbe nello stesso luogo che si svolse una battaglia tra Gaio Mario e i Cimbri nel 102 a.C., narrata da Paolo Diacono. Dall'ipotetica (e dubbia) origine latina del toponimo si può comunque affermare che fino dall'epoca romana vi si doveva trovare un piccolo insediamento, come testimonierebbe il ritrovamento nel paese di un mosaico all'inizio del XX secolo, andato perso[3]. Quella sul presunto mosaico romano è tuttavia una notizia che non trova riscontro né nei documenti ufficiali della Soprintendenza né sulle Carte Archeologiche della zona. Databili nei secoli successivi sono i ritrovamenti, sempre nel borgo, di monete, resti di muri e resti umani.

Nascita del borgoModifica

Il nome Lugagnano compare per la prima volta nel testamento dell'arcidiacono Pacifico, redatto il 9 settembre 844:

(LA)

«simul damus et terras nostras in Lucaniano in Campanea veronense asionense.»

(IT)

«così pure doniamo anche le nostre terre in Lugagnano nella Campagna veronese di Sona.»

(Arcidiacono Pacifico)

Data l'aridità del terreno lugagnanese, però, per lungo tempo la zona fu quasi disabitata e utilizzata per lo più per il pascolo, fino a quando nel Cinquecento venne introdotto il gelso, che portò l'attività della bachicoltura. Più tardi si riscontra in un documento fiscale la coltivazione a Lugagnano anche di mais, frumento, avena, miglio, grano, orzo, segala, ortaggi, e vino, anche se in bassa qualità e quantità, sempre per la mancanza d'acqua.[4] E fu così che il paese cominciò lentamente ad ingrandirsi, tanto che venne concesso al borgo, il 21 gennaio 1712, la costruzione di una propria chiesa, che fu realizzata in meno di due mesi con il contributo dei soli paesani: l'8 marzo venne consacrato l'edificio, dedicato ai santi Anna e Bernardo. Nel 1797 si decise infine di creare una parrocchia separata da quella di San Massimo, alla quale la contrada era sempre stata soggetta, e il vicario generale vescovile (sua fu la decisione) osservava l'opportunità di costruire una chiesa più grande, la cui costruzione fu affidata a Luigi Trezza.

 
La vecchia chiesa di Lugagnano

OttocentoModifica

Durante la prima guerra di indipendenza Lugagnano fu protagonista delle prime scaramucce tra soldati piemontesi e austriaci, che si sarebbero poco dopo scontrati nella famosa battaglia di Santa Lucia: sul paese ripiegarono a fine aprile 1.500 soldati austriaci (che poi si diressero verso Verona), dopo che il loro tentativo di occupare la pianura a valle di Sona fu scoperto e annullato dall'attacco delle truppe piemontesi. Il 6 maggio i comandanti delle truppe sabaude decisero un'avanzata momentanea verso Verona con 30.000 uomini e 70 cannoni, e a sua volta il feldmaresciallo Radetzky decide di avanzare da Verona con 16.000 uomini e 63 cannoni, mentre 11.000 soldati rimanevano all'esterno delle mura, pronti ad intervenire in caso di bisogno: Lugagnano, ormai sgomberata da qualche giorno, si trovava proprio a metà strada. Da Lugagnano passa quindi la seconda brigata sabauda (tra l'altro faticosamente, per via della strada mal tenuta e della presenza in tutta la piana di piante e viti), dove si scontra con l'avanguardia austriaca, che deve ripiegare a San Massimo, dove vi è lo scontro con il nemico. I piemontesi furono però sconfitti, e Lugagnano venne nuovamente attraversato da truppe a fine luglio, in particolare dalle brigate Liechtenstein e Pegen, che poi si scontrano a Sona con i piemontesi, e, da qui, avanzarono fino a Custoza, dove si unirono ad altri reparti austriaci e sconfissero i sabaudi nell'omonima battaglia.[5]

NovecentoModifica

 
La via principale della frazione negli anni settanta
 
Una delle vie principali della frazione

Solo nel 1928 sono stati iniziati i lavori di canalizzazione per portare l'irrigazione nella piana di Lugagnano, lavori conclusi in pochi mesi, e che videro per prima la messa a coltura dei peschi, simbolo del paese ancora oggi. E dopo le vicissitudine delle guerre mondiali, che hanno toccato marginalmente il paese, inizia la costruzione della nuova chiesa di Lugagnano, dato che la chiesa di Trezza era, ormai, insufficiente. La chiesa, come quella precedente, venne realizzata quasi esclusivamente grazie alle forze dei paesani, e alle loro donazioni. La scelta dell'ubicazione avviene nel febbraio 1948, in un luogo allora considerato "fuori paese". Il progetto era stato donato dall'ingegnere Demetrio Mazzi (e prevedeva tra l'altro un campanile, che non fu però realizzato), e gli scavi iniziarono il 13 ottobre, grazie allo sforzo, gratuito, dei parrocchiani. Alla fine del 1953 si constatò che, su una spesa di 21.074.335 £ solo 300.000 furono i contributi statali, mentre il resto proveniva dalle tasche dei cittadini lugagnanesi. La chiesa venne inaugurata il 1º maggio 1955, dopo un totale di 78 mesi di lavori, realizzato grazie al sacrificio dei paesani: la chiesa, nonostante sotto il profilo artistico non sia pregevole, sotto quello umano fu un importante lavoro di un'intera comunità.[6] La vecchia chiesa viene invece praticamente abbandonata, e ne venne successivamente richiesta la demolizione per via di presunti problemi di staticità della struttura, anche se in realtà le crepe sulla facciata della chiesa furono allargate e annerite per giustificare l'abbattimento della chiesa:[7] essa fu quindi abbattuta tra il 28 ottobre e il 6 novembre 1968. E sempre negli anni sessanta Lugagnano viene travolto dal boom demografico, che, al contrario di altre aree italiane, continua ancora oggi.

Problema dei confini e unificazioneModifica

Lugagnano non ha sempre fatto totalmente parte del comune di Sona, ma fino al 1975 il paese era diviso tra ben quattro comuni[8]: Verona, Bussolengo, Sommacampagna e Sona. Fino a questo momento la divisione amministrativa del paese fra i quattro Comuni passava proprio al centro del suo abitato, per buona parte del suo percorso il confine si trovava lungo le due arterie principali (la Sona-Verona e la Bussolengo-Caselle), che sono anche le direttrici principali lungo cui è cresciuto il paese, e che vanno a intersecarsi in quello che si può considerare il centro del paese.

Un primo timido e non fruttuoso tentativo di risolvere questo problema fu tentato tra il 1927 e il 1929 dal Podestà di Sona. Un secondo tentativo avvenne nel 1952, un terzo nel 1955, un quarto nel 1958 e un quinto nel 1965, tutti senza alcun esito. Solamente negli anni settanta si riuscì a raggiungere la soluzione al problema. La scelta del Comune di appartenenza fu abbastanza semplice, in quanto la maggioranza della popolazione abitava nel comune di Sona. Partirono così le trattative con gli altri Comuni per la ridefinizione dei confini comunali: per Verona non vi furono problemi e venne scelto come confine l'autostrada A22, per Sommacampagna si scelse la ferrovia Milano-Venezia, mentre con Bussolengo vi furono alcuni problemi, in quanto il confine non era collocabile sulla strada statale 11 che taglia di netto il territorio tra Lugagnano e Bussolengo, perché l'ANAS chiedeva che entrambe le carreggiate della strada fossero sotto un unico Comune e così si optò per un confine poco a sud della strada.

La proposta di legge per la ridefinizione dei confini venne presentata in Regione il 22 gennaio 1974, quindi la Presidenza del Consiglio Regionale con la Deliberazione n° 240 del 10 luglio 1974 indisse un Referendum popolare, che recava il seguente quesito: Sei favorevole al Progetto di legge regionale n° 2 del 1974 dal titolo – Aggregazione al Comune di Sona delle porzioni del territorio di Lugagnano appartenenti al Comune di Verona, Sommacampagna e Bussolengo? Il Referendum si svolse il 20 e 21 ottobre 1974 e votò a favore dell'unificazione il 79% dei votanti.[9]

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Da quando è diventato parte del comune di Sona, la crescita demografica del paese è sempre stata superiore rispetto alle altre frazioni e a Sona stessa, per via della maggiore vicinanza a Verona e per il territorio su cui si sviluppa la frazione, completamente pianeggiante (adatto dunque all'urbanizzazione). Alla crescita demografica si è affiancata negli ultimi anni, in particolare dopo la costruzione del centro commerciale La Grande Mela, una notevole crescita di aziende e industrie, che hanno tolto ampi spazi all'agricoltura, in particolare alla peschicoltura, soprattutto nella zona a nord del paese, attorno al centro commerciale.

Abitanti censiti

 

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Corte MessedagliaModifica

Vi sono varie ipotesi sull'origine del nome della corte, che non deriva come si potrebbe pensare dal senatore veronese Angelo Messedaglia, a cui è dedicato invece il Liceo Scientifico Statale Angelo Messedaglia:

  • In generale lo studio dello specialista di etimologia Luigi Messedaglia[10] mette in relazione i cognomi Messedaglia, veronese, e Missiaglia, vicentino, con il nome di località Messedaglia, al qual nome locale, che risponde ad un miscitalia, si dovrebbe attribuire il significato di campagna messa a diverse colture, oppure di terreni mescolati dalle piene dei fiumi: a sostegno di questa derivazione viene portato come prova il termine veronese mesedar (oggi mesiar), ossia mescolare.
  • Nel caso della corte della frazione è formulata un'ipotesi legata alla storia del luogo: alla Messedaglia abitavano, secondo una tradizione raccolta da G. Trittoni, segretario comunale di Sona, e cortesemente comunicatami, in temporibus illis, dei signorotti prepotenti e spietati, che facevano sparire i loro nemici in un trabocchetto spaventevole: un pozzo con i cortèi! E il nome di Masadaja starebbe ad indicare il luogo dove si ammazzava (veronese masàr, con l's forte, ammazzare)![11] Questa tesi è poco realistica in quanto già documenti del Cinquecento riportano il toponimo Messedaglia.
  • Altra tesi, che vede Mazadagia pronunciato invece con la z dolce, consigliano che potrebbe derivare dal veronese mazo (in italiano maggio) o dal veronese (maggiatico), attività, quella del taglio del fieno a maggio, praticata sul luogo.

La corte della Messedaglia sorge tra il XV e il XVI secolo, come pareva confermare il pozzo della corte andato distrutto, che portava incisa come data il 1484. I terreni di sua pertinenza a quei tempi erano piuttosto estesi ed erano utilizzati in particolare per il taglio del fieno e per il pascolo. Nella corte venne realizzata all'inizio del XVIII secolo una chiesetta dedicata inizialmente a Santa Maria del Carmine e visitata nel 1725 dal Vescovo di Verona.[12]

Corte BeccarieModifica

Corte Beccarie è la corte di maggiori dimensioni di Lugagnano, sorta nel XVIII secolo, realizzata dalla nobile famiglia dei Personi, proprietari anche della corte Messedaglia e della campagna di pertinenza, che decise realizzare un insediamento spostato verso la strada che conduce da Verona a Lugagnano. La corte è stata costruita in momenti diversi fino all'Ottocento, quando fu separata dalla proprietà della corte Messedaglia divenendo così autonoma, sotto la famiglia Lucchini. In quel periodo la corte aveva ancora i connotati rurali originali: aveva una forma ad U ed erano presenti esclusivamente delle stalle, solo tra il 1848 e il 1856 furono costruite le abitazioni sul lato strada, assumendo così la sua forma definitiva di corte chiusa. Agli inizi del Novecento venne realizzata una filanda che occupava molte decine di donne di Lugagnano e dei paesi limitrofi, mentre la campagna circostante, in quel periodo non irrigata, era utilizzata quasi esclusivamente per fare fieno. Facevano parte del paesaggio rurale lunghi filari di gelsi, oggi scomparsi.

Il significato del nome non è conosciuto, comunque nel catasto austriaco la località era registrata con il nome di Beccaria, che starebbe a indicare il macello, dal veronese becàr, in italiano macellaio. Effettivamente le dimensioni delle stalle potrebbero giustificare l'esistenza di un macello.[13]

Forte LugagnanoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Lugagnano.

Il forte Lugagnano, originariamente chiamato Werk Kronprinz Rudolf, è un forte austriaco situato tra Verona e Lugagnano. Venne costruito dal 1860 al 1861 su progetto della Genie Direction austriaca di Verona. Il forte è stato intitolato all'arciduca Rodolfo d'Asburgo-Lorena (1858-1889), principe ereditario d'Austria-Ungheria, morto tragicamente durante i fatti di Mayerling.

Il forte è a tracciato poligonale con ridotta centrale, situato in aperta campagna, e dominava la pianura antistante fino quasi al limite dei rilievi morenici di Sommacampagna, Sona e Palazzolo; batteva la strada proveniente da Peschiera e la ferrovia Milano-Venezia. Nel fronte di gola, secondo un modello classico, spiccano i portali monumentali, inseriti nelle severe membrature murarie. Nel nucleo del forte il ridotto assume duplice fisionomia:

  • fortificatoria, nel prospetto esterno con la serrata sequenza di feritoie su due ordini;
  • quasi civile, nel prospetto sulla corte, con la successione di bifore a sesto ribassato.

Una rarità costruttiva la si incontra nelle poterne principali, coperte da volte di laterizio, a gradoni discendenti e con il tratto terminale a volta gotica. Ciottoli, listati di laterizio (come nella tradizione costruttiva del medioevo veronese) rivestono i muri di controscarpa, mentre il tufo di Verona riveste ogni altro edificio del forte, conferendogli un aspetto di straordinaria saldezza.

Il forte è tra quelli più grandi del sistema veronese, avendo una guarnigione di 375 fanti e 72 artiglieri (ma in caso di emergenza poteva ospitare fino a 616 uomini). Trovavano spazio nel forte 4 cannoni rigati da 12 cm a retrocarica, 6 cannoni ad anima rigata da 12 cm a retrocarica, 2 cannoni ad anima rigata da 9,5 cm ad avancarica e 20 cannoni di diverso calibro ad anima liscia. La polveriera aveva una capienza di 52.500 kg di polveri.

Chiesa parrocchiale di Sant'AnnaModifica

 
Chiesa parrocchiale di Sant'Anna

Nella Chiesa parrocchiale di Sant'Anna si può ammirare un enorme affresco denominato Arbor Redemptionis, o Storia della salvezza, realizzato nell'arco di circa tredici anni dal pittore e scultore veronese Federico Bellomi, lavoro voluto e promosso dal parroco don Mario Castagna e sostenuto dall'impresa Mazzi Costruzioni.

L'affresco copre l'intera parete del transetto della Chiesa e si sviluppa su una superficie di circa 240 metri quadrati: intorno all'imponente figura centrale del Cristo Risorto si snodano le scene principali del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre nella parte inferiore circondano Gesù una schiera di Salvati e Santi, comprese alcuni personaggi contemporanei; un totale di circa cinquecento figure.[14]

CulturaModifica

Carnevale di LugagnanoModifica

Nella frazione di Lugagnano ogni anno si tiene, durante il periodo di Carnevale, una grande sfilata, con carri allegorici provenienti anche da altre nazioni, tanto che viene mandata in onda da un canale televisivo locale. La maschera principale della manifestazione è lo Tzigano, che viene eletto ogni anno dai cittadini di Lugagnano. Una leggenda vuole che una carovana di zingari secoli fa arrivò a Lucunianus (Lugagnano), dove si fermò a far partorire delle donne, ma questi si integrarono velocemente con gli abitanti sparsi nella campagna, e andarono a formare insieme il centro abitato. Questo andrebbe a confermare il detto dei vecchi del paese Lugagnan paese dei sengali, e in effetti nel 1956 ci fu nella frazione l'incontro di centinaia di zingari per la celebrazione del matrimonio della figlia della "regina d'Europa". Lo Tzigano rappresenta il capo di questi zingari e fondatore di Lugagnano.

Il Baco da SetaModifica

La rivista Il Baco da Seta, oltre 80 pagine di articoli di politica amministrativa, cultura, spettacolo, eventi, interviste, sport e quanto altro presente nel comune, viene bimestralmente distribuita in 2.000 copie. Il periodico è un esempio di collaborazione alla wiki coinvolgendo quasi 100 persone che interagiscono tramite e-mail. È stato fondato nel 2000 a Lugagnano da Gianmichele Bianco, Gianluigi Mazzi e Mario Salvetti ai quali qualche mese dopo si è aggiunto Gianfranco Dalla Valentina.

NoteModifica

  1. ^ Da comune.sona.vr.it (PDF), su comune.sona.vr.it. URL consultato il 26 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 5 agosto 2016).
  2. ^ Gasparato e Mazzi, pp. 16-17.
  3. ^ Gasparato e Mazzi, p. 20.
  4. ^ Gasparato e Mazzi, p. 65.
  5. ^ Gasparato e Mazzi, pp. 98-99-100.
  6. ^ Gasparato e Mazzi, pp. 179-180-181-182-185-186-187-188.
  7. ^ Gasparato e Mazzi, p. 194.
  8. ^ Gasparato e Mazzi, p. 15.
  9. ^ Tratto da ilbacodaseta.org [collegamento interrotto], su ilbacodaseta.org. URL consultato il 22 ottobre 2009.
  10. ^ Nipote di Angelo Messedaglia
  11. ^ Tesi ricordata da Luigi Messedaglia, il quale la ritiene ridicola
  12. ^ Tratto da ilbacodaseta.org [collegamento interrotto], su ilbacodaseta.org. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  13. ^ Tratto da ilbacodaseta.org [collegamento interrotto], su ilbacodaseta.org. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  14. ^ Tratto da larena.it [collegamento interrotto], su larena.it. URL consultato il 28 febbraio 2013.

BibliografiaModifica

  • M. Gasparato e G. Mazzi, Fregole de storia: Appunti e spunti su Lugagnano e dintorni, Verona, Pro Forma Comunicazione, 1997.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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