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Manderlay

film del 2005 diretto da Lars von Trier

TramaModifica

Ambientato negli Stati Uniti nei primi anni trenta, il film riprende la storia di Grace e del padre gangster, che alla fine del film precedente hanno bruciato la città di Dogville. Il loro viaggio li porta nell'Alabama, dove si fermano nella cittadina di Manderlay. Quando stanno per ripartire una donna nera esce dal cancello di una piantagione di cotone, dicendo che all'interno stanno per frustare un uomo accusato di aver rubato una bottiglia di vino. Grace scopre che nella tenuta vige ancora la schiavitù, nonostante siano passati 70 anni dalla sua abolizione in seguito alla guerra di secessione.

Grace allora decide di rimanere per garantire la liberazione degli schiavi, mentre il padre riparte, lasciandole però alcuni uomini, tra cui un avvocato. Poco dopo la padrona della casa muore, ma prima chiede a Grace di bruciare un quaderno contenente la "Legge di Ma'am", che fra le altre cose comprende una categorizzazione degli schiavi secondo la loro personalità. I tentativi di Grace di far funzionare la neonata comunità democratica di Manderlay si infrangeranno contro la sua inettitudine e ancora una volta, come era successo a Dogville, la donna sarà costretta ad accettare il fallimento dei suoi buoni propositi e a fuggire per l'America.

TitoloModifica

Il titolo, come in Dogville ma in maniera meno evidente, richiama la peculiarità della cittadina del film. In questo caso Manderlay sarebbe un gioco delle parole inglesi man, under e lay, che vengono giunte in un unico nome: la legge alla quale sono sottoposti gli abitanti è, appunto, la legge di Mam, l'anziana signora proprietaria della piantagione e dei relativi schiavi.

AnalisiModifica

Lo stesso Lars von Trier spiega in un'intervista che il film vuole rappresentare la guerra in Iraq e il tentativo fallimentare degli Stati Uniti di esportare la democrazia con la forza.

TrilogiaModifica

Manderlay è il secondo capitolo della trilogia USA - Terra delle opportunità, il cui primo capitolo è Dogville e il conclusivo La casa di Jack. La scenografia è simile a quella di Dogville, ma il pavimento è bianco invece che nero, a detta del regista per far risaltare di più gli attori di colore, che su fondo nero sarebbero stati poco visibili.

DistribuzioneModifica

Il film è stato presentato in concorso al 58º Festival di Cannes.[1]

RiconoscimentiModifica

  • 2005 - Seminci
    • Premio 50º anniversario

NoteModifica

  1. ^ (EN) Official Selection 2005, festival-cannes.fr. URL consultato il 9 luglio 2011 (archiviato dall'url originale il 14 dicembre 2013).

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