Dogville

film di Lars von Trier del 2003
Dogville
Dogville.JPG
La cittadina di Dogville vista dall'alto in una delle prime immagini del film
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneDanimarca, Svezia, Italia, Norvegia, Paesi Bassi, Finlandia, Germania, Stati Uniti d'America, Regno Unito, Giappone, Francia
Anno2003
Durata177 min (versione integrale)
135 (versione italiana cinematografica)
Rapporto2,35:1
Generedrammatico
RegiaLars von Trier
SoggettoLars von Trier, Bertolt Brecht
SceneggiaturaLars von Trier
ProduttoreVibeke Windeløv
Produttore esecutivoPeter Aalbæk Jensen
Casa di produzioneZentropa Entertainment
Distribuzione in italianoMedusa Distribuzione
FotografiaAnthony Dod Mantle
MontaggioMolly Malene Stensgaard
Effetti specialiPeter Hjorth (supervisore)
ScenografiaPeter Grant
CostumiManon Rasmussen
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Dogville è un film d'avanguardia del 2003 scritto e diretto da Lars von Trier, presentato in concorso al 56º Festival di Cannes.[1] È il primo episodio della dilogia USA - Terra delle opportunità, seguito nel 2005 da Manderlay.

Il film è dedicato all'attrice Katrin Cartlidge, deceduta a soli 41 anni per una complicazione legata a una polmonite e a una forma di setticemia, la quale avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Vera.[2]

TramaModifica

Dogville è un piccolo villaggio sulle Montagne Rocciose, costruito vicino a una miniera d'argento abbandonata e abitato da persone amichevoli con difetti lievi e tutto sommato perdonabili. Uno dei cittadini è Tom Edison Jr., aspirante scrittore che cerca di convincere i cittadini del villaggio, lungo periodiche riunioni, ad aderire alla sua visione di "riarmamento morale" (anche se appare chiaro che lo scopo del ragazzo è quella di succedere al padre medico come leader morale e spirituale del villaggio). Tom è anche il primo a incontrare Grace Margaret Mulligan, una ragazza che sta fuggendo da alcuni gangster. Quando questi arrivano al villaggio, Tom fa nascondere la ragazza nella miniera e poi nega di averla vista.

Al meeting periodico suggerisce alla comunità di accogliere la fuggitiva, ottenendo sulle prime una reazione piuttosto fredda. Si raggiunge comunque un accordo: Grace rimarrà nel paesino per due settimane, impegnandosi a guadagnare la fiducia dei cittadini e a dimostrare di essere una brava persona. La ragazza si offre, su suggerimento di Tom, di rendersi utile alla comunità facendo dei piccoli lavoretti o aiutando i membri della comunità a compierli. In questo modo Grace inizia a guadagnare il rispetto dei concittadini e anche una piccola somma di denaro, che la ragazza usa per comprare (una per volta) una serie di sette statuine di porcellana dal negozio del paese. Al termine delle due settimane, la comunità vota convintamente perché resti.

Dopo qualche tempo la polizia arriva nel paese e affigge un manifesto pubblico con il nome e il volto di Grace, invitando chiunque abbia notizie a contattare le autorità. La comunità si divide fra chi vorrebbe collaborare con la polizia e chi invece vorrebbe far finta di nulla per proteggere la ragazza: alla fine si decide di non contattare la polizia, anche se la decisione scatena qualche malumore. Le cose comunque sembrano continuare ad andare bene fino alle celebrazioni del 4 luglio, quando Tom e Grace rivelano l'uno all'altra i propri sentimenti e l'intera comunità riconosce a Grace il merito di aver reso Dogville un posto migliore.

Poco dopo le celebrazioni, però, la polizia torna nel paese e affigge un nuovo manifesto: Grace adesso è ricercata per aver preso parte a una rapina in banca. I cittadini di Dogville sono unanimi nel considerare Grace innocente, anche perché, al momento della presunta rapina, la ragazza era impegnata nei suoi soliti lavoretti. Tom, tuttavia, suggerisce che d'ora in poi Grace accetti di lavorare di più e farsi pagare di meno, per compensare la comunità del "rischio" di ospitare non più una semplice "fuggitiva", ma una ricercata. Grace accetta queste nuove condizioni suo malgrado, soprattutto per non far dispiacere a Tom.

L'aumento del carico lavorativo porta Grace a compiere sempre più errori per la stanchezza, mentre i cittadini iniziano a essere irritati del fatto di non poter contare più come prima sull'aiuto della ragazza, sfogando su di lei questa irritazione. Inoltre, la ragazza inizia a essere anche oggetto di avance sessuali e molestie da parte degli uomini e di atti di ostilità sempre più marcati da parte delle donne. Perfino il figlio di 10 anni di Chuck e Vera, Giasone, costringe di fatto Grace a sculacciarlo, facendo leva sulla posizione "difficile" della donna. Le molestie e le angherie si intensificano, fino a giungere ai ripetuti stupri della ragazza da parte di Chuck, che avvengono nel frutteto dietro la casa dell'uomo.

La sera stessa Grace confessa tutto a Tom e il ragazzo idea un piano per farla fuggire. Il giorno dopo Vera chiede spiegazioni a Grace riguardo alla sua sculacciata a Giasone e Liz, la padrona del negozio, coglie l'occasione per insinuare che fra lei e Tom ci sia più di una semplice relazione pudica. Quella sera stessa Grace viene nuovamente messa sotto processo, stavolta venendo accusata di aver sedotto il marito di Vera, Chuck. La ragazza cerca di difendersi e ricorda tutte le volte in cui l'ha aiutata, ma invano: Vera decide di vendicarsi distruggendo una per una le statuette di porcellana comprate dalla ragazza, aggiungendo che si fermerà solo se Grace sarà in grado di non piangere. Al rompersi della prima statuetta, la ragazza crolla in un pianto a dirotto - il primo da quando è arrivata a Dogville - che si fermerà solo molto dopo che le altre donne hanno abbandonato la sua baracca.

Dopo quest'ultimo affronto, Grace e Tom decidono che è arrivato il momento di mettere in atto il piano di fuga: Tom ruba dei soldi al padre e li usa per corrompere Ben, il camionista, perché faccia salire la ragazza sul suo furgoncino di nascosto e la faccia scappare. Tuttavia, una volta intascati i soldi, Ben prima stupra Grace e poi la riporta a Dogville, dove viene ulteriormente accusata di aver rubato denaro al padre di Tom. Nonostante sappia che non è vero, il ragazzo non rivela di essere stato lui a rubare quei soldi, perché ritiene sia l'unico modo per poter continuare ad aiutarla senza dare troppo nell'occhio. Grace diventa così definitivamente la schiava del paesino, costretta a portare una catena al collo e a subire ripetutamente abusi e violenze sessuali, oltre a essere umiliata perfino dai ragazzini, che suonano le campane ogni volta che viene stuprata.

Tutto questo ha termine una notte, quando durante un'assemblea Grace, su suggerimento di Tom, prende la parola e riferisce con calma tutti gli abusi che ha subito da ciascun concittadino. Mentre il ragazzo riaccompagna Grace nella sua baracca, gli altri paesani sono scioccati dall'essersi sentiti rinfacciare la verità e decidono di espellerla dal paese. Tom sceglie di schierarsi con Grace e, mentre le comunica la sua decisione, tenta un approccio sessuale, ma viene respinto. Tom si arrabbia e Grace gli chiede se, per caso, ha pensato di prenderla con la forza, aggiungendo che, se volesse, potrebbe fare come tutti gli altri e usarle violenza. Il ragazzo inizialmente respinge queste accuse, ma poco dopo è costretto ad ammettere che Grace ha ragione. Distrutto dal dubbio, Tom decide di allontanare da sé Grace per impedirle di rovinargli la carriera come scrittore e filosofo, chiamando personalmente i gangster perché vengano a riprendersi la ragazza.

L'arrivo dei malavitosi è salutato da Tom e da un comitato spontaneo di compaesani. Gli scagnozzi, indignati, liberano Grace dalle sue catene: è solo allora che si scopre che Grace è la figlia del boss, scappata perché disgustata dalle azioni criminali del padre. Genitore e figlia recuperano nella Cadillac del boss il discorso che li ha portati a litigare e il padre ne approfitta per rigirarle l'accusa di arroganza, che la figlia gli fece prima di scappare: secondo lui è proprio l'atteggiamento di lei, volto sempre a giustificare le azioni malvagie altrui, a essere arrogante, quasi come se lei non ritenesse gli altri esseri umani capaci di poter rispettare gli alti standard morali che lei stessa si impone. Al termine della discussione, il boss offre una scelta a sua figlia: tornare a casa con lui e magari diventare la sua succeditrice o rimanere a Dogville.

Grace sul momento rifiuta di tornare a casa, ma il padre le concede ancora qualche minuto per poterci ripensare. La ragazza è così costretta ad ammettere a sé stessa che non avrebbe mai perdonato o anche solo giustificato neanche una delle azioni che ha subito, se a compierle fosse stata lei. Poco dopo questa realizzazione, un impaurito Tom, che ha capito che i gangster sono una potenziale minaccia per la sicurezza del paesino, chiede scusa a Grace per averla manipolata e usata, ma cerca comunque di giustificare razionalmente le sue azioni. Di fronte a questo Grace rifiuta le giustificazioni e risponde che «se c'è un paese senza il quale il mondo vivrebbe meglio, è proprio Dogville».

Così facendo, la donna accetta il suo destino come figlia del boss e ordina la distruzione completa del paese e l'uccisione di tutti i suoi abitanti. La ragazza ne approfitta anche per vendicarsi di Vera, ordinando che le vengano uccisi i figli davanti ai suoi occhi, con la condizione che sarebbero stati risparmiati solo se fosse stata in grado di non piangere, sapendo che non ci sarebbe riuscita. Mentre i malavitosi uccidono brutalmente gli abitanti di Dogville e la radono al suolo, Tom tenta un ultimo, disperato approccio per ingraziarsi Grace e salvarsi la vita, ma la ragazza lo uccide personalmente con un colpo di revolver. Al termine del massacro si sente solo Mosè, il cane del paese, abbaiare dai resti di una casa: uno dei gangster sta per ucciderlo, ma Grace gli ordina di risparmiarlo dicendo che «è arrabbiato perché una volta gli ho preso il suo osso».

CuriositàModifica

  • In tutto il mondo è uscita una versione da 178 minuti.
  • Nicole Kidman affermò d'essere uscita dalle riprese "molto turbata", dichiarando che non avrebbe più girato con von Trier.[3]
  • Anche Ben Gazzara ha giurato, per rispetto di sé stesso, che non avrebbe mai più lavorato con Lars von Trier.
  • Nel luglio 2011, in seguito agli attentati di Oslo e Utoya, il regista danese Lars von Trier si è detto "disgustato" dall'idea che Dogville sia tra uno dei film preferiti dal responsabile del massacro, l'estremista di destra norvegese Anders Breivik.[4]
  • Il film può essere analizzato tramite un'ottica nichilista e il soggetto può essere considerato il perdono in chiave nietzschiana.[5]
  • Tutto il film è girato all'interno di un capannone: la scenografia è ridotta all'osso, alla sola pianta della cittadina; dove righe bianche a terra indicano le strade e le case, connotate solo da scarni elementi d'arredo. Non ci sono porte, pure tutti i personaggi fanno i consueti gesti per bussare, aprirle e chiuderle, accompagnati dai rumori corrispondenti.

DistribuzioneModifica

In Italia il film è stato distribuito da Medusa Distribuzione dal 7 novembre 2003 in una versione accorciata e riveduta dallo stesso regista Lars von Trier, mentre la versione in dvd contiene invece la versione integrale. Il doppiaggio è stato effettuato presso la CVD e diretto da Francesco Vairano, che ne ha anche adattato i dialoghi.[6]

AccoglienzaModifica

Sull'aggregatore Rotten Tomatoes il film ha ricevuto il 70% delle recensioni professionali positive con un voto medio di 7,00/10 basato su 168 critiche, con un giudizio generale che recita «un impegnativo pezzo di produzione cinematografica sperimentale.».[7] Su Metacritic ha ottenuto un punteggio di 60/100 basato su 39 critiche, corrispondente a «recensioni miste o medie».[8]

Dogville ha diviso la critica cinematografica. Alcuni l'hanno definito un'affermazione artistica innovativa e potente,[9] mentre altri lo hanno considerato un lavoro emotivamente distaccato o addirittura misantropico. J. Hoberman di The Village Voice ha scritto che «Per passione, originalità e faccia tosta, questa austera allegoria della fallita carità cristiana e della vendetta dell'Antico Testamento è il film più forte di von Trier, anzi un capolavoro».[10] Peter Travers di Rolling Stone ha dato al film tre stelle e mezzo su quattro, elogiando l'interpretazione di Nicole Kidman e definendolo «un film che non ha mai incontrato un cliché su cui non ha calpestato».[11] Scott Foundas di LA Weekly lo descrisse come un lavoro di «audacia, intuizione tagliente [e] ilarità intermittente» e lo interpretò come «una potente parabola della sofferenza umana».[12] Alan Morrison di Empire ha scritto che «Dogville, in una tradizione teatrale didattica e politicizzata, è una grande commedia che mostra una profonda comprensione degli esseri umani per come sono realmente».[13] Peter Bradshaw di The Guardian ha scritto che «Perfino i detrattori di Von Trier come me, stimolati per anni dalla fatua sciocchezza adolescenziale del suo cinema, hanno dovuto ammettere che si trattava di un lavoro intrigante, tecnicamente compiuto e ben interpretato».[14]

Manohla Dargis di Los Angeles Times ha invece liquidato il film a come «tre ore di noiosi esperimenti».[15] Richard Corliss di Time ha sostenuto che a von Trier mancasse l'umanità e ha scritto che il regista «presumibilmente vuole che ci occupiamo dei desideri e dei pregiudizi dei suoi personaggi senza le distrazioni degli arredi d'epoca. È un'idea brillante, per circa dieci minuti. Poi il set spoglio sgomita dalla mente di uno spettatore dalla trama logora e dalle caratterizzazioni».[16] Roger Ebert, che gli ha assegnato due stelle su quattro, ha ritenuto che il film fosse così pedante da rendere von Trier paragonabile a un pazzoide, e considerandola «una dimostrazione di come una buona idea può andare storta».[17] Sean Axmaker di Seattle Post-Intelligencer ha affermato che «Non si può negare che von Trier sia visivamente intrigante. [...] Ma come artista, il suo disprezzo per l'umanità sta diventando sempre più difficile da nascondere con eleganza stilistica».[18] Charles Taylor di Salon ha inoltre risposto alle accuse di antiamericanismo del film con l'accusa di essere «anti-umano», dicendo che si trattava di «una visione misantropica totale come qualsiasi maniaco del controllo in stile Stanley Kubrick si sia mai rivelato», pur ammettendo personalmente che sentiva che von Trier fosse un regista deliberato quanto Kubrick.[19]

Successivamente, Dogville è stato nominato uno dei più grandi film del suo decennio da, fra gli altri, The Guardian (8º posto),[20] The List (1º posto)[21] e Paste (22º posto).[22] Nel 2016 è stato classificato al 76º posto nella lista dei 100 migliori film del XXI secolo in un sondaggio della critica condotto da BBC Culture,[23] e nel 2019 è stato elencato come il 37° miglior film dello stesso periodo dai critici di The Guardian.[24] Secondo l'aggregatore They Shoot Pictures, Don't They, è il quindicesimo film più acclamato dal 2000.[25]

Il regista e sceneggiatore Quentin Tarantino ha nominato il film come uno dei venti migliori usciti durante il periodo della sua attiva carriera di regista;[26] ha inoltre detto che se fosse stato scritto per il palcoscenico, von Trier avrebbe vinto un premio Pulitzer.[27]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b (ENFRESZH) Dogville, su festival-cannes.com. URL consultato il 22 settembre 2020.
  2. ^ (EN) Matt Mazur, Katrin Cartlidge: The Working Actress, su PopMatters, 28 agosto 2008. URL consultato il 22 settembre 2020.
  3. ^ Nicole Kidman torna a lavorare con Lars von Trier - Cinema News - PRIMISSIMA, su primissima.it. URL consultato il 16 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2012).
  4. ^ Dogville (2003) - Curiosità - Movieplayer.it
  5. ^ Dogville - Una parabola nichilista, su artesettima.it.
  6. ^ Dogville, su Il mondo dei doppiatori, AntonioGenna.net.
  7. ^ (EN) Dogville, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC. URL consultato il 22 settembre 2020.  
  8. ^ (EN) Dogville, su Metacritic, CBS Interactive Inc. URL consultato il 22 settembre 2020.  
  9. ^ (EN) Mick La Salle, 'Dogville' as poetic as it is powerful, su SF Gate, 9 aprile 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  10. ^ (EN) J. Hoberman, The Grace of Wrath, su The Village Voice, 16 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  11. ^ (EN) Peter Travers, Dogville, su Rolling Stone, 26 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  12. ^ (EN) Scott Foundas, Once Upon a Time in Amerika, su LA Weekly, 25 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  13. ^ (EN) Alan Morrison, Dogville Review, su Empire. URL consultato il 22 settembre 2020.
  14. ^ (EN) Peter Bradshaw, Dogville – review, su The Guardian, 20 maggio 2003. URL consultato il 22 settembre 2020.
  15. ^ (EN) Manhola Dargis, Seduced by ideas?, su Los Angeles Times, 26 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  16. ^ (EN) Richard Corliss, Empty Set, Plot to Match, su Time, 4 aprile 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  17. ^ (EN) Roger Ebert, Dogville, su rogerebert.com, 9 aprile 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  18. ^ (EN) Sean Axmaker, Von Trier's stylistic 'Dogville' is muzzled by its contempt for humanity, su Seattle Post-Intelligencer, 15 aprile 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  19. ^ (EN) Charles Taylor, "Dogville", su Salon, 27 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  20. ^ (EN) Xan Brooks, Best films of the noughties No 8: Dogville, su The Guardian, 23 dicembre 2009. URL consultato il 22 settembre 2020.
  21. ^ (EN) Best of a decade: Film, su The List, 2 dicembre 2009. URL consultato il 22 settembre 2020.
  22. ^ (EN) The 50 Best Movies of the 2000s, su Paste, 3 novembre 2009. URL consultato il 22 settembre 2020.
  23. ^ (EN) The 21st Century’s 100 greatest films, su BBC. URL consultato il 22 settembre 2020.
  24. ^ (EN) The 100 best films of the 21st century, su The Guardian, 13 settembre 2019. URL consultato il 22 settembre 2020.
  25. ^ (EN) The 21st Century's Most Acclaimed Films, su theyshootpictures.com. URL consultato il 22 settembre 2020.
  26. ^ (EN) Quentin Tarantino’s Favorite Movies: Over 25 Films the Director Wants You to See, su IndieWire, 16 maggio 2019. URL consultato il 22 settembre 2020.
  27. ^   Quentin Tarantino HD, Quentin Tarantino's Favourite Movies from 1992 to 2009..., su YouTube, 3 aprile 2011. URL consultato il 22 settembre 2020.
  28. ^ (EN) The European Film Academy 2003, su europeanfilmacademy.org. URL consultato il 22 settembre 2020.
  29. ^ Dogville, su daviddidonatello.it. URL consultato il 22 settembre 2020.
  30. ^ Nastri d'argento 2004, su news.cinecitta.com, 28 febbraio 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  31. ^ (EN) Danish Bodil Awards 2004, su dfi.dk, 8 marzo 2004. URL consultato il 22 settembre 2020.
  32. ^ (FREN) Dogville, su academie-cinema.org. URL consultato il 22 settembre 2020.
  33. ^ (ES) Dogville, su premiosgoya.com. URL consultato il 22 settembre 2020.

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