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Odoardo Colonna
Одоардо Колонна.png
Duca dei Marsi
Stemma
Successore Fabrizio Colonna
Altri titoli Conte di Celano, Conte di Albe ecc.
Nascita 1413-1415 ca.
Morte 1463 ca.
Sepoltura Cave
Dinastia Colonna
Padre Lorenzo Onofrio Colonna
Madre Sveva Caetani di Sermoneta
Consorte Filippa (o Grata) de' Conti
Figli Giordano, Lorenzo, Oddone, Giovanni, Marcello, Fabrizio, Paola e Ippolita[1]
Religione Cattolicesimo
Motto Mole sua stat

Odoardo o Adoardo o Edoardo Colonna (1413 o 1415 – 1463 circa) è stato un nobile romano.

Celano

Indice

FamigliaModifica

Membro della famiglia romana dei Colonna del ramo di Genazzano, l'anno della sua nascita dovrebbe attestarsi entro il terzo lustro del XV secolo, ultimo figlio maschio di Lorenzo Onofrio Gran Camerlengo del Regno di Napoli e di Sveva[2] figlia di Jacobello dei Caetani di Sermoneta e fratello minore di Antonio principe di Salerno. Insieme alla sua famiglia aveva residenza negli edifici costituenti la parte più antica del complesso edilizio di Palazzo Colonna posti tra l'abside della basilica dei Santi XII Apostoli e la via della Pilotta ai piedi del Quirinale, noto come palazzo del Vaso, ad essi pervenuto dai conti di Tuscolo, riadattato da Martino V che vi prese stabile dimora e dove vi insediò la tesoreria pontificia[3].
Ebbe come sorelle Anna sposata a Giovanni Antonio Orsini del Balzo principe di Taranto, Caterina sposata a Guidantonio I conte di Montefeltro e signore di Urbino, Vittoria sposata a Carlo II Malatesta signore di Pesaro.

BiografiaModifica

Per volontà dello zio papa Martino V, nel maggio 1423[4] con l’affidamento da parte di Giovanna II e suo marito Alfonso d’Aragona della tutela delle sorelle Antonella, Angelella e Covella di Celano e del governo della contea a Giordano Colonna principe di Salerno, Odoardo ancora in minore età veniva contestualmente promesso in matrimonio a Jacovella o Covella, erede testamentaria della contea di Celano dopo la morte del padre Nicola scomparso nel 1418 e del fratello Pietro morto nel 1422, la quale appena morto il pontefice abbandonerà il marito[5].
Alla morte del padre avvenuta in Abruzzo tra il dicembre 1422[6] e il maggio 1423, Odoardo ebbe da Giovanna II la conferma dei titoli paterni di conte di Celano oltre che di Albe e duca dei Marsi[7], mantenendo il titolo di conte di Celano ancora nel 1432[8] fino alla perdita della contea che risultava di fatto avvenuta nel 1436 quando cadde nella mani di Giacomo Caldora sposatosi con Covella dopo la morte di Giovanna II[9]. Durante questa breve unione i promessi sposi si occuparono della decorazione della chiesa di San Giovanni Battista in Celano[10].
Associato ai fratelli Antonio e il cardinale Prospero nel governo dei feudi famigliari tra cui Rocca di Cave, Genazzano e altre terre alla morte del padre[11]; tra gli altri feudi pervenutigli a seguito della divisione dei beni famigliari voluta nel 1427, quando ancora pupillo venne posto sotto la tutela dei fratelli maggiori, con la bolla Etsi Prudens di Martino V, oltre alla contea di Celano ottenne Albe cedutagli da Antonio, ebbe inoltre confermato il codominio con i fratelli maggiori sui castelli costituenti il nucleo storico del patrimonio familiare, Genazzano, Cave, Olevano, Rocca di Cave, Capranica, San Vito, Pisoniano, Ciciliano, Paliano e Serrone con il vincolo fidecommissario dell'inalienabilità; come patrimonio personale ricevette i feudi di Fragiani, Civitella e Monte Guardia[12].
Posto dopo la morte del padre insieme ai fratelli tutti pupilli sotto la tutela dello zio Giordano, nel giugno del 1424 avevano acquistato i diritti del castello di Morolo detenuti dalla abbazia di Santa Maria Nova di Roma e nel novembre dello stesso anno aveva acquistato ancora con i fratelli Paliano con Morolo, Santo Stefano e Serrone da Ildebrandino Conti[13]. Nel 1425 acquistava con il fratello Prospero da Giacomo d'Aquino conte di Loreto, i castelli di Monte San Giovanni, Strangolagalli e il casale di Carpino e da Giacomo Caldora riceveva castel Gordiano[14]. Nel 1426 avevano permutato con Raimondo Orsini la città di Sarno e il castello di Palma nel Regno di Napoli ottenendo Nettuno ed Astura[15] e acquistato Rocca di Papa dagli Annibaldi[16].
Nel 1427 acquistavano ancora dagli Annibaldi i 2/3 dei castelli, ormai disabitati a causa delle guerre in corso, di Fusignano, Verposa e S. Lorenzo[17], e dalle eredi dei Petrucci il casale della Falcognana; nello stesso anno acquistarono ancora da Rinaldo Orsini in ristrettezze economiche, la città di Nepi e i castelli di Filacciano, Monte Rosi e dell'Isola Conversina[18].
Nel marzo del 1428 ancora sotto la tutela di Orlando degli Orlandi di Genazzano, in qualità di conte di Celano permuta Castelluccio e Fonte di Valle maggiore pertinenze di questo contado in Puglia presso Troia con Antonio Cantelmo conte di Popoli che cede le località di Ortona e Carrito in Abruzzo[19] e nello stesso anno con altra permuta, presente e consenziente Covella di Celano, con gli eredi di Antonio de Sangro conte di Anglona, cede la baronia di Rayano con le località di Petra Molaria, Allimengianelli, Sculle alias Stille et Pullanelli in Terra di Lavoro, pertinenza della contea di Celano ricevendo Aversa e Villalago sempre in Abruzzo[20]; ancora nell'ottobre del 1428 con i fratelli e forse privo ormai della tutela pupillare, concludono l'acquisto di Genzano e Nemi dall’abbazia delle Tre Fontane di Roma[21].

Eugenio IV e le scomunicheModifica

 
Eugenio IV

Dopo la morte di Martino V avvenuta nel febbraio del 1431, Odoardo e i suoi fratelli si resero protagonisti della sottrazione del tesoro papale conservato dallo zio nel palazzo loro abitazione[22], subendo una prima scomunica nel maggio 1431 e la condanna all'esilio dal suo successore papa Eugenio IV in cui si intimava la restituzione dei beni della Chiesa e di vari castelli tra i quali quelli già appartenuti all'abbazia di San Paolo fuori le mura, e successivamente la perdita dei beni nel Regno di Napoli, subendo altresì gli attacchi del cardinale Vitelleschi. A questa battuta di arresto che costò alla famiglia l'esborso di 100.000 fiorini d'oro che avevano depositati presso il Banco del Monte Comune di Firenze[23], per recuperare quanto era stato loro confiscato, ottenere l’assoluzione, il perdono e la revoca dell’esilio dal papa, al fine di limitare i danni derivanti dalle previste confische di beni ordinate dal nuovo pontefice, fece seguito una serie di importanti cessioni patrimoniali fatte ad altri famigliari o famiglie ad essi aderenti, come quella di Frascati già acquistata dal Capitolo Lateranense nel 1423[24] ed Ardea con l'intero suo tenimento ceduti dai fratelli Antonio, Prospero ed Adorardo nel 1432 al ramo dei Colonna di Riofreddo ancora in buoni rapporti con il papato[25]. Nel maggio dello stesso anno con i fratelli vendevano inoltre ai Savelli le località di Malaffitto, Valle Riccia, Selva Piana, la corte di Pantano e altri terreni nei dintorni di Ariccia[26].
Nell'ottobre 1433 ancora ribelli al pontefice per aver aderito a Niccolò Fortebraccio subirono una seconda scomunica.
Nel maggio del 1434 Antonio conferisce ad Adoardo suo fratello il governo dei suoi stati[27].

La reintegra nei beni e l'alleanza con gli AragonaModifica

 
Marino
 
Piglio

Con la cacciata di Eugenio IV, di cui i Colonna ne furono protagonisti nel maggio del 1434[23], successivamente deposto nel 1439 con l'elezione dell'antipapa Felice V ed il conseguente scisma a cui i Colonna non pare prendessero parte attiva, e la riacquistata fiducia del nuovo papa Niccolò V, dal 1448 la famiglia poté riprendere seppur in misura limitata la sua attività di acquisizioni e soprattutto di riassetto patrimoniale.
A seguito della morte di Giovanna II loro alleata, Odoardo e i fratelli strinsero presto alleanza con gli Aragonesi dando loro sostegno militare nella guerra di successione al trono di Napoli, dovendo subire gli attacchi degli Orsini alleatisi con la fazione Angioina che gli tolsero di fatto il controllo sulla contea di Albe che venne aggregata al territorio della contea di Tagliacozzo, pur mantenendone il Colonna il titolo comitale oltre a quello di duca dei Marsi[28].
Nel 1446 nel castello di Genazzano partecipa ad un lodo arbitrale con il fratello Antonio per dirimere i dissidi relativi all'amministrazione dei feudi tenuti in comune[29].
Nel 1453 completa l'acquisto del castello di Piglio dalla famiglia d'Antiochia[30]. Nel 1455 Odoardo e i suoi fratelli vengono immessi nel possesso della quota loro spettante della Torre delle Milizie già posseduta da Martino V nonostante le contestazioni dei membri della famiglia Conti[31].
Nel 1457 insieme ai fratelli e ad altri Colonna viene posto sotto la protezione di papa Callisto III[32] che convince Odoardo e Antonio suo fratello a concludere una tregua di due anni con i Conti[33].
Nel 1458 acquista dal fratello Prospero il castello con il fortilizio diroccato di Lariano[34] poi ceduto alla sorella Vittoria.[35]
A seguito della morte di Alfonso d'Aragona e della guerra di successione al trono di Napoli, con il fratello Antonio offrono il loro appoggio a Giovanni d'Angiò contro gli Aragonesi e gli Orsini loro avversari, con i quali Pio II li convince a pacificarsi nel marzo 1461[36], ma già nell'aprile dello stesso anno protesta contro gli Orsini per le loro violenze ai danni degli abitanti di Avezzano nonostante la tregua sottoscritta dalle parti[37]. Nell'ottobre 1462 cede ad Antonio la sua quota di Genazzano in cambio delle quote detenute dal fratello su Nemi, Rocca di Papa e Marino, acquisendo dallo stesso anche le sue quote di Anticoli, Castro e Santo Stefano[38] e nell'anno successivo riceve in lascito da Prospero i beni da lui ricevuti da Martino V nel 1427[39], e risulta ancora vivo il 22 giugno 1463 quando vende la quarta parte del territorio di Marino a Pietro Margani[40].

Matrimonio e discendenzaModifica

Dalla seconda moglie Filippa (o Grata[41]) Conti, figlia di Grato signore di Valmontone sposata nel 1441[42] ebbe numerosi figli tra cui noti Lorenzo Oddone che da Pio II venne nominato nel 1463[43] Protonotario apostolico e che, obbligato nel 1484 a cedere il contado di Albe a Virginio Orsini, venne fatto decapitare nel giugno dello stesso anno da Sisto IV[44], e Fabrizio da cui discendono i rami tuttora fiorenti dei principi di Paliano e dei principi di Stigliano[45]. Nel suo testamento del 1462 in cui lascia eredi i suoi figli in parti uguali, dispose di essere sepolto nella chiesa di Santo Stefano di Cave. La data della morte è da fissare tra il giugno del 1463 e il 16 gennaio 1464 quando Pio II pone sotto la sua protezione i figli del defunto Adoardo Colonna[46]. Nel 1464 con bolla di Pio II, viene confermata la nullità del matrimonio di Odoardo Colonna con Cobella contessa di Celano e riconosce come figli legittimi di esso Edoardo con Filippa Conti, i nati di questa unione, che sono: Giordano, Lorenzo Odone, Giovanni, Marcello, Ippolita e Giovanna[47].
Nel 1465 Giordano e Lorenzo Colonna figli del defunto Odoardo, che aveva dovuto cedere la contea di Albe agli Orsini, vengono confermati nel titolo di Duca dei Marsi e nel possesso di quanto rimaneva loro di quella contea nei feudi avuti dal padre, Civitella[48], Capistrello e Roccavivi nella Valle Roveto e relative pertinenze[49].

NoteModifica

  1. ^ Testamento di Odoardo Colonna in Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.3808
  2. ^ Costei sembra ancora vivente con il titolo di contessa d'Alba nel 1467, Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.3616
  3. ^ Rodolfo Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna al tempo di Martino V. (1417-1431), in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp. 378-380; Pasquale Adinolfi, Roma nell'età di Mezzo, Tomo Secondo, Roma Fratelli Bocca. e C., 1881, p.14.
  4. ^ Probabilmente successivamente a tale atto, la futura e giovane sposa Covella con le sorelle, venne condotta in casa dei Colonna a Roma sotto la loro tutela, v . R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp.397-398, Amedeo de Vincentiis, La sopravvivenza come potere. Papi e baroni di Roma nel XV secolo in La nobiltà romana nel medioevo, a cura di Sandro Carocci, École Francaise de Rome, 2006, pp.551-613; Tommaso Brogi, Franco Francesco Zazzara presenta la Marsica, 1900; Gaetano Curzi, Il cantiere pittorico della chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Evangelista a Celano: convergenze e tangenze, in Universitates e Baronie. Arte e architettura in Abruzzo e nel regno al tempo dei Durazzo, a cura di P.F. Pistilli, F. Manzari, G. Curzi, Pescara 2008, I, pp. 19-34
  5. ^ Sui non meglio documentati motivi di questa fuga v. Giovanni Antonio Summonte, Historia della città e Regno di Napoli, p. 469. Da taluni si è ipotizzato che il C. potesse aver subito un danno al viso che ne avrebbe deturpato l'aspetto, a seguito di un contagio da malattia tubercolare ([scrofolosi]) contratta in età infantile.
  6. ^ Il 9 dicembre 1422 Alfonso d'Aragona conferiva a Lorenzo Colonna i diritti di sovranità sulla contea di Celano, Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.323
  7. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.2503.
  8. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.2254. Nel diploma di conferma del 1432 veniva confermata la città di Marsi col titolo e dignità di ducato unitamente alla contea di Celano con tutte le terre. Nella enumerazione delle 44 località di questa contea vennero comprese anche quelle appartenenti alla contea di Albe come Albe, Avezzano, Civitella, Luco, Sant' Anatolia e Trasacco che quindi fu compresa in quella di Celano. Antonio Coppi, Memorie Colonnesi, Roma 1855, p.192.
  9. ^ v. Tommaso Brogi, La Marsica antica e medievale fino all'abolizione dei feudi, pp.202-203
  10. ^ Gaetano Curzi, Il cantiere pittorico della chiesa dei Ss. Giovanni Battista e Evangelista a Celano: convergenze e tangenze, in Universitates e Baronie. Arte e architettura in Abruzzo e nel regno al tempo dei Durazzo, a cura di P.F. Pistilli, F. Manzari, G. Curzi, Pescara 2008, I, pp. 19-34
  11. ^ Pio Francesco Pistilli, La rifondazione di Genazzano ai tempi di Martino V, 2009
  12. ^ Testo della bolla pubblicato in A. Rehberg, Etsi prudens paterfamilias… pro pace suorum sapienter providet. Le ripercussioni del nepotismo di Martino V a Roma e nel Lazio, in Alle origini della nuova Roma. Martino V (1417-1431). Atti del Convegno, Roma 2-5 marzo 1992, a cura di M. Chiabò et alii, Roma 1992 (Nuovi studi storici, 20), pp. 279-282
  13. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Schede Tomassetti, nn. 2019 e 2144
  14. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Schede Tomassetti, nn.3980 e 4119
  15. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp. 410-412
  16. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp. 414
  17. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp. 416
  18. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp. 419-421.
  19. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp.425-427
  20. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp.434-437
  21. ^ R. Lanciani, Il patrimonio della famiglia Colonna... cit., in R. Società Romana di storia patria, 1897, pp.438-444
  22. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, vol. XXII, p.181 e segg.; Copia della bolla in Archivio Storico Capitolino, Archivio Orsini, Perg. II.A.14,044.
  23. ^ a b Eleonora Plebani, La "fuga" da Roma di Eugenio IV e la Repubblica Romana del 1434, in Congiure e conflitti, a cura di M. Chiabò et alii, Roma 2014
  24. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.4499
  25. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.2254
  26. ^ E. Celani, Le pergamene dell'Archivio Sforza Cesarini, in Archivio della Società Romana di Storia Patria, vol. XV, 1892, p.237
  27. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.3998
  28. ^ La Marsica di Tommaso Brogi, 1900, parte IX
  29. ^ P. F. Pistilli, La rifondazione di Genazzano... cit.
  30. ^ Il riuso dei Castelli. Trentuno proposte progettuali per il riuso dei Castelli della provincia di Frosinone, 1998; Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.1782
  31. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.4408
  32. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.284
  33. ^ v. Alfred A. Strnad, Andrea Conti in Dizionario biografico degli Italiani, vol. 28 (1983)
  34. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.1535
  35. ^ Nel novembre 1463 Pio II dichiara di aver fatto demolire il castello di Lariano pur riconoscendone la pertinenza a Vittoria Colonna e suoi parenti; Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.296
  36. ^ F. Petrucci, Odoardo Colonna cit.
  37. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.5277
  38. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.2577
  39. ^ P. F. Pistilli, La rifondazione di Genazzano... cit.; Prospero aveva ricevuto da Martino V come patrimonio personale i feudi di Ardea, Frascati, Marino, Molara, Monte Compatri e Rocca di Papa; rimanevano pertanto dopo le cessioni avvenute, Marino, Monte Compatri e Rocca di Papa
  40. ^ Daniela De Francesco, S. Eufemia e il lacus Turni presso Albano dall'età tardoantica al basso medioevo, Mélanges de l'Ecole française de Rome. Moyen-Age, A.1991, Vol.103, Num. 1, pp.100-101
  41. ^ Antonio Coppi, Memorie Colonnesi cit., p.216.
  42. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti n.52
  43. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.295
  44. ^ Diaria Rerum Romanarum (Diario della città di Roma) di Stefano Infessura, pp.108-139
  45. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, vol. XXVII, p.288.
  46. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.291
  47. ^ Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.298
  48. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, 1802, vol. IV, p. 70.
  49. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli, 1804, vol. VIII, p. 28. Ferdinando d'Aragona re di Sicilia ecc. concede a Giordano Colonna e a Lorenzo suo fratello il ducato di Marsi, già concesso a Adoardo Colonna, con i suoi feudi di Capistrello, Peschio-Canale, Civitella, Rendinara, Morino e Roccavivi, in Abruzzo, in Archivio Colonna presso Biblioteca S. Scolastica in Subiaco, Scheda Tomassetti, n.2400

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica