Old Boy (film 2003)

film del 2003 diretto da Park Chan-wook
Oldboy
Park Chan-wook - Old Boy.png
Mi-Do (Kang Hye-jeong) e Oh Dae-Su (Choi Min-sik) in una scena del film
Titolo originale올드보이
Oldboy
Lingua originaleCoreano
Paese di produzioneCorea del Sud
Anno2003
Durata116 min
Rapporto2,35:1
Generenoir, azione, thriller
RegiaPark Chan-wook
SoggettoTsujiya Garon, Nobuaki Minegishi (manga)
SceneggiaturaPark Chan-wook, Lim Joon-hyung, Hwang Jo-yun
ProduttoreSyd Lim, Kim Dong-Joo
Produttore esecutivoHan Jae-duk, Kim Dong-Ju, Park Myeong-chan
Casa di produzioneCJ Entertainment
Distribuzione in italianoCG Entertainment, Medusa Film, Lucky Red Distribuzione
FotografiaChung Chung-hoon
MontaggioKim Sang-bum
Effetti specialiJeon Hyoung-Lee
MusicheYo Jeong-wook
ScenografiaYang Hong-sam, Ryu Seong-hie
CostumiJo Sang-Gyeong
StoryboardSeo Gyeong-heun
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

«Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo.»

(Oh Dae-su)

Old Boy (올드보이?, 老男孩?, OldeuboiLR, OldŭboiMR) è un film del 2003 diretto da Park Chan-wook.

Tratto dal manga omonimo di Nobuaki Minegishi e Garon Tsuchiya, fa parte della cosiddetta trilogia della vendetta del regista, iniziata nel 2002 da Mr. Vendetta e conclusa nel 2005 da Lady Vendetta.

Il film segue la storia di Oh Dae-su, un uomo rimasto imprigionato in una cella simile ad una stanza d'albergo per quindici anni, senza sapere l'identità o le motivazioni del suo rapitore. Nonostante venga poi rilasciato, Dae-su scopre di essere ancora intrappolato in un gioco di cospirazione e violenza. Il suo desiderio di vendetta si intreccia con l'amore che prova per una giovane cuoca di sushi, Mi-do.

Accolto con gran consenso dalla critica, è considerato un capolavoro del cinema sudcoreano, nonché uno dei più importanti ed influenti film degli anni 2000, diventato un vero e proprio cult negli anni a venire. Vinse il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004,[1] dove ricevette anche il plauso del regista statunitense Quentin Tarantino.

TramaModifica

1988. Oh Dae-su è un uomo comune che il giorno del quarto compleanno di sua figlia, dopo essere stato rilasciato dalla polizia (che lo aveva arrestato per ubriachezza molesta), viene rapito. L'uomo si risveglia e scopre di essere rinchiuso in una piccola e squallida cella-appartamento, dalla quale è impossibile fuggire: è dotata di un letto, un bagno ed una vecchia TV. È proprio guardando il telegiornale che Dae-su, intrappolato e sconvolto, apprende dell'omicidio della moglie che viene attribuito proprio a lui. Logorato dalla prigionia, l'uomo, ignaro delle ragioni di questa tortura psicologica, tenta il suicidio due volte, ma viene sempre salvato dai suoi misteriosi carcerieri. Aiutandosi con degli utensili di fortuna, Dae-su riesce lentamente ad aprire una piccola breccia in una parete, ma scopre di trovarsi in un grattacielo. Gli anni passano: per non impazzire Dae-su impegna il tempo scrivendo un'autobiografia, allenandosi nella shadowboxing contro il muro e cercando di capire chi possa odiarlo a tal punto da fargli questo.

Trascorsi quindici anni, Dae-su improvvisamente viene liberato sul tetto di un palazzo in un punto imprecisato della città. Vagando per le strade, incontra un barbone che gli si avvicina e gli consegna un portafoglio pieno di banconote di grosso taglio e un cellulare, che lo mette in contatto con il suo misterioso rapitore. L'uomo lo sfida: se vuole sapere l'identità e le ragioni della reclusione, ha cinque giorni di tempo per trovarlo, trascorsi i quali sparirà per sempre.

Dae-su si reca in un ristorante di sushi per mangiare del pesce e qui fa la conoscenza della cuoca Mi-do, che subito mostra interesse per lui, ma poco dopo sviene colpito dall'influenza, mentre tentava di mangiare un polpo vivo. La giovane donna lo porta a casa sua e gli confessa di sentirsi attratta da lui e che gli si concederà quando sarà pronta. Dae-su le racconta la propria storia e lei accetta di aiutarlo. Dapprima si recano in ogni ristorante ed albergo della città assaggiandone i ravioli al vapore (unico pasto quotidiano durante tutta la prigionia di Dae-su) e, trovato quello giusto, risalgono all'edificio dove vengono regolarmente consegnati, quello della sua prigionia. Dopo essersi infiltrato al suo interno, Dae-su sfoga la propria furia omicida, massacrando a colpi di martello molti uomini per poi catturare il loro capo, Park Cheol-woong che, dopo una brutale tortura, gli rivela che il palazzo è una struttura segreta di detenzione in cui si possono recludere le persone a pagamento. Dae-su riesce anche ad avere il nome della persona che lo ha fatto rinchiudere lì: si tratta del ricco uomo d'affari Lee Woo-jin.

Dae-su, grazie anche all'amico No Joo-hwan, scopre che Woo-jin li sta controllando dal palazzo di fronte a casa di Mi-do. Faccia a faccia col suo rivale, Lee Woo-jin rivela a Dae-su di aver subito un importante intervento al cuore dove si è fatto impiantare uno speciale pacemaker che può disattivare a comando: se sottoposto a tortura potrebbe semplicemente suicidarsi, lasciando così Dae-su ignaro sul motivo della sua prigionia. Nel frattempo, Mi-do è stata catturata e torturata mentre si trovava sola in casa; Dae-su, arrivato per salvarla, viene catturato a sua volta e Woo-jin lancia una nuova sfida: Dae-su ha altri cinque giorni di tempo per svelare il mistero del proprio rapimento oppure Mi-do verrà uccisa.

Dae-su e Mi-do fuggono e, giunti in una camera d'albergo, i due hanno un rapporto sessuale. Nel frattempo grazie all'amico Joo-hwan, Dae-su scopre che lui e Woo-Jin hanno frequentato la stessa scuola superiore. Dae-su si reca presso l'archivio della sua scuola e individua nell'annuario Lee, mentre Joo-hwan ricorda di un aneddoto secondo cui la sorella di Lee si era guadagnata la fama di ragazza facile dopo che lo stesso Dae-su aveva lasciato la loro scuola, e si era suicidata lanciandosi da una diga. Poco dopo Woo-jin, infiltratosi nell'Internet point di Joo-hwan, uccide l'amico di Dae-su per aver osato offendere la memoria di sua sorella.

Infuriato e impotente al telefono, dopo aver sentito l'amico morire, Dae-su finalmente riesce a ricostruire i fatti: durante l'ultimo giorno nell'istituto aveva sorpreso Woo-jin e la propria sorella appartati in modo intimo, spiandoli da un vetro; il giorno seguente aveva raccontato la faccenda a Joo-hwan e la voce si era sparsa nella scuola, a tal punto che la ragazza si era addirittura convinta di essere incinta; distrutta per la vergogna, aveva deciso di suicidarsi lanciandosi da una diga. Scoperto il motivo della vendetta, Dae-su chiede a Cheol-woong (che adesso odia Woo-jin perché nel frattempo è stato da lui gravemente menomato) di vegliare su Mi-do fintanto che lui non avrà eliminato il suo avversario, e così fa rinchiudere la ragazza per qualche giorno nella sua stessa cella. In questo modo eviterà che Mi-do rimanga ulteriormente coinvolta.

Arrivato nell'attico di Woo-jin, Dae-su si prepara ad affrontarlo ma l'uomo gli rivela che sia lui che Mi-do sono stati condizionati mentalmente perché si innamorassero, mediante l'ipnosi e l'agopuntura; Mi-do, in realtà è la sua stessa figlia, di cui lui non aveva più notizie da 15 anni, visto che fu data in adozione quando egli sparì e sua madre fu assassinata. La guardia del corpo di Woo-jin combatte e sconfigge Dae-su, ma inaspettatamente viene uccisa dal suo stesso capo, che ammette di aver corrotto Cheol-woong, per cui Mi-do è nelle sue mani.

Dae-su supplica in ginocchio Lee di non rivelarle il terribile segreto, gli chiede perdono per tutto quello che è successo, gli giura in cambio eterna fedeltà, promettendo di essere il suo cane a vita (suscitando incontenibile ilarità nel magnate) e infine, arrivato al culmine della disperazione, si taglia un pezzo di lingua. Woo-jin, soddisfatto, decide di interrompere la propria vendetta ai danni di Dae-su, rilasciando Mi-do senza rivelarle nulla e congedando Dae-su. Ottenuta finalmente la sua vendetta e finito il breve momento di estasi che ne era derivato, Woo-jin viene travolto dallo sconforto per quello che è successo a lui e a sua sorella e si suicida in ascensore.

Dae-su decide di ricorrere di nuovo all'ipnosi per dimenticare la verità. Finito l'intervento, viene ritrovato da Mi-do, che gli confessa il suo amore e lo abbraccia; Dae-su sorride, ma subito dopo prorompe in una smorfia di dolore.

ProduzioneModifica

RipreseModifica

Il film è stato girato fra Corea del Sud (nelle città di Seul e Pusan) e Nuova Zelanda.

DistribuzioneModifica

Old Boy è uscito in Corea del Sud il 21 novembre 2003 ed è arrivato in Italia il 6 maggio 2005.[2]

AccoglienzaModifica

IncassiModifica

In Corea del Sud, Old Boy è stato visto da 3 260 000 spettatori, e con un incasso di 707 481 dollari[3] si è posizionato al quinto posto tra i film con maggiore incasso nel 2003.[4]

Nel resto del mondo il lungometraggio ha incassato 14 272 524$, per un totale di 14 980 005$.[3]

CriticaModifica

Il regista Quentin Tarantino, presidente della giuria del Festival di Cannes del 2004, lo acclamò definendo Old Boy «il film che avrei voluto fare».[5]

RiconoscimentiModifica

RemakeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Oldboy (film 2013).

Nel 2013 esce un remake del film, diretto da Spike Lee. Il film ha ricevuto recensioni generalmente negative sull'aggregatore Rotten Tomatoes, raggiungendo una percentuale di approvazione pari al 39%.[6]

NoteModifica

  1. ^ (EN) Awards 2004, su festival-cannes.fr. URL consultato il 18 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 18 ottobre 2014).
  2. ^ Film uscita 6 Maggio 2005, su mymovies.it. URL consultato il 29 novembre 2015.
  3. ^ a b (EN) Oldboy, su Box Office Mojo, Amazon.com.
  4. ^ (EN) The Best Selling Films of 2003, su koreanfilm.org. URL consultato l'11 giugno 2021.
  5. ^ Oldboy, la recensione, su badtaste.it. URL consultato il 18 maggio 2014.
  6. ^ (EN) Oldboy (2013), su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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