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Porta Nuova (Verona)

porta monumentale di Verona
Porta Nuova
Sistema difensivo di Verona
Porta Nuova esterno VR.jpg
Vista lato campagna
StatoRepubblica di Venezia
Stato attualeItalia Italia
RegioneVeneto
CittàVerona
Coordinate45°25′53″N 10°59′17″E / 45.431389°N 10.988056°E45.431389; 10.988056Coordinate: 45°25′53″N 10°59′17″E / 45.431389°N 10.988056°E45.431389; 10.988056
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Porta Nuova (Verona)
Informazioni generali
Costruzione1532-1540
CostruttoreMichele Sanmicheli
Informazioni militari
UtilizzatoreRepubblica di Venezia
Impero austro-ungarico
Termine funzione strategica1866
voci di architetture militari presenti su Wikipedia
Prospetto di porta Nuova verso la città

Porta Nuova è una monumentale porta di Verona eretta tra il 1532 ed il 1540 su progetto dell'architetto Michele Sanmicheli nell'ambito di un importante rinnovamento della cinta muraria meridionale della città; essa fu giudicata molto positivamente da Giorgio Vasari, il quale asserisce che non vi fu "già mai altr'opera di maggior grandezza né meglio intesa".[1]

Indice

Progetto urbanisticoModifica

Due deliberazioni del Senato veneto (la prima del 15 dicembre 1530 e la seconda del 5 gennaio 1531) ordinarono la distruzione del muro del lato lungo interno della cittadella viscontea, "per la comodità, et ornamento della nostra città", e parallelamente il rinnovamento del muro esterno della cittadella, gravemente danneggiato dalla guerra del 1516; un progetto del genere doveva certamente comprendere anche la sostituzione della vecchia porta che sorgeva dove poi fu costruita porta Nuova.[2]

Dopo un periodo in cui i lavori per il rafforzamento delle fortificazioni di Verona si erano protratti con una certa incertezza e disorganizzazione, quando Michele Sanmicheli venne nominato architetto responsabile delle fortificazioni di Verona ("inzener sopra le fabriche";[3] la nomina avvenne nell'ottobre 1530, ma fu effettiva solo dal maggio 1531), i lavori per la realizzazione delle opere militari proseguirono più speditamente.[4] Il primo lavoro del Sanmicheli fu il bastione della Santissima Trinità, iniziato l'anno successivo la sua nomina, a cui fecero seguito negli anni successivi i lavori per il bastione dei Riformati, di San Bernardino, di San Zeno, di Spagna e infine il bastione di San Francesco, oltre ad una serie di cavalieri intermedi.[5] Questa serie di lavori prevedeva la realizzazione di tre porte: la prima fu porta Nuova (1532), a cui seguirono porta San Zeno (1541) e porta Palio (1547).[3][5]

 
Mappa di Verona all'epoca della Serenissima; la via che esce verso sud-sud-ovest è via della Porta Nuova, che attraversa le mura passando da Porta Nuova

Porta Nuova, situata tra il bastione della Santissima Trinità e il bastione dei Riformati, venne realizzata in concomitanza coi lavori di riallineamento della cinta muraria tra questi due bastioni[6] e lo smantellamento del muro divisorio che divideva la cittadella fortificata di Verona dal resto della città.[7] Proprio in questo ambito Sanmicheli ebbe la possibilità di porre in atto una nuova concezione urbanistica di Verona, che aveva come punto focale proprio porta Nuova, la quale rispetto alle porte create in precedenza portava una radicale novità: dava accesso ad una lunga strada rettilinea (la via della Porta Nuova, sorta nel 1535) che giungeva direttamente, attraverso i portoni della Bra, all'Arena (vicino alla quale qualche anno dopo Sanmicheli costruì il palazzo degli Honorij).[7]

Il progetto di Sanmicheli è in primo luogo volto al rinnovamento urbanistico, che è preminente rispetto alla ragion militare: egli si pose l'obiettivo di assecondare la potente spinta dinamica dell'organismo urbano verso sud.[2] Dal punto di vista militare Sanmicheli vide porta Nuova come elemento della cinta muraria meridionale di Verona e in funzione di essa pensò i due bastioni che costruì al suo fianco, il bastione Barbarigo e il bastione Faler.[8] Dal punto di vista urbanistico la costruzione della nuova porta aveva tra i suoi scopi principali la valorizzazione dell'Arena e la ripresa dello schema urbanistico romano basato su ordinati assi rettilinei, in gran parte dalle disordinate costruzioni di epoca medievale;[9] questo programma, che dal punto di vista simbolico intendeva riscoprire le radici romane della città, dal punto di vista pratico favoriva gli scambi commerciali tra la campagna e l'area di piazza Bra.[8]

StoriaModifica

CostruzioneModifica

La costruzione della porta Nuova iniziò coi lavori di realizzazione del prospetto verso la campagna, sotto la giurisdizione del podestà Giovanni Dolfin e del capitano Leonardo Giustinian (i cui stemmi sono tuttora visibili sulla facciata) nel 1532,[6] come riportato nella relazione del capitano Lorenzo Donato nel 1571.[10] Un'iscrizione sopra l'attico citata da Scipione Maffei nel 1732 (non più esistente) recava la data 1533.[6][11] Nel 1535 il prospetto verso la campagna, così come l'interno, era pressoché ultimato: mancava solo il leone di San Marco da situarsi sopra l'attico, difficile da collocare in tale posizione in quanto "molto grande e difficile da movere", come riportato in una relazione del 16 marzo di quell'anno.[6][12]

I lavori di realizzazione del prospetto verso la città iniziarono nel 1535, come riportato da un'iscrizione citata da Scipione Maffei nel 1732 (non più esistente),[6] e si conclusero attorno al 1540, come riportato nei mandati del podestà Cristoforo Morosini e del capitano Giacomo Marcello (i cui stemmi sono tuttora visibili sulla facciata).[13] La data 1540 è riportata da un'iscrizione sul timpano centrale del prospetto verso la città.[8]

 
L'attuale gruppo scultoreo posto sopra Porta Nuova, rivolto verso sud, con sopra il Tricolore italiano.

Nello stesso anno 1540, quando il prospetto verso la città era pressoché ultimato, avvenne l'apertura ufficiale della porta, che una relazione del 26 luglio di quell'anno fissa al 1º agosto.[6][14]

La copertura della porta, però, rimase per molti anni provvisoria, come riportato da due relazioni del 21 luglio 1550[15] e del 1564.[6][16] Il tetto venne completato attorno al 1570:[6] viene citato come finito nella relazione del capitano Lorenzo Donato nel 1571.[16]

Modifiche successiveModifica

Il leone di San Marco fu distrutto dai giacobini nel 1801 e in seguito sostituito con un gruppo composto dall'aquila imperiale bicipite (poi abrasa) e da una corona.[17]

 
Porta Nuova: sono evidenziate in rosso le aggiunte ottocentesche austriache rispetto al corpo sanmicheliano originale della porta, evidenziato in blu

La forma odierna della porta è simile all'originaria sanmicheliana, anche se durante l'occupazione austriaca la porta subì notevoli alterazioni, in particolare nella facciata verso la campagna: nel 1852 vennero aggiunti i due fornici laterali, che hanno fatto perdere il ritmo tra il fornice centrale e i due fornici laterali minori;[18] fu inoltre aperto un corridoio di collegamento ai vani interni dietro la luce minore sulla destra e, sul fronte verso la città, furono chiuse le due aperture rettangolari poste ai lati del frontone.[19] L'intervento ottocentesco, che comunque resta fedele al disegno e alla tecnica costruttiva di Sanmicheli, è facilmente individuabile in base al "livello decisamente inferiore" del rivestimento in bugnato.[20]

 
Stemma recante la data dell'ampliamento del 1854, facciata esterna di Porta Nuova

Per fare fronte al traffico civile, nel 1854 fu aperto il fornice di destra (rispetto alla facciata esterna), seguito, nel 1900, dal fornice di sinistra: nella facciata interna le nuove aperture sostituirono le finestre degli stanzoni laterali,[17] originariamente destinati al corpo di guardia (lo stanzone di sinistra, infatti, conserva ancora un grande camino);[21] nella medesima occasione fu abbattuta la doppia rampa di scale interne che portava alla copertura e alle postazioni del cavaliere.[17]

L'area antistante la porta subì nel corso dei secoli significative trasformazioni; nell'Ottocento, in particolare, l'urbanistica fu influenzata dalla costruzione dell'omonima stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova, sorta lungo la ferrovia Milano-Venezia.

Nella medesima area fra il 1884 e il 1951 era presente il capolinea "Porta Nuova" della rete tranviaria cittadina.[22]

La porta ha perso la sua funzione nel 1912, quando furono realizzate ai suoi lati le brecce nei bastioni delle mura magistrali, interrompendone la continuità per lasciar spazio alle corsie stradali del traffico entrante ed uscente.

StrutturaModifica

 
Disegno di come si presentava il lato verso città della porta prima delle modifiche ottocentesche

Francesco Maria I Della Rovere, Capitano Generale, voleva che le porte si trovassero “in luogo aperto e per il dritto fra due belloardi”, che non fossero “incantonate e in rivolture” come quelle di Ferrara e che al centro della cortina tra i due bastioni vi fosse un cavaliere atto al posizionamento delle artiglierie.[21]

Il blocco che compone la struttura della porta dava l'impressione di essere una parte delle mura in quanto non aggettava ai lati oltre la cortina muraria e la sua altezza era particolarmente limitata, in modo da renderla meno vulnerabile ai colpi delle artiglierie nemiche. Il blocco presenta due torri circolari ai lati, utilizzate dalle sentinelle, la cui forma consentiva un'ottima visuale del territorio circostante. La sommità non coperta della porta veniva utilizzata come cavaliere (secondo Scipione Maffei questo sarebbe "il primo esempio di far che la porta serva insieme di Cavaliero"[21]): questo spiega la notevole larghezza della porta, necessaria per manovrare l'artiglieria, e lo spessore di muri e pilastri, necessari per sostenere il suo peso e le vibrazioni delle cannonate.[23]

La pianta, rettangolare, è articolata come un impianto a tre corsie particolarmente elaborato, caratterizzato da quattro grandi pilastri con paraste doriche che le separano e alle quali corrispondevano le paraste sui muri laterali; dalle corsie laterali si poteva accedere ai posti di guardia, completi di camini, e a piccoli vani utilizzabili come celle. Gli interni sono quasi interamente coperti dal bugnato.[24] La porta era accessibile dalla campagna grazie a ponti levatoi lignei i quali calavano sul ponte fisso di muratura, che attraversava il profondo fossato magistrale.[25]

 
Fregio a cane corrente, facciata esterna di Porta Nuova

L'opera recupera alcuni elementi dell'architettura dell'antica Roma, specialmente delle antichità veronesi: l'Arena di Verona, per l'utilizzo dell'ordine dorico e del bugnato;[26] l'Arco di Giove Ammone, evocato tramite l'utilizzo nella chiave di volta dell'arco centrale della facciata principale del volto di Giove Ammone, simbolo che allude a potenza, regalità e forza, del tutto simile alla chiave di volta dell'antico arco veronese che si trovava tra Corso Porta Borsari e via Quattro Spade, oggi situato al museo lapidario maffeiano;[27] la facciata più antica di porta Leoni, per l'uso del fregio a cane corrente.[28] Questi richiami, funzionali al programma politico della repubblica di Venezia (la quale voleva "munire et ornare" le città da lei controllate richiamandosi alla grandezza dell'antica Roma),[17] si fondevano saldamente alle due funzioni pratiche dell'edificio: via di comunicazione agevole tra città e campagna e parte del sistema difensivo della città.[8]

Facciata esternaModifica

Il prospetto verso la campagna riprende lo schema compositivo classico dell'arco trionfale, ma, grazie alle forme massicce e al bugnato che rivestiva completamente la porta, assumeva una visione più minacciosa e severa. La facciata si suddivide nella parte centrale col portale maggiore, in cui semicolonne e ante accoppiate sorreggono un timpano, e in due parti laterali leggermente arretrate con piccoli portali, ai quali sono stati aggiunti, nell'Ottocento, altri due grandi archi laterali. Il piano attico sorreggeva invece il leone di San Marco, sostituito poi dal gruppo scultoreo con due grifoni, tra i quali campeggia lo stemma con l'aquila bicipite, poi abraso.[29]

 
Porta Nuova vista dal lato campagna in una fotografia scattata negli anni sessanta dell'Ottocento da Moritz Lotze.

Questa facciata presentava un ordine dorico particolarmente massiccio e tozzo, privo di base, e un paramento completamente rivestito a bugnato grezzo, comprese le semicolonne e le ante, mentre il fregio, contenente metope e triglifi, appare quasi sbozzato. L'utilizzo contemporaneo dell'ordine dorico e del bugnato non era una novità, era stato già utilizzato in edifici precedenti ed edifici contemporanei a questo, ma questa combinazione è presente pure nell'Arena di Verona, la quale si trovava proprio alla fine del nuovo corso che si stava formando. Questa combinazione di ordine dorico e bugnato dava alla facciata un carattere di indistruttibilità e di forza, molto adatto per un'architettura militare.[29]

Facciata internaModifica

La facciata posteriore si estende per tutta la lunghezza del blocco: la parte centrale riproduce fedelmente quella della facciata anteriore, ai lati invece si estende tramite una sequenza di tre aperture ad arco di uguali dimensioni. L'apertura più vicina all'estremità della porta dava accesso alle scale, quella intermedia era una finestra del piano superiore, infine l'ultima consentiva l'accesso all'interno. In questo caso non si utilizza esclusivamente il bugnato, ma anche il mattone, che conferisce alla facciata un aspetto meno minaccioso rispetto a quella verso la campagna. Inoltre, mentre nella facciata anteriore è stato utilizzato il marmo rosso di Verona, per la facciata posteriore si ricorre al meno nobile tufo.[30]

NoteModifica

  1. ^ Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri (PDF), Edizione Giuntina, 1568, parte III, volume II.
  2. ^ a b Puppi, p. 24.
  3. ^ a b Conforti Calcagni, p. 84.
  4. ^ Davies e Hemsoll, p. 243.
  5. ^ a b Davies e Hemsoll, pp. 243-244.
  6. ^ a b c d e f g h Davies e Hemsoll, p. 244.
  7. ^ a b Brugnoli e Sandrini, p. 121.
  8. ^ a b c d Puppi, p. 27.
  9. ^ Conforti Calcagni, pp. 85-86.
  10. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 63.
  11. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 64.
  12. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 65: ASVe, Consiglio dei X, Lettere dei Rettori, b. 193 f. 58.
  13. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 66.
  14. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 66: BCVe, Ms. Cod. Cicogna 2777.
  15. ^ Davies e Hemsoll, p. 272 nota 67: ASVe, Consiglio dei X, Lettere dei Rettori, b. 194, f. 54.
  16. ^ a b Davies e Hemsoll, p. 272 nota 67.
  17. ^ a b c d Un Parco da Vivere, p. 107.
  18. ^ Notiziario della Banca Popolare di Verona, anno 1984, n. 3.
  19. ^ Brugnoli e Sandrini, p. 142, nota 103.
  20. ^ Conforti Calcagni, p. 96.
  21. ^ a b c Un Parco da Vivere, p. 106.
  22. ^ G. F. Viviani, Verona 1908 arriva il tram elettrico Archiviato il 4 ottobre 2012 in Internet Archive., Associazione filatelica numismatica scaligera, Verona. URL visitato nel dicembre 2013.
  23. ^ Davies e Hemsoll, pp. 246-247.
  24. ^ Davies e Hemsoll, p. 251.
  25. ^ Davies e Hemsoll, p. 246.
  26. ^ Davies e Hemsoll, p. 252.
  27. ^ Concina e Molteni, p. 131.
  28. ^ Brugnoli e Sandrini, pp. 121-123.
  29. ^ a b Davies e Hemsoll, p. 247.
  30. ^ Davies e Hemsoll, pp. 250-251.

BibliografiaModifica

  • Ennio Concina e Elisabetta Molteni, La fabrica della fortezza: l'architettura militare di Venezia, Verona, Banca Popolare di Verona, 2001.
  • Annamaria Conforti Calcagni, Le mura di Verona, Cierre edizioni, 2005, ISBN 88-8314-008-7.
  • Paul Davies e David Hemsoll, Michele Sanmicheli, Milano, Mondadori Electa, 2004, ISBN 88-370-2804-0.
  • Lionello Puppi, Michele Sanmicheli architetto di Verona, Padova, Marsilio Editori, 1971.
  • Pierpaolo Brugnoli e Arturo Sandrini, Architettura a Verona nell'età della Serenissima, I, Verona, Banca Popolare di Verona, 1988.
  • Mirjam Stocker, Elodie Pierre e Chiara Martinelli (a cura di), Un Parco da Vivere: guida al parco delle mura e dei forti di Verona, Legambiente, 2013, pp. 106-107.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Porta Nuova, su mura.aliaswebgis.it. URL consultato il 24 novembre 2015.