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Roncole
Una roncola a serramanico
Roncole al mercato di Ceva.
Ristaia elbana
Runca siciliana

La roncola o ronca[1] è un attrezzo agricolo formato da una lama metallica curvata a forma di punto interrogativo, affilata dal lato concavo e munita di impugnatura, solitamente di legno o, in versioni più recenti, in anelli di cuoio incollati ed infilati sul codolo dell'attrezzo, che viene ripiegato a gancio per poterlo appendere[2].

Viene usata da agricoltori, boscaioli e giardinieri per tagliare (una versione con accentuata curvatura della lama simile ad un gancio, con applicato sul manico una lunga asta, viene utilizzata per sfoltire le fronde degli ulivi o potare) rami di dimensione media o piccola, per tagliare canne, per appuntire i pali, per togliere la corteccia dai rami nella produzione di bastoni, ma utile soprattutto a pulire i tronchi dai rami. Ne esistono di diverse dimensioni, che possono essere indicate in una scala da 1 a 4.

Un attrezzo analogo per uso ma di forma diversa è il machete. Un attrezzo simile come forma e spesso confuso con la roncola è il falcetto.

Uso: in latino è runcula e ha formato il verbo runcare e i cognomi Roncolato, con tutta una serie infinita di variabili comprese le località/toponimi, dove erano esistenti dei boschi che poi sono stati roncati e tagliati, per poi essere resi campi. Serviva e serve per disboscare, proprio come il machete, specialmente le versioni più lunghe, per tagliare i rami minori o il sottobosco, prima di cominciare a tagliare i grossi rami e i tronchi con le accette e le asce.

Variante veneta è la stegagna, la cui lama è di forma rettangolare e priva di curva nella parte finale. Variante elbana è la ristaia (dal latino falcula rustaria), con immanicatura ad anello e troncatura della parte finale della lama. Variante siciliana è la runca, anch'essa con immanicatura ad anello ma acuminata parte finale della lama. Esiste inoltre un coltello a serramanico che ha forma analoga alla roncola, ma in scala ridotta, diffuso nella zona delle Alpi Retiche, Orobiche, Apuane e Carniche.

Nomi localiModifica

Altri nomi a livello regionale e locale sono brìtoea, ronchèta, fùlciòt, rampéla, mèla, pudìn, ràsciòt, roncio, marassa, podèt, marraccio, falzòn, folc, pennato, penatto, pügaren, segolo, ronca, runca, runcùni, rangòn, rengaja, podetô, ronconéla, stegagno, forsét, putatur, runcula, rampèla, podai, kurlash, puera, fòcol.[3] Esiste una versione della roncola chiamata beidana introdotta nelle valli valdesi del Piemonte tra il 1200 e il 1500. Lunga 50–60 cm con lama stretta in prossimità dell'impugnatura, ma larga in punta e che presenta un foro con il codolo che si ripiega per servire da guardamano. Assolveva pure la funzione di arma[4]. In dialetto reggino (RC), era conosciuta come "facigghiuni" o "runcigghia". Era utilizzata dai contadini per lavorare nei campi ma anche come prima arma di difesa quando, intorno all'anno 1000, gli invasori e razziatori Arabi, provenienti dal mare, con le loro navi risalivano le fiumare, in parte navigabili, per minacciare gravemente l'incolumità di persone e cose. Avvistati gli invasori e diffuso l'allarme, tutti gli abitanti del circondario correvano a rifugiarsi, per difendersi più agevolmente, in alto,sulle ripide colline di avvistamento , dette " Motte", fortificate alla meglio. Tra le più note del territorio reggino, ancora esistono la Mottarossa, la Motta Sant'Agata e la Motta San Giovanni. Quest'ultima è tuttora una fiorente e abitata località collinare. Il termine dialettale "runcigghia" era anche utilizzato come nomignolo per indicare una persona che ha sempre da ridire su tutto e tutti.

OrigineModifica

La roncola trova le sue origini nell'Età del Bronzo come testimoniano alcuni reperti conservati nel Museo Archeologico di Firenze. La presenza di roncole è documentata su bronzetti votivi di origine etrusca del III secolo a.C.,ritrovati ad Albenga e su un sarcofago romano del II sec. d.C. La roncola era inoltre associata alla divinità di Silvano, come testimonia il ritrovamento effettuato nel 1924 nella cava di Gioia a Carrara. Recentemente sulle Alpi Apuane sono state individuate numerose (oltre 100) incisioni rupestri[5] raffiguranti roncole, localmente chiamate pennati, sulle quali sono state successivamente incise delle croci per cristianizzare luoghi di culto pagani. Le incisioni, sono normalmente collocate sui crinali delle montagne (Monte Gabberi e complesso della Pania) mentre rimangono di più facile fruizione quelle localizzate sopra la località di Cardoso, nel comune di Stazzema.

AraldicaModifica

La roncola (in tedesco Hippe o Knipp) appare nell'araldica tedesca.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ ronca, in Treccani.it. URL consultato il 24 giugno 2015.
  2. ^ RONCOLA - Dizionario Italiano online Hoepli - Parola, significato e traduzione
  3. ^ Il termine pennato, correntemente utilizzato in Toscana per identificare l'attrezzo, era originariamente riferito alla versione dotata, sul dorso della lama (dalla parte opposta al filo), di un'appendice variamente conformata detta appunto penna.
  4. ^ Vedasi La beidabna valdese
  5. ^ Giancarlo Sani,I segni dell'uomo, Incisioni rupestri della Toscana, dell'Acero (2009)

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