Lingue gallo-italiche

gruppo facente parte delle lingue galloromanze

Le lingue gallo-italiche[1] (più semplicemente gallo-italico[2] o anche dialetti gallo-italici, nell'ambito di studio della sociolinguistica e della dialettologia italiane[3]), costituiscono una famiglia linguistica caratterizzata da elementi di transizione tra il sistema gallo-romanzo e quello italo-romanzo[2][4].

Lingue gallo-italiche
Parlato inEuropa:
Italia Italia
Svizzera Svizzera
Francia Francia
San MarinoSan Marino
Monaco Monaco

Sudamerica:
Argentina Argentina
Brasile Brasile

Tassonomia
FilogenesiLingue indoeuropee
 Lingue italiche
  Lingua latina
   Lingue romanze
    Lingue italo-occidentali
     Lingue gallo-/italo-romanze
      Lingue gallo-italiche
Codici di classificazione
ISO 639-2roa
Glottologgall1279 (EN)
Gallo-Italic languages.svg
Galloitalic.png
Diverse estensioni delle lingue gallo-italiche, in base all'inclusione o meno della lingua veneta.

La collocazione del gallo-italico nei due sistemi superiori può quindi variare nei diversi campi di studio, in quanto talvolta considerato nell'ambito delle lingue gallo-romanze e talvolta invece in quello delle lingue italo-romanze[5].

I dialetti di questa famiglia, figli del latino volgare parlato nell'Italia settentrionale in epoca romana, sono generalmente caratterizzati da un substrato celtico (gallo-cisalpino) e da un superstrato germanico (in massima parte longobardo), anche se possono presentarsi altri influssi (ad esempio ligure o retico)[6].

Tra il XIII e il XV secolo diedero vita ad una lingua letteraria comune, all'epoca conosciuta come lombarda, prima dell'affermarsi della moderna lingua italiana[7], in diglossia con la quale continueranno ad essere parlate[8].

StoriaModifica

Le caratteristiche contemporanee dei dialetti romanzi di tipo gallo-italico si spiegano con le vicende storiche dei territori in cui si sono sviluppati.

Durante i secoli precedenti la romanizzazione, l'Italia settentrionale era abitata da diversi popoli, tra cui i Liguri e i Veneti, ma anche dagli Etruschi, che avevano colonizzato la Pianura Padana espandendosi dall'odierna Toscana; questi ultimi fondarono la città di Bologna e diffusero l'utilizzo della scrittura.

Successivamente, a partire dal V secolo a.C., l'area vide la penetrazione da nord delle Alpi di tribù galliche, di lingua celtica: tali popoli fondarono diverse città, come Milano, ed estesero la loro presenza fino all'Adriatico; la lingua gallica parlata a sud delle Alpi in questo periodo prenderà il nome di gallico cisalpino.

Il loro sviluppo venne fermato dall'espansione romana a partire dal III secolo a.C.: dopo secoli di lotte, nel 194 a.C. l'intera regione divenne una provincia romana con il nome di Gallia Cisalpina (ossia "regione dei Galli", nome usato dai romani per indicare i Celti, "da questo lato delle Alpi").

Nel corso degli anni, la cultura e la lingua dei Romani, il latino, si sovrapposero e finirono per sostituire quelle precedenti, così come più tardi nella Gallia transalpina; tanto che nel 42 a.C. la provincia della Gallia Cisalpina fu infine abolita e l'Italia romana venne a inglobare tutti i territori a sud delle Alpi.

La lingua parlata non perse comunque ogni traccia di quelle precedenti, portando alla formazione di un volgare locale con tracce fonetiche e lessicali di vari substrati (soprattutto gallico, ma anche venetico, ligure, retico, etrusco[6]), conservando così i legami della regione con la Gallia transalpina, e parlandosi quindi di un'unica ampia popolazione gallo-romana, che sopravvivrà all'Impero; come scrive Giovan Battista Pellegrini nel saggio Il cisalpino e il retoromanzo (1993):[9]

«L'Italia settentrionale nei secoli del tardo impero ed in quelli successivi sino al 1000 (forse anche dopo) risulta strettamente collegata con la Gallia sul piano politico e linguistico; si può parlare senza tema di errore di un'ampia 'Galloromania' che include non soltanto la Rezia ma anche la Cisalpina con buona parte del Veneto

(Giovan Battista Pellegrini)

Dopo la caduta dell'Impero d'Occidente, il Nord Italia fu conquistato dagli Ostrogoti, che diedero vita all'omonimo regno, la cui capitale fu prima Ravenna e, dopo il 540, Pavia; nel 568 i Longobardi, un altro popolo germanico, entrarono nel Nord Italia attraverso il Friuli e fondarono un proprio regno duraturo, con capitale ancora Pavia.

Dopo le prime difficoltà, le relazioni tra i dominatori Longobardi e la popolazione gallo-romana migliorarono, e la lingua e la cultura longobarda si assimilarono con quella preesistente, come è evidente dai numerosi nomi, parole e leggi affermatisi in quel periodo; il regno longobardo terminò nel 774, quando il re dei Franchi Carlo Magno conquistò Pavia ed annesse il Regno Longobardo all'Impero carolingio, cambiandone il nome in Regno d'Italia.

Ciononostante, la porzione superiore del Regno longobardo, detta Langobardia Maior, in contrapposizione alla Langobardia Minor incentrata nel Sud Italia, lascerà in eredità il proprio nome (Lombardia) a tutta l'area, che sarà ancora utilizzato per indicare l'Italia settentrionale[10], poi ridotta a quella nord-occidentale[11], fino alla fine dell'età moderna[12]: l'identità linguistica di questa regione resterà quindi visibile anche nei secoli del Basso Medioevo, quando - a partire dal XII-XIII secolo, con la diffusione delle pubblicazioni in volgare - si sviluppò una lingua letteraria comune a tutta l'Italia settentrionale, all'epoca conosciuta come lingua lombarda (oggi indicata invece come koinè padana, o anche lombardo-veneta o alto-italiana)[7].

«Fu già da molti osservato che durante i primi due secoli della nostra letteratura allato alla lingua del centro d'Italia [...] esisteva nel settentrione d'Italia una specie d'idioma letterario, il quale sebbene in certe parti tenesse or dell'uno or dell'altro dialetto, secondo la patria dello scrittore, aveva però molti caratteri comuni. Era un parlare non privo di coltura, con non poche reminiscenze latine, con gran numero di quelle eleganze che non erano né toscane né provenzali né francesi esclusivamente, ma proprie di tutti gl'idiomi neolatini, che nel medio evo pervennero a letterario sviluppo. Se le condizioni letterarie e politiche le fossero state propizie, una tal lingua scritta si sarebbe fissata nel settentrione dell'Italia e sarebbe diventata un nuovo idioma romanzo, molto affine all'italiano, ma pure distinto da esso [...]. Per buona ventura dell'Italia tali condizioni mancarono; cosicché fra breve quest'ombra di lingua letteraria, speciale al settentrione, sparì, ed i dialetti si restrinsero nei limiti loro naturali»

(Adolfo Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, 1864, pag.229)

La koinè lombarda sopravvisse fino al XV secolo, quando iniziò ad affermarsi la norma toscana, che porterà progressivamente all'adozione della lingua italiana moderna come lingua tetto (ossia come lingua scritta comune, a livello letterario e formale) anche di tutta la regione alto-italiana; solo successivamente all'Unità d'Italia, però, l'italiano standard diverrà una lingua diffusamente parlata, affiancando - e spesso sostituendo - le lingue gallo-italiche nell'uso comune.[13]

Il gallo-italico è stato quindi parlato negli ultimi secoli sempre più in diglossia con l'italiano (situazione che indica l'alternanza di due o più lingue/dialetti di registro diverso nello stesso gruppo di parlanti)[8]; durante quest'ultimo periodo le varietà gallo-italiche hanno assorbito, in misura diversa, elementi fonologici, morfologici e lessicali di tipo toscano (processo definito appunto di toscanizzazione[14]), allontanandole parzialmente dalle altre lingue gallo-romanze e dando luogo alla situazione odierna[15].

Nel 1853 il linguista Bernardino Biondelli ha realizzato il primo studio dialettologico sistematico su questa famiglia linguistica, il noto Saggio sui dialetti gallo-italici, nel quale ha ripartito il gallo-italico in tre varietà principali, a loro volta suddivise in diversi gruppi e dialetti, indagandone la storia e le caratteristiche salienti: lombardo, emiliano (comprendente anche il romagnolo) e pedemontano (oggi detto piemontese), non includendo però nella sua definizione di gallo-italico non solo il veneto, ma nemmeno il ligure[3]; le definizioni e le analisi del Saggio sono state alla base di numerose opere successive.

DiffusioneModifica

 
Rappresentazione delle lingue e dei dialetti d'Italia incluse le minoranze linguistiche. Le lingue gallo-italiche sono marcate in diversi toni di verde.

Le lingue gallo-italiche sono principalmente diffuse nell'Italia settentrionale (Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Piemonte), ma raggiungono anche il nord delle Marche (quasi tutta la provincia di Pesaro e Urbino) e della Toscana (quasi tutta la provincia di Massa-Carrara, l’Alta Garfagnana e due villaggi della Lucchesia, in alcune frazioni della montagna pistoiese, la cosiddetta Romagna toscana, e alcune frazioni montane in provincia di Arezzo)[6].

Isole linguistiche alloglotte sono presenti in Italia meridionale e nelle Isole, con i dialetti gallo-italici di Basilicata e di Sicilia, e una varietà ligure parlata in Sardegna; al di fuori dei confini italiani si estendono in Svizzera (Cantone Ticino e Grigioni italiano), a San Marino e a Monaco.

Tra le lingue regionali italiane sono quelle più in pericolo, poiché nelle principali città del loro areale (Milano, Torino, Genova, Bologna) sono adoperate prevalentemente dagli anziani.

La classificazione del veneto come lingua gallo-italica è controversa, a causa della perdita di molti caratteri gallo-italici negli ultimi secoli, dovuta all'avanzare del modello veneziano sui dialetti dell'entroterra[6]; tuttavia, è bene notare che anche siti come Ethnologue e Glottolog lo classificano tuttora come lingua gallo-italica.[16][17]

FonologiaModifica

Nonostante la ricca articolazione linguistica, sono presenti nelle lingue gallo-italiche caratteri di unitarietà[18]

Caratteristiche comuni nei dialetti gallo-italici, molte delle quali li accomunano al gallo-romanzo, sono:[6][19]

Caratteristiche che furono invece proprie dei dialetti gallo-romanzi dell'Italia settentrionale in epoca medievale, ma retrocessi rapidamente nel gallo-italico e sopravvissuti fino ad oggi solo in alcune varietà alpine isolate, sono:[23][24]

  • la palatalizzazione di /k/ e /g/ quando seguite da /a/: ad esempio i lombardo-alpini /can/ (it. "cane") e /ɟat/ (it. "gatto"), analogamente ai francesi chien e chat;
  • il mantenimento dei nessi consonantici in presenza di /l/: ad esempio i lombardo-alpini /blank/ (it. "bianco"), /klaf/ (it. "chiave"), /ˈflama/ (it. "fiamma"), /glaʧ/ (it. "ghiaccio"), /pløf/ (it. "piove"), analogamente ai francesi blanc, clef, flamme, glace e il pleut;
  • i plurali sigmatici e la coniugazione della seconda persona del singolare con -s finale, con i primi perduti intorno al XIII secolo, portando così alla differenziazione dalle lingue retoromanze.

VarietàModifica

 
Segnale bilingue in italiano e in gallo-italico del comune di San Fratello, provincia di Messina

All'interno del gallo-italico possiamo riconoscere dei sistemi più ristretti e omogenei (tra parentesi i relativi codici ISO 639-3):

ClassificazioneModifica

 
Diagramma riassuntivo della classificazione delle lingue romanze, nel quale il gallo-italico è rappresentato contemporaneamente sia nel gruppo romanzo occidentale, insieme al gallo-romanzo, sia nel gruppo tradizionale dell'italo-romanzo.

Il gallo-italico costituisce un'area di transizione tra caratteristiche proprie delle lingue gallo-romanze e di quelle italo-romanze, dovuta alla storia specifica del territorio[32][33], come trattato nella sezione storica; per tale ragione, nei diversi ambiti di studio (linguistica storica, linguistica descrittiva, sociolinguistica, ecc) lo si può trovare alternativamente considerato in entrambe le famiglie.[4]

Per via delle sue caratteristiche morfologiche e filogenetiche, dovute in massima parte al comune substrato, è associato tanto alla famiglia delle lingue gallo-romanze, quanto al più ampio gruppo romanzo occidentale, laddove il confine di quest'ultimo viene stabilito sulla linea Massa-Senigallia[32][33][34][35][36][37].

In altri casi, per ragioni di natura prevalentemente sociolinguistica, viene collegato alla famiglia delle lingue italo-romanze, in considerazione soprattutto della convivenza con l'italiano quale lingua tetto e della situazione di conseguente diglossia con esso protrattasi negli ultimi secoli[24][38][39][40].

Classificazione gallo-romanzaModifica

Nell'Atlante delle lingue del mondo in pericolo, nell'edizione del 2010 redatta dall'UNESCO, le varietà gallo-italiche (piemontese, ligure, lombardo ed emiliano-romagnolo) sono indicate come parte delle lingue gallo-romanze al di fuori delle lingue d'oïl, insieme a francoprovenzale e veneto[41]; allo stesso modo, la classificazione proposta nel Red book on endangered languages, pubblicato sempre dall'UNESCO nel 1993, inseriva le lingue gallo-italiche all'interno del gruppo gallo-romanzo, assieme a francese, francoprovenzale e veneto (tutte lingue romanze occidentali)[42]:

La classificazione di Ethnologue (compendio di lingue pubblicato dal SIL International) inserisce attualmente le lingue gallo-italiche, tra le quali è incluso il veneto, nel gruppo gallo-romanzo, assieme al gallo-retico, che a sua volta riunisce le lingue d'oïl (francese e francoprovenzale) e quelle reto-romanze [43]:

Allo stesso modo, l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani include il gallo-italico nelle definizioni di galloromanzo (all'interno del suo dizionario)[32] e di dialetti galloromanzi (nella voce dell'enciclopedica)[33].

Altri linguisti, del passato e del presente, hanno proposto dei sistemi di classificazione che prevedono l'apparentamento delle lingue gallo-italiche al galloromanzo: Pierre Bec, linguista francese e occitanista, parla direttamente di galloromanzo d'Italia o cisalpino[44]; Max Pfister dell'Università di Saarbrücken è sulla stessa lunghezza d'onda[45]; anche un recente studio dialettometrico ha dato ulteriore sostegno a questa posizione[46].

Molte di queste considerazioni sono state espresse nel Convegno internazionale di studi, svoltosi a Trento il 21-23 ottobre 1993 e intitolato Italia Settentrionale: crocevia di idiomi romanzi[47]; queste tengono anche conto dell'esistenza, nei secoli precedenti al Cinquecento, della koinè lombardo-veneta (all'epoca citata come lombardo[7]), una lingua letteraria comune che arrivò a un certo grado di assestamento, prima di retrocedere di fronte al toscano[48].

Classificazione italo-romanzaModifica

La classificazione più comunemente oggetto di insegnamento nei maggiori atenei italiani divide gli idiomi parlati in Italia nei gruppi retoromanzo, italoromanzo e sardo.[4]

La prima suddivisione del sistema italoromanzo proposta fu da Giovan Battista Pellegrini nei gruppi alto-italiano, toscano e centromeridionale (esclusi i gruppi retoromanzo e sardo, solo in seguito considerati autonomi)[49]; una classificazione più recente distingue però i gruppi gallo-italico, veneto (ancora a volte chiamati nel loro insieme come alto-italiani), toscano, mediano, meridionale e meridionale estremo[50]:

Tra i linguisti che hanno incluso i dialetti gallo-italici tra i dialetti italoromanzi, si ricorda il linguista Gerhard Rohlfs[51] che, nella sua Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, include nella sua analisi tutti i dialetti settentrionali italiani (piemontesi, liguri, lombardi, emiliano-romagnoli e veneti, incluso il dialetto lombardo parlato in Svizzera) da lui considerati dialetti italo-romanzi, nel mentre esclude dalla trattazione il ladino e il friulano (lingue retoromanze).[52]

Secondo il dialettologo Fiorenzo Toso, i caratteri che il gallo-italico condivideva con le lingue gallo-romanze sono ancora presenti nel primo solo residualmente (come il plurale in -s e la conservazione dei nessi consonantici); sarebbe quindi proprio la scomparsa di questi fenomeni a fissare in maniera ormai consolidata il confine tra gallo-romanzo e italo-romanzo sulle Alpi occidentali.[24]

Qualche confrontoModifica

Latino (Illa) Claudit semper fenestram antequam cenet.
Aquilano Essa dde sera chiue sempre la fenestra prima de cenà.
Bergamasco (lombardo orientale) (Lé) La sèra semper su la fenèstra inacc de cenà.
Milanese (lombardo occidentale) (Lee) La sara semper su la fenestra innanz de disnà.
Ticinese (lombardo alpino) (Lee) La sara ades la fenestra inanz de disnà.
Piacentino (emiliano) Le la sära sëimpar sö/sü la finestra prima da snä
Bolognese (emiliano) (Lî) la sèra sänper la fnèstra prémma ed dṡnèr.
Cesenate (romagnolo) (Lî) la ciöd sèmpar la fnèstra prèmma d' z'nèr.
Riminese (romagnolo) (Léa) la ciùd sémpre la fnèstra prèima ad z'né.
Pesarese (gallo-piceno) Lìa la chiód sénpre la fnèstra préma d' ć'nè.
Fanese (gallo-piceno) Lìa chìud sèmper la fnestra prima d' c'né.
Piemontese (Chila) a sara tavòta la fnestra dnans ëd fé sin-a.
Canavesano (piemontese) (Chilà) a sera tavòta la fnestra dvant ëd far sèina.
Alto monferrino (piemontese) (Chila) a sèra dë long ra fnestra anans ëd fé sèin-na
Carrarino Lê al sèr(e) sènpr la fnestra(paravento) prima d' zena.
Massese Le' al sère/chiode sènpre la fnesc'tra(paravento) prima de c'nare.
Ligure Lê a særa de lóngo o barcón primma de çenn-a.
Tabarchino (dialetto ligure della Sardegna) Lé a sère fissu u barcun primma de çenò.
Romancio Ella clauda/serra adina la fanestra avant ch'ella tschainia. (Retoromanzo)
Noneso (Ela) la sera semper la fenestra inant zenar. (Retoromanzo)
Solandro La sèra sempro (sèmper) la fenèstra prima (danànt) da cenàr. (Retoromanzo)
Friulano Jê e siere simpri il barcon prin di cenâ. (Retoromanzo)
Veneto (Eła) ła sèra/ła sara senpre el balcón vanti çenar.
Italiano (Ella) chiude sempre la finestra prima di cenare.
Trentino (Éla) la sèra sèmper/sémpre giò/zo la fenèstra prima de cenar/zenar.
Istrioto (rovignese) Gila insiera senpro el balcon preîma da senà.
Siciliano Iḍḍa chiùi sempri la finestra anti ca mancia â sira.
Napoletano Essa abbarrechée sempe 'a fenesta primma ca cene.
Montalbano Elicona Illa 'nchiùri sempri a finesthra anzi che mangia a sera
Toscano (fiorentino) Lei la chiude sempre la finestra prima di cenà.
Tifernate Lî chjåd sènpre la fneštra prèma d'cenè (zenè).
Perugino Lia chiud sempre la fnestra prima d' cenè.
Sardo Issa serrat semper sa bentana in antis de chenare.
Corso Ella chjudi sempri a finestra primma di cenà.
Salentino Iddhra chiute sèmpre la fenéscia prìma cu mangia te sira.

NoteModifica

  1. ^ Le lingue gallo-italiche sono spesso dette anche "alto-italiane" o "cisalpine", secondo il termine usato da G. B. Pellegrini fin dal 1973.
  2. ^ a b galloitàlico in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 23 ottobre 2022.
  3. ^ a b Bernardino BiondelliSaggio sui dialetti gallo-italici
  4. ^ a b c Holtus e Metzeltin-Schmitt 1988, p. 452; Loporcaro 2009, p. 70; Maiden e Parry 1997, p. 3; Lepschy e Lepschy 1998, p. 41.
  5. ^ Si veda a tal proposito la sezione Classificazione.
  6. ^ a b c d e Bernardino BiondelliSaggio sui dialetti gallo-italici, pp. XIX-XXVI
  7. ^ a b c Glauco Sanga, La lingua lombarda. Dalla koinè alto-italiana delle Origini alla lingua cortegiana, 1990. In: Sanga, Glauco (a c. di), Koinè in Italia dalle origini al Cinquecento, Bergamo, Lubrina: 79-163, pp. 146-147.
  8. ^ a b bilinguismo e diglossia in "Enciclopedia dell'Italiano", su www.treccani.it. URL consultato il 24 ottobre 2022.
  9. ^ Giovan Battista Pellegrini, Il cisalpino e il retoromanzo
  10. ^ Gian Lodovico Bertolini, Sulla permanenza del significato estensivo del nome di Lombardia, in Bollettino della Società geografica italiana, XXXVII, Roma, 1903, pp. 345-349.
  11. ^ Vincenzo Maria Coronelli, Lombardia, ch' abbracia gli stati de' duchi di Savoja, Mantova, Parma e Modona, e del Milanese, 1706.
  12. ^ A partire dal XIX secolo il termine Lombardia si è infine a ridotto ad indicare la sola sezione occidentale del Regno Lombardo-Veneto austriaco, facente capo all'amministrazione di Milano, da cui il nome della odierna regione amministrativa.
  13. ^ Adolfo Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, Vienna, Tipografia di Corte e di Stato, 1864, p. 229.
    «Fu già da molti osservato che durante i primi due secoli della nostra letteratura allato alla lingua del centro d'Italia (che mercé i numerosi ed illustri suoi scritlori si sollevò ben tosto alla dignità di lingua scritta, comune all'intera penisola) esisteva nel settentrione d'Italia una specie d'idioma letterario, il quale sebbene in certe parti tenesse or dell'uno or dell'altro dialetto, secondo la patria dello scrittore, aveva però molti caratteri comuni. Era un parlare non privo di coltura, con non poche reminiscenze latine, con gran numero di quelle eleganze che non erano né toscane né provenzali né francesi esclusivamente, ma proprie di tutti gl'idiomi neolatini, che nel medio evo pervennero a letterario sviluppo. Se le condizioni letterarie e politiche le fossero state propizie, una tal lingua scritta si sarebbe fissata nel settentrione dell'Italia e sarebbe diventata un nuovo idioma romanzo, molto affine all'italiano, ma pure distinto da esso, a quel modo ed ancor più che il catalano, a cagion d'esempio, era dal provenzale. Per buona ventura dell'Italia tali condizioni mancarono; cosicché fra breve quest'ombra di lingua letteraria, speciale al settentrione, sparì, ed i dialetti si restrinsero nei limiti loro naturali, e quando molto più tardi si cominciò a scrivere in essi e si vennero formando le letterature vernacole, l'unità della lingua era ormai si fermamente stabilita da non averne a temere verun nocumento.»
  14. ^ toscaniżżazióne in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 24 ottobre 2022.
  15. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici
  16. ^ (EN) Venetian, su Ethnologue. URL consultato il 4 febbraio 2020.
  17. ^ Glottolog 4.1 - Venetian, su glottolog.org. URL consultato il 4 febbraio 2020.
  18. ^ The Oxford guide to the Romance languages, Adam Ledgeway, Martin Maiden (a cura di), OUP Oxford, Oxford, 2016, pag. 202
  19. ^ a b (IT) Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, pp. Pag. 84-93.
  20. ^ NavigAIS - AIS Navigator, su navigais-web.pd.istc.cnr.it. URL consultato il 4 gennaio 2023.
  21. ^ (IT) Michele Loparcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani., pp. 90-91.
  22. ^ Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani., pp. 88-89,.
  23. ^ lombardi, dialetti, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011.
  24. ^ a b c confine linguistico in "Enciclopedia dell'Italiano", su www.treccani.it. URL consultato il 23 ottobre 2022.
  25. ^ Mair Parry, Parluma 'd Còiri. Sociolinguistica e grammatica del dialetto di Cairo Montenotte., p. Pag. 295.
  26. ^ Saggio sui dialetti gallo-italici, Bernardino Biondelli, pag.474
  27. ^ Marco Giolitto, Pratiche linguistiche e rappresentazioni della comunità piemontese d'Argentina, Education et Sociétés Plurilingues nº 9 - Dicembre 2000
  28. ^ AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia - volume Marche del Touring Club Italiano. In tutta la provincia di Pesaro-Urbino, nella parte settentrionale di quella di Ancona (zona di Senigallia) e nell'area del Cònero si parlano indubbiamente dialetto gallo-italici. In tutti gli studi citati i dialetti gallici parlati nelle Marche vengono definiti "gallico-marchigiani" o "gallo-piceni"
  29. ^ Dialetti romagnoli. Seconda edizione aggiornata, Daniele Vitali - Davide Pioggia, Pazzini Editore, Verrucchio (RN), 2016
  30. ^ Francesco Avolio, Dialetti umbro-marchigiani, in Enciclopedia dell'italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010-2011. URL consultato il 31 dicembre 2016.; Biondellip. 202; Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, su archive.org, Hoepli. URL consultato il 25 settembre 2014.; Giacomo Devoto e Gabriella Giacomelli, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Editore, Firenze, 1991, pag. 55 e pag. 75; Loporcaro Michele, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 105
  31. ^ Come riportato in Ethnologue.
  32. ^ a b c galloromanzo in Vocabolario - Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 24 ottobre 2022.
  33. ^ a b c gallo-romanzi, dialetti nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 24 ottobre 2022.
  34. ^ Ethnologue, [1]
  35. ^ Hull, Geoffrey (1982): «The linguistic unity of northern Italy and Rhaetia.» Ph.D. diss., University of Sydney West.
  36. ^ Longobardi, G. (2014). Theory and experiment in parametric minimalism. Language description informed by theory. Amsterdam: John Benjamins, 217-262.
  37. ^ Tamburelli, M., & Brasca, L. (2018). Revisiting the classification of Gallo-Italic: a dialectometric approach. Digital Scholarship in the Humanities, 33, 442-455. [2]
  38. ^ Pellegrini, Giovanni Battista (1975). "I cinque sistemi dell’italo-romanzo", in Saggi di linguistica italiana. Storia, struttura, società, Torino, Boringhieri.
  39. ^ Pellegrini, Giovanni Battista (1970). La classificazione delle lingue romanze e i dialetti italiani, in Forum Italicum, IV, pp.211-237
  40. ^ Gerhard Rohlfs: “Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti”, edizione del 1969 in lingua italiana
  41. ^ UNESCO Publishing, Atlas of the World's Languages in Danger, 3ª ed., 2010, p. 39.
    «Outside the Oïl area, Gallo-Romance consists of Francoprovençal, Piedmontese, Ligurian, Lombard, Emilian-Romagnol and Venetan.»
  42. ^ Endangered languages in Europe: indexes
  43. ^ (EN) Western, su Ethnologue. URL consultato il 3 novembre 2022.
  44. ^ Bec, Pierre (1971): Manuel pratique de philologie romane, tome II, 472
  45. ^ Pfister, Max (1993): Dal latino della Gallia cisalpina agli idiomi romanzi dell'Italia settentrionale
  46. ^ Tamburelli, M. and Brasca, L., 2017. Revisiting the classification of Gallo-Italic: a dialectometric approach. Digital Scholarship in the Humanities, 33(2), pp.442-455.
  47. ^ Italia Settentrionale: Crocevia di Idiomi Romanzi - Atti del convegno internazionale di studi - Trento, 21/23 ottobre 1993", a cura di Emanuele Banfi, Giovanni Bonfadini, Patrizia Cordin, Maria Iliescu. Tübingen: Niemayer, 1995. ISBN 3-484-50304-1
  48. ^ Koiné in Italia dalle Origini al Cinquecento - Atti del Convegno di Milano e Pavia, 25-26 settembre 1987 - a cura di Glauco Sanga - Pierluigi Lubrina Editore - Bergamo 1990
  49. ^ G. B. Pellegrini, La Carta dei Dialetti d'Italia
  50. ^ Carla Marcato Dialetto, Dialetti e Italiano
  51. ^ da Treccani - Enciclopedia dell’italiano: “Rohlfs, Gerhard. - Glottologo e filologo (Berlino 1892 - Tubinga 1986). Profondo conoscitore e indagatore della situazione dialettale italiana, a lui si deve la sintesi di grammatica storica della lingua italiana e dei dialetti italoromanzi a tutt'oggi più vasta e valida (Historische Grammatik der italienischen Sprache und ihre Mundarten, 3 voll., 1949-54; trad. it. 1966-69)”
  52. ^ Gerhard Rohlfs: Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, 1969. Nella prefazione alla edizione in lingua italiana (anno 1969), alla nota 1, si legge: “La Sardegna resta fuori dalla cornice di questa grammatica, come pure i dialetti del Friuli e delle Dolomiti, appartenenti al gruppo del ladino. Del pari non si sono trattati i dialetti provenzali e franco-provenzali del Piemonte occidentale.”

BibliografiaModifica

  • Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853.
  • Giovan Battista Pellegrini, Il cisalpino e il retoromanzo, in Emanuele Banfi, Giovanni Bonfadini, Patrizia Cordin, Maria Iliescu (a cura di), Italia settentrionale: crocevia di idiomi romanzi. Atti del convegno internazionale di studi di Trento, 21-23 ottobre 1993, De Gruyter, 1995.
  • Adolfo Mussafia, Monumenti antichi di dialetti italiani, Vienna, Tipografia di Corte e di Stato, 1864, pp. 221-246.
  • (FR) Pierre Bec, Manuel pratique de philologie romane, 1971.
  • (DE) G. Holtus e C. Metzeltin-Schmitt (a cura di), Lexikon der Romanistischen Linguistik, IV: Italienisch, Korsisch, Sardisch, Tübingen, Niemeyer, 1988.
  • (EN) M. Maiden e M. M. Parry, The dialects of Italy, Psychology Press, 1997.
  • Hull, Geoffrey, The Linguistic Unity of Northern Italy and Rhaetia: Historical Grammar of the Padanian Language. 2 vol. Sydney: Beta Crucis Editions, 2017.
  • (EN) A. L. Lepschy e G. Lepschy, The Italian language today, New Amsterdam Books, 1998.
  • Michele Loporcaro, Profilo linguistico dei dialetti italiani, Nuova edizione, Roma-Bari, Editori Laterza, 2009, ISBN 978-88-593-0006-9.
  • Carla Marcato, Dialetto, Dialetti e Italiano, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Giovan Battista Pellegrini, Delle varie accezioni ed estensione di ladino, Centro culturale Fratelli Bronzetti, 1972.
  • Max Pfister, Dal latino della Gallia cisalpina agli idiomi romanzi dell'Italia settentrionale, 1993.

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