Silvio Pedroni

ciclista su strada italiano
Silvio Pedroni
Nazionalità Italia Italia
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Specialità Strada
Ritirato 1956
Carriera
Squadre di club
1948-1949 Fréjus
1950 Fréjus
Tebag
1951 Fréjus
1952 Fréjus
Tigra
1953 Ganna
1954-1956 Nivea-Fuchs
Nazionale
1947-1951 Italia Italia
Carriera da allenatore
1957Arbos
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg Mondiali
Argento Reims 1947 In linea Dil.
 

Silvio Pedroni, detto Pelu (Tredossi, 23 gennaio 1918Cremona, 13 giugno 2003), è stato un ciclista su strada italiano. Professionista dal 1948 al 1956, fu medaglia d'argento ai mondiali del 1947 nella categoria dilettanti.

CarrieraModifica

La sua nascita, che avvenne in una cascina sita nel comune di Tredossi (nell'attuale territorio di Castelverde), è datata secondo l'anagrafe 24 gennaio 1918, nonostante lui stesso affermasse, in accordo con i famigliari, di essere nato il giorno precedente e che la data riportata sui documenti fosse frutto di un errore di trascrizione[1]

Iniziò a correre da adolescente, nelle file del Gruppo Fantarelli, società che durante il fascismo prese il posto del Club Ciclistico Cremonese 1891, vincendo per ben quattro volte, assieme ad altri ciclisti cremonesi il campionato italiano a squadre per la categoria juniores, negli anni 1938, 1939, 1940 e 1942.

Dopo una pausa di alcuni anni dovuta alla guerra, che gli pregiudicò in parte la carriera, ancora da dilettante riuscì ad ottenere prestigiosi successi, come il Campionato italiano di cronometro a squadre (vinto per cinque volte[1]), e soprattutto, dopo la convocazione in Nazionale, la medaglia d'argento ai Campionati del mondo del 1947, vinto dal suo compagno di squadra Alfio Ferrari, anch'egli cremonese. Durante questa gara, Pedroni si trovò in testa, ma pochi chilometri prima del traguardo decise di attendere il suo capitano e concedergli la vittoria[2], pare a causa di un debito di gratitudine tra i due atleti cremonesi.

Nel 1948 partecipò alla prova su strada nel contesto dei Giochi della XIV Olimpiade, concludendo la gara al decimo posto.

Nel 1949 passò professionista nella Frejus, squadra diretta da Ferdi Kübler, e venne nuovamente convocato in Nazionale dal commissario tecnico Alfredo Binda per partecipare al Tour de France. Nel Tour del 1949, Pedroni corse per la Nazionale Cadetti (o Nazionale "B"), mentre dall'anno successivo fu convocato nella nazionale maggiore (o Nazionale "A") assieme ai campioni come Fausto Coppi e Gino Bartali. Si ritirò in seguito a una caduta nella tappa di Briançon.

Nel 1950 partecipò al Giro d'Italia classificandosi settimo in classifica generale a 13'07" dal vincitore, Hugo Koblet. Dalla seconda tappa, Pedroni vestì la maglia bianca in qualità di miglior atleta indipendente, conservandola sino a Roma, sede d'arrivo dell'ultima tappa. Dopo aver fatto benedire la maglia al papa Pio XII, al ritorno a casa Pedroni decise di donarla, assieme a una bicicletta Frejus di gran valore[2], al parroco di Castelverde, don Felice Soregaroli. Nello stesso anno partecipò di nuovo al Tour, ma stavolta nella Nazionale principale. Si ritirò nel corso della dodicesima tappa, assieme a tutti gli altri compagni di squadra, a seguito delle aggressioni da parte del pubblico francese nei confronti di Fiorenzo Magni, che vestiva la maglia gialla.

L'anno successivo, sempre al Tour, sfiorò la vittoria di tappa terminando quarto in volata nella prima frazione, la Metz > Reims, arrivando quindi a un passo dall'indossare la maglia gialla. Non riuscì a terminare neanche quell'anno in Tour: si ritirò infatti nel corso della tappa con arrivo ad Agen, a causa di problemi intestinali.

Nelle ultime stagioni di attività da professionista fu compagno di squadra di Fiorenzo Magni, prima nella Ganna, poi nella Nivea.

Nel 1955 sposò Angiola Galli, insegnante nata e cresciuta a Castelverde, dalla quale ebbe due figli: Valeriano (1956) e Maria Luisa (1957). Dopo la nascita della figlia, all'età di 39 anni decise di terminare la sua carriera di corridore e dedicarsi a quella di direttore sportivo, attività che però interruppe dopo poco tempo[2].

Negli anni successivi, condusse un negozio di elettrodomestici e materiale elettrico a Cremona[2], restando però legato al mondo del ciclismo, specialmente in ambito amatoriale. Fu membro di diversi club di cicloamatori cremonesi, tra cui il Bigio Spotti, del quale divenne presidente onorario.

Morì il 13 giugno 2003 colpito da un male incurabile.

Alla sua memoria e a quella del compagno di squadra Alfo Ferrari, grazie all'iniziativa dell'Associazione Ciclisti Cremonesi, dal 25 maggio 2008 la pista ciclistica di Cremona porta i loro nomi.[3]

PalmarèsModifica

Astico-Brenta
Grand Prix de Genève
Milano-Tortona

Altri successiModifica

Gran Premio Gevifil
Classifica indipendenti Giro d'Italia

PiazzamentiModifica

Grandi GiriModifica

1949: 10º
1950: 7º
1951: 28º
1953: 21º
1954: 37º
1955: 21º
1949: ritirato (16ª tappa)
1950: ritirato (12ª tappa)
1951: ritirato (13ª tappa)

Classiche monumentoModifica

1949: 10º
1952: 37º
1953: 94º
1955: 53º
1956: 33º
1951: 46º
1952: 14º
1953: 25º
1954: 61º
1955: 81º

Competizioni mondialiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Storia di Silvio Pedroni, in museociclismo.it. URL consultato il 21 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  2. ^ a b c d Carlo Pedretti, Castelverde, Cremona, CLC, 1978.
  3. ^ delibera della Giunta Comunale di Cremona del 24 ottobre 2007[collegamento interrotto]

Collegamenti esterniModifica