Apri il menu principale
Porto Torres, zona industriale (03).jpg

Coordinate: 40°49′53.88″N 8°21′14.64″E / 40.831633°N 8.354067°E40.831633; 8.354067 La zona industriale di Porto Torres è il complesso industriale sorto a Porto Torres intorno alla metà degli anni sessanta. Ospitò uno dei più importanti complessi industriali del settore petrolchimico in Italia[1]; nata in area ricadente nelle competenze della Cassa del Mezzogiorno, subì successivamente una notevole riduzione delle attività a causa della delocalizzazione e della deindustrializzazione[1], oltre che (secondo fonti industriali) per le scelte dell'Eni e per il crescere della coscienza ambientalista[2].

La zona industriale occupa la parte occidentale del territorio della città di Porto Torres, che si trova a una quindicina di chilometri a nord-ovest del capoluogo Sassari, cui è collegata dalla strada statale 131 Carlo Felice (che termina proprio al porto) e da diverse altre strade di rango più locale. Dista inoltre una ventina di chilometri dall'aeroporto di Alghero-Fertilia "Riviera del Corallo".

Indice

AttivitàModifica

 
Veduta aerea della zona industriale

L'area, in cui operano 140 soggetti,[3] rappresenta l'area di maggior rilievo fra quelle ricadenti nella giurisdizione del Consorzio industriale provinciale di Sassari e si estende per 2311 ettari, di cui 1280 in uso; di questi, la maggior parte è a servizio del polo petrolchimico, ma 408 ettari ospitano attività diverse[4].

EnergiaModifica

 
La centrale termoelettrica di Fiume Santo

Confina a ovest con il territorio di Fiume Santo, in cui si trova una importante centrale elettrica,[5] all'8º posto nazionale per emissioni di NOx e SOx secondo i dati E-PRTR 2007.[6] I relativi dirigenti sono sospettati di inquinamento ambientale doloso.[7] Nel 2011 era progettata l'ulteriore espansione dell'uso del carbone nella medesima centrale,[8] mediante conversione di altri 2 gruppi a olio combustibile (dopo i 2 del 2003).[9]

Nel 2011 è stato inaugurato un collegamento elettrico sottomarino a 500 kv in corrente continua della linea SAPEI[10], primo al mondo per profondità di posa e secondo per lunghezza[11]; in precedenza il riferimento elettrico principale si situava a punta Tramontana, a Est, in territorio di Castelsardo, ove si trova l'elettrodo positivo del circuito SACOI[12] (SArdegna-COrsica-Italia).

Nel 2012, fu avviato il processo per un parco eolico di 100 MW al largo del porto, poi ritirato.[13][14]

Nel 2015 è stato inaugurato un gassificatore destinato a produrre azoto gassoso e aria compressa.[15]

TrasportiModifica

Dispone di un porto industriale dedicato, originariamente distinto dal porto commerciale[16]. Il porto industriale, nato pressoché appositamente per le esigenze del polo petrolchimico, ha nel tempo visto variare il suo utilizzo (divenendo anche un terminal carbonifero) ed ha richiesto due varianti all'originario piano regolatore per il suo completamento, iniziato nel 1974[17]. L'area portuale copre una superficie di 104 ettari e rappresenta la più importante piattaforma logistica a servizio dell'industria per la parte centro-settentrionale dell'Isola[4].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Porto di Porto Torres.

La zona industriale è servita da linee ferroviarie di rilievo regionale, con capolinea presso la stazione di Porto Torres Marittima.

Fruisce di infrastrutture e servizi tecnologici per un totale di 521 ettari, oltre a 355 ettari impegnati per infrastrutture e verde consortile[4].

BonificaModifica

Sotto il profilo della igiene pubblica e dell'ambiente, Porto Torres è uno dei 39 siti di interesse nazionale[18]. Vi si riscontrano malformazioni congenite e incrementi di mortalità per le emissioni degli impianti[19][20][21]; la mortalità per forme tumorali dell'apparato respiratorio nel periodo 2003-2010, per la zona aggregata Sassari-Porto Torres, era più elevata del 49% rispetto alla media dell'intera regione[22][23].

Nel dettaglio,[3] la zona è stata inserita nei siti di interesse nazionale nel 2002[24] e poi determinata in un'area di 4600 ettari,[25] di cui 1874 su terraferma e 2741 a mare,[3] con decisione del 2005.[26] Il "piano di caratterizzazione" approvato riguardava 1651 ettari a terra nel 2013,[27] 1530 nel 2014 (di cui un decimo con progetto di bonifica approvato).[28]

Sono stati approvati dei progetti di bonifica del suolo per alcune delle aree della zona industriale, afflitte da gravi problemi di inquinamento ambientale (3 a marzo 2013[3]); in particolare nel 2014 è stato presentato il "Progetto Nuraghe", affidato per appalto alla ditta Astaldi, per un lotto di circa 100 ettari[29].

Chimica verdeModifica

Le industrie chimiche originali del polo hanno attraversato seri problemi occupazionali,[30] che hanno dato luogo a proteste talora clamorose, come per esempio nel caso della Vinyls nel 2010.[31] Nel 2011 è stata quindi decisa una riconversione alla "chimica verde" dalle parti pubbliche e private.[32]

È stato inaugurato nel 2014 un impianto sulla chimica verde da parte di Matrica, una divisione aziendale della Novamont e dell'Eni,[33] volto a utilizzare fonti rinnovabili vegetali dell'agricoltura locale.[34] La bioraffineria è stata inizialmente progettata per produrre, da piantagioni locali di cardo, derivati come plastiche biodegradabili e oli lubrificanti, con 120 lavoratori dei precedenti stabilimenti e un investimento iniziale di 180 milioni di euro nel 2014[35] poi (2015) saliti a 300 e integrati da 17 milioni di euro di fondi di ricerca da parte dell'Unione europea[36]; tuttavia da parte sindacale sono stati evidenziati ritardi che porrebbero a rischio l'attuazione dei relativi piani[37]. L'ipotesi iniziale (2012) prevedeva un investimento di 700 milioni.[38]

StoriaModifica

 
Le "vecchie fornaci" della Ferromin

Sull'area dove sorge l'attuale zona industriale, alla metà del XX secolo l'unica attività presente era quella svolta dalla società siderurgia mineraria Ferromin (allora dell'IRI), che vi si era insediata con una sede distaccata della miniera di Canaglia; i minerali estratti venivano trasportati al porto industriale mediante una ferrovia a scartamento ridotto e imbarcati verso il Continente dopo una prima lavorazione nelle due torri gemelle adibite a fornace, oggi note come elementi di archeologia industriale[39].

L'arrivo di RovelliModifica

 
Antonio Segni, che insieme a Giovanni Leone e Giulio Andreotti fu ritenuto un riferimento politico per Nino Rovelli

Con la promulgazione della Legge 623/1959[40], l'imprenditore brianzolo Nino Rovelli e il Credito Industriale Sardo, di cui era allora presidente Raffaele Garzia, intessero accordi che condussero poi al primo finanziamento, accordato nel 1961[41], per gli investimenti a Porto Torres[42]. Nel frattempo la Regione Sardegna elaborava i provvedimenti che presero consistenza con il Piano di Rinascita della Sardegna[43] per l'industrializzazione dell'Isola e che comprendevano finanziamenti a fondo perduto cumulabili con quelli della Cassa per il Mezzogiorno, grazie ai quali Rovelli ricevette quindi altre cospicue tranche di finanziamento dal CIS ogni anno sino al 1970[42]; parallelamente, Rovelli riceveva l'appoggio del ministro per lo sviluppo del Mezzogiorno Giulio Pastore e dei vertici dell'IMI - Istituto Mobiliare Italiano, fra i quali il sassarese Sergio Siglienti[44]. Sono stati peraltro ricostruiti rapporti con altri importanti esponenti politici e bancari fra i quali Antonio Segni e Giovanni Leone, entrambi poi capi dello stato[45][46].

Rovelli operò complessivamente con circa 50 società, fra le quali la SIR - Società Italiana Resine e la SIR - Sarda Industrie Resine, costituita nel 1959[47]; i rapporti fra il gruppo Rovelli e l'IMI furono oggetto di casi giudiziari infine confluiti nella vicenda del cosiddetto Lodo Mondadori, passando attraverso il noto scoop giornalistico non pubblicato di Mino Pecorelli ("Gli assegni del presidente") con cui si sarebbe insinuato il pagamento di tangenti a Giulio Andreotti, che in qualità di ministro dell'industria ebbe a inaugurare la raffineria di Porto Torres[44].

La nascita del polo petrolchimico fu accompagnata dalla freddezza dell'Eni, che contemporaneamente avviava investimenti in Sicilia, e la visita a Porto Torres di Enrico Mattei nell'ottobre 1962 (due settimane prima della morte) resta tramandata in viva aneddotica locale[48][49].

Ad ogni modo la SIR avviò nel 1962 l a produzione su larga scala del fenolo, nel 1964 di cumene e stirene, poi nel 1965 aggiunse quella dell'etilene (in steam cracking, per 45.000 tonnellate l'anno) e nel 1968 realizzò una raffineria di petrolio (della Sardoil[50]); promosse inoltre, via via aggiungendole nel corso del tempo, produzioni di altre resine e altri polimeri anche termoplastici comprendenti il polietilene, l'ABS, il PVC, il polistirene[2][45][51].

Nel decennio 1961-1971 la popolazione turritana aumentò da 11.199 abitanti a 16.230 (+45%)[52].

Nel 1979, due anni dopo i primi procedimenti penali a carico di Rovelli[45], i debiti stimati del gruppo assommavano a circa 1.740 miliardi di lire[53] e per questo l'IMI costrinse l'imprenditore a cedere il controllo del gruppo a un consorzio costituito fra le banche creditrici[45].

Dopo RovelliModifica

Dopo l'uscita del brianzolo, che nel frattempo fece causa all'IMI (e di qui il caso che porta al Lodo Mondadori), gli impianti vennero poco dopo rilevati dall'Ente nazionale idrocarburi (Eni), allora presieduto da Giorgio Mazzanti; l'ente, che poi si scoprì contemporaneamente impegnato nella vicenda "Eni-Petromin"[54][55], continuò l'attività attraverso le controllate Syndial e Polimeri Europa.

Nel decennio 90-00 l'economia turritana ritrovò un po' d'ossigeno e gli impianti si ripresero. Ci fu un secondo boom anche per il porto, ma con l'avvenire della crisi nel nuovo millennio, gli impianti petrolchimici, per l'esattezza nel 2010, chiusero i battenti, lasciando in cassa integrazione diversi lavoratori, trascinando di conseguenza nel baratro anche il porto.

Area archeologicaModifica

All'interno della zona industriale nel 1994 durante i lavori di posizionamento di una rete idrica nella centrale termoelettrica di Fiume Santo, furono rinvenuti dei resti fossili attribuiti dai ricercatori dell'Università di Sassari e da quella di Liegi a vertebrati terrestri risalenti al Miocene.[56][57]

Dagli scavi di quello che si rivelò un ricco giacimento paleontologico vennero alla luce resti di rettili e mammiferi fossili quali coccodrilli, antilopi, buoi e tra essi quelli del primate antropomorfo Oreopithecus bambolii. Secondo gli studiosi il ritrovamento di questo ominoide (ossia di un essere precedente gli ominidi) datato a 8,5 milioni di anni fa, costituisce una importante scoperta perché fino ad allora il mondo scientifico non era a conoscenza dell'esistenza di primati così evoluti riferibili al Miocene superiore.[58]

Nel 2006 gli scavi del sito sono ripresi e secondo lo studioso Luciano Trebini, direttore del settore paleontologico della Soprintendenza di Sassari, la ricchezza del giacimento fossilifero potrebbe offrire l'opportunità di realizzare nel territorio un museo di Scienze naturali che raccolga reperti e oggetti relativi a campi quali la botanica, la zoologia, la mineralogia e con un'area riservata all'esposizione dei fossili rinvenuti in loco.[59]

Nel maggio 2014, in località Nuragaddu ricadente interamente nella zona industriale, la società Syndial del gruppo ENI ha scorporato dalle aree di sua pertinenza una superficie di circa 8,5 ettari all'interno della quale si trovano due complesse strutture megalitiche risalenti al periodo nuragico, oltre ai resti di un monastero gesuita del XVIII secolo. L'ampia area, considerata di importante interesse archeologico non è ancora stata scavata e valorizzata, ed è raggiungibile tramite un accesso dedicato posto sulla strada provinciale in direzione di Stintino.[60]

Come tutti i nuraghi della Sardegna, anche le strutture in conci di trachite rossa del Nuraghe Nieddu (Porto Torres) e del Nuraghe Ferrari, sono considerate Patrimonio dell'umanità protette dall'Unesco. Secondo la responsabile locale della Soprintendenza ai Beni archeologici Gabriella Gasperetti, le torri nuragiche erano parte del sistema di difesa e controllo del fertile territorio nurritano durante l'età del Bronzo, mentre secondo la studiosa Lavinia Foddai, l'importanza data dagli archeologi al nuraghe Nieddu è legata alle particolari soluzioni architettoniche che lo caratterizzano quali il vano sul corridoio d'ingresso e il ripostiglio a silos presente nello spessore murario.[60];[61]

NoteModifica

  1. ^ a b Ivan Blecic, Costruzione degli scenari per la pianificazione, FrancoAngeli, 2012 - ISBN 8856858185
  2. ^ a b Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, La storia
  3. ^ a b c d http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/dossier_legambiente_-_le_bonifiche_in_italia_2014_0.pdf
  4. ^ a b c Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, Agglomerato industriale di Porto Torres
  5. ^ Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, Un Piano per il rilancio produttivo
  6. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/ue-approvata-la-nuova-direttiva-sulle-emissioni-industriali
  7. ^ Inquinamento ambientale, centrale di Fiume Santo: arrestati vertici E.On Archiviato il 17 novembre 2015 in Internet Archive.
  8. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/fermiamo-il-carbone-0
  9. ^ Fronte del coke (PDF), in La nuova ecologia, XXXI, nº 9, ottobre 2011, p. 27.
    «Nel 2003 due dei quattro gruppi a olio combustibile sono stati convertiti a carbone, anche gli altri due dovrebbero essere sostituiti da un gruppo a carbone incrementando le emissioni di circa 1,7 Mt di CO2. La società però temporeggia temendo che i ritorni economici, a causa della crisi dell'industria sarda, non giustifichino l'investimento.».
  10. ^ Documento di presentazione alla Camera dei Deputati
  11. ^ Elettrodotto Sapei: Marco Espa (Pd), inaugurazione a Latina, altro schiaffo alla Sardegna
  12. ^ L'Elettronica nella trasmissione di energia elettrica: SACOI, una realizzazione di avanguardia
  13. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/renzi-col-vento-si-cambiaverso-davvero-sbloccare-l-eolico-shore-e-fermare-la-co
  14. ^ http://www.comune.porto-torres.ss.it/Comunicazione/Notizie/Parco-eolico-near-shore-ritirato-il-progetto
  15. ^ Siad inaugura nuovo sito produttivo a Porto Torres
  16. ^ Dettagli ufficiali sul sito dell'Autorità Portuale
  17. ^ Studio della Modimar Archiviato il 17 novembre 2015 in Internet Archive.
  18. ^ Ministero dell'ambiente, Mappa dei SIN e relativi dettagli
  19. ^ Unione Sarda, Inquinamento, allarme a Porto Torres - "Qui si muore più che a Taranto"
  20. ^ Castedduonline.it, Inquinanti chimici, ricerca shock a Porto Torres. Tumori in aumento
  21. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-il-dossier-bonifiche-dei-siti-inquinati-chimera-o-realta
  22. ^ La Nuova, Veleni killer, tra Sassari e Porto Torres è boom di tumori
  23. ^ Per dati precedenti l'ultimo studio (2005), si veda Istituto Superiore di Sanità, Documentati i danni alla salute nelle aree a rischio della Sardegna
  24. ^ Legge 31 luglio 2002, n. 179, articolo 14, in materia di "Disposizioni in materia ambientale"
  25. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/porto-torres-basta-ritardi-nelle-bonifiche
  26. ^ Decreto ministeriale 3 agosto 2005, in materia di "Perimetrazione del sito di interesse nazionale di Porto Torres".
  27. ^ Copia archiviata (PDF), su minambiente.it. URL consultato il 31 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 9 ottobre 2018).
  28. ^ http://www.bonifiche.minambiente.it/contenuti%5CIter%5CPresentazione_2014.pdf
  29. ^ La Nuova, Presentato il progetto per le bonifiche all'ex petrolchimico di Porto Torres
  30. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/un-futuro-verde-la-chimica-italiana
  31. ^ Corriere.it, Porto Torres: operai della Vinyls occupano l'antica torre aragonese
  32. ^ Protocollo d'intesa per la "chimica verde" a porto Torres Archiviato l'8 dicembre 2015 in Internet Archive., 26 maggio 2011.
  33. ^ La Nuova, Chimica verde, inaugurato a Porto Torres il primo impianto Matrica
  34. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/porto-torres-inaugurato-matrica-stabilimento-innovativo-che-tiene-insieme-svilupp
  35. ^ Repubblica, A Porto Torres parte la bioraffineria da 180 milioni e 120 posti di lavoro
  36. ^ Repubblica, Chimica verde: l'Italia batte tedeschi e olandesi
  37. ^ La Nuova, Porto Torres, allarme dei sindacati: "Chimica verde a rischio"
  38. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/articoli/come-matrica-l-ha-fatto
  39. ^ sardegnaabbandonata.it, Le vecchie fornaci di Porto Torres
  40. ^ Legge 30 luglio 1959, n. 623, recante norme in materia di "Nuovi incentivi a favore delle medie e piccole industrie e dell'artigianato"
  41. ^ Erogato nel 1962
  42. ^ a b Vera Zamagni, L'Istituto Mobiliare Italiano e i finanziamenti all'industria chimica sarda Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive., in Atti del Convegno “Società e industria in Italia negli anni sessanta-ottanta del Novecento: i poli petrolchimici in Sardegna” - Alghero, 3-4 dicembre 2004
  43. ^ Legge 11 giugno 1962, n.588
  44. ^ a b corriere.it, IMI SIR, la madre di ENIMONT
  45. ^ a b c d La Nuova, Ascesa e caduta dell'ingegner Rovelli che insegnò ai sardi la parola «boom»
  46. ^ La Nuova, La guerra chimica dei trent'anni
  47. ^ Altre ricostruzioni lo collegano a un numero complessivo di 107 società: Il Messaggero Sardo, Il futuro incerto del petrolchimico, 11 marzo 2009
  48. ^ La Nuova, Era il 1962, quando Mattei fece “un giro” a Porto Torres
  49. ^ La Nuova, L'umiltà di Enrico Mattei e la supponenza di Rovelli
  50. ^ Questa società, che realizzò gli impianti con la collaborazione della Gulf Oil, la quale contemporaneamente riceveva sovvenzioni dall'IMI (si veda Zamagna, cit.), aveva una capacità produttiva nel 1974 di 125.000 barili di greggio al giorno - in proposito, James I. Sturgeon, Joint ventures in the international petroleum industry; exploration and drilling, Norman, Oklahoma, 1974
  51. ^ Fred Aftalion, A History of the International Chemical Industry, Chemical Heritage Foundation, 2001 - ISBN 0941901297
  52. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012
  53. ^ Si consideri che nello stesso periodo il "buco" accertato ascrivibile al bancarottiere Michele Sindona veniva stimato da Giorgio Ambrosoli in 207 miliardi di lire; in proposito, Sole24Ore, 1979 L'anno nero della finanza.
  54. ^ Mario Guarino, Ladri di stato: storie di malaffare, arricchimenti illeciti e tangenti, Dedalo, 2010 - ISBN 8822063120
  55. ^ Andrea Tagliaferri, La storia sommersa: i misteri dell'Italia repubblicana, ed. L'Universale, 2015 - ISBN 6050381364
  56. ^ Lorenzo Rook, Fiume Santo (Sardegna). Vertebrati Miocenici in una Centrale Termoelettrica, in Società Paleontologica Italiana. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  57. ^ Ricardo Gutierrez, Vaste gisement de fossiles de mammiferes en Sardaigne, in Le Soir, 17 febbraio 1994. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  58. ^ Alberto Pinna, Gavino ha 8 milioni di anni. In Sardegna la più vecchia delle scimmie fossili finora conosciute, in Corriere della Sera, 4 febbraio 1994. URL consultato il 22 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale in data pre 1/1/2016).
  59. ^ Federica Cubeddu, Dopo dieci anni si torna a scavare a Fiume Santo, in La Nuova Sardegna, 5 maggio 2006. URL consultato il 22 ottobre 2015.
  60. ^ a b Gavino Masia, Nuraghe Nieddu "liberato" dalla Sindyal, in La Nuova Sardegna, 28 maggio 2014. URL consultato il 4 dicembre 2015.
  61. ^ Foddai (1993-95), pp. 41-46.

BibliografiaModifica

In relazione all'archeologia

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica