Švitrigaila

Granduca di Lituania
Švitrigaila
Lithuanian Grand Duke Švitrigaila.jpg
Raffigurazione di Švitrigaila nelle cronache di Alessandro Guagnini pubblicate nel 1578
Granduca di Lituania
Stemma
In carica ottobre 1430 –
1 agosto 1432
Predecessore Vitoldo
Successore Sigismund Kęstutaitis
Granduca di Rutenia
In carica 1432 –
1440
Predecessore Vitoldo
Successore Casimiro IV di Polonia
Principe di Volinia
In carica 1434 –
1452
Predecessore Teodoras
Successore Simonas
Nascita prima del 1370
Morte Luc'k, 10 febbraio 1352
Sepoltura Cattedrale di Vilnius
Dinastia Gediminidi
Padre Algirdas
Madre Uliana di Tver'
Consorte Anna di Tver'[nota 1]
Figli NN (morto in tenera età)[1]
Religione paganesimo, poi cattolicesimo

Švitrigaila, talvolta riportato nella versione polacca Świdrygiełło, (prima del 1370Luc'k, 10 febbraio 1452) è stato granduca di Lituania dal 1430 al 1432.[2] Trascorse la maggior parte della sua vita in lotte dinastiche, spesso per lui infruttuose, contro i suoi cugini Vitoldo e Sigismund Kęstutaitis (rispettivamente suo predecessore e successore al potere)[2].

Primi anni e ribellione di VicebskModifica

Švitrigaila era uno dei figli di Algirdas, granduca di Lituania, e dalla sua seconda moglie Uliana di Tver'. La sua data di nascita risulta sconosciuta, ma si ritiene che fosse il figlio più giovane o il secondo figlio più giovane di Algirdas.[2] Švitrigaila appare per la prima volta in politica nell'ottobre del 1382, quando assistette alla firma del trattato di Dubysa tra suo fratello maggiore Jogaila e i cavalieri teutonici.[3] Gli storici ritengono che ciò indicherebbe che all'epoca Švitrigaila non aveva meno di 12 anni, per cui si potrebbe stimare la sua data di nascita prima del 1370.[4] In un documento presentato al Concilio di Basilea, Ferrara e Firenze, Švitrigaila affermò che lui e Jogaila erano i figli prediletti di Algirdas. Prima della sua morte nel 1377, Algirdas consegnò il suo trono a Jogaila ma gli fece giurare di nominare Švitrigaila come suo erede. I rappresentanti di Jogaila non negarono apertamente l'intesa raggiunta, affermando invece che si trattava di un accordo raggiunto tra i due fratelli.

Nel 1386, nell'ambito della cristianizzazione della Lituania e dell'Unione di Krewo, Švitrigaila e i suoi fratelli furono battezzati secondo il rito cattolico a Cracovia. Il suo nome di battesimo fu Boleslao (Bolesław).[2][5]

Nonostante le numerose lotte di potere in Lituania, tra cui la ribellione di Andrei di Polock, la conquista del Principato di Smolensk e la guerra civile lituana (1389-1392), Švitrigaila non ne appare coinvolto fino al 1392. Dopo la morte di sua madre Uliana di Tver', Jogaila nominò il falconiere Fedor Vesna reggente del Principato di Vicebsk:[6] una simile scelta fece infuriare Švitrigaila, il quale si ribellò contro suo fratello. Vitoldo, forte della recente conclusione del trattato di Astrava con cui si accettava la sua nomina a granduca di Lituania, e Skirgaila radunarono un esercito e catturarono Druc'k, Orša e poi Vicebsk. Švitrigaila fu catturato e inviato a Cracovia senza però venire trattenuto in una prigione,[6] come dimostra il fatto che nel 1393 diresse una commissione per la demarcazione del confine lituano-prussiano e che, in quel tempo, la sua autorità non si estendeva su alcun feudo.

Lotta contro Vitoldo (1392-1430)Modifica

Verso l'UngheriaModifica

 
Mappa del Granducato di Lituania alla sua massima espansione nel XV secolo sotto Vitoldo (confini in nero)

I resoconti sulle attività di Švitrigaila nel 1394–1397 sono contrastanti. La storiografia tradizionale segue la versione narrata da Jan Długosz secondo cui il lituano sfuggì ai cavalieri teutonici in Prussia subito dopo la cattura di Vicebsk: tra i più autorevoli pareri contrari a tale versione, merita di essere citato lo storico polacco Aleksander Narcyz Przezdziecki (1814-1871), il quale ritiene fallace la ricostruzione di Długosz. Probabilmente intorno al 1396 o 1397, Švitrigaila e Fedor, figlio di Liubartas che fu estromesso dalla Volinia verso la conclusione delle guerre di Galizia-Volinia, fuggirono da Cracovia al Ducato di Teschen, feudo del Regno di Boemia, e da lì alla corte di Sigismondo del Lussemburgo. Švitrigaila si mise in contatto (una prima di molte volte)[2] con l'ordine teutonico, un nemico di lunga data della Lituania, e propose di formare un'alleanza contro Vitoldo. Non si trattò di una mossa senza precedenti: proprio Vitoldo aveva infatti fatto lo stesso nel 1382 e nel 1390 quando aveva combattuto con Jogaila.[7] Ad ogni modo, i cavalieri conclusero il trattato di Salynas con Vitoldo nell'ottobre 1398 e Švitrigaila perse ogni speranza di dare vita a una ribellione armata.[8][9] Si riconciliò così con il fratellastro e ricevette Navahrudak e una parte della Podolia non governata da Spytek di Melsztyn.

Nel 1399, Švitrigaila sopravvisse alla disastrosa (per i lituani) battaglia del fiume Vorskla contro l'Orda d'Oro. Spytek di Melsztyn morì nello scontro e Švitrigaila ricevette nuovamente delle terre in Podolia.

Verso la PrussiaModifica

Nel gennaio 1401, Vitoldo e i nobili lituani conclusero il patto di Vilnius, il quale confermava che dopo la morte di Vitoldo la Lituania sarebbe stata governata da Jogaila e dai suoi eredi, azzerando in tal modo l'ambizione di Švitrigaila di diventare un giorno granduca di Lituania.[10] Il cronista Jan Długosz lascia intuire che l'intesa era in parte motivata dal desiderio di contenere la crescente influenza e ambizione di Švitrigaila. Secondo Il sacerdote prussiano Johann von Posilge, Švitrigaila, nonostante la sua riluttanza, fu costretto a sottoscrivere il patto assieme ad altri 57 aristocratici lituani e 52 polacchi.[10] Tuttavia, solo un mese più tardi inviò una lettera a Siemowit IV di Masovia in cui chiedeva appoggio militare nella lotta contro Vitoldo.

Quest'ultimo fomentò la prima rivolta samogita contro i teutonici scatenata nel marzo 1401.[11] Ad agosto, Juri di Smolensk e suo suocero Oleg II di Rjazan' scatenarono una ribellione per riconquistare il Principato di Smolensk. Švitrigaila cercò di trarre vantaggio da questi conflitti quando nel gennaio 1402, invece di recarsi al matrimonio di Jogaila e Anna di Cilli, travestendosi da mercante, si recò a Marienburg, la capitale dello Stato monastico.[12] Il 2 marzo 1402, concluse un trattato con i cavalieri che in sostanza ribadiva i contenuti del trattato di Salynas. Nel luglio dello stesso anno, i cavalieri, e con essi il figlio di Algirdas, invasero la Lituania e marciarono verso Vilnius, la capitale. Venuto a sapere del tradimento pianificato, Vitoldo giustiziò sei residenti della città. I cavalieri optarono, a seguito di alcune sconfitte, per non eseguire alcun assedio e tornarono in Prussia.[13][14] Vitoldo intendeva concentrarsi sulla ribellione a Smolensk e i negoziati di pace iniziarono nell'estate 1403: la tregua fu firmata nel dicembre 1403 e la pace di Raciąż nel maggio 1404.[15] I tedeschi ricevettero concessioni territoriali in Samogizia,[15] mentre Švitrigaila ricevette la Podolia (sebbene il territorio fosse de facto governato da Piotr Szafraniec), Žydačiv, e una somma annuale di 1.400 marchi dalla miniera di sale di Wieliczka da Jogaila e dai Principati di Brjansk, Černigov e Trubčevsk da Vitoldo.

Avvicinamento alla politica di Mosca e prigioniaModifica

Per alcuni anni, Švitrigaila fu fedele a Vitoldo e lo aiutò a sottomettere Smolensk e negoziare con i cavalieri teutonici riguardo alla Terra di Dobrzyń.[16] I nuovi territori di Švitrigaila si trovavano al confine con la Moscovia, lo Stato che tra tutti iniziò ad emergere come principale antagonista della Lituania. Proprio in virtù di questa considerazione, decise di ribellarsi ancora una volta contro Vitoldo puntando sull'appoggio di Basilio I di Mosca, il quale era inoltre genero del granduca di Lituania.[17] Nel maggio 1409 Švitrigaila, a guida di un gran numero di duchi e boiardi si diresse a Mosca. Basilio ricompensò Švitrigaila con Vladimir, Volokolamsk, Pereslavl', Ržev e metà di Kolomna.[17] Vitoldo radunò immediatamente un esercito, compresi 5.000 uomini polacchi comandati da Zbigniew di Brzezia (un cavaliere polacco abbastanza influente) e un gruppo di cavalieri teutonici, e marciò verso la Russia.[17] I due schieramenti si incontrarono sul fiume Ugra, ma nessuno di essi ingaggiò battaglia. I lituani erano esausti e disponevano di poco cibo mentre i russi erano impegnati altrove con l'Orda d'Oro, comandata da Edigu, e non intendevano perdere altri uomini. Si concluse a quel punto una pace con cui si sanciva che il confine tra Russia e Lituania era da individuarsi sul fiume Ugra.[18]

Non si sa cosa accadde a Švitrigaila dopo quanto verificatosi sul fiume Ugra. Secondo un rapporto teutonico del tempo, Vitoldo pretese che come condizione per la pace Basilio gli consegnasse Švitrigaila, ma Basilio I affermò che era scappato nel Khanato dell'Orda d'Oro. Nell'atto si affermava inoltre, a riprova della sua fuga verso il territorio appena citato, che Švitrigaila ricevette una proposta di matrimonio da una figlia di un emiro tartaro.[19] Ad ogni modo, nel giugno 1409, Švitrigaila tornò di nuovo alla corte di Vitoldo.[19] Senza aver mai perso di vista il suo obiettivo, tentò di nuovo di cospirare con i tedeschi, ma le lettere che dovevano essere segrete furono intercettate.[19] Švitrigaila fu a quel punto arrestato e imprigionato in varie località[19] fino a quando non giunse nelle segrete del castello di Kremenets, l'unico in mattoni della Volinia.[20] Lì godette di un regime di libertà più permissivo nei mesi in cui dovette pian piano cedere le sue terre.[2]

Fuga in Ungheria e riconciliazioneModifica

Švitrigaila rimase imprigionato per nove anni, fino a quando la sua fuga fu organizzata da Dashko Feodorovič Ostrogski, Aleksander Nos e Alessandro di Smolensk. Nella notte del 24 marzo 1418 i cospiratori, assistiti da 500 uomini, invasero il castello di Kremenets (la porta fu aperta da due soldati che si finsero guardie della fortificazione), liberarono Švitrigaila e marciarono verso Luc'k. La città fu espugnata e Švitrigaila ricevette il sostegno della nobiltà locale: invece di intraprendere una guerra, preferì ritirarsi in Valacchia.[20] Per un breve periodo di tempo visse alla corte di Ernesto I d'Asburgo e Sigismondo di Lussemburgo.[2][20]

 
Miniatura del 1443 che mostra l'esercito del re d'Ungheria e alcuni guerrieri guidati da Švitrigaila impegnati in una battaglia navale contro l'Impero Ottomano

Contemporaneamente, in Samogizia scoppiò una ribellione fomentata dai cavalieri teutonici contro Vilnius e questi ultimi chiesero proprio a Švitrigaila se intendesse partecipare e, infine, spodestare il sovrano.[20] Il lituano preferì ignorare la proposta, riconciliandosi con Jogaila durante un incontro tra il re Sigismondo e Jogaila a Košice nel maggio 1419. Švitrigaila ricevette Opoczno e ripristinò le entrate annuali provenienti dalla miniera di sale di Wieliczka. Ciononostante, Vitoldo non fu coinvolto nella manovra diplomatica e dopo la fallita mediazione del re Sigismondo tra il Granducato e i cavalieri teutonici, sia la Polonia che la Lituania andarono incontro a ben altri problemi, ovvero la guerra di Gollub.[21] I nobili polacchi capirono l'importanza di neutralizzare Švitrigaila, che continuò a ricevere offerte teutoniche per un'alleanza, e spedirono una delegazione per persuadere Vitoldo a perdonare suo cugino. Alla fine, il granduca cedette e un accordo ufficiale fu suggellato nell'agosto del 1420. Švitrigaila giurò fedeltà e ricevette i Principati di Brjansk, Černigov, Trubčevsk e Novhorod-Sivers'kyj.[22]

Dopo la riconciliazione, Švitrigaila partecipò attivamente alla politica statale. Nella primavera del 1421 prevalse in uno scontro con i tartari[23] e nell'estate del 1422 assistette in prima persona alla guerra di Gollub e al successivo trattato di Melno;[21] nel 1424-1426 fu inviato in missione diplomatica a Riga, partecipando inoltre all'attacco di Vitoldo contro Novgorod.

Lotta contro SigismondoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile lituana (1432-1438).

Granduca di LituaniaModifica

Alla morte inattesa di Vitoldo nell'ottobre del 1430, i nobili lituani elessero unanimemente Švitrigaila come granduca.[2][24] Tale evento rappresentò una violazione dei termini dell'Unione di Horodło del 1413, dove i baltici promisero di non eleggere un nuovo sovrano senza l'approvazione del Regno di Polonia.[25] Al fine di ricevere i voti dei ruteni, Švitrigaila concesse medesimi diritti ai nobili cattolici e ortodossi: si trattò di uno dei pochi risultati duraturi ottenuto durante il suo breve regno.[26] La nobiltà polacca, guidata da Zbigniew Oleśnicki, non prese bene la nomina e chiese che Švitrigaila riconoscesse fedeltà a suo fratello Jogaila, re di Polonia.[2] Švitrigaila rifiutò e asserì la piena indipendenza della Lituania:[26] i rapporti si incancrenirono ulteriormente per via delle controversie territoriali in Podolia e Volinia, secondo un accordo nel 1411 governate dalla Lituania solo fino a quando sarebbe rimasto in vita Vitoldo.[27]

Švitrigaila combatté contro le forze polacche a Luc'k, in Volinia, e allo stesso tempo cominciò a organizzare una più ampia coalizione anti-Cracovia.[28] Nel giugno 1431 venne raggiunto un accordo con l'ordine teutonico: questo dichiarò guerra e, senza trovare grande opposizione, invase la Polonia[29] poiché il grosso dei combattenti era impegnato con Švitrigaila in Volinia.[2][29] A settembre venne firmata a Staryj Tšortoryjsk una tregua biennale tra Polonia, Lituania e Stato monastico:[30] poiché l'intesa risultava più favorevole alla Polonia, non è chiaro a livello storiografico perché Švitrigaila l'avesse accettata.[30] Ad ogni modo, la tregua non risolse le controversie, riemerse di lì a poco. La guerra si trasformò in lotta diplomatica: la Polonia cercò di coalizzare i nobili lituani contro Švitrigaila.[26]

Colpo di stato e guerra civileModifica

La Polonia raggiunse il suo scopo con un'operazione ben pianificata. Quando i congiurati furono abbastanza Sigismund Kęstutaitis, a capo di essi, sorprese Švitrigaila e la sua scorta, i quali si trovavano ad Ašmjany nella notte del 31 agosto 1432.[31] Švitrigaila riuscì a fuggire al tentativo di attacco rifugiandosi a Polock, mentre fu fatta prigioniera sua moglie, al tempo incinta,[nota 2] Anna di Tver'.[32] Non risulta chiaro quali gruppi sostenessero Sigismund e perché. Forse i nobili lituani erano insoddisfatti dei favori che Švitrigaila mostrava ai duchi ortodossi, sebbene prima del colpo di stato non si manifestò alcuna opposizione del genere.[26] Sigismund, il quale svolse solo un ruolo marginale nella politica lituana prima dell'attentato[33] e che inizialmente parteggiava per Švitrigaila,[34] acquisì il trono e riprese la politica di stretta collaborazione con la Polonia.[2]

La Lituania si frammentò in due tronconi: i sostenitori di Sigismund a ovest (in Samogizia, Podlachia, Hrodna e Minsk) a ovest e i simpatizzanti di Švitrigaila a est (Polack, Vicebsk, Smolensk, Kiev e la Volinia).[29][35] Il risultato di questa lotta portò a tre anni di devastanti ostilità: Švitrigaila chiese aiuto anche a Sayid Ahmad I, khan dell'Orda d'Oro e ai cavalieri di Livonia.[2][36] Entrambe le fazioni subirono pesanti perdite (è il caso della battaglia di Ašmjany) e la vittoria finale nella battaglia di Pabaiskas arrise a Sigismund nel 1435.[2] Dopo la sconfitta, Švitrigaila dovette nuovamente scappare, recandosi stavolta a Polock; perdendo la sua influenza nei principati slavi, tentò di riconciliarsi con la Polonia nel settembre 1437: avrebbe governato le terre che propose infatti di governare chi ancora lo sosteneva (principalmente Kiev e la Volinia) e dopo la sua morte i territori sarebbero passati al re di Polonia.[37] Tuttavia, il Senato polacco non ratificò il trattato a causa della forte contrarietà di Sigismund.[28] Švitrigaila si trasferì in Valacchia nel 1438.[38]

Dal 1440 alla sua morteModifica

Nel 1440, Sigismund Kęstutaitis fu assassinato dai nobili che sostenevano Švitrigaila, e questi tornò a governare la Podolia e la Volinia.[2] All'età di 70 anni (o 85, secondo alcune fonti), era troppo anziano per riprendere la sua lotta per il trono lituano e, soprattutto, non godeva del sostegno del Consiglio dei nobili guidato da Jonas Goštautas, il quale nel giugno 1440 elesse Casimiro IV di Polonia, fratello del re polacco Ladislao III come granduca.[39][40] Poco prima della sua morte avvenuta a Luc'k il 10 febbraio 1452, lasciò in eredità tutti i suoi possedimenti in Podolia e Volynia allo stato lituano.[2]

Giudizio storiograficoModifica

 
Cattedrale di Vilnius, luogo di sepoltura di Švitrigaila

Švitrigaila fu uno dei più controversi e misteriosi personaggi nella storia del Granducato medievale.[2] Le sue lotte politiche misero in luce le fragilità dell'alleanza polacco-lituana del 1386 e il comportamento ostile alla nobiltà polacca, la quale intendeva imporsi su quella di Vilnius e prevalere sulla comunità slava ortodossa, attirò la loro antipatia. Il sovrano si guadagnò però la reputazione di una sorta di patriota di quel tempo tra i suoi conterranei, per via del suo tentativo di salvaguardare la sovranità di uno stato indipendente.[2]

Švitrigaila si prodigò per rafforzare la sua posizione, dopo aver scongiurato con successo l'ipotesi di eventuali rapporti di vassallaggio con i crociati,[41] effettuando delle promesse a una categoria specifica di nobili, quelli provenienti dalla Rutenia.[26] Gradualmente legati alla Lituania sin dalla morte di Mindaugas e poi, più tardi, grazie alle conquiste effettuate da Gediminas, i ruteni accettarono di buon grado la prospettiva di ricoprire ruoli di spessore nello stato lituano, sebbene quest'opzione suscitò mugugni anche da parte dei baltici.[26] I dissapori tra i diversi contendenti perdurarono per un decennio e videro il costante tentativo da parte della Polonia di inserirsi nelle lotte per il trono di Vilnius (si pensi all'episodio del ratto della corona promessa a Vitoldo operato da Jogaila: tale operazione fu finalizzata ad evitare una separazione definitiva della Lituania dalla sfera di influenza polacca).[26]

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ Anna di Tver' era figlia di Ivan Ivanovič di Tver' e nipote di Ivan Mikhailovič, principe di Tver' (1400–1425). Morì tra il 1471 e il 1484 (Matusas (1991), p. 166).
  2. ^ Tale dato, che potrebbe sembrare insignificante, dimostrerebbe secondo gli studiosi che Švitrigaila intendesse avviare una propria dinastia. La minaccia che avrebbe potuto arrecare a Jogaila era evidente: Frost, p. 157.

BibliograficheModifica

  1. ^ Urban, p. 299.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Suziedelis, p. 288.
  3. ^ (EN) Mečislovas Jučas, The battle of Grünwald, National Museum, 2009, p. 38, ISBN 978-60-99-50745-3.
  4. ^ Urban, p. 82.
  5. ^ (EN) Mečislovas Jučas, The battle of Grünwald, National Museum, 2009, p. 33, ISBN 978-60-99-50745-3.
  6. ^ a b Frost, p. 84.
  7. ^ (EN) Jerzy Lukowski e Hubert Zawadzki, A Concise History of Poland, Cambridge University Press, 2006, p. 39, ISBN 978-05-21-85332-3.
  8. ^ (EN) Danylo Husar Struk, Encyclopedia of Ukraine: St-Z, vol. 5, University of Toronto Press, 1993, p. 127, ISBN 978-08-02-03010-8.
  9. ^ (EN) Jūratė Kiaupienė, Formation and Transformations of Dynastic Ties between the Grand Duchy of Lithuania and the Kingdom of Poland from 1386–1501, in Lituanus, vol. 56, n. 3, autunno 2010. URL consultato il 29 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2020).
  10. ^ a b Frost, p. 92.
  11. ^ (EN) Beata Możejko, New Studies in Medieval and Renaissance Gdańsk, Poland and Prussia, Routledge, 2017, p. 88, ISBN 978-13-51-80543-8.
  12. ^ Urban, p. 79.
  13. ^ Frost, p. 152.
  14. ^ Kiaupa, p. 138.
  15. ^ a b (EN) Mečislovas Jučas, The battle of Grünwald, National Museum, 2009, p. 46, ISBN 978-60-99-50745-3.
  16. ^ Urban, p. 87.
  17. ^ a b c (EN) George Vernadsky, A History of Russia: The Mongols and Russia, Yale University Press, 1943, p. 285.
  18. ^ (EN) Tadas Adomonis, Lithuania: An Encyclopedic Survey, Encyclopedia Publishers, 1986, p. 94.
  19. ^ a b c d Frost, p. 153.
  20. ^ a b c d Urban, pp. 201-202.
  21. ^ a b (EN) Andrew Rawson, A Clash of Thrones: The Power-crazed Medieval Kings, Popes and Emperors of Europe, The History Press, 2015, pp. 132-133, ISBN 978-07-50-96678-8.
  22. ^ (EN) Danylo Husar Struk, Encyclopedia of Ukraine: St-Z, vol. 5, University of Toronto Press, 1993, p. 127, ISBN 978-08-02-03010-8.
  23. ^ (EN) Joseph B. Koncius, Vytautas the Great: Grand Duke of Lithuania, Franklin Press, 1964, p. 59.
  24. ^ Kiaupa, p. 205.
  25. ^ Frost, p. 155.
  26. ^ a b c d e f g Stone, p. 11.
  27. ^ Frost, p. 166.
  28. ^ a b (LT) Boston Simas Sužiedėlis, Švitrigaila, in Encyclopedia Lituanica, vol. 5, Juozas Kapočius, 1970–1978, pp. 348–350.
  29. ^ a b c Urban, p. 230.
  30. ^ a b Kiaupa, p. 207.
  31. ^ (DE) Richard Roepell e Jakob Caro, Geschichte Polens: 1430-1455, Perthes, 1875, p. 55.
  32. ^ Frost, p. 157.
  33. ^ (EN) Andrew Wilson, Belarus: The Last European Dictatorship, Yale University Press, 2011, p. 34, ISBN 978-03-00-13435-3.
  34. ^ (LT) Simas Sužiedėlis, Švitrigaila, in Encyclopedia Lituanica, vol. 6, Boston, Juozas Kapočius, 1970–1978, pp. 361–363.
  35. ^ Švitrigáila granduca di Lituania, su Treccani. URL consultato il 29 agosto 2020 (archiviato dall'url originale il 13 maggio 2021).
  36. ^ (LT) Jonas Zinkus et al., Ašmenos mūšis, in Tarybų Lietuvos enciklopedija, vol. 1, Vilnius, Vyriausioji enciklopedijų redakcija, 1985-1988, p. 115.
  37. ^ (LT) Bronius Dundulis, Švitrigaila, in Lietuvos valdovai (XIII-XVIII a.): enciklopedinis žinynas, Vilnius, Mokslo ir enciklopedijų leidybos institutas, 2004, pp. 91-93, ISBN 5-420-01535-8.
  38. ^ (EN) William Urban, Tannenberg and After, Chicago, Centro di Studi e Ricerche Lituano, 2003, p. 313, ISBN 0-929700-25-2.
  39. ^ Stone, p. 23.
  40. ^ Kiaupa, p. 80.
  41. ^ (EN) Denys Hay, Europe in the Fourteenth and Fifteenth Centuries, 2ª ed., Routledge, 2016, p. 260, ISBN 978-13-17-87191-0.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN269138502 · ISNI (EN0000 0003 8330 5231 · LCCN (ENn96044412 · GND (DE1027342396 · BAV (EN495/68517 · CERL cnp02062268 · WorldCat Identities (ENlccn-n96044412