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Capracotta
comune
Capracotta – Stemma Capracotta – Bandiera
Capracotta – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Molise-Stemma.svg Molise
ProvinciaProvincia di Isernia-Stemma.png Isernia
Amministrazione
SindacoCandido Paglione (lista civica "Capracotta Viva") dal 5-6-2016
Territorio
Coordinate41°50′N 14°16′E / 41.833333°N 14.266667°E41.833333; 14.266667 (Capracotta)Coordinate: 41°50′N 14°16′E / 41.833333°N 14.266667°E41.833333; 14.266667 (Capracotta)
Altitudine1 421 m s.l.m.
Superficie42,55 km²
Abitanti821[1] (30-11-2017)
Densità19,29 ab./km²
Comuni confinantiAgnone, Castel del Giudice, Pescopennataro, San Pietro Avellana, Sant'Angelo del Pesco, Vastogirardi
Altre informazioni
Cod. postale86082
Prefisso0865
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT094006
Cod. catastaleB682
TargaIS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona F, 4 004 GG[2]
Nome abitanticapracottesi
Patronosan Sebastiano
Giorno festivo20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Capracotta
Capracotta
Capracotta – Mappa
Posizione del comune di Capracotta nella provincia di Isernia
Sito istituzionale

Capracotta è un comune italiano di 871 abitanti della provincia di Isernia, in Molise. Si trova a 1.421 metri sul livello del mare ed è, dopo Rocca di Cambio, il comune più alto dell'Appennino. Ha fatto parte del Regno di Napoli e del Regno delle Due Sicilie.

Nonostante le origini medievali, il borgo ha un aspetto moderno a causa della ricostruzione dovuta ai danni della Seconda guerra mondiale, eccetto alcuni monumenti come le chiese. Dagli anni '50 in poi è iniziata a diventare una delle principali stazioni sciistiche molisane, assieme a Campitello Matese, determinando lo sviluppo economico e turistico.

Indice

Geografia fisicaModifica

«Non è difficile scorgere su di una qualsiasi carta geografica d'Italia il territorio di Capracotta: basta seguire con lo sguardo da sinistra a destra la linea della latitudine di Roma, e da sotto in su quella longitudinale di Napoli per incontrarlo nella convergenza delle due linee. Perché l'abitato è posto proprio sul parallelo 41 ½ e sul meridiano del Castel dell’Ovo. Si stende fra l'agro di Pescopennataro e Sant'Angelo del Pesco verso Nord, di quello di Agnone ad Est, di Vastogirardi a Sud e di S.Pietro Avellana e di Castel del Giudice ad ovest per un'ampiezza approssimativa di 4500 ettari in cifra tonda, tomoli locali 13500 circa di are 33,65 ciascuno[3]».

TerritorioModifica

Il punto più alto del territorio comunale è la vetta di Monte Campo a 1746 m s.l.m. A valle dell'abitato, in direzione sud, si trovano le sorgenti del Verrino, affluente del fiume Trigno. Poco fuori del paese, sulla strada per Pescopennataro, è sito il "Giardino della Flora Appenninica"[4], orto botanico di alta quota che raccoglie notevoli specie floreali e arboree dell'Italia centro-meridionale.

 
Via Risorgimento

Capracotta è un'importante località climatica e sciistica. Ha due importanti impianti[5]: uno per lo sci alpino, in località Monte Capraro, con una seggiovia; l'altro per lo sci di fondo in località Prato Gentile: quest'ultimo impianto è stato sede dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo nel 1997.

 
Santuario di Santa Maria di Loreto
 
Piazza Stanislao Falconi

ClimaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Capracotta.

In inverno non è difficile imbattersi in bufere di neve, specialmente nei mesi di gennaio e febbraio. Per questo Capracotta è nota nel Centro-Sud Italia anche come il paese delle bufere. Il manto nevoso può facilmente superare il metro. Nel marzo 2015, sono stati rilevati 256 centimetri caduti in sole 18 ore, tuttavia questo dato risulta essere notevolmente sovrastimato, e le misure a norma hanno registrato un valore di "soli" 90–120 cm[6], anche se l'eccezionalità è stata riconosciuta dal Guinness dei primati.[7]

Origini del nomeModifica

È piuttosto controversa l'origine del nome. Ugo Mosca, in un vecchio studio, ha sostenuto l'ipotesi che provenisse dalla combinazione di due presunti termini italici "kapp"- luogo alto e "kott"- luogo roccioso che descrivono due proprietà del territorio cittadino. Altri fanno derivare il toponimo da due termini latini: "Castra cocta", cioè da una presunta presenza di accampamenti militari protetti da un "agger coctus" (una recinzione in mattoni).

Recenti studi, infine, attribuiscono le origini del toponimo (e della fondazione stessa dell'abitato) alla tradizione religiosa dei Longobardi di sacrificare una capra in onore del loro dio Thor, appena insediatisi in un luogo appena conquistato, e di mangiarne le carni come rito apotropaico contro l'esaurimento delle fonti di sostentamento del gruppo tribale che, diventando stanziale, si faceva comunità. Al periodo longobardo, non a caso, risale la più antica attestazione del nome: un atto di donazione del 1040[8]. Questi studi si basano su un esame particolareggiato delle persistenze storico-toponomastiche dell'Alto Molise e di tutti i territori italiani dominati nel Medioevo dai Longobardi. In Italia, infatti, esistono altre "Capracotta": in Campania, Lombardia, Toscana e Umbria. Si tratta di luoghi pianeggianti o vicini al mare ma tutti conquistati e governati dagli Uomini dalle Lunghe barbe.

A partire dalle ricerche di Luigi Campanelli[3], e in seguito all'affermarsi degli studi romanistici sui riti di "devotio", v'è oggi una nuova ipotesi toponomastica che farebbe risalire il nome di Capracotta alla consacrazione di tre capre per la gloria di Gaio Aurelio Cotta, che nel 200 a.C. diventava secondo console contemporaneamente all'invio di dieci commissari ripartitori nel Sannio per la spartizione delle terre requisite ai Sanniti: il nome originario del villaggio, Capræ Cottæ, proverrebbe letteralmente dalle "capre di Cotta".[9]

Lo stemma del paesino testimonia, tuttavia, una leggenda. Questa afferma che alcuni zingari vollero costruire un villaggio e accesero un fuoco per arrostire una capra. Ma questa capra saltò sul fuoco e riuscì a fuggire. Nel punto in cui l'animale si fermò esanime, gli zingari decisero di stabilirsi. In realtà, questo rito, più che a riferirsi a un fatto storicamente verosimile (gli zingari arrivarono in Italia soltanto a partire dal XV secolo quando Capracotta contava più di mille abitanti), sembra voler giustificare il carattere eternamente peregrinatorio degli abitanti di Capracotta.[senza fonte]

StoriaModifica

Le più antiche tracce della presenza umana nel territorio del Comune di Capracotta risalgono al Paleolitico: in località Morrone sono stati ritrovati strumenti di caccia dell'uomo di Neandertal.

Il primo insediamento stabile risale, invece, al IX secolo a.C. Si tratta di un centro abitato ritrovato nel corso di cinque campagne di scavo promosse dalla soprintendenza per i beni archeologici del Molise tra il 1979 e il 1985 nei pressi della Fonte del Romito. Gli scavi archeologici hanno svelato l'esistenza di un sito con una vitalità di circa mille anni: da alcune capanne circolari del IX secolo a.C. a edifici in marmo del I secolo d.C. collocati in un contesto urbano ben pianificato.

L'attuale paese di Capracotta, invece, nasce sullo sperone della Terra Vecchia nei primissimi decenni del Medioevo durante la conquista longobarda del Mezzogiorno d'Italia (fine VI- inizi VII secolo d.C.). Si sviluppa nei secoli successivi attraverso la pratica della transumanza, cioè lo spostamento invernale degli armenti dalle alture dell'Abruzzo al Tavoliere delle Puglie. Durante la seconda guerra mondiale, Capracotta viene quasi interamente distrutta dalle truppe tedesche in ritirata verso la Val di Sangro con il fuoco e la dinamite. Tra i monumenti perduti, vi era una torretta dell'orologio (situata all'inizio del Corso Sant'Antonio, venendo dalla chiesa dell'Assunta, come dimostra un recente affresco commemorativo, posto alla sua base di pietra cilindrica, ancora in piedi), ultimo residuo delle antiche mura di cinta, spazio poi recuperato come fontana.

Negli anni '50 il borgo fu interamente ricostruito e vi fu installato un impianto da sci sopra il Monte Capraro. Il borgo ha avuto una forte vocazione turistica già a partire dalla fine dell'Ottocento, in modo particolare con l'attrazione di turismo da Napoli. Agli inizi del secolo scorso, numerose famiglie dell'aristocrazia romana e soprattutto napoletana trascorrevano le vacanze invernali nei comodi e confortevoli alberghi cittadini. In una citazione di Alberto Sordi ne Il conte Max, Capracotta è descritta come la Piccola Cortina D'Ampezzo degli Abruzzi. Capracotta è famosa anche per le abbondanti nevicate. Nel mese di marzo del 2015, nel giro di 17 ore, è caduta più di due metri di neve battendo il precedente record di Silver Lake in Colorado (Usa) dove, nel 1921, erano caduti 193 centimetri di neve in 24 ore.

OnorificenzeModifica

  Medaglia di bronzo al merito civile
«Comune situato all'interno della linea "Gustav", occupato dalle truppe tedesche, subiva, in attuazione della tattica della "terra bruciata", la quasi completa demolizione del patrimonio edilizio e diverse vittime civili. La popolazione, costretta a rifugiarsi nei paesi vicini, seppe resistere con contegno agli stenti e alle dure sofferenze, per intraprendere, poi, la difficile opera di ricostruzione morale e materiale. 1943/1944 - Capracotta (IS).[10]»
— Capracotta, 11 marzo 2011

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
 
Veduta di Capracotta e della chiesa di Santa Maria Assunta
si trova sulla parte più alta del paese, nel rione Terravecchia, e fu sede della collegiata. Non si sa come fosse la chiesa preesistente quella attuale, fatto che che è frutto di un rifacimento totale del 1725. L'antichità della chiesa è testimoniata da u bassorilievo del campanile, che reca il simbolo dell'Albero della Vita, d'epoca rinascimentale, i muri adiacente, con il portale della cappella della Visitazione, mostrano delle buche per le campane. Il campanile in pietra, a pianta quadrata, ha l'attuale aspetto frutto del restauro del 1898. Alla chiesa arcaica è anche riconducibile il fonte battesimale in legno di noce, con decorazioni in oro, restaurato nel 1980, e un fonte in pietra.
 
Organo della chiesa madre

Nel XVIII secolo lo stemma civico fu spostato sull'altare maggiore dal Municipio, e la chiesa divenne simbolo dell'intera comunità capracottese. La vecchia chiesa era citata sin dal 1673, divisa in tre navate, come quella attuale, col capo altare e altri laterali, mentre all'esterno sorgeva il campanile a torre, ancora oggi esistente, a testimonianza del cambiamento di orientamento dell'asse della nuova chiesa, per delle disomogeneità evidenti nell'allineamento dei due edifici. Nel 1656 la pestilenza decimò la popolazione, nel 1657 un'invasione di briganti danneggiò la chiesa, sicché i progetti per un restauro della chiesa furono suggeriti dal lombardo Carlo Piazzola, attivo nell'Abruzzo. La chiesa fu trasformata completamente, con interno a tre navate, la cui lunghezza doveva raggiungere 35 metri, e larghezza 18 al transetto, la cupola fu posta a 15 metri, all'altezza del transetto centrale. La facciata in pietra sarebbe stata fiancheggiata da due state, alta 9 metri, larga 20, e orientata a sud-est, il dislivello tra le mura ed ovest e contrafforti ad est erano di 20 metri. L'architettura interna, con l'abbellimento a stucchi e pennacchi, fu parzialmente completata tra il 1749 e il '57, le stuccature sono in oro zecchino, grazie al lavoro degli artigiani di Pescocostanzo (AQ), anche se la maggior parte dell'opera nei secoli seguenti fu sostituita da porporina, le pareti furono dipinte in azzurro, affrescate con una schiera di 40 angeli che reggono medaglioni dedicati a vari santi, dipinti solo nella prima metà del XX secolo, e non tutti.
Gli altari sono dedicati all'Assunta (capo altare) e a San Sebastiano, con delle preziosi reliquie ossee. Le statue sono quelle dell'Assunta, dell'Addolorata col Cristo morto, di San Sebastiano, del Sacro Cuore di Gesù, di San Giovanni Bosco, di pregevole fattura il gruppo della Visitazione e quella dell'Immacolata Concezione. All'ingresso della chiesa ci sono vari dipinti, sotto l'organo presso il capo altare, c'è quella dell'Ultima Cena del Solimena, sopra il battistero c'è la tela di Sant'Anna con Maria bambina; nella sacrestia si trova un dipinto a forma ellittica con la raffigurazione della Natività di Gesù, nella parte sottostante le scale c'è la pittura dello Spirito Santo a motivi floreali. La chiesa di Santa Maria Assunta fu consacrata il 14 settembre 1755, sotto la diocesi di Trivento (CB), l'altare maggiore completato l'anno precedente dal napoletano Biagio Salvati, interamente in marmo intarsiato con il tabernacolo sul quale poggiano due angeli e il paliotto dell'Assunta. L'organo in legno si trova nell'altare maggiore, rappresenta il punto cardine della prospettiva architettonica della chiesa, realizzato tra il 1750 e il 1779, dotato d 700 canne. Di interesse anche l'attigua cappella della Visitazione, con soffitto a lacunari a motivi floreali, alcuni dipinti derivanti da opere classiche, come l'Assunta di Tiziano Vecellio. L'impianto è del progetto di Luca D'Onofrio, fu restaurata nel 1913, con la rimozione delle lapide delle antiche sepolture presso la chiesa, dato che Capracotta sino al XIX secolo non dispose di un cimitero pubblico. Dopo i danni della guerra mondiale, nuovi restauri, con pittura delle parti lasciate spoglie degli interni, ci sono stati nel 1954.

 
Organo ligneo della chiesetta di Sant'Antonio
Chiesa di Sant'Antonio Abate
piccola chiesa che si trova nella parte finale del Corso Sant'Antonio, risalente al XVIII secolo, ma forse edificata su una preesistente costruzione. La cappella è dedicata al Santo protettore degli animali, molto venerato in paese, ha pianta rettangolare in pietra con ordine di finestre laterali, e facciata semplice a capanna, sormontata da un campanile centrale a vela. L'interno è a navata unica, riccamente stuccato, con nicchie laterali per le statue dei santi, e qualche tela di scuola napoletana. L'altare maggiore ha la nicchia maggiore del santo, è sovrastato da una balaustra con la cantoria, e da un piccolo organo a canlle nella cassa lignea finemente decorato.
si trova nella parte alta del paese, in Piazza Gianturco, è una piccola cappella rettangolare, con facciata a capanna, portale architravato in pietra concia, e sovrastante campanile a vela, simile alla chiesa di Sant'Antonio. L'interno a navata unica è più umile quanto a decorazione di questa precedente.
Santuario della Madonna di Loreto
si trova fuori il paese, dirigendosi verso Monte Capraro. Esistente già dal 1622, aveva 8 sacerdoti, possedeva molti feudi, nel 1950 dopo i danni della guerra è stata ricostruita, seguendo lo stile neo romanico e neogotico, è sede di una confraternita che organizza ogni 3 anni a ciclo una processione di cavalli bardati. Nella stagione di transumanza, da questa chiesa partivano gli armenti. La chiesa è semplice, con la facciata neo romanica, l'oculo centrale del rosone, e il portale ad arco ogivale strombato in pietra bianca, l'interno è a navata unica semplice, che mostra ancora le reminiscenza barocche, soprattutto per l'altare in legno, con la statua della Madonna col Bambino.
Chiesa di giuspatronato di San Vincenzo Ferreri
si trova in via Roma, è del XVIII secolo, ha facciata semplice a capanna, con portale architravato e finestrone centrale sovrastante.
Cappella campestre di Santa Lucia
chiesetta campestre del XVIII-XIX secolo, costruita fuori il paese, nella località omonima. Consta di una pianta rettangolare a capanna, con portale architravato e in cima il campanile a vela.

Aree naturaliModifica

  • Giardino della flora appenninica[11];
  • Prato Gentile;
  • Parco fluviale del Verrino;
  • Riserva naturale di Pescobertino;
  • Sorgente dell'Acqua Zolfa;
  • Villa comunale.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[12]

 
 
Chiesa di Santa Lucia

CulturaModifica

 
Panorama del Monte Capraro da Capracotta

Dal 1962, in località Prato Gentile, viene celebrata La Pezzata, sagra della pecora bollita che si tiene ogni prima domenica di agosto. La tradizione di bollire la pecora risale alla pratica della pastorizia transumante lungo il tratturo. Nel 2014 questo piatto è stata inserito tra le "eccellenze" dalla rivista Gambero Rosso[13]. Appena 2 km fuori dal paese, in direzione Prato Gentile, Capracotta ospita il giardino della flora appenninica, un orto botanico naturale fra i più alti di Italia (1525 m s.l.m.), in cui vengono conservate e tutelate le specie vegetali della flora montana e altomontana autoctona dell’Appennino centro-meridionale. Si tratta dell’unico orto botanico della regione Molise, ponendolo come un importante osservatorio sulla biodiversità situato in un contesto suggestivo per la presenza di numerosi habitat naturali, tra i quali praterie, faggete, roccaglie, zone umide, arbusteti, insieme a zone tematiche curate dedicate alle piante officinali, alle varietà orticole autoctone. La ricchezza di specie endemiche, rare e protette, fa di questo orto un laboratorio attivo sulle misure di protezione e conservazione della flora montana e alto-montana. Attualmente, il giardino è gestito da un consorzio tra il comune di Capracotta, l’Università degli Studi del Molise e la Regione Molise, le cui attività di ricerca e promozione sono gestite e assicurate dal Dipartimento di Bioscienze e Territorio dell’ateneo molisano con sede a Pesche.[14].

Riferimenti a CapracottaModifica

  • Nel film Il conte Max, diretto da Giorgio Bianchi e interpretato da Alberto Sordi, Vittorio De Sica e Tina Pica, viene menzionato spesso il nome di Capracotta quale meta di vacanza invernale. Nel film, il protagonista Alberto Boccetti (interpretato da Sordi) la definisce "piccola Cortina degli Abruzzi" (all'epoca del film Abruzzo e Molise erano ancora un'unica regione).
  • Ernest Hemingway, nel suo capolavoro A Farewell to Arms (Scribner, 1929), conosciuto in Italia come Addio alle armi (1965), in cui racconta le proprie esperienze di guerra, cita un cappellano di Capracotta che parla con commozione del paese altomolisano, dove «c'erano le trote nel torrente sotto la città. Era proibito suonare il flauto la notte.Quando i giovanotti facevano le serenate, soltanto il flauto era proibito. [...] I contadini chiamano tutti Don e quando incontrano qualcuno si tolgono il cappello».
  • Lo scrittore belga Christian Beck visita Capracotta nell'estate del 1909. Trascorre le sue giornate passeggiando tra i boschi. Si innamora della giovanissima Maria Pia Falconi che immortala, col nome di Trianon, nel suo capolavoro Le Papillon. Journal d'un romantique (Bénard, 1910).
  • Lina Pietravalle, giornalista primonovecentesca, nel volume Molise (Nemi, 1931), scrisse che «gli alberghi di Capracotta Sannita, bellissima a 1.480 metri, e di Rivisondoli rassomigliano alle vecchie case provinciali».
  • Clotilde Marghieri, nel suo Vita in villa (Ricciardi, 1960), loda un certo Vincenzo Carnevale di Capracotta, domestico «malinconicissimo, un uomo di innata nobiltà e saggezza, un vero filosofo».
  • Edmondo De Amicis, durante il viaggio transoceanico raccontato in Sull'oceano (Treves, 1889), nella moltitudine di persone incontrate a bordo cita testualmente «la faccetta rotonda della contadina di Capracotta».
  • Uys Krige, soldato sudafricano detenuto presso il campo di prigionia di Fonte d'Amore (Sulmona) durante la Seconda guerra mondiale, parlando della sua fuga per raggiungere gli alleati a sud, scala in modo rocambolesco alcune alture di Capracotta, raccontando il tutto nel suo The way out (Miller, 1955), tradotto in italiano col titolo Libertà sulla Maiella (Vallecchi, 1965).
  • Lo scrittore Eugenio Corti nel suo secondo romanzo I poveri cristi (Garzanti, 1951), racconta la propria esperienza nell'esercito italiano in seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943. Durante il tragitto che lo porterà ad unirsi alle truppe alleate, sosterà a Capracotta dicendo che «dei luoghi di villeggiatura aveva infatti la riduzione di tutto a superficie e la sgargiante monotonia». A dispetto della popolazione, gli albergatori del posto gli rifiutarono ospitalità.
  • Il grande filologo Francesco D'Ovidio narra la vicenda del bandito Ippolito Amicarelli, imboscatosi a Capracotta «che certo fu uno de' suoi rifugi», nei suoi Rimpianti (Sandron, 1903).
  • L'isernino Franco Ciampitti, grande narratore della vita contadina e pastorale del centro-sud, prima ne Il tratturo (L'arte tipografica, 1968) e poi nel suo racconto Il grande viaggio, contenuto nell'omonima raccolta (Varesina, 1971), resterà estasiato dal suo primo incontro con Capracotta innevata.
  • Nella biografia di Tommaso Besozzi curata da Enrico Mannucci (I giornali non sono scarpe, Baldini & Castoldi, 1995), quest'ultimo racconta un episodio che l'illustre giornalista vigevanese visse a Campobasso allorquando conobbe Emanuele Paglione, procaccia di Capracotta, il quale, incurante della bufera di neve che aveva isolato il villaggio altomolisano, aveva raggiunto a cavallo il capoluogo per effettuare il servizio postale.
  • Della giornalista nonché storico delle migrazioni Amy Allemand Bernardy, all'interno della raccolta Italia randagia attraverso gli Stati Uniti (Bocca, 1913), spicca la descrizione: «ora che là verso Capracotta sale la luna, la gran luna bionda, lattea, pallida, opalina, che vela di agreste dolcezza il mondo».
  • Lo scrittore napoletano Antonio Pascale ha descritto lo spettacolo dei misconosciuti pascoli molisani nel suo Non è per cattiveria (Laterza, 2006) e ha avvicinato la bellezza di Capracotta a quella di Courmayeur.

EconomiaModifica

TurismoModifica

Pista da sciModifica

Capracotta è meta frequentata soprattutto l'inverno per lo sci, con turisti provenienti prevalentemente dal Lazio, dall'Abruzzo e dalla Campania. La pratica più diffusa è quella dello sci di fondo in località Prato Gentile (1.573 m.), alle pendici di Monte Campo (1.746 m.), presso il prestigioso stadio del fondo "Mario Di Nucci", che nel 1997 ha ospitato i Campionati italiani assoluti e nel 2004 la Coppa Europa. Da quella località si diramano tre piste di diversa difficoltà (anello di monte, anello di valle e anello turistico), per una lunghezza complessiva di oltre 15 km.[senza fonte]

Dal 1995 sono stati installati impianti per lo sci alpino alle pendici del Monte Civetta, a confluenza col Monte Capraro (1.730 m.), che comprendono:

  • Seggiovia Monte Civetta
  • Sciovia "Piana del Monte"

Queste due seggiovie portano alle seguenti piste:

  • Monte Capraro (1630-1380 metri)
  • Piana del Monte (1560 m)
  • Pista sotto il Monte (1380 m)

ArtigianatoModifica

Tra le attività più tradizionali vi sono quelle artigianali, che pur non essendo diffuse come nel passato non sono del tutto scomparse, e si distinguono per l'arte della tessitura finalizzata alla produzione di coperte.[15]

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
6 giugno 1985 16 giugno 1990 Antonino Sozio Democrazia Cristiana Sindaco [16]
20 giugno 1990 18 agosto 1990 Michele Conti Partito Repubblicano Italiano Sindaco [16]
18 agosto 1990 24 aprile 1995 Ciro Mendozzi indipendente Sindaco [16]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Candido Paglione centro-sinistra Sindaco [16]
26 giugno 1999 3 marzo 2000 Candido Paglione Lista Civica Sindaco [16]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Pasquale Di Nucci Lista Civica Sindaco [16]
30 maggio 2006 28 maggio 2011 Antonio Vincenzo Monaco Lista Civica Sindaco [16]
28 maggio 2011 6 giugno 2016 Antonio Vincenzo Monaco Lista Civica: uniti per Capracotta Sindaco [16]
6 giugno 2016 in carica Candido Paglione Lista Civica: Capracotta viva Sindaco [16]

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ a b Luigi Campanelli, Il territorio di Capracotta, Ferentino, Scuola Tipografica Antoniana, 1931.
  4. ^ Giardino di Flora Appenninica, su giardinocapracotta.unimol.it.
  5. ^ Funivie Molise, su moliseski.it.
  6. ^ http://www.appenninico.it/?p=1216
  7. ^ Capracotta batte Silver Lake in Colorado ed entra nel Guinness dei primati per la più abbondante nevicata in poche ore, in rainews.it, 8 marzo 2015.
  8. ^ Francesco Di Rienzo, La fondazione longobarda di Capracotta, su amicidicapracotta.com.
  9. ^ Francesco Mendozzi, La fondazione romana di Capracotta, su letteraturacapracottese.com.
  10. ^ Sito del Quirinale – Documento assegnazione onorificenza, su quirinale.it. URL consultato il 10 maggio 2011.
  11. ^ Giardino della flora appenninica di Capracotta, su giardinocapracotta.unimol.it.
  12. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  13. ^ teleaesse.it, http://www.teleaesse.it/nsmvideo28434/molise/gambero-rosso-incorona-la-pezzata-tra-le-eccellenze-del-molise/.
  14. ^ giardinocapracotta.unimol.it, [:http://www.giardinocapracotta.unimol.it/ :http://www.giardinocapracotta.unimol.it/].
  15. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 22.
  16. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/

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