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Eneide
Eneide - titoli.png
Titoli di testa dello sceneggiato
PaeseItalia, Germania, Francia, Jugoslavia
Anno1971-1972
Formatominiserie TV
Generedrammatico, sentimentale, in costume, avventura
Puntate7 (ognuna delle quali durava circa 70-80 minuti)
Durata311 min
125 min ca. (riduzione per lo schermo)
Lingua originaleitaliano
Crediti
RegiaFranco Rossi
Soggettodal poema di Publio Virgilio Marone
SceneggiaturaArnaldo Bagnasco, Vittorio Bonicelli, Pier Maria Pasinetti, Mario Prosperi, Franco Rossi
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
FotografiaVittorio Storaro
MontaggioGiorgio Serrallonga
MusicheMario Nascimbene
ScenografiaAleksandar Milovic
Casa di produzioneRai
ORTF (Francia)
Bavaria Film (Germania)
Leone Film (Italia)
Daiano Film (Italia)
Inex Film (Yugoslavia)
Prima visione
Dal19 dicembre 1971
Al30 gennaio 1972
Rete televisivaProgramma Nazionale

L'Eneide è uno sceneggiato televisivo Rai del 1971, diretto da Franco Rossi ed interpretato da Giulio Brogi nel ruolo del protagonista, Enea. È tratto dall'omonimo poema epico di Publio Virgilio Marone, Eneide.

Indice

TramaModifica

Dopo la sconfitta di Troia da parte dell'esercito della Grecia, capeggiato da Agamennone e Menelao, solo pochi abitanti si salvano. Tra questi c'è Enea, guerriero troiano protetto dalla dea Venere, fuggito su una nave assieme al padre Anchise e al figlio Ascanio (Iulo). Egli ha ricevuto dagli Dei dell'Olimpo il compito di fondare una nuova patria assolutamente più ricca e potente della precedente caduta in rovina ed ora giunge nei pressi dell'odierna Tunisia, ossia allora il vasto impero di Cartagine. Fortunatamente gli Dei lo fanno giungere sano e salvo, tuttavia povero e mendico. In tale situazione ci si ritrovò anche Ulisse, nell'Odissea di Omero, quando naufragò solo presso l'isola dei Feaci alla corte di Alcinoo che gli chiederà di raccontargli le sue avventure. Lo stesso accadrà per Enea il quale viene soccorso dalla regina Didone ed invitato a raccontare tutte le sue peripezie dal viaggio iniziato da Troia.

L'eroe troiano racconta di essere dapprima sbarcato in Albania ove si rende conto delle immani sciagure che non cessano di perseguitare gli abitanti teucri nemmeno dopo la fine della loro patria. Infatti lì Enea trova Andromaca, la moglie di Ettore, catturata da Neottolemo, figlio di Achille, che la costringe a fargli da serva e amante. Enea verrà a sapere di molte altre sciagure sia dei prigionieri che dei compatrioti, come la morte di Agamennone per mano della moglie Clitennestra e dell'amante incestuoso Egisto, e soprattutto della sorte di Ulisse, finito prigioniero del mostro Polifemo nella terra dei Ciclopi. Dopo alcuni giorni che Enea soggiorna a Cartagine, città ricca e splendida piena di edifici monumentali e di cultura, la regina Didone inizia ad innamorarsi di lui il quale ricambia la passione. Tuttavia dopo molto tempo il dio Mercurio giunge nel palazzo reale ordinando ad Enea di abbandonare l'amante e la città e di continuare il suo viaggio verso l'Italia, patria dove fondare la "nuova Troia". Enea a malincuore obbedisce e verrà a sapere del tragico suicidio di Didone per la disperazione. Giunti in Sicilia (allora chiamata Erice) Enea naufraga su un villaggio, venendo salvato anche questa volta dalla magnanimità di un nobile: Aceste.

Questi gli propone di gareggiare in varie prove assieme ai figli e ai più valenti della città. Per fortuna grazie all'aiuto divino Enea sorpassa tutti nelle gare di corsa, pugilato, forza, salto in lungo e tiro con l'arco per poi celebrare il primo anniversario della morte del padre Anchise, incominciando a fondare la nuova patria proprio dalla Sicilia. Giunto nei pressi di Sibilla (odierno confine tra Lazio e Campania), Enea è perseguitato dai dubbi e dai rimorsi (di nuovo come Ulisse nel poema epico di Omero) ed è costretto ad interrogare la sacerdotessa di quel posto affinché riceva delle risposte. La donna gli comunica di dover fare insieme a lei un viaggio nell'Oltretomba cosicché siano gli spiriti e non lei a metterlo in guardia sui pericoli e a fornirgli consigli per la fondazione della patria. Enea così entra nell'Ade e tra le tante anime che incontra ci sono anche quelle di Didone e Anchise. La prima ha un aspetto corrucciato e non ha ancora perdonato ad Enea il grave torto fattole quando era partito da Cartagine e quindi sparisce urlando.

Il padre Anchise si trova in una valletta deserta assieme ad altre anime: il pozzo dell'oblio, dove i defunti sono costretti a bere l'acqua di un fiume che immediatamente fa sparire loro tutti i ricordi della vita mortale. Anchise non ha ancora bevuto le acque e può rivelare al figlio la sua profezia. La nuova città chiamata Roma sarà governata da un baldo giovane allattato da una lupa, di seguito soccomberà in numerose guerre per poi venire di nuovo amministrata da un grande politico (Giulio Cesare) che la renderà il simbolo vivente dell'età repubblicana. Concludendo, Anchise dichiara che la vera "età dell'oro" di Roma avverrà durante l'instaurazione dell'impero romano grazie al primo governante (Ottaviano) definito "Augusto". Ripartito coi compagni verso nord, Enea giunge nel regno di Latino (il Lazio) il quale all'inizio non vede di buon occhio lo straniero, ma poi lo assolda nel suo esercito per combattere contro gli Etruschi (popolo dell'odierna Toscana).

Enea si dimostra valente dell'incarico e viene preso sotto l'ala di Latino, suscitando così l'amore della figlia Lavinia e specialmente l'ira del pretendente Turno. Questi tenterà in tutti i modi di disfarsi di Enea tramite battaglie intestine, congiure e tentati colpi di Stato, ma senza riuscirci. Mentre Latino si accorge che il suo dominio è in serio pericolo per la follia assassina di Turno, Enea decide di affrontare il nemico in un'epica battaglia finale, riuscendo a ucciderlo. Enea può così finalmente sposare la figlia di Latino il quale gli concede in punto di morte il dominio dei suoi possedimenti. Enea finalmente ha coronato il suo sogno e amministra con lealtà e onore il governo dell'Italia, fino alla morte. Il figlio Iulo intanto si è recato in territorio dei Sanniti dove fonderà la colonia di Alba Fucens (situata a nord dell'odierno Abruzzo) e solo dopo circa 300 anni dopo la morte di Enea avverrà la fondazione di Roma. Egli sarà Romolo, fratello di Remo entrambi concepiti da Rea Silvia, figlia del discendente di Enea: Numitore. Romolo a causa di una congiura verrà gettato nel Tevere assieme al fratello Remo in una cesta e sarà cresciuto da una lupa. Divenuti grandi, Romolo ucciderà per una lite il fratello e fonderà finalmente Roma nel 753 a.C.

ProduzioneModifica

Il formato originario è quello della miniserie televisiva composta da sette puntate. La regia è di Franco Rossi. Si tratta di una libera trasposizione del poema epico Eneide di Publio Virgilio Marone.

La storia dell'eroe viene narrata a partire dal naufragio delle navi troiane sulle coste dell'Africa fino alla nascita della stirpe che darà origine alla civiltà di Roma. Nei panni di Enea, tormentato dalla propria missione, combattuto tra l'amore e il volere divino, Giulio Brogi regala un'interpretazione intensa, affiancato da Olga Karlatos (Didone), Andrea Giordana (Turno), Marilù Tolo (Venere), Ilaria Guerrini (Giunone), Alessandro Haber (Miseno). La voce del narratore è quella di Riccardo Cucciolla.

La sceneggiatura moderna ed efficace, che tratteggiava un eroe con problemi esistenziali, fu scritta da Arnaldo Bagnasco, Vittorio Bonicelli, Pier Maria Pasinetti, Mario Prosperi, Franco Rossi. I produttori furono Ugo Guerra ed Elio Scardamaglia per Rai, ORTF, Bavaria Film, Leone Film, Daiano Film.

Del cast tecnico fecero parte grandi professionisti, quali Vittorio Storaro come direttore della fotografia e Luciano Ricceri per la direzione di scenografia e costumi.

Gli esterni dello sceneggiato vennero girati nell'ex Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Colonna sonoraModifica

La colonna sonora è stata composta da Mario Nascimbene, ma, nel sesto episodio, comprende anche un estratto del brano composto da Roger Waters Several Species of Small Furry Animals Gathered Together in a Cave and Grooving with a Pict ed eseguito dai Pink Floyd nell'album Ummagumma del 1969. La sigla di coda dello sceneggiato, Canto di Didone, è invece cantata da Olga Karlatos ed è stata pubblicata nel 45 giri Canto di Didone/Cara libertà dalla CBS con numero di catalogo CBS 7671 nello stesso 1971.

DistribuzioneModifica

Lo sceneggiato andò in onda sul Programma Nazionale dal 19 dicembre 1971 al 30 gennaio 1972[1].

Dall'opera, destinata al piccolo schermo, fu realizzata anche una versione per le sale cinematografiche, dal titolo Le avventure di Enea (1974).


NoteModifica

  1. ^ Rai.it, Rai Teche. URL consultato il 10 maggio 2010 (archiviato dall'url originale il 14 novembre 2009).

Collegamenti esterniModifica

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