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Festival di Berlino 1971

edizione del festival cinematografico
Vittorio De Sica, vincitore dell'Orso d'oro e di due premi INTERFILM con Il giardino dei Finzi-Contini.

La 21ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino si è svolta a Berlino dal 26 giugno al 6 luglio 1971, con lo Zoo Palast come sede principale.[1] Direttore del festival è stato per il ventunesimo anno Alfred Bauer.

L'Orso d'oro è stato assegnato al film italiano Il giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica.

A partire da questa edizione è diventato parte integrante del festival il Forum internazionale del giovane cinema (Internationalen Forum des jungen Films), sezione parallela al concorso dedicata a film sperimentali e documentari provenienti da tutto il mondo, con particolare attenzione alle opere dei giovani registi.[1]

Il film di apertura del festival è stato Viva la muerte, opera prima del poeta e scrittore spagnolo Fernando Arrabal.[2]

Le retrospettive di questa edizione sono state dedicate all'attore comico Eddie Cantor e al regista e coreografo Busby Berkeley, al quale è stato assegnato un premio speciale dalla Union de la Critique de Cinéma.[3]

Indice

StoriaModifica

«Il 20º Festival internazionale del cinema di Berlino del 1970 non ha avuto luogo. L'anniversario si è rivelato essere un grande nulla. Forse è la nostra grande opportunità, mi chiedo in che modo riusciremo a sprecarla.»

(Alf Brustellin, Süddeutsche Zeitung, 7 luglio 1970[4])

Dopo lo shock dell'edizione precedente, finita anzitempo e senza premiazioni per l'abbandono della giuria dopo lo scandalo destato dal film O.k. di Michael Verhoeven, la Berlinale del 1971 sembrò nascere all'insegna di un dialogo costruttivo tra "vecchio" e "nuovo" cinema e la critica fu invitata ad assumere una maggiore responsabilità nel processo di cambiamento.[1] La commissione di selezione, che includeva i giornalisti Dora Fehling, Kurt Habernoll e Klaus Hebecker, aveva scelto principalmente film di registi affermati come Ingmar Bergman (L'adultera), Robert Bresson (Quattro notti di un sognatore), Kon Ichikawa (Ai futatabi) e Pier Paolo Pasolini (Il Decameron) e il concorso attrasse il 30% di spettatori in più rispetto al 1970.[4] L'Orso d'oro andò a Il giardino dei Finzi Contini di Vittorio De Sica, mentre Jean Gabin si aggiudicò l'Orso d'argento per Le chat - L'implacabile uomo di Saint Germain di Pierre Granier-Deferre. Il premio fu ritirato in sua vece da Jacques Tati, che conquistò lo Zoo Palast con una serie di gag e coinvolgendo anche Shirley MacLaine, premiata come miglior attrice per Desperate Characters.[4]

27 giugno 1971 - La nascita del Forum

Il Forum internazionale del giovane cinema si svolse dal 27 giugno al 4 luglio e i film furono proiettati nei cinema Arsenal e Atelier am Zoo, oltre che nelle strutture dell'associazione Freunden der Deutschen Kinemathek. Lo staff responsabile del programma includeva, tra gli altri, l'attore e regista Manfred Salzgeber (futuro direttore della sezione Panorama e co-fondatore del Teddy Award) e gli storici del cinema Ulrich Gregor e Gero Gandert. Come stabilito dall'articolo 2 del regolamento, l'obiettivo del Forum era quello di «informare sullo sviluppo avanguardistico e progressivo dei film in tutti i Paesi e sostenerlo», oltre a garantire «un'appropriata accoglienza dei film attraverso discussioni e materiale informativo». Inoltre, l'articolo 8 riportava esplicitamente che il Forum riteneva discutibile «la creazione di una gerarchia di qualità o di merito per i singoli film che, con le loro diverse intenzioni e forme, non sono comparabili». Non ci fu quindi una vera e propria competizione e ogni film ricevette un "Certificato di partecipazione", oltre ad eventuali riconoscimenti da parte delle giurie indipendenti.[5]

Eppure, l'attenzione di pubblico e addetti ai lavori si concentrò principalmente sul Forum internazionale del giovane cinema, divenuto ufficialmente parte integrante del festival grazie anche al coinvolgimento di Ulrich Gregor, Manfred Salzgeber e dell'associazione Freunden der Deutschen Kinemathek.[4] «I film importanti sono migrati nel festival collaterale», scrisse Friedrich Luft l'8 luglio su Die Welt, «i cosiddetti "film attuali" non turberanno più la manifestazione principale. Alle grandi sale del concorso ufficiale non è rimasto che srotolare un mucchio di film commerciali, è stata una festa intima».[4] Il direttore Alfred Bauer, che aveva sempre visto il Forum come un evento concorrente, riuscì con difficoltà ad abituarsi all'idea di un festival in due parti. Come affermò alquanto contrariato alla fine della manifestazione, nel 1971 erano state rappresentate «tutte le tendenze del cinema... l'arte, il commercio, l'ideologia, il documentario e l'agitazione».[1]

La commissione di selezione del Forum aveva chiesto a tre riviste europee di mettere insieme il proprio programma. Gli editori dei Cahiers du cinéma avevano scelto La cerimonia di Nagisa Ōshima, l'italiana Cinema & Film aveva proposto Umano, non umano di Mario Schifano e Olimpia agli amici di Adriano Aprà, mentre Filmkritik aveva indicato Leave Me Alone di Gerhard Theuring, che il regista Alf Brustellin criticò aspramente sulla Süddeutsche Zeitung: «Materiale sensoriale per ore sprecate, immagini senza ragione, intenzione e significato... Leave Me Alone è libero da ogni ideologia, inutile, arbitrariamente manipolabile e non pertinente per niente e nessuno».[6]

La prima Berlinale di Theo Angelopoulos

«La proiezione di Ricostruzione di un delitto era finita, le luci nel piccolo cinema si erano riaccese... Era il 1971, il primo anno del Forum. Mi ero industriato per contrabbandare una copia del film nel mio bagaglio dalla Grecia dei colonnelli. Era il mio primo film, ero preoccupato, a disagio, pieno di dubbi. E improvvisamente ho trovato amici e complici a Berlino. Da allora sono tornato a Berlino diverse volte con i miei film. Nonostante il tempo trascorso, nonostante i cambiamenti nel Forum, credo che sia uno degli eventi più aperti in Europa per tutti coloro che sono giovani, audaci e anticonformisti».[7]

Il programma si concentrò sui registi del nuovo cinema tedesco (Alexander Kluge, Ula Stöckl e Edgar Reitz), film e documentari socialmente e politicamente impegnati (L'assassinio di Fred Hampton di Howard Alk), opere sperimentali o provenienti dai Paesi in via di sviluppo e registi come Alain Tanner, Nagisa Ōshima e Theo Angelopoulos si fecero conoscere per la prima volta in Germania Ovest.[6]

Due dei film più discussi furono W.R. - Misterije organizma di Dušan Makavejev, sulle tesi dello psicoanalista marxista Wilhelm Reich, e Non è l'omosessuale ad essere perverso, ma la situazione in cui vive di Rosa von Praunheim, che oltre a rappresentare il coming out del regista tedesco spinse altri a proclamare la propria omosessualità e dette origine ad un acceso dibattito.[8] «Gli elementi satirici e il gioco ironico dell'amore romantico-borghese tra uomini sono stati giudicati inappropriati per questo tema», scrisse Wilhelm Roth sul Frankfurter Neue Presse l'8 luglio 1971, «ma in realtà questo stile di messa in scena è stato un'espressione esatta della tesi di Praunheim, secondo cui gli omosessuali imitano la vita "normale" della classe media invece di emanciparsi e organizzarsi, anziché diventare politicamente attivi».[9]

Una volta terminato il festival, la sensazione generale era che il Forum dovesse essere continuato. Il 4 ottobre 1971, il senatore Stein mise ai voti se l'edizione del 1972 avesse dovuto mantenere la struttura attuale durante la riunione del consiglio di curatori della Berliner Festspiele GmbH, ente privato al quale la Berlinale era stata trasferita nel 1967. Nessuno dei presenti ebbe da obiettare.[10]

Giuria internazionaleModifica

Selezione ufficialeModifica

In concorsoModifica

Forum internazionale del giovane cinema (parziale)Modifica

PremiModifica

Premi della giuria internazionaleModifica

Premi delle giurie indipendentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d 21st Berlin International Film Festival - June 26 - July 6, 1971, www.berlinale.de. URL consultato il 22 luglio 2018.
  2. ^ Jacobsen (2000), p. 186
  3. ^ Retrospectives Before 1977, www.berlinale.de. URL consultato il 22 luglio 2018.
  4. ^ a b c d e Jacobsen (2000), p. 185
  5. ^ Jacobsen (2000), p. 186-187
  6. ^ a b Jacobsen (2000), p. 187
  7. ^ Jacobsen (2000), p. 192
  8. ^ Jacobsen (2000), p. 188
  9. ^ Jacobsen (2000), p. 188-189
  10. ^ Jacobsen (2000), p. 189

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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