Ferdinando I di Napoli

re di Napoli
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il sovrano del Regno delle Due Sicilie che regnò dal 1817 al 1825, vedi Ferdinando I delle Due Sicilie.
Ferdinando I di Napoli
Ferdinando I Napoli.JPG
Busto di Ferdinando I di Napoli, XV secolo, Museo del Louvre
Re di Napoli
Stemma
In carica 27 giugno 1458 –
25 gennaio 1494
Predecessore Alfonso I
Successore Alfonso II
Altri titoli Duca di Calabria (1443-1458)
Nascita Valencia, 2 giugno 1423
Morte Napoli, 25 gennaio 1494
Luogo di sepoltura Sacrestia di San Domenico Maggiore, Napoli[1]
Casa reale Trastámara-Napoli
Padre Alfonso I di Napoli
Madre Gueraldona Carlino
Consorti Isabella di Taranto
Giovanna d'Aragona
Figli di primo letto:
Alfonso
Eleonora
Federico
Giovanni
Beatrice
Francesco
di secondo letto:
Giovanna
Religione Cattolicesimo

Ferdinando Trastámara d'Aragona, del ramo di Napoli, noto semplicemente come Ferrante e chiamato dai contemporanei anche don Ferrando o Ferrando vecchio [2] (Valencia, 2 giugno 1423Napoli, 25 gennaio 1494), unico figlio maschio, illegittimo, di Alfonso I di Napoli, fu re di Napoli dal 1458 al 1494. Sua madre, Gueraldona Carlino, era una donna di probabile origine napoletana che nel dicembre del 1423 aveva accompagnato Alfonso al suo ritorno in Spagna, dove poi sposò un tale Gaspar Reverdit di Barcellona[3].

BiografiaModifica

L'eredità paternaModifica

 
Ferrante I di Napoli, raffigurato come membro dell'Ordine del Toson d'oro

Nell'intento di assicurare un buon futuro al figlio illegittimo, suo padre Alfonso lo aveva chiamato a Napoli. Su disposizione del re, il 26 luglio 1438, il governatore de Corella, il vescovo Borja e il giovane Ferrante, con il suo seguito di giovani gentiluomini catalani, salparono da Barcellona per l'Italia. Il proposito di Alfonso era di preparare il suo unico figlio, anche se illegittimo, per il ruolo di erede del regno che stava conquistando. L'intera compagnia, il 19 agosto sbarcò a Gaeta, dove Ferrante si ricongiunse con il padre, che conosceva appena. Fra padre e figlio si sviluppò presto un forte legame affettivo, poiché Alfonso apprezzava l'acuta intelligenza e il coraggio del giovane, mentre Ferrante mostrava una reverente venerazione per il suo genitore. Alfonso, il 9 settembre del 1438, creò Ferrante cavaliere sul campo di Maddaloni dove Renato d'Angiò-Valois, sfidato a battaglia, non si era presentato.

Successivamente Ferrante, a seguito della morte dello zio Pedro, nell'aprile 1439 fu nominato luogotenente generale del regno. Il 17 febbraio 1440 il re Alfonso, per autorità propria, legittimò e dichiarò suo erede al trono di Napoli il figlio naturale Ferrante e quindi, nel gennaio 1441, si assicurò l'approvazione del parlamento dei baroni del regno che aveva convocato a Benevento. Il re Alfonso, sempre preoccupato per la successione, il 3 marzo 1443 nel monastero di San Liguoro conferì a Ferrante il titolo di duca di Calabria e ottenne, a seguito di una petizione da lui manovrata, che il parlamento dei baroni allora riunito proclamasse il proprio figlio erede legittimo al trono.

Il riconoscimento dei diritti di successione di Ferrante fu suggellato dalla bolla Regnans in altissimis[4] emanata dal papa Eugenio IV nel luglio 1443 e in seguito confermato nel 1451 da Niccolò V.[5] Ferrante nel 1444 si sposò con l'ereditiera Isabella di Taranto, figlia di Tristano di Chiaromonte e Caterina Orsini del Balzo, erede designata del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo, suo zio materno, che non aveva figli. Isabella era anche nipote della regina Maria d'Enghien che, avendo sposato Ladislao I d'Angiò, era stata pertanto regina di Napoli, di Sicilia e del Regno di Gerusalemme dal 1406 al 1414.

Così come stabilito dal padre Ferrante gli succedette sul trono di Napoli nel 1458, all'età di 35 anni; ma il papa Callisto III, mal disposto nei suoi confronti, con bolla del 12 luglio dichiarò vacante il trono di Napoli non riconoscendo la successione di Ferrante perché, a suo dire, egli non era figlio né legittimo né naturale di Alfonso V d'Aragona, ma figlio di un servitore moro. Il pontefice morì nell'agosto del 1458 senza però raggiungere il suo obiettivo; il suo successore, il papa Pio II (1458-1464), invece, riconobbe come legittimo sovrano Ferrante, il quale fu incoronato solennemente il 4 febbraio 1459 nella Cattedrale di Barletta.[5] Malgrado ciò il rivale Giovanni d'Angiò, approfittando del malcontento dei baroni napoletani, decise di tentare la riconquista del trono della sua dinastia, perduto dal padre, e invase Napoli.

La guerra angioino-aragonese (1460-1464)Modifica

Ferrante fu inizialmente sconfitto dagli Angioini e dai baroni ribelli nella battaglia di Sarno il 7 luglio 1460. In tale occasione fu salvato dall'intervento di genti d'arme, "provisionati" e "coscritti", della Città della Cava capeggiati dai capitani Giosuè e Marino Longo: questi, giunti in località Foce di Sarno, discesero dal monte e attaccarono gli Angioini che, sorpresi e non potendo determinare l'entità dell'attacco, furono costretti ad arretrare concedendo a re Ferrante la possibilità di aprirsi per la via di Nola la fuga verso Napoli. Fortunatamente per lui quella battaglia non ebbe esito decisivo, anzi il sovrano ottenne ulteriori aiuti dal duca di Milano Francesco Sforza (condotti dal fratello Alessandro Sforza e dal nipote Roberto di San Severino conte di Caiazzo), da papa Pio II e infine dal condottiero albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, debitore al re della protezione avuta in passato da Alfonso.[5]

Le sorti della guerra si capovolsero a favore di Ferrante I il 18 agosto 1462 in Puglia con la battaglia di Troia, dove il re Ferrante e Alessandro Sforza inflissero una definitiva sconfitta ai loro avversari. Dopo la battaglia la schiera dei nemici di Ferrante andò costantemente disgregandosi. Nel settembre 1463, Marino Marzano, principe di Rossano, assediato in Sessa fu costretto a capitolare mentre a Giovanni d'Angiò fu concesso di rifugiarsi sull'isola d'Ischia. Il 16 novembre la morte di Giovanni Antonio Orsini del Balzo privò il fronte angioino del suo più influente capo e finanziatore. Con la morte del principe di Taranto si realizzava il disegno originario di Alfonso V d'Aragona di fare di Taranto il principato-cardine nelle mani sue e dei suoi eredi. Il feudo pugliese fu ereditato da sua moglie Isabella e divenne un punto di forza fondamentale per le risorse di Ferrante.[5]

Rimaneva da conquistare l'isola d'Ischia, ultimo baluardo angioino, che era difesa dai fratelli Carlo e Giovanni Toreglia; questi con otto galee infestavano il golfo di Napoli al punto tale che re Ferrante chiese l'intervento di suo zio Giovanni II d'Aragona che gli mandò aiuti navali. Nella primavera del 1464, Giovanni d'Angiò, vistosi ormai isolato e sconfitto, ripartì con due galee per la Provenza.[5]

Ventennio di prosperitàModifica

La fine della ribellione dei baroni fu seguita da venti anni di pace interna che consentì al re Ferrante di rinforzare lo Stato e di accrescerne la ricchezza. La confisca delle terre dei baroni ribelli trasformò il rapporto di forza tra la Corona e la nobiltà del regno. Ferrante fu generoso con chi era stato leale alla sua causa, mentre eliminò coloro che gli furono ostili. Il re Ferrante non apportò modifiche all'apparato statale del regno di Napoli lasciando la burocrazia e le procedure amministrative così come le aveva impostate il padre Alfonso. Il re Ferrante, sempre diffidente verso i baroni, spinse i suoi sudditi a maggiore vigore economico con l'introduzione di nuove misure che di fatto consentivano, a tutta la popolazione del regno, di godere di maggiore libertà nella vita quotidiana. Con una legge del 1466, consentì ai coltivatori di disporre liberamente dei propri prodotti, svincolandoli dall'obbligo di dovere vendere le derrate al signore locale al prezzo da lui fissato.

 
Miniatura della fine del XV secolo, forse degli anni '80 che mostra il re Ferrante mentre riceve dei doni

Le città demaniali acquisirono sempre maggiore importanza mentre imponeva maggiori controlli sul potere baronale. Nel regno, gli ebrei protetti dal re Ferrante svolgevano una notevole attività artigiana e commerciale. Per le libertà comunali fu un momento importante. Il re stesso concesse statuti alle città demaniali e ratificò quelli concessi dai baroni, favorendo la crescita di un'aristocrazia urbana come contrappeso alla nobiltà feudale.[5] Nel ventennio di pace interna al regno, la numerosa famiglia fu utilizzata da Ferrante I per consolidare la dinastia con una serie di alleanze matrimoniali. Nel 1465, Alfonso, suo primogenito, sposò Ippolita Maria Sforza. Il Ducato di Bari fu assegnato prima a Maria Sforza e, dopo la sua morte, a Ludovico il Moro. La principessa Eleonora, figlia di Ferrante, andò in sposa a Ercole d'Este. Dopo la morte della moglie Isabella di Chiaromonte, Ferrante conservò il legame con la Spagna sposando, il 14 settembre 1477, la cugina Giovanna, sorella di Ferrante il Cattolico.

La congiura dei baroniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Congiura dei baroni.

Le alleanze di Ferrante poggiavano principalmente sugli Sforza di Milano e gli Estensi di Modena e Ferrara. Nel 1480 le truppe ottomane, sotto il comando di Maometto II, occuparono Otranto, massacrando la maggior parte della popolazione. L'anno successivo la città fu riconquistata dal figlio Alfonso, duca di Calabria.

Il suo governo centralista portò nel 1485 a un tentativo di rivolta da parte dei baroni, tra i quali Pirro del Balzo, duca d'Andria e di Venosa, suo fratello Angilberto duca di Nardò, i Caracciolo di Melfi, Francesco Coppola, Conte di Sarno, e Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, appoggiati dal papa Innocenzo VIII. L'insurrezione fu stroncata e molti nobili, ingannati con la promessa di Ferrante di un'amnistia generale, furono incarcerati a Castelnuovo per sua precisa volontà.

La fine del regnoModifica

 
Esortazione di insorgere contro i baroni ribelli, 1486

Nel 1486 Ferrante partecipò alla guerra per il ducato di Milano in appoggio agli Sforza[6]. Incoraggiato da Ludovico Sforza, nel 1493 il re di Francia Carlo VIII, erede dei pretendenti angioini di Napoli, si preparava a invadere l'Italia per la conquista del Regno e Ferrante comprese di essere di fronte al più grande pericolo che avesse mai affrontato. Con un istinto quasi profetico mise in guardia i principi italiani rispetto alla calamità che stava per abbattersi su di loro, ma le trattative con il papa Alessandro VI e con Ludovico il Moro fallirono e Ferrante morì prima di avere assicurato la pace al suo regno.

Ferrante ebbe in dono un grande coraggio e una notevole abilità politica. Remunerò generosamente chi era stato leale alla sua causa, mentre fu severo, vendicativo e crudele verso i suoi nemici. Completamente italianizzato, continuò tuttavia l'opera edilizia paterna verso la città di Napoli. A lui si deve un primo ampliamento della cinta delle mura, al quale fece seguito un secondo nel 1499. Dei suoi tempi sono il bellissimo Palazzo Como, ora sede del Museo Filangieri (costruito fra il 1464 e il 1490), il Palazzo Diomede Carafa (1470), la facciata del Palazzo Sanseverino, ora della Chiesa del Gesù Nuovo (1470), nonché la Porta Capuana.

Ferrante morì il 28 gennaio del 1494. Sul trono gli succedette il figlio Alfonso II di Napoli, che a sua volta abdicherà molto presto in favore del proprio figlio Ferrandino a causa dell'invasione tanto temuta da Ferrante di Carlo VIII di Francia, che nel 1494 calò in Italia.

La mossa non sortì gli effetti sperati: la stirpe aragonese era ormai pericolosamente vacillante e l'imminente arrivo del sovrano francese spinse molti nobili napoletani a schierarsi dalla parte dell'invasore, agevolando la futura caduta dei reali dal trono.

Ferrandino morì precocemente senza eredi nel 1496, all'età di 28 anni. Il trono fu affidato a Federico I di Napoli, che era figlio di Ferrante e di sua moglie, Isabella di Taranto; fratello di Alfonso II, fu Re di Napoli dal 1496 al 1503. Al momento della salita al trono di Federico, non si erano ancora spente le rivendicazioni francesi alla corona di Napoli. A queste si aggiunsero le nuove aspirazioni di Ferdinando il Cattolico cugino di Federico. Il regno fu invaso e conquistato con le armi nel 1504 da Ferrante il Cattolico che pose definitivamente fine alla dinastia di Alfonso V d'Aragona sul trono di Napoli.

«Son quel regno sfortunato,
pien di pianto, danni e guerra,
Francia e Spagna in mar in terra
m'hanno tutto disolato.
Per me pianga ogni persona,
gentil regno pien d'affanni,
ché cinque re di corona
me son morti in tredici anni
con tormenti e gravi danni.
[...] Son quel regno sfortunato:
el magnanimo Ferrando,
del gran sangue di Ragona,
hebbe Italia a so comando,
tremar fece ogni persona,
poi che morto sua corona
perse el ramo de l'oliva,
hor più pace non se scriva
per me tristo disgraziato.»

(Dragoncino da Fano, in El lamento del Reame di Napoli. Guerre in ottava rima, vol. 3, cap. 1.1, 1528)

Aspetto e personalitàModifica

 
Nicodemo nel Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni, Chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, 1492. A parere di alcuni critici un ritratto di Ferrante.

Ferrante fu di media statura, castano di capelli e di volto brunastro. Si diceva che fosse dotato addirittura d'una forza sovrumana, a tal punto che un giorno, recatosi alla Basilica di Santa Maria del Carmine per ascoltare la messa, incontrò in piazza del Mercato un toro inferocito che seminava il terrore tra i presenti e lo fermò afferrandolo per un corno.[7]

Gaetano Canzano Avarna così lo descrive:[8]

«Egoista e spietato, quando poteva promettersi qualche piacere, volentieri se ne procurava, spesso a spese dell'altrui infelicità, non essendo in ciò scrupoloso per quella specie di odio che aveva concepito pei suoi simili, ai quali era felice di fare provare quei medesimi pungoli che avea egli stesso provati.»

In effetti, se remunerò generosamente coloro che erano stati leali alla sua causa, quali il conte Onorato II Caetani, fu viceversa severo, vendicativo e crudele verso i propri nemici, e non di rado ricorse all'inganno e a false promesse pur di attirarli nella propria rete.

Come il padre, egli si mostrò religioso, tanto da assistere alla messa in ginocchio e da proseguire la tradizione di lavare i piedi ai poveri il Giovedì Santo.

 
Ritratto postumo di re Ferrante d'Aragona in soprabito ricamato

Fu uomo assai passionale, nutriva un'attrazione quasi patologica nei confronti delle giovani donne.[9] In vecchiaia fu talmente appassionato da Giovannella Caracciolo, figlia del conte Giacomo di Brienza, "la quale veramente è la più bella damisella de Napoli al iuditio de omne persona" che era pronto a farne la propria regina, se non fosse stato per i gagliardi rimproveri del figlio Alfonso, il quale gli strappò la promessa che non l'avrebbe sposata.[10][9] Nonostante le numerose amanti e concubine, amò tantissimo la propria consorte Isabella di Chiaramonte, donna dalle eccezionali virtù, la cui morte lo afflisse grandemente. Come padre fu assai presente e affezionatissimo alla propria prole, noto è soprattutto il fortissimo affetto mostrato per le proprie figlie femmine e per la primogenita Eleonora.

Amava sommamente i bambini e gli piaceva circondarsene, difatti quando la stessa Eleonora si recò in visita a Napoli nel 1477, Ferrante la persuase a lasciare presso la propria corte, oltre al neonato appena partorito, anche la piccola nipote Beatrice, la quale egli poi crebbe come una figlia.[11] Prese altresì sotto la propria protezione i due orfani del conte don Diego Cavaniglia, ovvero Troiano e Nicolina, come aveva a suo tempo protetto anche lo stesso Diego, rimasto prestissimo orfano di padre.

Quando fece incarcerare il cognato Marino Marzano per il tradimento della congiura dei baroni, Ferrante si prese cura delle nipoti e particolarmente di Camilla, che fu educata presso la sua corte.[12] Presso di lui aveva pure trovato rifugio la piccola Maria Balsa, figlia del despota di Serbia o più probabilmente del signore di Misia, che insieme alla zia Andronica Cominata fuggiva dalla Grecia invasa dai turchi.

DiscendenzaModifica

Affresco del Trasferimento del santo nell'eremo di Efide, appartenente al ciclo di affreschi "Storie della vita di san Benedetto" di Antonio Solario del chiostro del Platano nella chiesa dei Santi Severino e Sossio di Napoli. Taluni vi hanno riconosciuto i ritratti di Ferrante (al centro) di sua figlia Eleonora (a sinistra), di suo figlio Federico (secondo da sinistra) e di suo nipote Ferrandino (a destra).[13] Inoltre l'uomo incappucciato e vestito di nero, con il bastone e la lunga barba, parrebbe essere l'eremita san Francesco da Paola, molto famoso nella Napoli di quel tempo

Figli legittimiModifica

Dalla prima moglie Isabella di Chiaromonte ebbe sei figli:

Dalla seconda moglie Giovanna d'Aragona ebbe una figlia:

Storici ottocenteschi sostengono l'esistenza anche d'un secondo figlio maschio della coppia: Carlo, morto bambino.[14]

Figli illegittimiModifica

Dalla concubina Diana Guardato:[15]

Da Marchesella Spitzata, sorella del suo cappellano e del suo montiero:[16]

  • Maria (1451 – ...).[17]

Da Piscicella Piscicelli:[15]

Da Eulalia Ravignano:[18]

Controversa è la situazione relativa ai figli avuti da Giovannella Caracciolo, la più bella tra le figlie del conte Giacomo di Brienza, che Ferrante ottenne a forza nel 1472 tramite accordi con il padre, ma senza il consenso né della madre né della diretta interessata. Giovannella, che doveva essere molto giovane (è definita una puta, cioè una bambina), rimase a corte per circa due anni.[9] I Successi tragici et amorosi di Silvio Ascanio Corona riferiscono che diede a Ferrante tre figli:[15]

  • Ferdinando, duca di Montalto, che per altri è figlio di Diana Guardato;[18]
  • Maria, moglie di Alfonso d'Avalos, marchese di Vasto;
  • Giovanna, moglie di Ascanio Colonna.

Altre fonti[18] la dicono madre di Cesare e Alfonso, che i Successi indicano invece come figli di Piscicella, nonché di Ferdinando, conte di Arena e Stilo, e Leonora. È chiaro che non poté essere madre di tutti costoro, in relazione sia alla giovane età, sia al poco tempo trascorso a corte, sia al noto uso di anticoncezionali che Alfonso aveva procurato al padre dall'Oriente.[9]

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni I di Castiglia Enrico II di Castiglia  
 
Giovanna Manuele  
Ferdinando I di Aragona  
Eleonora d'Aragona Pietro IV di Aragona  
 
Eleonora di Sicilia  
Alfonso V d'Aragona  
Sancho Alfonso d'Alburquerque Alfonso XI di Castiglia  
 
Eleonora di Guzmán  
Eleonora d'Alburquerque  
Beatrice del Portogallo Pietro I del Portogallo  
 
Inés de Castro  
Ferdinando I di Napoli  
... ...  
 
...  
Enrico Carlino  
... ...  
 
...  
Gueraldona Carlino  
... ...  
 
...  
Isabella Carlino  
... ...  
 
...  
 

Nella cultura di massaModifica

 
Guido Mazzoni, Busto del re Ferrante d'Aragona con il collare dell'Ordine dell'Ermellino, da lui istituito, Museo di Capodimonte, Napoli, 1489-1492

LetteraturaModifica

Ferrante è protagonista:

  • dell'omonima tragedia "Ferrante" di Giuseppe Campagna (1842), ispirata agli eventi conclusivi della famosa Congiura dei Baroni del 1485-1486.
  • del romanzo "Del proibito amor – Storia napoletana del XV secolo" di Dino Falconio (2014), ispirato alla presunta relazione incestuosa che Ferrante avrebbe intrattenuto con la sorella Eleonora.

Compare inoltre come personaggio nei fumetti:

  • Gli 800 Martiri – La presa di Otranto, di Franco Baldi e Giovanni Ballati (2017).
  • Sanseverino – Storia di una grande famiglia italiana, di Giuseppe Rescigno e Antonio Pannullo (1994).

TelevisioneModifica

  • Nella serie televisiva canadese del 2011-2013 I Borgia, Ferrante è teoricamente impersonato dall'attore Joseph Kelly, tuttavia non ha nulla a che vedere con il personaggio storico.
  • Nella serie britannico-statunitense di genere storico-fantastico del 2013-2015 Da Vinci's Demons, Ferrante è impersonato dall'attore inglese Matthew Marsh.
  • Nella serie televisiva anglo-italiana del 2016-2019 I Medici, Ferrante è impersonato dall'attore britannico Ray Stevenson.

OnorificenzeModifica

Il 29 settembre 1465 Ferrante fondò il famoso Ordine dell'Ermellino, del quale furono insigniti lo stesso sovrano, il figlio Alfonso, il nipote Ferrandino e molte altre personalità importanti, quali Ercole I d'Este, Galeazzo Maria Sforza, Ludovico il Moro, Federico da Montefeltro e Carlo I di Borgogna.

  Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
«Investito da Edoardo IV d'Inghilterra»
— 1463
  Cavaliere dell'Ordine del Toson d'oro
«Investito da Carlo I di Borgogna[19]»
— 1473
  Cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino
  Cavaliere dell'Ordine del Drago

OpereModifica

  • Ferdinando d'Aragona, Esortazione di insorgere contro i baroni ribelli, Napoli, Francesco Del Tuppo, 1486.
  • Una raccolta di lettere in latino fu pubblicata sotto il suo nome nel 1585 con il titolo Epistole Militari o meglio Regis Ferdinandi et aliorum Epistolae ac Orationes utriusque militiae[20];
  • Gli viene attribuito un opuscolo teologico-dogmatico, il De causis quare Deus fecit peccabile genus humanum[21].

NumismaticaModifica

NoteModifica

  1. ^ Le mummie aragonesi di San Domenico, su Università di Pisa (archiviato dall'url originale il 22 aprile 2019).
  2. ^ Gino Benvenuti, Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, Roma, Newton Compton, 2002, ISBN 88-8289-529-7, SBN IT\ICCU\RAV\0164536.
  3. ^ Sara Prossomariti, I signori di Napoli, Roma, Newton Compton, 2014.
  4. ^ Il 10 marzo 1443 papa Eugenio IV fa il suo ingresso a Siena, su sienanews.it. URL consultato il 12 agosto 2019.
  5. ^ a b c d e f Massimo Buchicchio, La guerra tra Aragonesi e Angioini nel Regno di Napoli. La battaglia di Sarno, Cava de' Tirreni, 2009, ISBN 88-906429-0-4.
  6. ^ Tale evento segna la conclusione dell'Historia del Regno di Napoli in venti libri dello storico Angelo di Costanzo.
  7. ^ Bastian Biancardi, Le vite dei Re di Napoli, raccolte succintamente con ogni accuratezza, Napoli, F. Pitteri, 1737, p. 356.
  8. ^ Gaetano Canzano Avarna, Leggende sorrentine, 1883.
  9. ^ a b c d Patrizia Mainoni (a cura di), Con animo virile, donne e potere nel Mezzogiorno medievale, Viella, pp. 401-402.
  10. ^ Donne di potere nel Rinascimento, Viella Libreria Editrice, 2016.
  11. ^ Maria Serena Mazzi, Come rose d'inverno. Le signore della corte estense nel '400, Nuove carte, 2004.
  12. ^ Nicola Ratti, Della famiglia Sforza, vol. 2, Roma, Salomoni, 1794.
  13. ^ (EN) The Neapolitan House of Aragon – Juana of Aragon, Queen of Naples, su kleio.org.
  14. ^ Niccola Morelli, Biografia de Re di Napoli, p. 228.
  15. ^ a b c d Camillo Minieri Riccio, Catalogo di mss. della (sua) biblioteca, 1868.
  16. ^ Ernesto Pontieri, p. 66.
  17. ^ Camillo Minieri-Riccio, Alcuni fatti di Alfonso I. di Aragona Dal 15 Aprile 1437 al 31 di Maggio 1458, R. stabilimento tipografico del Cav. Francesco Giannini, 1881, p. 71.
  18. ^ a b c Arturo Bascetta e Sabato Cuttrera, Amanti e bastardi di re Ferrante il Vecchio, pp. 15-33.
  19. ^ Chevaliers de la Toison d'or, su antiquesatoz.com. URL consultato il 20 dicembre 2015.
  20. ^ Ernesto Pontieri, p. 41.
  21. ^ Ernesto Pontieri, p. 35.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN13189178 · ISNI (EN0000 0000 6126 9792 · SBN SBLV225524 · CERL cnp00870238 · ULAN (EN500373208 · LCCN (ENn98051635 · GND (DE122377680 · BNE (ESXX1268696 (data) · BNF (FRcb16137908q (data) · J9U (ENHE987007286870805171 · WorldCat Identities (ENviaf-13189178