Giuseppe Vaccari

militare e politico italiano (1866-1937)

Giuseppe Vaccari (Montebello Vicentino, 2 febbraio 1866Milano, 6 settembre 1937) è stato un militare e politico italiano decorato con la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Giuseppe Vaccari
SoprannomeBaiardo del Montello
NascitaMontebello Vicentino, 2 febbraio 1866
MorteMilano, 6 settembre 1937
Dati militari
Paese servitoBandiera dell'Italia Italia
Forza armataRegio Esercito
Armafanteria
CorpoBersaglieri
Specialitàbersaglieri
Anni di servizio1883-1932
Gradogenerale di corpo d'armata
Guerreguerra italo turca
1ª guerra mondiale
Campagnecampagna di Libia
BattaglieIX battaglia dell'Isonzo
X battaglia dell’Isonzo
battaglia di Caporetto
battaglia del solstizio
battaglia di Vittorio Veneto
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Giuseppe Vaccari

Senatore del Regno d'Italia
Durata mandato22 dicembre 1928 –
6 settembre 1937
Incarichi parlamentari
  • Membro della Commissione per il giudizio dell'Alta Corte di Giustizia (2 luglio 1932-19 gennaio 1934 e 1º maggio 1934-6 settembre 1937)
Sito istituzionale

Dati generali
Titolo di studioScuola militare
ProfessioneMilitare di carriera (Esercito)

Biografia

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Gli esordi e la guerra di Libia

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Giuseppe Vaccari nasce ad Montebello Vicentino nel 1866. Iscrittosi nel 1883 alla Scuola militare di MOdena, ne uscì nel 1885 col grado di sottotenente venendo assegnato al 1º Reggimento bersaglieri. Promosso tenente nel 1888 venne trasferito alla Scuola di applicazione della fanteria, a Parma, dove fu membro della commissione incaricata di scegliere le nuove dotazioni di armi portatili per la fanteria, commissione che avrebbe poi individuato il fucile Mannlicher-Carcano modello 1891.

Fino al 1892, nonostante la giovane età, tenne l'insegnamento del tiro scientifico nella suddetta accademia per poi trasferirsi l'anno scuccessivo alla Scuola di guerra dell'esercito a Torino. Nel 1898 venne promosso capitano e nel 1901 venne trasferito all'Accademia navale di Livorno dove insegnò arte e storia militare. Nel 1909 venne trasferito al comando del presidio militare di Venezia e nel 1910 fu promosso maggiore del 10º Reggimento bersaglieri.

Ormai quarantaseienne, privo di una concreta esperienza sul campo, volle fermmente prendere parte alla guerra italo-turca[1]. Partì in qualità di addetto al comando del corpo di stato maggiore del distaccamento di truppe agli ordini del generale Vittorio Camerana, che si apprestava a conquistare Misurata. Per aver partecipato alla conquista della città libica venne decorato con medaglia d’argento al valor militare.

Rientrato in Italia nel 1913, fu promosso tenente colonnello e il 10 luglio dello stesso anno tornò al fronte, come capo dell’Ufficio politico-militare presso il comando del corpo di spedizione di Bengasi. Volendo però partecipare attivamente alle operazioni, seguì sempre da vicino le truppe al fronte, aggregandosi alle colonne operanti nell’interno della Cirenaica. A Tecnis si guadagnò un encomio solenne (4 giugno 1914). Fu inoltre decorato con la croce di cavaliere nell’Ordine militare di Savoia per aver preso parte come comandante di reparti a numerose azioni, tra cui i combattimenti di Beda-Fomm, Langal e Gheifat.
Nel 1915, con l’Italia già impegnata nel primo conflitto mondiale, su ordine del ministro delle Colonie Gaspare Colosimo, Vaccari fu trasferito dalla Cirenaica in Tripolitania. Lo stesso anno venne promosso colonnello.

Il 2 luglio 1916 rientrò in Italia.

La prima guerra mondiale

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Durante la prima guerra mondiale Vaccari comandò la brigata "Parma", dislocata nei pressi di Cortina d'Ampezzo, dal 7 al 9 luglio 1916, per poi passare al comando della brigata "Barletta", schierata in quel momento presso l’altopiano dei Sette Comuni e decimata da gravissime perdite. Il motivo di questo rapido cambiamento nei comandi sta nelle richieste dello stesso Vaccari che chiese ed ottenne dal generale Guglielmo Pecori Giraldi, comandante della 1ª Armata, di avere il comando di una brigata più vicina al fronte.

Nonostante lo stato di disorganizzazione e demoralizzazione in cui versavano le sue truppe, con grande disciplina e in poco tempo riuscì a riorganizzare i reparti e ridare piena efficienza bellica ai reggimenti, dimostrando notevoli capacità[2]. In autunno la brigata fu trasferita nel Carso dove Vaccari partecipò alla nona battaglia dell'Isonzo con brillanti risultati, che gli valsero una medaglia d’argento al valor militare sul campo e la promozione per meriti di guerra a maggiore generale.

La successiva primavera partecipò alla decima battaglia dell'Isonzo, in seguito alla quale la brigata "Barletta", duramente provata dagli scontri, venne trasferita per essere riorganizzata. Vaccari, promosso maggiore generale per merito di guerra, divenne sottocapo di stato maggiore presso la 3ª Armata. Qui, tra ottobre e novembre del 1917, collaborò col suo comandante Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta nella gestione della ritirata dal Carso al Piave in seguito alla rotta di Caporetto, assumendo dal 30 novembre la carica di Capo di stato maggiore.

Il 1º aprile 1918 assunse il comando del XXII corpo d’armata con sede a Vicenza, con cui prese parte alla battaglia di Vittorio Veneto, con l’obiettivo di attraversare il Piave attestandosi sulla piana di Sernaglia. Riuscito nell'intento, rimase isolato sulla sponda opposta del Piave, ma fu capace di sostenere la controffensiva nemica. Per la condotta tenuta sul Carso fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare. Il 20 giugno venne nominato tenente generale e dopo pochi mesi, il 1° agosto, comandante di corpo d'armata.

Gli ultimi anni

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Nel febbraio del 1919 Vaccari lasciò il comando del XXII corpo d’armata e l’anno seguente venne nominato dal generale Pietro Badoglio sottocapo di stato maggiore dell’esercito e, il 3 febbraio 1921, divenne capo di stato maggiore del Regio Esercito. Rimase in carica fino al 1º maggio 1923, quando venne succeduto da Giuseppe Francesco Ferrari. Dal 26 ottobre 1921 al 9 gennaio 1922 fu inoltre capo della missione militare italiana alla conferenza navale di Washington per il disarmo.

Il 1º maggio 1923 fu promosso generale di corpo d'armata e venne destinato al comando del V Corpo d’armata di Trieste e, dal 1925, del VII Corpo d'armata di Roma. Il 21 gennaio 1932 dovette ritirarsi dall'attività militare, venendo collocato in posizione ausiliaria per raggiunti limiti di età.

Il 18 marzo 1926 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. Nominato Senatore del regno nel 1928, gli venne conferito dal re il titolo di conte nel 1936.

Fu rettore dell'Accademia Olimpica dal 1933 al 1937, presidente della casa automobilistica Isotta Fraschini e presidente della commissione per il costituendo Museo del Risorgimento e della Resistenza di Vicenza.

Il 31 agosto 1937 gli fu diagnosticata una stenosi duodenale, per la quale venne operato in una clinica milanese, dove morì in seguito a complicazioni il 6 settembre 1937.

Onorificenze

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«Fin dal luglio 1913, capo dell'ufficio politico militare in Cirenaica disimpegnò sempre il suo importante incarico con molta avvedutezza. Prese parte, in tale qualità, alle operazioni svoltesi nell'interno bengasino dal luglio 1913 al marzo 1915, avendo spesso comando di reparti ed incarichi speciali di carattere strettamente militare, che egli sempre disimpegnò con molta intelligenza, valore ed efficacia, distinguendosi specialmente per iniziativa e spiccato valore personale quale comandante della cavalleria nei combattimenti di Medafon (21 giugno 1914) e Sangal (24 giugno 1914) e quale dirigente l'azione dello scaglione di avanguardia nell'aspro combattimento di Gheifat (4 marzo 1915).»
— 31 agosto 1916[3]
«Sottocapo di stato maggiore di un'armata, rendeva eminenti servizi durante la preparazione e lo svolgimento dell'offensiva dell'agosto-settembre 1917, nonchè nel successivo periodo di assestamento, attingendo gli elementi per le decisioni, da prendersi dal comando, alla viva fonte delle necessità del campo di battaglia dove, incurante del pericolo, si recava spesso, dando fulgido esempio di valore ai comandanti ad alle truppe in linea e stimolandone l'attività e l'ardore bellico. Altipiano Carsico, luglio-settembre 1917'»
— 24 febbraio 1918[3]
«Capo di stato maggiore di un'armata, spiegò in gravi situazioni e fra le più aspre prove, opera instancabile, intelligente, efficacissima, concorrendo assai validamente alla rinascita di difficili operazioni miitari, e dimostrandosi ognora, per alto senno, per mirabile valore, per indomita fede, prezioso, sagace devoto collaboratore del suo comandante. Carso - Piave, 7 ottobre 1917-30 marzo 1918.»
— 19 settembre 1918[3]
«Con attiva, solerte, sagace opera di comando tradusse in atto le direttive avute dall'autorità superiore. Con fede apprestò gli animi alla lotta e diresse con gagliardia le proprie truppe che con impeto travolgente furono lanciate alla conquista degli obbiettivi loro assegnati, cooperando validamente all'esito vittorioso delle operazioni che portarono alla disfatta dell'esercito nemico. Battaglia di Vittorio Veneto, 26 ottobre - 4 novembre 1918.»
— 17 maggio 1919[3]
«Di fronte ad una gravissima e minacciosa situazione verificatasi nel settore del Corpo d'Armata ai suoi ordini, lasciato il suo posto di comando, si portava risolutamente tra le oscillanti ondate delle fanterie ed infiammandole con la vibrata parola ed il fulgido esempio del più sereno sprezzo del pericolo, le lanciava ad impetuoso attacco contro il nemico, già imbaldanzito, risolvendo col suo personale intervento ed a favore delle nostre armi le sorti dell'aspra giornata. In una precedente circostanza, comandante di una brigata, dopo aver condotto due volte brillantemente le proprie truppe alla conquista dell'obiettivo assegnatogli, in un momento critico del ripiegamento interveniva prontamente ed energicamente coi mezzi a disposizione, fermando e riconducendo al combattimento militari dispersi e fuggiaschi al grido: "Viva l'Italia!". Montello, 19 giugno 1918 - Castagnevizza, 23-24 maggio 1917
— 25 agosto 1919[4]
«Comandante di brigata di fanteria, sempre in mezzo ai suoi soldati in trincea, esempio costante di valore, di coraggio, di giovanile ardire, guidava con somma perizia i suoi reggimenti all'attacco ed alla conquista di forti e ben solidi trinceramenti nemici, li sorpassava e teneva validamente testa ai reiterati contrattacchi del nemico. In tre giorni di lotta accanita seppe, col suo ascendente e con l'attività instancabile, infondere mirabile fermezza ed energia alla sua brigata. - Castagnevizza, 1°-2-3 novembre 1916
«Fo coadiuatore intelligente e coraggioso del comando della divisione durante tutta la giornata, esponendosi con noncuranza del pericolo al fuoco nemico. Misurata, 8 luglio 1912»
— 22 marzo 1913
«Comandato per funzioni politiche al seguito della colonna [Alfonso] Torelli, diede nel combattimento di Tecnis il 16 settembre 1913 lodevole prova di noncuranza del pericolo, attraversando terreno battuto dal fuoco nemico per raggiungere il generale e mettersi a sua disposizione. Trovatolo morto, si unì al comandante della colonna, rendendosi utile, sempre nella zona del fuoco in diverse circostanze»
— 4 giugno 1914

Onorificenze straniere

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  1. ^ Pieropan 1989, p. 67.
  2. ^ Gen. Giuseppe Paolini, Proposta di promozione straordinaria per merito di guerra del col. brig. Vaccari, 8 novembre 1916.
  3. ^ a b c d Giuseppe Vaccari, su quirinale.it.
  4. ^ Giuseppe Vaccari, su quirinale.it.

Bibliografia

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  • Gaetano Carolei, Guido Greganti e Giuseppe Modica, Le Medaglie d'oro al Valor Militare 1918, Roma, Tipografia regionale, 1968, p. 100.
  • Giovanni Cecini, Generali in trincea, Roma, Edizioni Chillemi, 2017.
  • Massimo Coltrinari e Giancarlo Ramaccia, 1918. L’anno della gloria: Dalla battaglia d'arresto, alla battaglia del Solstizio, alla vittoria, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2018.
  • Gianni Pieropan, Il generale Giuseppe Vaccari (1866-1937), Montebello Vicentino, Comune di Montebello Vicentino, 1989.

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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