Apri il menu principale

Gualtiero Jacopetti

giornalista e regista italiano
Gualtiero Jacopetti (con Monica Vitti) negli anni '60.

Gualtiero Jacopetti (Barga, 4 settembre 1919Roma, 17 agosto 2011) è stato un giornalista, regista e documentarista italiano. È noto come il creatore, insieme a Paolo Cavara e a Franco Prosperi, del genere cinematografico dei Mondo movie. Il suo film Africa addio ha vinto il David di Donatello 1966.

Indice

BiografiaModifica

1919-1945: la giovinezza e gli anni della guerraModifica

Jacopetti nacque a Barga, in Garfagnana, ed è rimasto molto legato alla sua città natale, che così definiva: "Casa mia è dove hanno vissuto i miei genitori, dove sono nato anch'io. Appartengo alla Toscana, a quegli alberi, a quel mare, ai castagni sui monti e agli armadi pieni di quelle vecchie, carissime cose».

Essendo stato fascista in gioventù, si arruolò volontario nella seconda guerra mondiale, ma nel 1944 aderì alla lotta partigiana. Combatté in Versilia contro i nazisti occupanti. Alla fine della guerra era ufficiale di collegamento dell'esercito.

Il dopoguerra ed il giornalismoModifica

Durante la campagna elettorale del 1948 conosce a Milano Indro Montanelli. Montanelli diventerà la personalità di riferimento di Jacopetti durante tutta la sua carriera giornalistica[1]. Incoraggiato da Montanelli, Jacopetti comincia a scrivere articoli di costume e attualità su Oggi e La Settimana Incom (all'epoca era anche un rotocalco, oltre che un cinegiornale)[2]. Poi Montanelli lo porta con sé a Vienna, dove Jacopetti inizia a scrivere per il Corriere della Sera.

Negli anni successivi si trasferisce a Roma, dove viene inviato per dirigere La Settimana Incom. È qui che, alla fine del 1953, quando ha poco più di 30 anni, fonda e dirige il settimanale d'informazione «Cronache» (nome completo: «Cronache della politica e del costume», dal 1º gennaio 1954). Il giornale, che ha sede nella capitale, rompe abitudini consolidate. Mentre i settimanali di allora presentano un'Italia in crescita, bella e dal luminoso avvenire, Jacopetti fa l'operazione contraria[3]. Molti furono però i sequestri della rivista: in un periodo in cui anche la pubblicazione di parole come "amante" o "divorzio" era vietata e gli stessi giornalisti si imponevano spesso l'autocensura, questa rivista proponeva argomenti di politica e società in modo più disinibito, fino alla pubblicazione nel 1955 delle foto dell'allora sconosciuta Sophia Loren a cosce nude con la didascalia "Dono di Sofia Loren". L'immagine costò a Jacopetti una condanna per "stampa, vendita e commercio di fotografie oscene" e la chiusura del giornale[2]. Cronache fu comunque un'esperienza di rottura, innovativa per la stampa periodica italiana; da esso derivò per filiazione diretta «L'Espresso» di Arrigo Benedetti, ereditandone praticamente tutto: formula, taglio e redazione. Da «Cronache» passarono infatti alla redazione del nuovo settimanale molte future grandi firme del giornalismo italiano: Cesare Brandi, Gian Carlo Fusco, Fabrizio Dentice, Carlo Gregoretti, Cesare Zappulli e Bruno Zevi. Nel 1956 Jacopetti comincia a collaborare con la Rizzoli. Inizialmente lavora per i cinegiornali, dirigendo testate come "L'Europeo Ciac" (dal 1956) e "Ieri, oggi, domani" (dal 1959)[4].

Nel 1955 organizza nella sua abitazione un convivio amoroso (due uomini e due donne). Non sa però che una delle partecipanti è minorenne. Il padre sporge denuncia e Jacopetti viene arrestato per corruzione di minorenne. Dopo 59 giorni di carcere accoglie il suggerimento degli avvocati per uscire dall'impasse: si unisce in matrimonio con la ragazza[5] (giugno 1955). Nove anni dopo il matrimonio verrà annullato[6][7].

È in questi anni romani che Jacopetti ha contatti con persone legate al cinema, tra cui spiccava l'amicizia con Alessandro Blasetti, che si rivelò poi importante anche per la futura carriera nel cinema[2].

1959-1980: la carriera cinematograficaModifica

Negli anni Cinquanta Jacopetti interpretò il ruolo di un avvocato in Un giorno in pretura di Steno e negli stessi anni collaborò con Blasetti nella sceneggiatura di Europa di notte (1959), considerato l'antesignano dei film della serie Mondo. Fu proprio dai materiali raccolti per Blasetti a cui lui non era interessato che scaturirono le prime idee per il documentario Mondo cane del 1960-61 realizzato assieme a Franco Prosperi e Paolo Cavara. Reportage di usi e costumi bizzarri scovati in giro per il mondo, insieme esotici e crudeli, il documentario prodotto da Angelo Rizzoli si prendeva volutamente gioco dei cinegiornali dell'epoca, divenuti spesso strumento di una politica conformista, il cui pubblico era poco abituato ad argomenti tabù[2].

Nonostante le aspre critiche per la durezza delle immagini e il cinismo del commento, il film ottenne un successo enorme in tutto il mondo ed una nomination all'Oscar per la migliore colonna sonora, la celeberrima More, realizzata da Riz Ortolani e Nino Oliviero. A Mondo Cane seguì Mondo cane 2 (1963), sequel meno dirompente e più ironico del precedente ma altrettanto apprezzato dal pubblico, in cui molti contributi provenivano anche dall'Italia (Abruzzo, Calabria e Lazio: suggestive le immagini che riportano la processione e gli usi particolari della confraternita dei Sacconi rossi, nella cripta della Chiesa di San Bartolomeo all'Isola, sull'isola Tiberina).

Jacopetti lavorò sempre in coppia con l'amico Franco Prosperi e con una troupe dove figurava come organizzatore lo scrittore Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito Nievo. I suoi film più importanti furono tutti prodotti da Angelo Rizzoli. Per la verità Jacopetti ha sempre rinnegato il secondo capitolo di Mondo Cane, poiché ritenuto una mera operazione commerciale. Molti dei contributi che si vedono nel film sono infatti avanzi di montaggio del primo capitolo. Dopo La donna nel mondo, analisi meno feroce, ma parecchio irriverente della condizione della donna in vari paesi (1963) Jacopetti realizzò insieme a Prosperi Africa addio (1965-66), scioccante resoconto sui tragici effetti della decolonizzazione nel continente nero, con drammatiche immagini sul selvaggio sfruttamento della fauna africana e sull'inadeguatezza delle popolazioni indigene ad autogovernarsi. La sua tesi era semplice: è giusto che gli stati africani raggiungano l'indipendenza. Però gli africani non hanno dimestichezza con la forma-stato, per cui, l'abbandono delle potenze coloniali provocherà il caos. E nel caos prevarrà il più forte, o il più violento. In sostanza, secondo Jacopetti, con la decolonizzazione l'Africa avrebbe provocato un'involuzione delle condizioni di vita delle popolazioni. Il film vinse il David di Donatello 1966. Nonostante ciò, una parte della critica accusò gli autori di razzismo[8].

Nel 1971 i due registi realizzarono Addio zio Tom, beffarda indagine sulla schiavitù negli Stati Uniti dell'Ottocento. Il film si discosta dalle opere precedenti perché fa trasparire sin dalla prima inquadratura che si tratta di una ricostruzione filmata: due giornalisti scendono da un elicottero proveniente dal futuro per un reportage "in soggettiva" sul commercio degli schiavi. Anche lo stile si fa ancora più beffardo e bizzarro, allontanandosi dall'approccio asciutto dei precedenti film della coppia.

Nel 1972 aderì al MSI-DN[9].

Nel 1975 Jacopetti diresse Mondo candido, trasposizione in chiave moderna del Candido di Voltaire. Quest'opera non venne apprezzata né dalla critica né dal pubblico ed ebbe grossi problemi produttivi, rimanendo il "canto del cigno" di questo narratore italiano. Jacopetti è stato accusato a più riprese di razzismo e di un fanatismo di stampo fascista. Alle dure accuse il regista ha sempre ribadito di essere un liberale, concepito come lo intendeva il suo maestro di giornalismo Indro Montanelli.

Gli ultimi anni tra TV e pitturaModifica

A partire dagli anni '80 Jacopetti abbandona l'attività professionale: decide di viaggiare, e nel tempo libero dipinge. Realizza con la televisione giapponese alcuni documentari e, quando torna in Italia, risiede nella sua casa di Roma, città nella quale muore il 17 agosto 2011. È stato sepolto nel cimitero degli inglesi, a Roma[10], dove riposa anche l'attrice britannica Belinda Lee (1935-1961), morta mentre era in attesa di un figlio da Jacopetti.

Controversie storiograficheModifica

Secondo Franco Prosperi, fu Gualtiero Jacopetti a scattare le foto al corpo di Benito Mussolini a Piazzale Loreto[11]. Jacopetti invece, in un'intervista di Tatti Sanguineti, sostiene che a scattare quella foto fu Fedele Toscani.[12]

CitazioniModifica

  • Gli U2 nel corso del loro tour mondiale Zoo Tv del 1992-1993 hanno proiettato sui megaschermi spezzoni tratti dai film di Jacopetti. Esemplare il clip della versione live di Numb.
  • Nel 2010 il cantante statunitense Mike Patton ha pubblicato un album di cover italiane Anni 1960 intitolato Mondo Cane.

FilmografiaModifica

RegiaModifica

Sceneggiatura e/o soggettoModifica

NoteModifica

  1. ^ Addio a Jacopetti, autore di "Mondo cane", su lastampa.it. URL consultato il 16 marzo 2013.
  2. ^ a b c d (IT) Lorenzo Micheli Gigotti e Anthony Ettore, Mondo Cane. Intervista a Gualtiero Jacopetti, in Nero, #15 Febbraio/Marzo 2008.
  3. ^ Giorgio Carbone, Vita esagerata di un cattivo (ma bravo) ragazzo, in Libero, 9 marzo 2014.
  4. ^ Alberto Pezzotta (a cura di), L'occhio selvaggio, Giunti 2014 (e-book).
  5. ^ La giovinetta si chiama Jolanda Kaldaras.
  6. ^ Silvio Bertoldi, Dopoguerra, Rizzoli, Milano 1993, pp. 187-88.
  7. ^ Sangue sulla dolce vita di Costanzo Costantini.
  8. ^ Il settimanale L'Espresso sostenne che i registi avrebbero fatto ritardare un'esecuzione capitale per permetterne la ripresa. Anni dopo questo fatto è stato categoricamente smentito.
  9. ^ Almirante in doppiopetto, missini fuori dal ghetto?, su beppeniccolai.org. URL consultato il 29 agosto 2017.
  10. ^ Rita Celi, Gualtiero Jacopetti, tra Dolce vita e "Mondo cane", la Repubblica, 18 agosto 2011. URL consultato il 26 marzo 2013.
  11. ^ intervista a Franco Prosperi, su Vice Archiviato il 28 luglio 2012 in Internet Archive.
  12. ^ Folle intervista di Tatti Sanguineti a Gualtiero Jacopetti - YouTube

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN74058687 · ISNI (EN0000 0001 1447 9559 · SBN IT\ICCU\UBOV\498791 · LCCN (ENno2005009123 · GND (DE1119720761 · BNF (FRcb141081708 (data)
  1. ^ Il libro contiene materiale inedito e le testimonianze di Carlo Gregoretti, Franco Prosperi, Riz Ortolani, Katyna Ranieri, Giampaolo Lomi, Pietro Cavara e Gigi Oliviero.