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I picari

film del 1987 diretto da Mario Monicelli
I picari
Picari.jpg
Enrico Montesano e Giancarlo Giannini in una scena del film
Titolo originaleI picari
Paese di produzioneItalia, Spagna
Anno1987
Durata121 min
Rapporto1.66 : 1
Generecommedia, avventura
RegiaMario Monicelli
SoggettoLeo Benvenuti, Piero De Bernardi, Suso Cecchi d'Amico, Mario Monicelli (ispirato dai romanzi spagnoli Lazarillo de Tormes e Guzmán de Alfarache)
SceneggiaturaLeo Benvenuti, Piero De Bernardi, Suso Cecchi d'Amico, Mario Monicelli
ProduttoreGiovanni Di Clemente
Casa di produzioneClemi Cinematografica, Producciones Cinematograficas Dia
Distribuzione in italianoWarner Bros. Italia
FotografiaTonino Nardi
MontaggioRuggero Mastroianni
MusicheLucio Dalla e Mauro Malavasi
ScenografiaEnrico Fiorentini
CostumiLina Nervi Taviani
TruccoManuel Martín, Mario Scutti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

I picari è un film italo-spagnolo del 1987 diretto da Mario Monicelli.

Liberamente ispirato da due opere della letteratura spagnola del XVI secolo, i romanzi picareschi Lazarillo de Tormes (1554), di autore ignoto, e Guzmán de Alfarache (1599), di Mateo Alemán[1], racconta le tragicomiche disavventure degli eponimi protagonisti, interpretati rispettivamente da Enrico Montesano e Giancarlo Giannini, nella Spagna del XVI secolo (alla fine del film viene nominato il 1598, quale anno domini) come Picari: scapestrati avventurieri («come gli zingari, non molto stabili, uccelli tra gli alberi o topi fra i mobili») di un mondo dove il più furbo e scaltro sopravvive.

Di rilievo, oltre al cast (Vittorio Gassman, Giancarlo Giannini, Nino Manfredi, Enrico Montesano, Paolo Hendel, Bernard Blier, Vittorio Caprioli e Giuliana De Sio), anche le musiche, curate da Lucio Dalla e Mauro Malavasi.

TramaModifica

Lazarillo de Tormes e Guzmán de Alfarache si incontrano ai remi di una galera, entrambi per espiare le colpe di una vita instabile e truffaldina e iniziano così a raccontare le rispettive storie.

Lazarillo de Tormes è cresciuto in una casa poverissima insieme ad innumerevoli fratelli e sorelle dove, per sopravvivere, la madre si prostituiva. Le aspettative della sua famiglia sono così misere che, nella speranza di andare incontro ad una vita migliore, un giorno viene affidato ad un viandante cieco scaltro, truffatore nonché incredibile spilorcio che insegna la vita così come va imparata per strada: con raggiri, inganni e beffe, sfruttando il bambino come suo lacchè per le sue malefatte. Sfruttando la cecità del suo brusco e bieco mentore, Lazarillo lo farà precipitare in un profondo fossato, liberandosi finalmente del suo giogo ed impadronendosi di tutti i suoi averi.

 
Nino Manfredi: il viandante cieco.
 
Vittorio Gassman: il nobile decaduto.
 
Giuliana De Sio: la prostituta disobbediente.

Guzmán de Alfarache invece non ha conosciuto miseria: il padre era orologiaio, ma baro al gioco, molto abile nel truffare con i dadi e le carte, e morì quando Guzmán era ancora un bambino, perché impiccato a causa delle sue truffe. Viene poi indirizzato da un prete in una famiglia nobile, dove un insegnante privato lo userà come capro espiatorio punendolo severamente per ogni errore o colpa commessa dal rampollo della famiglia (perché quest'ultimo, essendo nobile, non può essere nemmeno sfiorato per nessun motivo). Dopo un breve ma angusto periodo, Guzmán esasperato decide di scappare da quella casa.

I due fanno amicizia e dopo esser scampati dalla galea insieme, grazie a un ammutinamento dei prigionieri alla fine del quale vengono gettati in mare, si ritrovano su di una spiaggia. Anche lì giocano a sorte scegliendo per "terra" o per "mare" la nuova strada da percorrere, legati ancora dalle catene della galea e dal destino, e da questo stesso divisi per necessità. Infatti, truffato un fabbro e sua figlia, i due riescono a liberarsi ed a fuggire per un soffio dai gendarmi, dividendo le loro strade.

In seguito Guzmán verrà ospitato ed assunto da un nobile squattrinato ma di sangue blu, che gli regalerà il suo personale cavallo come pagamento per i suoi servigi, poco prima di essere arrestato a causa dei suoi debiti non saldati. Più tardi incontrerà di nuovo Lazarillo, che nel frattempo aveva seguito la sua arte da attore improvvisato del farsi passare come mentecatto per strada, il quale per caso era riuscito a far notare il proprio talento di commediante dal proprietario di un teatro, il quale lo assumerà per alcune rappresentazioni, ottenendo così uno sfarzoso vestito nobile e facendo innamorare una monaca di clausura.

Comincia così il loro itinerario, ora in comune, ora separato, sempre in bilico tra truffe e beffe. Con i soldi guadagnati da una truffa Lazarillo e Guzmán decidono di fare un investimento e di acquistare una prostituta, Rosario, da un vecchio protettore. L'affare si rivela tuttavia un inganno poiché la meretrice risulta essere poco ligia al dovere e si fa gioco dei due facendo l'amore con chi vuole lei e gratis. Il carattere indolente di Rosario e l'invaghimento di Lazarillo nei suoi confronti porta i due protagonisti a dividersi di nuovo: Lazarillo decide di mantenere Rosario, facendo i lavori più umili, disparati e pesanti; Guzmán, ora di nuovo senza una precisa meta, viene accolto da una confraternita di malviventi comandata da un losco individuo chiamato Mozzafiato che lo incarica, per una questione di denaro, di minacciare un nobile locale.

La notte stessa Guzmán si reca dal signorotto con pessime intenzioni, ma questi, con astuzia, riesce a tendergli un agguato, insieme ai suoi quattro figli, costringendo Guzmán ad una goffa fuga, durante la quale attacca un gendarme con la spada, nel tentativo di liberarsi, uccidendolo. Nonostante ciò viene ugualmente catturato. A causa del suo gesto il protagonista, proprio come avvenne per suo padre molti anni prima, viene condannato all'impiccagione nella pubblica piazza; l'esecuzione avrà luogo in Plaza de la Real, ad Arévalo.

A risolvere la questione interviene Lazarillo che, dopo esser stato abbandonato da Rosario per un uomo più ricco, ha trovato lavoro come aiutante del boia: il compagno di avventure di Guzmán riesce a scambiare l'amico con un altro condannato, al quale doveva essere tagliata la mano per furto; così anche le condanne vengono scambiate, e Guzmán si salva, rimettendoci solo una mano, dopodiché continueranno insieme nella loro vita fatta di espedienti.

CriticaModifica

Come in molti altri lavori di Monicelli, la ricostruzione storica risulta essere ben curata[senza fonte] ed il film sovrappone una serie di episodi indipendenti l'uno dall'altro, in cui i due protagonisti vengono coinvolti di volta in volta con altri personaggi che fanno da co-protagonisti del singolo episodio.

Altri filmModifica

Composita trasposizione del Lazarillo de Tormes e del Guzmán de Alfarache, il film, per quanto concernente la parte del Lazarillo, non è né il primo né l'ultimo film tratto dal celebre romanzo cinquecentesco di autore ignoto. Altri film sono:

NoteModifica

  1. ^ Leonardo De Franceschi, Lo sguardo eclettico: il cinema di Mario Monicelli, Marsilio, 2001, pp. 342, ISBN 978-88-317-7763-6.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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