I vitelloni

film del 1953 diretto da Federico Fellini
I vitelloni
Vitelloni.png
Titoli di testa del film
Paese di produzioneItalia, Francia
Anno1953
Durata108 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37:1
Generecommedia, drammatico
RegiaFederico Fellini
SoggettoFederico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli
SceneggiaturaFederico Fellini, Ennio Flaiano
ProduttoreLorenzo Pegoraro, Luigi Giacosi, Danilo Fallani e Ugo Benvenuti
Casa di produzionePeg Films, Cite Films
Distribuzione in italianoENIC
FotografiaCarlo Carlini, Otello Martelli e Luciano Trasatti
MontaggioRolando Benedetti
MusicheNino Rota, diretta da Franco Ferrara
ScenografiaMario Chiari
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

I vitelloni è un film del 1953 diretto da Federico Fellini. Il film è incentrato sulle vicende di un gruppo di cinque giovani: l'intellettuale Leopoldo (Leopoldo Trieste), il donnaiolo Fausto (Franco Fabrizi), il maturo Moraldo (Franco Interlenghi), l'infantile Alberto (Alberto Sordi) e l'inguaribile giocatore Riccardo (Riccardo Fellini).

TramaModifica

Durante un concorso di bellezza sulla spiaggia si premia Miss Sirena 1953. Scoppia un temporale e la vincitrice, Sandra, improvvisamente sviene. Arriva il medico che fa allontanare tutti, ma il trentenne donnaiolo Fausto capisce immediatamente la causa del malore di Sandra. Corre subito a casa e prepara la valigia, chiede dei soldi al padre, Francesco, e gli dice che deve partire per Milano in cerca di lavoro.

Intanto arriva preoccupato il fratello di Sandra, Moraldo, che gli fa sapere che Sandra è incinta. Fausto sa bene di essere il responsabile e, su pressione di suo padre, non può fare altro che sposarla, sebbene gli amici si prendano beffe di lui. Al matrimonio tuttavia ci sono tutti.

I neosposini partono per Roma in luna di miele, proprio mentre serpeggia tra gli amici qualche malumore. Alberto, che appare il più sicuro di sé, continua a godersela tra biliardo, scherzi e scommesse. Con una scusa, prima chiede un prestito di 500 lire alla sorella Olga, l'unica della famiglia che lavora, per poter scommettere alle corse dei cavalli, ma successivamente la rimprovera di mantenere una relazione segreta con un uomo separato, ma coniugato e che quindi non potrà mai sposarla. Al ritorno dal viaggio di nozze, il suocero di Fausto gli trova lavoro presso un suo amico, venditore di oggetti sacri, Michele.

Fausto, sebbene sposato e in attesa di un figlio, continua a frequentare i vecchi amici e a cercare di sedurre altre donne. Una sera, al cinema con Sandra, sua moglie, non perde l'occasione di fare piedino alla bella sconosciuta seduta accanto. Quando la donna s'allontana, lasciata la moglie con una scusa, la insegue, la raggiunge, la corteggia e la bacia. È soddisfatto di sé, ma tornato sui suoi passi, alla vista della moglie fa finta di niente. Arriva il carnevale. Si deve far festa. Nel locale del ballo, Fausto si accorge di Giulia, la moglie del suo principale, elegante e allegra per l'occasione, e si ripromette di sedurla. Durante la festa Alberto, ubriaco, sembra rendersi conto di quanto la sua vita sia vuota e stupida, ma non ha il coraggio di cambiare.

 
I "vitelloni" al bar.

Il giorno dopo Olga, che era il sostegno della famiglia, parte con il suo uomo tra le lacrime della madre e del fratello, l'una dispiaciuta anche per la mancanza di quell'unico reddito e l'altro per il dover promettere alla madre di trovarsi un posto.

Fausto, invece, non solo arriva assai in ritardo al lavoro, ma con una scusa, nel retro del negozio, cerca di strappare un bacio a Giulia che però gli resiste indignata. Michele li vede imbarazzati e non gli è difficile capire quello che è appena successo. Convoca l'ingrato Fausto e lo licenzia. A Moraldo, Fausto dice invece che è stata Giulia a provocarlo e, essendo stata respinta, lo ha fatto licenziare ingiustamente e senza preavviso. Per ripicca quindi si fa aiutare da Moraldo a sottrarre dal negozio un angelo di legno, che però non riescono a vendere come speravano, e che affidano ad un povero sprovveduto chiamato Giudizio.

Il furto viene scoperto. A pranzo il padre di Sandra è furibondo. Accusa il figlio e il genero di aver rubato l'angelo, e di averlo costretto, per questo, a supplicare i carabinieri di poter risarcire direttamente l'azione vergognosa senza ulteriori conseguenze. Accusa inoltre Fausto di aver insidiato la moglie del suo più caro amico. Sandra scoppia in lacrime e scappa in camera. Il fratello ingenuamente la rassicura, raccontandole la versione di Fausto, utile però per far riconciliare la coppia. Nasce il piccolo Moraldo, gioia della famiglia, e Fausto si sente meno osservato. È alla ricerca di un nuovo lavoro, ma non riesce ad abbandonare la vecchia compagnia di amici (Alberto, Moraldo, Riccardo, Leopoldo) con i quali ha trascorso una giovinezza fatta di superficialità e irresponsabilità.

Leopoldo, da parte sua, è riuscito a convincere Sergio Natali, un famoso attore teatrale, a dargli l'opportunità di leggergli una sua commedia. Gli amici, che l'accompagnano, sono emozionati, ma alla lunga si annoiano: sono molto più interessati alle ballerine con le quali scherzano e ballano. L'aspirante drammaturgo è lusingato dalle entusiastiche lodi dell'anziano attore, che però poi gli chiede ambiguamente di accompagnarlo sulla spiaggia, fredda e deserta, in maniera così inquietante da farlo scappare via.

È notte fonda e Moraldo sta aspettando Fausto che aveva passato la serata con una delle ballerine del varietà. È dispiaciuto per la sorella Sandra e lo rimprovera. A casa Sandra, dopo aver atteso Fausto fino a tardi, gli impedisce di accarezzare il figlio e scoppia in lacrime. È stanca dei suoi tradimenti e all'alba, mentre il marito dorme, prende il bambino e scappa. Fausto e gli altri amici iniziano una vana ricerca, ma Moraldo, indispettito, decide di fare da solo. Il tempo passa e la fame aumenta, così, distratti dalle dolcezze della campagna circostante, si fermano a mangiare. Fausto invece continua le ricerche per conto suo.

 
La celebre scena in cui Alberto Sordi fa il gesto dell'ombrello

A casa la donna di servizio in lacrime gli dice che i genitori si sono recati in questura per denunciare la scomparsa di Sandra e del figlio, e che la stanno cercando al mare. Fausto si reca sulla spiaggia e qui incontra casualmente la donna del cinema che si mostra interessata a rivederlo, ma lui è angosciato e confuso e si allontana da lei. Torna a casa dove incontra Moraldo e si dispera dicendo che vuol farla finita, ma Moraldo gli rimprovera di essere troppo vigliacco anche per questo. Trova però il coraggio di tornare al negozio di oggetti religiosi e raccontare a Michele, piangendo, che Sandra non si trova. Intanto Alberto in macchina con gli altri due di ritorno dal pranzo, alla vista lungo la strada di alcuni lavoratori della mazza[1], affaticati, li sbeffeggia col gesto dell'ombrello. Ma dopo pochi metri la macchina si ferma per un guasto. Inseguito, non gli resta che scappare via.

A sera, di ritorno alla casa paterna, Fausto riceve dalla sorellina la bella notizia che Sandra è là. Si era infatti rifugiata a casa del suocero. Ma qui il padre Francesco l'attende per dargli una dura lezione, picchiandolo con la cinghia dei pantaloni, sostenuto dall'amico Michele che tiene a bada Sandra che lo supplica di smettere. Finalmente consapevole delle responsabilità che comporta l'aver creato una famiglia, Fausto riunito alla moglie e al figlio, sembra essersi ravveduto.

Alla fine Moraldo è l'unico ad avere il coraggio di lasciare il paese, partendo in treno per Roma. Alla stazione viene scorto dal giovane Guido, un fattorino adolescente che già lavora come ferroviere, nonostante la giovane età. Il treno parte mentre Moraldo immagina i suoi compagni ancora dormienti nei loro letti.

L'ultima inquadratura è dedicata proprio a Guido, di spalle, che cammina in equilibrio su una rotaia del binario da cui è partito il treno.

ProduzioneModifica

La trama del film, scritta inizialmente da Ennio Flaiano, era stata concepita per essere situata a Pescara. Fellini decise invece di ambientare il film a Rimini, sua città natale, anch'essa una città costiera sul Mare Adriatico. Tuttavia le riprese si svolsero tra Firenze, Viterbo, Ostia e Roma.

Il personaggio di Riccardo è interpretato da Riccardo Fellini, fratello del regista. La voce di Fausto, interpretato da Franco Fabrizi, è doppiata da Nino Manfredi. Nell'ultima scena del film la battuta di Moraldo che saluta Guido dal treno è doppiata da Federico Fellini stesso per rimarcare l'elemento autobiografico della sua partenza dalla città natale.

Dopo Lo sceicco bianco e l'insuccesso di Mamma mia, che impressione!, fu Fellini a perorare la scritturazione di Sordi davanti alle perplessità dei produttori cinematografici della pellicola.[2]

Distribuzione e accoglienzaModifica

La prima proiezione privata avvenne presso Porta San Paolo a Roma, alla presenza di giornalisti, produttori e critici, che accolsero la pellicola con freddezza.[2]
I vitelloni fu anche il primo film di Fellini distribuito all'estero. Campione di incassi in Argentina, il film andò bene in Francia e Gran Bretagna; uscì negli Stati Uniti nel novembre 1956.

RiconoscimentiModifica

La sceneggiatura, scritta da Fellini, Flaiano e Tullio Pinelli, è stata candidata agli Oscar del 1958. Il film fu presentato nella selezione ufficiale della 14ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[3].

NoteModifica

  1. ^ Federico Fellini: la vita e i film di Tullio Kezich, pag. 133. Google Libri.
  2. ^ a b   Alberto Sordi raccontato da Fellini, su teche.rai.it, 15 giugno 2015 (archiviato il 17 gennaio 2020).
  3. ^ Rete degli Spettatori

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Collegamenti esterniModifica

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