Speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti

Lo Speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America (in inglese: Speaker of the United States House of Representatives) o Speaker della Camera (Speaker of the House) è il soggetto cui è assegnato il compito di condurre i lavori della Camera dei rappresentanti, uno dei due rami del Congresso; si trova al secondo posto nella linea di successione presidenziale, dietro al vicepresidente degli Stati Uniti e prima del presidente pro tempore del Senato.

Speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti
Seal of the Speaker of the US House of Representatives.svg
Kevin McCarthy, official photo, 116th Congress.jpg
Kevin McCarthy, attuale Speaker della Camera
Nome originaleSpeaker of the United States House of Representatives
StatoStati Uniti Stati Uniti
OrganizzazioneCamera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America
TipoPresidente della camera bassa del Congresso degli Stati Uniti d'America
In caricaKevin McCarthy (R)
Istituito1º aprile 1789
Nominato daCamera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America
Durata mandatoA piacere della Camera; eletto all'inizio del nuovo Congresso dalla maggioranza dei rappresentanti eletti e ogniqualvolta l'ufficio di Speaker diventi vacante nel corso di un Congresso.
SedeCampidoglio, Washington DC
Sito webwww.speaker.gov/

La Camera elegge lo speaker scegliendolo, per consuetudine, tra i suoi componenti; la votazione si svolge mediante appello nominale.

Dal 7 gennaio 2023 l'incarico è ricoperto da Kevin McCarthy, esponente del Partito Repubblicano, rappresentante della California, eletto Speaker soltanto alla quindicesima votazione. Si è trattata dell'elezione più lunga dal 1859.[1][2]

StoriaModifica

Il primo speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America fu il federalista Frederick Muhlenberg, dal 1789 al 1791 (ricoprì nuovamente la carica dal 1793 al 1795). Il ruolo di presidente mantenne una funzione poco più che simbolica sino a quando la carica non fu ricoperta da Henry Clay (che fu presidente in tre diversi periodi: 18111814, 18151820 e 18231825) il quale, partecipando ad un maggior numero di sedute rispetto ai propri predecessori nel ruolo, riuscì a far pesare la propria influenza per sostenere alcuni provvedimenti, fra i quali la dichiarazione di guerra del 1812 e varie leggi relative al cosiddetto "American System".

 
Gurney Cannon, presidente per otto anni consecutivi, tradizionalmente considerato il più influente presidente nella storia della Camera.
 
Il democratico Sam Rayburn, che detiene il record del maggior numero di anni in carica, complessivamente diciassette.

Clay rivestì un ruolo importante anche nelle elezioni presidenziali del 1824: poiché nessuno dei candidati si aggiudicò la maggioranza dei collegi elettorali, si rese necessario far scegliere il vincitore dalla Camera dei rappresentanti. Clay fornì il proprio appoggio a John Quincy Adams, garantendogli di fatto la vittoria.

Dopo l'uscita di scena di Clay, nel 1825, l'importanza della carica di presidente diminuì nuovamente.

Un importante impulso all'aumento di potere dato dalla carica si ebbe verso la fine del XIX secolo, dopo la riorganizzazione del cosiddetto Committee on Rules (commissione della quale lo speaker assume direttamente la presidenza), che diventò una delle più potenti commissioni della Camera.

Un altro presidente che fece molto valere il proprio ruolo fu il repubblicano Thomas Brackett Reed, presidente nei periodi 18891891 e 18951899. Durante quella fase politica i democratici, che rappresentavano la minoranza, praticavano una tecnica denominata "disappearing quorum" ("quorum che scompare"): ad ogni votazione il cui esito era chiaramente in mano all'ala repubblicana, i democratici si astenevano dal voto, impedendo così il raggiungimento del quorum. Reed dichiarò che per il quorum andasse calcolato sui membri presenti in aula, votanti o meno. In questo modo la tattica ostruzionistica democratica fu resa inutile.

Ma il massimo esempio di potere esercitato tramite il ruolo di presidente fu certamente appannaggio del repubblicano Joseph Gurney Cannon (presidente dal 1903 al 1911). Cannon impostava l'agenda della Camera, nominava i membri delle varie commissioni, ne sceglieva i presidenti, assegnava alle varie commissioni le leggi da discutere, oltre ovviamente a sfruttare la propria influenza per sostenere le proposte del Partito Repubblicano. L'influenza di Cannon sulla vita politica era diventata talmente forte da costringere, nel 1910, i democratici (appoggiati anche da alcuni repubblicani scontenti) a coalizzarsi per attenuare il potere del presidente. Il tentativo ebbe successo (si stabilì che lo speaker non potesse più nominare i membri delle commissioni e presiedere il Committee on Rules), ma circa quindici anni dopo questi poteri furono reintegrati nella carica grazie al presidente repubblicano Nicholas Longworth.

Il XX secolo ha visto altri due presidente di notevole rilievo: il primo è il democratico Sam Rayburn, che detiene il record come maggior numero di anni in carica, complessivamente diciassette, divisi nei periodi 19401947, 19491953, e 19551961. Rayburn, tra le altre cose, appoggiò vari provvedimenti di sostegno ai paesi esteri, in sostegno ai Presidenti Franklin D. Roosevelt and Harry Truman.

Il secondo è Tip O'Neill, anch'egli democratico, colui che ha ricoperto la carica di presidente per il maggior numero di anni consecutivi (dieci, dal 1977 al 1987). O'Neill si fece notare anche per i suoi aperti contrasti col Presidente Ronald Reagan su temi di politica interna e sulle spese militari.

Casi particolari nelle elezioniModifica

La storia della Camera dei rappresentanti riporta anche alcune elezioni del presidente decisamente travagliate.

Nel 1855 i due principali candidati a ricoprire la carica erano il repubblicano Prentiss Banks e il democratico William Aiken. Oltre a loro però, concorrevano altri diciannove candidati: la cosa provocò un'ovvia spaccatura di voto all'interno della Camera, che per due mesi restò bloccata a causa dell'impossibilità di eleggere un presidente. Alla fine si giunse all'accordo di eleggere una tantum lo speaker senza necessità di maggioranza assoluta, ma soltanto di maggioranza relativa: Banks la spuntò così, dopo ben 133 votazioni.

Una analoga situazione si presentò nel 1859, ma furono necessarie "solo" 54 votazioni per assegnare la carica al Repubblicano William Pennington.

Elezione meno travagliata ma estremamente importante nella storia americana fu quella del repubblicano Frederick H. Gillett nel 1923. Dopo varie votazioni né i Democratici né i Repubblicani erano riusciti a far eleggere i propri candidati, in quanto molti membri del Partito Progressista votavano altri candidati. I Repubblicani, in cambio della promessa di appoggio ai Progressisti su alcuni temi di futuro dibattito, ottennero i loro voti riuscendo a fare eleggere il proprio candidato. Nella storia degli Stati Uniti questo è l'unico caso di coalizione politica mai formatasi in ciascuna delle due Camere.

La prima donna a ricoprire questo incarico è stata la democratica Nancy Pelosi, eletta dal 110º Congresso il 4 gennaio 2007, con 233 voti a favore e 202 contrari.

Nel 2023, a 100 anni esatti dall’ultima volta, in seguito all’insediamento del 118º Congresso il 3 gennaio, è stato nuovamente necessario ricorrere a più votazioni (15) per eleggere lo Speaker dell’Assemblea[3]. Alla fine, quattro giorni dopo, è stato eletto il Repubblicano Kevin McCarthy, di poco sotto il numero necessario di voti nelle precedenti quattordici elezioni.[4]

Un ruolo di parteModifica

La Costituzione non stabilisce il ruolo politico del presidente, ma storicamente questo si è andato configurando come fortemente partigiano, molto diverso in questo dalla posizione super partes del presidente della Camera dei Comuni britannica.

Per tradizione lo speaker è il capo, o comunque un punto di riferimento, del partito di maggioranza della Camera. La sua importanza è ovviamente minore quando il Presidente degli Stati Uniti appartiene al suo stesso partito. Di contro, la sua importanza tende ad aumentare quando è del partito opposto.

Compiti dello speakerModifica

Lo speaker presiede le sedute della Camera, ma a volte lascia questo ruolo ad un compagno di partito: questi è solitamente una persona di esperienza, se i dibattiti in corso sono importanti; in caso contrario non è insolito venga nominato un presidente pro tempore di esperienza limitata, proprio per permettergli di "farsi le ossa".

I membri della Camera si rivolgono al presidente con gli appellativi di "mister speaker" o "madam speaker" (anche nel caso di un presidente pro tempore). Quando si ha la cosiddetta situazione di "Committee of the Whole" (ossia tutta la Camera agisce come un'unica Commissione) lo speaker ha il compito di eleggere un Presidente di Commissione che diriga i lavori.

Lo speaker seleziona nove dei tredici membri del Committee on Rules, ovviamente dietro approvazione del partito (i rimanenti quattro membri vengono designati dal partito di minoranza).

Quando una proposta di legge viene introdotta, lo speaker designa quale sarà la Commissione che se ne occuperà.

Lo speaker ha diritto di voto come gli altri membri, ma esercita questo diritto solo in pochi casi, ad esempio quando c'è una parità o per votazioni di grande importanza, come gli emendamenti costituzionali.

Lo speaker ha anche il compito di presiedere le sedute congiunte di Camera e Senato, tranne nel caso di sedute congiunte che prevedono conteggio di voti o dichiarazione dei risultati di una elezione presidenziale. Questo avviene in base al 12° emendamento, che prevede il diritto del Presidente del Senato, alla presenza delle Camere riunite, di aprire i certificati elettorali.

Compete allo speaker dirigere il lavoro degli impiegati della Camera: i commessi, il sergeant – at – arms (il responsabile della sicurezza), il capo dell'ufficio amministrativo ed il cappellano. Lo speaker può licenziare qualunque persona occupi uno di questi ruoli, ad eccezione del cappellano. Nomina anche lo "Storico della Camera" (persona deputata a studiare e documentare la storia della House of Representatives) e, insieme ai leader dei due partiti, anche l'ispettore generale della Camera.

Lo speaker è al secondo posto nella linea di successione presidenziale, dopo il vicepresidente e prima del Presidente pro tempore del Senato. Questa linea di successione viene ritenuta incostituzionale da alcuni giuristi. Nessuno speaker, comunque, si è mai ritrovato nel ruolo di Presidente degli Stati Uniti.

Lista degli speaker della Camera dei rappresentantiModifica

# Immagine Speaker Partito Stato Congressi Presidente Mandato
1   Frederick Muhlenberg
(1750 – 1801)
Federalista Pennsylvania
(1789 – 1791)
George Washington
(1789 – 1797)
1º aprile 1789-4 marzo 1791
2   Jonathan Trumbull, Jr.
(1740 – 1809)
Federalista Connecticut
(1791 – 1793)
24 ottobre 1791 – 4 marzo 1793
3   Frederick Muhlenberg
(1750 – 1801)
Federalista Pennsylvania
(1793 – 1795)
2 dicembre 1793 – 4 marzo 1795
4   Jonathan Dayton
(1760 – 1824)
Federalista New Jersey
(1795 – 1797)
7 dicembre 1795 – 4 marzo 1797
John Adams
(1797 – 1801)

(1797 – 1799)
15 maggio 1797 – 4 marzo 1799
5   Theodore Sedgwick
(1746 – 1813)
Federalista Massachusetts
(1799 – 1801)
2 dicembre 1799 – 4 marzo 1801
Thomas Jefferson
(1801 – 1809)
6   Nathaniel Macon
(1757 – 1837)
Democratico-Repubblicano Carolina del Nord
(1801 – 1803)
7 dicembre 1801 – 4 marzo 1803

(1803 – 1805)
17 ottobre 1803 – 4 marzo 1805

(1805 – 1807)
2 dicembre 1805 – 4 marzo 1807
7   Joseph Bradley Varnum
(1751 – 1821)
Democratico-Repubblicano Massachusetts 10º
(1807 – 1809)
26 ottobre 1807 – 4 marzo 1809
James Madison
(1809 – 1817)
11º
(1809 – 1811)
22 maggio 1809 – 4 marzo 1811
8   Henry Clay
(1777 – 1852)
Democratico-Repubblicano Kentucky 12º
(1811 – 1813)
4 novembre 1811 – 4 marzo 1813
13º
(1813 – 1815)
24 maggio 1813 – 19 gennaio 1814
9   Langdon Cheves
(1776 – 1857)
Democratico-Repubblicano Carolina del Sud 19 gennaio 1814 – 4 marzo 1815
10   Henry Clay
(1777 – 1852)
Democratico-Repubblicano Kentucky 14º
(1815 – 1817)
14 dicembre 1815 – 4 marzo 1817
James Monroe
(1817 – 1825)
15º
(1817 – 1819)
1º dicembre 1817 – 4 marzo 1819
16º
(1819 – 1821)
6 dicembre 1819 – 28 ottobre 1820
11   John W. Taylor
(1784 – 1854)
Democratico-Repubblicano New York 15 novembre 1820 – 4 marzo 1821
12   Philip Pendleton Barbour
(1783 – 1841)
Democratico-Repubblicano Virginia 17º
(1821 – 1823)
4 dicembre 1821 – 4 marzo 1823
13   Henry Clay
(1777 – 1852)
Democratico-Repubblicano Kentucky 18º
(1823 – 1825)
1º dicembre 1823 – 4 marzo 1825
John Quincy Adams
(1825 – 1829)
14   John W. Taylor
(1784 – 1854)
Repubblicano Nazionale New York 19º
(1825 – 1827)
5 dicembre 1825 – 4 marzo 1827
15   Andrew Stevenson
(1784 – 1857)
Democratico Virginia 20º
(1827 – 1829)
3 dicembre 1827 – 4 marzo 1829
Andrew Jackson
(1829 – 1837)
21º
(1829 – 1831)
7 dicembre 1829 – 4 marzo 1831
22º
(1831 – 1833)
5 dicembre 1831 – 4 marzo 1833
23º
(1833 – 1835)
2 dicembre 1833 – 2 giugno 1834
16   John Bell
(1796 – 1869)
Democratico Tennessee 2 giugno 1834 – 4 marzo 1835
17   James Polk
(1795 – 1849)
Democratico Tennessee 24º
(1835 – 1837)
7 dicembre 1835 – 4 marzo 1837
Martin Van Buren
(1837 – 1841)
25º
(1837 – 1839)
4 settembre 1837 – 4 marzo 1839
18   Robert M. T. Hunter
(1809 – 1887)
Whig Virginia 26º
(1839 – 1841)
16 dicembre 1839 – 4 marzo 1841
William Henry Harrison
(1841)
John Tyler
(1841 – 1845)
19   John White
(1802 – 1845)
Whig Kentucky 27º
(1841 – 1843)
31 maggio 1841 – 4 marzo 1843
20   John Winston Jones
(1791 – 1848)
Democratico Virginia 28º
(1843 – 1845)
4 dicembre 1843 – 4 marzo 1845
James Polk
(1845 – 1849)
21   John Wesley Davis
(1799 – 1859)
Democratico Indiana 29º
(1845 – 1847)
1º dicembre 1845 – 4 marzo 1847
22   Robert Charles Winthrop
(1809 – 1894)
Whig Massachusetts 30º
(1847 – 1849)
6 dicembre 1847 – 4 marzo 1849
Zachary Taylor
(1849 – 1850)
23   Howell Cobb
(1815 – 1868)
Democratico Georgia 31º
(1849 – 1851)
22 dicembre 1849 – 4 marzo 1851
Millard Fillmore
(1850 – 1853)
24   Linn Boyd
(1800 – 1859)
Democratico Kentucky 32º
(1851 – 1853)
1º dicembre 1851 – 4 marzo 1853
Franklin Pierce
(1853 – 1857)
33º
(1853 – 1855)
5 dicembre 1853 – 4 marzo 1855
25   Nathaniel P. Banks
(1816 – 1894)
Know Nothing Massachusetts 34º
(1855 – 1857)
2 febbraio 1856 – 4 marzo 1857
James Buchanan
(1857 – 1861)
26   James Lawrence Orr
(1822 – 1873)
Democratico Carolina del Sud 35º
(1857 – 1859)
7 dicembre 1857 – 4 marzo 1859
27   William Pennington
(1796 – 1862)
Repubblicano New Jersey 36º
(1859 – 1861)
1º febbraio 1860 – 4 marzo 1861
Abraham Lincoln
(1861 – 1865)
28   Galusha A. Grow
(1823 – 1907)
Repubblicano Pennsylvania 37º
(1861 – 1863)
4 luglio 1861 – 4 marzo 1863
29   Schuyler Colfax
(1823 – 1885)
Repubblicano Indiana 38º
(1863 – 1865)
7 dicembre 1863 – 4 marzo 1865
Andrew Johnson
(1865 – 1869)
39º
(1865 – 1867)
4 dicembre 1865 – 4 marzo 1867
40º
(1867 – 1869)
4 marzo 1867 – 3 marzo 1869
30   Theodore M. Pomeroy
(1824 – 1905)
Repubblicano New York 3 marzo 1869 – 4 marzo 1869
31   James G. Blaine
(1830 – 1893)
Repubblicano Maine 41º
(1869 – 1871)
Ulysses Grant
(1869 – 1877)
4 marzo 1869 – 4 marzo 1871
42º
(1871 – 1873)
4 marzo 1871 – 4 marzo 1873
43º
(1873 – 1875)
4 marzo 1873 – 4 marzo 1875
32   Michael C. Kerr
(1827 – 1876)
Democratico Indiana 44º
(1875 – 1877)
6 dicembre 1875 – 19 agosto 1876†
33   Samuel J. Randall
(1828 – 1890)
Democratico Pennsylvania 4 dicembre 1876 – 4 marzo 1877
Rutherford Hayes
(1877 – 1881)
45º
(1877 – 1879)
15 ottobre 1877 – 4 marzo 1879
46º
(1879 – 1881)
18 marzo 1879 – 4 marzo 1881
James Garfield
(1881)
Chester Arthur
(1881 – 1885)
34   J. Warren Keifer
(1836 – 1932)
Repubblicano Ohio 47º
(1881 – 1883)
5 dicembre 1881 – 4 marzo 1883
35   John G. Carlisle
(1834 – 1910)
Democratico Kentucky 48º
(1883 – 1885)
3 dicembre 1883 – 4 marzo 1885
Grover Cleveland
(1885 – 1889)
49º
(1885 – 1887)
7 dicembre 1885 – 4 marzo 1887
50º
(1887 – 1889)
5 dicembre 1887 – 4 marzo 1889
Benjamin Harrison
(1889 – 1893)
36   Thomas Brackett Reed
(1839 – 1902)
Repubblicano Maine 51º
(1889 – 1891)
2 dicembre 1889 – 4 marzo 1891
37   Charles Frederick Crisp
(1845 – 1896)
Democratico Georgia 52º
(1891 – 1893)
8 dicembre 1891 – 4 marzo 1893
Grover Cleveland
(1893 – 1897)
53º
(1893 – 1895)
7 agosto 1893 – 4 marzo 1895
38   Thomas Brackett Reed
(1839 – 1902)
Repubblicano Maine 54º
(1895 – 1897)
2 dicembre 1895 – 4 marzo 1897
William McKinley
(1897 – 1901)
55º
(1897 – 1899)
15 marzo 1897 – 4 marzo 1899
39   David B. Henderson
(1840 – 1906)
Repubblicano Iowa 56º
(1899 – 1901)
4 dicembre 1899 – 4 marzo 1901
Theodore Roosevelt
(1901 – 1909)
57º
(1901 – 1903)
2 dicembre 1901 – 4 marzo 1903
40   Joseph Gurney Cannon
(1836 – 1926)
Repubblicano Illinois 58º
(1903 – 1905)
9 novembre 1903 – 4 marzo 1905
59º
(1905 – 1907)
4 dicembre 1905 – 4 marzo 1907
60º
(1907 – 1909)
2 dicembre 1907 – 4 marzo 1909
William Howard Taft
(1909 – 1913)
61º
(1909 – 1911)
15 marzo 1909 – 4 marzo 1911
41   Champ Clark
(1850 – 1921)
Democratico Missouri 62º
(1911 – 1913)
4 aprile 1911 – 4 marzo 1913
Woodrow Wilson
(1913 – 1921)
63º
(1913 – 1915)
7 aprile 1913 – 4 marzo 1915
64º
(1915 – 1917)
6 dicembre 1915 – 4 marzo 1917
65º
(1917 – 1919)
2 aprile 1917 – 4 marzo 1919
42   Frederick Gillett
(1851 – 1935)
Repubblicano Massachusetts 66º
(1919 – 1921)
19 maggio 1919 – 4 marzo 1921
Warren Harding
(1921 – 1923)
67º
(1921 – 1923)
11 aprile 1921 – 4 marzo 1923
Calvin Coolidge
(1923 – 1929)
68º
(1923 – 1925)
3 dicembre 1923 – 4 marzo 1925
43   Nicholas Longworth
(1869 – 1931)
Repubblicano Ohio 69º
(1925 – 1927)
7 dicembre 1925 – 4 marzo 1927
70º
(1927 – 1929)
5 dicembre 1927 – 4 marzo 1929
Herbert Hoover
(1929 – 1933)
71º
(1929 – 1931)
15 aprile 1929 – 4 marzo 1931
44   John Nance Garner
(1868 – 1967)
Democratico Texas 72º
(1931 – 1933)
7 dicembre 1931 – 4 marzo 1933
Franklin D. Roosevelt
(1933 – 1945)
45   Henry Thomas Rainey
(1860 – 1934)
Democratico Illinois 73º
(1933 – 1935)
9 marzo 1933 – 19 agosto 1934†
46   Joseph W. Byrns
(1869 – 1936)
Democratico Tennessee 74º
(1935 – 1937)
3 gennaio 1935 – 4 giugno 1936†
47   William B. Bankhead
(1874 – 1940)
Democratico Alabama 4 giugno 1936 – 3 gennaio 1937
75º
(1937 – 1939)
5 gennaio 1937 – 3 gennaio 1939
76º
(1939 – 1941)
3 gennaio 1939 – 15 settembre 1940†
48   Sam Rayburn
(1882 – 1961)
Democratico Texas 16 settembre 1940 – 3 gennaio 1941
77º
(1941 – 1943)
3 gennaio 1941 – 3 gennaio 1943
78º
(1943 – 1945)
6 gennaio 1943 – 3 gennaio 1945
79º
(1945 – 1947)
3 gennaio 1945 – 3 gennaio 1947
Harry Truman
(1945 – 1953)
49   Joseph W. Martin, Jr.
(1884 – 1968)
Repubblicano Massachusettsì 80º
(1947 – 1949)
3 gennaio 1947 – 3 gennaio 1949
50   Sam Rayburn
(1882 – 1961)
Democratico Texas 81º
(1949 – 1951)
3 gennaio 1949 – 3 gennaio 1951
82º
(1951 – 1953)
3 gennaio 1951 – 3 gennaio 1953
Dwight Eisenhower
(1953 – 1961)
51   Joseph W. Martin, Jr.
(1884 – 1968)
Repubblicano Massachusetts 83º
(1953 – 1955)
3 gennaio 1953 – 3 gennaio 1955
52   Sam Rayburn
(1882 – 1961)
Democratico Texas 84º
(1955 – 1957)
3 gennaio 1955 – 3 gennaio 1957
85º
(1957 – 1959)
3 gennaio 1957 – 3 gennaio 1959
86º
(1959 – 1961)
7 gennaio 1959 – 3 gennaio 1961
87º
(1961 – 1963)
3 gennaio 1961 – 16 novembre 1961†
John F. Kennedy
(1961 – 1963)
53   John W. McCormack
(1891 – 1980)
Democratico Massachusetts 10 gennaio 1962 – 3 gennaio 1963
88º
(1963 – 1965)
9 gennaio 1963 – 3 gennaio 1965
Lyndon Johnson
(1963 – 1969)
89º
(1965 – 1967)
4 gennaio 1965 – 3 gennaio 1967
90º
(1967 – 1969)
10 gennaio 1967 – 3 gennaio 1969
91º
(1969 – 1971)
3 gennaio 1969 – 3 gennaio 1971
Richard Nixon
(1969 – 1974)
54   Carl Albert
(1908 – 2000)
Democratico Oklahoma 92º
(1971 – 1973)
21 gennaio 1971 – 3 gennaio 1973
93º
(1973 – 1975)
3 gennaio 1973 – 3 gennaio 1975
Gerald Ford
(1974 – 1977)
94º
(1975 – 1977)
14 gennaio 1975 – 3 gennaio 1977
55   Tip O'Neill
(1912 – 1994)
Democratico Massachusetts 95º
(1977 – 1979)
4 gennaio 1977 – 3 gennaio 1979
Jimmy Carter
(1977 – 1981)
96º
(1979 – 1981)
15 gennaio 1979 – 3 gennaio 1981
97º
(1981 – 1983)
5 gennaio 1981 – 3 gennaio 1983
Ronald Reagan
(1981 – 1989)
98º
(1983 – 1985)
3 gennaio 1983 – 3 gennaio 1985
99º
(1985 – 1987)
3 gennaio 1985 – 3 gennaio 1987
56   Jim Wright
(1922 – 2015)
Democratico Texas 100º
(1987 – 1989)
6 gennaio 1987 – 3 gennaio 1989
101º
(1989 – 1991)
3 gennaio 1989 – 6 giugno 1989
George H. W. Bush
(1989 – 1993)
57   Tom Foley
(1929 – 2013)
Democratico Washington 6 giugno 1989 – 3 gennaio 1991
102º
(1991 – 1993)
3 gennaio 1991 – 3 gennaio 1993
103º
(1993 – 1995)
5 gennaio 1993 – 3 gennaio 1995
Bill Clinton
(1993 – 2001)
58   Newt Gingrich
(1943)
Repubblicano Georgia 104º
(1995 – 1997)
4 gennaio 1995 – 3 gennaio 1997
105º
(1997 – 1999)
7 gennaio 1997 – 3 gennaio 1999
59   Dennis Hastert
(1942)
Repubblicano Illinois 106º
(1999 – 2001)
6 gennaio 1999 – 3 gennaio 2001
107º
(2001 – 2003)
3 gennaio 2001 – 3 gennaio 2003
George W. Bush
(2001 – 2009)
108º
(2003 – 2005)
7 gennaio 2003 – 3 gennaio 2005
109º
(2005 – 2007)
3 gennaio 2005 – 3 gennaio 2007
60   Nancy Pelosi
(1940)
Democratico California 110º
(2007 – 2009)
4 gennaio 2007 – 3 gennaio 2009
111º
(2009 – 2011)
6 gennaio 2009 – 3 gennaio 2011
Barack Obama
(2009 – 2017)
61   John Boehner
(1949)
Repubblicano Ohio 112º
(2011 – 2013)
5 gennaio 2011 – 3 gennaio 2013
113º
(2013 – 2015)
3 gennaio 2013 – 3 gennaio 2015
114º
(2015 – 2017)
3 gennaio 2015 – 29 ottobre 2015
62   Paul Ryan
(1970)
Repubblicano Wisconsin 30 ottobre 2015 – 3 gennaio 2017
115º
(2017 – 2019)
3 gennaio 2017 – 3 gennaio 2019
Donald Trump
(2017 – 2021)
63   Nancy Pelosi
(1940)
Democratico California 116º
(2019 – 2021)
3 gennaio 2019 – 3 gennaio 2021
117º
(2021 – 2023)
3 gennaio 2021 – 3 gennaio 2023
Joe Biden
(Dal 2021)
64   Kevin McCarthy
(1965)
Repubblicano California 118º
(Dal 2023)
Dal 7 gennaio 2023

NoteModifica

  1. ^ (EN) Geoff Earle, The last time the Speaker vote went this long it took 44 rounds, su Mail Online, 6 gennaio 2023. URL consultato il 7 gennaio 2023.
  2. ^ (EN) Christina Wilkie,Chelsey Cox, Live updates: GOP leader McCarthy elected House Speaker on 15th vote in historic run, su CNBC. URL consultato il 7 gennaio 2023.
  3. ^ Il voto per il nuovo speaker della Camera è diventato un gran problema per i Repubblicani, su www.ilpost.it, Il Post, 3 gennaio 2022.
  4. ^ La sofferta vittoria di McCarthy, Trump: "Il partito repubblicano si è unito per lui", su www.rainews.it, Rai News, 7 gennaio 2022.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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