Transizione spagnola


Con transizione spagnola o transizione democratica, si intende il periodo storico in cui la Spagna abbandonava il regime dittatoriale del Generale Francisco Franco, passando a una Costituzione che consacrava uno Stato sociale, democratico e di diritto.

Bandiera della Spagna dal 1977 al 1981
Stemma della Spagna durante il periodo della Transizione

La transizione viene ricompresa negli anni 1975-1979, tra la proclamazione di Juan Carlos I di Borbone come re di Spagna il 22 novembre 1975, le prime elezioni generali del 1977, l'entrata in vigore della Costituzione il 29 dicembre 1978 e il 1º marzo 1979, data delle elezioni della prima legislatura.

Altri storici giungono fino a ricomprendere l'intera prima legislatura, il 28 ottobre 1982, quando termina il governo dell'Unione del Centro Democratico, partito che promosse l'approvazione della Costituzione del 1978, nella cui elaborazione partecipò con tre dei sette relatori incaricati della redazione del testo, e inizia il governo del PSOE.

Visita in Spagna del presidente statunitense Ronald Reagan nel 1981, poco dopo il fallito colpo di Stato spagnolo del 1981.

ContestoModifica

La Rivoluzione portoghese dei garofaniModifica

 Voce principale: Rivoluzione dei garofani.

Il 25 aprile 1974 in Portogallo un'insurrezione militare provoca la caduta della dittatura dell'Estado Novo sorto nel 1933, dando origine ad una repubblica presidenziale democratica. La caduta del regime portoghese suscita una forte inquietudine tra i franchisti, con manifestazioni di massa a favore della rivoluzione. Il 1º maggio 1974, più di un milione di persone marciano per le strade di Lisbona le cui immagini furono viste dal principe Juan Carlos, manifestando una forte inquietudine per un paese che, alla ricerca di una maggior giustizia sociale, si spostava politicamente verso una sinistra con una presenza considerevole di comunisti.

La situazione del Portogallo e della vicina Spagna, all'inizio della loro transazione democratica, presentavano sia differenze, che similitudini:

  • Le dittature portoghese e spagnola erano le più longeve d'Europa; quella portoghese sorse nel 1933, mentre quella spagnola fu instaurata attraverso il colpo di Stato del 1936 e la successiva guerra civile, con l'appoggio del neo regime totalitario portoghese.
  • Le forze democratiche di destra, o conservatrici, portoghesi, praticamente inesistenti alla vigilia dei cambiamenti sociali e politici che si stavano avvicendando, raggiunsero, nelle prime elezioni democratiche, il 42,9% dei voti.
  • La sinistra, con la miglior organizzazione e il maggiore appoggio in entrambi i paesi, era rappresentata dai comunisti, il portoghese PCP e lo spagnolo PCE, mentre i socialisti iniziano a riorganizzarsi solo nel corso degli anni settanta.
  • L'importante presenza di nuove classi medie che chiedevano un cambiamento pacifico e maggior giustizia sociale, tra le altre cose, a causa dell'esperienza della guerra civile in Spagna o della guerra coloniale del Portogallo.
  • Il fallimento della partecipazione sociale in entrambi i sistemi a partito unico.
  • Era fallita il tentativo riformista di proseguire con il regime a partito unico attraverso una serie di cambiamenti, adottata dai governi di Arias Navarro (1974-1976) e Marcello Caetano (1968-1974).
  • Sia il PSOE con il suo sindacato UGT, che il PCE con il CCOO, in un primo momento ritennero giusto il modello di rottura dal passato e la formazione di un governo provvisorio.
  • Tra le forze armate sorgono nuove organizzazioni che sostengono i cambiamenti: in Portogallo il Movimento delle Forze Armate portoghesi, mentre in Spagna l'Unione Militare Democratica o l'Unione Democratica dei Soldati.
  • Molti mezzi di comunicazione di entrambi i paesi vennero censurati in quanto appoggiavano e difendevano i nuovi cambiamenti politici e sociali.
 
Monumento commemorativo a Grândola.
  • La veloce decolonizzazione del Sahara occidentale venne influenzata dalla contemporanea e rapida decolonizzazione portoghese, che aveva sofferto molto di più le conseguenze di una lunga guerra coloniale in Africa con 100.000 disertori e con una guerra, praticamente persa contro la guerriglia.

La transizione aveva suscitato preoccupazione anche nelle cancellerie occidentali: Willy Brandt sosteneva che, quanto più la sinistra si fosse inserita in Portogallo, tanto più la destra si sarebbe inserita in Spagna. Henry Kissinger si espresse nella stessa direzione, mostrandosi d'accordo sul fatto che non si dovesse ripetere nel paese vicino, non era accettabile che di fronte alla morte di Franco, non fosse presente un'opposizione moderata. È proprio durante questi anni che la Piattaforma Democratica guidata dal PSOE si affianca, quasi alla pari, di fronte alla Giunta Democratica del PCE.

La morte del CaudilloModifica

 Voci principali: Caudillo, Francisco Franco.

Dopo l'attentato dell'Eta del 20 dicembre 1973, dove perse la vita il primo ministro e capo del governo, l'ammiraglio Carrero Blanco, e la malattia di Franco, gran parte del potere era nelle mani del franchista Carlos Arias Navarro, nuovo presidente del governo. Cercò di introdurre alcune riforme all'interno del decadente regime, trovandosi a lottare tra le sue due fazioni: gli ortodossi del franchismo e gli aperturisti che promuovevano una transizione verso un regime democratico con elezioni libere. Per qualche mese, nel 1974, Juan Carlos divenne anche capo dello Stato supplente per la malattia di Franco. Nell'autunno del 1975 Franco entra in coma, e si sospetta che fu tenuto in vita artificialmente per alcune settimane, fino alla data ufficiale della morte, il 20 novembre 1975. Il cosiddetto Consiglio di Reggenza assunse, in maniera transitoria, le funzioni di Capo dello Stato, fino al 22 novembre 1975, giorno in cui Juan Carlos I di Borbone venne proclamato re davanti alle Cortes e al Consiglio del Regno.

Il ruolo politico del Re Juan Carlos IModifica

 Voce principale: Juan Carlos I di Spagna.

Due giorni dopo la morte di Franco, Don Juan Carlos di Borbone, il 22 novembre 1975, divenne Capo di Stato, proclamato re, in virtù della Legge sulla Successione nel Comando dello Stato. Fino a quel momento, il principe si era mantenuto discretamente in secondo piano, seguendo il modello di Franco. La sparizione del Caudillo, tuttavia, avrebbe permesso a Don Juan Carlos di agevolare, come Re di Spagna, l'introduzione di un sistema politico democratico nel paese. Questo progetto raccoglieva ampi consensi sia dentro che fuori la Spagna: i paesi occidentali, un settore importante del capitalismo spagnolo ed internazionale, la maggior parte dell'opposizione al franchismo ed una parte crescente del proprio regime franchista.

Nonostante ciò, la transizione dovette superare le resistenze originate dal proprio regime, in uno sfondo di tensioni causate da gruppi radicali di estrema sinistra e da gruppi franchisti di estrema destra. Questi ultimi, inoltre, avevano un forte appoggio all'interno dell'esercito. Questi gruppi minacciavano di deteriorare la situazione politica all'eccesso, dando inizio ad un processo involutivo.

La realizzazione di questo progetto richiedeva che l'opposizione controllasse i propri sostenitori, in modo da evitare qualsiasi provocazione e che l'esercito non cedesse alla tentazione di intervenire nel processo politico per salvare le strutture franchiste. La condotta politica di Don Juan Carlos e dei suoi collaboratori si mosse in questa doppia direzione.

Davanti alla nuova tappa storica che si apriva, c'erano tre atteggiamenti chiaramente diversi:

  • I sostenitori del regime franchista (conosciuti come ultras o el búnker), difensori del mantenimento della "legalità franchista", o come molti, della sua attuazione. Nonostante lo scarso appoggio sociale, l'esercito aveva un peso rilevante, insieme ad un organo fondamentale all'interno dell'organizzazione dello Stato, il Consiglio del Regno.
  • L'opposizione democratica, organizzata inizialmente in due associazioni di partiti politici, la Giunta Democratica e la Piattaforma di Convergenza Democratica, nota come Platajunta. Questa difendeva la frattura legale con il regime franchista per passare direttamente ad uno Stato democratico.
  • Altri esponenti moderati del Movimiento Nacional come Torcuato Fernández-Miranda Hevia, professore di Diritto Politico di Juan Carlos I, e l'ex ministro Manuel Fraga Iribarne, sostenevano di riformare le Leggi Fondamentali del Movimento mediante nuove disposizioni, per giungere così alla democrazia evitando vuoti legali.

Juan Carlos inizia così il suo regno senza uscire dai binari della "legalità franchista". Giurò così fedeltà ai princìpi del Movimiento, prese possesso della corona davanti alle Cortes franchiste e rispettò la Legge Organica dello Stato del 1966 per la nomina del suo primo Capo di Stato. Nonostante ciò, già nel suo discorso davanti alle Cortes si mostrò aperto ad una trasformazione del sistema politico spagnolo.

Governo di Arias NavarroModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Navarro III.

Lo stesso Carlos Arias Navarro presiedette il primo governo di Don Juan Carlos. Per questa nomina il re si è adattato ai modelli della Legge Organica dello Stato: il Consiglio del Regno propose una lista di candidati affini al franchismo, e, tra questi, il re scelse Arias Navarro. Nel corso dei primi istanti del suo mandato, il re colloca uno dei suoi fedeli collaboratori alla presidenza del Consiglio del Regno e delle Cortes Españolas, Torcuato Fernández-Miranda Hevia, un vecchio franchista che, nonostante questo, condivideva con il monarca la necessità che la Spagna sviluppasse un sistema democratico apportando le sue solide conoscenze giuridiche a questo progetto.

Purtroppo, la nomina di Arias Navarro mostrava al popolo che non vi era un reale interesse politico verso grandi trasformazioni politiche. Nonostante ciò, per iniziativa reale e del presidente del Consiglio del Regno, entrarono a far parte del nuovo governo ministri chiaramente riformisti, come Manuel Fraga Iribarne (Ministro del Governo), José María de Areilza (Ministro degli Affari Esteri) e Antonio Garrigues (Ministro della Giustizia). Questi avevano rifiutato al momento lo Statuto delle Associazioni di Movimento. Si fece anche affidamento sulla presenza del democristiano Alfonso Osorio, come Ministro della Presidenza e di due esperti nell'apparato del movimento: Rodolfo Martín Villa (Ministro dei Sindacati) e Adolfo Suárez (Ministro del Movimento). Per mantenere l'equilibrio, venne nominato come vicepresidente per la Difesa un militare incondizionatamente franchista: il generale Fernando de Santiago y Díaz de Mendívil.

La timida riforma politica promossa da questo gabinetto fu limitata alle leggi di Riunione, di manifestazioni e di Associazioni politiche. La legge di Riunione e Manifestazione ampliava la libertà di riunirsi, senza che fosse necessaria un'autorizzazione. La legge delle Associazioni Politiche, consentiva la creazione di gruppi politici, anche senza il forma legale di partito politico; inoltre, dovevano accettare i principi del Movimento e le Leggi Fondamentali. A questo si iscrissero solamente sette associazioni.

Il nuovo governo doveva affrontare una situazione molto difficile. Il malcontento dell'opposizione stava aumentando, le manifestazioni per petizioni di amnistia erano frequenti, e, nel Paese basco la tensione cresceva incessantemente. Soprattutto l'ETA ed in misura minore altri gruppi armati, continuavano con gli attentati, mentre si manifestavano molteplici atti di protesta popolare.

 
Immagine del regime franchista

Eventi di VitoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Strage di Vitoria.

Durante il mese di gennaio 1976, circa 6.000 lavoratori, iniziarono uno sciopero a Vitoria, contro il decreto sui limiti salariali ed in difesa di migliori condizioni di lavoro. Due mesi dopo, il 3 marzo 1976, convocavano per la terza volta uno sciopero generale al quale parteciparono la stragrande maggioranza dei lavoratori. Lo stesso giorno la polizia armata entrò nella Chiesa di San Francisco de Vitoria, nella quale era prevista un'assemblea di lavoratori e, rinnegando la decisione del parroco e del contenuto del Concordato, minacciò lo sfratto. Solo qualche secondo dopo la polizia sparò, in un recinto chiuso e stipato di persone, gas lacrimogeni provocando indignazione e soprattutto panico. Quelli che uscirono sul davanti, mezzo soffocati e con i fazzoletti sulla bocca, furono brutalmente bastonati dalla polizia dai lati, mentre i camerati di fronte sparavano con mitra e pistole. Rimasero uccisi Pedro María Martínez Ocio, lavoratore delle Forjas Alavesas, di 27 anni, Francisco Aznar Clemente, panettiere e studente, di 17 anni, Romualdo Barroso Chaparro, di Agrator, di 19 anni, e José Castillo, di Basa (Grupo Arregui), di 32 anni. Due mesi dopo morirà Bienvenido Pereda, lavoratore del Grupos Diferenciales, di 30 anni. Due operai furono assassinati direttamente sul luogo dei fatti, quattro feriti gravemente, di cui tre moriranno, più di sessanta feriti gravi, metà dei quali con ferite da pallottola e centinaia di feriti lievi.

Il sabato, Manuel Fraga Iribarne, allora Ministro del Governo e dell'interno, insieme a Rodolfo Martín Villa, Ministro delle relazioni Sindacali ed al Generale Campano, direttore della Guardia Civil, cercarono, visitando i feriti, di ridurre l'impatto di una decisione che svelava al mondo intero il vero volto, crudele e barbaro, della dittatura che essi rappresentavano. Quel giovedì, il Segretario generale del SPD della Germania cancellava la visita con Fraga, il quale partecipava ad una campagna diplomatica per "vendere" a livello internazionale la riforma approvata dalla monarchia, smascherata dal comportamento criminale della polizia.

Questi incidenti accelerarono l'azione dell'opposizione democratica e la sua unità di azione. La Giunta Democratica e la Piattaforma di Convergenza si fusero nel Coordinamento Democratico o Platajunta il 26 marzo 1976. Questa nuova giunta fu in grado di esercitare una maggiore pressione politica sul governo, reclamando l'amnistia, la libertà sindacale, la democrazia e il rifiuto delle leggi riformiste.

La processione di MontejurraModifica

Un attacco armato[1][2], avvenuto a Montejurra il 9 maggio 1976, fu organizzato dal SECED,[3] con il nullaosta governativo, utilizzando una delle correnti politiche carliste con la cosiddetta Operazione Riconquista, concludendosi con due morti di fronte alla passività ed alla collaborazione della Guardia Civile. A partire dagli anni quaranta, a Montejurra, monte consacrato al carlismo, viene celebrata annualmente una Via Crucis. Quando stava per iniziare la processione dal monastero di Iratxe, un gruppo di favoreggiatori di Sesto di Borbone attaccarono con pietre e colpi di manganello le persone riunite, sostenitori di Carlos Hugo, davanti all'impassibilità della Guardia Civile e della Polizia Armata. Uno degli aggressori estrasse una pistola e sparò, ferendo a morte un carlista.

Poco dopo l'inizio dell'ascensione al monte, quasi all'arrivo in cima, i carlisti si imbatterono in un altro gruppo armato che, dopo aver discusso violentemente, sparò una serie di colpi e raffiche contro i pellegrini. Il risultato fu di un morto con una pallottola al cuore e vari feriti.

L'opposizione democratica accusò il Governo di connivenza con gli aggressori, basandosi sull'incapacità di mantenere l'ordine pubblico, nonostante l'ampia presenza di polizia, sulla facilità con cui gli assassino poterono fuggire, e sul fatto che non giunsero ad essere sottoposti a giudizio, in quanto beneficiarono dell'amnistia politica del 1977.

La scalata del terrorismo: ETA, GRAPO e l'estrema destraModifica

 
Bandiera del GRAPO.

i tre gruppi terroristici principali attivi in questo periodo erano:

  • il gruppo maoista del GRAPO: gli attentati erano rivolti contro le forze armate e di sicurezza definite come strumenti di repressione di uno stato capitalista ed oppressore, che ingannava il popolo lavoratore, sia attraverso la dittatura, che con la falsa democrazia occidentale, liberale e borghese.
  • L'ETA, organizzazione nazionalista basca e marxista-leninista rivoluzionaria che organizzò attacchi terroristici contro lo Stato centrale spagnolo ed esponenti del regime franchista.
  • I gruppi di terrorismo tardo-franchista, che adottavano diversi nomi, nonostante condividessero gli stessi pensieri e scopi: attaccavano soprattutto i comunisti, le organizzazioni e qualsiasi individuo fosse a loro collegato.

Dall'altro lato, i gruppi di opposizione si dimostravano sempre più impazienti, chiedendo che il regime franchista venisse smantellato nel minor tempo possibile. La riunione delle forze politiche dell'opposizione nel marzo 1976 diede origine alla creazione del Coordinamento Democratico. In questo modo l'opposizione boicottava i tentativi del governo di dividerla, attirando a sé i settori più moderati, lasciando il PCE, gli altri gruppi di sinistra ed i nazionalisti catalani e baschi nell'illegalità. Anche l'opposizione moderò il suo discorso, esigendo una rottura o una riforma patteggiata che l'avvicinasse di fatto ai progetti riformisti del governo.

Al contrario i freni del governo nel guidare il cambiamento politico, diventarono sempre più evidenti. Arias Navarro, molto sensibile alle pressioni del búnker, si trovava scarso margine di manovra di fronte agli elementi riformisti del proprio gabinetto, mentre questi si scontravano con le Cortes franchiste nei loro primi tentativi riformisti: nel giugno 1976, dopo la pubblicazione della Legge sul diritto di associazione dei partiti politici, dai quali rimanevano esclusi i partiti comunisti, vennero insoddisfatti gli intenti di Fraga e Areilza di modificare il Codice penale, che considerava criminale l'affiliazione a qualsiasi partito politico. Nonostante le pressioni di Fernández Miranda, il 30 giugno 1976 non ne permisero l'approvazione. Il processo verso un cambiamento di governo era ormai inevitabile, e lo stesso Re, dopo essersi dichiarato pienamente favorevole alla creazione di un sistema democratico in Spagna durante un viaggio negli Stati Uniti, decise il 5 luglio 1976, di pretendere le dimissioni di Carlos Arias.

Il re, il 1º luglio 1976, forzò le dimissioni di Arias Navarro a causa della sua incapacità di affrontare sia i gravi problemi di ordine pubblico[4] che al rifiuto di smantellare definitivamente il regime franchista.

Governo di Adolfo SuárezModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Governo Suárez I.

Torcuato Fernández-Miranda Hevia, presidente del Consiglio del Regno, ottenne che, nella nuova terna di candidati alla presidenza del governo, entrasse lo stesso segretario generale del Movimiento, Adolfo Suárez González, il quale avrebbe dovuto realizzare un'operazione politica estremamente difficile: convincere i politici del sistema franchista insediati nelle Cortes Españolas a smantellare il sistema stesso. In questo modo veniva formalmente rispettata la legalità franchista e si evitava, per quanto possibile, il pericolo di un intervento dell'esercito nel corso del processo di transizione.

Fraga e Areilza si autoesclusero dal nuovo governo, mentre la rappresentanza militare non raccolse l'invito di mettersi da parte. Molti dei nuovi ministri appartenevano già ad associazioni politiche protette dalla nuova legge. Il 6 luglio 1976, Adolfo Suárez presentò in televisione un programma politico molto chiaro basato su due punti:

  • Elaborazione di una Legge sulla Riforma Politica, che, una volta approvata dalle Corti e dagli spagnoli nel Referendum, avrebbe permesso di attivare un processo costituente, per realizzare un sistema di democrazia liberale.
  • Convocazione di elezioni democratiche entro il 30 giugno 1977.

Per raggiungere il suo obiettivo, Suárez doveva convincere l'opposizione e l'esercito a non interrompere il processo; inoltre doveva controllare la situazione nel Paese basco, ormai insostenibile. Nonostante tutto, il progetto di Suárez venne applicato senza ritardi tra giugno 1976 e il giugno 1977.

Programma politico di SuárezModifica

Nel corso di questo breve periodo, Suárez si mosse su vari fronti per realizzare il progetto riformista:

La Legge sulla Riforma PoliticaModifica

Il progetto, elaborato dal governo nel settembre 1976, doveva aprire la porta ad un sistema di democrazia parlamentare. Non definiva e delimitava ciò che sarebbe diventato il nuovo sistema politico, semplicemente eliminava gli ostacoli posti dal regime franchista all'insediamento di un sistema democratico. In realtà, era l'atto di liquidazione del franchismo approvato proprio dalle Cortes Españolas. Durante il mese di novembre la legge venne discussa dalle Cortes, che, sotto la presidenza di Fernández Miranda, venne approvata con 425 voti a favore, 59 contro e 13 astenuti. Il governo voleva legittimare questa operazione sottoponendo la nuova legge ad un Referendum, a cui partecipò il 77,72% dell'elettorato, di cui il 94% diede l'approvazione.

A partire da questo momento il processo elettorale era già aperto[5] per scegliere i deputati delle Corti Costituenti, incaricate di elaborare una nuova Costituzione.

Suárez aveva un problema importante da risolvere: l'assimilazione dell'opposizione clandestina nel processo di democratizzazione, ormai attivato. Per questo affrontò uno dei problemi più delicati, la legalizzazione delle forze di opposizione.

L'8 febbraio 1977 viene approvato un decreto legge sulla Riforma Politica, e, successivamente, nel marzo 1977, venne legalizzata gran parte dei partiti politici, mentre con un altro decreto legge vennero stabiliti i requisiti per la loro legalizzazione. In caso di dubbi, il Ministero degli Interni rimetterà la documentazione al Tribunale Supremo affinché decida.

Fu necessario riformare anche il Codice Penale, che considerava sanzionabili alcune questioni fondamentali, come l'appartenenza ai partiti politici, e proibiva di associarsi in quanto:

  • La sovversione dell'ordine pubblico o l'attacco dell'unità della patria. Così venivano incluse tutte le associazioni di carattere nazionalista periferico, non spagnolo.
  • Sottomettersi ad una disciplina internazionale, con l'intenzione di stabilire un regime totalitario. Questa proibizione era stata approvata, in particolare, contro il PCE, che dipendeva in un certo modo dall'Unione Sovietica, nonostante si trovasse già nella corrente riformista dell'eurocomunismo, e che pretendeva di imporre in Spagna una democrazia proletaria.

Con questi cambiamenti vennero legalizzati tutti i partiti e le organizzazioni più importanti:

Il PCE, dopo un ricorso al Tribunale Supremo, dichiarò che avrebbe rispettato la riforma costituente e la legalità, si accordò attraverso la mediazione del proprio leader, Santiago Carrillo e con il governo, accettando di abbandonare la restaurazione di una repubblica per la monarchia. Suárez, approfittò delle vacanze della Settimana Santa per legalizzarlo, sciogliere il suo stesso partito unico della dittatura, il Movimiento, e minimizzare l'impatto della decisione. Anche così il Ministro della Marina si dimise immediatamente e lo stesso Manuel Fraga Iribarne giunse a considerarlo come un vero colpo di Stato. Quel giorno venne chiamato, con una certa ironia, il Sabato Santo Rojo[6] Due giorni dopo venne legalizzato anche il Partito Socialista Unificato di Catalogna (PSUC).

Altri partiti importanti furono la Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), di ideologia di corte nazionalista catalana e repubblicana, che aveva già governato nella deposta generalità di catalogna durante la Seconda Repubblica; Euskadiko Ezquerra (EE), che anni dopo si integrerà al PSOE.

Il Governo e l'opposizioneModifica

Per dare credibilità al suo progetto, il governo adotta una serie di misure politiche. Nel luglio 1976 vi fu un'amnistia politica parziale, ampliata nel marzo 1977, e portata a termine nel maggio 1977. Nel dicembre 1976 il Tribunale di Ordine Pubblico si scioglie. Nel marzo 1977 viene riconosciuto il diritto di base di sciopero ed in aprile 1977 viene sancita la libertà sindacale. Viene anche emanata una Legge Elettorale con le condizioni necessarie per adeguarsi a quelle dei paesi con un sistema di democrazia liberale e parlamentare.

Con tutte queste misure, Suárez metteva in atto le condizioni volute dai gruppi all'opposizione, a partire dal 1974. Queste si erano riunite nel novembre 1976 per creare una piattaforma di organizzazioni democratiche. Suárez aveva iniziato i suoi contatti politici nell'agosto 1976, con l'opposizione, incontrando Felipe González, Segretario Generale del PSOE. La disponibilità del leader socialista diede a Suárez il coraggio di portare avanti il suo progetto politico, ma tutto il mondo avvertiva chiaramente che il grande problema per la normalizzazione politica del paese era il riconoscimento del PCE. Questo costituiva, in quel momento, il gruppo politico più organizzato e con maggior numero di militanti dell'opposizione, ma in un incontro con i comandi più distaccati dell'esercito, nel settembre 1976, venne chiaramente manifestata l'opposizione alla legalizzazione del PCE.

Nel dicembre 1976, il PSOE celebrava a Madrid il suo XXVII Congresso, ed a staccarsi dalla linea del PCE, affermando voler partecipare alla prossima convocazione elettorale per le Corti Costituenti. All'inizio del 1977, anno previsto per convocare le elezioni generali, Suárez decise ad affrontare il problema del PCE. Nel febbraio 1977 intervistò Santiago Carrillo, Segretario Generale del PCE, disponibile ad offrire, senza contropartite, un patto sociale, per il periodo successivo alle elezioni.

Il 24 gennaio 1977 ha luogo la Mattanza di Atocha, l'attentato più significativo dell'estrema destra ad un ufficio del Diritto del lavoro collegato al Partito Comunista di Spagnolo, nella madrilena strada di Atocha, dove furono assassinati cinque militanti e altri quattro vennero feriti gravemente. Questo attentato criminale e fascista fu la causa della prima manifestazione di massa della sinistra nel paese della Seconda Repubblica. Questo, e la freddezza mantenuta da parte di Santiago Carrillo, spinsero Suárez a portare a termine la polemica legalizzazione di quel partito.

I rapporti con i militariModifica

Adolfo Suárez conosceva bene il cosiddetto búnker, un gruppo di autorità, composto tra gli altri da José Antonio Girón e Blas Piñar, appoggati dal quotidiano El Alcázar . Inoltre il grappo aveva contatti molto stretti con alti ufficiali dell'esercito. Queste forze reazionarie e fasciste, potevano costituire un ostacolo insuperabile, e addirittura un pericolo di colpo di stato, per l'instaurazione di un regime di governo militare.

Per uscire da questa difficoltà, Suárez cercò l'appoggio dei militari liberali del circolo del generale Díez-Alegría, cercando di collocarli in posti di responsabilità, come il Generale Manuel Gutiérrez Mellado. Tuttavia, nel luglio 1976, il vicepresidente per gli affari della difesa era ancora il Generale Fernando de Santiago, che apparteneva al nucleo reazionario fascista. Nel settembre 1976 De Santiago, inquieto per la prima amnistia, si oppose frontalmente alla Legge sulla Libertà Sindacale. Il 21 settembre 1976, Suárez destituì De Santiago e nominò al suo posto il Generale Manuel Gutiérrez Mellado, il che produsse numerosi scontenti tra le forze armate, e, la legalizzazione del PCE, mesi più tardi, portò alle dimissioni immediate del Ministro della Marina.

Tuttavia, nel frattempo, Gutiérrez Mellado fu in grado con di promuovere ufficiali sostenitori della riforma e per sostituire i comandi delle forze di sicurezza, Polizia Armata e Guardia Civil, con i sostenitori del nuovo regime.

Suárez voleva dimostrare all'esercito che la normalizzazione politica del paese non implicava né l'anarchia né la rivoluzione, facendo affidamento sulla collaborazione di Santiago Carrillo, ma i gruppi terroristi non mollavano la presa, ne a destra, ne a sinistra.

L'inasprimento del terrorismoModifica

In questo periodo, il Paese Basco, fu oggetto di un'attività politica fuori dal comune. Le rivendicazioni di un'amnistia politica, soprattutto la proclamazione della settimana pro-amnistia dall'8 al 15 maggio 1976, durante la quale morirono sette persone a causa della repressione[7], obbligarono Adolfo Suárez a concederla in diverse tappe, fino all'amnistia totale del maggio 1977. Tuttavia, gli scontri continui tra polizia e manifestanti non aiutavano a rasserenare gli animi. L'ETA, dopo una certa tregua nell'estate del 1976, in ottobre riprese gli attentati. Il 4 ottobre 1976 l'ETA uccide, a San Sebastián, Juan María de Araluce y Villar, consigliere del Regno. Fu soprattutto tra dicembre e gennaio che si scatenò un insieme di azioni violente che condussero il paese in una situazione politica estremamente instabile e rischiosa.

Il GRAPO agì, piazzando diverse bombe, ed attraverso il sequestro di due importanti personalità del regime: il Presidente del Consiglio dello Stato, José María de Oriol, ed il Generale Villaescusa, Presidente del Consiglio Superiore di Giustizia Militare. La Mattanza di Atocha avviene durante questi sequestri, quando un comando di estrema destra uccide nella capitale, cinque avvocati del PCE. Alcuni giorni prima, due studenti vennero uccisi dalla polizia antisommossa, nel corso di due distinte manifestazioni.

Tuttavia, per la prima volta, buona parte dei leader dell'opposizione, riuniti con il Primo ministro, pubblicarono un comunicato di denuncia del terrorismo e di sostegno alla condotta di Suárez. Nonostante ciò, le forze fasciste del búnker approfittarono strumentalmente dell'inquietudine del momento per denunciare il fatto che il paese stesse precipitando nel caos.

Le prime elezioniModifica

 
Toledo, 15 giugno 1977: elezioni generali

Come previsto l'anno precedente, le elezioni generali si tennero il 15 giugno 1977, le prime dal 1936, e diedero la maggiore rappresentanza a quattro partiti politici, uno di ideologia centrista-riformista: UCD 34,4% del primo ministro Suarez, due di sinistra, PSOE 29,3% e PCE 9,4% ed il partito conservatore AP 8,5%.

Si distinse il forte consenso locale di partiti nazionalisti, soprattutto in Catalogna con il blocco del PDC e nel paese Basco con il PNV.

I governi dell'UCDModifica

Il partito vincitore, l'UCD, formò il governo durato due legislature, nel giugno 1977 ed nel marzo 1979, governo che, non avendo la maggioranza assoluta di seggi alle nuove Corti Generali, dovette far affidamento sull'appoggio o sul consenso di altri partiti. Alla guida del governo fu sempre designato, Adolfo Suárez.

I regimi pre-autonomi: Catalogna, Paese Basco e Galizia.Modifica

Dopo le elezioni, con i risultati in Catalogna e Paese Basco, il governo concesse la creazione di istituzioni pre-autonome. Furono promulgate leggi che consentivano, ai deputati costituiti in assemblee parlamentari che ne facessero richiesta, l'autonomia provvisoria alle regioni. Era il primo passo nella formazione della struttura territoriale della nazione spagnola, già concordata nella nuova Costituzione.

La prima pre-autonomia concessa fu quella di Catalogna: il 29 settembre 1977 venne ristabilita la Generalità della Catalogna e Josep Tarradellas, storico politico nazionalista in esilio, ne diventò il nuovo Presidente il 23 ottobre 1977.

Nel Paese Basco la situazione politica era dominata dal PNV, che richiedeva di incorporare la Navarra all'autonomia formata da Vizcaya, Guipúzcoa ed Álava. L'assemblea dei parlamentari baschi, in cui si negava la partecipazione ai navarri, negoziò con il Governo la creazione del Consejo General Vasco (Consiglio Generale Basco), approvato il 6 gennaio 1978. In Navarra i successi dei Sanfermines, tra gli altri avvenimenti, ne contraddistinsero il futuro politico[8][9]

In Galizia, con la maggioranza dell'UCD, alla pre-autonomia si sommò la creazione della Giunta di Galizia, nel marzo 1978.

Cortes costituenti: la costituzione del 1978Modifica

In estate il nuovo Parlamento, con il consenso delle principali forze politiche, iniziò a formulare una nuova Costituzione. Nel giugno 1978 il Congresso dei Deputati approvava il testo costituzionale con un'ampia maggioranza, maggioranza che includeva anche i conservatori di Alianza Popular e i comunisti del PCE. Alcuni partiti estremisti ed altri, come il PNV, si astennero o votarono contro. La Costituzione fu approvata in sessione congiunta dal Parlamento e dal Senato nel mese di ottobre 1978. Il 6 dicembre 1978 venne sottoposta a referendum la Carta costituzionale, con l'approvazione della maggioranza degli elettori, eccetto alcune province ed il Paese basco, dove ci fu una forte astensione.

Le elezioni generali del 1979 e il tentato golpeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni generali in Spagna del 1979.

Le elezioni della prima legislatura si svolsero il 1º marzo 1979. Videro la vittoria dell'Unione del Centro Democratico di Adolfo Suárez González, confermato Primo ministro. Il compito ordinario del governo di stabilizzare il partito dal 1979, si espresse con il manifestarsi di tendenze o correnti politiche molto diverse all'interno della coalizione dei partiti dell'UCD. Questo causò degli scontri che deteriorarono l'autorità di Adolfo Suárez e misero in dubbio la sua leadership. Mentre questo avveniva, nella società cresceva la delusione dell'opinione pubblica ispanica per le "promesse mancate" della democrazia[10]: la mancata prosperità economica dell'epoca post-franchista e la crescente conflittualità sociale avrebbero, secondo Javier Cercas[11], addirittura offerto il clima propizio per il tentativo di colpo di Stato del 1981.

La tensione scoppiò a partire dal gennaio 1981 con le dimissioni di Suárez come Presidente del Governo e la sua sostituzione con Calvo Sotelo di fronte alla riforma del governo. Suárez abbandona il partito a causa dei socialdemocratici di Fernández Ordóñez fondandone un altro, e della nomina di Calvo Sotelo come nuovo presidente di partito. Questo accentuò ancora di più le tensioni interne e spinse Calvo Sotelo a sciogliere il Parlamento ed a convocare le elezioni per il mese di ottobre del 1982.

La normalizzazione democratica non evitò le continue azioni violente dell'ETA, e, seppur in minor misura, del GRAPO. Parallelamente si percepiva, in un settore delle Forze Armate, una situazione di agitazione o inquietudine, inquietudine che poteva sfociare in un golpe militare. Il tentativo di colpo di Stato da parte di un gruppo di militari della Guardia Civil comandate dal Tenente Colonnello Antonio Tejero Molina, il pomeriggio del 23 febbraio 1981, non riuscì a instaurare un Governo militare, ma mostrò il malcontento di una parte delle Forze Armate.

Post transizione: la vittoria del PSOEModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni generali in Spagna del 1982.

Con le elezioni generali del 1982, i centristi dell'UCD persero la maggioranza relativa a favore del PSOE, e subirono uno spettacolare crollo di voti, con soli 11 seggi, modificando tutto l'equilibrio politico precedente. Alianza Popular, il partito di centro destra di Manuel Fraga Iribarne passò invece da 9 a 107 seggi e divenne il principale partito d'opposizione. Per la prima volta il PSOE ottenne la maggioranza assoluta dei seggi, partito che nelle due legislature precedenti era stato il principale partito di opposizione e Felipe González divenne presidente del Governo.

Gonzales nel XXVIII Congresso del PSOE, del maggio 1979, non volle assumere le tendenze rivoluzionarie che dominavano il partito, per cui si era dimesso. Tuttavia, la convocazione di un congresso straordinario, mesi dopo, gli permise di ricondurre il partito verso una linea più moderata ed assumere di nuovo la carica. Nel corso del 1982, il PSOE confermò la linea moderata con l'avvicinamento al gruppo socialdemocratico di Fernández Ordóñez, recentemente separato dall'UCD.

Il trionfo elettorale del PSOE nel 1982, con più di 10 milioni di voti, inaugurò una tappa di governo con quattro legislature totali, che trasformò profondamente la Spagna.

Presidenti del governoModifica

NoteModifica

  1. ^ Carlismo Partido Carlista De Euskal Herria-E.K.A Archiviato il 27 aprile 2006 in Internet Archive.
  2. ^ Floren Aoiz, "El Jarrón roto", pag 225-231, ISBN 84-8136-329-4
  3. ^ Servizio Centrale di Documentazione.
  4. ^ Terrorismo, sciopero massivo di Vitoria, fatti di Montejurra.
  5. ^ Secondo punto del programma di Suárez.
  6. ^ Una festività di carattere cattolico, mentre il comunismo difendeva l'ateismo e l'agnosticismo.
  7. ^ Floren Aoiz, "El jarrón roto", pag 261, ISBN 84-8136-329-4
  8. ^ Floren Aoiz, "El jarrón roto", pag 291-296, ISBN 84-8136-329-4
  9. ^ Bixente Serrano, "Navarra. Las tramas de la historia", Pamplona, 2006, pag 283, ISBN 84-932845-9-9
  10. ^ A partire dal film documentario El desencanto (del regista spagnolo Jaime Chávarri, del 1976), nella vulgata mediatica della fine degli anni Settanta in Spagna il termine per indicare questo sentimento pubblico fu “desencanto”, che richiamava indirettamente la nozione weberiana.
  11. ^ RAFAEL NUÑEZ FLORENCIO, Javier Cercas. Anatomía de un instante, El cultural, 8 mayo, 2009.

BibliografiaModifica

  • Botti, A., Adagio C.: Storia della Spagna democratica. Da Franco a Zapatero, Mondadori, 2006.
  • Carr, R.: España de la Restauración a la democracia. (1875 - 1980). Ed. Ariel. Barcelona, 1983.
  • Carr y Fusi, J.P.: España de la dictadura a la democracia. Barcelona, 1979.
  • Cebrián, J.L.: La España que bosteza. Apuntes para una historia crítica de la transición. Ed. Taurus. Madrid, 1980.
  • Martínez Cuadrado, M.: "El escenario político español en la perspectiva 1975". En Anuario Económico y social de España. 1975. Ed. Planeta. Barcelona, 1976.
  • Preston, P.: El triunfo de la democracia en España: 1969-1982. Plaza y Janés. Ed. Barcelona, 1986.
  • Zambrana, J.: La alternativa libertaria (Catalunya 1976 - 1979). Ed. Fet a mà-CEDALL. Badalona, 2000.

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