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William O'Connell

cardinale e arcivescovo cattolico statunitense
(Reindirizzamento da William Henry O'Connell)

BiografiaModifica

 
Un suo ritratto, opera di Albert Bernhard Uhle.

Era l'ultimo degli undici figli di John O'Connell e di sua moglie Bridget Farrelly, immigrati irlandesi. Il padre lavorava in una fabbrica tessile e morì quando William aveva quattro anni.[1] Negli anni di liceo, William si distinse nella musica, in particolare al pianoforte e all'organo.[1]

O'Connell si iscrisse nel 1876 al St. Charles College di Ellicott City, nel Maryland. Qui fu allievo del celebre poeta John Banister Tabb. Tornò nel Massachusetts due anni più tardi e si immatricolò nel Boston College, laureandosi nel 1881 con medaglia d'oro in filosofia, fisica e chimica. Proseguì i suoi studi al Pontificio Collegio Americano del Nord di Roma.

O'Connell fu ordinato presbitero dal cardinale Lucido Maria Parocchi l'8 giugno 1884. Una polmonite e una congestione bronchiale lo costrinsero a rinunciare al dottorato in teologia presso la Pontificia Università Urbaniana, obbligandolo a ritornare negli Stati Uniti nel 1885 senza aver conseguito il titolo accademico.[1]

Prestò il suo ministero pastorale nella chiesa di San Giuseppe a Medford fino al 1886, da cui fu trasferito alla chiesa di San Giuseppe del West End di Boston.[1] Nel 1895 tornò a Roma, con l'incarico di rettore del Pontificio Collegio Americano del Nord. Ottenne il titolo di prelato domestico di Sua Santità nel 1897.

L'8 febbraio 1901 O'Connell fu nominato vescovo di Portland da papa Leone XIII. Ricevette la consacrazione episcopale nella Basilica Laterana il 19 maggio dello stesso anno dal cardinale Francesco Satolli, co-consacranti gli arcivescovi Edmund Stonor e Rafael Merry del Val. Al suo arrivo nel Maine fu accolto ufficialmente dal governatore John F. Hill.[1] Papa Pio X gli donò un reliquiario della Vera Croce dopo il Conclave del 1903.[1]

Nel 1905, in aggiunta ai suoi doveri di vescovo diocesano, O'Connell fu nominato inviato papale presso l'imperatore del Giappone Meiji; ricevette allora la decorazione di Gran Cordone dell'Ordine del Sacro Tesoro. Nel 1905 divenne assistente al Soglio pontificio. All'epoca si parlava di una sua "autocandidatura" all'arcidiocesi di Boston, per via delle sue donazioni per le cause promosse dalla Santa Sede e delle sue dichiarazione pubbliche di lealtà al papa.[2]

Il 7 febbraio 1906 O'Connell fu nominato arcivescovo coadiutore di Boston con diritto di successione e arcivescovo titolare di Costantina. Affiancò l'arcivescovo John Joseph Williams, la cui salute era declinante. Alla morte dell'arcivescovo Williams, il 30 agosto 1907 gli succedette come arcivescovo.

O'Connell favorì una gestione centralizzata delle organizzazioni diocesane, fra cui scuole, ospedali e ricoveri. O'Connell ebbe un immenso potere politico e sociale nel Massachusetts, guadagnandosi il soprannome di "Number One."[2] Ad esempio, esercitò la sua influenza per opporsi alla legge del 1935 che voleva istituire una lotteria statale nel Massachusetts e si schierò per il no al referendum del 1942 che voleva liberalizzare il controllo delle nascite statale.[2] L'unico politico del tempo che ebbe un'influenza paragonabile a quella del cardinal O'Connell fu il governatore (e futuro presidente degli Stati Uniti d'America) Calvin Coolidge, ma anche Coolidge scelse accortamente le sue battaglie, cercando di evitare il più possibile di opporsi all'arcivescovo. Negli anni prima della Seconda guerra mondiale O'Connell fu un punto di riferimento per i neutralisti, che cercavano di mantenere gli Stati Uniti estranei al conflitto, prima della battaglia di Pearl Harbor.

Papa Pio X lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 27 novembre 1911. Fu il primo arcivescovo di Boston ad essere innalzato alla dignità cardinalizia ed ebbe il titolo cardinalizio di San Clemente. Sarà il penultimo cardinale nominato da Pio X a morire: gli sopravvisse solo Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte.

O'Connell arrivò in ritardo a due conclavi di fila, nel 1914 e nel 1922, per lo svantaggio di dover attraversare l'Oceano Atlantico. A seguito della sua protesta papa Pio XI volle allungare a quindici giorni il tempo fra la morte del papa e l'ingresso nel conclave[3]. O'Connell riuscì a partecipare al conclave del 1939, che elesse papa Pio XII.

Morì a Boston il 22 aprile 1944 all'età di 84 anni.

Durante il suo episcopato a Boston, lungo 36 anni, il numero delle religiose consacrate passò da 1567 a 5459; quello delle parrocchie da 194 a 322; le chiese cattoliche aumentarono da 248 a 375; i sacerdoti diocesani da 488 a 947.[4]

Prese di posizioneModifica

Lavoro minorileModifica

Si oppose al Child Labor Amendment, una proposta di emendamento costituzionale che disponeva che il lavoro minorile fosse regolato da leggi federali, anziché statali.

HollywoodModifica

Denunciò Hollywood come "lo scandalo della nazione".

Teorie di Albert EinsteinModifica

Si espresse contro le teorie religiose di Albert Einstein, considerandolo un "autentico ateismo, quantunque mascherato da panteismo cosmico."[5]

EutanasiaModifica

Si oppose all'eutanasia, definendo la sofferenza "la disciplina dell'umanità".

PudiciziaModifica

Espresse posizioni intransigenti sulla pudicizia, giungendo a comunicare ai suoi preti che avrebbero potuto rifiutarsi di amministrare la Comunione alle donne che portavano il rossetto.[5]

Musica popModifica

Si oppose anche alle canzonette, affermando che "Nessun vero Americano praticherebbe quest'infima arte. Infatti, non sono uomini...Se ascoltate attentamente troverete il più basso appello all'emozione sessuale dei giovani."[6]

Rapporti con il cardinal SpellmanModifica

Non era in rapporti molto cordiali con il cardinale Francis Spellman, che fu suo vescovo ausiliare O'Connell's prima di essere promosso arcivescovo di New York; una volta dichiarò "Francis riassume in sé ciò che accade a un bibliotecario quando gli insegni a leggere."[7]

EcumenismoModifica

Prese posizioni nette contro l'ecumenismo. Ad esempio nel 1908 durante le cerimonie del centenario dell'arcidiocesi di Boston, la città dei Puritani, dichiarò che i Puritani erano tramontati, ma i cattolici rimanevano. [8]

Genealogia episcopaleModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Francis Thornton, William Cardinal O'Connell (TXT), in Our American Princes.
  2. ^ a b c James M. O'Toole, Number One, in Boston College Magazine, 2003.
  3. ^ Motu proprio Cum proxime, 1º marzo 1922
  4. ^ Thomas O'Connor, Boston Catholics - A History of the Church and Its People
  5. ^ a b Death of a Cardinal, in Time magazine, 1º maggio 1944.
  6. ^ People, Jan. 18, 1932, in Time magazine, 18 gennaio 1932.
  7. ^ The Master Builder, in Time magazine, 8 dicembre 1967.
  8. ^ [1]

BibliografiaModifica

  • Thomas H. O'Connor, Boston Catholics, Northeastern University Press, 1998, (ISBN 1-55553-359-0).
  • Walter H. Peters, The Life of Benedict XV, Milwaukee, The Bruce Publishing Company, 1959

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