Andrea Vaccaro

pittore italiano (1604-1670)
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Andrea Vaccaro (Napoli, 8 maggio 1604Napoli, 18 gennaio 1670) è stato un pittore barocco italiano, tra i maggiori esponenti della pittura napoletana del Seicento.

Andrea Vaccaro

Biografia e stile modifica

 
Re Mida, Vienna, Dorotheum

Nacque a Napoli nel 1604, da Pietro e da Giovanna di Clauso. Studiò presso il Collegio dei Gesuiti, fino a quando passando nel Sedile di Nilo, dove il rinomato artista Belisario Corenzio dipingeva l'entrata a Napoli di Carlo V, si fermò a guardarlo restando invaghito dell'arte della pittura. Andò quindi a studiarla presso Francesco Imperato.

In questo tempo capitò a Napoli il Caravaggio, che il giovane artista cominciò a imitare.

Seguendo la corrente artistica del pittore milanese dipinse il quadro, che si osserva nell'altare maggiore della chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli.

Cominciò successivamente a studiare le opere di Guido Reni.

Tra le sue opere vi sono: il San Benedetto a San Potito, due grandi quadri in due cappelle della Sanità, uno raffigurante lo Sponsalizio di santa Caterina Alessandrina, e l'altro il Nostro Signore che appare a santa Caterina da Siena. Vi sono poi la Crocifissione del Signore a San Tommaso d'Aquino e numerosi altri dipinti.

Meritano una menzione i dipinti che possedeva il duca Giordani, che nel 1728 donò al vicere di quel tempo, il conte di Harrach, il quale come preziosi gioielli li spedi a Vienna.

 
Martirio di san Sebastiano

Un dipinto molto pregiato è quello della SS. Triade, fatta nel 1660, che per ordine del conte di Pigneranda, e con l'approvazione del Cortona e di altri pittori, venne situata nell'altare maggiore della rurale chiesa di santa Maria del Pianto.

Di particolare importanza è la fondazione nel 1666 nel Collegio dei Gesuiti del Salvadore della Congregazione di San Luca, della quale divenne rettore e maestro. In essa si insegnavano le proporzioni delle parti del corpo umano, l'anatomia, la storia, la mitologia, i diversi costumi, l'ottica, la prospettiva, e altro. Quando morì, il 18 gennaio 1670, gli successe il pittore Francesco Di Maria, allievo del Domenichino.[1]

Fu il padre del pittore Nicola Vaccaro (1640-1709). Nelle sue opere si ispira al naturalismo di Caravaggio reinterpretandolo in chiave classicistica. Assimila diverse scuole di pittura e le principali caratteristiche delle sue opere sono la regolarità delle forme, l'uso di tonalità di colore chiare che sfumano nel fondo e l'assenza quasi totale di espressioni e atteggiamenti violenti nelle figure dipinte.

 
Incontro di Isacco e Rebecca, Madrid, Museo del Prado

Importante nella sua vita fu l'incontro con Bernardo Cavallino, con cui Vaccaro stabilì un rapporto di amicizia. Tra il 1630 e il 1660 per le sue opere si ispirò molto al pittore Anton Van Dyck.

Andrea Vaccaro lavorò principalmente su commissione ecclesiastica: il suo modo di dipingere santi e martiri in atteggiamenti di particolare devozione ed espressività lo rese infatti uno degli artisti più richiesti dalla Chiesa durante il periodo della controriforma.

Fu consuocero di un altro pittore attivo in Napoli all'epoca, il lucano Gian Giacomo Manecchia, per avere la di lui figlia Annamaria sposato suo figlio Nicola[2].

Opere (elenco non esaustivo) modifica

 
Maddalena penitente, Palazzo Abatellis, Palermo
 
Sant'Agata, Museo del Prado, Madrid
 
Incredulità di San Tommaso, collezione privata

Napoli modifica

 
Trionfo di David, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli

Note modifica

  1. ^ Giambattista Gennaro Grossi, Biografia degli uomini illustri nelle arti dipendenti dal disegno del regno di Napoli…, 1820.
  2. ^ Ulisse Prota - Giurleo, Pittori montemurresi del '600, Comune di Montemurro, 1952.
  3. ^ Pagina 20, Emanuele Vaccaro, "La galleria de' quadri del Palazzo di Palermo di Sua eccellenza D. Antonio Lucchesi - Palli, principe di Campofranco" [1], Palermo, Filippo Solli, 1838.

Bibliografia modifica

  • Achille della Ragione, Lo specialista del decoltè: Andrea Vaccaro, Napoli, 2014.
  • Achille della Ragione - Andrea Vaccaro opera completa - Napoli 2014.

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Controllo di autoritàVIAF (EN27937686 · ISNI (EN0000 0000 6681 3080 · SBN VEAV501206 · CERL cnp00566606 · Europeana agent/base/8722 · ULAN (EN500115619 · LCCN (ENnr93017288 · GND (DE121817881 · BNE (ESXX1552368 (data) · BNF (FRcb16692887g (data) · WorldCat Identities (ENlccn-nr93017288