Borgata Lesna

Quartiere di Torino
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Circoscrizioni di Torino.
Borgata Lesna
Capolinea Lesna.jpg
Il capolinea della linea 15 in via Brissogne
StatoItalia Italia
RegionePiemonte Piemonte
ProvinciaTorino Torino
CittàTurin coat of arms.svg Torino
CircoscrizioneCircoscrizione 3
QuartierePozzo Strada
Codice postale10142
Superficie1 km²
Abitanti10,000 ab.
Densità10 ab./km²
PatronoSan Francesco d'Assisi

Borgata Lesna (Borgià Lesna in piemontese) è un borgo del quartiere Pozzo Strada, nella periferia ovest di Torino, al confine con il Comune di Grugliasco.

Essa è suddivisa in:

  • Borgata Lesna di Torino, delimitata da via Santa Maria Mazzarello, via Tirreno, strada dell'Arco e strada della Pronda, che la separa dalla Borgata Pronda di Grugliasco.
  • Borgata Lesna di Grugliasco, una piccola zona tra via Crea, via Achille Grandi, via Pininfarina e via Di Vittorio, a ridosso del centro commerciale "Le Gru".

La parte della Borgata Lesna appartenente al comune di Torino è principalmente residenziale e sorge a ridosso della linea ferroviaria Torino-Fréjus, contando circa 10.000 abitanti. Nella zona è presente una squadra di calcio locale chiamata A.S.D. Lesna Gold e un'associazione polisportiva di pallacanestro, pallavolo, calcio, sci e fitness, fondata nella parrocchia Madonna della Guardia nel 1962, denominata A.S.D. Kolbe. Sempre presso l'oratorio della parrocchia ha sede il gruppo scout Torino 22 dell'AGESCI.

Presso il capolinea di via Brissogne ha termine la linea tramviaria 15.

StoriaModifica

 
Una delle case più vecchie di Borgata Lesna affacciate su via Monginevro.
 
I due villini tardo-liberty di via La Thuile.
 
La vecchia Trattoria degli Alpini, l'unica rimasta nella borgata.

Il territorio dell'attuale quartiere era già noto tra il XVII e il XVIII secolo come sobborgo del più popoloso quartiere di Puteo Stratæ (Pozzo Strada), esistente fin dall'epoca medievale. Le vaste aree agricole che lo costituivano erano conosciute come Località Rombelli ma in seguito prevalse il toponimo Lesna; il nome del quartiere lo si deve alla Villa Lesna (nota anche come Il Lesna[1]), costruita nella prima metà del XVII secolo dall'omonima famiglia dei conti di Lessolo, proprietari terrieri e industriali lanieri di origine biellese.

Oltre alla tenuta Lesna, nel corso dei secoli sorsero altre cascine tra cui la Armano, la Bussone, la San Domenico e poi la Dentis e la Teghillo,[2] le uniche ancora in funzione.
Nei primi anni venti la borgata era un'estrema propaggine della periferia di Torino che contava circa ottocento abitanti, distribuiti in una cinquantina di modeste case e cascinali sparsi in una distesa di orti, serre e campi coltivati a grano, fieno e meliga. Le poche strade erano sterrate e i confini dei terreni segnati da numerosi corsi d’acqua (detti bealere) alimentati dalla Dora di Collegno; esisteva anche una piccola scuola comunale[3] con sole tre aule riservate alle classi minori.

Dal 1923 il territorio della borgata fu gravato dai vincoli Sicen, ovvero un ambizioso progetto urbanistico che prevedeva la costruzione di una Città Giardino; l'idea naufragò quasi subito e fu realizzata altrove ma i vincoli edilizi persistettero. Sul finire degli anni venti sorsero le prime abitazioni residenziali, come il gruppo di villini tardo Liberty di via Porta Littoria[4] e, nell'area limitrofa, incominciarono i lavori per la realizzazione del vasto complesso militare della Caserma "Cavour", completata nel 1932 e assegnata al Genio Guastatori Ferrovieri. Pochi anni dopo sorsero le prime attività commerciali e nel 1937 si contavano già numerose trattorie e una decina di negozi tra cui un fornaio, uno spaccio di articoli commestibili in strada del Monginevro, una drogheria, due tabaccai, un fruttivendolo e una serra che ospitava un grande vivaio.[5] In seguito si insediarono anche alcune attività industriali: una piccola fabbrica di gomma, officine meccaniche come la Zangi[6] e il noto stabilimento automobilistico Moretti.

Nell'area circostante, a interrompere la monotonìa dei campi coltivati, c'erano anche tre cave profonde una quindicina di metri[7] da cui venne ricavata la ghiaia occorsa per realizzare la massicciata della vicina ferrovia Torino-Modane. Seppur periferica, la nascente borgata era collegata al vicino Borgo San Paolo dalla navetta 29, con capolinea su via Circonvallazione,[8] la sola strada asfaltata della zona che percorreva il perimetro della Caserma "Cavour" e dei depositi del Poligono Militare. I nomi delle vie, con qualche eccezione (via Villa Giusti e via Ozieri), furono scelti tra i toponimi di località della Valle d'Aosta,[9], nomi poi fascistizzati nel 1939.[10]

Furono proprio quest'area militare e l'antistante linea ferroviaria gli obiettivi del pesante bombardamento che colpì la borgata la notte del 9 dicembre del 1942. A seguito dell'allarme la popolazione della borgata accorse nel rifugio antiaereo, fatto costruire alcuni mesi prima su volere del parroco padre Martino Berio sotto Villa Lesna.[11] I danni bellici furono ingenti[12] e aggravati dallo scoppio di materiale esplosivo nei vicini depositi militari che causò un vasto incendio.

Nell'opera di ricostruzione del secondo dopoguerra vennero asfaltate le principali vie della borgata, che intanto avevano ripreso la loro denominazione originaria. Data la loro pericolosità, furono anche interrati e bonificati i restanti canali irrigui dei campi e, il 25 marzo 1950, fu completato un primo impianto di illuminazione pubblica.[13] Il 29 ottobre del 1955, previo raddoppio del binario, la navetta 29 venne sostituita dalla linea 5 del tram, prolungata fino al nuovo capolinea di via Brissogne;[14] dal 26 agosto del 1966 il capolinea venne assegnato alla linea 3 e infine, con la ristrutturazione delle linee urbane del 1982, alla nuova linea 15.[15]

Nel 1958 un comitato[16] si premurò di raccogliere le adesioni di circa un centinaio di proprietari di immobili e terreni ottenendo l'abolizione del vincolo urbanistico Sicen. Quest'azione fu determinante per il primo sviluppo edilizio della borgata, che vide presto la realizzazione di interi isolati di edifici residenziali pluripiano; essi sovrastarono quella che fino ad allora era stata la costruzione più alta, da sempre chiamata la ca àuta ("casa alta").[17]
Lo sviluppo urbanistico perdurò per oltre un decennio, favorito anche dalla persistente affluenza di immigrati veneti e meridionali. Il costante incremento demografico rese necessaria la costruzione del polo scolastico "L. Ottino" di via Brissogne completato nel 1963, a cui seguirono l'apertura della prima farmacia,[18] dell'ufficio postale, di una banca, di una scuola media,[19] di una centrale della SIP, di vari giardini pubblici e la costruzione della chiesa sorta sul terreno della tenuta Lesna, comprendente la vecchia casa padronale.

A partire dai primi anni duemila il quartiere ha visto un nuovo impulso edilizio che lo ha portato ad ampliarsi anche oltre la fine di via Monginevro. A seguito di quest'ultima espansione la borgata si è estesa anche nell'area del confinante comune di Grugliasco, creando un secondo nucleo di Borgata Lesna separato da quello originario grugliaschese.

La Villa LesnaModifica

Cenni storiciModifica

 
Una rara immagine della Villa Lesna del 1937.
 
Il viale d'accesso alla Villa Lesna compresa all'interno del territorio della parrocchia.

Le prime notizie documentate della tenuta Lesna si hanno nella Carta Topografica della Caccia del 1762, che la annoverò come cascinale posto al centro di un vasto latifondo suddiviso da canali irrigui. Tuttavia, l'origine è seicentesca, come testimoniava una lapide in pietra posta su un muro perimetrale abbattuto negli anni sessanta del Novecento; essa riportava la seguente dicitura:

ANTONIUS ET JOHANNES LESNA FECIT
A.D. MDCXXV

.

La tenuta era dunque di proprietà della famiglia Lesna, conti di Lessolo, proprietari terrieri e industriali lanieri di origine biellese.

Una descrizione dell'architetto Amedeo Grossi risalente al 1790 descrive la struttura con le seguenti parole:

«Villa e cascina dell’Illustrissimo signor Conte di Lezzolo situata ne’ confini del territorio di Torino vicino al Rombelli e lungo la strada verso lo stradone di Rivoli, che da Torino tende a Grugliasco; nella facciata verso ponente vi sono due padiglioni e una cappella, il tutto di buon gusto: ritrovasi detta villa lungi due miglia da Torino.»

La proprietà, rimaneggiata nel corso del Settecento, era costituita da un complesso di bassi edifici rurali, dalla villa padronale con l'annessa cappella e da un lungo viale d'accesso alberato. Nel 1805, durante l'ultima occupazione francese, la villa apparve nella mappa del catasto napoleonico[20] con il nome di Ferme Lésina, nome che risultò anche nelle successive mappe del 1816 e in quella del 1840 redatta da Antonio Rabbini, che ne attribuì la proprietà ad un certo avvocato Marengo, che fece realizzare degli ulteriori ampliamenti.

Meno di un secolo dopo l'intera proprietà venne acquistata dall'ordine dei Frati Minori Conventuali, che ritornarono in Piemonte dopo l'annullamento della soppressione degli ordini religiosi operata dal governo napoleonico. Le dimensioni ragguardevoli e la presenza di una cappella ne favorirono la scelta; l'annessa chiesetta venne intitolata a San Francesco d'Assisi.
Nel corso degli anni cinquanta del Novecento furono demoliti molti fabbricati bassi circostanti e vendute alcune porzioni del latifondo originario, mantenendo soltanto il terreno adiacente alla villa e l'area sulla quale sorsero il convento e l'attuale chiesa costruita a partire dal 1958.
Da allora la vecchia Villa Lesna perse la sua funzione ma continuò ad essere utilizzata per scopi ricreativi, attività parrocchiali e anche come succursale della nuova scuola elementare "L. Ottino" che, seppur grande e di recente costruzione, in quegli anni di grande immigrazione risultò insufficiente per accogliere tutte le nuove classi.

CaratteristicheModifica

 
Il lato di ponente della Villa Lesna che presenta precedenti tracce del sottostante portico chiuso per ospitare la cappella.

L'edificio è uno dei pochi esempi sopravvissuti di dimora di campagna e, seppur in condizioni mediocri, conserva ancora degli apprezzabili elementi architettonici.
Rimaneggiata nel Settecento e ampliata nella metà dell'Ottocento, della struttura originaria a corte chiusa con pianta a "C" è rimasta soltanto la villa padronale, costituita da due corpi di fabbrica con pianta a "L" e parte dell'ampia corte interna. La struttura si sviluppa su due piani e i prospetti principali presentano oculi, cornici marcapiano e un evidente stucco a rilievo sul portone d'accesso nel lato settentrionale. Il prospetto di ponente presenta tracce di un portico con cinque campate ad arco ribassato e colonne binate, chiuso nel 1937 per ampliare la cappella dedicata a San Francesco di Assisi. Degno di nota per la sua rarità in strutture analoghe è il campanile a vela presente sopra la copertura che ospita delle campane ancora funzionanti.

L'interno è stato pesantemente rimaneggiato nel corso del Novecento riadattandolo a molteplici esigenze tra cui le funzioni di convento e di scuola, tuttavia l'atrio di ingresso ospita ancora un bell'esempio di scalone a tripla rampa di ispirazione vagamente juvarriana, sorretto da una serliana con oculi e un arco a tutto sesto.
Nel corso degli anni trenta nei sotterranei dell'edificio fu realizzato un rifugio antiaereo con la capienza di circa duecento persone che fu utilizzato durante tutto il periodo bellico.

Pressoché intatto è il tracciato del viale d'accesso che, ancora scandito dalle due file di alberi secolari, conduce al passo carrabile accessibile da via Monginevro.

La chiesaModifica

Cenni storiciModifica

 
Una veduta della chiesa con il prospiciente convento dei frati.

A seguito dell'editto di Napoleone del 1810 che soppresse molti ordini ecclesiastici, i Frati Minori Conventuali persero la titolarità della chiesa e del convento di San Francesco d'Assisi, situati nell'omonima via nel centro di Torino e i beni furono incamerati dalla Curia. Nel 1898, dopo l'abrogazione di quelle soppressioni l'ordine dei Frati Minori Conventuali manifestò il desiderio di ritornare a Torino e fece richiesta alla Curia di rientrare in possesso della suddetta chiesa e del convento. Dopo anni di inutili ricorsi e appelli, la scelta si orientò verso la ricerca di un altro luogo dove costruire una nuova chiesa.

La ricerca si protrasse a lungo e la scelta cadde su Villa Lesna, allora in vendita; essa, inoltre, disponeva già di una piccola cappella in cui dal 1930 i Padri Missionari della Consolata vi celebravano la messa festiva su richiesta dell'esigua popolazione, poiché la parrocchia di Pozzo Strada risultava essere troppo lontana.

Informati i vertici dell'ordine, la comunità di Torino ricevette l'approvazione e il 2 aprile del 1937 venne stipulato un primo accordo preliminare d'acquisto della villa e del vasto terreno circostante per la somma complessiva di 180.000 lire, mentre l'11 agosto venne concluso l'accordo con l'atto pubblico presso il notaio Mandelli di Torino. Nell'ottobre del medesimo anno si stabilì la prima comunità di frati costituita da padre Carlo Pavone e padre Gaspare Fracassi a cui, nel 1938, si unì padre Albino Còrdola. Per una decina d'anni la chiesa della borgata fu soltanto la piccola cappella dedicata a San Francesco d'Assisi.

Negli anni cinquanta la popolazione aumentò sensibilmente e la piccola cappella non fu più sufficiente. Con l'arrivo del nuovo parroco, padre Stanislao Proietti, si decise di chiedere l'autorizzazione per la costruzione di una nuova chiesa sul terreno circostante Villa Lesna e nel 1956 ebbe inizio il cantiere. Il 30 marzo 1958 venne consacrato un primo, grande locale seminterrato che ospitò le funzioni religiose fino a quando non venne terminata la chiesa soprastante. Nel frattempo la popolazione della borgata crebbe ulteriormente e dalla Curia giunse la notizia che il Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati decretava l'elevazione a parrocchia della nuova chiesa di Borgata Lesna, emancipandosi definitivamente dalla parrocchia di Pozzo Strada.

Nel 1961 i superiori dell'ordine dei Frati Minori Conventuali si accorsero che la nuova chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi generava equivoci con l'omonima chiesa del centro di Torino e quindi si rese necessario cambiarne il titolo in quello di Nostra Signora della Guardia, mutato poi negli anni 1980 in Madonna della Guardia.[21] Tra il 1965 e il 1966 fu costruito anche l'edificio adiacente alla chiesa che ospita il convento e gli uffici parrocchiali; da allora la vecchia Villa Lesna perse le sue funzioni ma continuò ad essere utilizzata per ospitare aule scolastiche e svariate attività parrocchiali.

Nel 1978 riaprì il cantiere e si avviarono i lavori per la costruzione della vera chiesa, che fu consacrata solennemente il 29 marzo 1980 dal Cardinale Arcivescovo Anastasio Ballestrero, mentre nell'anno successivo fu consacrata l'annessa cappella feriale.
Da allora il salone sotterraneo è utilizzato soltanto per scopi ricreativi e dal 25 maggio del 1996 è intitolato alla memoria di padre Stanislao Proietti.

CaratteristicheModifica

Posta in posizione sovrastante rispetto al piano stradale, la chiesa è raggiungibile percorrendo l'ampio scalone rivestito in pietra di Luserna che conduce al portale. Essa è costituita da una navata unica a pianta esagonale ed è sovrastata da una copertura a pagoda con quattro ampie falde concave, che rappresenta il suo elemento architettonico più caratterizzante. L'interno è rigoroso e ripropone il medesimo rivestimento di mattoni faccia a vista dell'esterno, alternato agli elementi strutturali in cemento armato nudo. Dietro l'altar maggiore è situata una cappella feriale di piccole dimensioni e i relativi locali della sagrestia.
Sui lati alla base dello scalone esterno due accessi conducono al grande salone ipogeo utilizzato per attività ricreative.

L'arco settecentescoModifica

 
L'arco della Cascina Quaglia all'imbocco dell'omonima via.

Al confine Ovest della borgata, oltre l'area agricola della Cascina Teghillo, è presente un arco in mattoni risalente al tardo Settecento. Esso è un tipico esempio di accesso aulico delle proprietà rurali presenti sul territorio ed è l'unica struttura superstite che faceva parte della più ampia recinzione in muratura della Cascina Quaglia, la cui struttura principale è ubicata oltre la ferrovia.

Edificato su un terreno privato, fino ad allora era compreso nel territorio di Torino per poi divenire segno di confine a cavallo del limitrofo comune di Grugliasco. Questa è una delle ragioni del suo stato di evidente degrado e motivo di protesta di abitanti della zona e comitati, che si ripromettono di ottenere l'attenzione delle istituzioni competenti.[22]

L'istituto Sacro Cuore di MariaModifica

La borgata è nettamente separata a sud dal passante ferroviario del Frejus, costruito nel lontano 1854. Nel periodo 1967-1969, un lungo cavalcavia stradale fu costruito per connetterla facilmente al quartiere Mirafiori Nord, attraverso la direttrice via Santa Maria Mazzarello. Proprio lungo questa via, intitolata alla «figlia spirituale» di Don Bosco, sorse la sede congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, appartenente all'ordine dei Salesiani, fondata da lei stessa. Nel 1968 fu realizzata la chiesa dedicata al Sacro Cuore di Maria e l'attiguo Istituto "Maria Mazzarello", riconoscibile per la grande cupola della chiesa che sovrasta l'edificio, altresì sede del Centro Italiano Opere Femminili Salesiane, da cui discende l'attuale centro di formazione professionale CIOFS-FP.[23].

Infrastrutture e trasportiModifica

La borgata è servita da alcune linee GTT tra cui raggiunta dalla linea tramviaria 15 che ha uno dei suoi due capolinea in via Brissogne ed è attraversata dalla linea di autobus 64. Altre linee urbane di autobus percorrono la direttrice coincidente con via Santa Maria Mazzarello e via De Sanctis che conducono alla fermata M1 piazza Massaua della metropolitana di Torino.

Progetti futuriModifica

Nei prossimi anni i territori della borgata confinanti con il comune di Grugliasco saranno interessati dalla probabile realizzazione del Corridoio Plurimodale, ovvero una sorta di prolungamento dell'attuale corso Marche, destinato a diventare una direttrice a scorrimento veloce che convoglierà traffico stradale e ferroviario, attraversando parte della città da Nord a Sud.
Secondo il piano di intervento degli architetti Augusto Cagnardi e Vittorio Gregotti,[24] il prolungamento del corso diverrà la parte superficiale di una serie di gallerie a più livelli sull'esempio della nuova Spina Centrale. Il progetto prevede un livello interrato con due gallerie dove transiteranno i treni della prevista gronda merci dell'alta velocità ferroviaria (TAV) e dove sorgerà una nuova stazione del passante ferroviario metropolitano Bivio Pronda; inoltre il progetto prevede anche un primo livello interrato dove sarebbe previsto il tratto di una futura «tangenziale sotterranea» di Torino, una sorta di galleria che dovrebbe collegare lo svincolo Savonera della Tangenziale Nord allo svincolo Drosso della Tangenziale Sud.

Nel 2019 nell'area prativa circostante la Cascina Teghillo compresa dal progetto è stato realizzato un primo lotto di costruzioni che prevede un edificio residenziale, prima parte del progetto che prevede il completamento del lotto, che vedrà sorgere un nuovo complesso residenziale con un supermercato e una palestra.[25]
Il progetto di tale opera è stato presentato presso la Provincia di Torino nel corso del 2007.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Cascina Lesna - MuseoTorino
  2. ^ Un tempo nota come cascina Vigada.
  3. ^ In un edificio a mattoni nell'attuale via Challant 7.
  4. ^ L'attuale via La Thuile.
  5. ^ Le serre dei fratelli Gandiglio in via Bionaz 36.
  6. ^ Officina di via Challant che produceva mulinelli e articoli per la pesca.
  7. ^ La più vasta era in via Santa Maria Mazzarello, dove oggi sorge il palazzo al civico 30, il giardino adiacente e parte dei capannoni militari. Seguiva quella ubicata presso l'attuale via Brissogne (dove ora c'è la scuola "L. Ottino") e la terza, all'incrocio dell'attuale via Monginevro con strada della Pronda, presso l'ex stabilimento Moretti.
  8. ^ Le attuali via De Sanctis e via Santa Maria Mazzarello.
  9. ^ Vedi seconda cartina del 1935 a MuseoTorino - Cascina Lesna
  10. ^ testo del Regio Decreto
  11. ^ Questo rifugio, realizzato grazie alla generosità delle famiglie più benestanti della zona, poteva contenere fino a duecento persone e venne utilizzato a ogni allarme antiaereo.
  12. ^ Tre case in via Porta Littoria (quelle delle famiglie Tocci, Triveri e Casale), due in via Villa Giusti e varie case in strada antica di Grugliasco.
  13. ^ Circa 25 lampade in tutta la borgata.
  14. ^ Fino ad allora la linea 5 terminava con un capolinea in via Marsigli, adiacente all'Ospedale Martini.
  15. ^ Antonio Accattatis, Linee tranviarie a Torino, Phasar Edizioni, pp. 73 e 80.
  16. ^ Presieduto dal sig. Italo Abaldo.
  17. ^ La palazzina situata in via Monginevro 263.
  18. ^ La Farmacia dr. Garino di via Villa Giusti 7 e poi trasferitasi davanti alla chiesa.
  19. ^ La scuola "G. Ungaretti", dal 1995 divenuta succursale della scuola superiore "A. Steiner".
  20. ^ Plan Geômetrique de la Commune de Turin.
  21. ^ Il nome "guardia" lo si deve al fatto che sul monte Figogna, a ottocento metri sopra Genova in località Bolzaneto, c'era una postazione di sentinelle incaricate di scrutare il mare per avvistare l'arrivo di possibili assalti da parte dei pirati che infestavano i mari in quei tempi. Qui, il pastore Benedetto Pareto, il 29 agosto del 1490 pare che ricevette un'apparizione della "Madonna a Guardia".
  22. ^ l'arco di strada della Pronda si trova su due Comuni: impossibile il restauro
  23. ^ Nello stesso edificio ha anche sede l'istituto delle suore del medesimo ordine, una scuola media gestita dalle stesse suore e un piccolo teatro.
  24. ^ Alessandro Mondo. Un nuovo boulevard per avvicinare Stupinigi e Venaria Archiviato il 27 settembre 2016 in Internet Archive.. "La Stampa - Torino", 21 giugno 2007, 75.
  25. ^ http://www.vialemarche.it Archiviato il 12 settembre 2017 in Internet Archive.
  26. ^ Cascina Teghillo, Vigada - MuseoTorino

BibliografiaModifica

  • Politecnico di Torino. Dipartimento casa città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Vol. 1, Società degli ingegneri e degli architetti in Torino, Torino 1984 , p. 494
  • Ronchetta, Chiara - Palmucci Quaglino, Laura (a cura di), Cascine a Torino: “La più bella prospettiva d'Europa per l'occhio di un coltivatore”, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, Torino 1996 , p. 246
  • Parrocchia Madonna della Guardia. 1958-1998: quarant'anni di cammino della parrocchia e della nostra borgata, [s. n.], Torino 1998 , pp. 4–6

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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