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Campo di concentramento di Sachsenhausen

Campo di concentramento nazista
(Reindirizzamento da Campo di concentramento di Sachsenhausen (Oranienburg))

Coordinate: 52°45′57″N 13°15′51″E / 52.765833°N 13.264167°E52.765833; 13.264167

Foto aerea del campo scattata nel 1943
Ingresso del campo di concentramento di Sachsenhausen

Il campo di concentramento di Sachsenhausen fu uno dei più grandi in Germania, in esercizio dal 1936[1] al 1945. Venne costruito nel territorio di Sachsenhausen e fin dall'inizio fu affidato al controllo delle SS. Grazie alla sua vicinanza a Berlino fu utilizzato come campo modello sia per la sua organizzazione sia per l'addestramento dei comandanti e del personale poi mandato in altri campi, svolgendo così una funzione simile a quella svolta dal campo di concentramento di Dachau. Una parte del campo ospitava la sede dell'«"Ispettorato dei campi di concentramento", da cui partivano gli ordini dei comandanti delle SS a tutti i KZ in Germania e poi in tutta l'Europa soggiogata da Hitler»[2]. A Sachsenhausen furono deportate circa 200.000 persone e di queste 100.000 vi trovarono la morte.[3]

Indice

StoriaModifica

Costruzione del campoModifica

 
Il primo campo di concentramento a Oranienburg, che fu abbandonato nel 1935
 
Immagine storica del nuovo campo di Sachsenhausen

Nel territorio di Oranienburg, 35 chilometri circa a nord di Berlino, già dal 1933 era stato aperto un primo campo di concentramento che utilizzava gli edifici di un vecchio birrificio abbandonato, e quello fu uno dei primi in cui i nazisti da poco arrivati al potere imprigionarono i loro oppositori politici, come già avveniva nella cittadina bavarese di Dachau. Il comando di quella struttura, che venne poi abbandonata nel 1935, fu affidato alle SA.[4]

Un anno dopo, nella zona denominata Sandhausen (poi Sachsenhausen), venne costruito il campo completamente nuovo di Sachsenhausen. Il progetto fu dell'architetto e ufficiale delle SS Bernhard Kuiper in applicazione delle specifiche direttive ricevute in proposito da Himmler, che voleva una struttura di tipo modulare facilmente riproducibile e ampliabile.[5]

 
Himmler in visita al campo nei primi mesi di attività

Sachsenhausen divenne operativo dal 12 luglio 1936 come campo di lavoro per prigionieri politici e fu ultimato nel settembre del 1938 da circa 950 prigionieri provenienti dal lager di Esterwegen nell'Emsland. Quasi nessuno di loro sopravvisse alle terribili condizioni di lavoro e di vita già presenti nei primi periodi nel campo.[6][7]

 
Il cortile dell'appello a Sachsenhausen. L'intera area era controllata dalle torri munite di mitragliatrici

Primi anni di attivitàModifica

Il campo assunse un ruolo chiave fra i campi di concentramento nazisti anche per la sua vicinanza con la capitale del Reich e svolse pure la funzione di addestramento delle Waffen-SS poi impiegate negli altri campi.

 
Internati nel campo in una foto del 1938

Durante il 1938 servirono nuove baracche per i prigionieri in arrivo e queste furono aggiunte modificando l'idea originale del campo, perché il complesso che si costruì venne accostato al precedente in maniera da non consentire un'ulteriore espandibilità come richiesto. Molti dei nuovi arrivati destinati a questo complesso aggiuntivo furono ebrei che rimasero a Sachsenhausen fino alla loro deportazione al campo di concentramento di Auschwitz nell'ottobre del 1942.

 
Baracche per gli internati come erano visibili, dopo la loro ricostruzione parziale, nel 2006

Nel 1940 venne aggiunta alla prima piazza, utilizzata per l'appello, una seconda. Questa, destinata a testare le suole delle calzature per la Wehrmacht, aveva diverse tipologie di terreno calpestabile e i prigionieri erano obbligati a marciare, a questo scopo, per tutta la giornata.[8]

StruttureModifica

La pianta del campo fu inizialmente quella di un triangolo equilatero ma «nella sua forma definitiva» finirà per costituire nella sua forma definitiva «un triangolo equilatero di circa 600 metri di lunghezza per ogni lato», e secondo una pubblicazione del 2013 dello storico tedesco Günter Morsch, «l'unico campo concepito in questa forma geometrica»[2]. Tutti gli edifici sorsero simmetrici e disposti in modo che dalla torre A, il punto di comando SS del lager situato al centro del lato principale del triangolo, fossero perfettamente visibili. Dalla torre, munita di mitragliatrice, era possibile controllare quasi ogni punto vitale della struttura. Davanti alla torre era situata la piazza dell'appello, di forma semicircolare, con quattro anelli di baracche costruiti ai suoi bordi. Sul proseguimento di questo asse centrale oltre alla torre e alla strada interna principale venne collocata la caserma delle SS. Il complesso costruito inizialmente su una superficie di 18 ettari, fu ampliato mese dopo mese fino a occupare alla fine una superficie di 400 ettari[2], comprendendo al suo interno anche diverse abitazioni per gli ufficiali di grado superiore e per le loro famiglie. Un modello simile venne utilizzato in seguito per un lager esterno adibito alla cottura di mattoni costruito a partire dal 1938 sulla chiusa di Lehnitz.

Per le celle si pensò nel 1936 a un edificio a forma di T, con 80 celle per la detenzione e l'isolamento di singoli internati.

Sterminio pianificatoModifica

Pur essendo classificato come campo di concentramento e non di sterminio molti degli internati vi trovarono la morte nei modi e nelle situazioni più diversi. Nel cortile della prigione, isolato dal resto del lager, avevano luogo le esecuzioni per impiccagione. Era presente uno spazio per le esecuzioni tramite un colpo alla nuca. Nel 1943 divenne operativa una camera a gas che utilizzava lo Zyklon B.[9] La fucilazione era prevista e le SS erano autorizzate alle esecuzioni capitali anche per sospetto sabotaggio al lavoro, senza bisogno di condanne da parte di un tribunale.[10] Molti morirono di stenti, di fame, di dissenteria e di polmonite. Sugli internati vennero effettuati esperimenti e in diversi furono uccisi con i gas di scarico dei camion.

 
Le recinzioni del campo in una foto del 2010

I forni crematori si trovavano in un cortile lungo il muro esterno e a partire dalla fine del 1939 questo cortile venne usato per procedere a esecuzioni di massa, destinate in particolare ai prigionieri di guerra sovietici. Alla fine del 1941 il crematorio venne usato per almeno 12.000 di loro e nel 1942 tale crematorio insufficiente fu sostituito con una nuova costruzione.

Comandanti del complessoModifica

Il nomeModifica

Il nome Sachsenhausen gli fu dato per via della omonima e vicina stazione ferroviaria (utilizzata a lungo per il campo stesso)[12] situata nel quartiere Sachsenhausen della cittadina di Oranienburg.

Internati come forza lavoroModifica

I prigionieri vennero impiegati in officine e imprese di proprietà delle stesse SS che si trovavano nel cortile industriale accanto al lager. Erano previste molte attività come una sartoria, falegnameria, officine per la lavorazione dei metalli e laboratori elettrici. A partire dal 1942 si affiancarono al campo principale oltre 100 lager minori esterni e anche squadre gestite dai militari sempre coordinate da Sachsenhausen. I prigionieri furono utilizzati inoltre come forza lavoro nelle aziende vicine per la produzione di armamenti e materiale bellico e, vista la relativa vicinanza, trasferiti giornalmente anche presso importanti industrie di Berlino: Demag-Panzer, Henschel & Sohn, IG Farben, Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, Dest, DAW, Siemens, Heinkel e Daimler-Benz.

Operazione BernhardModifica

A Sachsenhausen fu realizzata la più importante opera di contraffazione di banconote della storia, l'Operazione Bernhard. I nazisti, a tale scopo, raggrupparono nel campo diversi falsificatori per la produzione in serie di banconote false e si stima che siano stati prodotti circa 133 milioni di sterline e una quantità enorme di dollari.

 
Baracche del campo speciale sovietico attivo dal 1945 al 1950
 
Il museo del campo speciale sovietico

LiberazioneModifica

Il campo fu liberato tra il 22 e il 23 aprile del 1945 dai reparti avanzati delle truppe sovietiche e polacche. Al suo interno rimanevano ancora circa 3.000 persone ormai in fin di vita poiché la maggior parte degli internati era stata trasferita dalle SS con le famigerate marce della morte in campi più occidentali.[13][14]

Utilizzo del campo dopo la liberazioneModifica

Al termine della guerra, a partire dalla metà del 1945, il campo fu utilizzato come ospedale provvisorio per gli ex-internati e per alcuni invalidi di guerra che per il loro stato di salute non erano in grado di fare ritorno in patria. In seguito Sachsenhausen divenne, per le forze di occupazione sovietiche, il campo speciale n. 7, controllato direttamente dalla sua amministrazione e destinato ad accogliere circa 60.000 prigionieri di guerra tedeschi.[13]

Tra questi 60.000 nuovi internati si trovavano funzionari nazionalsocialisti di grado medio e basso, militari della Wehrmacht, renitenti alla leva, oppositori politici e altre persone arrestate per i motivi più diversi. In questo periodo morirono circa 12.000 detenuti per varie cause come malnutrizione, malattie, esaurimento fisico e psichico. Come campo di detenzione perse importanza sin dal 1948 e venne definitivamente chiuso nel 1950. Da quel momento, sino al 1955, la Kasernierte Volkspolizei (KVP) della Repubblica Democratica Tedesca lo utilizzò come caserma.

Nel 1961 divenne un luogo della memoria, il National Memorial e Memorial Sachsenhausen, e come tale ampliato più volte. Col passare degli anni ha raggiunto importanza nazionale e internazionale.[15]

Internati del campoModifica

 
Resti del forno crematorio di Sachsenhausen

Tra il 1936 e il 1945 a Sachsenhausen furono rinchiuse più di 200.000 persone di circa 40 nazionalità. I prigionieri furono inizialmente oppositori politici del nazionalsocialismo, quindi soprattutto detenuti politici. Si aggiunsero presto le persone ritenute responsabili di comportamenti asociali, deviati o non integrati come i Sinti e i Rom, oltre agli omosessuali. In numero sempre crescente vennero deportati quindi gli appartenenti ai gruppi dichiarati razzialmente e biologicamente inferiori secondo le leggi razziali naziste, e tra questi in particolare gli ebrei.

 
Lapide in memoria delle vittime olandesi giustiziate nel campo.

A partire dal 1939 vennero internati cittadini provenienti dai Paesi europei occupati e occorre considerare che con l'entrata in guerra della Germania mutò la motivazione che spingeva il regime a internare persone in questo e in altri campi di concentramento prima e di sterminio poi. La forte richiesta di forza lavoro per sostenere la produzione industriale di armamenti portò a direttive specifiche in tal senso. In particolare Hitler nominò Albert Speer ministro per gli armamenti e ordinò a Himmler di incrementare il numero di detenuti da mettere a disposizione della produzione bellica. Oswald Pohl divenne, in quel momento, il referente dell'organizzazione delle SS che gestiva gli aspetti economici dei campi di concentramento.[16]

Un caso particolare e diverso fu quello dei Testimoni di Geova che rifiutarono, per le loro convinzioni religiose, di sostenere lo sforzo bellico tedesco.

Nel campo inoltre vennero eseguiti esperimenti medici senza il controllo presente nelle normali strutture sanitarie. I prigionieri furono così sottoposti a ferite, esposti a infezioni per testare l'efficacia di farmaci e vennero comunque trattati, in questo, come cavie da laboratorio, negando loro la dignità umana. Ai bambini venne ad esempio inoculato il virus dell'epatite per verificare le reazioni indotte nel loro organismo.[17] Decine di migliaia di persone morirono così per fame, malattie, lavoro forzato, maltrattamenti, esperimenti oppure divennero vittime di esecuzioni sistematiche delle SS.

A Sachsenhausen furono inoltre uccisi gli uomini del commando dell'Operazione Musketoon. Tra gli internati vi furono la moglie e i figli di Rupprecht di Baviera, principe ereditario di Baviera e membro della famiglia Wittelsbach, che furono imprigionati dall'ottobre 1944 all'aprile 1945 e di qui trasferiti al campo di concentramento di Dachau. Altro prigioniero fu il reverendo Martin Niemöller, attivo anti-nazista.

 
Fritz Thyssen, industriale tedesco inizialmente sostenitore del nazismo poi suo oppositore. Venne rinchiuso per un certo periodo nel campo di Sachsenhausen.

Sottocampi di SachsenhausenModifica

Sachsenhausen ebbe numerosi sottocampi che gravitarono attorno alla sua organizzazione e da questa controllati. I principali furono:[19]

Il campo di concentramento di Gross-Rosen, fondato il 2 agosto 1940 per l'estrazione di granito per conto della Deutsche Erd und Steinwerke (società controllata dalle SS), venne reso indipendente da Sachsenhausen il 1º maggio 1941.

 
Il memoriale per il ricordo dei prigionieri

Memoriale e museo di SachsenhausenModifica

 
Una divisa degli internati conservata nel museo
 
Monumento eretto a Sachsenhausen a ricordo degli internati di tutte le nazionalità che vi furono imprigionati e in molti casi vi trovarono la morte

Nel 1955 la Repubblica Democratica Tedesca, grazie a una raccolta di fondi per l'istituzione di luoghi del ricordo nazionale, ottenne in breve tempo due milioni di marchi coi quali furono decisi lavori per la costruzione di un sito monumentale a Sachsenhausen. Il progetto per attuare questo proposito fu assegnato agli architetti Reinhold Lingner, Ludwig Deiters, Horst Kutzat e Kurt Tausendschön.

Nel 1961 il luogo del ricordo nazionale, ormai ultimato, fu inaugurato con una cerimonia pubblica e nello stesso anno al castello di Oranienburg fu esposta la scultura Gli accusatori di Fritz Cremer.

Dal 1993, in seguito ai mutamenti politici seguenti alla riunificazione tedesca, il luogo della memoria e il museo appartengono alla Fondazione per i monumenti del Brandeburgo. Sachsenhausen è aperto al pubblico: diversi edifici e costruzioni sono stati ricostruiti, come ad esempio le torri di guardia, l'entrata del campo e diverse baracche. È presente un museo che raccoglie varie testimonianze sia delle operazioni di recupero storico sia della vita che gli internati erano costretti a condurre nel campo.[20]

La mostra permanenteː Il campo di concentramento di Sachsenhausen 1936-1945 e le altre 12 mostre del memorialeModifica

Iniziata nel 1993, una grande mostra permanente è stata allestita proprio al centro del campo, in quei locali del Memoriale adibiti al tempo della Shoah, a cucina degli internati. La mostra realizzata un mese dopo l'istituzione della Fondazione dei memoriali di Bramdeburgo, fondazione che cura le attività degli «ex memoriali e monumenti nazionali campo e del Memoriale di Sachsenhausen, Ravensbrück e Magdeburgo», funge come «"funzione di rimando" alle altre 12 mostre del memoriale»[21]. L'ente più importante della fondazione è il "Memoriale e Museo di Sachsenahusen". Il nuovo nome voluto dalla Fondazione «fu un altro segno di mutamento» di quanto da allora in poi si proponeva di attuare il Memoriale di Sachsenhausen. A spiegarlo è lo storico e accademico Günter Morsch che come Der Spiegel nota, è stato «direttore del Museo e memoriale di Sachsenhausen dal 1993 e dal 1997 ed è direttore della Fondazione Memoriale di Brandeburgo»[22]:

«Nel nuovo nome si esprimeva il mutamento concezionale nei paradigmi nel frattempo realizzati in quasi tutti i grandi memoriali. I memoriali moderni s'intendono come musei di storia contemporanea con particolari compiti umanitari e di politica culturale. Essi raccolgono testimonianze e tradizioni, curano e conservano i relitti originali, li studiano, inoltre documentano e presentano la storia legata ai singoli luoghi, usando per tutto ciò metodi storiografici e museali moderni. Infine i memoriali curano e conservano il ricordo delle vittime, anche tenendo conto che spesso si possono considerare cimiteri internazionali. S'intendono inoltre come luoghi di apprendimento aperto in cui si trasmette il significato di diritti umani fondamentali per lo sviluppo e il mantenimento di una società democratica nel passato, nel presente e nel futuro, usando forme didattiche che si devono rinnovare continuamente adeguandosi alle esigenze di volta in volta presenti. A questa impostazione corrisponde la concezione generale decentrata sviluppata a Sachsenhausen, sulla base della quale qui non c'è nessun museo centrale con spesso diverse migliaia di metri quadrati di esposizione, come in molti altri grandi memoriali. Qui invece ci sono tredici mostre che si distribuiscono su tutta la superficie del memoriale, ognuna relativamente piccola e delimitata tematicamente. Sono tre le principali considerazioni che hanno determinato in modo decisivo lo sviluppo della concezione generale decentrata, ognuna rispettivamente di ordine didattico - museale, di metodologia della conservazione e di politica della memoria»

(Günter Morsch[23])

FilmografiaModifica

Sul campo sono stati girati vari film e documentari storici:

  • Il falsario - Operazione Bernhard, del 2007 per la regia di Stefan Ruzowitzky, vincitore del Premio Oscar 2008 come miglior film straniero.
  • Kein Friede den Frevlern, del 2011 per la regia di Mikko Linnemann, sulla vita di Leon Szalet (1892-1958), uno degli oltre 500 ebrei polacca arrestati nel settembre del 1939 a Berlino e inviati al campo di concentramento di Sachsenhausen.[24]
  • Sachsenhausen: le due facce di un campo, 2014 per la regia di Mary Mirka Milo, che racconta la storia del campo modello di Sachsenhausen sino alla sua liberazione e all'assegnazione ai sovietici del complesso. Questi ultimi tra il 1945 e il 1950 concentrarono migliaia di prigionieri nello stesso luogo trattandoli in modo altrettanto disumano di quello che i nazisti avevano riservato agli internati sino al 1945.[25]

CDModifica

  • Ballads And Broadsides Songs From Sachsenhausen Concentration Camp 1940 - 1945, di Aleksander Kulisiewicz, 2008, genereː Folk, World, e Country; 20 tracce; etichettaː United States Holocaust Memorial Museum[26].

NoteModifica

  1. ^ Barbara Distel.Dachau, p.19.
  2. ^ a b c Günter Morsch e Astrid Ley, Il campo di concentramento di Sachsenhausen 1936 - 1945. Avvenimenti e sviluppi, pag. 7, Berlino, Metropol Verlag, 2013, ISBN 978-38-6331-143-8.
  3. ^ (EN) Sachsenhausen concentration camp, Germany, su britannica.com. URL consultato il 21 gennaio 2019.
  4. ^ Gerhart Seger, p.127.
  5. ^ Benz,Distel e Königseder, p.168.
  6. ^ (EN) Sachsenhausen, su encyclopedia.ushmm.org. URL consultato il 20 gennaio 2019.
  7. ^ Jewish Virtual Library.
  8. ^ (DE) Experimente im Konzentrationslager: Blut im Schuh, su zeit.de, Die Zeit. URL consultato il 24 gennaio 2019.
  9. ^ Zyklon B.
  10. ^ Barbara Distel.Dachau, p.20.
  11. ^ Data di liberazione del campo di Sachsenhausen da parte delle truppe sovietiche e polacche.
  12. ^ (DE) Sachsenhausen (Nordb), su bahnhof.de. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  13. ^ a b Международный Мемориал.
  14. ^ (DE) Das KZ Sachsenhausen, su dhm.de/lemo, Deutsches Historisches Museum, Berlin. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  15. ^ (EN) Memorial and Museum Sachsenhausen, su memorialmuseums.org. URL consultato il 24 gennaio 2019.
  16. ^ Barbara Distel.Dachau, pp.19-24.
  17. ^ (DE) Krankenrevier im Konzentrationslager: Ort der Hilfe und des Mordens, su aerzteblatt.de, Deutsches Ärzteblatt. URL consultato il 24 gennaio 2019.
  18. ^ http://www.history.org.ua/?termin=Bandera_S
  19. ^ Barbara Distel.Dachau, pp.40,43.
  20. ^ Stiftung Brandenburgische Gedenkstätten.
  21. ^ Günter Morsch e Astrid Ley, Il campo di concentramento di Sachsenhausen 1936 - 1945. Avvenimenti e sviluppi, pag. 9, Berlino, Metropol Verlag, 2013, ISBN 978-38-6331-143-8.
  22. ^ "Ich frage mich, was ich falsch gemacht habe", su spiegel.de. URL consultato il 30 aprile 2019.
  23. ^ Günter Morsch e Astrid Ley, Il campo di concentramento di Sachsenhausen 1936 - 1945. Avvenimenti e sviluppi, pag. 9, 10, Berlino, Metropol Verlag, 2013, ISBN 978-38-6331-143-8.
  24. ^ Kein Friede den Frevlern (PDF), su gegenfeuer-produktionen.de. URL consultato il 25 gennaio 2019.
  25. ^ con la regia di Mary Mirka Milo, Sachsenhausen:le due facce di un campo (documentario), Roberto Morozzo della Rocca e Francesco Perfetti (consulenza storica) Fabrizio Bondi (musiche originali), Roma, Istituto Luce Cinecittà, 2014, SBN IT\ICCU\UBO\4083313.distribuito in 3 DVD in lingua italiana
  26. ^ Aleksander Kulisiewicz – Ballads And Broadsides Songs From Sachsenhausen Concentration Camp 1940 - 1945, su discogs.com. URL consultato il 30 aprile 2019.

BibliografiaModifica

Bibliografia in italianoModifica

  • Günter Morsch e Astrid Ley (a cura di), Il campo di concentramento di Sachsenhausen: 1936-1945; avvenimenti e sviluppi, Berlin, Metropol-Verlag, 2013, ISBN 978-3-86331-143-8, SBN IT\ICCU\IEI\0379621.
  • Barbara Distel (a cura di), Il campo di concentramento di Dachau dal 1933 al 1945. Testi e foto dell'esposizione, Ludwig Eiber, Thomas Felsenstein, Gabriele Hammermann, Micha Neher, Christian Schölzel e Stanislav Zámečník, Monaco, Comité Internationale de Dachau, 2005, ISBN 978-3-87490-753-8, SBN IT\ICCU\RMS\2397631.
  • Drago Arsenijevic, Ostaggi volontari delle SS, traduzione di Tina Simonetti, Ginevra, Ferni, 1980, SBN IT\ICCU\TO0\1533154.

Bibliografia in altre lingueModifica

Voci correlateModifica

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