Femminicidio

omicidio (non incidentale) di una donna commesso da un uomo

Il termine femminicidio (più raramente chiamato anche femmicidio o femicidio[1]) è un neologismo che identifica i casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa da un individuo di sesso maschile per motivi basati sul genere[2]. Esso costituisce dunque un sottoinsieme della totalità dei casi di omicidio aventi un individuo di sesso femminile come vittima. Il significato di tale neologismo è per estensione definito come «qualsiasi forma di violenza esercitata in maniera sistematica sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione di genere e di annientare l'identità attraverso l'assoggettamento fisico o psicologico della donna in quanto tale, fino alla schiavitù o alla morte»[3][4], in linea quindi con la definizione di violenza di genere[5]. In questi termini è oggetto dell'attenzione mediatica[6] e di interventi istituzionali[7][8]:

Origine e diffusione del termineModifica

Il termine è composto dal sostantivo femminile femmina con l'aggiunta del confisso -cidio[1], sul modello di parricidio, fratricidio, regicidio, deicidio.

 
Jakub Schikaneder, Omicidio in casa (1890)

La prima citazione del termine nella sua accezione moderna, come "uccisione di una donna da parte di un uomo per motivi di odio, disprezzo, piacere o senso di possesso delle donne", è del 1990, per opera della docente di Studi Culturali Americani Jane Caputi.

In una ricerca sulle origini del termine, la criminologa Diana E. H. Russell[9] ha rintracciato il primo uso generico della parola femicide (femicidio), con accezione diversa da quella moderna, nel libro "The Satirical Review of London at the Commencement of the Nineteenth Century", pubblicato nel 1801 in Inghilterra. In tale volume, il termine veniva usato per indicare la condotta di un uomo che induce una donna a perdere la propria illibatezza, paragonandolo quindi ad un omicida[10]. Nella medesima ricerca è stato riportato l'uso del termine riguardo all'omicidio di una donna in un romanzo di William MacNish del 1827 e quindi in un manuale di diritto inglese del 1848 ad indicare l'uccisione di una donna, senza riferimenti alla violenza di genere[11].

Successivamente il termine è stato utilizzato dalla stessa Russell nel 1992, nel libro scritto insieme a Jill Radford Femicide: The Politics of woman killing. La Russell identificò nel femminicidio una categoria criminologica vera e propria: una violenza estrema da parte dell'uomo contro la donna «perché donna», in cui cioè la violenza è l'esito di pratiche misogine.

DefinizioneModifica

L'antropologa Marcela Lagarde, rappresentante del femminismo latinoamericano e tra le prime teorizzatrici del concetto di femminicidio[12], ha scritto nel 1997:

(ES)

«El feminicidio implica normas coercitivas, políticas expoliadoras y modos de convivencia enajenantes que, en conjunto, componen la opresión de género, y en su realización radical conducen a la eliminación material y simbólica de mujeres y al control del resto. Para que el feminicidio se lleve a cabo con el conocimiento social y no provoque la ira social, ni siquiera de la mayoría de las mujeres, requiere una complicidad y el consenso que acepte varios principios concatenados: interpretar el daño a las mujeres como si no lo fuera, tergiversar sus causas y motivos y negar sus consecuencias. Todo ello es realizado para sustraer la violencia dañina contra las mujeres de las sanciones éticas, jurídicas y judiciales que enmarcan otras formas de violencia, exonerar a quienes inflingen el daño y dejar a las mujeres sin razón, sin discurso y sin poder para desmontar esa violencia. En el feminicidio, hay voluntad, hay decisiones y hay responsabilidad social e individual.»

(IT)

«Il femminicidio implica norme coercitive, politiche predatorie e modi di convivenza alienanti che, nel loro insieme, costituiscono l'oppressione di genere, e nella loro realizzazione radicale conducono alla eliminazione materiale e simbolica delle donne e al controllo del resto. Per fare in modo che il femminicidio si compia nonostante venga riconosciuto socialmente e senza perciò provocare l'ira sociale, fosse anche della sola maggioranza delle donne, esso richiede una complicità ed un consenso che accetti come validi molteplici principi concatenati tra loro: interpretare i danni subiti dalle donne come se non fossero tali, distorcerne le cause e motivazioni, negarne le conseguenze. Tutto ciò avviene per sottrarre la violenza contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziali che invece colpiscono altre forme di violenza, per esonerare chi esegue materialmente la violenza e per lasciare le donne senza ragioni, senza parola, e senza gli strumenti per rimuovere tale violenza. Nel femminicidio c'è volontà, ci sono decisioni e ci sono responsabilità sociali e individuali.»

(Marcela Lagarde, Identidades de género y derechos humanos. La construcción de las humanas, VII curso de verano, Educación, democracia y nueva ciudadanía, Universidad Autónoma de Aguascalientes, 1997, dal sito della Cátedra UNESCO de Derechos Humanos de la UNAM.)

Il termine è stato ripreso da studi di diritto, sociologia, antropologia, criminologia[13] e utilizzato negli appelli internazionali lanciati dalle madri nel caso del Femminicidio a Ciudad Juárez.

FenomenoModifica

 
Vittime di femminicidio ogni 100.000 donne (2017)[14]

     Femminicidi compiuti da membri di famiglia

     Femminicidi compiuti da partner

Il femminicidio è diffuso a livello mondiale, ma ha forme ed incidenza diverse in ogni paese: sono i paesi dell'America centrale e America del Sud quelli in cui è più studiato e si è dato più spazio nella discussione politica.

Una valutazione della portata del fenomeno è stata effettuata dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) confrontando i dati di 32 paesi europei e nordamericani per i quali si dispone di dati affidabili per gli anni dal 2004 al 2015, periodo nel quale si è registrata un'incidenza di 1,23 morti ogni 100 000 donne residenti[15].

Nel mondoModifica

Nel 2017 l'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine ha attivato la piattaforma di monitoraggio e raccolta dati dei femminicidi in tutto il mondo[16]. Nel 2018 una ricerca a livello mondiale: Gender related killing of women and girls ha dimostrato che ogni anno nel mondo vengono uccise 87 000 donne per motivi di genere[17].

AmericaModifica

Alcuni ordinamenti giuridici sud-americani (ad es. Costa Rica e Cile) prevedono il femminicidio come reato autonomo.

EuropaModifica

L'11 maggio 2011 è stata sottoscritta a Istanbul dai membri del Consiglio d'Europa la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica[18]. La convenzione prevede che divenga vincolante per gli stati membri del Consiglio d'Europa quando almeno 10 stati membri l'avranno ratificata. È stato firmato da 32 paesi e il 12 marzo 2012 la Turchia è diventata il primo paese a ratificare la Convenzione, seguito dai seguenti paesi nel 2015: Albania, Portogallo, Montenegro, Moldavia, Italia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Serbia, Andorra, Danimarca, Francia, Finlandia, Spagna, Svezia, Bulgaria, Irlanda[19][20].

Le statistiche sull'Europa attribuiscono alla Lettonia il triste primato del paese con più omicidi di donne da parte del partner[21]. L'Austria è paese europeo dove in assoluto vengono uccise più donne che uomini[22].

ItaliaModifica

L'ordinamento penale italiano non prevede il femminicidio né come fattispecie autonoma di reato né come aggravante. Tuttavia il termine ha fatto la sua comparsa con il decreto legge 14 agosto 2013, n. 93 (convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119) recante "Nuove norme per il contrasto della violenza di genere che hanno l'obiettivo di prevenire il femminicidio e proteggere le vittime". Il fatto che si estenda a fattispecie e casistiche penali tra loro molto diverse ha dato origine ad alcune critiche sul concetto di femminicidio e sulla sua applicazione[23].

In termini statistici, si è osservato che gli uomini sono generalmente uccisi da uno sconosciuto, con percentuali che vanno dall'84,8% (2005) al 60,6% (2020). Più raramente da un parente o conoscente. La possibilità che siano uccisi dal partner o dall'ex partner va dal 4,5% (2005) al 2,9% (2020). Per le donne è il contrario: la maggior parte viene uccisa dal partner o dall'ex partner, con percentuali che vanno dal 40,9% (2005) al 57,8% (2020), più raramente da un altro parente, mentre gli omicidi per mano di uno sconosciuto sono scesi dal 34,1% (2005) al 7,8% (2020).[24].

  • Una ricostruzione delle vittime tra il 2000 e il 2011 è stata operata anche da EURES e ANSA con l'indagine "Il femminicidio in Italia nell'ultimo decennio"[25]. Dal 2005 la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna raccoglie i dati delle donne uccise dai casi riportati dalla stampa e pubblica annualmente i rapporti online[26].
  • L'incidenza del fenomeno in Italia nel periodo 2004-2015 è di 0,51 morti per 100 000 donne residenti, il valore più basso tra tutti i 32 paesi europei e nordamericani del citato rapporto UNODC, un dato inferiore alla metà della media dei 32 paesi osservati (1,23 su 100 000)[15]. Il dato italiano è il migliore anche per ciò che riguarda i femminicidi di cui è autore il partner o l’ex partner, con un'incidenza di 0,23 uccisioni ogni 100 000 donne residenti, minore della metà del dato medio riferito ai dodici paesi per cui erano disponibili dati confrontabili[15].
  • L'avvocata sudafricana Rashida Manjoo[27], all'epoca Special Rapporteur delle Nazioni Unite, nel rapporto[28][29] sulla visita effettuata nel gennaio 2012 in Italia per verificare l'applicazione CEDAW ha rilevato 127 femminicidi in Italia nel 2010. Secondo Manjoo, fino a quel momento vi era stato uno sforzo limitato da parte del governo e della società civile nel raccogliere dati sulla violenza contro le donne, incluso il femminicidio[29][30].
  • Nel 2017 è uscito uno studio sugli orfani di vittime di femminicidio[33] di Anna Costanza Baldry, in cui è stato stimato che in Italia in 15 anni (dal 2000-2014) ci sono stati 1 600 nuovi casi di orfani che hanno perso la madre perché uccisa dal padre. Con il padre o in carcere o suicida, i sopravvissuti minori o già maggiorenni sono definiti "orfani speciali" data l'entità dei loro problemi, connessi all'essere senza genitori e spesso testimoni di violenze passate. La ricerca è stata realizzata grazie al progetto europeo Switch-off[34], svolto in cooperazione con la rete DiRe. Donne in Rete contro la violenza[35]. In seguito alla pubblicazione di questi dati mai prima rilevati in Italia, è stata messa in discussione una legge[36] che tratta il tema degli orfani delle vittime di femminicidio.
  • Nel 2019, la Polizia Italiana ha pubblicato degli opuscoli informativi[38] denominati ...Questo non è amore. Da essi emerge che l'incidenza percentuale delle vittime di sesso femminile dei reati di violenza di genere è cresciuta dal 67,90% del 2016 ad oltre il 70% negli anni 2018-2019[39].

I dati sono ulteriormente cresciuti durante la pandemia del COVID-19[40]: mentre il numero di omicidi generici è diminuito, sono aumentati gli omicidi di donne da parte dei mariti[41][42]. Pietro Curzio, Primo presidente della Corte di Cassazione, ha osservato che nel 2021 ci sono stati 295 omicidi volontari, di cui 102 donne assassinate in ambito familiare/affettivo, e in particolare 70 per mano del partner o ex partner[43].

Da una ricerca del 2022 è emerso che la settimana che segue un femminicidio le donne sono più propense a chiedere aiuto al 1522. I dati del 1522, forniti dal Dipartimento per le Pari opportunità del governo italiano, mentre il secondo gruppo di dati riguarda le notizie di femminicidio sulla stampa locale e nazionale, raccolti dalla Casa delle donne per non subire violenzawww.casadelledonne.it, un’organizzazione non governativa italiana specializzata nel fornire sostegno e riparo alle donne vittime di violenza. Il periodo considerato va da gennaio a maggio per gli anni 2015-2019, e quindi copre periodi nei quali cui il Covid-19 non era ancora apparso. I risultati mostrano che la copertura mediatica sui femminicidi aumenta la generale propensione delle donne vittime di violenza a cercare un aiuto.[44]

Tipi di femminicidio e causeModifica

Analisi antropologiche e sociologicheModifica

Gli antropologi concordano sul fatto che non tutti gli omicidi di donne sono dei femminicidi: per esempio, se una donna viene uccisa durante una rapina in banca, da un rapinatore che non conosce, non si parla di femminicidio. Invece, il concetto di femminicidio è collegato all'idea di una "violenza strutturale" contro le donne, che si traduce in un continuum di gesti violenti, sia nella dimensione pubblica che in quella privata (come nei nuclei famigliari)[45].

Le analisi antropologiche sono nate osservando le proporzioni dell'omicidio di donne nella città di Ciudad Juárez in Messico"[45]. Tra la metà degli anni '90 e il 2006 - quando Marcela Lagarde ha articolato la sua definizione di femminicidio - ci sono stati più di 300 omicidi di donne, una percentuale più alta che in città con un profilo equivalente. Gli omicidi di Ciudad Juárez hanno presto lasciato il segno nell'immaginario collettivo, soprattutto perché i corpi sono stati trovati in terreni liberi o nel deserto, le donne sono state violentate e torturate e i loro corpi sono stati crudelmente mutilati. È stato fatto notare che nel periodo fra il 1993 e il 2018 gli autori di questi omicidi non hanno praticamente avuto conseguenze legali, ragion per cui l'antropologa Julia Monárrez Fragoso ha proposto la definizione di "femminicidio sessuale sistemico"[46].

Anche Riccardo Iacona a conclusione di un'indagine sul fenomeno condotta nel 2013, punta il dito sull'omertà e sostanziale complicità collettiva nei confronti dell'assassino. Iacona nota che gli omicidi avvenuti all'interno di una coppia sono molto diversi da quelli che avvengono nell'ambito della criminalità comune, e fa un paragone con le esecuzioni di stampo mafioso[47]:

«in genere si tratta di omicidi di stampo mafioso, cioè non realizzati nel chiuso delle case, ma molto spesso davanti a tutti: davanti ai figli, davanti ai parenti, nelle pubbliche vie, spesso anche annunciati, nel senso che molti sapevano che quella situazione era una situazione difficile (...) il contesto in cui questi episodi si verificano [è] Vasto veramente, sia negli anni che nel numero di persone che sono a conoscenza delle difficoltà di una relazione di coppia: i vicini, i parenti, spesso i carabinieri, spesso anche i magistrati quando c’è stata la denuncia. Ebbene, il fatto che per anni tutti sapevano e nessuno ha fatto niente, parenti inclusi, ci dice qualcosa di profondo, cioè ci dice che sostanzialmente c’è un’area di complicità attorno a questi fenomeni.»

Secondo il sessuologo Philippe Brenot, nella specie umana la struttura della coppia è basata sul riconoscimento della paternità. Quando il maschio pretende di avere la certezza di essere il padre della prole, questa sicurezza[48]

«può essere ottenuta solo con l'imprigionamento delle femmine (donne) in quello che viene chiamato 'matrimonio', essenzialmente destinato a impedire l'incontro delle femmine con altri maschi. Questo recinto "protettore" della purezza della prole diventa il luogo di tutti i drammi e degli omicidi. La macchina della dominazione maschile è all'opera nel quadro giuridico del matrimonio, e la gelosia è un meccanismo di vigilanza.»

Tuttavia, secondo gli antropologi e i sociologi questo "recinto" non si limita al matrimonio. Secondo Anthropen, un dizionario di antropologia contemporanea, il femminicidio è "il punto finale di un continuum di violenza [...] specificamente diretto alle donne". In altre parole, possiamo parlare di femminicidio quando lo stupro, la schiavitù sessuale, l'incesto, l'eterosessualità forzata, le mutilazioni genitali o quelle effettuate in nome della bellezza, come la chirurgia estetica, causano la morte di una donna"[49].

Femminicidio intimoModifica

Una delle categorie più note di femminicidio è quello dove un uomo uccide la sua compagna: si parla di "femminicidio causato da partner intimo" (intimate partner femicide o intimate femicide in inglese, féminicide intime in francese). Spesso quando si parla di femminicidio ci si riferisce al solo 'femminicidio intimo'.

Le cause che portano un uomo a uccidere la sua compagna sono multifattoriali. Una delle ragioni deriva dall'incapacità di sopportare la rottura della coppia, sia perché questa rottura si riferisce ad un trauma precedente, sia perché questi uomini hanno come unico modello interno gli stereotipi della virilità[50]. Un rapporto dell'Ispettorato generale della giustizia in Francia nell'ottobre 2019 ha rilevato che il 74% degli omicidi sono motivati dalla separazione (43%) o dalla gelosia (31%)[50]

Il fatto che si tratti di un fenomeno differente dalla violenza criminale sembra confermato dal fatto che ha delle statistiche indipendenti da quelle degli omicidi generici. Durante la pandemia Covid 2020-2021, infatti, il numero di omicidi è diminuito, mentre sono aumentati gli omicidi di donne da parte dei mariti[41][42].

Il femminicidio intimo può essere il punto estremo di un'escalation di violenza domestica e più in generale inquadrarsi una relazione tossica, detta anche di dipendenza affettiva. Mentre nei casi di omicidio l'assassino può cercare di punire la donna per essersi sottratta al suo controllo[51], nei casi di omicidio-suicidio l'assassino realizza il suo sogno di fondersi completamente con la sua compagna in un delirio autodistruttivo[52]. Alcuni ricercatori osservano un fenomeno di transfert psicologico che l'omicida proietterebbe sulla figura materna, replicando sulla compagna quello che non può fare sulla madre tanto odiata[53].

«Noi possiamo dividere gli uomini in due categorie. Non lo dico da un punto di vista scientifico ma come elemento di conoscenza molto concreta, molto pratica. Una dimensione narrativa un po’ diversa. Da una parte ci sono uomini, e sono tanti, che si uccidono e nel momento in cui si uccidono è un po’ come se ammettessero di aver superato una soglia, perché immagino che uccidersi non sia semplice. Molti di questi uomini, oltre ad aver predeterminato l’omicidio, hanno anche preordinato il suicidio, tanto è vero che lo fanno nel momento stesso o immediatamente dopo avere ucciso. Poi ci sono quelli che non si uccidono. Quelli che non si uccidono sono molto interessanti. Se voi andate a leggere le carte dei processi, sono persone che non si pentono mai veramente dell’atto che hanno commesso. (...) Sono convinti di aver fatto la cosa giusta perché non potevano accettare la violazione che questa donna ha fatto, ad amore terminato ormai da anni nella gran parte dei casi. E anche questo ci dice che non si tratta di storie d’amore andate a male, perché sono relazioni che magari sono interrotte da due-tre anni, dove c‘è di mezzo l’avvocato, dove c’è denuncia per stalking.»

(Riccardo Iacona, "Se questi sono gli uomini"[54])

In alcuni casi, anziché colpire direttamente la moglie che chiede la separazione, il marito uccide i figli, incolpando la moglie del suo gesto[55][56][57][58][59][60][61][62][63][64][65]. Si è parlato a questo proposito di femminicidio indiretto[66].

Alcune aree chiave per lo studio del femminicidio intimo sembrano essere il narcisismo maligno e lo stalking[51][52]. Per questo motivo molti psicologi e specialisti di violenza domestica e stalking premono per un'educazione affettiva nelle scuole e una formazione per identificare i segnali di pericolo per riconoscere uno stalker in anticipo o alle prime fasi di una relazione[67][68].

Delitto d'onoreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Delitto d'onore.

Il delitto d'onore viene fatto rientrare nella categoria del femminicidio in quanto una donna viene uccisa perché è uscita dal "recinto di controllo" maschile nel matrimonio, di cui parla il sessuologo Philippe Brenot. In questa tipologia di femminicidio, l'autore materiale può non essere solo il marito della donna, bensì anche uno dei famigliari di lui o di lei, o addirittura coinvolgere l'intera comunità.

La dicitura "d'onore" deriva dal fatto che questa tipologia di omicidio vuole salvare la reputazione della famiglia, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessuali, matrimoniali o comunque di famiglia. Nelle legislazioni in cui è contemplato, l'onore, cioè la reputazione sociale, è riconosciuto come un valore socialmente rilevante di cui si possa e si debba tener conto anche a fini giuridici, e specialmente se ne parla quindi in ambito penale.

Nel mondo, i delitti d'onore avvengono principalmente quando la donna viene accusata di[69]:

In Italia, fino al 1981, chi commetteva un delitto d'onore godeva di un considerevole sconto di pena[73]. Il caso contemplato dal legislatore italiano era quello della "moglie adultera", cioè la donna che tradiva il marito intrattenendo una relazione extra-coniugale: si supponeva infatti che la persona che avesse sorpreso una donna della sua famiglia nell'atto di tradire sarebbe caduta in uno "stato d'ira" vedendo macchiato l'onore della famiglia. Questo stato d'ira avrebbe reso l'omicida meno lucido e dunque meno responsabile del delitto.
La cosa interessante è che il Codice penale italiano ha avuto un'evoluzione: nel Codice Zanardelli del 1889 questa riduzione di pena era prevista sia per i parenti maschi che per le parenti femmine, nello specifico la sorella del marito tradito[74]. Il Codice Rocco del 1930 ha ristretto la riduzione della pena a tre categorie di uomini: marito, padre, fratello della donna uccisa[75]. Da notare anche che la situazione inversa non era contemplata: una moglie non poteva denunciare suo marito per adulterio, in quanto era considerato reato solo per la moglie[76], e anche l'omicidio del marito per causa d'onore non era un'eventualità presa in considerazione[77].
Nel 1968 l'adulterio venne depenalizzato e l'articolo 559 del Codice Rocco che lo disciplinava venne abrogato in quanto incostituzionale. Ma la clausola del delitto d'onore rimase appunto valida fino al 1981[73].

Morte per doteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Morte per dote.

La morte per dote (o omicidio di dote) è l'uccisione o l'induzione al suicidio delle donne attraverso tortura e molestie da parte di mariti o suoceri per una disputa sulla loro dote. Le morti per dote avvengono principalmente nel Subcontinente indiano, e più precisamente in Bangladesh[78], India[79], Pakistan[80], nonché in Iran[81].

In questa regione, per tradizione la ragazza da sposare deve portare alla famiglia dello sposo una dote consistente al proprio status sociale e livello economico. Una volta si trattava di un kg di gioielli in oro, ora di beni di consumo, come una televisione, l'aria condizionata, un motorino. Per procurare una dote alla figlia, le famiglie arrivano a indebitarsi[82]. Il governo indiano ha reso illegale la pratica della dote con il "Dowry Prohibition Act" nel 1961, ciononostante la pratica continua e non di rado produce forti tensioni fra i due sposi e fra le due famiglie.
Per esempio, nel 2018, una donna bengalese denunciò il marito e la famiglia di lui per averla convinta a sottoporsi a un'operazione chirurgica in cui le è stato asportato un rene senza informarla: il marito aveva venduto il rene della moglie sul mercato nero degli organi, al prezzo della dote che la famiglia della sposa non riusciva a pagare[83][84].

Quando la dote non viene pagata, si può arrivare all'uccisione. Ci sono casi documentati in cui la famiglia dello sposo, scontenta della dote corrisposta dalla famiglia della sposa, ha ucciso la donna, simulando un incidente domestico, di preferenza bruciando viva la sposa ai fornelli o facendola affogare nel pozzo o al fiume[85]. Spesso del femminicidio si incarica la suocera.

Infanticidio e aborto selettivoModifica

Storicamente, la pratica dell'esposizione dei neonati indesiderati nell'antichità ha riguardato particolarmente le bambine. È molto raro, infatti, che nell'Antica Grecia e Antica Roma le cronache menzionino delle famiglie con più di una figlia femmina: si presume dunque che le figlie cadette siano state esposte[86][87], come racconta il mito di Atalanta.

Questa pratica aveva un corrispettivo in Medio Oriente nel Wa'd al-banat, cioè il sacrificio rituale delle figlie femmine, diffusa nella Penisola araba preislamica; benché le ragioni di questa usanza siano ancora sconosciute, gli storici hanno formulato alcune ipotesi sulla base delle abitudini di vita delle tribù nomadi della penisola arabica.

Con l'avvento dell'Islam e del Cristianesimo rispettivamente, l'infanticidio selettivo è stato progressivamente abbandonato.

Tuttavia questo continua in altre regioni del mondo.

In alcuni paesi dell'Asia, in particolare Afghanistan[88], Subcontinente indiano cioè Bangladesh[89], India, Pakistan, nonché in Cina[90] la nascita di una donna è ostacolata per vari motivi, tramite la pratica dell'infanticidio o dell'aborto.
Si tratta di gesti operati in primo luogo da donne[90], quindi escono dalle definizioni di femminicidio dove si parla di omicidio per mano di un uomo[2]. Tuttavia, in quanto eliminazione fisica di una donna per motivi di genere, a livello internazionale il fenomeno viene spesso fatto rientrare in questa fenomenologia e nelle relative statistiche. Si è parlato a questo proposito di "genocidio femminile" o di "genericidio"[89].

In India, si considera che il figlio maschio è la "luce della casa" perché ci si aspetta che porti avanti il nome della famiglia e si crede che nell'oltretomba solo l'anima di un figlio maschio possa prendersi cura dell'anima del padre[89]. C'è inoltre una ragione strettamente economica, cioè la pratica della dote: è tradizione che sia la sposa a portare la dote di un matrimonio, e la famiglia della sposa spesso si indebita per questo. Quindi, dare alla luce una bambina è considerata una disgrazia o più banalmente, come "annaffiare un fiore nel giardino del vicino di casa" secondo un proverbio tamil[91].
Una pratica diffusa prima degli anni Ottanta era quella di avvelenare le neonate[92], poi con la diagnostica prenatale si è passati all'aborto selettivo dei feti femmina.
Si è calcolato che sommando gli aborti selettivi, gli infanticidi delle femmine, gli omicidi legati alla dote e la mancanza di cure per la madre nel periodo dopo il parto, in India mancano all'appello circa 50 milioni di donne solo fino agli anni 2000[93][94].
Malgrado l'avvio di alcune campagne di opinione governative, la situazione sembra peggiorare: l'aborto selettivo delle femmine sarebbe cresciuto del 60% tra il 2007 e il 2016[95]. Secondo alcune ricerche, il fenomeno non sarebbe proporzionale alle restrizioni economiche in cui vive la famiglia, bensì al contrario: è una scelta delle donne più emancipate del paese, cioè aumenta con il livello di istruzione della madre[89][96]. Alcuni ricercatori hanno osservato una correlazione fra le oscillazioni nel prezzo dell'oro e le percentuali di aborto selettivo femminile[97][98].

In Cina è l'uomo che porta la dote alla sposa[99], ciononostante la preferenza dei ragazzi rispetto alle ragazze risale al Confucianesimo. La pratica dell'infanticidio e aborto selettivo è aumentata considerevolmente con la "politica del figlio unico" iniziata nel 1979 dalla Repubblica Popolare Cinese: per ridurre lo sviluppo demografico della Cina, il governo vietò a tutte le famiglie di avere più di un figlio. Dato che per la società cinese avere un figlio maschio è considerato preferibile ad avere una femmina, le famiglie hanno boicottato la nascita di figlie femmine.
La politica del figlio unico è stata abbandonata nel 2015 e ha portato a un importante deficit demografico di donne nel paese[100][101].
Questo squilibrio demografico sta avendo degli effetti sulla tratta di esseri umani, in quanto in Cina si è creato un racket internazionale di vendita di promesse spose per i numerosi scapoli che non riescono a pagare una dote (i cosiddetti "rami secchi"[102]). Le donne provengono principalmente dall'Ucraina, dall'Uzbekistan e dal sud-est asiatico[99].

Stragi IncelModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Incel.

Un incel è un membro di una categoria, composta prevalentemente da uomini eterosessuali,[103] che afferma di non riuscire a trovare un partner sentimentale e/o sessuale, nonostante ne desideri uno, in quanto rifiutato perché non attraente. Il neologismo inglese incel è un portmanteau di involuntary celibate, traducibile in italiano come «celibe involontario».[104]. I membri della comunità incel sostengono che la rivoluzione sessuale e il femminismo, lasciando le donne libere di scegliersi un partner, ha fatto sì che le donne selezionassero solamente gli uomini più in alto nella scala sociale, lasciando senza opportunità gli uomini più sfavoriti.

L'International Centre for Counter-Terrorism ha definito le stragi incel come forme di "terrorismo misogino" (misogynist terrorism)[105]. Almeno sei omicidi di massa sono stati commessi dal 2014 da uomini che si sono auto-identificati come incel o che avevano menzionato nomi e scritti legati ad incel nei loro manifesti o post su Internet.

  • 23 maggio 2014: Elliot Rodger, studente americano 22enne figlio del regista Peter Rodger, uccise 6 persone e ne ferì 14 a Isla Vista in California per poi suicidarsi. Prima di compiere l'attentato scrisse e pubblicò online un lungo manifesto in cui raccontò tutta la sua vita in ogni dettaglio e in cui espresse la sua rabbia e depressione per non aver mai dato ancora il suo primo bacio ed essere vergine e per essere sempre stato rifiutato dalle donne.[106][107][108]
  • 1º ottobre 2015: Chris Harper-Mercer, studente di 26 anni, uccise 9 persone e ne ferì 8 in una sparatoria nell'Umpqua Community College a Roseburg in Oregon per poi suicidarsi. Prima di farlo, pubblicò online un breve manifesto in cui espresse la sua depressione per essere vergine e non aver mai avuto una ragazza ed elogiò alcuni mass shooters statunitensi, in particolar modo Elliot Rodger.[109][110][111]
  • 23 aprile 2018: Alek Minassian, canadese di origini armene di 25 anni, si lanciò con un furgone contro la folla della città di Toronto uccidendo 11 persone (inclusa una morta nel 2021[112]) e ferendone altre 15 per poi essere arrestato. Pochi minuti prima di compiere il gesto scrisse un post sul suo profilo di Facebook in cui inneggiava alla ribellione degli incel ed elogiava Elliot Rodger.[113][114][115]
  • 22 luglio 2018: Faisal Hussain, 29 anni, canadese di origine pakistana con problemi di depressione ben noti a famiglia e insegnanti[116], uccise 2 persone e ne ferì altre 13 in una sparatoria a Toronto per poi suicidarsi. I parenti di Hussain hanno riferito di aver avuto una discussione con lui poche ore prima della strage e gli avevano detto di trovarsi una moglie. Tale conversazione, secondo i suoi parenti, sconvolse Hussain. Successivamente la polizia dichiarò che Hussain fece delle ricerche su Alek Minassian e che nel suo cellulare è stata trovata una copia del manifesto di Elliot Rodger.[117][118][119]
  • 2 novembre 2018: Scott Beierle, un uomo statunitense di 40 anni, uccise 2 persone e ne ferì altre 4 in una sparatoria in uno studio yoga di Tallahassee in Florida per poi suicidarsi. In precedenza, aveva pubblicato diversi video online in cui esprimeva la sua rabbia per non avere una donna e per i suoi rifiuti che sosteneva di ricevere da loro.[120][121][122][123][124]
  • 24 febbraio 2020: canadese di 17 anni colpisce mortalmente con un machete una donna e ferisce altre 2 persone in un centro massaggi a Toronto per poi essere arrestato. L'identità del ragazzo non viene rivelata in quanto minorenne e la polizia classificherà il caso come terrorismo correlato al movimento incel.[125][126][127][128][129]
  • 20 maggio 2020: Armando Hernandez Jr, statunitense di 20 anni, ferisce 3 persone in una sparatoria a Glendale in Arizona per poi essere arrestato. Nei giorni seguenti dirà agli agenti di essere un incel che ha agito per vendetta per essere rifiutato dalle donne, di essere stato ispirato da Elliot Rodger e che il suo obiettivo erano le coppie di fidanzati.[130][131][132][133] Durante l'interrogatorio si lamentò inoltre di non fare nessun match su Tinder.[134]
  • 21 settembre 2020: Antonio De Marco, italiano di 21 anni, uccide una coppia di fidanzati a Lecce con decine di coltellate per poi essere arrestato pochi giorni dopo. Egli dichiarerà agli agenti di aver ucciso i due "perché erano troppo felici" e che lui invece non aveva mai avuto una ragazza, i suoi unici rapporti sessuali fossero con prostitute e che i continui rifiuti subiti da parte di più ragazze sia stata la causa della sua rabbia. Nel suo diario è stato trovato scritto che provava ormai un'incontrollabile sensazione di solitudine e di assenza di amore e di avere una rabbia crescente contro gli uomini sessualmente di successo e le donne.[135][136][137][138]
  • 12 agosto 2021: Jake Davison, inglese di 22 anni, uccide 5 persone e ne ferisce altre 2 in una sparatoria a Plymouth in Inghilterra per poi suicidarsi. Nei suoi video caricati su YouTube lamentava di essere "brutto e vergine", di "aver perso l'amore adolescenziale" e dichiarava che stava "consumando un'overdose di blackpill" (un'ideologia molto simile alla redpill).[139][140][141]

NoteModifica

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BibliografiaModifica

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