Gianfrancesco I Pico

condottiero italiano
Giovanni Francesco I Pico della Mirandola
Signore della Mirandola
Stemma
In carica 1451 –
1467
Signoria della Mirandola
Predecessore Francesco III Pico
Successore Galeotto I Pico
Antonio Maria
Giovanni
Altri titoli conte della Concordia, signore di San Martino Spino
Nascita Mirandola, circa 1420
Morte Mirandola, 11-12 febbraio 1467
Sepoltura Mirandola
Luogo di sepoltura chiesa di San Francesco
Casa reale Pico della Mirandola
Padre Giovanni I Pico
Madre Caterina Bevilacqua
Consorte Giulia Boiardo
Figli * Galeotto I
Religione cattolica

Giovanni Francesco I Pico della Mirandola, signore di Mirandola (Mirandola, circa 1420 – Mirandola, 11 o 12 febbraio 1467), è stato un condottiero italiano.

Padre del celebre filosofo umanista Giovanni Pico della Mirandola, iniziò a costruire le mura della città di Mirandola e il suo palazzo comunale.

BiografiaModifica

Era figlio di Giovanni I Pico, signore di Mirandola e Concordia, e di Caterina Bevilacqua, figlia di Guglielmo Bevilacqua di Verona.

Nato intorno al 1420, verso il 1441 sposò la contessa Giulia Boiardo, figlia di Feltrino Boiardo di Scandiano.

Morto il fratello Niccolò nel 1448 e poi il padre nel 1451, il 28 dicembre 1451 è registrato come signore della Mirandola e conte della Concordia insieme allo zio Francesco, il quale - si suppone - rinunciò ai propri diritti sulla Mirandola nel 1456 dopo l'acquisto del castello di Scaldasole (dove morì due anni dopo).

Nel maggio 1452 Gianfrancescò si recò a Ferrara per rendere omaggio all'imperatore Federico III, che contraccambiò onorandolo della divisa di cavaliere. Ritornò poi a Ferrara nel 1457 e nel maggio 1459, quando Borso d'Este ospitò papa Pio II che stava andando al concilio di Mantova per appellarsi ai sovrani d'Europa affinché smettessero di combattersi fra loro, ma si unissero in una crociata contro gli Ottomani, nemici della Cristianità.

Nel 1460 fortificò il castello di Mirandola, fino ad allora difeso solo da argini e fossi, cingendolo con mura di mattoni e con le fondamenta piantate nell'acqua, che includevano tutto il cosiddetto borgo bruciato; venne altresì iniziata la torre della Maddalena (completata poi dal primogenito Galeotto). In quello stesso anno fu autorizzato da papa Pio II ad erigere un convento di monache clarisse (completato nel 1479).

Nel gennaio 1462 accolse Tiberto Brandolini, che dopo aver abbandonato i veneziani stava per passare tra le fila dei nemici milanesi di Francesco Sforza. Nel giugno dello stesso anno, in disaccordo con la moglie, corse al soldo di Borso d'Este in aiuto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, attaccato dalle truppe di Papa Pio II: il 14 luglio Gianfrancesco e Sigismondo, al comando di 800 cavalli e un buon numero di fanti, giunsero nelle Marche e diretti in Puglia ad aiutare Jacopo Piccinino. Giunti però al fiume Tronto, furono respinti dai soldati pontifici, dovendo riparare a Senigallia il 13 agosto. Lasciato un buon numero di soldati nella rocca di Senigallia, si diressero verso Mondolfo, dove furono attaccati dai nemici e persero 1500 uomini. Gianfrancesco fu catturato da Federico da Montefeltro, rimanendo suo prigioniero pochi mesi (il 9 novembre 1462 erà già a Mirandola, quando chiese a Lodovico, marchese di Mantova l'esenzione del dazio per venti armature acquistate a Brescia).

Il 25 giugno 1464 accolse nel proprio castello il conte Jacopo Piccinino con il commissario del duca di Milano, provenienti da Bologna.

 
Palazzo comunale di Mirandola

Nel 1465 fu nominato esecutore testamentario di Galasso Pio, signore di Carpi. Nel 1466 aiutò il genero Pino III Ordelaffi a raccogliere soldati nel modenese e fu tra i comandanti dell'esercito di Niccolò Soderini inviato a sostegno della Repubblica di Firenze. Il 28 aprile è in vertenza con la camera ducale di Ferrara e a marzo fece eseguire a Mantova alcuni lavori in argento ad un certo Jsep Ebreo, per i quali domandò al marchese di Mantova di togliere certi ostacoli per questa commissione. Il 15 giugno scrisse al Gonzaga che una torre di Mirandola era crollata fino alle fondamenta, distruggendo gran parte delle mura della fortezza. In questa epoca fece altresì inizare l'edificazione del nuovo Palazzo della Ragione (attuale palazzo comunale), completato poi dalla moglie Giulia Boiardo nel 1468.

L'8 novembre 1466 ricevette dal vescovo di Reggio Antonio Beltrando l'investitura del castello di San Martino Spino, a patto che pagasse - come da tradizione per l'epoca - il canone annuo corrispondente ad una spada militare da consegnare nel giorno di Natale.

Alla sua morte, avvenuta l'11 o 12 febbraio 1467,[1] nella famiglia Pico si scatenò una lotta per la sovranità che durò circa un secolo. In base al testamento rogato nel febbraio 1467 presso il notaio Bortolomeo di Bergamo, il 2 aprile la vedova Giulia Boiardo assunse la tutela del figlio Giovanni.

Gianfrancesco venne sepolto nel Pantheon dei Pico della chiesa di San Francesco, in un sarcofago di marmo rosso di Verona commissionato dal nipote Giovanni Francesco II Pico della Mirandola, scolpito da artista anonimo in stile cinquecentesco, con cornici, fregi e mensole sorrette da capitelli e pilastrini. Sulla facciata frontale è presente lo stemma dei Pico, sormontato da un grifone; nello scudo, sopra la scacchiera, è presente l'aquila imperiale con ai lati due leoni rampanti. L'epitaffio recita:

(LA)

«Joanni Francisco Pico
Joannis Pici filio
Mirandulae domino et Concordiae comiti
eiusque coniugi Juliae Bojardae
Joannes Franciscus Picus ex Galeotto filio nepos
ad indicandum avi et aviae monimentu
posuit»

(IT)

«A Giovanni Francesco Pico, figlio di Giovanni Pico, signore della Mirandola e conte della Concordia, e a sua moglie Giulia Boiardo, il nipote Giovanni Francesco figlio di Galeotto pose»

DiscendenzaModifica

Gianfrancesco sposò Giulia Boiardo intorno al 1441 ed ebbero cinque figli:

Gianfrancesco ebbe anche alcuni figli naturali:

  • Meliaduccio (o Meliaduse), protonotario apostolico;
  • Giulia, monaca clarissa presso il convento di San Ludovico a Mirandola

NoteModifica

  1. ^ Giovanni Battista Manfredi riportò erroneamente la dara di morte all'8 novembre 1467, data ripresa anche da altre fonti derivate.

BibliografiaModifica

  • Felice Ceretti, Il conte Gio. Francesco I Pico, in Atti e memorie delle RR. Deputazioni di storia patria per le provincie modenesi e parmensi, 3 (serie 3, parte I), Modena, Tipografia Vincenzi, 1885.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri di Italia. Pico della Mirandola, Torino, 1835, p. 3. ISBN non esistente.

Voci correlateModifica