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Giovanni Malagò

imprenditore, dirigente sportivo e ex giocatore di calcio a 5 italiano
Giovanni Malagò
Il Presidente del CONI Giovanni Malagò.jpg

Presidente del CONI
In carica
Inizio mandato 19 febbraio 2013
Predecessore Gianni Petrucci
Giovanni Malagò
Presidente CONI Giovanni Malagò.jpg
Nazionalità Italia Italia
Calcio a 5 Futsal pictogram.svg
Carriera
Squadre di club
1985-1987Canottieri Aniene
1988-1991Roma RCB
 

Giovanni Malagò (Roma, 13 marzo 1959) è un imprenditore, dirigente sportivo ed ex giocatore di calcio a 5 italiano, presidente del CONI dal 19 febbraio 2013[1].

BiografiaModifica

Figlio di Vincenzo Malagò, per anni vicepresidente della Roma, è pronipote dell’ex ministro Pietro Campilli. Diplomatosi al liceo scientifico con 60/60, si laurea in Economia e Commercio con 110 e lode. Fin da giovane pratica diversi sport con una particolare predilezione per il calcio a 5, disciplina nella quale si distingue vincendo 3 scudetti con la Roma RCB[2] e 4 Coppe Italia (2 conquistate con il Circolo Canottieri Aniene).[3] Nel 1982 in Brasile partecipa con la Nazionale Italiana al primo Mondiale di calcio a 5.

È stato sposato con Polissena Di Bagno, dalla quale ha successivamente divorziato (matrimonio religioso annullato dalla Sacra Rota). In seguito ha avuto una relazione con l'attrice Lucrezia Lante della Rovere, dalla quale sono nate nel 1988 due figlie gemelle, Vittoria e Ludovica.[1]

CarrieraModifica

Il suo primo lavoro è quello di commerciante di auto di lusso: nel corso degli anni sarà agente della BMW, della Ferrari e della Maserati. Inizia l'attività imprenditoriale nel settore della vendita di automobili come amministratore delegato della società del padre, la Sa.Mo.Car. S.p.A. (gruppo Samofin S.p.A., società di partecipazioni di cui è AD e di cui detiene il 95%) di via Pinciana, davanti a Villa Borghese: è in quel periodo che nasce il rapporto con la famiglia Agnelli (diventa amico dei figli di Susanna Agnelli, Cristiano e Lupo Rattazzi) e il legame con Luca Cordero di Montezemolo (con cui è socio al 50% nella Mo.Ma. Italia srl, società di partecipazioni nel settore nautico Itama/Tornado). Montezemolo nel 2000 avrebbe sposato Ludovica Andreoni, storica collaboratrice dei Malagò. I ricavi annui della Samocar, di cui detiene ancora il 15%, sono di circa 40 milioni e risulta essere una delle concessionarie più importanti del paese.

Dal 2008 attraverso la GL Investimenti, di cui è socio al 50% con Lupo Rattazzi, controlla partecipazioni in società come Acea, Iren, Terna, Eni, A2A, Azimut, Banca Generali e Banca Finnat (2%). Dal 2002 al 2008 è consigliere della Air One, dal 2002 al 2010 è membro del CdA di Banca di Roma-Unicredit, dal 2002 è socio e membro del CdA de La Grande Cucina S.p.A. (proprietà della storica Casina Valadier sul Pincio), dal 2006 al 2010 lo è di Tecnimont SpA e dal 2007 di Maire Tecnimont (leader mondiale negli impianti petrolchimici e quotata alla Borsa di Milano); advisor per l'Italia di HSBC (uno dei più grandi gruppi bancari del mondo) dal 2008 a giugno 2018.

Dal 2002 è membro della Consulta Regionale del FAI e de "i 200 del FAI", mentre dal 2003 è componente del consiglio di amministrazione dell'Auditorium Parco della Musica; nel 2002 è tra i fondatori dell’associazione "Amici del Bambino Gesù", l’ospedale romano amministrato dal commercialista e dirigente sportivo del Bologna Gianluca Piredda,[4] oltre ad essere membro onorario dell'Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma (già consigliere dal 2005).[1]

Nel 2008 è membro della giuria per il David di Donatello e della Commissione Marzano per il Futuro di Roma Capitale; dal 2009 al 2010 è nel Comitato di Esperti Made in Italy per il Ministero dello Sviluppo Economico ed è nel CdA della Fondazione Lazio per lo Sviluppo dell’Audiovisivo, mentre da dicembre 2010 è membro del Consiglio di Territorio Roma (UniCredit). Dal 2011 è anche nella giuria della Fondazione Guido Carli, ed è membro dell’Advisory Board della onlus Agenda Sant’Egidio.

Come dirigente sportivo, diventa presidente del Circolo Canottieri Aniene nel 1997; nel 1998 viene nominato presidente del comitato organizzatore dei Campionati internazionali d'Italia[1] mentre dal 2000 al 2001 è presidente della Virtus Roma (dopo esserne stato amministratore delegato). Nel 1998 è consigliere delegato per i 100 anni della FIGC, mentre nel 2004 viene nominato Responsabile del Comitato d'Onore e delle Relazioni Esterne per la candidatura di Roma alle Olimpiadi; è membro della Giunta esecutiva del CONI dal 2001 al 2003, quando diventa Coordinatore del Comitato di "Sport per Tutti" promosso dal CIO e dal CONI. Negli anni si occupa dell'organizzazione di diverse manifestazioni sportive di carattere internazionale organizzate in Italia, come il Cinquantenario della Ferrari nel 1997, l'Europeo di pallavolo nel 2005, la "Final Four" dell'Eurolega di pallavolo nel 2006 al PalaLottomatica di Roma, i Mondiali di nuoto del 2009 e i Mondiali di pallavolo del 2010.[5] Il 27 marzo 2017 lascia la presidenza del Circolo Aniene a Massimo Fabbricini (ex capo ufficio stampa del CONI) rimanendo come presidente onorario.[6]

La presidenza del CONIModifica

Il 19 febbraio 2013 è eletto con 40 voti presidente del CONI battendo a sorpresa Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Comitato dal 1993, fermatosi a 35 nonostante l'appoggio del presidente uscente Gianni Petrucci e delle maggiori federazione sportive, su tutte la FIGC. L'11 maggio 2017 viene confermato Presidente del CONI con 67 voti su 75, superando lo sfidante Sergio Grifoni, ex presidente della Federazione Italiana Sport Orientamento.[7]

In qualità di presidente del Comitato Olimpico, nel 2018 è chiamato a risolvere la crisi degli organi di vertice del calcio italiano, FIGC e Lega di Serie A, incapaci di giungere all'elezione di una nuova governance. Il 1º febbraio la Giunta del CONI, presieduta da Malagò, nomina il Segretario Generale Roberto Fabbricini nuovo commissario straordinario della FIGC e il giorno successivo Fabbricini nomina lo stesso Malagò commissario straordinario della Lega di Serie A.[8] Lascia l'incarico il 28 maggio, dopo l'elezione della nuova governance. Il 9 ottobre 2018 viene eletto membro del CIO, nel corso della 133ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale, ospitata a Buenos Aires. È il 22° italiano della storia ad entrare nel consesso a cinque cerchi, il 16° a titolo individuale: mai nessuno dei suoi 15 predecessori era nato a Roma.[9]

ControversieModifica

Secondo un articolo di Panorama, negli anni ottanta Malagò «avrebbe investito due ragazzi» mentre era alla guida della sua auto, uccidendoli; di tale — presunto — omicidio colposo non risulta tuttavia traccia nel suo certificato penale.[10] Sempre secondo la stessa inchiesta di Panorama, nel 1988 Malagò, insieme al padre, vende una casa di famiglia in zona Balduina a un avvocato romano: una parte viene pagata in contanti e un'altra viene trasferita in Svizzera su richiesta dei venditori.[10]

Per aver comprato tre esami universitari (Diritto Privato, Economia politica 2 e Diritto Commerciale) con l'aiuto di un bidello che falsificava le firme dei docenti con cui li avrebbero sostenuti, nel 1993 viene condannato in primo grado a 1 anno e 10 mesi, ma nel 1999 viene prescritto e l'anno seguente la Corte d'Appello trasferisce gli atti alla Sapienza, che annulla la sua laurea; all'età di 46 anni Malagò si laureerà all'Università di Siena dopo aver sostenuto gli esami mancanti.[11]

Nel settembre 2014 viene inizialmente condannato dalla Disciplinare della Federnuoto (FIN) a 16 mesi di squalifica in qualità di presidente del Circolo Aniene poiché ritenuto responsabile di "mancata lealtà" e "dichiarazioni lesive della reputazione" del presidente federale Paolo Barelli, in precedenza denunciato dal Coni per una presunta doppia fatturazione.[12] Nel dicembre successivo il Collegio di garanzia del CONI ha annullato la squalifica, sanzionando inoltre la FIN con il pagamento di 2.500 euro di spese legali.[13]

Nella sua villa sulle dune di Sabaudia, nel parco del Circeo, prova a sanare nove abusi edilizi; il nucleo investigativo di polizia ambientale nel 2015 sequestra una vasca idromassaggio esterna e due anni dopo il TAR respinge il ricorso di Malagò contro la demolizione di una palestra interrata.[10]

Nel giugno 2018 viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta sulla costruzione dello stadio della Roma a Tor di Valle, per aver provato a cercare un posto di lavoro per il fidanzato di sua figlia Ludovica presso l’immobiliarista intercettato Luca Parnasi.[10][14] Tre mesi dopo la Procura chiederà al GIP l’archiviazione per Malagò.[15]

NoteModifica

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