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Giulio d'Este
Giulio d'Este.jpg
Giulio d'Este, dopo la prigionia.
Principe di Ferrara,
Modena e Reggio
Nascita Ferrara, 13 luglio 1478
Morte Ferrara, 24 marzo 1561
Luogo di sepoltura Chiesa di Santa Maria degli Angeli (non più esistente), poi nel Monastero del Corpus Domini, Ferrara
Dinastia Este
Padre Ercole I d'Este
Madre Isabella Arduino
Religione Cattolicesimo

Giulio d'Este (Ferrara, 13 luglio 1478Ferrara, 24 marzo 1561) era figlio illegittimo del duca di Ferrara Ercole I d'Este, nato dalla relazione di questi con Isabella Arduino, dama (sposata) della moglie Eleonora d'Aragona.

Indice

BiografiaModifica

Alla corte di FerraraModifica

 
Palazzo Giulio d'Este, in corso Ercole I d'Este, a Ferrara. Oggi è sede della Prefettura.
 
Monastero del Corpus Domini, a Ferrara, sala del coro. Lastra tombale di Giulio d'Este e di altri esponenti della casata Estense qui trasferiti dalla scomparsa chiesa di Santa Maria degli Angeli

I fratellastri di Giulio, che Ercole aveva avuto dalla consorte, furono: Alfonso I (successore del padre), Ippolito (cardinale), Ferrante, Isabella (moglie di Francesco II Gonzaga) e Beatrice (sposa di Ludovico il Moro, duca di Milano).

Crebbe alla corte di Ferrara benvoluto dal genitore e dalla duchessa Eleonora, ma non da tutti i fratelli: in seguito ebbe come residenza il palazzo in via degli Angeli, oggi corso Ercole I d'Este.

Il primo dissidioModifica

Tra Giulio e Ippolito nacque una disputa riguardante un musicista, don Rainaldo da Sassuolo, al servizio del primo. Ippolito però lo voleva per la propria cappella[1][2] e, verso la fine del 1504, arrivato a Ferrara in occasione della malattia del padre, portò Rainaldo con sé rinchiudendolo nella rocca del Gesso, una fortezza appartenente a Giovanni Boiardo, conte di Scandiano. Nel maggio 1505 Giulio scoprì dove si trovava l'artista ed insieme a Ferrante e ad altri uomini armati lo liberò sostituendolo, in segno di sfida verso il cardinale, con il castellano del fortilizio. Ippolito, consigliere politico di Alfonso, protestò con questi per quanto era accaduto e il duca decise di esiliare a Modena Ferrante e a Brescello Giulio.

Sia Lucrezia Borgia (moglie di Alfonso) che Isabella d'Este e suo marito Francesco riuscirono a convincere Alfonso a perdonare entrambi i fratelli[1][2].

Il secondo dissidioModifica

Successivamente Giulio e Ippolito ebbero un nuovo motivo di contrasto: entrambi si ritrovarono corteggiatori della dama di compagnia e cugina di Lucrezia, Angela Borgia (il cui futuro coniuge sarebbe stato Alessandro Pio di Savoia, signore di Sassuolo), la quale tra i due sembrava preferire il primo [1][2]. Il cardinale, libertino e galante, faceva leva sulla propria raffinatezza per conquistare le belle donne, e mal sopportava un insuccesso. Così, quando Angela affermò che gli occhi di Giulio valevano da soli più di tutta la sua persona, diede sfogo ad un'ira incontrollata. Il 3 novembre 1505, mentre Giulio faceva ritorno da una gita a Belriguardo, fu accerchiato dai servi di Ippolito che, vibrante di rabbia, ordinò ai suoi uomini di uccidere il fratellastro e di cavargli gli occhi. L'atto non fu poi così cruento, ma sufficiente da sfregiare Giulio e fargli perdere parzialmente la vista. Il duca si affrettò a inviare alle altre corti italiane una versione edulcorata del fatto e lasciò Ippolito impunito. Nel dicembre dello stesso anno, Alfonso riuscì a far formalmente riappacificare i fratelli.[3]

La congiuraModifica

In Giulio rimase però il rancore sia nei confronti di Ippolito, per avergli recato danno agli occhi e alla decantata avvenenza, sia di Alfonso, per non aver inflitto una pena al fratello.[2] Nel 1506 insieme a Ferrante, che aspirava a diventare duca, e ad altri signori ostili al sovrano, organizzò un complotto diretto ad eliminare Alfonso e Ippolito. I cospiratori, però, a causa della disorganizzazione non riuscirono a portare a compimento il piano: aspettarono di notte nella strada, muniti di pugnali avvelenati, che il duca passasse, ma lo mancarono due volte[1][2].

Durante una delle frequenti assenze del duca[1], le spie di Ippolito raccolsero però le prove della cospirazione e, prima che Alfonso ne fosse informato, sia Lucrezia che Isabella consigliarono a Giulio di raggiungere Mantova dove sarebbe stato tutelato da Francesco II Gonzaga[1][2]. Questi in effetti, malgrado le richieste del cognato, si rifiutò più volte di consegnare il suo protetto.

Nel frattempo iniziò presso la casa di Sigismondo d'Este, il processo contro i sovvertitori: Giulio e Ferrante, insieme ad altri tre complici (tra i quali Albertino V Boschetti), furono dichiarati colpevoli e condannati a morte.

Messo alle strette, essendo Alfonso intenzionato a riprendere Giulio con le armi[2], Francesco Gonzaga acconsentì che ciò avvenisse in modo pacifico.

Mentre per gli altri cospiratori la sentenza capitale fu eseguita, Giulio e Ferrante, rinchiusi nella torre dei Leoni del Castello Estense, furono graziati ma i loro beni confiscati.

Ferrante morì in prigione, nel 1540, dopo 34 anni di segregazione. Giulio, invece, dopo 53 anni trascorsi in cattività, (solo il vitto e l'abbigliamento erano consoni al suo rango, la cella era come quelle degli altri detenuti) fu liberato dal pronipote Alfonso II d'Este all'età di 81 anni, destando nei passanti scalpore e curiosità quando passeggiava per la strada, ancora dotato di fascino e di un portamento eretto e raffinato, poiché soleva vestirsi alla moda di 50 anni prima.

Giulio scomparve due anni dopo, il 24 marzo 1561 e fu tumulato nella chiesa di Santa Maria degli Angeli, accanto alle tombe del padre Ercole I, di Niccolò III, Leonello e Sigismondo. Nell'Ottocento il tempio fu sconsacrato e cadde in degrado. Nel 1955 i resti mortali di Giulio d'Este furono traslati nel monastero del Corpus Domini.[4][5]

NoteModifica

Ducato di Ferrara
Este

Borso
Ercole I
Figli
Alfonso I
Figli e nipoti
Ercole II
Alfonso II
Modifica
  1. ^ a b c d e f Maria Bellonci. Lucrezia Borgia, 1939, Mondadori Editore
  2. ^ a b c d e f g Sarah Bradford. Lucrezia Borgia, Mondadori Editore
  3. ^ Chiappini, pp. 218-220
  4. ^ Chiappini, pp. 220-222
  5. ^ Rossi, p. 62

BibliografiaModifica

  • Riccardo Bacchelli, La congiura di don Giulio d'Este, Mondadori, Verona 1958.
  • Maria Bellonci, Lucrezia Borgia, Mondadori, Milano 1998, ISBN 88-04-51658-5.
  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia, Mondadori, Milano 2005, ISBN 88-04-55627-7.
  • Luigi Chiappini, Gli Estensi, dall'Oglio, Milano 1967.
  • Bruno Rossi, Gli Estensi, Mondadori, Milano 1973.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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