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Governo De Gasperi IV

3º esecutivo della Repubblica Italiana
Governo De Gasperi IV
AlcideDeGasperi.jpg
StatoItalia Italia
Presidente del ConsiglioAlcide De Gasperi
(DC)
CoalizioneDC, PSLI, PLI, PRI
LegislaturaAssemblea Costituente
Giuramento31 maggio 1947
Dimissioni12 maggio 1948, respinte[1]
Governo successivoDe Gasperi V
24 maggio 1948
Left arrow.svg De Gasperi III De Gasperi V Right arrow.svg

Il Governo De Gasperi IV è stato il terzo governo della Repubblica Italiana.

È stato in carica dal 31 maggio 1947[2][3] al 24 maggio 1948 per un totale di 358 giorni, ovvero 11 mesi e 23 giorni.

La fiducia al governo venne votata dall'Assemblea Costituente che fu in carica fino al 31 gennaio 1948. Il governo diede le dimissioni il 12 maggio non appena il nuovo Presidente della Repubblica Luigi Einaudi aveva giurato di fronte all'Assemblea ma questi le respinse prendendo atto che il governo era sostenuto da forze che avevano vinto le elezioni politiche del 18 aprile e quindi questo governo rimase in carica fino e il passaggio al nuovo dicastero non fu che un rimpasto.

Fu il primo governo della Repubblica formato senza la partecipazione del Partito Comunista Italiano.

Indice

Composizione del parlamentoModifica

Partiti di governoModifica

Inizio mandato

Fine mandato

ComposizioneModifica

Presidente del Consiglio dei ministri: Alcide De Gasperi (DC)

Vicepresidenti del Consiglio dei ministri: Luigi Einaudi (PLI), Randolfo Pacciardi (PRI) (dal 15/12/47), Giuseppe Saragat (PSLI) (dal 15/12/47)

Sottosegretari alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Giulio Andreotti (DC)[4], Edoardo Martino (DC)[5]

Ministro senza portafoglio per il Coordinamento delle Politiche Economiche: Giuseppe Togni (DC) (dal 15/12/47)

Ministeri Ministro Sottosegretari
Affari esteri Carlo Sforza (Indipendente)[6] Giuseppe Brusasca (DC)
Interno Mario Scelba (DC) Achille Marazza (DC)
Africa Italiana Alcide De Gasperi (DC), Ad interim.
Grazia e Giustizia Giuseppe Grassi (PLI) Vittorio Badini Confalonieri (PLI) (dal 22/12/47)
Bilancio

Dicastero istituito con decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato il 04/06/47.

Luigi Einaudi (PLI)
(dal 06/06/47)
Finanze

Con decreto del capo provvisorio dello Stato del 04/06/47 viene soppresso il Ministero delle Finanze e Tesoro e sono costituiti due distinti dicasteri.

Luigi Einaudi (PLI)
(fino al 06/06/47)
Giuseppe Pella (DC)
(dal 06/06/47)
Piero Malvestiti (DC) (dal 25/10/47)
Tesoro

Con decreto del capo provvisorio dello Stato del 04/06/47 viene soppresso il Ministero delle Finanze e Tesoro e sono costituiti due distinti dicasteri.

Gustavo Del Vecchio (Indipendente) Raffaele Pio Petrilli (DC), Antonio Cifaldi (PLI) (dal 22/12/47)
Difesa
Mario Cingolani (DC)
(fino al 15/12/47)
Cipriano Facchinetti (PRI) (dal 15/12/47)
Luigi Chatrian (DC) (fino al 22/12/47), Ugo Rodinò (DC) (dal 22/12/47), Luigi Meda (DC) (dal 15/02/48)
Pubblica Istruzione Guido Gonella (DC) Giuseppe Perrone Capano (PLI)
(dal 22/12/47)
Lavori Pubblici Umberto Tupini (DC) Emilio Canevari (PSLI) (dal 22/12/47)
Agricoltura e Foreste Antonio Segni (DC) Giovanni Cartia (PSLI) (dal 22/12/47)
Trasporti Guido Corbellini (DC) Angelo Raffaele Jervolino (DC)
Poste e Telecomunicazioni
Umberto Merlin (DC)
(fino al 15/12/47)
Ludovico D'Aragona (PSLI) (dal 15/12/47)
Francesco De Vita (PRI) (dal 22/12/47)
Industria e Commercio
Giuseppe Togni (DC)
(fino al 15/12/47)
Roberto Tremelloni (PSLI) (dal 15/12/47)
Antonio Cavalli (DC) (dal 12/09/47)
Commercio con l'Estero Cesare Merzagora (Indipendente)
Marina Mercantile Paolo Cappa (DC) Nicola Salerno (PSLI) (dal 22/12/47)
Lavoro e Previdenza Sociale Amintore Fanfani (DC) Luciano Magrini (PRI) (dal 22/12/47)

CronologiaModifica

1947Modifica

  • 31 maggio: De Gasperi presenta al Capo dello Stato il suo IV governo, formato da DC- PLI – indipendenti di centro. Termina la collaborazione tra i partiti antifascisti iniziata nel luglio 1943 nel Comitato di liberazione nazionale (CNL) e proseguita dopo le elezioni del 1946 con il tripartito. DC – PSIUP (poi PSI) – PCI. Le sinistre sono quindi escluse dall'esecutivo.
  • 4 giugno: I ministeri delle Finanze e del Tesoro sono separati. Al primo è nominato Giuseppe Pella, al secondo l'indipendente Gustavo Del Vecchio. Nello stesso giorno è istituito il ministero del bilancio, affidato a Luigi Einaudi.
    Il segretario di Stato USA George Marshall annuncia un Piano di aiuti per i paesi dell’Europa occidentale. L’European Reconstruction Program (ERP), conosciuto come PIANO MARSHALL.
  • 9 giugno: De Gasperi presenta all’Assemblea Costituente il suo IV governo. Definisce il governo un «governo d’emergenza» per evitare la rovina economica e finanziaria del Paese. Il dibattito si protrae fino al 21 giugno.
  • 21 giugno: La costituente accorda la fiducia al governo con 274 voti a favore, 231 contrari e 4 astensioni su 509 presenti. A favore del governo votano anche i parlamentari dell'Uomo qualunque e monarchici.
  • 23 giugno: Dopo numerosi attentati alle sedi dei partiti di sinistra e alla Camere del lavoro, il governo dichiara la sua volontà di stroncare il fenomeno del banditismo in Sicilia e pone una taglia di 3 milioni di lire per la cattura di Salvatore Giuliano;
  • 1 luglio: Comitato centrale del PCI: Togliatti si appella a tutti i partiti democratici per creare un blocco di forze democratiche il più ampio possibile per condurre un’opposizione unitaria e costruttiva e coordinare l’azione necessaria per riportare il governo del Paese ad essere rappresentativo di tutte le forze popolari e repubblicane;
  • 23 luglio: l'assemblea costituente inizia il dibattito per la ratifica del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate:
    il 23 luglio De Gasperi chiede che sia messa all'ordine del giorno la ratifica, ma la proposta è respinta con 232 voti contro 204: passa la proposta di Vittorio Emanuele Orlando, sostenuta da PCI e PSI, di rinvio della discussione;
    24 luglio: inizia la discussione con la relazione del ministro degli esteri Carlo Sforza. Pietro Nenni e Palmiro Togliatti contestano contenuti, modi e tempi del documento e accusano il governo di asservimento agli interessi degli Stati Uniti;
    31 luglio: Epicarmo Corbino presenta un ordine del giorno di rinvio del voto finale. La proposta è respinta. Il trattato di pace è ratificato con 262 voti favorevoli, 68 contrari e 80 astensioni. Votano a favore DC, PSLI, PRI. Contro PLI, monarchici e qualunquisti. I socialisti non partecipano al voto, i comunisti si astengono. Nel dibattito si sono pronunciati contro Benedetto Croce e Vittorio Emanuele Orlando, che accusa il Governo DC di “cupidigia di servilità”.
  • 1 agosto: Il cambio della lira è portato da 225 a 350 lire per un dollaro;
  • 23 agosto: parlando a Radio Roma De Gasperi annuncia la necessità di forti prestiti stranieri e dichiara che "nulla si può fare senza gli aiuti americani";
  • 7 settembre: Pio XII concede udienza all'azione cattolica riunita a congresso e lancia un nuovo appello per combattere ateismo e comunismo.
  • 26 settembre: alla costituente sono illustrate tre mozioni di sfiducia al governo, presentate a nome dei rispettivi partiti da Giuseppe Saragat, Nenni e Togliatti. Il governo è accusato di cattiva politica economica, di autoritarismo con limitazione delle libertà democratiche e di aver voluto una frettolosa ratifica del trattato di pace. La discussione si protrae fino al 4 ottobre, quando le mozioni sono respinte.
  • 12 ottobre: elezioni comunali a Roma: PCI e PSI, uniti nel blocco del popolo, ottengono la maggioranza relativa superando di circa 4.000 voti la DC. I risultati definitivi danno al Blocco 208.126 voti, alla DC 204.007 voti, ed entrambi ottengono 27 seggi. Prima uscita elettorale del MSI, che ottiene 24.596 voti e 3 consiglieri che saranno determinanti per l'elezione a sindaco di Salvatore Rebecchini. Pur difendendo il diritto dei missini a partecipare alle elezioni il ministro dell'interno, Mario Scelba, garantisce che il governo reprimerà ogni rinascita fascista.
  • 15-19 novembre: congresso della DC. Il partito si autodefinisce il centro della politica italiana e prende la stessa distanza dalle sinistre (PCI e PSI) e dalle destre (MSI e monarchici). Piena fiducia all'azione dell'esecutivo di De Gasperi.
  • 4-12 dicembre: lo sciopero generale di Roma. l'occupazione di terre incolte attorno a Roma provoca centinaia di arresti, tra i quali il sindaco comunista di Genzano di Roma. Roma è invasa da una imponente manifestazione cui seguono disordini nelle borgate e l'uccisione di un giovane operaio a Primavalle. Ultimatum al governo della CGIL: se il governo non accetta le richieste sarà proclamato lo sciopero generale di tutta Roma, che inizia il 10 dicembre.Lo sciopero si potrae per due giorni. Il 12 dicembre, giorno dello sciopero generale, al centro di Roma la polizia carica selvaggiamente i manifestanti. Aggredito anche Giancarlo Pajetta. Ne segue una tumultuosa seduta all’Assemblea Costituente. La Camera del Lavoro riunita il 12 dicembre prende atto degli stanziamenti decisi dal Governo, progressivamente aumentati nei giorni delle agitazioni dal 6 al 12 dicembre, e le assicurazioni dei vari ministeri, altri 7 miliardi e 770 milioni stanziati per immediati lavori, gratifica natalizia per i disoccupati e pensionati, liberazione degli arrestati, e decide la cessazione dello sciopero a partire dalla mezzanotte:
  • 14 dicembre: PRI e PSDI entrano nella coalizione di governo;
  • 16 dicembre: nel comunicare alla costituente il rimpasto di governo De Gasperi annuncia che le prime elezioni politiche generale si terranno entro il 19 aprile 1948.
  • 22 dicembre: è approvata la Costituzione con 453 voti favorevoli e 62 contrari.
  • 27 dicembre: De Gasperi firma la Costituzione assieme al capo provvisorio dello stato e al presidente dell'assemblea costituente.

1948Modifica

  • 1 gennaio: entra in vigore la Costituzione;
  • 3 gennaio: il presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, il ministro degli Esteri, Carlo Sforza, e l’ambasciatore americano James Clement Dunn firmano gli accordi per gli aiuti USA all’Italia. Previsto l’invio, gratuito, di merci per 33 miliardi di lire, la loro vendita deve servire per stabilizzare la lira. Critiche delle sinistre che considerano questi aiuti un atto di subalternità dell’Italia agli USA.
  • 16-18 gennaio: congresso del PSI: si vota a favore del Fronte democratico popolare e per la presentazione di liste unitarie con il Pci. L’adesione al Fronte vede il consenso del 99,47% dei delegati, la proposta di liste comuni il 66,75%.
  • 1 febbraio: Luigi Gedda fonda i Comitati civici.
  • 3-5 febbraio: congresso del PSDI: Saragat definisce il partito anticoservatore e antitotalitario; alle elezioni politiche si presenterà con proprie liste come terza forza tra la DC e il Fronte popolare.
  • 5 febbraio: Il Consiglio dei ministri stabilisce per il 18 aprile la data delle elezioni politiche e vara rigide disposizioni in materia di ordine pubblico. Togliatti afferma che la DC vuole impostare la sua campagna elettorale sulla paura e sfuggire al confronto sui temi concreti. Luigi Longo, che definisce anticostituzionale il provvedimento, scrive al presidente della repubblica (ex capo provvisorio dello stato) e sollecita la convocazione del comando del Corpo Volontari della Libertà.
  • 6 febbraio: il governo precisa di non considerare l'ANPI e l'associazione dei reduci come formazioni militari.[7]
  • 8 febbraio: Pio XII riconosce ufficialmente i 18.000 Comitati civici nati per iniziativa del Presidente dell’Azione cattolica, impegnati a sostenere in funzione anticomunista la DC.
    Si apre la campagna elettorale del Fronte popolare.
  • 9 febbraio: una squadra di militanti del MSI fa incursione a San Ferdinando di Puglia per impedire un comizio del Fonte popolare. La polizia reagisce sparando e uccide tre adulti e un ragazzo di 14 anni. Il PCI accusa il ministro dell'interno Mario Scelba di guidare la PS in senso anticomunista.
  • 10 febbraio: il Governo lancia al Paese un Appello contro la violenza. L’appello affisso come manifesto porta le firme del presidente del Consiglio e di tutti i ministri.
  • 15 febbraio: elezioni comunali a Pescara. il Fronte Democratico Popolare ottiene la maggioranza, il 79% dei voti, conquistando 21 seggi su 40. Il Blocco democristiano ottiene 11 seggi. Secca la sconfitta DC che perde circa 1000 voti rispetto al 2 giugno 1946. Al PRI, circa 2500 voti in meno nel confronto con il 2 giugno, e al PSLI un solo seggio. Al Blocco nazionale (monarchici e fascisti) 6 seggi.
  • 16 febbraio: De Gasperi apre la campagna elettorale della DC a Roma.
  • 2 marzo: il Fronte popolare polemizza con gli interventi elettorali a favore della DC che l'ambasciatore Usa, James Dunn, pronuncia sfruttando l’arrivo degli aiuti americani nei vari porti italiani.
  • 23 marzo: discorso di Pasqua di Pio XII al popolo di Roma: appello del pontefice a schierarsi nell’imminenza delle elezioni politiche contro il comunismo.
  • 31 marzo: Celeste Negarville, sindaco comunista di Torino, denuncia l’esistenza di un complotto terroristico progettato da organizzazioni di destra, capeggiato dal generale Giovanni Messe.
    La polizia irrompe senza mandato della magistratura in una tipografia dove si stampa materiale elettorale del Fronte popolare. Si ordina di non consegnare al committente un manifesto che contiene la foto di Cesare Battisti appena impiccato e accusa i fratelli Augusto e Alcide De Gasperi di averne sostenuto la condanna a morte essendo allora fedeli sudditi austriaci.[8]
  • 4 aprile: Palmiro Togliatti parla a Milano davanti a 300.000 persone e sfida Alcide De Gasperi su tre punti precisi: il rispetto del voto, nessuna alleanza militare e le riforme previste dalla Costituzione.
  • 18 aprile: si svolgono le elezioni politiche. Alla Camera la DC con 12.712.662 voti (48,5%) sfiora la maggioranza assoluta, aumenta di 13 punti percentuali sulle elezioni del 1946. Una pesante sconfitta per il Fronte popolare che con 8.137.047 voti si ferma al 31%, , 9 punti in meno rispetto alla somma dei voti ottenuti dal PCI e dal PSIUP nel 1946. Il PSLI, nato dalla scissione di Palazzo Barberini, ottiene il 7%;
  • 19 aprile: i riformisti del PSI, guidato da Giuseppe Romita, si riuniscono per discutere della disfatta elettorale del Fronte; viene richiesto un congresso straordinario per definire i rapporti col PCI.
  • 4-8 maggio: eletti i presidenti delle camere De Gasperi rassegna le dimissioni.
  • 9-11 maggio: elezione del primo presidente della repubblica. De Gasperi punta a far coincidere la maggioranza presidenziale con la maggioranza di governo. Suo candidato il repubblicano Carlo Sforza, già ministro degli Esteri, convinto filoccidentale e sostenuto dagli USA. Candidatura a cui si oppongono le sinistre e il gruppo DC che fa capo a Giuseppe Dossetti. Sin dal primo scrutinio appare chiaro il dissenso DC: Sforza ottiene 100 voti in meno della maggioranza dei gruppi democristiani. Nella riunione dei gruppi Dossetti motiva le sue contrarietà. Dopo l’esito negativo del secondo scrutinio Saragat (PSLI) contropropone Ivanoe Bonomi, candidatura che potrebbe essere votata dalla sinistra. La DC, contraria a questa possibilità, si orienta su Luigi Einaudi (PLI) . Respinta la proposta di Togliatti di una sospensione delle votazioni per discutere nei gruppi PCI e PSI la nuova candidatura, al terzo scrutinio comunisti, socialisti, monarchici e missini votano scheda bianca. Al quarto scrutinio Einaudi è eletto con 518 voti. Le sinistre e il MSI votano Vittorio Emanuele Orlando.

NoteModifica

  1. ^ archivio.quirinale.it
  2. ^ Prima pagina della Stampa Sera, in Stampa Sera, 2 giugno 1947.
  3. ^ Il quarto Ministero De Gasperi - I nuovi ministri giurano domani, in Corriere della Sera, 31 maggio 1947.
  4. ^ Segretario del Consiglio dei Ministri
  5. ^ Assistenza ai reduci e partigiani
  6. ^ Sebbene eletto nelle fila del PRI, la sua partecipazione al governo era a titolo tecnico
  7. ^ La Stampa, 6 febbraio 1948
  8. ^ l'Unità, 1 aprile 1948.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica