Holodomor

carestia ucraina fra il 1929 e il 1933

Holodomor (in lingua ucraina e russa Голодомор) è il nome attribuito alla carestia che si abbatté sul territorio dell'Ucraina dal 1932 al 1933 causando diversi milioni di morti. Ancora oggi le cause e il coinvolgimento dell'URSS e di Stalin in questa carestia sono fonte di discussione.

Un momento della memoria a Kiev, capitale dell'Ucraina.
Per la carestia generale dell'URSS, vedere la Carestia sovietica del 1932-1933.

Il termine deriva dall'espressione ucraina moryty holodom (Морити голодом), combinando le parole ucraine holod (fame, carestia) e moryty, (uccidere affamare, esaurire), la combinazione delle due parole vuol mettere in rilievo l'intenzionalità di procurar la morte per fame[1].

Nel marzo 2008 il parlamento dell'Ucraina e diciannove nazioni indipendenti hanno riconosciuto le azioni del governo sovietico nell'Ucraina dei primi anni trenta come atti di genocidio[2]. Una dichiarazione congiunta dell'ONU del 2003 ha definito la carestia come il risultato di politiche e azioni “crudeli” che provocarono la morte di milioni di persone.

Il 23 ottobre 2008 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione nella quale ha riconosciuto l'Holodomor come un crimine contro l'umanità [3][4]; i governi di Germania, Francia, Italia e la gran parte dei paesi occidentali, ad esclusione degli Stati Uniti d'America[5][6], non hanno singolarmente formalizzato tale riconoscimento e perciò rimane ancora oggetto di dibattito sul piano delle relazioni internazionali.

In Ucraina, dopo il riconoscimento dell'Holodomor, fu deciso di commemorarlo ufficialmente ogni anno al quarto sabato del mese di novembre[7][8].

1929: l'inizio della politica repressiva in UcrainaModifica

 
Moneta da 5 hryven', emessa in commemorazione dell'Holodomor.

Nella seconda metà degli anni '20 del XX secolo, Stalin decise di avviare un processo di trasformazione radicale della struttura economica e sociale dello stato sovietico, allo scopo di fondare un'economia e una società completamente regolate. L'Ucraina, assieme ai territori meridionali russi sul Mar Nero, dopo la prima guerra mondiale, aveva confermato la sua vocazione agricola[9]. Secondo il progetto del regime, la ricchezza prodotta dall'agricoltura doveva essere interamente reinvestita nell'industria, il nuovo motore dell'economia pianificata.

Abbandonate totalmente le tesi di Bucharin, anzi entrato in contrasto con lui, a partire dal 1927 Stalin dispose che le terre venissero unificate in cooperative agricole (Kolchoz) o in aziende di stato (Sovchoz), che avevano l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo stato. Affinché il processo si realizzasse compiutamente, le terre e tutta la produzione dovevano passare sotto il controllo dello Stato.

Ma l'Ucraina aveva una lunga tradizione di fattorie possedute individualmente[10]. I piccoli imprenditori agricoli (kulaki) costituivano la componente più indipendente del tessuto sociale ed economico locale. L'azione dello stato ebbe così in Ucraina effetti particolarmente drammatici.

Sulla popolazione contadina ucraina si concentrò l'azione coercitiva dello stato sovietico, che non rinunciò al sistematico ricorso alla violenza per attuare il suo piano di trasformazione della società. La strategia fu attuata in due periodi successivi:

  • dal 1929 al 1932 furono varate due misure, dette “collettivizzazione” e “dekulakizzazione”. La prima comporta la fine della proprietà privata della terra. Tutti gli agricoltori dovettero trovare un impiego nelle fattorie collettive create dal partito. La “dekulakizzazione” consiste invece nell'eliminazione fisica o nella deportazione (nelle regioni artiche) di milioni di contadini piccoli proprietari terrieri. Queste misure estreme furono prese durante la "Seconda Rivoluzione" o "Rivoluzione di Stalin" fra il 1927-1928;[11]
  • negli anni 1932-1933 furono attuate misure governative tali da mettere in ginocchio la popolazione sopravvissuta[12], e per la prima volta nelle campagne ucraine il tasso di mortalità divenne superiore a quello di natalità[13].

Con queste misure il governo di Mosca aggravò la carestia (per altro prevedibile)[14] che nello stesso periodo colpì i territori interessati.

I contadini, compresi i kulaki, si opposero fermamente alla collettivizzazione, occultando le derrate alimentari, macellando il bestiame, e ricorrendo perfino alle armi. Stalin reagì ordinando eliminazioni fisiche e deportazioni di massa nei campi di lavoro forzato.

"Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo". (Josif Stalin)[15]

Collettivizzazione e "dekulakizzazione"Modifica

Contrariamente alle aspettative del governo, la collettivizzazione fu alquanto impopolare tra la popolazione rurale. Fintanto che essa fu volontaria, infatti, pochi vi aderirono; il regime iniziò quindi a porre pressioni sui contadini e, per accelerare il processo, furono inviati in campagna, tra il 1929 e il 1930, decine di migliaia di funzionari governativi. Contemporaneamente, venticinquemila lavoratori dell'industria, perlopiù devoti bolscevichi, furono inviati dalle città nelle campagne per aiutare a condurre le fattorie e combattere le forme di resistenza attiva e passiva, lotta che fu eufemisticamente denominata "dekulakizzazione". Nella sua opera di propaganda, il Partito Comunista dell'Unione Sovietica etichettò i contadini ucraini come “kulaki” e li additò alla pubblica esecrazione come “classe sociale” privilegiata. Ma negli anni attorno al 1930 i kulaki non esistevano più, essendo scomparsi come tipologia nel 1918[14]. Durante il periodo sovietico, per essere classificati come kulaki bastava "l'utilizzo di un operaio agricolo per una parte dell'anno, il possesso di macchine agricole un po' più perfezionate del semplice aratro, di due cavalli e quattro mucche" (Nicolas Werth)[16]. I contadini opposero una strenua resistenza all'esproprio dei loro beni:

«L'opposizione prese all'inizio la forma dell'abbattimento del bestiame e dei cavalli, piuttosto che vederli collettivizzati. [...] Tra il 1928 e il 1933, il numero dei cavalli si ridusse da quasi 30.000.000 a meno di 15.000.000; da 70.000.000 di bovini, di cui 31.000.000 vacche, si passò a 38.000.000, di cui 20.000.000 vacche; il numero dei montoni e delle capre diminuì da 147.000.000 a 50.000.000 e quello dei maiali da 20.000.000 a 12.000.000. [...] Alcuni contadini assassinarono funzionari locali e arrivarono a bruciare le proprietà della collettività. Altri, e in numero ancora maggiore, si rifiutarono di seminare e di raccogliere.[17]»

Con l'accusa di rubare il grano ed opporsi alle misure del regime, migliaia di kulaki vennero arrestati e poi deportati insieme alle loro famiglie nei gulag siberiani; si contano più di 1.8 milioni di contadini deportati nel 1930-1931[14][18][19].

Negli anni quaranta Stalin disse al primo ministro inglese Winston Churchill che erano stati messi sotto accusa 10 milioni di kulaki e che "la gran massa era stata annientata", mentre circa un terzo era stato mandato nei campi di lavoro[20]. Ci sono documenti secondo cui 300.000 ucraini ne subirono le conseguenze nel 1930-31[21].

Il periodo 1932-1933Modifica

 
Leonid Denysenko: «Why!?»

Malgrado la riduzione della resa agricola, le autorità sovietiche richiesero un sostanziale incremento del raccolto nel 1932, puntando a un obiettivo irrealizzabile. Alcuni storici ritengono che ciò non fosse intenzionale, ma solo un grosso errore di stima. Il 7 agosto 1932 il governo di Mosca introdusse la pena di morte per il furto allo Stato o alla proprietà collettiva[22][23] includendo, tra i reati, anche l'appropriazione da parte di un contadino di grano per uso personale. A settembre, il Politburo approvò delle misure che riducevano la pena a dieci anni di detenzione per i casi meno gravi, limitando la pena di morte ai casi di furti sistematici di cibo[21].

Malgrado ciò, alla fine di ottobre Mosca ricevette soltanto il 39% del grano richiesto. Quando divenne chiaro che la spedizione di grano non avrebbe soddisfatto le aspettative del governo, la riduzione del rendimento agricolo fu imputata ai kulaki, ai nazionalisti e ai "Petluravisti". Secondo un rapporto della Corte Suprema degli Stati Uniti, nel 1932 oltre 103.000 persone furono condannate in base al decreto del 7 agosto; di queste, 4.880 furono giustiziate, mentre 26.086 furono condannate a dieci anni di prigione. Le condanne a morte colpirono principalmente i kulaki; la maggior parte delle condanne a dieci anni riguardarono i contadini che non lo erano[21].

RepressioneModifica

Una speciale commissione, capeggiata da Vjačeslav Molotov, fu inviata in Ucraina per sorvegliare la requisizione del grano ai contadini[24].

La carestia del 1932-1933Modifica

 
I morti nelle strade di Charkiv. Foto di Alexander Wienerberger, 1933.
 
Una ragazza affamata di Charkiv è una delle foto più famose dell'Holodomor (di Alexander Wienerberger).

In pochi mesi, la campagna ucraina, una regione storicamente molto fertile, si trasformò in uno scenario nel quale imperversava una terribile carestia. La penuria alimentare colpì soprattutto la popolazione che viveva nelle campagne. Il governo sovietico negò gli iniziali rapporti sull'evento e impedì ai giornalisti stranieri di viaggiare nella regione. Alcuni autori affermano[21] che "il Politburo e i comitati del Partito regionale si impegnarono affinché fossero prese azioni immediate e decisive contro la carestia cosicché gli agricoltori non avessero a soffrire; da parte loro, i comitati di Partito dei singoli distretti avrebbero dovuto fornire latte ad ogni bambino e perseguire chiunque mancasse di mobilitare le risorse per sfamare o ospitare le vittime della carestia". Nell'agosto 1932 fu stabilita la pena di dieci anni di prigione per qualunque furto di cereali, di qualsiasi entità[20].

Nell'annata 1933 le scorte di grano disponibili per la popolazione rurale erano ridotte, ma grazie alle buone condizioni climatiche della stagione, la mietitura del 1932-33 fu sufficiente ad evitare l'aggravarsi della carestia. Nonostante ciò in primavera le requisizioni di grano furono ulteriormente incrementate, poiché le città si trovarono in difficoltà. Allo stesso tempo continuarono però le esportazioni, sebbene ad un livello ridotto. Le esportazioni erano viste come necessarie dal governo sovietico per ottenere valuta pregiata con cui rafforzare l'industrializzazione. La popolazione rispose a questa situazione con un'intensa opera di resistenza civile, che però non divenne mai organizzata su vasta scala, anche per la bassa densità della popolazione rurale dell'Ucraina. Inoltre le autorità sovietiche replicarono aspramente ad ogni manifestazione di dissenso, deportando spesso intere comunità. Un alto funzionario ebbe a dire a un cittadino ucraino, che il raccolto del 1933 «fu una prova della nostra forza e della loro resistenza. Ci è voluta una carestia per dimostrare loro chi è il padrone qui. È costata milioni di vite, ma il sistema delle fattorie collettive deve restare. Noi abbiamo vinto la guerra»[20].

Il Congresso degli Stati Uniti sostiene che la carestia 1932-1933 fu un deliberato atto politico e una decisione amministrativa[25].

Il polacco Raphael Lemkin, utilizzò il termine genocidio, da lui inventato, per descrivere la carestia, sostenendo che il governo sovietico l'avrebbe provocata volontariamente per sterminare i contadini ucraini e così distruggere la nazione e la cultura ucraina, portando a compimento, a suo dire, il piano di russificazione del Paese da parte del PCUS[26].

Stime delle vittimeModifica

 
Il congresso Canadese-Ucraino del 2005 riconobbe l'Holodomor come genocidio di oltre 7 milioni di persone.
 
Lapide commemorativa delle vittime dell'Holodomor situata nel Memoriale Gloria Victis in Ungheria.

Mentre il corso degli eventi, così come le cause sottostanti, può essere tuttora oggetto di dibattito, nessuno nega il fatto che milioni di persone morirono d'inedia fra il 1932 e il 1933. L'Unione Sovietica ha taciuto a lungo sugli effetti della carestia, cominciando a parlarne solo negli anni '80 durante la perestrojka.

Le ricerche accademiche stimano le vittime in Ucraina tra gli 1,5[21] milioni di Wheatcroft, secondo cui non vi fu pianificazione, e i 5 milioni[14] di Conquest, che ritiene la carestia una conseguenza delle politiche e delle misure adottate da Stalin, che avrebbe potuto essere evitata se lo stesso non avesse posto avanti gli "interessi sovietici", ma comunque non intenzionalmente voluta[27]. Il ministro degli esteri ucraino dichiarò alla 61ª assemblea delle Nazioni Unite che le vittime furono tra i 7 ed i 10 milioni; tuttavia dichiarazioni di questo tipo hanno attirato aspre critiche da parte degli studiosi, anche da parte di quelli, come Timothy Snyder, che sostengono la tesi della diretta colpevolezza dell'entourage staliniano[28]. Secondo Stanislav Kul'čyc'kyj, studioso ucraino tra i primi a sostenere la tesi del genocidio, moderni metodi di calcolo indicano una cifra compresa tra 3 e 3,5 milioni di morti[29][30].

Vallin e altri, senza entrare nella diatriba sull'intenzionalità o meno dell'evento, riprendono i dati usati da Kul'čyc'kyj e concludono che, nella SSR Ucraina, si possono stimare circa 2,5 milioni di morti in eccesso tra il 1929 ed il 1939. Gli studiosi ritengono che l'intera perdita di popolazione dell'Ucraina tra il 1929 ed il 1939 sia stata nell'ordine dei 4,6 milioni di individui, sommando alle morti in eccesso circa 900.000 individui soggetti ad emigrazione forzata, 1 milione di nascite mancate a causa della ridotta fertilità ed un imprecisato numero di emigranti volontari, che è difficile da separare statisticamente dal computo delle morti.[31]

Conquest sostiene che nei 13 anni tra il 1926 e il 1939, la popolazione dell'Ucraina, invece di aumentare, si ridusse da 31 a 28 milioni[20]. Roman Szporluk, storico statunitense di origine ucraine, riporta invece che nel 1939 la popolazione ucraina risultava essere di 31,78 milioni circa[32].

Questione del genocidioModifica

 
Paesi che riconoscono ufficialmente l'Holodomor come un atto di genocidio
 
Cadavere di un uomo morto di fame in una strada di Kharkiv, 1932
 
Prima pagina del Chicago American
 
Daily Express, 6 agosto 1934

Gli studiosi continuano a discutere se l'Holodomor sia stato un evento (da un lato) artificiale, intenzionale e genocida o (dall'altro) naturale, non intenzionale ed etnicamente neutrale. La questione se l'Holodomor sia o meno un genocidio è un problema significativo nella politica moderna e non esiste un consenso internazionale sul fatto che le politiche sovietiche rientrerebbero nella definizione legale di genocidio[33][34].

Le posizioni accademiche sono variegate. Raphael Lemkin, James Mace, Norman Naimark e Timothy Snyder considerano l'Holodomor un genocidio e il risultato intenzionale delle politiche staliniste. Michael Ellman considera l'Holodomor un crimine contro l'umanità, ma sostiene che non ci siano prove sufficienti per considerarlo un genocidio. Robert Conquest e Steven Rosefielde considerano le morti principalmente dovute alle politiche pubbliche intenzionali, non alla scarsità dei raccolti. Robert Davies, Stephen Kotkin e Stephen Wheatcroft considerano le morti in gran parte non intenzionali, poiché Stalin avrebbe agito per ridurle, ma in modo insufficiente. Mark Tauger considera l'Holodomor principalmente il risultato di condizioni naturali e di una politica economica fallimentare, non di una politica pubblica intenzionale. Intellettuali pubblici come Grover Furr e Douglas Tottle sostengono che la carestia non fosse un genocidio e descrivono le posizioni avverse come propaganda nazionalista ucraina[35]

Aleksandr Solženicyn ha sostenuto il 2 aprile 2008 a Izvestija che la carestia degli anni Trenta in Ucraina sia stata simile alla carestia russa del 1921-1922, poiché entrambe furono causati dalla spietata rapina dei contadini da parte del sistema bolscevico[36] e ha sostenuto che non si sia trattato affatto di un genocidio[37][38].

Lo storico Ettore Cinnella ha affermato in un'intervista: «C'è ormai un consenso abbastanza vasto sul fatto che fu un genocidio sociale, cioè un tentativo di sterminare buona parte del mondo contadino sovietico, quindi anche i russi. Ma io ritengo che ci fu anche un altro tipo di genocidio, ovvero il tentativo di distruggere il carattere nazionale del popolo ucraino»[39]. Di parere avverso invece l'accademico statunitense J. Arch Getty, specializzato in storia della Russia, secondo cui «il peso schiacciante dell'opinione tra gli storici che hanno lavorato nei nuovi archivi (compreso Werth, il co-editore di Courtois) è che la terribile carestia sovietica degli anni '30 fu il risultato della rigidità e della confusione stalinista, piuttosto che di qualche piano genocida»[40]. Lo storico Sthépane Courtois ha però contestato l'affermazione di Getty: "A parte il fatto che Nicolas Werth ha parlato, sin dal 1995, di "tragedia programmata" e di "prima carestia programmata della Storia", ci si domanda a quali altri studiosi si riferisca Getty. Egli ha infatti accuratamente evitato di citarli, e non si tratta di certo dei ricercatori ucraini che in Canada, in Europa Occidentale e persino in Ucraina stanno lavorando per raccogliere informazioni e documenti su quell'evento storico e per definire la natura di genocidio".[41] Anche lo storico Marcello Flores ha dichiarato che, in seguito all'apertura degli archivi sovietici, "il lavoro degli studiosi mostrava con sempre maggiore convinzione che quanto avvenuto tra il 1932 e il 1933 sembrava possedere le caratteristiche previste per la definizione del 1948 [di genocidio]".[42]

Negazionismo sovietico e occidentaleModifica

Il negazionismo dell'Holodomor è l'affermazione che il genocidio del 1932-1933 nell'Ucraina sovietica o non si sia verificato o si sia verificato ma non sia stato un atto premeditato. Negare l'esistenza della carestia fu la posizione ufficiale dello stato sovietico, che si rifletteva sia nella propaganda sovietica sia nel lavoro di alcuni giornalisti e intellettuali occidentali tra cui George Bernard Shaw, Walter Duranty e Louis Fischer. [43][44] Nell'Unione Sovietica, le autorità hanno praticamente vietato la discussione sulla carestia. Lo storico ucraino Stanislav Kul'čyc'kyj dichiarò che il governo sovietico gli ordinò di falsificare le sue scoperte e di descrivere la carestia come un inevitabile disastro naturale, per assolvere il Partito Comunista e garantire l'eredità di Stalin[45].

La questione dell'Holodomor nella politica contemporaneaModifica

 
Lazar Kaganovič (a sinistra) ebbe un ruolo rilevante nell'imporre le politiche di Stalin che portarono all'Holodomor.[46]

Che l'Holodomor sia stato un genocidio o fosse etnicamente cieco, che sia stato artificiale o naturale, intenzionale o non, sono questioni di significativo dibattito moderno. L'evento è considerato un genocidio dall'Ucraina[47] e un crimine contro l'umanità da parte del Parlamento europeo[48]. In reazione alla posizione ucraina, la Duma di Stato della Federazione Russa – pur condannando il «disinteresse per la vita delle persone rispetto al raggiungimento di specifici obiettivi economici e politici» da parte del regime sovietico – non riconosce prove evidenti che possano classificare la carestia ucraina come un genocidio secondo i criteri della convenzione del 1948, e ha quindi sollecitato il governo ucraino «a non usare le questione per scopi politici»[49].

Il 10 novembre 2003 presso le Nazioni Unite, 25 paesi, tra cui Russia, Ucraina e Stati Uniti, hanno firmato una dichiarazione congiunta sul settantesimo anniversario della Holodomor con il seguente preambolo, senza tuttavia riconoscere la tragedia come genocidio:

(EN)

«In the former Soviet Union millions of men, women and children fell victims to the cruel actions and policies of the totalitarian regime. The Great Famine of 1932-1933 in Ukraine (Holodomor), which took 7 to 10 millions of innocent lives, became a national tragedy for the Ukrainian people. In this regard we note activities in observance of the 70th anniversary. Honoring the 70th anniversary of the Ukrainian tragedy, we also commemorate the memory of millions of Russians, Kazaks and representatives of other nationalities who died of starvation in the Volga river region, North Caucasus, Kazakstan and in other parts of the former Soviet Union, as a result of civil war and forced collectivization, leaving deep scars in the consciousness of future generations»

(IT)

«Nell'ex Unione Sovietica milioni di uomini, donne e bambini furono vittime delle crudeli azioni e politiche del regime totalitario. La Grande Carestia del 1932-1933 in Ucraina (Holodomor), prese da 7 a 10 milioni di vite innocenti e divenne una tragedia nazionale per il popolo ucraino. A questo proposito, prendiamo nota delle attività in commemorazione del settantesimo anniversario di questa carestia. Onorando il settantesimo anniversario della tragedia ucraina, commemoriamo anche la memoria di milioni di russi, kazaki e rappresentanti di altre nazionalità che morirono di fame nella regione del fiume Volga, nel Caucaso settentrionale, in Kazakistan e in altre parti dell'ex Unione Sovietica, come risultato della guerra civile e della collettivizzazione forzata, lasciando profonde cicatrici nella coscienza delle generazioni future»

([50])

Il parlamento ucraino ha riconosciuto per la prima volta l'Holodomor come genocidio nel 2003 e nel 2006 ha criminalizzato sia il negazionismo dell'Holodomor che il negazionismo dell'Olocausto[51][52]. Nel 2010, la corte d'appello di Kiev decretò che l'Holodomor fosse un atto di genocidio e ne ritenne responsabili Stalin, Lazar Kaganovič, Stanislav Kosior, Pavel Postyšev, Mendel Chataevič, Vlas Čubar' e altri leader bolscevichi[53].

L'Holodomor è stato paragonato alla carestia irlandese del 1845-1849 che ebbe luogo in Irlanda sotto il dominio britannico[54], e che è stata oggetto di controversie e dibattiti simili.

Riconoscimento dell'Holodomor come genocidioModifica

Nel quadro delle organizzazioni internazionali, vanno elencate le risoluzioni adottate da: Assemblea del Baltico[55][56], Assemblea generale delle Nazioni Unite[57][58], Consiglio d'Europa[59], OSCE[60][61][62][63], Parlamento europeo[64] e l'UNESCO[65][66][67].

Per quanto riguarda le singole nazioni, riconoscimenti espliciti sono giunti da parlamenti, capi di governo e capi di Stato. L'elenco aggiornato comprende:

 
Mappa dei paesi che hanno riconosciuto Holodomor come genocidio.

Altri hanno espresso riconoscimenti dell'Holodomor come tragedia ucraina e l'hanno commemorato ufficialmente, pur senza riconoscerlo come genocidio esplicitamente:

Nella cultura di massaModifica

Nel 2019 è uscito il film del regista Agnieszka Holland, intitolato Mr. Jones dal nome del giornalista gallese Gareth Jones, che si recò in Ucraina per documentare la carestia del 1933.

NoteModifica

  1. ^ p.1 Andrea Graziosi, Le carestie sovietiche del 1931-33 e il Holodomor ucraino: È possibile una nuova interpretazione, e quali sarebbero le sue conseguenze? (2004) http://www.sissco.it/download/biblio_digitale/graziosi_2004.pdf
  2. ^ Le fonti differiscono nell'interpretare le dichiarazioni degli organi dei governi sul riconoscimento della carestia come genocidio. Secondo la dichiarazione del Latvian Sejm del 13 marzo 2008, il totale dei paesi è 23 (vedi to Ukrainian BBC: "Латвія визнала Голодомор ґеноцидом"), 16 (vedi Korrespondent, edizione russa: "После продолжительных дебатов Сейм Латвии признал Голодомор геноцидом украинцев"), "più di 10" (vedi Korrespondent, edizione ucraina: "Латвія визнала Голодомор 1932-33 рр. геноцидом українців")
  3. ^ parlamento Europeo, Commemorazione dell'Holodomor, la carestia artificiale del 1932-1933 in Ucraina, su europarl.europa.eu, 23 ottobre 2008. URL consultato il 4 dicembre 2021 (archiviato il 4 dicembre 2021).
  4. ^ vedi MEPs recognize Ukraine's famine as crime against humanity
  5. ^ a b Risoluzione della Camera dei Rappresentanti (H.R. 356) Archiviato il 7 novembre 2012 in Internet Archive., U.S. Government Printing Office, October 20, 2003
  6. ^ a b Proclamation 5273 — Commemoration of the Great Famine in the Ukraine, The American Presidency Project, October 30, 1984
  7. ^ Andrea Graziosi, Lettere da Kharkov: La carestia in Ucraina e nel Caucaso del Nord nei rapporti dei diplomatici italiani. 1932-33, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1991, ISBN 978-88-06-12182-2.
  8. ^ (FR) Nicolas Werth, La grande famine ukrainienne de 1932–1933, in La terreur et le désarroi: Staline et son système, Paris, 2007, p. 132, ISBN 2-262-02462-6.
  9. ^ Produzione e commercio del grano in Russia, 1919
  10. ^ A differenza della maggior parte delle fattorie russe, che erano di proprietà comune (anche se non di proprietà collettiva).
  11. ^ The road to terror, Getty e Naumov - Yale University Press (2010), p. 29
  12. ^ Stanislav Kulchytsky, Holodomor of 1932–33 as genocide: gaps in the evidential basis, in Den, 6 marzo 2007. Part 1Part 2Part 3Part 4
  13. ^ Stanislav Kulchytsky Holodomor of 1932-33 as genocide: gaps in the evidential basis
  14. ^ a b c d Robert Conquest, Raccolto di dolore, Roma, liberal edizioni, 2004.
  15. ^ J.Stalin, Questioni di leninismo, Roma, 1945.
  16. ^ citato in "La città dell'uomo, il Novecento tra conflitti e trasformazioni - Marco Fossati, Giorgio Luppi, Emilio Zanette" pag. 145.
  17. ^ (EN) Frederick L. Schuman, "Russia Since 1917 Four Decades Of Soviet Politics", 1957.
  18. ^ (EN) Nicolas Werth, Karel Bartošek, Jean-Louis Panné, Jean-Louis Margolin, Andrzej Paczkowski, Stéphane Courtois, The Black Book of Communism: Crimes, Terror, Repression, Harvard University Press, 1999, ISBN 0-674-07608-7.
  19. ^ (EN) Lynne Viola, The Unknown Gulag. The Lost World of Stalin's Special Settlements, Oxford University Press, 2007, ISBN 978-0-19-518769-4.
  20. ^ a b c d Robert Conquest, Il grande terrore, Mondadori, 1970. L'autore nota anche che la popolazione dei gulag, negli anni 1933-35, era composta per il 70% da contadini.
  21. ^ a b c d e (EN) Stephen Wheatcroft, R.W Davies The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931-1933, Palgrave Macmillan, 2004
  22. ^ (PL) Władysław A. Serczyk, "Historia Ukrainy", terza ed., Zakład Narodowy im. Ossolińskich, Wrocław 2001, ISBN 83-04-04530-3
  23. ^ (EN) Andrew Gregorovich Genocide in Ukraine 1933, parte 4: "Come organizzò Stalin il Genocidio?", Ukrainian Canadian Research & Documentation Centre, Toronto 1998.
  24. ^ (PL) Czesław Rajca, "Głód na Ukrainie", Werset, Lublin/Toronto 2005, ISBN 83-60133-04-2.
  25. ^ . Revelations from the Russian Archives. Ukrainian famine, su loc.gov. URL consultato il 14 gennaio 2020.
  26. ^ Soviet genocide in the Ukraine (PDF), su uccla.ca (archiviato dall'url originale il 2 marzo 2012).
  27. ^ Stephen Wheatcroft, R.W Davies The Years of Hunger: Soviet Agriculture, 1931-1933, Palgrave Macmillan, 2004, pp. xvi e 441
  28. ^ "President Viktor Yushchenko does his country a grave disservice by claiming ten million deaths, thus exaggerating the number of Ukrainians killed by a factor of three" da "Holocaust: The ignored reality" Archiviato l'11 aprile 2010 in Internet Archive.. Eurozine. 25 giugno 2009.
  29. ^ Stanislav Kulchitsky How many of us perished in Holodomor in 1933, Zerkalo Nedeli, novembre 23-29, 2002. Disponibile online in (RU) and in (uk).
  30. ^ Stanislav Kulchitsky Demographic lossed in Ukrainian in the twentieth century, Zerkalo Nedeli, ottobre 2-8, 2004. Disponibile online in (RU) and in (uk).
  31. ^ Jacques Vallin, France Meslé, Serguei Adamets e Serhii Pyrozhkov. A New Estimate of Ukrainian Population Losses during the Crises of the 1930s and 1940s, da Population Studies , vol. 56, n. 3, pagg. 249-264. Taylor & Francis, Ltd, 2002.
  32. ^ Roman Szporluk, Russia, Ukraine, and the Breakup of the Soviet Union, p. 140, ISBN 978-0-8179-9543-0.
  33. ^ David Marples, The great famine debate goes on..., su expressnews.ualberta.ca, ExpressNews (University of Alberta), originally published in the Edmonton Journal, 30 novembre 2005 (archiviato dall'url originale il 15 giugno 2008).
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