Luigi Carafa della Stadera

nobile italiano (1567—1630)
Luigi Carafa della Stadera
Luigi carafa.jpg
Luigi Carafa, duca di Sabbioneta e principe di Stigliano
IV Principe di Stigliano
Stemma
In carica 14 agosto 1578 – 22 gennaio 1630
Predecessore Antonio II Carafa della Stadera
Successore Anna Carafa della Stadera
IV Duca di Mondragone
In carica 14 agosto 15781602
Predecessore Antonio II Carafa della Stadera
Successore Antonio III Carafa della Stadera
Duca consorte di Sabbioneta
Predecessore Margherita Gonzaga come Duchessa consorte di Sabbioneta
Successore Ramiro Felipe Núñez de Guzmán (senza titolo)
Trattamento Don
Onorificenze Order of the Golden Fleece Rib.gif Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro[1] (1606[1])
Altri titoli

Titoli assunti maritali nomine:

Nascita 12 ottobre 1567
Morte Collegio Massimo dei Gesuiti, Napoli, Regno di Napoli (oggi Italia), 22 gennaio 1630 (62 anni)
Luogo di sepoltura Basilica di San Domenico Maggiore (Napoli, Italia)
Dinastia Carafa
Padre Antonio Carafa della Stadera
Madre Giovanna Colonna di Paliano
Consorte Isabella Gonzaga
Figli Antonio

Don Luigi Carafa della Stadera (12 ottobre 1567Napoli, 22 gennaio 1630), fu un nobile italiano, figlio del duca e principe Antonio Carafa della Stadera e membro dell'influente famiglia Carafa. Fu il IV Principe di Stigliano, dal 14 agosto 1578 alla morte, e il IV Duca di Mondragone, dal 14 agosto 1578 al 1602.

Sposò Isabella Gonzaga, erede del duca Vespasiano I Gonzaga.[3] Come suo marito, dunque, fu anche Duca consorte di Sabbioneta.

BiografiaModifica

 
Ricostruzione virtuale della Rocca di Mondragone sul Monte Petrino (Rocca Montis Dragonis).

Nascita e famigliaModifica

Don Luigi nacque il 12 ottobre 1567 in una delle più antiche, importanti ed influenti famiglie nobiliari del Regno di Napoli, quella dei Carafa, ed apparteneva ad uno dei due rami cadetti principali, quello dei Carafa della Stadera.

Era il figlio maschio primogenito di Antonio Carafa della Stadera, III principe di Stigliano e III duca di Mondragone, e di Giovanna Colonna. Sua madre era la figlia del celebre Marcantonio II Colonna, III duca e I principe di Paliano, e di Felicia Orsini del ramo dei Signori di Bracciano.

Sia tramite suo padre e sia tramite sua madre, Luigi era discendente di Felice Della Rovere,[4] figlia illegittima di papa Giulio II (al secolo Giuliano della Rovere),[4][5] che fu rispettivamente e contemporaneamente la sua bisnonna paterna e la sua trisnonna materna. Tramite la madre, era anche discendente di Costanza Farnese, figlia illegittima di papa Paolo III (al secolo Alessandro Farnese) e anch'essa sua trisnonna. Ancora, in linea illegittima, la madre era anche discendente del re Ferdinando I di Napoli, in quanto era la pronipote di Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto e figlio illegittimo del re napoletano.

FeudatarioModifica

Morto il padre il 14 agosto 1578, Luigi gli successe come IV principe di Stigliano e IV duca di Mondragone ed ereditò anche molti feudi, appartenenti da tempo alla sua famiglia. Infatti suo nonno Luigi Carafa della Stadera, II principe di Stigliano e II duca di Mondragone, durante la sua vita ereditò e acquistò molti territori (Alianello, Sant'Arcangelo, Roccanova, Accettura, Gorgoglione, Guardia, Laviano, Castelgrande, Rapone, Riardo, Teano, Carinola, "Madama Porpora", Roccamonfina, Minervino, Torre di Mare, Rocca Imperiale, Volturara, Moliterno, Armento, Montemurro, Precina, San Nicandro, Pietravairano, Galluccio, Casafredda e Caivano);[2] dunque, probabilmente, buona parte di essi vennero poi ereditati da questo Luigi in questione.

Luigi ebbe come precettore il famoso poeta capuano Giovan Battista Attendolo, e insieme a lui fu comprimario de Il Carrafa o vero della epica poesia, dialogo di Camillo Pellegrino pubblicato a Firenze nel novembre 1584[6] e primo testo della celebre querelle letteraria che volle stabilire chi tra Ariosto e Tasso fosse stato il maggior poeta epico.[7]

Il dialogo prese spunto da un colloquio avvenuto nella rocca di Mondragone e il principe vi svolge una figura di contorno, limitandosi a lodare il Tasso e Benedetto dell'Uva, che gli aveva appena dedicato il Doroteo, un poemetto in ottave. Protagonista dell'opera è invece l'Attendolo, che sancisce la superiorità di Torquato non solo sull'Ariosto, ma su tutti i poeti italiani precedenti.[8]

MatrimonioModifica

 
Ritratto di Isabella Gonzaga.

Luigi si sposò il 29 novembre 1584 a Bozzolo con Isabella Gonzaga, unica figlia sopravvissuta ed unica erede di Vespasiano I Gonzaga, duca di Sabbioneta.[3]

La moglie era una delle ereditiere più ricche della sua epoca, portò infatti una enorme dote di 1 500 000 ducati.

Alla morte di Vespasiano il 26 febbraio 1591 (il giorno dopo aver fatto testamento, nel quale aveva nominato la figlia erede universale),[3] Isabella ereditò il Ducato di Sabbioneta e il titolo di duchessa, e Luigi divenne suo duca consorte.[9]

Oltre a Sabbioneta, Isabella ereditò i feudi e i titoli di Duchessa di Traetto, Contessa di Fondi, Baronessa di Caramanico, Signora di Acquaviva, Inola, Maranola, Carpello, Sperlonga, Monticelli, Pastena, Schigia, Turino e Agnone.

I due coniugi non risiedettero a Sabbioneta, ma si trasferirono prima a Milano e poi a Napoli. Il Ducato, invece, strategico feudo molto ambito dal Re di Spagna, fu amministrato da un governatore.

Morte e sepolturaModifica

Luigi morì il 22 gennaio 1630 di apoplessia nel Collegio dei Gesuiti di Napoli, dove soggiornava da poco tempo. Fu sepolto nella Cappella Carafa della Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli, vestito all'uso ducale come duca e signore libero di Sabbioneta per rispetto della moglie. L'unico figlio, Antonio, premorì ad entrambi i genitori, quindi i beni e i titoli furono ereditati dall'unica nipote sopravvissuta, Anna, figlia di Antonio, che nel 1637 succederà alla duchessa sovrana Isabella.[10]

CuriositàModifica

Secondo un'ipotesi del critico e storico dell'arte Maurizio Calvesi, Luigi Carafa fu colui che commissionò all'artista Michelangelo Merisi da Caravaggio la celebre tela oggi conosciuta come Madonna del Rosario (1607 circa), un tempo probabilmente realizzata per decorare la Cappella Carafa nella Basilica di San Domenico Maggiore di Napoli.

Infatti, sebbene il committente sia incerto, la grande pala d'altare potrebbe essere stata commissionata per una chiesa domenicana, vista la presenza di San Domenico e del domenicano San Pietro da Verona. Il donatore è incluso nell'opera, ritratto a sinistra del dipinto: si tratta di un uomo adulto vestito di nero con gorgiera, ritratto mentre cerca protezione sotto il mantello di San Domenico e mentre scruta lo spettatore del dipinto; nel caso in cui fu veramente commissionato da Luigi Carafa, potrebbe dunque essere un suo ritratto.

Tuttavia, qualcosa andò storto con la commissione originale poiché il dipinto fu prontamente messo sul mercato e acquistato da un consorzio fiammingo, dopo essere stato offerto a Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova (infatti viene menzionato per la prima volta in una lettera di Frans Pourbus il Giovane, all'epoca pittore alla corte di Mantova). Oggi il dipinto è custodito al Kunsthistorisches Museum di Vienna (Austria).

Altre ipotesi sul committente includono Nicola Radulovic, un ricco mercante di Ragusa, ed anche Cesare d'Este, duca di Modena e Reggio.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro
— 1606[1]
(Da Filippo III, re di Spagna, in qualità di Capo della Casa d'Asburgo[1])

DiscendenzaModifica

Dal matrimonio di Luigi con Isabella nacque un unico figlio, che tuttavia premorì ad entrambi genitori:

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Antonio Carafa della Stadera, I principe di Stigliano, I duca di Mondragone[2] Luigi Carafa della Stadera, signore di Rocca Mondragone  
 
Isabella (Bernardina) della Marra  
Luigi Carafa della Stadera, II principe di Stigliano, II duca di Mondragone[2][4]  
Isabella di Capua Bartolomeo III di Capua, IX conte di Altavilla  
 
Roberta Boccapianola  
Antonio Carafa della Stadera, III principe di Stigliano, III duca di Mondragone  
Giovanni Giordano Orsini,[4][11] signore di Bracciano Gentile Virginio Orsini,[11] signore di Bracciano  
 
Isabella Orsini di Salerno[11]  
Clarice Orsini di Bracciano[2][4]  
Felice Della Rovere[4] Cardinale Giuliano della Rovere
(Papa Giulio II)[4][5]
 
 
Lucrezia Normanni[4]  
Luigi Carafa della Stadera  
Ascanio I Colonna,[12][13][14][17] II duca di Paliano Fabrizio I Colonna,[12][13] I duca di Paliano  
 
Agnese di Montefeltro[12][13]  
Marcantonio II Colonna,[13][14][17] III duca e I principe di Paliano  
Giovanna d'Aragona[13][14][17] Ferdinando d'Aragona, duca di Montalto[14]  
 
Castellana Folch de Cardona[14]  
Giovanna Colonna di Paliano[17]  
Girolamo Orsini,[4][15] signore di Bracciano Giovanni Giordano Orsini,[4][11] signore di Bracciano  
 
Felice Della Rovere[4]  
Felicia Orsini di Bracciano[17]  
Francesca Sforza di Santa Fiora[15][16] Bosio II Sforza di Santa Fiora,[15][16] XI conte di Santa Fiora  
 
Costanza Farnese[15][16]  
 

NoteModifica

  1. ^ a b c d (FR) CHEVALIERS DE LA TOISON D'OR, in www.antiquesatoz.com. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  2. ^ a b c d e Carla Russo, CARAFA, Luigi, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  3. ^ a b c Nicola Avanzini, GONZAGA, Vespasiano, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  4. ^ a b c d e f g h i j k Marina Frettoni, DELLA ROVERE, Felice, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  5. ^ a b Alessandro Pastore, GIULIO II, papa, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  6. ^ Il dialogo, dedicato a Marcantonio Carafa, uscì come appendice ad una raccolta di rime di tre poeti capuani, Camillo Pellegrino, Benedetto dell'Uva e Giovan Battista Attendolo; Parte delle rime di D. Benedetto dell'Uva, Giovanbatista Attendolo e Camillo Pellegrino. Con un brieve discorso dell'epica poesia, Firenze, Sermartelli, 1584
  7. ^ M. L. Doglio, Origini e icone del mito di Torquato Tasso, Roma, Bulzoni, 2002, p. 41
  8. ^ M. L. Doglio, cit., pp. 41-64
  9. ^ Vespasiano Gonzaga e il ducato di Sabbioneta
  10. ^ Sarzi Amadè
  11. ^ a b c d Stefania Camilli, ORSINI D'ARAGONA, Gentil Virginio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  12. ^ a b c Franca Petrucci, COLONNA, Fabrizio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.
  13. ^ a b c d e Franca Petrucci, COLONNA, Ascanio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.
  14. ^ a b c d e Giuseppe Alberigo, ARAGONA, Giovanna d, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.
  15. ^ a b c d Giampiero Brunelli, SFORZA, Bosio II, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.
  16. ^ a b c Roberto Zapperi, FARNESE, Costanza, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.
  17. ^ a b c d e Franca Petrucci, COLONNA, Marcantonio, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 gennaio 2021.

BibliografiaModifica

  • AA. VV., Vespasiano Gonzaga e il ducato di Sabbioneta, Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti, Mantova, 1993
  • Luca Sarzi Amadè, Il duca di Sabbioneta, SugarCo, Milano, 1990

Voci correlateModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN304917684 · WorldCat Identities (ENlccn-ns2018000043