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Luigi Carafa della Stadera

nobile italiano

Luigi Carafa della Stadera (12 ottobre 156722 gennaio 1630) è stato un nobile italiano.

Stemma dei Carafa della Stadera.

BiografiaModifica

Era figlio primogenito di Antonio Carafa della Stadera (ca 1542-1578), terzo principe di Stigliano, e della seconda moglie Giovanna Colonna.

Quarto principe di Stigliano, fratello del signore di Minervino, Marcantonio Carafa, ebbe come precettore il famoso poeta capuano Giovan Battista Attendolo, e proprio assieme a lui fu protagonista de Il Carrafa o vero della epica poesia, dialogo di Camillo Pellegrino pubblicato a Firenze nel novembre 1584[1] e primo testo della celebre querelle letteraria che volle stabilire chi tra Ariosto e Tasso fosse stato il maggior poeta epico.[2]

Il dialogo prese spunto da un colloquio avvenuto nella Rocca di Mondragone e il principe vi svolge figura di contorno, limitandosi a lodare il Tasso e Benedetto dell'Uva, che gli aveva appena dedicato il Doroteo, un poemetto in ottave. Protagonista dell'opera è invece l'Attendolo, che sancisce la superiorità di Torquato non solo sull'Ariosto, ma su tutti i poeti italiani precedenti.[3]

Il 29 novembre 1584 Luigi sposò Isabella Gonzaga, figlia di Vespasiano I Gonzaga, duca di Sabbioneta.

Si trasferirono prima a Milano e poi a Napoli mentre Sabbioneta fu retta da un governatore.

Dal loro matrimonio nacque un figlio, Antonio (1586-1610), duca di Mondragone, che sposò Elena Aldobrandini (nipote di papa Clemente VIII) e premorì ai genitori.

Alla morte di Isabella, avvenuta nel 1637, il ducato di Sabbioneta fu affidato alla nipote Anna Carafa della Stadera, figlia di Antonio.

Fu sepolto nella cappella di famiglia della Chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli.

NoteModifica

  1. ^ Il dialogo, dedicato a Marcantonio Carafa, uscì come appendice ad una raccolta di rime di tre poeti capuani, Camillo Pellegrino, Benedetto dell'Uva e Giovan Battista Attendolo; Parte delle rime di D. Benedetto dell'Uva, Giovanbatista Attendolo e Camillo Pellegrino. Con un brieve discorso dell'epica poesia, Firenze, Sermartelli, 1584
  2. ^ M. L. Doglio, Origini e icone del mito di Torquato Tasso, Roma, Bulzoni, 2002, p. 41
  3. ^ M. L. Doglio, cit., pp. 41-64

Voci correlateModifica