Olio vegetale

trigliceride estratto da una pianta
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Un olio vegetale è un grasso vegetale normalmente liquido alla temperatura tipica nei paesi d'origine. Si tratta di una miscela di lipidi ricavata principalmente da frutti e semi oleosi. Viene definito "olio fisso" per distinguerlo dagli oli essenziali estratti dallo stesso vegetale. Analoghe sostanze normalmente solide a temperatura ambiente possono essere chiamate grassi o burri: es. burro di cacao, burro di karité.

Olio di oliva

Gli oli vegetali hanno diversi impieghi:

e in ambienti rurali anche per l'illuminazione, il riscaldamento ambientale e altri utilizzi ancora. Alcuni oli vegetali come l'olio di colza, l'olio di semi di cotone o di ricino, devono subire una lavorazione che li renda adatti per l'alimentazione umana. Per ottimizzarne l'utilizzo possono essere oggetto di trasformazioni chimiche come l'esterificazione (attualmente vietata in Italia per uso alimentare), idrogenazione (ad esempio per la produzione di margarina), transesterificazione, frazionamento.

Alcuni oli vegetaliModifica

Oli utilizzati anche per uso alimentare

Composizione e origineModifica

Gli oli vegetali sono composti per la quasi totalità da lipidi, ovvero grassi. Nella maggior parte dei casi, si tratta di trigliceridi, esteri tri-sostituenti la glicerina con una diversa distribuzione di acidi grassi. Gli oli vegetali possono contenere acqua in piccole concentrazioni, tipicamente meno del 2%, ed altri componenti idrofobici (chimicamente apolari): gli idrocarburi come lo squalene nell'olio di amaranto e di oliva, steroli, come ad esempio i fitosteroli, flavonoidi come l'eriocitrina dell'olio di agrumi, limonoidi, carotenoidi, cere, eteri ed esteri diversi non glicerici ed altro. Sono poco o niente idrosolubili ma sono solubili in solventi organici.

Alcuni comuni acidi grassi esterificanti la glicerina contenuti negli oli vegetali:

Piante da cui si ricavano oli vegetaliModifica

 
Olio di girasole

Fonti dei più comuni oli vegetali:

Altri oli vegetali:

Produzione e usiModifica

 
Olio di lino

L'estrazione può avvenire in due modi:

  • Il sistema moderno di lavorazione dell'olio è l'estrazione chimica, usando estratti di solventi, che ha una resa maggiore ed è più veloce e meno costoso.
  • Un altro sistema è l'estrazione fisica senza uso di solventi. L'estrazione avviene tramite pressatura. Questo sistema viene spesso usato per produrre olio da cottura, poiché è preferito dai consumatori (per lo meno in Europa).

Secondo il Dipartimento dell'agricoltura statunitense, fornitura e distribuzione annua dei principali oli vegetali a febbraio 2016 sono state di[2]:

olio di palma 62,22 milioni di tonnellate (MMT)
olio di semi di soia 51,58 milioni di MMT
olio di colza 26,30 MMT
olio di semi di girasole 15,05 MMT
olio di palmisto 7,33 MMT
olio di semi di arachide 5,33 MMT
olio di semi di cotone 4,51 MMT
olio di cocco 3,41 MMT
olio di oliva 2,88 MMT

Questi dati includono usi industriali e di alimentazione per animali.

L'utilizzo degli oli vegetali nell'alimentazione umana dipende dalle aree geografiche e culture. L'olio di palma, l'olio di palma bifrazionato e l'olio di palmisti in passato soprattutto utilizzati industrialmente per produrre sapone e cosmetici vengono, per la loro economicità, largamente usati nell'industria alimentare, direttamente o in seguito a lavorazioni o derivazione chimica.

L'olio di colza usato in passato prevalentemente per produrre biodiesel, o usato direttamente come combustibile nelle auto diesel che sono state modificate per tollerarne la maggiore viscosità, se derivato dalle varietà mutanti colza ad alto tenore di acido oleico è molto utilizzato come olio alimentare nel Nord Europa e Nord America.

Utilizzo come combustibileModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Olio vegetale (combustibile).

L'interesse per gli oli vegetali utilizzati come materia prima per la produzione di carburanti o combustibili è strettamente dipendente dalle differenze di costo industriale tra il combustibile di derivazione petrolifera e quello di derivazione vegetale e dall'intento di sfruttare maggiormente nel mercato energetico risorse rinnovabili. Per questo si cerca di privilegiare oli vegetali non destinabili al mercato alimentare, in particolare: oli residui di frittura che nel biennio 2017-2018 rappresentavano il 10% a livello mondiale, il 14% nella UE, degli oli vegetali destinati alla produzione di biodiesel. Di particolare interesse sono anche gli oli non edibili (olio di semi di tabacco, olio di jatropha, olio di pongamia, olio di neem, ecc.) che però al momento non possono sostituirsi agli oli di maggior utilizzo nella produzione di biodiesel: olio di palma, olio di soia, olio di colza.[3]

La progressiva estensione di uso degli oli vegetali (come carburanti), con i livelli di consumo attuali, pone una serie di problemi sociali ed economici di difficile e controversa soluzione.

Pericoli alimentariModifica

Uno studio del 2005 [4] ha rivelato che durante la frittura effettuata con oli vegetali altamente insaturi, a temperature elevate (185 °C) e per lunghi periodi di tempo, dall'ossidazione dell'acido linoleico si forma l'HNE (4-idrossi-trans-2-nonenale) che è altamente tossico. Questo composto passa nei cibi fritti e potrebbe essere associato a numerose malattie correlate con lo stress ossidativo.[5][6] Nell'olio di soia, per ossidazione degli acidi grassi si formano altri composti tossici simili all'HNE che portano il nome di HHE, HOE e HDE.[7]

A partire dal 2005, diversi gruppi di ricerca hanno iniziato a svolgere indagini scientifiche sul ruolo dei complessi tra HNE e proteine nello sviluppo delle malattie, rivelando che l'HNE può in alcuni casi svolgere un ruolo da regolatore in molte vie biochimiche [8].

NoteModifica

  1. ^ (EN) Department Of Oil And Paint Technology, su hbti.edu. URL consultato il 21 marzo 2005 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2003).
  2. ^ (EN) United States Department of Agriculture, Oilseeds: World Markets and Trade (PDF), feb.2016. URL consultato il 15 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 17 agosto 2015).
  3. ^ UNION ZUR FÖRDERUNG VON OEL- UND PROTEINPFLANZEN E.V.: European and world demand for biomass for the purpose of biofuel production in relation to supply in the food and feedstuff markets (PDF), su ufop.de.
  4. ^ Composti tossici negli oli vegetali, su lescienze.it.
  5. ^ (EN) Zarkovic N, 4-hydroxynonenal as a Bioactive Marker of Pathophysiological Processes, su Molecular aspects of medicine, 2003-08. URL consultato il 27 maggio 2020.
  6. ^ (EN) Negre-Salvayre A, Auge N, Ayala V, Basaga H, Boada J, Brenke R, Pathological Aspects of Lipid Peroxidation, su Free radical research, 2010 Oct. URL consultato il 27 maggio 2020.
  7. ^ (EN) In Hwa Han e A. Saari Csallany, Formation of Toxic α,β-Unsaturated 4-Hydroxy-Aldehydes in Thermally Oxidized Fatty Acid Methyl Esters, in Journal of the American Oil Chemists' Society, vol. 86, n. 3, 2009-03, pp. 253–260, DOI:10.1007/s11746-008-1343-6. URL consultato il 27 maggio 2020.
  8. ^ (EN) Giuseppina Barrera, Stefania Pizzimenti e Eric Stefano Ciamporcero, Role of 4-Hydroxynonenal-Protein Adducts in Human Diseases, in Antioxidants & Redox Signaling, vol. 22, n. 18, 20 giugno 2015, pp. 1681–1702, DOI:10.1089/ars.2014.6166. URL consultato il 25 maggio 2020.

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