Storia dell'arte a Pescara

1leftarrow blue.svgVoce principale: Pescara.

La storia dell'arte a Pescara è una storia che si estende per lungo tempo con apogeo che si colloca a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Pescara, duramente bordata durante gli avvenimenti bellici, è una città ricostruita quasi completamente dopo la seconda guerra mondiale. Alla modernità dell'impianto urbanistico e dell'aspetto della città corrisponde l'esiguità di alcune tracce di storia come anche di produzioni artisticamente rilevanti provenienti dal passato. Al riguardo, occorre tenere presente che, per molti secoli, la vita di Pescara è stata legata alla fortezza e che questa funzione prettamente militare non ha consentito l'evolversi di produzioni o scuole d'arte, come è invece accaduto in Chieti.

Collage di immagini rappresentative di Pescara, da sinistra a destra, la Cattedrale di San Cetteo, il Ponte del Mare, i trabocchi della Marina, la sede Fater S.p.A. realizzata dall'architetto Fuksas, l'ex liquorificio Aurum presso la Pineta, il palazzo di Città, il fiume Pescara con il delta del Porto canale e infine la fontana La Nave di Pietro Cascella

La produzione di opere artistiche nella città è coincisa con lo smantellamento della fortezza di Pescara che, dal punto di vista sociale ed economico, ha rappresentato un autentico rinascimento, un rinascimento che riguarda tutti i campi dell'arte, l'architettura religiosa e civile, la scultura decorativa e monumentale, la pittura e la letteratura, la musica e la cucina. Attualmente nella città esistono un liceo artistico e un istituto d’arte che negli anni hanno formato molti giovani artisti. Sono diverse le gallerie private intorno alle quali ruotano i lavori e gli sforzi di molti artisti locali. Pescara è divenuta negli ultimi decenni anni una sede espositiva per importanti mostre grazie alla presenza della mostra Fuori Uso, nonché del Museo d'arte moderna “Vittoria Colonna”.

Artisti principaliModifica

Costantino BarbellaModifica

 
Costantino Barbella

Costantino Barbella (Chieti, 31 gennaio 1852Roma, 5 dicembre 1925), nato da una famiglia di modesti commercianti, manifestò sin dalla prima giovinezza la propria vocazione modellando statuette per il presepe, presto notato dal coetaneo Francesco Paolo Michetti, il quale gli fece ottenere di formarsi all’Accademia di Belle Arti di Napoli attraverso un sussidio della provincia di Chieti. A Napoli Barbella studiò sotto il magistero del più importante maestro di scultura del tempo, Stanislao Lista, e al fianco di un altro valente e noto scultore in via di affermazione, il napoletano Vincenzo Gemito. Con le prime prove ed esposizioni iniziò a viaggiare in tutta Europa, distinguendosi come talento nella creazione di sculture di piccole dimensioni, pur eseguendo occasionalmente - spesso su commissione - opere di maggiori proporzioni. Si mantenne sempre fedele, seppur all’insegna dell’arricchimento e di una suggestiva trasfigurazione, ai temi del folclore abruzzese e alle scene idilliache raffiguranti contadini, eseguiti con un realismo dal timbro sentimentale molto vicino allo spirito agro-pastorale del primo tempo dell’arte degli amici Michetti e d’Annunzio, con i quali fu protagonista dello storico Cenacolo Michettiano (nel "conventino" di Francavilla al Mare), a tutt’oggi orgoglio e vanto della nostra terra, stagione prodigiosa di arte e letteratura. Nella maturità si cimentò con la ritrattistica e, in Italia, anticipò il Liberty.

A Pescara di Barbella si conservano delle piccole sculture donate all'amico d'Annunzio, conservate nel Museo della Casa Natale G. D'Annunzio, sul corso Manthoné.

Vicentino MichettiModifica

Vicentino Michetti (Calascio, 16 febbraio 1909 – Pescara, 18 maggio 1997)[1], nonostante le insistenze dei genitori, decise presto di dedicarsi a una pratica attività. Proveniente da una generazione di costruttori, si indirizzò sull'ambito artistico, diventando quindi scultore. Su ispirazione della figlia, iniziò a elaborare i primi disegni e le prime plastiche, utilizzando particolarmente la creta. Dopo la guerra, tenne alcune esposizioni a Roma, nel 1947 e nel 1956 e a Parigi nel 1958 alla Galleria Bernheim-Jeune. È autore di molte opere presenti nella città di Pescara: l'obelisco del Teatro monumento Gabriele D'Annunzio, l'elefante e alcune opere bronzee di Piazza Salotto, la "Bambina giacente" nel giardino del Museo Paparella Treccia Devlet e "Grazia, la marinara", opera che rappresenta una donna del mare (realmente esistita) seduta sopra una gomena arrotolata con uno sguardo perso e freddo, conservata nel municipio[2]. Altre opere donate dall'artista al comune sono state collocate in una sala dell'Aurum[3][4].

Di Vicentino Michetti si ricorda a Pescara zona "Portanuova", lo storico teatro Michetti in viale D'Annunzio, uno degli esempi migliori dello stile eclettico liberty, completato nel 1910; del nipote Vicentino jr si ricorda la costruzione dell'Elefantino in piazza Salotto.

Antonino LiberiModifica

 
Progetto di ampliamento del liquorificio Aurum, ex Kursaal, in una proposta non realizzata, precedente all'addizione di Giovanni Michelucci Pescara 26 settembre 1938.

Nato dai panettieri Pasquale Liberi e Fiorangela Conti[5], studiò al ginnasio "Giambattista Vico" di Chieti e si laureò in ingegneria.

 
,Palazzo Perenich a Pescara, viale D'Annunzio

Eletto ingegnere comunale a Pescara, lavorò per il piano urbanistico di ampliamento e progettò vari edifici pubblici e privati: Palazzo Perenich (1884, viale D'Annunzio, stile rinascimentale fiorentino), Casa Conti (1884, nel quartiere Castellammare), Casa Bucco (1892), il Palazzo della Banca di Pescara (1892, era in piazza XX Settembre, attuale piazza Alessandrini, distrutto dai bombardamenti del 1943); il Grand Hotel "Aterno" (1910, ancora esistente ma profondamente modificato e reso più sobrio dei fregi eclettuci, è all'incrocio del viale Orazio con via Vittoria Colonna), il Teatro "Vicentino Michetti" (ex Politeama Aternino, sempre del 1910, sul viale D'Annunzio sll'incrocio con via Conte di Ruvo, in elegante stile liberty), il villino Clerico (1924, nel quartiere Pineta) e Palazzo Imperato (1926, incrocio di corso Vittorio Emanuele con corso Umberto, progettato come elegante apertura scenica dallo stile liberty decò, a piazza Vittorio Emanuele, attuale piazza Sacro Cuore).

Nel 1901 Liberi decorò la torre campanaria della parrocchia di San Salvatore a Casalbordino (Ch), seguendo sempre lo stile eclettico, con più tendenze al liberty moresco.

Insieme ad altri architetti locali, quali Vicentino Michetti Senior di Rocca Calascio e Camillo De Cecco, Liberi fu l'artefice della renovatio urbanistica di Pescara e Castellammare, che era comune autonomo, fino al 1927. Pescara alle soglie del nuovo secolo intese svilupparsi anche dal punto di vista delle arti e dell'architettura. Liberi fu uno dei maggiori rappresentanti dell'eclettismo dell'architettura a Pescara, venendo tuttavia considerato come uno dei maggiori rappresentanti abruzzesi di questa corrente architettonica.

Per Pescara, Liberi in accordo con il comune, immaginava una realtà nuova, di espansione verso sud che nascesse dalla Pineta Dannunziana (allora chiamato Parco d'Avalos): una “Città Giardino” coronata da ville liberty e immersa nel verde. Per questo progettò il Kursaal presso la pineta nel 1910, usato come stabilimento balneare (opera di Liberi è la facciata a loggiato), che verrà poi trasformato in liquorificio Aurum con il successivo intervento di Giovanni Michelucci per il retrostante ferro di cavallo. Sposò la sorella di Gabriele D'Annunzio, Ernesta. Altre sue opere eramo presenti a Francavilla al Mare (Palazzo Sirena, molto elegante, che mescolava stile neoclassico a gusto liberty, con statue di sirene, 1888), purtroppo distrutto durante la seconda guerra mondiale, e ricostruito nel 1948 in stile pseudo razionalista, completamente diverso dall'originale, e a Roma (con alcuni villini in stile floreale).

Inoltre D'Annunzio gli affidò il progetto di ristrutturazione della sua casa natale, ma in seguito decise di revocargli il progetto, per affidarlo a Giancarlo Maroni[6]; il particolare motivo dell'insoddisfazione del poeta è legato alla scelta dell'architetto di Spoltore di eliminare i tre gradini davanti alla porta della camera dei genitori di D'Annunzio, ai quali egli attribuiva un significato di sacralità, paragonandoli ai gradini che precedono un altare[7], ricordando le parole del componimento Notturno (1921).

 
L'ex liquirificio dell'Aurum; la facciata a colonne è il Kursaal originale di Antonino Liberi.

Vincenzo PilottiModifica

Viene ricordato per aver rinnovato l'architettura monumentale pescarese nel periodo del fascismo: costruì a Pescara le nuove sedi amministrative del Palazzo Comunale, del palazzo del Governo (1935-37), del Cinema teatro "Massimo" (1936), insieme a Cesare Bazzani lavorò al Palazzo delle Poste sul corso Vittorio Emanuele, e costruì nel 1934 il palazzo del Liceo classico "Gabriele d'Annunzio"; progettò anche l'ex Circolo tennis che stava in via Gramsci, dove si trova il Museo d'arte contemporanea "Vittoria Colonna", e il palazzo Muzii, sede attuale della "Generali Banca" in piazza Salotto (che allora non esisteva), dall'elegante stile neorinascimentale.

Francesco Paolo MichettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Francesco Paolo Michetti.
 
Copertina di spartito musicale disegnata da Michetti

Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 4 agosto 1851 - Francavilla al Mare, 5 marzo 1929) è stato un pittore e litografo di grandissima fama internazionale e molto apprezzato dai collezionisti d'arte a cavallo tra l'800 e il ‘900; raggiunse la definitiva fama internazionale nel 1887, quando espose a Napoli la grande tela del Corpus Domini (che venne acquistata dall'imperatore Guglielmo II di Germania).

Formatosi a Napoli e lavorando in tutta Italia, è sempre rimasto molto legato alla sua terra e nei primi anni del ’900, attorno alla sua persona cominciò a riunirsi il Cenacolo michettiano a Francavilla al Mare, a cui partecipavano i maggiori artisti abruzzesi dell'epoca (tra gli altri, il poeta Gabriele d’Annunzio, lo scultore Nicola D'Antino e il musicista Francesco Paolo Tosti) nel convento di Santa Maria di Gesù di Francavilla. A Pescara, presso la ‘'Biblioteca provinciale'’, è conservato il suo celebre dipinto la figlia di Jorio del 1894.

Alessandro CicogniniModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Alessandro Cicognini.

Nato a Pescara il 25 gennaio 1906, il celebre compositore Alessandro Cicognini (1906-1995) visse a Francavilla al Mare, città dove risedette fino agli anni Ottanta.[8] È considerato uno dei padri della musica da film e autore di oltre trecento colonne sonore,[9] tra cui i film che vinsero il Premio Oscar Sciuscià e Ladri di biciclette di Vittorio De Sica. Nel 2015, il Premio Flaiano, presieduto da Edoardo Tiboni, il Festival Scrittura e Immagine e il Centro Ricerche e Studi Nazionale Alessandro Cicognini, diretto dal compositore e regista Davide Cavuti, hanno realizzato un omaggio all'illustre compositore, nel venticinquennale della sua scomparsa.[10]

I CascellaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Basilio Cascella e Pietro Cascella.
 
Basilio Cascella

La famiglia Cascella ha dato molto alla città di Pescara e ha caratterizzato moltissimo la vita dell'arte della città, essendo stata una feconda scuola di arte e cultura, apprezzata a livello nazionale e internazionale. Il Comune di Pescara ha dedicato ai Cascella la fondazione del Museo civico Basilio Cascella.

 
Il museo Civico Basilio Cascella

Basilio Cascella e figliModifica

La prima figura importante è sicuramente quella di Basilio Cascella nato a Pescara, nel 1860. Egli frequentò la scuola serale degli Artieri di Pescara e lavorò come apprendista nello stabilimento tipografico Luigi Salomone. La sua formazione artistica non è legata alla frequentazione di nessuna scuola, ma è il frutto del suo lavoro e del contatto con molte personalità dell'arte del tempo in tutta Italia. La sua opera si rifà esplicitamente al verismo. Le sue attività creative sono molteplici: egli è stato litografo, pittore, grafico, ceramista, illustratore e fotografo. Dal 1895 il Cascella si trasferisce a Pescara e il consiglio comunale della città delibera la cessione di un terreno per permettergli di costruire uno stabilimento litografico e di pittura. Tale concessione del terreno in viale delle Acacie (poi viale Principe di Piemonte e ora viale Marconi) ha rappresentato un momento importante per la città pescarese, poiché con essa è nata una vera e propria scuola di scultura e illustrazione. Lo stabilimento litografico, ancora oggi esistente in viale Marconi a Pescara, è sede del Museo civico "B. Cascella", dal 1905 al 1914 produsse le bellissime stampe de "L'Illustrazione abruzzese", alcune delle quali conservate, insieme a tele e ceramiche dipinte di Basilio e i figli Michele, Tommaso e Gioacchino.

Tre dei figli di Basilio Cascella, Tommaso, Michele e Gioacchino hanno continuato l'opera paterna, essendo stati tutti e tre pittori di apprezzabile abilità. In particolare, Tommaso Cascella ha esposto in diverse città europee e anche in Brasile e fu tra i vincitori della Biennale di Venezia del 1932 ha vinto. Anche il fratello Michele, ha saputo acquisire fama a livello nazionale e internazionale, con due partecipazioni alla Biennale di Venezia e con mostre in ogni parte d'Italia e d'Europa. Il fratello Giacomo, invece, non ha mai avuto la forza di imporsi nel panorama nazionale, perché è rimasto legato alla sua terra di origine e non ha mai intrapreso lo sforzo di vivere e lavorare nella piazze d'arte italiane più importanti.

Pietro, Andrea e Renato CascellaModifica

Di grande importanza è l'esperienza dei figli di Tommaso Cascella, Andrea e Pietro. Andrea Cascella (1919-1990), è stato pittore è ceramista e ha esposto e venduto le sue opere in tutto il mondo: la sua fama lo ha portato a divenire commissario della Biennale di Venezia e direttore dell'Accademia di belle arti di Brera. Il fratello Pietro Cascella (1919-2008), ha iniziato la sua carriera artistica come pittore e ceramista, ma ha consolidato la sua fama mondiale come scultore: le sue sculture sono solitamente composte da masse pietrificate levigate, aspre o corrose con accenni di base cubista e elementi di purismo geometrico. Egli ha lavorato molto in Abruzzo e a Pescara, ha realizzato "La nave" (1987), sullo slargo all'incrocio del lungomare Matteotti con piazza I Maggio: opera che caratterizza assai il lungomare della città.

Non solo, Pietro con Andrea decorò le statue del nuovo Ponte Risorgimento nel 1952, rinato dall'ex ponte Littorio distrutto dai tedeschi, il Monumento ai caduti di tutte le guerre in piazza Garibaldi, il Monumento ai Martiri della Libertà in piazza Unione.

Ettore SpallettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ettore Spalletti.
 
Piazza Salotto, opera del piano di ricostruzione di Luigi Piccinato

Ettore Spalletti è nato nel 1940 a Cappelle sul Tavo, in Provincia di Pescara e morto 11 ottobre 2019 a Spoltore : è un pittore e scultore di fama internazionale, ma è molto radicato e presente nel territorio pescarese. In città è stato spesso protagonista di mostre personali o collettive e ha realizzato la fontana presso la nuova sede del Tribunale Penale e Civile, in piazza Ettore Troilo. Ha lasciato in progetto la realizzazione di un “percorso d'acqua” che dovrebbe collegare la vecchia stazione di Pescara al mare.

Luigi BaldacciModifica

Luigi Baldacci (Pescara, 27 gennaio 1937 - 9 set 2018)[11] è stato un pittore al quale sono legate varie opere presenti nella città, tra le quali quelle affisse sulle pareti della Sala Consigliare del Comune di Pescara, che raccontano la storia della città in otto pannelli dipinti a olio su tela, nonché la scultura intitolata Omaggio a Flaiano, composta da due elementi in acciaio rivestiti di tasselli di ceramica colorata posta nel piazzale antistante l'auditorium Flaiano, componente del Monumentale teatro G. D'Annunzio.

Giuseppe MisticoniModifica

 
Monumento alla Coppa Acerbo, posto nella strada tra Cappelle e Spoltore

Giuseppe Misticoni, nato a Spoltore il 25 dicembre 1907 è morto nel 1998, inizia l'attività artistica con il pittore abruzzese Italo De Sanctis, e compie i suoi studi nel Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di Roma. Nella capitale resta a lavorare alcuni anni; poi torna in Abruzzo ove prende a svolgere attività didattiche in varie scuole della città di Pescara. Inizia nel frattempo un'opera di svecchiamento della cultura della regione tenendosi costantemente a contatto con le punte avanzate dell'arte. La guerra ne interrompe l'opera, e parte nel 1940 per il fronte in Albania; fatto prigioniero, fugge dal campo inoltrandosi in vicende avventurose e drammatiche; unitosi a reparti partigiani, intraprende una durissima lotta di resistenza. Tornato, finalmente, in patria nel 1946, riprende l'opera interrotta, riuscendo a fondare il Liceo Artistico a Pescara e chiama quali collaboratori all'insegnamento i migliori artisti della regione. Muore poi a Pescara il 2 maggio 1998. Le sue opere principali sono custodite al Museo d'arte moderna "Vittoria Colonna" e a lui è intitolato il Liceo Artistico da lui fondato.[12]

Ferdinando GammelliModifica

Nasce a Pescara nel 1913. La sua formazione avviene prima a Penne, dove frequenta l’Istituto d’Arte con Fedele Brindisi, poi nell’Istituto Superiore di Monza, nel quale ha come insegnanti Marino Marini e Pio Semenghini, e infine, dal 1938 al 1943, nell’Accademia Albertina di Torino. Qui forma il sodalizio artistico chiamato “Gruppo Torino” assieme al suo grande amico Umberto Mastroianni e ad altri personaggi del mondo artistico come Felice Casorati, Luigi Spazzapan, Mattia Moreni, Piero Martina, Enrico Paulucci.

Dopo le intense esperienze nel capoluogo piemontese torna a Pescara e si stabilisce sul colle di San Silvestro. La sua casa-studio diviene luogo d’incontro di un altro sodalizio artistco, quello di “San Silvestro”, che riunisce importanti esponenti della cultura italiana, fra cui i critici Carlo Barbieri, Beppe e Virgilio Guzzi, Orazio Piattella e gli artisti Rocco Sambenedetto, Elio Di Blasio, Ciro Canale, Giulia Napoleone, Angelo Izzi, Enzo Lamierini e Antonio Di Fabrizio.

A Pescara Gammelli si dedica anche all’insegnamento. Dal 1959 al 1983 occupa la cattedra di scultura nel Liceo Artistico della città, divenendo una delle figure storiche di questo istituto, assieme a Giuseppe Misticoni, Giuseppe Di Prinzio, Franco Summa, Elio Di Blasio, Massimo Febo, Giovanni Pittoni, Enio D’Incecco, Sandro Melarangelo, Arduino Napoleone.

Le sue sculture lo portano nelle più importanti rassegne d’arte italiane, da quelle abruzzesi, come il Premio Michetti e il Premio Avezzano, a quelle nazionali, come le Quadriennali di Roma e di Torino, il Premio Marche, il Premio La Spezia, il Premio Maggio di Bari, il Premio Fiorino a Firenze

Diverse sue sculture sono conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, la Galleria Civica di Milano e il Museo Sabaudo di Torino.

Muore a Pescara nel 1983.


Franco Summa (Pescara, 7 luglio 1938Pescara, 25 gennaio 2020) è stato un artista, architetto e accademico italiano.

Attivo a partire dagli anni sessanta del XX secolo, è stato esponente dell'arte contemporanea italiana. Il suo percorso, sviluppatosi attraverso pratiche di ricerca nell'arte ambientale e sociale, si caratterizza per l'uso simbolico delle forme e del colore, esplorando le relazioni che intercorrono tra l'uomo e lo spazio urbano.


Sandro Visca, nato a L'Aquila il 19 settembre 1944, risiede a Pescara dove, dal 1968 al 2003, ha insegnato Discipline pittoriche nella sezione Accademia del Liceo Artistico Statale “G. Misticoni.

artisti legati a PescaraModifica

  • Vito Giovannelli, pittore, xilografo, medaglista. Dotato di buone conoscenze tipografiche si è dedicato, principalmente, alla realizzazione di ex libris, di assegni bancari e di documenti filatelici, specialmente con soggetti abruzzesi. Il suo tratto è ben individuabile nella panoramica della grafica internazionale, tanto da essere stato inserito dal critico Elke Schutt Kern dell'università di Lugano, nel prestigioso catalogo Gutenberg, del 1998.
  • Vittorio Pepe (1863 - 1943): nacque a Pescara nel rione Portanuova, in una casa posta all'incrocio di piazza Garibaldi con viale D'Annunzio e corso Manthonè, casa distrutta dai bombardamenti del 31 agosto 1943, uccidendolo. A lui è intitolata la via dello stadio Adriatico. Fu soprannominato lo "Strauss d'Abruzzo" da Gabriele D'Annunzio, fu musicista, compositore, componendo tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, stimato da Francesco Paolo Tosti e da d'Annunzio, che lo introdussero nel Cenacolo di Michetti. Per il suo carattere riservato fu ignorato dalla critica, inoltre a causa del bombardamento di Pescara del 1943, che colpì la sua abitazione, andò persa la sua documentazione di composizioni musicali. Nato il 23 luglio 1863 da Giuseppe e Rachele Carabba, fu battezzato nella vecchia chiesa di San Cetteo, la sua casa era presso il Circolo Aternino di piazza Garibaldi; fu avviato giovanissimo alla carriera musicale, frequentò la scuola delle sorelle Del Gado e il ciclo delle elementari con i maestri Eliseo Morico e Giovanni Sisti, conoscendo il compagno Gabriele d'Annunzio, poi si iscrisse al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, venendo seguito da Costantino Palumbo, per il pianoforte, da Nicola D'Arienzo per la composizione, diplomandosi nel 1885; due anni dopo fu iniziato al cenacolo michettiano.
    Dopo un periodo di soggiorno a Milano, tornò a Pescara, abbandonando la carriera promettente di concertista, dedicandosi all'insegnamento del pianoforte, fu maestro di Michele Muzii di cui rimane una "Lady Godiva" e Cristo Sorrentino. Dell'opera perduta con i bombardamenti di Pescara, rimangono una mazurka "Pescara" una marcia "Defilè alla pineta" e una polka "Sempre carina"; la "Polka del Fezio" ebbe un particolare successo per la banda civica di Pescara. Compose anche il tango "La musica del Parrozzo" il "Trittico di balli", il valzer per pianoforte "Abruzzo forte e gentile", e la "Zingaresca" molto lodata da D'Annunzio.

Fumettistica e Andrea PazienzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Andrea Pazienza.

Nel liceo artistico di Pescara sono stati formati due importanti esponenti della fumettistica italiana. Particolarmente importante per la cultura e l'arte pescarese è stata la figura di Andrea Pazienza. Infatti, durante il periodo che trascorre al liceo realizza i suoi primi fumetti, alcuni dei quali mai pubblicati, e diversi quadri. Insieme ad altri artisti, lavora al Laboratorio Comune d'Arte "Convergenze", che a partire dal 1973 espone le sue opere in diverse collettive e personali. In quello stesso periodo, frequentava lo stesso liceo artistico di Pescara Tanino Liberatore.

LetteraturaModifica

 
Gabriele d'Annunzio
 
Frontespizio de Il libro delle vergini di D'Annunzio (1884)

Figura di spicco per l'attività letteraria pescarese fu Gabriele d'Annunzio. Infatti se si esclude la poetessa e marchesa di Pescara Vittoria Colonna, la città non ebbe alcun rilievo nella storia della letteratura abruzzese sino alla nascita di D'Annunzio e all'inizio della sua attività letteraria nel 1882-884-886 con le varie prose, nonché componimenti poetici intrisi di forte naturalismo che allude al paesaggio e all'ambiente pescarese-chietino-francavillese.

Nelle sue prose di Terra vergine - Il libro delle vergini - San Pantaleone, poi confluite nelle Novelle della Pescara (1902), D'Annunzio riprende il tema di Vita dei campi di Giovanni Verga un naturalismo esasperato e colorito in cui vengono descritte le sofferenze e lo stile di vita quasi selvaggio delle genti pescaresi e delle campagne attorno. Più avanti negli anni, il sentimento di D'Annunzio verso Pescara cambierà, ad esempio nei ricordi del Notturno (1921) e del Libro segreto di Gabriele d'Annunzio (1935) Pescara appare come una città lontana, una città delle origini a cui ritornare per recuperare lo spirito fanciullesco, una città fortemente intrisa della presenza della cara e anziana madre Luisa de Benedictis.

Pescara nella letteratura fu rappresentata anche da altri due poeti: Alfredo Luciani, Giuseppe Tontodonati e Luigi Polacchi. Benché non originari di Pescara, vissero gran parte della loro vita nel capoluogo provinciale, condividendo con D'Annunzio quel sentimento di Paradiso naturale e ideale, con le tradizioni ben cristallizzate nelle genti, quale era l'Abruzzo della Valle del Pescara.

 
Ennio Flaiano

Ennio Flaiano nacque a Pescara, in una casa poco distante da quella di D'Annunzio, sul corso Manthoné, Flaiano abbandonò presto la città per studiare a Roma, ma come si evince da alcune lettere inviate ad amici, come Pasquale Scarpitti, si riconosce come i suoi sentimenti fossero sempre stati legati a Pescara e all'Abruzzo, lodata come terra ancora "vergine", piena di spensieratezza e gaiezza. Quando l'amico regista Federico Fellini stava lavorando al film I vitelloni, Flaiano gli propose il soggetto, ispirandosi alla vita di provincia della riviera pescarese, ma Fellini scelse la città romagnola di Rimini, sicché Flaiano gli avrebbe detto che gli "avrebbe rubato anche la gioventù".

In un documentario della Rai degli anni '70 della serie Il viaggio in Italia, Flaiano torna a Pescara e viene intervistato, rievocando l'antico passato di fortezza spagnola della città, e di successivo sviluppo economico e turistico. Flaiano nostalgicamente ricorda l'antica cittadina, la piazza Garibaldi, le strade dei Bastioni, delle Caserme, del corso Manthoné, e si dispiace di come la guerra e poi la speculazione edilizia avessero intaccato l'equilibrio architettonico molto semplice e sobrio della cittadina di riviera, in fatti è possibile vedere dai filmati come le costruzioni moderne avessero già rovinato le strade storico come il viale D'Annunzio e il corso Manthoné, il Circolo Aternino distrutto dalla guerra non era stato ancora costruito, il palazzo ottocentesco prospettante sulla piazza era stato già sostituito dall'alveare moderno.

A Flaiano è stato dedicato il ponte sul fiume di Pescara realizzato nel 2017, con la caratteristica "Vela".

Arte elettronicaModifica

A Pescara si è svolto il PEAM - Pescara Electronic Artists Meeting: un meeting internazionale d'arte elettronica, arte digitale e videoarte organizzato dall'Associazione Culturale "Artificialia". L'evento è partecipato e diretto da diversi artisti e intellettuali pescaresi.

TeatroModifica

 
Teatro Massimo di Pescara

Varie attività teatrali si svolgono in città, con diverse compagnie.

La breve storia del teatro a Pescara risale alla metà dell'800, la città non aveva una sala vera e propria, degli spettacoli si tenevano nell'ex convento dei Cappuccini, poi a Portanuova fu realizzato il Politeama Aternino, usato anche come cinematografo. A Castellammare in piazza Vittorio Emanuele (oggi piazza Sacro Cuore), esisteva il cinema Olimpia.

Nel 1910 Vicentino Michetti realizzò in viale D'Annunzio il Teatro omonimo, attivo sino al 2003. Il teatro Michetti e l'annesso palazzo stile liberty fu eretto su parte dei ruderi della chiesa di Santa Gerusalemme, l'architettura è una delle più elaborate e fini dello stile eclettico novecentesco a Pescara. Nel comune di Castellammare Adriatico nel 1923 sopra il vecchio Kursaal di Muzii, del 1896, che era usato ancjecone cinematografo, fu eretto il teatro Pomponi, dallo squisito stile monumentalista in voga nel Regime, che prediligeva l'uso di elementi del neoclassicismo per i portici e le architravi.

Il Pomponi fu il principale teatro di Castellammare, e poi di Pescara, quando i due comuni nel 1927 si riunirono, fu attivo sino al 1963 quando dopo problemi di gestione e abbandono, fu demolito per il parcheggio di piazza Primo maggio. Il teatro offriva programmi molto variegati e ospitava anche compagnie teatrali nazionali.

Nel 1936 Vincenzo Pilotti, nell'area di piazza Italia, luogo fulcro dell'amministrazione pescarese, realizzò il Cinema teatro Massimo, in stile razionalista.

Nel 1963 in ricordo dei 100 anni di nascita di Gabriele D'Annunzio fu realizzato il Teatro monumento Gabriele D'Annunzio, sulla riviera sud, caratterizzato da un auditorium circolare e dallo svettante obelisco.

ArchitetturaModifica

Dalla fortezza alla rinascitaModifica

La città di Pescara a causa dei bombardamenti del 1943 e della ricostruzione post-bellica, con successivi evidenti episodi di speculazione edilizia, conserva solo alcune parti storiche nel campo architettonico. Il nucleo antico principale è il rione di Porta Nuova, della parte del viale D'Annunzio e di Corso Manthoné, zona circondata in origine dalle mura della fortezza borbonica voluta dal Carlo V. Nel Corso Manthoné si ammirano esempi di architettura gentilizia e borghese del tardo Settecento e dell'Ottocento, come la casa di Gabriele d'Annunzio, restaurata dall'architetto Antonino Liberi in stile neoclassico-Liberty, e la casa natale di Ennio Flaiano. Altre architettura mostrano connotazioni Liberty, neorinascimentali e tardo settecentesche, come alcuni stabili che si affacciano su Piazza Garibaldi, o l'esempio della sede del Circolo Aternino, ex municipio della vecchia Pescara.

Dal fascismo a oggiModifica

 
Scorcio del corso G. Manthoné, arteria principale del "centro storico" pescarese

In origine presso Porta Nuova c'erano altri stabili settecenteschi come la casa del Manthoné, oppure la chiesa di San Giacomo, ma sono andati distrutti nel 1943. Lungo il viale D'Annunzio si trovano esempi di architettura sperimentale in stile librty o neogotio, come il Palazzo Perenich progettato dal Liberi, oppure il palazzo di Camillo Michetti, attiguo all'ex Teatro "Vicentino Michetti". Numerose sono le villette situate nella riviera di Pescara, fino al 1927 comprese nel comune di Castellammare Adriatico, realizzate tra l'800 e il primo '900, in diversi stili, come il liberty e il neoclassico, alcune delle quali progettate sempre dal Liberi. Nella zona di Castellammare, prima della ricostruzione post-bellica, si segnalavano vari palazzi pubblici, dei quali ad esempio in Piazza Salotto resiste il Palazzo Muzii, e lungo il corso Umberto I all'incrocio con il orso Vittorio Emanuele giganteggia il Palazzo Imperato.

A partire dalla costituzione nel 1927 del comune e provincia di Pescara, fu necessaria la ostruzione di nuovi istituti pubblici, per cui si sperimentarono le tecniche dell'eclettismo del primo fascismo, e successivamente del razionalismo del Ventennio, i cui massimi esponenti a Pescara furono Cesare Bazzani (costruttore della Cattedrale nuova nel 1933 e del Ponte del Littorio, con statue di Nicola D'Antino, distrutto nel 1943 e ricostruito come "Ponte Risorgimento"), e Vincenzo Pilotti, il quale costruì il Palazzo delle Poste sul corso Vittorio Emanuele, e il nucleo di Piazza Italia, con il Palazzo del Governo e il Palazzo di Città.

 
Piazza della Rinascita, detta piazza Salotto, vista da Palazzo Arlecchino

Dal dopoguerra vari furono gli architetti pescaresi e non che si cimentarono nella realizzazione di diversi palazzi pubblici di interesse artistico, come il Palazzo Monti, realizzato da Vincenzo Monti, le Torri Camuzzi (2011) e i Nuovi Tribunali di Pescara lungo viale Pindaro, completati nel 2017, per cui Ettore Spalletti ha realizzato la fontana monumentale. Figurano nel contesto moderno pescarese anche le nuove strutture viarie del Ponte del Mare (2009) di Walter Pichler e il Ponte Flaiano (2017) realizzato da Enzo Siviero.

Il tempio della Vittoria e la chiesa di Santa GerusalemmeModifica

Lungo viale Gabriele d'Annunzio, all'altezza del sagrato della Cattedrale di San Cetteo, sono stati riportati alla luce due basi di colonne cilindriche in opera cementizia, databili al IV secolo d.C. Sono colonne di un edificio a pianta circolare, dedicato alla dea Vittoria, successivamente nel V secolo d.C. divenuta sinagoga ebraica, e poi chiesa cristiana, divenuta sede del patronato dei Templari nel Duecento, e perciò dedicata a Santa Maria di Gerusalemme (o Santa Gerusalemme), scomparsa già nel XIII secolo e sostituita da un altro edificio meno l'arco trionfale di ingresso.

 
La colonna della chiesa di Santa Gerusalemme
 
Impianto della chiesa di Santa Gerusalemme

Oggi di questo edificio si possono ammirare solo i resti delle due colonne in viale D'Annunzio, all'incorcio con piazza Garibaldi e via dei Bastioni, di cui occupava larga parte, dove oggi sorgono dei palazzi eclettici. La testimonianza che l'edificio in passato fosse un tempio romano è data dall'iscrizione [VIC]TORIAE AUGUSTAE SACRUM, iscrizione risalente al tempo della Tetrarchia romana. La peristasi interna risultava costituita da soltanto 6 colonne, che definiva un vano circolare interno di 7 metri[13]; si tratta però di sole ipotesi, in quanto non ci sono piante della struttura, ma si pensa che nel XII secolo fosse stato scelto questo impianto per via della riscoperta di contatti culturali con la Terrasanta, fattasi intensa all'epoca delle Crociate, e della presenza templare, ben documentata anche a Pescara e nelle zone circostanti abruzzesi, ad esempio nell'anno 1308. La chiesa potrebbe esser stata costruita a modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme, due delle colonne trilobate che formavano il vano circolare, sono oggi ben visibili davanti alla Cattedrale di San Cetteo, grazie inoltre a una protezione in vetro accompagnata da cartellonistica esplicativa.

Vicende della chiesa dai Templari a oggiModifica

I Templari edificarono anche un piccolo ospedale, posto all'angolo di via delle Caserme con via Petronio, anticamente detta "via Cavalieri di Malta".
Le fonti, una legenda riportata da Girolamo Nicolino, testimoniano che nel V secolo questo tempio divenne sinagoga, per la presenza di ebrei in Pescara, e che veniva condivisa, prima della costruzione delle chiese, con i cristiani per il culto. Il vescovo e marchese di Chieti Trasmondo dice che nell'XI secolo avvenne un fatto increscioso: degli ebrei realizzarono e colpirono l'icona sacra di Cristo in cera, con delle freccette sui punti dei chiodi, la statua sanguinò, il sangue fu raccolto in un'ampolla e il simulacro nascosto. Tuttavia il conte Trasmondo lo seppe da un pentito e conservò la reliquia, e fece cacciare ebrei da Pescara.
La chiesa venne ampliata nel XIII secolo dai Templari con le colonne polilobate che formavano l'impianto circolare con cupola, ma poi cadde in abbandono, come è testimoniato dalle carte della Real Piazza di Pescara dell'abate Giovan Battista Pacichelli (1695), e fu sostituita da un altro edificio, nel XVIII secolo si progettò l'edificazione di una nuova chiesa con progetto del pennese Giovanni Fontana, ma i lavori non terminarono, sicché la chiesa fu ristruttirata parzialmente nella metà dell'800, subendo però danni con i moti rivoluzionari. Nel 1892 per facilitare l'ingresso a Pescara dall'attuale viale D'Annunzio, la chiesa in abbandono fu demolita, e rimasero in piedi solo l'arco trionfale di ingresso con un campanile a torre, che formava una seconda torre, quella della chiesa del Sacramento o di San Cetteo, a poca distanza (si ricordi che la chiesa storica di Pescara fu abbattuta nel 1929 e ricostruita nelle forme attuali nel 1933-38 dall'architetto Cesare Bazzani).

Rimanendo tale porta, per la presenza di altre porte storiche già esistenti presso le mura della fortezza, fu battezzata volgarmente "Porta Nuova", e tale toponimo resistette sino a oggi, malgrado la demolizione di quest'arco nei primi anni del Novecento, per essere sostituito da Palazzo neorinascimentale di Camillo Michetti.

La chiesa occupava l'area di viale D'Annunzio, piazza Garibaldi e l'incrocio con via dei Bastioni.

La Regia Fortezza di PescaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fortezza di Pescara.
 
Disegno della Piazzaforte di Carlo V, con la cittadella di Pescara

Data la necessaria importanza di Pescara, divenuta spartiacque dal XIV secolo mediante il fiume per i due Abruzzi Citeriore e Ulteriore, con l'occupazione del Regno di Napoli, quando entrò nel dominio di Carlo V, quando il Regno di Napoli fece parte del vice regno spagnolo nel 1503, il destino dell'antica fortificazione di Pescara subì una nuova spinta ricostruttiva.

Vi fu un altro fatto che impresse ulteriore lena a compire i lavori di fortificazione: quando il pontefice Paolo IV chiamò nel 1556 il re di Francia Enrico II a intervenire in Italia contro gli Spagnoli, promettendo l'investitura del regno di Napoli a uno dei figli. Il francese Carlo di Rohan-Gié duca di Guisa invase l'Abruzzo, e pur avendo conquistato Teramo e Campli, rimase bloccato dalla resistenza di Civitella del Tronto, e si ritirò perché gli Spagnoli erano intervenuti in favore del nuovo viceré Fernando Álvarez de Toledo Duca d'Alba, figlio di Filippo II di Napoli. Nella cacciata, il Duca d'Alba rilevò l'importanza strategica di Pescara, che avrebbe potuto costituire una seconda sentinella al fiume, come la fortezza di Civitella

 
Veduta di Piazza Unione dal Ponte Risorgimento (con i tre ingressi a via dei Bastioni, Corso Manthoné e via delle Caserme), dove si trovava l'antico bastione di San Cristoforo della fortezza spagnola
 
Via delle Caserme
 
Via delle Caserme: l'area dell'antica Porta Maggiore della fortezza spagnola, oggi luogo di ristoro accanto il Museo delle Genti d'Abruzzo

All'epoca dell'attacco turco di Piyale Paşa, nell'estate 1566, la fortezza di Pescara era ben difesa dal duca Giovan Girolamo I Acquaviva, e così il comandante preferì andare oltre, saccheggiando Ortona e Francavilla al Mare, dirigendosi poi per Vasto. Le mura nuove erano alte 8 metri sul piano di campagna, spesse 3,60 m, e oltre alla cortina che correva per 3 lati, c'era il quarto strato lungo il lato nord del lungofiume, tra i bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo (la via delle Caserme), la porzione più ampia delle mura, dove si trovava la Porta Reale, il principale ingresso dal ponte sul fiume. Il tutto era circondato da un fossato largo 20 metri, con i 5 bastioni lanceolati. Oltre a questi bastioni della porzione sud, che circondavano l'antica Aternum, ce n'erano due sulla riva nord, a guardia della doganella e del Corpo di Guardia: il San Vitale (Piazza Martiri Dalmati e Giuliani - via Caduta del Forte) e il San Francesco (via Caduta del Forte - Corso Vittorio Emanuele).
I bastioni Sant'Antonio e San Rocco presidiavano il lato ovest ed erano dotati di alti terrapieni, ampi fossati ricolmi di acqua del fiume, massicce mura perimetali e un tiro incrociato. La stessa cosa era presente sulla riva sud, dove il nemico aveva il fiume da valicare, e doveva esporsi al tiro degli assedianti posti sulle mura, e a quello dei bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo.

Il quartiere Castellammare Adriatico Modifica

Castellammare, divenuto comune nel 1807 con i francesi napoleonici, inizialmente era sui Colli di Pescara, si sviluppava attorno l santuario della Madonna dei Sette Dolori. Quando con l'Unità d'Italia giunse a Pescara la ferrovia Adriatica, fu creata una stazione nella piana a nord del fiume, e pian piano iniziò a svilupparsi il nuovo abitato attorno il piazzale della stazione, con due grandi stradoni verso il mare e verso il fiume, per ricollegarsi a Pescara: corso Umberto I e corso Vittorio Emanuele. I due stradoni confluivano in una piazza centrale, l'attuale piazza Sacro Cuore, la cui chiesa fu eretta nel 1886.

Castellammare dunque assunse l'aspetto di città residenziale alto-borghese, con la schiera di case popolari, alcune delle quali ancora visibili, lungo il corso Vittorio Emanuele, divenuto il sobborgo dei ferrovieri, data l'estrema vicinanza alla stazione centrale. Il corso Umberto I, con i relativi decumani di via Cesare Battisti, via Milano, via Firenze invece, come è ancora in parte visibile in alcune zone di queste strade, divenne zona di residenza. L'arte architettonica poté dare pienamente svilupparsi con lo sperimentalismo eclettico, del liberty, del moresco e del neorinascimentale, il cui massimo esempio in questa zona oggi è il Palazzo Muzii in piazza Salotto, dato che la stessa parrocchia del Sacro Cuore era stata eretta in uno stile misto tra il neoromanico e il neogotico.

Purtroppo, a causa dei danni bellici del 1943, e della ricostruzione in stile moderno, molte di queste strutture oggi sono andate perdute, soprattutto perché il quartiere fu pesantemente bombardato il 31 agosto 1943, sulla riviera, sul corso Umberto e corso Vittorio Emanuele, via Regina Elena, via Ravenna, via Fabrizi. Inoltre durante il boom economico, nel pieno del fervore edilizio, molte strutture rimaste intatte furono demolite per lasciare posto a condomini.

La città giardino e realizzazioni nel fascismoModifica

 
Palazzo Ciaranca: incrocio via Regina Elena con il corso Umberto I

Già dai primi anni del 900 si andava formando, in parallelo all'attenuarsi delle rivalità fra i due centri, l'idea dell'unificazione delle cittadine, ma primi concreti progetti di fusione risalgono al 1922, quando su interessamento di Giacomo Acerbo e Gabriele d'Annunzio, essendo ormai evidenti le grandi potenzialità di sviluppo dell'area, iniziarono le prime attività di lobby sul governo centrale. In seguito Benito Mussolini, nel 1924, annunciò dal balcone del Circolo Aternino l'imminente costituzione della quarta provincia d'Abruzzo, e infine l'opera avvenne nel 1927, quando la città venne unita e contestualmente elevata a capoluogo di una provincia che occupava i territori dell'ex Circondario di Penne (salvo il Mandamento di Bisenti) e dei comuni a sud del fiume Pescara sino alla Majella. A ricordo di questo processo fu ridenominato il piazzale del bastione San Cristoforo come piazza Unione.

Negli anni seguenti il 1927 vennero completate le opere di bonifica delle ultime aree paludose a sud e a nord del fiume, permettendo l'edificazione di nuovi quartieri presso Portanuova, fra viale Marconi e il mare; contestualmente Castellammare si estendeva con le sue ville e villini sino a piazza San Francesco, compresa tra i due assi stradali di via Regina Margherita e via Regina Elena. A sud del fiume il nucleo originario di Pescara vecchia aveva ormai perso il suo aspetto originario, accerchiato dalle nuove costruzioni su tutti i lati.

 
Palazzo del Governo
 
Ponte Littorio

Molti erano i villini di pregio a Castellammare, come palazzo Ciaranca all'incrocio di corso Umberto I con via Regina Elena, la villa Sabucchi in stile neogotico, villa De Riseis, i palazzetti in stile eclettico del corso Umberto I e i villini Liberty della riviera.

All'ingresso del corso, affacciata sull'allora piazza del Mercato, sorgeva la costruzione neoromanica, con accenni gotici, della chiesa del Sacro Cuore, mentre al termine del corso, sul mare, si trovavano da una parte il palazzo Verrocchio (ancora esistente, in stile eclettico), e il teatro Pomponi (costruito nel 1922 e successivamente demolito nel 1962), che precedevano il piazzale del monumento ai caduti, dove oggi si trova la fontana La Nave di Pietro Cascella.

Realizzazione del quartiere Pineta e architettura monumentaliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili di Pescara.

Anche a Portanuova vennero costruiti alcuni edifici di pregio, come il palazzo della sottoprefettura (danneggiata nel 1943 e demolita nel 1960 per realizzare una piazzetta), che sorgeva accanto la chiesa di San Cetteo e il teatro Vicentino Michetti del 1910, affiancato al palazzo in stile liberty di Camillo Michetti, nei pressi del vecchio arco di Portanuova. Le altre ville erette lungo via Gabriele d'Annunzio erano il palazzo Perenich (ancora esistente) progettato nel 1884 da Antonino Liberi in stile rinascimentale fiorentino, la villa della scuola "Figlie di Maria" e la villa Argentieri; più a sud nel quartiere della Pineta, nei primi del Novecento venne inaugurato il Kursaal di Mario Pomilio, mentre Antonino Liberi, insieme a Nicola Simeone e Paolo De Cecco, realizzavano diversi villini in stile eclettico (liberty, neogotico, neoclassico, moresco e neorinascimentale), di cui i maggiori esempi sono villa Anna, villa De Lucretiis, villa Geniola, villa La Morgia, insieme alla chiesa neoromanica di Santa Maria Stella Maris. Ciò andava a costituire un progetto della municipalità di Pescara (la parte di Porta Nuova) voluto sin dal primo Novecento con la bonifica della paludi, di realizzare un nuovo grande quartiere residenziale alto borghese, in cui privilegiati sarebbero stati i canoni stilistici in boga, come l'architettura liberty, moresco neoclassica, decò e neorinascimentale.

 
Il Kursaal Aurum

Il fascismo a Pescara promosse la monumentalizzazione dei due corsi Vittorio Emanuele II e Umberto I e la bonifica delle ultime aree che ancora erano infestate dalle paludi. Per quanto riguarda la monumentalizzazione, essa prese decisivo avvio dal 1933 in poi con l'architetto De Collibus sotto il governo del podestà Giacinto Forcella. Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani furono incaricati di realizzare le principali infrastrutture della città, come il Palazzo di Città, il Palazzo del Governo, la Prefettura, il palazzo della Camera di commercio (allora delle corporazioni), il palazzo delle poste, la Banca d'Italia, le scuole superiori, in particolare il liceo ginnasio "Gabriele d'Annunzio" (1936) e lo scientifico "Galileo Galilei". Nel 1934 fu anche inaugurato il monumentale ponte Littorio in sostituzione del precedente in ferro, dotato successivamente di sculture bronzee femminili opera di Nicola D'Antino e di aquile littorie. Vennero poi realizzate altre infrastrutture come la centrale del latte (1934) opera di Florestano Di Fausto (demolita nel 2010 dopo anni di abbandono) e l'istituto di credito.

Negli anni fra il 1933 e il 1938 (dopo la demolizione della precedente chiesa nel 1929 per peircoli statici), su sollecitazione anche del poeta D'Annunzio,l'architetto Bazzani lavorò al cantiere della nuova Cattedrale di Pescara, dedicata a San Cetteo, cosegnando ai cittadini un edificio più moderno e ampio della duecentesca chiesetta del SS. Sacramento. Per la nuova chiesa fu scelto lo stile neoromanico all'abruzzese.

La distruzione della seconda guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.

Gran parte del patrimonio edilizio della città andò distrutto o gravemente danneggiato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. I bombardamenti non furono seguiti soltanto dalla ricostruzione del volto monumentale di Pescara, che si apprestava ormai a diventare la città maggiore della regione, prospettiva già in parte realizzata prima del conflitto; ma vennero costruiti in seguito anche interi nuovi quartieri, col conseguente sviluppo delle aree rurali circostanti il centro abitato, come Fontanelle Vecchia, Rancitelli, i Colli, le aree non ancora interessate dall'edilizia, come i residui della palude Vallicella tra corso Vittorio Emanuele e il Borgo Marino, l'area della Riviera sud, la Riviera nord verso Montesilvano.

Bombardamento del 31 agosto 1943Modifica

Le bombe sganciate dagli alleati il 31 agosto 1943 sulla parte di Castellammare (le zone più colpite furono quelle di via Nicola Fabrizi, corso Vittorio Emanuele II, corso Umberto I, la Riviera, e via Carducci) furono almeno 500 per il peso complessivo di 850 quintali. Per una decina di minuti i velivoli statunitensi agirono indisturbati in città, dove non era stato attuato nessun piano di evacuazione per il pericolo, né esistevano rifugi antiaerei. Le mitragliatrici di protezione situate sui palazzi principali non entrarono in funzione, tutte le bombe caddero sulla riva sinistra del fiume, colpendo il quartiere castellamarese. L'obiettivo era di distruggere postazioni strategiche della città, le infrastrutture principali, la stazione ferroviaria e le postazioni militari della Wehrmacht, ma le "fortezze volanti" in realtà compirono soprattutto un massacro fra i civili, che oscilla tra i 600 e i 3.000 morti, e obiettivi strategici non furono colpiti.

 
Macerie del bombardamento del 31 agosto 1943 sul corso Umberto I, sullo sfondo si intravede il Palazzo Verrocchio

La maggior parte delle vittime furono anziani, donne e bambini, sorpresi nelle case bombardate e distrutte, furono colpite la questura, il palazzo delle poste su corso Vittorio Emanuele II, l'istituto tecnico "Tito Acerbo", dove si trovava la caserma per gli allievi piloti, il palazzo del Governo; tra questi ultimi si registrò una cinquantina di morti, a causa di una bomba caduta sull'edificio. Molte famiglie che si trovavano nelle case del centro di Castellammare per il pranzo furono colte di sorpresa e cancellate; venne poi colpita la fabbrica di vernici, da cui si sprigionò una nube tossica che rese per ore l'aria irrespirabile. L'attacco improvviso gettò nella confusione anche la gestione dell'emergenza civile, la Croce rossa disponeva di pochi mezzi di soccorso, i volontari dell'UNPA erano dotati soltanto di una maschera antigas, di un elmo e di un'ascia, e così, malgrado la carenza dei soccorsi, alcune persone riuscirono a scampare alla morte, grazie anche all'aiuto dei civili che si misero a scavare tra le macerie degli edifici, spesso a mani nude.

Bombardamento del 14 settembreModifica

 
Bombardamento del 20 settembre 1943

Il 14 settembre, pochi giorni dopo l'annuncio dell'armistizio, ci fu il secondo grave attacco. I cittadini, credendo finita la guerra, si riversarono in strada sventolando fazzoletti bianchi, ma la città fu bombardata ugualmente, seguendo il piano del generale Bernard Law Montgomery di prendere Pescara per arrivare a Roma, lungo la Tiburtina Valeria.

Con quest'attacco, dopo la fallita distruzione della stazione, si mirava ad altri obiettivi strategici, ossia gli uffici pubblici, il centro cittadino, colpendo anche l'altro quartiere di Portanuova, che era rimasto illeso il 31 agosto. Fu distrutto uno stabile in piazza Garibaldi (la casa natale del musicista Vittorio Pepe, che vi trovò la morte), con notevoli danni anche al Circolo aternino, ex municipio pescarese. Nella centro storico, i bombardamenti interessarono anche l'unica porta storica di accesso, presso le casermette borboniche (l'arco oggi ricostruito in forme moderne) della vecchia fortezza in via delle Caserme, e le due chiese di San Giacomo e del SS. Rosario, risalenti al XVII secolo (nell'area di via dei Bastioni), che non verranno più ricostruite, ma anche la vecchia sede della Prefettura accanto la cattedrale (dove oggi si apre Largo San Cetteo), il vecchio palazzo della Banca di Pescara in piazza XX settembre (oggi piazza Alessandrini). Le bombe arrivarono sino a Villa Basile, presso i Colli e nel quartiere Zanni, al confine con Montesilvano, danneggiando anche lo stabilimento di liquirizia e la fornace di Michele Muzii con l'arco dell'orologio (che si trovava in viale G. Bovio). Anche la cattedrale fu danneggiata, il campanile della chiesa del Sacro Cuore, la casa natale di D'Annunzio fu saccheggiata dai nazisti, alcune case di via dei Bastioni furono gravemente danneggiate, così come quelle in via delle Caserme.

Questi ultimi eventi convinsero l'80% dei pescaresi ad abbandonare definitivamente la città, ridotta a un ammasso di macerie, mentre la sede amministrativa si spostava nel comune di Spoltore, al tempo frazione della città. Pescara di fatto divenne una città fantasma, con pochi civili ancora nelle case, il che permise di contenere le morti nelle successive incursioni aeree. Fra gli ultimi atti della distruzione di Pescara vi fu il crollo del ponte Littorio, fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata verso nord nel giugno 1944, per impedire i collegamenti tra le sponde del fiume. Il ponte verrà immediatamente ricostruito alla fine della guerra, chiamato Ponte Risorgimento, inaugurato nel 1947, in forme più sobrie del ponte Littorio.

Anche la torre civica del Palazzo comunale, distrutta dai tedeschi, verrà ricostruita secondo lo stile originale, così come furono restaurate celermente la cattedrale e la chiesa del Sacro Cuore. Le case antiche di Portanuova invece restarono in semi-abbandono, quelle bombardate, fino alla fine degli anni '90 quando saranno recuperate.

La ricostruzione della città modernaModifica

Nella ricostruzione del dopoguerra, le amministrazioni percepirono ugualmente il grande potenziale economico-sociale che la città stava esprimendo da un trentennio, ossia il fatto che Pescara era un importante punto di collegamento mediante la via Adriatica e Tiburtina con Roma e con le città maggiori di Ancona e Pesaro. La città contava circa 50.000 abitanti all'epoca della guerra, una realtà comunque di provincia, una città nastro che si trova lungo le grandi vie di comunicazione, impostata sin dall'inizio soprattutto per quanto riguarda il quartiere Castellammare su uno schema di lottizzazione a scacchiera.

 
Piazza della Rinascita

Il piano regolatore di Piccinato venne approvato dal Comune nel 1956, ma una proroga concessa dal Ministero dei Lavori Pubblici, fece avere al piano varie modifiche, a carattere speculativo, che pian piano lo stravolsero. Nel 1957 il piano di Piccinato venne utilizzato nel suo rispetto per la ricostruzione della città ad assi ortogonali, conservando le due strade maggiori del corso Vittorio Emanuele (detto anche Italia) e il corso Umberto I (detto anche della Libertà) e soprattutto rifacendo ex novo piazza della Rinascita, detta piazza Salotto, con l'eccezione del Palazzo Muzii del 1928, che divenne il simbolo della rinascita pescarese, dopo il tragico bombardamento del 31 agosto 1943. Sebbene tuttavia da una parte la ricostruzione procedette regolarmente, dagli anni '50-'60 iniziò la speculazione edilizia che invase le aree dove insistevano i villini ancora in piedi, come Villa Delfico e Villa Urania, speculazione accentuatasi ancora maggiormente negli anni '70-'80, con l'invasione massiccia delle aree del centro storico, anche a Porta Nuova, in cui costruzioni anonime e fuori contesto, venivano addossate alle semplici case sette-ottocentesche.

Il piano regolatore di Piccinato e l'avanzamento edilizioModifica

 
Il ponte del Mare

Il progetto di arretrare a monte la ferrovia e la strada statale venne accantonato, la doppia stazione Porta Nuova-Pescara Centrale venne mantenuta, con l'evidente difficoltà di costruzione di nuovi quartieri residenziali: tutta la zona meridionale industriale sulla destra del fiume lungo la via Tiburtina ne risultava scompaginata, le zone verdi rischiarono di scomparire, la Pineta De Riseis affacciata sul lungomare Matteotti venne notevolmente ridotta, il Parco De Felice fu sacrificato alla speculazione, la zona di Villa Sabucchi, con la casa neogotica ancora in piedi ma danneggiata dalle bombe, venne demolita con l'eccezione di una torretta, che andò a far parte del parco pubblico; la zona adiacente al nuovo stadio "Cornacchia" poi Adriatico e alla pineta d'Avalos, precedentemente vincolata a destinazione sportiva, viene sacrificata all'intensivo, un altro campo sportivo viene distrutto per la costruzione di un ponte sul fiume, dietro la Prefettura mancò un progetto di sistemazione del verde, costruendovi un parcheggio antistante il piazzale della Parrocchia di Sant'Andrea (1962). Allo stesso modo iniziò l'espansione sui Colli, distruggendo l'antica pineta con il viale alberato che da Colle Innamorati saliva sino al santuario della Madonna dei Sette Dolori.

 
Chiesa di Sant'Andrea, completata nel 1962

In sostanza, per via dell'eccessiva urbanizzazione, Pescara non pensò a rinnovare il suo aspetto estetico, cullandosi sul fatto di essere diventata la prima città economica e demografica d'Abruzzo, venendo anche definita dai visitatori una "Manhattan d'Italia". Gli anni più duri della speculazione edilizia furono quelli a cavallo tra il 1970 e il 1990, quando ad esempio l'antica zona di Porta Nuova, del corso Manthoné e via delle Caserme, eccettuata l'area della casa di D'Annunzio, area in degrado e mai risanata completamente dopo i danni della guerra fino ai primi anni 2000, divenne area di spaccio e di abbandono, sino al mento recupero iniziato dal 2005 in poi dell'antico quartiere storico, iniziando con la costruzione della nuova porta in via delle Caserme e del Circolo Aternino in piazza Garibaldi.

Edilizia a Pescara nell'era contemporaneaModifica

Alle soglie degli anni 2000, con il recupero culturale e materiale delle strutture storiche, se si eccepisce per la demolizione nel 2010 della Centrale del Latte degli anni '30, Pescara è tornata a far parlare di sé al livello artistico con il coinvolgimento delle amministrazioni di architetti e scultori di fama internazionale, oltre ai già citati membri della famiglia Cascella, che dal 1987 hanno dato lustro alla città con La Nave del lungomare, il Monumento ai Caduti in Piazza Garibaldi e le sculture del Ponte Risorgimento.
Nel 2008 lo scultore giapponese Toyoo Itō è stato chiamato per la realizzazione del Calice in Piazza Salotto, opera che però dopo qualche mese si è incrinata e rimossa, mentre nel 2009 veniva completato il Ponte del Mare iniziato due anni prima, per collegare al livello pedonale e ciclabile il lungomare Matteotti e il Cristoforo Colombo tra le due sponde del fiume, nel 2017 invece veniva realizzato sia al livello estetico sia funzionale, il Ponte Flaiano, incidendo fortemente, e positivamente sul nuovo volto e sullo skyline di Pescara.
Infatti sino ad allora i principali simboli della città erano la torre littoria del Palazzo Civico e la Nave di Pietro Cascella. Sempre sul lungomare sono state realizzate la Fontana "La Meridiana" (riviera Sud) e la Fontana delle Naiadi e il Monumento a Raffaele Paolucci (riviera Nord).

Monumenti architettoniciModifica

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Pescara.
 
Veduta della Cattedrale di San Cetteo dal viale Gabriele d'Annunzio

Presenza di chiese nella vecchia Pescara (zona Portanuova - Corso Manthoné) è documentata sin dall'epoca romanica del XII secolo, benché strutture come il tempio di Santa Maria di Gerusalemme (di cui sono visibili i resti archeologici lungo viale D'Annunzio), risalgano addirittura al V secolo. Con le varie modifiche urbanistiche nella zona di Pescara, specialmente con la ricostruzione quasi totale della città dentro le mura della fortezza spagnola di Carlo V (XVI secolo), anche molte chiese pescaresi sono state ricostruite, mantenendo la loro struttura sino alle distruzioni belliche del 1943.

Le principali chiese della zona di Portanuova erano quella dedicata al Santissimo Sacramento (o di San Cetteo), demolita e ricostruita tra il 1933 e il 1938 per l'attuale Cattedrale di San Cetteo, la chiesa del Santissimo Rosario (in stile barocco, presso via dei Bastioni) e quella di San Giacomo (allo sbocco di via dei Bastioni sull'attuale Piazza dell'Unione). La parrocchia dell'ex comune di Castellammare Adriatico (oggi zona corso Umberto) era la chiesa del Sacro Cuore, mentre fuori la città tra le strutture più importanti del XVII secolo figurano la Basilica della Madonna dei sette dolori, la chiesa di San Silvestro e il santuario della Madonna del Fuoco (costruito nell'800).

In seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, gran parte delle chiese storiche pescaresi sono andate distrutte, salvo la Cattedrale, la chiesa del Sacro Cuore e la Basilica della Madonna. Con la ricostruzione della città sono sorte nuove parrocchie nei più svariati stili, da architetti quali Marcello Piacentini (parrocchia dello Spirito Santo) o Francesco Speranzini (chiesa di San Gabriele, chiesa di San Giuseppe, chiesa dei Santi Angeli Custodi). Nel centro tra le chiese moderne di maggiore interesse spiccano la parrocchia della Beata Vergine del Rosario, la recente chiesa del Mare (o di San Pietro, del 2005), il santuario del Cuore Immacolato (in stile eclettico tra romanico abruzzese e neoclassico) e la chiesa di San Luigi Gonzaga, progettata da Camillo Michetti.

Chiese scomparseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Pescara § Chiese antiche e distrutte.
Chiesa di San Giacomo

Era la seconda chiesa principale del quartiere Portanuova, dopo la parrocchia di San Cetteo; si trovava in via dei Bastioni, dove oggi sorge la chiesa dell'Adorazione. La chiesa risaliva al XVII secolo, era caratterizzata da una torre campanaria con orologio. Venne bombardata dagli alleati nel settembre 1943, e non più ricostruita. Accanto a questa chiesa sorgeva la chiesetta del Santissimo Rosario, caratterizzata da una facciata piana, sovrastata da un campanile a vela molto grande, con finestroni. Anch'essa fu distrutta dalla guerra e non fu riedificata in loco; la parrocchia del Rosario oggi è in una moderna chiesa in Piazza Duca degli Abruzzi.

Chiesa di Santa Gerusalemme

Secondo alcuni deriverebbe da un tempietto romano, o da un anfiteatro. Costruita nel XIII secolo sotto la protezione dei Cavalieri Templari, fu ricostruita nel XVIII secolo, rimanendo incompiuta, come dimostrano fotografie del tardo Ottocento, che mostrano l'impianto circolate, e un grande arco che immetteva al sagrato della vecchia chiesa di San Cetteo, prima che venisse ricostruita nel 1933. Demolita nel 1892 per allargare la strada di accesso, rimase l'arco monumentale con la torre campanaria, che fece assumere alla vecchia Pescara il nome di Portanuova. I resti dell'arco (demolito nel 1902 per ampliare il nuovo viale Gabriele D'Annunzio) e il sagrato della chiesa di San Cetteo (che verrà anch'essa demolita nel 1933), sono oggi visibili sul sagrato della nuova cattedrale di Pescara, mediante cartelli esplicativi. Le colonne mostrano chiari riferimenti all'architettura gotica francese.

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili di Pescara.

Si elencano le principali architetture civili e palazzi:

  • Circolo Aternino: in piazza Garibaldi, era l'antica sede comunale di Pescara sino al 1935, quando l'edificio fu spostato nel palazzo di Città in piazza Italia. Distrutto nel 1943, fu ricostruito nel 2005-2007. Interessante esempio di architettura eclettica neoclassica.
  • Casa natale di Gabriele d'Annunzio: sul corso Manthoné, elegante struttura tardo settecentesca, benché ristrutturata in stile pseudo classico negli anni '30. Ospita il museo dedicato alla fanciullezza di D'Annunzio, con cimeli di famiglia.
  • Palazzo Mezzopreti: sede del Conservatorio di Pescara, è nel quartiere Castellammare, in viale Muzii, elegante struttura in stile eclettico neorinascimentale.
  • Palazzo Perenich: nel quartiere Portanuova lungo viale D'Annunzio, fu costruioto nel 1884 da Antonino Liberi in stile rinascimentale fiorentino, ispirandosi al Palazzo Strozzi di Firenze. Ospitò negli anni '90 la Facoltà di Architettura dell'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti.
  • Palazzo Fattiboni: in contrada San Silvestro, risale al XVIII secolo, fu sede comunale prima della soppressione.
  • Teatro "Vicentino Michetti": completato nel 1910 nel quartiere Portanuova, si affaccia sul viale D'Annunzio, elegante struttura liberty.
  • Palazzo Verrocchio o dell'Hotel Esplanade: alla fine del corso Umberto I su piazza 1º Maggio, risale agli anni '30, elegante struttura eclettica liberty.
  • Palazzo Imperato: progettato da Antonino Liberi nel 1925, come quinta scenica di apertura a piazza Sacro Cuore e al corso Umberto I dalla stazione Centrale, ha come edificio corrispondente il palazzo dell'ex Banco di Napoli, in stile monumentalista (anni '30)
  • Palazzo Pomilio ex Aurum: edificio principale del quartiere Pineta, risale al 1912, fu usato come Kursaal (stabilimento balenare) e poi come liquorificio per l'Aurum; ora è sala convegni.
  • Le ville in stile eclettico del quartiere Pineta, progettate da Antonino Liberi, Camillo De Cecco e altri, si trovano tra viale Luisa d'Annunzio, via della Pineta, viale Primo Vere, via Scarfoglio, via Fernando Francesco d'Avalos: si ricordano Villa La Porta, Villa Geniola, Villa Clerico, Villa Coen, Villa De Lucretiis
  • Le ville di Pescara e Castellammare: si ricordano Villa Urania (sede del Museo di ceramiche "Paparella Treccia-Devlet"), Villa De Landerset, Villa Delfico, Villa Musacchi.
  • Palazzo di Città: in piazza Italia, costruito nel 1935 da Vincenzo Pilotti, caratterizzato dalla torre littoria
  • Palazzo del Governo: nella stessa piazza, una delle massime espressioni dell'architettura littoria pescarese, completa il triangolo della piazza, in posizione dominante, ricco di rimandi all'architettura classica, con i simboli della provincia di Pescara.
  • Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni: opera di Cesare Bazzani, è sul corso Vittorio Emanuele, fortemente caratterizzato dallo stile greco classico
  • Palazzo del Cinema Teatro "Massimo": a poca distanza da piazza Italia, ricalca le forme del vecchio bastione San Francesco della fortezza spagnola, si presenta in stile littorio.
  • Palazzo del Liceo Ginnasio "Gabriele d'Annunzio", vicino piazza Italia, fu realizzato nel 1934 da Vincenzo Pilotti e intitolato a D'Annunzio, caratterizzato dallo stile classico littorio.
  • Palazzo del Liceo scientifico "Galileo Galilei", realizzato vicino la riviera in via Balilla, è molto di più confacente all'architettura littoria, con lati squadrati e altri circolari.
  • Palazzo della Camera di Commercio: opera di Cesare Bazzani: si trova all'incrocio di viale Marconi con via Conte di Ruvo, si apre a ventaglio e mostra elementi dell'architettura classica, misti al monumentalismo fascista.
  • Ex centrale del Latte: in via del Circuiti, fu costruita in stile littorio nel 1934 da Florestano Di Fausto, abbandonata da anni fu demolita nel 2010. Fa parte delle storiche architetture di Pescara demolite nel secondo dopoguerra senza che fossero adeguatamente recuperate, come il teatro Pomponi e Villa Sabucchi.

Architettura contemporanee di rilievoModifica

Verso la fine degli anni '90, con la discussione di un nuovo piano regolatore, si scopre un certo interesse per il recupero di uno sviluppo armonioso della città dal punto di vista urbanistico, ma anche architettonico. Risalgono a questo periodo e ai successivi anni importanti progetti e opere di ricostruzione e ristrutturazione. Da segnalare il progetto di Oriol Bohigas per la riqualificazione e ricostruzione della zona adiacente alla stazione di Porta Nuova. Nel 2006 è stata progettata dall'architetto di fama mondiale Massimiliano Fuksas la nuova sede della Fater. Altre architetture notevoli sono le Torri Camuzzi e il nuovo Tribunale.

Stazione Pescara Centrale
 
Ingresso alla Stazione Centrale

Sorge presso la vecchia stazione aperta nel 1863 nell'area di risulta del Piazzale della Repubblica, chiamata "Castellammare", mutata in "Pescara Centrale" nel 1927. Il nuovo progetto di una stazione più grande, di molto arretrata rispetto all'originale tratta ferroviaria, fu redatto nel 1962 da Corrado Cameli, immaginando una struttura in acciaio strallata. Delle modifiche in aggiunta di parti in cemento armato furono apportate negli anni '70 con la consulenza dell'ingegnere Carlo Cestelli Guidi, in quanto la stazione sarebbe stata una delle prime strutture delle Ferrovie dello Stato realizzate in cemento armato precompresso. La stazione fu completata nel 1988, e si affaccia sul piazzale antistante l'ingresso al corso Umberto. L'esterno è realizzato da vetrate ampie, e da cemento alla base, con sottopassaggio e rialzo dei binari per il passaggio dei treni.

Teatro monumento Gabriele D'Annunzio

Situato nella Pineta Dannunziata, presso il lungomare Colombo, è stato realizzato in occasione del centenario della nascita di D'Annunzio nel 1963, con accanto l'Auditorium Flaiano a pianta circolare,e un obelisco monumentale realizzato da Vicentino Michetti jr, alto 67 metri. Da molti anni il teatro ospita la cerimonia del Premio Flaiano e la rassegna Pescara Jazz. La struttura a forma di anfiteatro l'estate ospita spettacoli, opere liriche, balli e concerti, ed è stato ipotizzato nel 2015 la realizzazione di un sistema di copertura per gli spettacoli invernali.

Nave di Cascella

Si tratta del principale monumento simbolico della città, almeno sino alla costruzione nel 2009 del Ponte del Mare, e si affaccia su Largo Mediterraneo, in asse col Corso Umberto I, al termine del Lungomare Matteotti e l'inizio del viale della Riviera. Fu progettato inizialmente nel 1986 da Pietro Cascella, in marmo travertino, ma l'opera attualmente a Pescara è stata realizzata in pietra. Commissionato dal comune per abbellire il lungomare al posto della "rotondacm" giardino a meridiana, il monumento fu inaugurato il 4 luglio 1987 a Piazza I Maggio, dopo essere stato esposto a Firenze in Piazza Santa Croce per alcuni mesi, e inizialmente concepito per ornare piazza Salotto. La scultura rappresenta una barca a remi e rievoca la vocazione alla pesca della città, e i prigionieri spagnoli del Bagno borbonico di Pescara e della sua fortezza, sfruttati come rematori sulle navi fino al 1859[14].

Ponte del Mare
 
Ponte del Mare

Nel dicembre del 2009 è stato realizzato il ponte del Mare, al termine del Lungomare Colombo in Piazza Caduti del Mare a sud, e all'inizio del Lungomare Matteotti a nord del fiume, opera disegnata dall'architetto austriaco Walter Pichler. Tale ponte, che ha trasformato la riviera di Pescara con la presenza di un ponte ciclo-pedonale dalla linea ultramoderna, si innesta in un programma di riqualificazione dell'intera area del porto e della riviera sud della città. Infatti, collega la riviera sud con quella nord del fiume Pescara permettendo di creare la necessaria continuità al Corridoio Verde Adriatico, la pista ciclabile che corre lungo tutta la costiera adriatica da Ravenna a Santa Maria di Leuca, in via di completamento.

Ponte Flaiano
 
Ponte Flaiano

Ponte realizzato, all'imbocco di via Valle Roveto, per il transito ciclo-pedonale e veicolare, realizzato nel 2017 dall'architetto Enzo Siviero. Contribuisce architettonicamente allo skyline di Pescara, intitolato allo scrittore pescarese Ennio Flaiano, costato 13 milioni e 100 mila euro finanziati dall'ANAS, è largo 28 metri, lungo 85, con il pennone (la "vela") alto 58 metri. Contribuisce anche a snellire il traffico dall'area della stazione Centrale per raccordarsi all'asse attrezzato "Chieti-Pescara".

Torri Camuzzi

Sono due torri gemelle costruite dall'architetto Domenico Chiola tra il 2009 e il 2012 in Largo Delli Castelli, nel rione Portanuova, importante opera di riqualificazione della zona pescarese a sud-ovest della città. Presentano varie caratteristiche all'avanguardia per un complesso residenziale, come la presenza della domotica e di vari sistemi automatizzati. Il complesso è formata da due torrioni cilindrici che prendono il nome dall'omonima ex area industriale in cui sorgono; sono collegate da una giuntura rettangolare che funge da corridoio per ciascun piano, e si affacciano su un ampio piazzale chiamato Largo Delli Castelli, dotato di parcheggio e di piante di abbellimento.

 
Torri Camuzzi
Palazzo nuovo dei Tribunali

Si trova sul viale Pindaro precisamente in Piazza Ettore Troilo, in corrispondenza dell'inizio del viale Gabriele d'Annunzio, e nei pressi dell'Università degli Studi "G. D'Annunzio", inaugurato di recente nel 2017. Si presenta come un'imponente opera monumentale moderna con forme eleganti e ricercate nel connubio tra architettura e materiali scelti. Il complesso ha pianta quadrangolare, che nella parte superiore si divide in due grossi blocchi divisi, presso l'ingresso è ornato da una fontana di Ettore Spalletti. La galleria coperta vede il gioco speculare delle strutture luminose di Michelangelo Pistoletto diffondersi attraverso una sequenza di cerchi che sostengono i raggi di luce. Enzo Cucchi è intervenuto nell'arredamento della Sala Convegni con un mosaico di forte impatto visivo.

Polo Direzionale Fater S.p.A.
 
Sede Fater

Nella zona ovest della città, nel quartiere Rancitelli, è tra le opere architettoniche contemporanee più importanti. Il palazzo è stato progettato da Massimiliano Fuksas, ed è il risultato dell'unione di due elementi volumetrici in contrapposizione: l'edificio basso caratterizzato da piani bucati e da pianta rettangolare, e l'edificio anulare superiore. La parte inferiore è volutamente semplice, dal punto di vista strutturale, e a essa si contrappone il resto del palazzo, che contrasta con il vuoto rettangolare dell'orizzontalità Il vuoto al sesto piano accentua le differenze volumetriche tra i due componenti, il sesto piano infatti è occupato da una grande vasca d'acqua e da percorsi panoramici in legno. I piani bucati oltre a essere funzionali ai fini dell'equilibrio estetico, illuminano anche le zone più interne del palazzo.

Complesso "Il Molino"

Si trova nella zona Porta Nuova, a sud ovest della stazione ferroviaria, realizzata come opera di riqualificazione di quest'area urbana. Il complesso è formato da un edificio rettangolare principale, per i servizi commerciali, e da una torre a pianta poligonale (fusione di elementi rettangolari e cilindrici).

SculturaModifica

La scultura a Pescara si può dividere in monumentale e privata. Nell'ambito privato uno dei primi rappresentati fu Costantino Barbella di Chieti, che realizzò delle figurine donate all'amico Gabriele d'Annunzio, tuttora conservate nel museo della casa natale. Nell'ambito monumentale la scultura si accompagnò all'architettura liberty-eclettica della trasformazione proto-novecentesca di Pescara, con la realizzazione di palazzi gentilizi dell'alta borghesia locale, il cui massimo rappresentante fu Antonino Liberi, progettatore ed esecutore del restauro della casa D'Annunzio, del Palazzo Perenich e di vari villini classicheggianti nel quartiere della Pineta.

La scultura monumentale si andò evolvendo con l'avvento del fascismo, da un lato riguardò opere commemorative, come dediche ai caduti della guerra, dall'altro si accompagnò sempre all'architettura, come dimostrano gli esempi evocativi e simbolici del Palazzo del Governo di Vincenzo Pilotti e, prima della guerra, le statue di del Ponte Littorio progettato da Cesare Bazzani, con le statue dei nudi femminili di Pilotti, e le aquile littorie del Brozzi. Con la fine della guerra, e la ricostruzione di Pescara, la scultura assunse carattere prettamente monumentale e decorativo, e si concretizzò soprattutto nella realizzazione di fontane pubbliche.

 
La Nave di Pietro Cascella
 
Monumento ai caduti della guerra di piazza Garibaldi
Fontana delle cinque cannelle

Fontana ottocentesca, situata nel quartiere Pescara Colli, a pochi passi dalla Basilica della Madonna dei sette dolori. Realizzata in laterizio, ha una volume unico a parallelepipedo tripartito da quattro lesene, con basso piedistallo, base e capitello dorico, che sorreggono una trabeazione classica con attico leggermente accennato. Il volume è partito da lesene poste dentro losanghe aggettanti. La vasca sottostante reca un bordo arrotondato.

 
Monumento a Ennio Flaiano
Fontana "La Pescara"

Si trova in Piazza Italia, accanto la scultura del busto di Gabriele d'Annunzio, realizzata nel secondo dopoguerra. Ha una vasca rettangolare, dal bordo marmoreo corrono verso l'interno giochi d'acqua perfettamente calibrati. Al centro si trova una scultura bronzea intitolata "La Pescara" di Giuseppe di Prinzio, raffigurante una donna sul dorso di un cavallo marino, dal cui morso sgorga uno zampillo.

Fontana "Le Laudi"

Si trova sul lungomare del viale Primo Vere, e si trova incassata nel pavimento, a pianta circolare, con delle cavità da cui escono degli zampilli a ritmo. Fu realizzata negli anni '90 durante la giunta Pace, prima fontana della città a dotarsi di un vero impianto che controlli i giochi d'acqua.

 
Fontana La Pescara, piazza Italia
Fontana di Piazza San Francesco d'Assisi

Si trova nella piazza omonima nella parte nord di Castellammare, è stata realizzata dallo scultore Franco Summa nei primi anni 2000, e mostra una vasca a pianta ellittica con una sequenza a intervalli regolari e ritmici di piccole lanterne cilindriche per i giochi di luce.

Fontana Le Naiadi

Si trova sul viale della Riviera, presso il monumento a Paolucci, e rappresenta una vasca circolare con degli zampilli alternati regolarmente, e al centro un blocco su cui si erge la figura bronzea di una ninfa.

Monumento a Gabriele d'Annunzio

Da non confondere con il Teatro D'Annunzio, è una scultura sopra un blocco di travertino con sopra il busto del poeta, si trova in Piazza Italia, accanto la fontana "La Pescara". La scultura mostra un tronco in travertino bianco, con sopra un busto in bronzo raffigurante il poeta. Il monumento fu realizzato nel 1983, e la dedica recita: "A Gabriele d'Annunzio / Nella terra da cui ebbe i natali e / l'ispirazione più schietta e genuina / il Lions Club di Pescara / nel triennale della sua fondazione / Pescara 26.6.1983".

 
Colonna dell'Immacolata
Monumento a Raffaele Paolucci

Si trova nella Marina Nord, lungo il viale della Riviera. Il monumento nasce da un gioco geometrico tra una circonferenza e un'ellisse: la forma ellittica della fontana è racchiusa dalle sedute a monte e contiene a sua volta altre ellissi inclinate, dando forma a diversi elementi, ossia una passeggiata con gradini, una fontana e un'ulteriore piccola piazza. La passeggiata ricorda la figura geometrica del Nautilus marino, a forma di un percorso con gradini e rampe attorno a una doppia fontana, che contiene i giochi d'acqua luminosi e penetra all'interno della seconda ellisse, a sua volta contiene elementi luminosi e giochi.
Troneggia un blocco di granito con il busto del Colonnello Raffaele Paolucci.

Statua di Ennio Flaiano

Si trova al termine del Corso Manthonè affacciata su piazza Unione, nei pressi della casa natale dello scrittore. Il monumento è composto da un cilindro, con dietro altri cilindri di svariata misura e altezza, che fanno da cornice al mezzo busto in bronzo che raffigura Ennio Flaiano, con la dedica: "ENNIO FLAIANO 1910-1972 La felicità consiste nel / non desiderare che ciò / che si possiede". Coeva alla statua di Flaiano, appena dietro la casa di D'Annunzio, in via delle Caserme si trova la statua busto di Clemente De Caesaris, che fu rinchiuso nel 1838 a Pescara per aver scatenato i moti rivoluzionari di Penne.

 
L'opera di Luigi Baldacci presso l'auditorium Flaiano
Monumento ai caduti di tutte le guerre

Si trova in Piazza Garibaldi, realizzato dallo scultore Pietro Cascella negli anni '80. Il blocco a pianta quadrata vede innalzarsi sul piedistallo una colonna quadrangolare slanciata, simbolo della colonna infame dell'esecuzione, e un secondo blocco semi-informe, che mescola figure umane a piccoli blocchi squadrati, simbolo dei martiri caduti in guerra.

Monumento ai Caduti del Mare

Si trova presso il Ponte del Mare, provenendo dal lungomare C. Colombo, ed è caratterizzato da un blocco a trapezio isoscele capovolto, con la targa commemorativa, sovrastato dalla figura di un marinaio nell'intendo di lanciare un'ancora.

Monumento ai Martiri della Libertà

Sorge in Piazza Unione, al termine di via delle Caserme, in direzione del ponte del viale Marconi, che collega la Pescara vecchia a quella nuova del Corso Vittorio Emanuele. Realizzato tra gli anni '70 e '80 dal Cascella, si tratta di un blocco monolite di travertino, con delle incisioni che rievocano le scene di battaglia dei patrioti del 1848 per unificare l'Italia.

Monumento ai patrioti Ettore Caraffa e Gabriele Manthoné

Fu costruito nel primo Novecento nel progetto di riqualificazione dell'area di piazza XX Settembre (oggi piazza E. Alessandrini) in giardino pubblico. Il monumento è l'unica opera originale della piazza, pesantemente modificata con la costruzione dell'ex Tribunale di Pescara, dal 2005 sede del Mediamuseum. Questo monumento è un blocco di travertino a obelisco con due placche bronzee cilindriche dalle raffigurazioni allegoriche, e l'iscrizione dedicatoria ai patrioti pescaresi che combatterono per l'unificazione d'Italia.

 
Monumento a Ettore Caraffa e Gabriele Manthoné in piazza Emilio Alessandrini
L'Elefante di Vicentino Michetti

Realizzato dal nipote di Vicentino Michetti sr., il costruttore del teatro omonimo del 1910 nella Pescara vecchia, l'opera risale agli anni '70. Dopo vari spostamenti, la sua sede definitiva è un angolo di Piazza Salotto, presso la Banca del Fucino, rappresenta un pachiderma realizzato in cemento, con la proboscide toccante il terreno, per permettere ai bambini di salirci. Nel 2013 l'opera è stata riqualificata venendo colorata.

Colonna dell'Immacolata

Detta anche della "Madonna del Porto", è una colonna in travertino sul lungomare Matteotti, innalzata nel 1954 in onore della Vergine, con una statua di pietra. Nel 2004 i Missionari Oblati restaurarono il monumento, finanziando la costruzione di una statua in bronzo della Vergine, a guardia del porto e dei marinai pescatori. Il monumento si trova all'imbocco del Lungomare Matteotti dal Ponte del Mare. La statua è stata realizzata dallo scultore Vito Pancella.

Omaggio a Flaiano

Si tratta di una scultura di Luigi Baldacci, posizionata davanti all'auditorium omonimo, accanto il teatro G. D'Annunzio di Pescara. Realizzata nel 2016, si compone di due solidi geometrici, il primo rotondo, e il secondo composto da un cerchio che si erge sopra una sorta di piedistallo, e terminante in una forma composita pseudo-romboidale, con un oculo perfetto centrale. La decorazione è "pezzata" di varie cromature.

Monumento ai caduti della Grande Guerra

Oggi purtroppo è distrutto, fu realizzato nel 1928 da Guido Costanzo di Ortona presso il piazzale Francesco Crispi, attuale Largo Mediterraneo dove si trova la scultura "La Nave" di Cascella (1987); fu voluto per celebrare il decennale della fine della prima guerra mondiale: dalle foto storiche si vede come fosse una singolare opera d'arte: un blocco di travertino quadrangolare con iscrizione dedicatoria, sovrastato dal gruppo bronzeo di due soldati chinati nell'atto di proteggere una donna civile ritratta in costumi abruzzesi, posta più avanti rispetto a loro. Il gruppo bronzeo fu trafugato dai tedeschi durante la guerra e fuso per farne delle armi, dopo la guerra ciò che restava del monumento fu rimosso, e sostituito da una "rotonda" con il giardino alla meridiana, e poi dalla scultura di Pietro Cascella.

PitturaModifica

A Pescara la pittura nei primi anni di è manifestata grazie alla presenza di Basilio Cascella e Francesco Paolo Michetti. Il primo realizzava nel suo laboratorio litografico in viale Marconi (oggi è il museo civico Cascella), figurine per la rivista de L'illustrazione abruzzese (1899-1915), mentre il secondo intratteneva con lui e altri artisti locali delle corrispondenze, avendo lo studiolo nel convento di Francavilla. Alla morte di Michetti, uno dei suoi dipinti maggiori: La figlia di Iorio (la seconda versione), venne portato nel nuovo palazzo provinciale appena costruito in piazza Italia, dove si trova tuttora.

 
La figlia di Iorio (1895)
  • La figlia di Iorio, 1894-5, Collezione CariChieti (prima versione) nel Palazzo della Provincia a Chieti, la seconda versione che oggi è la più nota è nel palazzo del Governo di Pescara: la storia del dipinto vuole che Michetti e d'Annunzio, presso Orsogna, avessero assistito allo sbeffeggiamento, da parte di braccianti ubriachi nei confronti, di una bella contadina. La ragazza oraognese che ispirò Michetti fu Giuditta Saraceni, il panorama della Majella fu desunto

priprio dalla vista che si ha dal belvedere di Orsogna. La scena infatti si risolve nella ragazza a passeggio, mentre si tiene il velo, e dall'altra parte il gruppo di sbeffeggiatori imbruttiti nei volti, sotto la cornice centrale giganteggiante della Majella innevata. Michetti si concentrò soprattutto sul dipingere fedelmente i costumi tipici dei popolani, il tono dei colori a tempera su tela è molto sobrio. Del dipinto è visibile anche una prima versione incompiuta del 1894, venduta a Paolo Ingegnoli, amico di Michetti, ed esposta nella sala consiliare della Prefettura di Chieti.

Il Museo civico di Cascella a Pescara raccoglie oltre 500 opere di pittura, scultura, ceramica grafica di Basilio, e dei suoi figli Tommaso e Michele, nonché dei nipoti Andrea e Pietro Cascella. Un'intera stanza dal 2004 è stata dedicata all'opera di Tommaso Cascella, uno dei più prolifici epigoni dell'opera paterna per quanto riguarda la lavorazione della ceramica.

Ancora oggi l'attività pittorica a Pescara viene portata avanti da autori emergenti, quali Alfredo Perrotti, Donato Vitale, Rossella Lombardi, Isabella Catanese e Bruno Di Pietro. In città si trova inoltre la Galleria d'arte moderna "Vittoria Colonna", presso il lungomare Matteotti. Il museo è stato aperto nel 2002, contenente opere di donazione dalla collezione Gangai-Stoppato, dei pittori Brindisi, Bueno, Calabria, Carrà, Guidi, Gattuso, Manzù, Maccari, Mirò, la collezione Misticoni e Benini.

Musica: il Conservatorio "Luisa d'Annunzio"Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conservatorio Luisa D'Annunzio.
 
Il Conservatorio di Pescara

Il cuore dell'attività musicale pescarese è il Conservatorio statale "Luisa d'Annunzio", avente sede nel Palazzo Mezzopreti, che fu la sede storica del Comune di Castellammare, fino al 1927, quando le due città (Castellammare appunto e Porta Nuova vennero riunite in una sola municipalità). Il 22 gennaio 1922, nella ricorrenza del sesto anniversario della morte di Luisa De Benedictis, madre di Gabriele d'Annunzio, un gruppo di artisti abruzzesi, tra cui Primo Riccitelli, Camillo De Nardis, Francescopaolo Michetti, Bonaventura Barattelli, decisero di costituire in città un'associazione musicale che avrebbe preso il nome della madre di Gabriele.

La corporazione musicale fu fondata nel Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, lo stesso anno. Con al firma dello stesso d'Annunzio dello statuto, la corporazione prese avvio, con l'intento di portare la cultura musicale anche nella piccola cittadina di Pescara. L'embrionale associazione di artisti, divenne "istituzione" con le leggi del 1928 per volere di Berardo Montani, podestà di Pescara, affidando l'istituto alla gestione dei maestri Umberto Coen e Ludovico Ciavarelli, che vennero aiutati dal Maestro Mulè del Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
L'attività del liceo si ampliò notevolmente negli anni '30, grazie all'opera del Maestro Lino Liviabella e di Pietro Ferro. A lui si sostituirono i Maestri Toscano, Maini e Macchia (anni 1965-66), anni in cui la sede fu momentaneamente spostata, per permettere lo svolgimento dei corsi di violino, tromba, trombone. Nel 1969 il vecchio stabile fu ristrutturato e trasformato in un vero "conservatorio", dove insegnarono i Maestri Firminio Sifonia, Giuliano Silvero, Mario Domenicucci, Luciano Cerroni, Nicola Jannucci.

NoteModifica

  1. ^ Vicentino Michetti su PrimaPescara.it, su primapescara.it, 6 gennaio 2014.
  2. ^ Grazia, la marenare su PrimaPescara.it, su primapescara.it, 6 gennaio 2014.
  3. ^ Michetti: il comune rischia la denuncia, Il Centro, su ilcentro.gelocal.it, 6 gennaio 2014.
  4. ^ Michetti: le sculture collocate all'Aurum dopo 15 anni di attesa, Il Centro, su ilcentro.gelocal.it, 6 gennaio 2014.
  5. ^ Atto di nascita di Antonino Liberi, su antenati.san.beniculturali.it.
  6. ^ Antonino Liberi - Casa D'Annunzio, su casadannunzio.beniculturali.it, aprile 2016.
  7. ^ Casa D'Annunzio, la storia, su casadannunzio.beniculturali.it, aprile 2016.
  8. ^ [1]
  9. ^ [2]
  10. ^ [3]
  11. ^ Luigi Baldacci, sito ufficiale, su luigibaldacci.it, 25 giugno 2017. URL consultato il 25 giugno 2017 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2016).
  12. ^ Comune di Spoltore (PE) - Concittadini illustri
  13. ^ A. Staffa, Pescara antica - Il recupero di Santa Gerusalemme, Pescara, CARSA, 1993, p. 22
  14. ^ TuttoAbruzzo.it. URL consultato il 24-11-10 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2006).