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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pescara.

La storia dell'arte a Pescara è una storia che si estende per lungo tempo con apogeo che si colloca a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento. Pescara, duramente bordata durante gli avvenimenti bellici, è una città ricostruita quasi completamente dopo la seconda guerra mondiale. Alla modernità dell'impianto urbanistico e dell'aspetto della città corrisponde l'esiguità di alcune tracce di storia come anche di produzioni artisticamente rilevanti provenienti dal passato. Al riguardo, occorre tenere presente che, per molti secoli, la vita di Pescara è stata legata alla fortezza e che questa funzione prettamente militare non ha consentito l'evolversi di produzioni o scuole d'arte, come è invece accaduto in Chieti.

La produzione di opere artistiche nella città è coincisa con lo smantellamento della fortezza di Pescara che, dal punto di vista sociale ed economico, ha rappresentato un autentico rinascimento, un rinascimento che riguarda tutti i campi dell'arte, l'architettura religiosa e civile, la scultura decorativa e monumentale, la pittura e la letteratura, la musica e la cucina. Attualmente nella città esistono un liceo artistico e un istituto d’arte che negli anni hanno formato molti giovani artisti. Sono diverse le gallerie private intorno alle quali ruotano i lavori e gli sforzi di molti artisti locali. Pescara è divenuta negli ultimi decenni anni una sede espositiva per importanti mostre grazie alla presenza della mostra Fuori Uso, nonché del Museo d'arte moderna “Vittoria Colonna”.

Artisti principaliModifica

Costantino BarbellaModifica

 
Costantino Barbella

Costantino Barbella (Chieti, 31 gennaio 1852Roma, 5 dicembre 1925), nato da una famiglia di modesti commercianti, manifestò sin dalla prima giovinezza la propria vocazione modellando statuette per il presepe, presto notato dal coetaneo Francesco Paolo Michetti, il quale gli fece ottenere di formarsi all’Accademia di Belle Arti di Napoli attraverso un sussidio della provincia di Chieti. A Napoli Barbella studiò sotto il magistero del più importante maestro di scultura del tempo, Stanislao Lista, e al fianco di un altro valente e noto scultore in via di affermazione, il napoletano Vincenzo Gemito. Con le prime prove ed esposizioni iniziò a viaggiare in tutta Europa, distinguendosi come talento nella creazione di sculture di piccole dimensioni, pur eseguendo occasionalmente - spesso su commissione - opere di maggiori proporzioni. Si mantenne sempre fedele, seppur all’insegna dell’arricchimento e di una suggestiva trasfigurazione, ai temi del folclore abruzzese e alle scene idilliache raffiguranti contadini, eseguiti con un realismo dal timbro sentimentale molto vicino allo spirito agro-pastorale del primo tempo dell’arte degli amici Michetti e d’Annunzio, con i quali fu protagonista dello storico Cenacolo Michettiano (nel "conventino" di Francavilla al Mare), a tutt’oggi orgoglio e vanto della nostra terra, stagione prodigiosa di arte e letteratura. Nella maturità si cimentò con la ritrattistica e, in Italia, anticipò il Liberty.

A Pescara di Barbella si conservano delle piccole sculture donate all'amico d'Annunzio, conservate nel Museo della Casa Natale G. D'Annunzio, sul corso Manthoné.

Vicentino MichettiModifica

Vicentino Michetti (Calascio, 16 febbraio 1909 – Pescara, 18 maggio 1997)[1], nonostante le insistenze dei genitori, decise presto di dedicarsi ad una pratica attività. Proveniente da una generazione di costruttori, si indirizzò sull'ambito artistico, diventando quindi scultore. Su ispirazione della figlia, iniziò a elaborare i primi disegni e le prime plastiche, utilizzando particolarmente la creta. Dopo la guerra, tenne alcune esposizioni a Roma, nel 1947 e nel 1956 e a Parigi nel 1958 alla Galleria Bernheim-Jeune. È autore di molte opere presenti nella città di Pescara: l'obelisco del Teatro monumento Gabriele D'Annunzio, l'elefante e alcune opere bronzee di Piazza Salotto, la "Bambina giacente" nel giardino del Museo Paparella Treccia Devlet e "Grazia, la marinara", opera che rappresenta una donna del mare (realmente esistita) seduta sopra una gomena arrotolata con uno sguardo perso e freddo, conservata nel municipio[2]. Altre opere donate dall'artista al comune sono state collocate in una sala dell'Aurum[3][4].

Di Vicentino Michetti si ricorda a Pescara anche lo storico teatro Michetti in viale D'Annunzio, uno degli esempi migliori dello stile eclettico liberty, completato nel 1910; del nipote Vicentino jr si ricorda la costruzione dell'Elefantino in piazza Salotto.

Francesco Paolo MichettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Francesco Paolo Michetti.
 
Copertina di spartito musicale disegnata da Michetti

Francesco Paolo Michetti (Tocco da Casauria, 4 agosto 1851 - Francavilla al Mare, 5 marzo 1929) è stato un pittore e litografo di grandissima fama internazionale e molto apprezzato dai collezionisti d'arte a cavallo tra l'800 ed il ‘900; raggiunse la definitiva fama internazionale nel 1887, quando espose a Napoli la grande tela del Corpus Domini (che venne acquistata dall'imperatore Guglielmo II di Germania).

Formatosi a Napoli e lavorando in tutta Italia, è sempre rimasto molto legato alla sua terra e nei primi anni del ’900, attorno alla sua persona cominciò a riunirsi il Cenacolo michettiano a Francavilla, a cui partecipavano i maggiori artisti abruzzesi dell'epoca (tra gli altri, il poeta Gabriele d’Annunzio, lo scultore Nicola D'Antino e il musicista Francesco Paolo Tosti) nel convento di Santa Maria di Gesù di Francavilla. A Pescara, presso la ‘'Biblioteca provinciale'’, è conservato il suo celebre dipinto la figlia di Jorio del 1894.

I CascellaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Basilio Cascella e Pietro Cascella.
 
Basilio Cascella

La famiglia Cascella ha dato molto alla città di Pescara ed ha caratterizzato moltissimo la vita dell'arte della città, essendo stata una feconda scuola di arte e cultura, apprezzata a livello nazionale ed internazionale. Il Comune di Pescara ha dedicato ai Cascella la fondazione del Museo civico Basilio Cascella.

 
Il museo Civico Basilio Cascella

La prima figura importante è sicuramente quella di Basilio Cascella nato a Pescara, nel 1860. Egli frequentò la scuola serale degli Artieri di Pescara e lavorò come apprendista nello stabilimento tipografico Luigi Salomone. La sua formazione artistica non è legata alla frequentazione di nessuna scuola, ma è il frutto del suo lavoro e del contatto con molte personalità dell'arte del tempo in tutta Italia. La sua opera si rifà esplicitamente al verismo. Le sue attività creative sono molteplici: egli è stato litografo, pittore, grafico, ceramista, illustratore e fotografo. Dal 1895 il Cascella si trasferisce a Pescara ed il consiglio comunale della città delibera la cessione di un terreno per permettergli di costruire uno stabilimento litografico e di pittura. Tale concessione ha rappresentato un momento importante per la città poiché con essa è nata una vera e propria scuola di scultura ed illustrazione. Lo stabilimento litografico, ancora oggi esistente in viale Marconi a Pescara, è sede del Museo civico "B. Cascella", dal 1905 al 1914 produsse le bellissime stampe de "L'Illustrazione abruzzese".

Tre dei figli di Basilio Cascella, Tommaso, Michele e Gioacchino hanno continuato l'opera paterna, essendo stati tutti e tre pittori di apprezzabile abilità. In particolare, Tommaso Cascella ha esposto in diverse città europee ed anche in Brasile e fu tra i vincitori della Biennale di Venezia del 1932 ha vinto. Anche il fratello Michele, ha saputo acquisire fama a livello nazionale ed internazionale, con due partecipazioni alla Biennale di Venezia e con mostre in ogni parte d'Italia e d'Europa. Il fratello Giacomo, invece, non ha mai avuto la forza di imporsi nel panorama nazionale, perché è rimasto legato alla sua terra di origine e non ha mai intrapreso lo sforzo di vivere e lavorare nella piazze d'arte italiane più importanti.

Di grande importanza è l'esperienza dei figli di Tommaso Cascella, Andrea e Pietro. Andrea Cascella (1919-1990), è stato pittore è ceramista ed ha esposto e venduto le sue opere in tutto il mondo: la sua fama lo ha portato a divenire commissario della Biennale di Venezia e direttore dell'Accademia di belle arti di Brera. Il fratello Pietro Cascella (1919-2008), ha iniziato la sua carriera artistica come pittore e ceramista, ma ha consolidato la sua fama mondiale come scultore: le sue sculture sono solitamente composte da masse pietrificate levigate, aspre o corrose con accenni di base cubista e elementi di purismo geometrico. Egli ha lavorato molto in Abruzzo ed a Pescara, ha realizzato "La nave" (1987), sullo slargo all'incrocio del lungomare Matteotti con piazza I Maggio: opera che caratterizza il lungomare della città.

Non solo, Pietro con Andrea decorò le statue del Ponte Risorgimento, rinato dall'ex ponte Littorio distrutto dai tedeschi, il Monumento ai caduti di tutte le guerre in piazza Garibaldi, il Monumento ai Martiri della Libertà in piazza Unione.

Ettore SpallettiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ettore Spalletti.
 
Piazza Salotto, opera del piano di ricostruzione di Luigi Piccinato

Ettore Spalletti è nato nel 1940 a Cappelle sul Tavo, in Provincia di Pescara, dove egli tutt'oggi vive e lavora: è un pittore e scultore di fama internazionale, ma è molto radicato e presente nel territorio pescarese. In città è spesso protagonista di mostre personali o collettive ed ha realizzato la fontana presso la nuova sede del Tribunale Penale e Civile, in piazza Ettore Troilo. È in progetto la realizzazione di un “percorso d'acqua” che dovrebbe collegare la vecchia stazione di Pescara al mare.

Luigi BaldacciModifica

Luigi Baldacci (Pescara, 27 gennaio 1937)[5] è un pittore al quale sono legate varie opere presenti nella città, tra le quali quelle affisse sulle pareti della Sala Consigliare del Comune di Pescara, che raccontano la storia della città in otto pannelli dipinti ad olio su tela, nonché la scultura intitolata Omaggio a Flaiano, composta da due elementi in acciaio rivestiti di tasselli di ceramica colorata posta nel piazzale antistante l'auditorium Flaiano, componente del Monumentale teatro G. D'Annunzio.

Giuseppe MisticoniModifica

 
Monumento alla Coppa Acerbo, posto nella strada tra Cappelle e Spoltore

Giuseppe Misticoni, nato a Spoltore il 25 dicembre 1907, inizia l'attività artistica con il pittore abruzzese Italo De Sanctis, e compie i suoi studi nel Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di Roma. Nella capitale resta a lavorare alcuni anni; poi torna in Abruzzo ove prende a svolgere attività didattiche in varie scuole della città di Pescara. Inizia nel frattempo un'opera di svecchiamento della cultura della regione tenendosi costantemente a contatto con le punte avanzate dell'arte. La guerra ne interrompe l'opera, e parte nel 1940 per il fronte in Albania; fatto prigioniero, fugge dal campo inoltrandosi in vicende avventurose e drammatiche; unitosi a reparti partigiani, intraprende una durissima lotta di resistenza. Tornato, finalmente, in patria nel 1946, riprende l'opera interrotta, riuscendo a fondare il Liceo Artistico a Pescara e chiama quali collaboratori all'insegnamento i migliori artisti della regione. Muore poi a Pescara il 2 maggio 1998. Le sue opere principali sono custodite al Museo d'arte moderna "Vittoria Colonna" e a lui è intitolato il Liceo Artistico da lui fondato.[6]

Ferdinando GammelliModifica

Nasce a Pescara nel 1913. La sua formazione avviene prima a Penne, dove frequenta l’Istituto d’Arte con Fedele Brindisi, poi nell’Istituto Superiore di Monza, nel quale ha come insegnanti Marino Marini e Pio Semenghini, e infine, dal 1938 al 1943, nell’Accademia Albertina di Torino. Qui forma il sodalizio artistico chiamato “Gruppo Torino” assieme al suo grande amico Umberto Mastroianni e ad altri personaggi del mondo artistico come Felice Casorati, Luigi Spazzapan, Mattia Moreni, Piero Martina, Enrico Paulucci.

Dopo le intense esperienze nel capoluogo piemontese torna a Pescara e si stabilisce sul colle di San Silvestro. La sua casa-studio diviene luogo d’incontro di un altro sodalizio artistco, quello di “San Silvestro”, che riunisce importanti esponenti della cultura italiana, fra cui i critici Carlo Barbieri, Beppe e Virgilio Guzzi, Orazio Piattella e gli artisti Rocco Sambenedetto, Elio Di Blasio, Ciro Canale, Giulia Napoleone, Angelo Izzi, Enzo Lamierini e Antonio Di Fabrizio.

A Pescara Gammelli si dedica anche all’insegnamento. Dal 1959 al 1983 occupa la cattedra di scultura nel Liceo Artistico della città, divenendo una delle figure storiche di questo istituto, assieme a Giuseppe Misticoni, Giuseppe Di Prinzio, Franco Summa, Elio Di Blasio, Massimo Febo, Giovanni Pittoni, Enio D’Incecco, Sandro Melarangelo, Arduino Napoleone.

Le sue sculture lo portano nelle più importanti rassegne d’arte italiane, da quelle abruzzesi, come il Premio Michetti e il Premio Avezzano, a quelle nazionali, come le Quadriennali di Roma e di Torino, il Premio Marche, il Premio La Spezia, il Premio Maggio di Bari, il Premio Fiorino a Firenze

Diverse sue sculture sono conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Torino, la Galleria Civica di Milano e il Museo Sabaudo di Torino.

Muore a Pescara nel 1983.

Altri artisti legati a PescaraModifica

  • Vito Giovannelli, pittore, xilografo, medaglista. Dotato di buone conoscenze tipografiche si è dedicato, principalmente, alla realizzazione di ex libris, di assegni bancari e di documenti filatelici. Il suo tratto è ben individuabile nella panoramica della grafica internazionale, tanto da essere stato inserito dal critico Elke Schutt Kern dell'università di Lugano, nel prestigioso catalogo Gutenberg, del 1998.
  • Vittorio Pepe (1863 - 1943): a lui è intitolata una strada del quartiere Pineta a Pescara. Fu soprannominato lo "Strauss d'Abruzzo", fu musicista, compositore, componendo tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, stimato da Francesco Paolo Tosti e da d'Annunzio, che lo introdussero nel Cenacolo di Michetti. Per il suo carattere riservato fu ignorato dalla critica, inoltre a causa del bombardamento di Pescara del 1943, che colpì la sua abitazione, andò persa la sua documentazione di composizioni musicali. Nato il 23 luglio 1863 da Giuseppe e Rachele Carabba, fu battezzato nella vecchia chiesa di San Cetteo, la sua casa era presso il Circolo Aternino di piazza Garibaldi; fu avviato giovanissimo alla carriera musicale, frequentò la scuola delle sorelle Del Gado e il ciclo delle elementari con i maestri Eliseo Morico e Giovanni Sisti, conoscendo il compagno Gabriele d'Annunzio, poi si iscrisse al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, venendo seguito da Costanino Palumbo, per il pianoforte, da Nicola D'Arienzo per la composizione, diplomandosi nel 1885; due anni dopo fu iniziato al cenacolo michettiano.
    Dopo un periodo di soggiorno a Milano, tornò a Pescara, abbandonando la carriera promettente di concertista, dedicandosi all'insegnamento del pianoforte, fu maestro di Michele Muzii di cui rimane una "Lady Godiva" e Cristo Sorrentino. Dell'opera perduta con i bombardamenti di Pescara, rimangono una mazurka "Pescara" una marcia "Defilè alla pineta" e una polka "Sempre carina"; la "Polka del Fezio" ebbe un particolare successo per la banda civica di Pescara. Compose anche il tango "La musica del Parrozzo" il "Trittico di balli", il valzer per pianoforte "Abruzzo forte e gentile", e la "Zingaresca" molto lodata da D'Annunzio.

FumettisticaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Andrea Pazienza.

Nel liceo artistico di Pescara sono stati formati due importanti esponenti della fumettistica italiana. Particolarmente importante per la cultura e l'arte pescarese è stata la figura di Andrea Pazienza. Infatti, durante il periodo che trascorre al liceo realizza i suoi primi fumetti, alcuni dei quali mai pubblicati, e diversi quadri. Insieme ad altri artisti, lavora al Laboratorio Comune d'Arte "Convergenze", che a partire dal 1973 espone le sue opere in diverse collettive e personali. In quello stesso periodo, frequentava lo stesso liceo artistico di Pescara Tanino Liberatore.

LetteraturaModifica

Gabriele d'Annunzio e la sua visione di PescaraModifica

Certamente lo scrittore più famoso di Pescara è Gabriele d'Annunzio, nato nell'abitazione ora museo all'inizio del corso Manthoné nella Pescara vecchia. Abbandonando la città giovane per iscriversi al Collegio Cigognini di Prato, D'Annunzio rimase sempre legato a Pescara, vi tornò varie volte tra la fine dell'800 e l'inizio del '900, ricordandola sempre anche nelle ultime prose del Notturno (1921) e del Libro segreto di Gabriele d'Annunzio tentato di morire (1935). Menzionata sin dalla prima raccolta di poesia Primo vere (1879), Pescara è un universo allo stesso tempo provinciale e semplice, ma spunto di riflessioni artistiche per il primo d'Annunzio, quando egli s'avviò alla composizione delle prime prose bozzettistiche di stampo naturalistico verghiano, quali Terra vergine (1882), Il libro delle vergini(1884) e San Pantaleone (1886), confluite poi nelle Novelle della Pescara (1902).

 
Gabriele d'Annunzio

Come lo stesso D'Annunzio scrisse in alcuni articoli dei giornali romani per cui collaborava, l'Abruzzo era sconosciuto, e molte leggende aleggiavano sul conto della regione soprattutto nell'ambiente intellettuale romano. D'Annunzio evidentemente, per alcune novelle con alcune tracce di fantasia e di stregoneria, s'ispirò sia a queste leggende, ma anche alla raccolta di storie di Giovanni Pansa, riguardo i miti e le leggende della regione, che avevano a che fare con la superstizione, ma anche con il paganesimo. Non ne furono esenti neppure il poeta Gabriele Rossetti oltre un secolo prima, e nemmeno il pittore Francesco Paolo Michetti insieme a Basilio Cascella, che apprezzarono insieme allo stesso D'Annunzio alcuni riti semi-pagani, come la processione dei Serpari di Cocullo in onore di San Domenico abate. Tuttavia le superstizioni spesso e volentieri, nel programma di D'Annunzio della composizione delle novelle, hanno a che fare con il gusto del macabro e dell'orrido, ripreso anche nel romanzo successivo de Il trionfo della morte (1894), ossia per il rito di esorcismo di un'infante da parte di una strega, o per le connotazioni bestiali e animalesche, di assoluta follia panica collettiva che assumono i pellegrinaggi nei santuari, come nel caso del viaggio verso il santuario dei Miracoli di Casalbordino, descritto sempre da D'Annunzio nel romanzo.

Indubbiamente D'Annunzio, così anche Michetti, si documentarono su tali pratiche, e riportarono in forma d'arte, non senza, probabilmente, eccessivi tratteggi riguardo lo sfogo delle pulsioni e degli istinti, e ciò è visibile anche nei vari carteggi, soprattutto riguardo il pellegrinaggio di Casalbordino, di cui ne parlò anche il compositore Francesco Paolo Tosti nel 1877, quando ci andò con una delle sue amanti romane.
Benché documenti e la stessa popolazione della regione, abbiano dato in parte conferma sulla considerazione che D'Annunzio, e anche il teatino Giuseppe Mezzanotte, avessero riguardo gli istinti primordiali, la critica ha riconosciuto molto bene il compiacimento degli stessi verso il gusto dell'esagerazione[7], ben oltre il verismo di Verga, per non parlare dell'uso del dialetto locale, cosa che lo scrittore siciliano rifiutò per le sue opere. Il dialetto venne usato da D'Annunzio invece per comunicar maggior schiettezza dei personaggi e maggior vivacità della storia.

 
Francavilla al Mare disegnata da Michetti nel 1877

Lo stesso Mezzanotte elaborò una teoria del tutto personale, per le sue raccolte di novelle, sostenendo che la "bestialità" e l'irruenza della popolazione situata sulla fascia teatino-pescarese proverrebbe dal garbino, che agita gli animi e li spinge a nervosismo e ad estrema vitalità e a manifestare pulsioni, piuttosto che usare la ragione. Non a caso anche D'Annunzio nella raccolta poetica Canto novo (1881), descrivendo i paesaggi campestri tra Pescara e Francavilla al Mare, si avvalse del garbino come giustificazione degli amplessi dei contadini e dell'estrema vitalità dei rapporti suoi con Elda Zucconi.
Fatto sta che D'Annunzio si sbilanciò molto più di Mezzanotte, facendo trasparire una grande generalizzazione dell'ambiente abruzzese agli occhi della critica letteraria nazionale, quando invece lo spazio e il tempo dei racconti si concentrano solo s una determinata fascia ristretta dell'Abruzzo, ossia l'area basso Vestina di Spoltore, Cepagatti e Tocco da Casauria, passando poi a Pescara e Castellammare Adriatico (si ricordi che dal 1807 al 1927 erano due comuni autonomi separati dal fiume, l'uno in provincia di Teramo, l'altro in quella di Chieti), e infine l'area sud del chietino, come Ripa Teatina, Francavilla al Mare, Miglianico, Ortona, Orsogna e Tollo.

 
Scorcio dell'incrocio tra il Corso Vittorio Emanuele e il Corso Umberto I presso Castellammare Adriatico, ai primi del Novecento. Le case oggi sono state quasi tutte demolite, e al posto del forno-drogheria in rilievo oggi sorge l'ex Banco di Napoli, del Ventennio

Nelle novelle, diverse sono le ambientazioni a sfondo abruzzese, per lo più campagne o piccoli borghi della Val Pescara, tra Chieti e Castellammare. Ovviamente la cittadina principale dove si snodano le storie, descritta con maggior minuzia è proprio Pescara, o meglio la parte storica di Porta Nuova, dove nacque D'Annunzio stesso, e la parte più moderna di Castellammare Adriatico. A giudicare le numerose modifiche urbane che si susseguirono nell'aspetto orografico della città attuale, unita in un solo comune nel 1927, quando prima ne erano due ben distinti, in due province separate dalla foce del fiume, le novelle pescaresi di D'Annunzio sono di grande utilità, e tracciano alcune immagini di una cittadina che alla fine dell'Ottocento, benché in lenta trasformazione, conservava ancora molto della sua storia. Nel rione di D'Annunzio di Porta Nuova si fanno riferimenti alla chiesa di San Cetteo, prima della sua demolizione e ricostruzione in cattedrale nel 1933, alle altre chiese di San Giacomo e del Rosario, di alcuni bastioni della vecchia fortezza spagnola semi-smantellata, come il quartiere dell'Ospedale al bastione di Sant'Agostino, corrispondente all'incrocio odierno di via Orazio-via Conte di Ruvo-viale D'Annunzio, alle casermette che ancora oggi costituiscono al parte rimanente della vecchia fortezza.
Mentre parlando di Castellammare, si fa riferimento al ponte di ferro della ferrovia, allora l'unica via di collegamento delle due città, per cui in La guerra del ponte, da un fatto di cronaca veramente accaduto, il poeta narra della lotta molto accesa tra i due comuni; successivamente in altre novelle, come in Veglia funebre", Castellammare viene presentata come una ridente cittadina costiera molto più attenta alle esigenza della nuova società borghese, provvista di moderni stradoni, ossia viale Carducci, Corso Umberto I, Corso Vittorio Emanuele II, Piazza Umberto I, e della nuova stazione ferroviaria, con un'economia fiorente e sempre più vitale, a differenza della vecchia Pescara, ancora legata fortemente alla vita di città-caserma, dove si viveva ancora di commercio agricolo-pescatorio, quartiere insomma di garzoni, di artigiani semplici, il rione più popolare vale a dire.

Non mancano chiari riferimenti, come si è detto, alla letteratura internazionale, con materiale di spoglio soprattutto dalle raccolte verghiane, ad esempio nella storia de Gli idolatri D'Annunzio fa combattere due schiere di fanatici religiosi provenienti da i borghi immaginari di Mascalico e Radusa, ripresi dalle borgate catanesi di Mascalì e Raddusa, che si fanno la guerra per la supremazia del santo patrono, opponendo San San Pataleone a San Gonselvo; in La vergine Orsola il veicolo della morbosità che abbruttisce interiormente il personaggio è la ricerca di cibo, mentre è in punto di morte, a dare una prima lettura analitica del suo istinto di voracità, malgrado sia lodata come vergine, tanto che la storia terminerà con una fuga d'amore, un aborto, e infine la morte; in La veglia funebre la vedova e il fratello del morto sentono accendersi nel sangue un desiderio insaziabile di voluttà, proprio mentre la descrizione si sposta sul cadavere che lentamente si disfà, e la storia finisce in un amplesso sfacciato proprio nella sala del morto, in La morte del duca d'Ofena, la tensione aumenta lentamente, dal momento che i villani assaltano il palazzo signorile, dandolo alle fiamme e massacrando la servitù, fino al momento in cui arrivano a giustiziare il duca stesso con il valletto.

«Le mura di Pescara, l'arco di mattone, la chiesa screpolata,
la piazza coi suoi alberi patiti, l'angolo della mia casa
negletta.
È la piccola patria. È sensibile qua e là come la mia pelle.
Si ghiaccia in me, si scalda in me. Quel che è vecchio mi
repugna. La mia angoscia porta tutta la sua gente e tutte le sue età.»

(Dal Notturno)

Secondo Giargiulo e Marcazzan, Gabriele d'Annunzio novelliere si sarebbe formato nella prosa e nelle tematiche proprio con i bozzetti di stampo abruzzese, delle novelle-paesaggio, dove lo spazio e il tempo sono fondamentali, seguendo appunto anche la lezione di Mezzanotte, per stabilire e per far comprendere l'istinto per cui le normali pulsioni vitali dell'amore, delle passioni varie fisiologiche, vengono accentuate così tanto da sconfinare nella violenza, nella follia, e nell'omicidio; ma anche se D'Annunzio effettivamente si formò con questi topi, che riproporrà anche in alcuni brani dei suoi maggiori romanzi, dopo le prose abruzzesi, e la rielaborazione dell'antologia del 1902, non produrrà più nient'altro, se non si considerano le brevi prose autobiografiche de Le faville del maglio (1924-28).

Nelle opere finali del Notturno - Il libro segreto, D'Annunzio nella prima rievoca in una parte la sua città natale, la sua casa dove nacque, descrivendo tutte le sue stanze, e il volto di sua madre Luisa de Benedictis, nell'opera finale il poeta rievoca sempre la sua fanciullezza, in particolare dei pellegrinaggi alla chiesa di San Cetteo e al santuario della Madonna dei Sette Dolori, intrisi sempre di quell'aura di vago e misticismo tanto cara a d'Annunzio per la descrizione di scene di enfasi spirituale.

Ennio Flaiano e PescaraModifica

 
Ennio Flaiano

Nato anche lui a Pescara, in una casa poco distante da quella di D'Annunzio, sul corso Manthoné, Flaiano abbandonò presto la città per studiare a Roma, ma come si evince da alcune lettere inviate ad amici, come Pasquale Scarpitti, si riconosce come i suoi sentimenti fossero sempre stati legati a Pescara e all'Abruzzo, lodata come terra ancora "vergine", piena di spensieratezza e gaiezza. Quando l'amico regista Federico Fellini stava lavorando al film I vitelloni, Flaiano gli propose il soggetto, ispirandosi alla vita di provincia della riviera pescarese, ma Fellini scelse la città romagnola di Rimini, sicché Flaiano gli avrebbe detto che gli "avrebbe rubato anche la gioventù".

In un documentario della Rai degli anni '70 della serie Il viaggio in Italia, Flaiano torna a Pescara e viene intervistato, rievocando l'antico passato di fortezza spagnola della città, e di successivo sviluppo economico e turistico. Flaiano nostalgicamente ricorda l'antica cittadina, la piazza Garibaldi, le strade dei Bastioni, delle Caserme, del corso Manthoné, e si dispiace di come la guerra e poi la speculazione edilizia avessero intaccato l'equilibrio architettonico molto semplice e sobrio della cittadina di riviera, in fatti è possibile vedere dai filmati come le costruzioni moderne avessero già rovinato le strade storico come il viale D'Annunzio e il corso Manthoné, il Circolo Aternino distrutto dalla guerra non era stato ancora costruito, il palazzo ottocentesco prospettante sulla piazza era stato già sostituito dall'alveare moderno.

A Flaiano è stato dedicato il ponte sul fiume di Pescara realizzato nel 2017, con la caratteristica "Vela".

Arte elettronicaModifica

A Pescara si è svolto il PEAM - Pescara Electronic Artists Meeting: un meeting internazionale d'arte elettronica, arte digitale e videoarte organizzato dall'Associazione Culturale "Artificialia". L'evento è partecipato e diretto da diversi artisti ed intellettuali pescaresi.

ArchitetturaModifica

La città di Pescara a causa dei bombardamenti del 1943 e edella ricostruzione post-bellica, con successivi evidenti episodi di speculazione edilizia, conserva solo alcune parti storiche nel campo architettonico. Il nucleo antico principale è il rione di Porta Nuova, della parte del viale D'Annunzio e di Corso Manthoné, zona circondata in origine dalle mura della fortezza borbonica voluta dal Carlo V. Nel Corso Manthoné si ammirano esempi di architettura gentilizia e borghese del tardo Settecento e dell'Ottocento, come la casa di Gabriele d'Annunzio, restaurata dall'architetto Antonino Liberi in stile neoclassico-liberty, e la casa natale di Ennio Flaiano. Altre architettura mostrano connotazioni liberty, neorinascimentali e tardo settecentesche, come alcuni stabili che si affacciano su Piazza Garibaldi, o l'esempio della sede del Circolo Aternino, ex municipio della vecchia Pescara.

 
Scorcio del corso G. Manthoné, arteria principale del "centro storico" pescarese

In origine presso Porta Nuova c'erano altri stabili settecenteschi come la casa del Manthoné, oppure la chiesa di San Giacomo, ma sono andati distrutti nel 1943. Lungo il viale D'Annunzio si trovano esempi di architettura sperimentale in stile librty o neogotio, come il Palazzo Perenich progettato dal Liberi, oppure il palazzo di Camillo Michetti, attiguo all'ex Teatro "Vicentino Michetti". Numerose sono le villette situate nella riviera di Pescara, fino al 1927 comprese nel comune di Castellammare Adriatico, realizzate tra l'800 e il primo '900, in diversi stili, come il liberty e il neoclassico, alcune delle quali progettate sempre dal Liberi. Nella zona di Castellammare, prima della ricostruzione post-bellica, si segnalavano vari palazzi pubblici, dei quali ad esempio in Piazza Salotto resiste il Palazzo Muzii, e lungo il corso Umberto I all'incrocio con il orso Vittorio Emanuele giganteggia il Palazzetto Imperato.
A partire dalla costituzione nel 1927 del comune e provincia di Pescara, fu necessaria la ostruzione di nuovi istituti pubblici, per cui si sperimentarono le tecniche dell'eclettismo del primo fascismo, e successivamente del razionalismo del Ventennio, i cui massimi esponenti a Pescara furono Cesare Bazzani (costruttore della Cattedrale nuova nel 1933 e del Ponte del Littorio, con statue di Nicola D'Antino, distrutto nel 1943 e ricostruito come "Ponte Risorgimento"), e Vincenzo Pilotti, il quale costruì il Palazzo delle Poste sul corso Vittorio Emanuele, e il nucleo di Piazza Italia, con il Palazzo del Governo e il Palazzo di Città.

 
Piazza della Rinascita, detta piazza Salotto, vista da Palazzo Arlecchino

Dal dopoguerra vari furono gli architetti pescaresi e non che si cimentarono nella realizzazione di diversi palazzi pubblici di interesse artistico, come il Palazzo Monti, realizzato da Vincenzo Monti, le Torri Camuzzi (2011) e i Nuovi Tribunali di Pescara lungo viale Pindaro, completati nel 2017, per cui Ettore Spalletti ha realizzato la fontana monumentale. Figurano nel contesto moderno pescarese anche le nuove strutture viarie del Ponte del Mare (2009) di Walter Pichler e il Ponte Flaiano (2017) realizzato da Enzo Siviero.

Rovine di AternumModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aternum.

Le prime testimonianze di presenza umana a Pescara si hanno in località Colle del Telegrafo, nel quartiere di Pescara Colli. La presenza risale all'epoca del Neolitico, e continuò sino all'età italico-romana (VI-I secolo a.C.), anche se si andò spostando nella cittadina di Aternum o "Ostia Aterni", a sud del fiume Pescara, attorno all'area di Corso Manthoné, via delle Caserme e Piazza Garibaldi, per avere più controllo sul porto allo scalo fluviale. Nel V-VI secolo d.C. abbiamo la ricomposizione dell'antico centro romano, con la conquista dei Bizantini, che fortificano le mura e la torre di guardia, un "Castellum" a mare, che successivamente, con il rifacimento totale del presidio fortificato nel corso del XVI secolo, quando si andrà a costituire la Real Piazza Spagnola di Pescara, costituirà l'elemento del bastione San Cristoforo.

Scoperte archeologiche del 1976 in zona Colle della Pietra[8], hanno rinvenuto due sepolture del VII secolo a.C., con oggetti di pregevole fattura e corredi funebri, poiché quest'area dei Colli fu abitata anche nell'epoca italico-romana, come dimostrano i rinvenimenti nel Campo sportivo dei Gesuiti presso la parrocchia di Cristo Re, e presso Villa Basile (VI sec). La presenza di italici in questa zona confermerebbe la tesi di una continuità abitativa, collegata dal tratto di via Forca di Penne, via Arapietra, via D'Emilio, via Cavallaro, via Colle Marino, via Colle del Telegrafo, usato come itinerario prescelto per arrivare al porto di Aternum.

 
Ricostruzione della città di Aternum

Questa città è detta dai Romani "ostia" in quando era costituita inizialmente da un insieme di case edificate a nord dai coloni Vestini, a sud dai coloni Marrucini e Frentani, questo villaggio divenne immediatamente strategico per l'incrocio dei traffici commerciali fluviali e via terre, lungo la strada Tiburtina Valeria, risalendo verso Roma, con le stazioni principali a Sulmona e ad Amiternum (L'Aquila). L'antica via di fondo valle incrociava il tracciato litoraneo ad angolo retto con la via Flaminia, subito dopo scavalcava il fiume, lo costeggiava, lungo l'area occupata dalla casermette borboniche, e arrivava al porto. La via Claudia Valeria invece, dopo aver intersecato la via di Fondovalle, proseguiva verso l'attuale via dei Bastioni[9]Queste vie commerciali favorirono lo sviluppo edilizio durante il governo romano del I secolo a.C., e vennero eretti templi, necropoli, edifici rustici, empori, magazzini portuali, un faro di controllo, raggiungendo un certo livello di importanza, che fu mantenuto anche nel primo Medioevo, al pari di Ortona e Histonium. L'importanza della città è testimoniata dalle sculture, dalle ceramiche rinvenute, ma anche dai resti architettonici, come un mosaico parzialmente distrutto nel VI secolo dai Bizantini, che edificarono le mura nell'attuale via delle Caserme. Il mosaico presentava un motivo decorativo a pelte ed emblema centrale[10], in via delle Fornaci sono state rinvenute due fontane, a forma di impianto circolare con vasca risalente all'epoca tardo medievale, posto su una struttura in pietra arenaria più antica. La fontana poteva essere Fonte Borea, che esisteva in Colle del Telegrafo, mentre l'altra è detta Fonte Locca, coeva di questa, che si trova sulla strada per contrada San Silvestro. Questa fontana risale al XVII secolo, fu restaurata nel 1819 e nel 1930.

 
Mosaico romano, scoperto nel 1999, presso i fondaci delle caserme borboniche
 
Fondaco romano in via delle Caserme

In via Arapietra sono stati trovati dei dolii riferibili ad una fattoria romana, altre tracce sono state trovate negli scavi del 1990-2002 presso la riva Sud del Pescara, esattamente nell'area delle Caserme, evidenziando la presenza di magazzini e taverne del II secolo d.C., e resti romani all'angolo di via Corfinio con via delle Caserme; mentre resti antichi e altomedievali, in vista oggi, sono stati rinvenuti scavando in Corso Manthoné, così come è stato riportato alla luce, e reso visibile mediante teca di vetro, un pavimento in opus spicatum presso il ristorante "Taverna 58" in Corso Manthoné. Grandi blocchi in pietra calcarea, successivamente reinterrati, sono stati scoperti nel 2001 dall'archeologo Andrea Staffa, a testimonianza della presenza di una struttura fortificata all'altezza del Ponte D'Annunzio, all'incrocio con via delle Caserme
Pescara ebbe il massimo sviluppo sotto l'impero di Diocleziano, come dimostrano i vasi in sigillata africana, altre ceramiche testimoniano i traffici commerciali verso la Dalmazia e Salona, fu rifatto anche il ponte romano, che collegò per secoli, sino al 1703, le due realtà oltre il fiume. Dato che purtroppo crollò per mancati restauri, del ponte oggi restano parti della testata, all'incrocio tra Lungaterno Sud e via Orazio, dove si trovava il bastione Sant'Antonio della fortezza spagnola, poiché nel XVIII secolo fu utilizzato un ponte di barche, e di seguito nel 1863 venne costruito il ponte in ferro della ferrovia, mentre solo nei primi anni del Novecento l'attuale Ponte D'Annunzio che collegava la realtà di Porta Nuova con il quartiere Castellammare Adriatico.

Lungo viale Gabriele d'Annunzio, all'altezza del sagrato della Cattedrale di San Cetteo, sono stati riportati alla luce due basi di colonne cilindriche in opera cementizia, databili al IV secolo d.C. Sono colonne di un edificio a pianta circolare, dedicato alla dea Vittoria, successivamente nel V secolo divenuta sinagoga ebraica, e poi chiesa cristiana dedicata a Santa Maria di Gerusalemme, scomparsa già nel XIII secolo e sostituita da un altro edificio meno l'arco trionfale di ingresso.

La chiesa di Santa Maria di Gerusalemme

 
La colonna della chiesa di Santa Gerusalemme

Oggi di questo edificio si possono ammirare solo i resti delle due colonne in viale D'Annunzio. La testimonianza che l'edificio in passato fosse un tempio romano è data dall'iscrizione [VIC]TORIAE AUGUSTAE SACRUM, iscrizione risalente al tempo della Tetrarchia romana. La peristasi interna risultava costituita da soltanto 6 colonne, che definiva un vano circolare interno di 7 metri[11]; si tratta però di sole ipotesi, in quanto non ci sono piante della struttura, ma si pensa che nel XII secolo fosse stato scelto questo impianto per via della riscoperta di contatti culturali con la Terrasanta, fattasi intensa all'epoca delle Crociate, e della presenza templare, ben documentata anche a Pescara e nelle zone circostanti abruzzesi, ad esempio nell'anno 1308. La chiesa potrebbe esser stata costruita a modello del Santo Sepolcro di Gerusalemme, due delle colonne trilobate che formavano il vano circolare, sono oggi ben visibili davanti la Cattedrale di San Cetteo, grazie inoltre a una protezione in vetro accompagnata da cartellonistica esplicativa.

I Templari edificarono anche un piccolo ospedale, posto all'angolo di via delle Caserme con via Petronio, anticamente detta "via Cavalieri di Malta".
Le fonti testimoniano che nel V secolo questo tempio divenne sinagoga, per la presenza di ebrei in Pescara, e che veniva condivisa, prima della costruzione delle chiese, con i cristiani per il culto. Il vescovo e marchese di Chieti Trasmondo dice che nell'VIII secolo avvenne un fatto increscioso: degli ebrei colpirono l'icona sacra di Cristo con una pietra, suscitando una battaglia religiosa, che culminò con l'espulsione degli ebrei da Pescara, dato che la giurisdizione della chiesa passò nella diocesi di Chieti, e successivamente sotto la giurisdizione dell'abbazia di San Giovanni in Venere.
La chiesa venne ampliata nel XIII secolo, ma poi cadde in abbandono, come è testimoniato dalle carte della Real Piazza di Pescara dell'abate Giovan Battista Pacichelli (1695), e fu sostituita da un altro edificio, nel XVIII secolo si progettò l'edificazione di una nuova chiesa, ma i lavori non terminarono, sicché rimase solo l'arco trionfale di ingresso con un campanile a torre, che formava una seconda torre con quella della chiesa del Sacramento o di San Cetteo, a poca distanza (si ricordi che la chiesa storica di Pescara fu abbattuta nel 1929 e ricostruita nelle forme attuali nel 1933-38 dall'architetto Cesare Bazzani). Rimanendo tale porta, per la presenza di altre porte storiche già esistenti presso le mura, fu battezzata "Porta Nuova", e tale toponimo resistette sino ad oggi, malgrado la demolizione di quest'arco nei primi anni del Novecento, per essere sostituito da Palazzo neorinascimentale di Camillo Michetti.

Fondaci della città bizantino-normannaModifica

La presenza bizantina a Pescara si ha nel 538 durante la guerra greco gotica, quando Aterno era presidiata da Tremone, assalita dal generale bizantino Giovanni, occupandola. La città tuttavia continuò a mantenere la funzione di scalo commerciale, come testimoniano i frammenti ceramici rinvenuti presso il porto. Tenendo conto del valore strategico del posto, che ebbe collegamenti commerciali anche con Ravenna sede dell'esarcato, i Bizantini annetterono Aterno al ducato di Benevento, e fortificarono la cittadella, erigendo la prima cinta muraria, in via dei Bastioni, mentre sul lato del fiume la cinta doveva essere in parte sovrapposta ai moli romani. Secondo l'archeologo Staffa, i Bizantini eressero una cinta spessa 3, 03 metri, nel VI secolo, ed eressero una torretta di vedetta presso l'attuale Piazza Unione, detto "Torre Propugnaculum", sopra cui nel XVI secolo venne eretto il bastione San Cristoforo della fortezza spagnola.

 
Pescara e Ancona nel disegno dell'ammiraglio Piri Reis

Presso il Colle del Telegrafo venne eretta l'oppidum del Castellum a Mare, fortezza citata nel 10001 dal notaio Rainaldo di Penne per una donazione al monastero di Montecassino, poi nel 1176 dalla bolla di papa Alessandro III per i beni dell'abbazia di San Giovanni in Venere, e poi da papa Innocenzo III nel 1204 per la conferma dei beni all'abate Oddone di San Giovanni. Il Castellum a Mare rappresenta una delle poche testimonianze della presenza normanna a Pescara, doveva apparire come una cittadella fortificata, al pari di Castrum Novum (Giulianova) e Castrum Truentum (Tortoreto-Martinsicuro), che con il castrum Belfiore (Silvi Paese), Ostia Aterni, Ortona, San Giovanni in Venee, creavano un unico cordone difensivo.

Rilievi stratigrafici delle varie ricostruzioni delle mura, visibili nel locale adiacente l'ingresso al Museo delle Genti d'Abruzzo, testimoniano infatti che nel XIV-XV secolo Pescara fosse già cinta da mura. Le mura vennero rifatte da Ruggero II di Sicilia, dunque una ricostruzione normanna sopra la vecchia cinta fortificata bizantina. All'epoca la cinta era molto robusta nella parte a nord (attuale Lungofiume Sud, presso gli uffici del Museo), dove raggiungevano lo spessore di 3, 60 m. Si suppone che questa porzione avesse tre torri di guardia, di cui due poste lateralmente il ponte romano che collegava la cittadella di Aternum alla piana a nord del fiume, dove si trovava la dogana regia per il passaggio delle barche. Di queste torri si conserva il rudere di una, quella al lato mare; secondo altri le torri normanne erano 6: una a sud, un'altra al raccordo sud-est, e le altre a sud-ovest. Il lato ovest della cinta muraria si sviluppava lungo l'attuale via Orazio, secondo l'archeologo A. Staffa, il lato sud delle mura era quello più esteso, correva lungo via Conte di Ruvo, e aveva 8 torri.

Il lato est dalla parte del mare presentava l'altra porta della città, la porta difesa dal maschio bizantino detto Propugnaculum, ossia il castello, che sorgeva in Piazza Unione. Il lato est era dunque più corto, l'ammiraglio turco Piri Reìs, nella sua mappa del 1518, descrisse Pescara come cinta da possenti mura trapezoidali, che racchiudevano il castello da un recinto fortificato lungo la riva Nord. La ristrutturazione operata da Francesco del Borgo, e poi da Jacopo Caldora (prima metà del XV secolo), aveva fatto sì che Pescara potesse considerarsi già una fortezza di fatto. In documenti redatti da Girolamo Ravizza di Chieti, si nota comunque che la fortezza aveva dei punti deboli, per lo scarso numero dei difensori (nel 1482 erano 800 stradioti della cavalleria leggera veneziana, che espugnarono il castello).

Il progetto riguardò la costruzione delle mura attorno il piccolo villaggio di Aternum nella zona sud del fiume (il quartiere Pescara Vecchia), e a nord, attorno la doganella (la zona di Rampigna). La cinta muraria della riva sud (Museo delle Genti d'Abruzzo) e del lato ovest a monte, ricalcarono quello della preesistente muratura normanna, anche se vennero fatte arrivare delle maestranze specializzate da Milano. La cinta muraria ad est (lato mare) della fortezza cinquecentesca ricalcava quella preesistente, e venne rinforzata. Dunque una porzione consistente delle mura, almeno di quella di via delle Caserme, fu semplicemente rinforzata, mentre gli sforzi di edificazione ex novo della piazzaforte riguardarono nuovi tratti a sud, e dei vari bastioni lanceolati. Fu prolungata la cinta muraria di via Conte di Ruvo, e via Vittoria Colonna.

La ricostruzione spagnola e la Real Piazza di PescaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fortino del Pescara.
 
Disegno della Piazzaforte di Carlo V, con la cittadella di Pescara

Data la necessaria importanza di Pescara, divenuta spartiacque dal XIV secolo mediante il fiume per i due Abruzzi Citeriore e Ulteriore, con l'occupazione del Regno di Napoli, quando entrò nel dominio di Carlo V, quando il Regno di Napoli fece parte del vice regno spagnolo nel 1503, il destino dell'antica fortificazione di Pescara subì una nuova spinta ricostruttiva.

Vi fu un altro fatto che impresse ulteriore lena a compire i lavori di fortificazione: quando il pontefice Paolo IV chiamò nel 1556 il re di Francia Enrico II ad intervenire in Italia contro gli Spagnoli, promettendo l'investitura del regno di Napoli a uno dei figli. Il francese Carlo di Rohan-Gié duca di Guisa invase l'Abruzzo, e pur avendo conquistato Teramo e Campli, rimase bloccato dalla resistenza di Civitella del Tronto, e si ritirò perché gli Spagnoli erano intervenuti in favore del nuovo viceré Fernando Álvarez de Toledo Duca d'Alba, figlio di Filippo II di Napoli. Nella cacciata, il Duca d'Alba rilevò l'importanza strategica di Pescara, che avrebbe potuto costituire una seconda sentinella al fiume, come la fortezza di Civitella

 
Veduta di Piazza Unione dal Ponte Risorgimento (con i tre ingressi a via dei Bastioni, Corso Manthoné e via delle Caserme), dove si trovava l'antico bastione di San Cristoforo della fortezza spagnola

All'epoca dell'attacco turco di Piyale Paşa, nell'estate 1566, la fortezza di Pescara era ben difesa dal duca Giovan Girolamo I Acquaviva, e così il comandante preferì andare oltre, saccheggiando Ortona e Francavilla al Mare, dirigendosi poi per Vasto. Le mura nuove erano alte 8 metri sul piano di campagna, spesse 3,60 m, e oltre alla cortina che correva per 3 lati, c'era il quarto strato lungo il lato nord del lungofiume, tra i bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo (la via delle Caserme), la porzione più ampia delle mura, dove si trovava la Porta Reale, il principale ingresso dal ponte sul fiume. Il tutto era circondato da un fossato largo 20 metri, con i 5 bastioni lanceolati. Oltre a questi bastioni della porzione sud, che circondavano l'antica Aternum, ce n'erano due sulla riva nord, a guardia della doganella e del Corpo di Guardia: il San Vitale (Piazza Martiri Dalmati e Giuliani - via Caduta del Forte) e il San Francesco (via Caduta del Forte - Corso Vittorio Emanuele).
I bastioni Sant'Antonio e San Rocco presidiavano il lato ovest ed erano dotati di alti terrapieni, ampi fossati ricolmi di acqua del fiume, massicce mura perimetali e un tiro incrociato. La stessa cosa era presente sulla riva sud, dove il nemico aveva il fiume da valicare, e doveva esporsi al tiro degli assedianti posti sulle mura, e a quello dei bastioni Sant'Antonio e San Cristoforo. Nelle cartine spagnole si mostra come il transito alla fortezza da nord-sud avvenisse attraverso il ponte romano, vigilato dalle mura dei bastioni San Viale sulla riva nord, e di Sant'Antonio sulla riva sud, e dalla grande torre medievale posta a guardia della doganella. Il passaggio fu poi dismesso e aperto un ponte levatoio centrale, la torre del dazio si trovava presso il parcheggio attuale della golena sud, e al Centro Nazareth. Il passaggio est-ovest, sempre secondo la piantina, avveniva attraverso un ponte di legno che collegava il terrapieno al lato ovest nei pressi del bastione Sant'Antonio, con la strada verso contrada Villa del Fuoco e Chieti.
Il transito ovest-est sulla riva sud in direzione mare (porto) e di Francavilla avveniva attraverso un altro ponte di legno che collegava il terrapieno del bastione San Cristoforo prospiciente la riva, con la via Marina. Interessante vedere che in questa carta, nella zona di Piazza Unione, si trovassero ancora le rovine del basamento del castello Propugnaculum d'epoca bizantina, sopra cui venne costruito il bastione San Cristoforo. In sostanza, la fortezza venne realizzata non per resistere all'assedio di eventuali nemici, ma per arrestare qualsiasi tentativo di attacco, in attesa dell'arrivo di rinforzi esterni; era un ottimo ricovero per le truppe e le guarnigioni, ed era organizzata con stabilimenti e depositi di viveri.

Porta Nuova secondo PacichelliModifica

 
La Real Piazza secondo l'abate Paichelli

Nella pianta del 1695 dell'abate Giovan Battista Pacichelli, è possibile farsi un'idea di com'era l'antica fortezza di Pescara, e l'abitato di Porta Nuova al suo interno. La legenda riporta:

  • A: foce della Pescara
  • B: isolotto per operazioni d'assedio - colmato già nel XIX secolo, alla foce del Porto Canale
  • C: rovine di Aternum - zona Spalti del Re e Ponte Risorgimento
  • D: Faro di Pescara, doveva sorgere in Piazza Caduti del Mare, dove si trova il Ponte del Mare (2009)
  • E: Castello Bizantino - Piazza Unione e inizio di via delle Caserme, in parte rifatto nel XVI secolo col Bastione San Cristoforo
  • F: Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli - via dei Bastioni, esistente sino al 1943, poi sostituita dalla chiesa dell'Adorazione in Largo dei Frentani. Corrispondeva col Bastione San Giacomo
  • Chiesa di San Gaetano - appena poco dopo Piazza Garibaldi, non si sa molto, doveva essere in corrispondenza del viale D'Annunzio con Piazza XX Settembre, oggi E. Alessandrini, dove stava il bastione San Giacomo.
  • H: Bastione Sant'Antonio - via Orazio, all'incrocio con Lungofiume Sud
  • I: Bastione San Rocco - rialzo del sottopassaggio ferroviario all'incrocio di via Orazio con via Conte di Ruvo
  • K Bastione San Giacomo detto "Cavaliere" - Piazza XX Settembre, oggi di E. Alessandrini, già demolito nel primo Novecento per realizzare la piazzetta giardino, oggi è occupato dall'ex palazzo dei Tribunali.
  • L: Bastione San Nicola -incrocio via Conte di Ruvo con viale Marconi
  • M: Bastione San Cristoforo o "Bandiera" - Piazza Unione, ingresso al Ponte Risorgimento
 
Via delle Caserme
 
Via delle Caserme: l'area dell'antica Porta Maggiore della fortezza spagnola, oggi luogo di ristoro accanto il Museo delle Genti d'Abruzzo
  • N: Bastione San Francesco - Piazza Duca d'Aosta incrocio con via Caduta del Forte. Nel 1936 c'è stato costruito sopra il Cinema teatro Massimo
  • O: Bastione San Vitale - demolito nel 1945, stava nel campo militare Rampigna, coevo del San Francesco a nord del fiume
  • P: Porta Maggiore - esistente sino al 1943-44, distrutta dai bombardamenti, era la porta principale di accesso al bagno penale dal fiume. Oggi è sostituita da un arco moderno, lungo la file delle casermette.
  • Q: Porta da Chieti o del Sale - in via Orazio, presso il bastione Sant'Antonio, scomparsa.
  • R: Porta della Marina o San Cristoforo - posta in corrispondenza del Bastione San Cristoforo, tra Piazza Unione e via del Porto
  • S: Palude Vallicella - si trovava lungo viale Nicola Fabrizi, bonificata a metà Ottocento.
  • T: Municipio - l'attuale sede del Circolo Aternino, in Piazza Garibaldi
  • V: Ospedale - presso l'antico convento dei Cappuccini di San Giuseppe, in via Matese
  • W: Caserma - sede dell'artiglieria, compresa tra via Spalti del Re, via Pesaro e via Caduta del Forte. Oggi l'area è occupata dalla Questura, ma si conservano alcune basi a contrafforte del bastione San Vitale e l'antica cappella della Madonna del Carmine.
  • X: Fortezza d'assedio - corrisponde alla Villa del Fuoco, poi D'Annunzio, in via Raiale, di cui è stato riadattato il torrione a forme abitativa.
  • Y: Ponte romano, poi di barche - stava sul Lungofiume Sud, presso via Orazio, crollato nel 1703 e costituito da barche- Dal 1863 rifatto in ferro per il passaggio del treno.
  • Z: Quartiere di fanteria - in via delle Caserme, ossia le casermette borboniche

Oggi il quartiere, detto Porta Nuova per la presenza, sino al XIX secolo, dell'arco trionfale della storica chiesa di Santa Gerusalemme, che si affacciava sull'attuale viale D'Annunzio, è molto cambiato. Le modifiche urbane iniziarono dalla metà dell'Ottocento, quando Pescara entrò nel Regno d'Italia, ma presero un decisivo avvio nei primi anni del Novecento, quando si progettò di allargare il grande viale che collegava la cittadella all'area della Pineta, bonificata e avviata al processo di edificazione residenziale per le famiglie alto borghesi. Il processo di edificazione comportò lentamente la trasformazione delle case affacciate sul viale (allora dedicato a Umberto I di Savoia e di Piazza Garibaldi, con la sede municipale, e il Palazzo Mezzanotte, e la casa paterna di Ennio Flaiano, edifici tipici dello stile borghese del primo Novecento. Le casette, a uno o più piani, di semplice aspetto, vennero lentamente una a una smantellata lungo questa strada che si allargava sempre di più, sicché sopra l'arco di Porta Nuova fu costruita l'eclettico Palazzo di Camillo Michetti, e accanto il teatro comunale "Vicentino Michetti" (1910), dal nome del costruttore.

Il piazzale del bastione San Giacomo divenne un luogo ricreativo a giardino, divenendo Piazza XX Settembre, l'edificazione procedette lungo il viale Conte di Ruvo, parallelo all'area della chiesa di San Cetteo, risalente al XVII secolo, anche se citata in documenti del XIII secolo, insieme ad altre chiese del quartiere: San Nicola, Sant'Antonio, San Tommaso e San Salvatore. Nel XIII-XIV secolo vennero creati dei monasteri dentro le mura: ossia quello degli Agostiniani che si trovava in via Orazio, presso il ponte romano, quello delle Benedettine in via Aprutini, dove si trova l'attuale mercato coperto, quello dei Frati Minori Francescani in corso Manthoné, ancora leggibile, benché ampiamente modificato, mentre su Piazza Garibaldi prospettava la chiesa di San Cetteo o del Sacramento, prima della trasformazione nel 1929 con la demolizione, e del rifacimento ex novo nel 1933-38 dall'architetto Cesare Bazzani, per divenire l'attuale Cattedrale di San Cetteo, allora chiamato "Tempio della Conciliazione".
Le parti meglio conservate, che mostrano il carattere semplice settecentesco, e poi alto borghese della metà del XIX secolo, cono le schiere di case poste in via delle Caserme e Corso Manthoné, di cui si ricordano le case dove nacquero Gabriele d'Annunzio ed Ennio Flaiano. Prima della trasformazione in stile eclettico, all'inizio del corso, da Piazza Garibaldi, annessa al Palazzo Mezzanotte, vale a dire la costruzione storica prima dell'insignificante condominio erettovi sopra negli anni '70, insisteva anche la casa del patriota Ettore Carafa, che cercò di deporre il governo borbonico.

Le chiese principali di Porta Nuova erano:

Chiesa del Santissimo Rosario

Si trovava lungo via dei Bastioni accanto la chiesa di San Giacomo; aveva pianta rettangolare di 16x3 metri, divisa in tre navate ovali. Aveva tre portali ognuno dei quali corrispondente a una navata; non aveva cupola e neanche arcate regolari. La divisione era data da quattro pilastri, aveva un organo ligneo, anche se mal conservato al tempo della relazione, aveva pavimento in mattoni, tre altari, e il campanile a vela fuso con la facciata, con tre arcate e due campane. La chiesa, già in cattive condizioni, fu distrutta dai bombardamenti alleati del 14 settembre 1943 e non più ricostruita, oggi di essa è possibile vedere solo qualche foto storica, e dedurne l'importanza locale, dato che vi venne battezzato Gabriele d'Annunzio.

Chiesa di San Giacomo degli Spagnoli

La chiesa di San Giacomo era l'ultima di via dei Bastioni, in corrispondenza dell'attuale Piazza Unione. Era pianta rettangolare in stile tardo barocco settecentesco. La facciata era divisa da una cornice marcapiano in due settori con tre aperture alla base per i portali, sormontati in asse da altre aperture per le finestre. Il campanile laterale era una torre rettangolare che terminava originalmente con cuspide conica, successivamente accomodata a pianta quadrata per ospitare la cella dell'orologio. La chiesa fu distrutta nel 1943. In una descrizione del 1741, viene disegnato l'arredo interno: una nave coperta a lamia tutta stuccata, sostenuta da due pilastri con archi; in testa v'è l'altare maggiore isolato, con tabernacolo indorato per riporre il Santissimo Sacramento, e dentro v'è il coro con il quadro di San Giacomo. A destra e sinistra ci sono sei altari con immagini sacre in stucco, il primo con il quadro della Madonna della Buonaria, il secondo con la statua di Sant'Antonio, il terzo con l'immagine del Crocifisso, il quarto con la Madonna della Concezione, il quinto di San Francesco Saverio e il sesto con la statua di Santa Barbara, simile a una nicchia[12].

 
L'attuale via D'Annunzio, come si presentava nel primo Novecento, in vista la torre della chiesa storica di San Cetteo o del Sacramento
Vecchia chiesa di San Cetteo

La chiesa di San Cetteo ospitava la parrocchia dedicata al santo patrono amiternino, da almeno il XVII secolo. Era una piccola struttura con la facciata rivolta verso Piazza Garibaldi, e non sul viale D'Annunzio, come l'attuale Cattedrale. Viene descritta, in una relazione della visita pastorale dell'arcivescovo di Chieti del 1841, di forma irregolare, non conforme a qualsiasi ordine architettonico e priva di abbellimenti rilevanti all'esterno, se non il portale in stile classico rinascimentale. Il campanile era a torre, con cuspide conica, modificata nel primo '900 in cuspide cipollinea, per poi essere abbattuta insieme a gran parte della torre, perché pericolante. La facciata aveva il portale in stile classico e due piccoli rosoni circolari; l'interno era a due navate irregolari, con otto finestre laterali per le luci. Il portale corrispondeva alla navata di destra, v'erano un piccolo organo, il pulpito in gesso, otto altari e una piccola cappella dedicata a San Cetteo. Le due navate erano divise da cinque arcate, quella di destra era più piccola. La chiesa fu descritta nelle Novelle della Pescara da Gabriele d'Annunzio, nel racconto de "La vergine Orsola", accennando ai pilastri, ai lacerti di mosaici e all'ambone decorato con motivi vegetali. Una seconda chiesa, dedicata a San Cetteo (e futura cappella della chiesa del Sacramento fino al 1929), sorgeva accanto a questa. La chiesa era detta impropriamente "duomo", e fu ricostruita nel 1783 grazie all'architetto Giovanni Fontana per 2700 ducati. La chiesa era dotata di cupola, crollata per il collasso di sei pilastri. Per i soldi si attinse alle rendite della badia di Santa Maria de Mejulano di Corropoli. Nel 1798 i lavori furono sospesi per la guerra tra borbonici e francesi; la chiesa rimase in grave stato di abbandono fino al 1837, con molte parti del tetto scoperchiate, quando successivamente il parroco Settimio de Marinis si prese l'impegno della ricostruzione. Nel 1845 il progetto fu affidato all'ingegnere Giovanni Gazzella di Chieti, ma nel 1857 la sede parrocchiale fu trasferita nella chiesa del Sacramento, e anche se il provvedimento era provvisorio, tale chiesa assunse fino alla sua demolizione le funzioni parrocchiali di Porta Nuova. Un nuovo progetto di ricostruzione di una grande chiesa per Pescara fu proposto dopo il 1860 dall'abate Giuseppe Corazzini, finanziato dal governo borbonico, ma dopo la caduta di Francesco II delle Due Sicilie, non se ne fece nulla. La chiesa a pianta centrale, in grave stato dei abbandono, venne semi-demolita e accorpata alla parrocchia.

Lo scrittore Gabriele d'Annunzio in una lettera del 15 dicembre 1929 lamentava il cattivo stato della chiesa del Sacramento, dato che da due anni Pescara era diventata capoluogo di provincia, e chiedeva che le spoglie della madre Luisa venissero traslate nella parrocchia. Il rilevamento del Genio Civile di Pescara constatò il cattivo stato della chiesa e si propose la demolizione per una nuova struttura centrale religiosa per la nuova città. Nel 1930 fu abbattuto il campanile pericolante. Il 12 aprile 1933 don Brandano, parroco della chiesa, comunicava per lettera con D'Annunzio di un futuro rifacimento della chiesa; il progetto fu affidato a Cesare Bazzani, che concordò con D'Annunzio un tempio in stile romanico abruzzese; il nuovo tempio sorse sopra la chiesa vecchia.

La Basilica della Madonna dei sette dolori ai ColliModifica

 
Basilica della Madonna dei Sette Dolori

La chiesa è una delle meglio conservate, al livello storico e architettonico di Pescara (dopo la chiesa parrocchiale di San Silvestro Papa del XVII-XVIII sec. in contrada San Silvestro), non essendo stata interessata da distruzioni belliche, né da rifacimenti moderni. Si trova nel cuore della Circoscrizione Colli.

La sua edificazione è dovuta a un evento miracoloso avvenuto nelle campagne di Pescara nel XVI secolo. La Madonna apparve a un contadino con sette spade conficcate nel cuore (i Sette Dolori) e da allora si iniziò a venerare in quelle parti la Vergine, dapprima con l'edificazione di una piccola cappella, e poi con l'arrivo di ordini religiosi, di una chiesa più grande. La chiesa fu consacrata il 26 novembre 1665 dal vescovo di Penne Raffaele Esuberanzo, e negli anni a seguire venne ampliata visti i fedeli sempre più numerosi[13]. Il nuovo santuario fu consacrato nel 1757 dal vescovo di Penne Monsignor Gennaro Fezzelli. Nel 1888 fu completato il campanile a torre. La chiesa ha pianta basilicale a pianta rettangolare con transetto sporgente, e abside semicircolare. La facciata è delimitata da un ordine di doppie lesene corinzie e da un timpano triangolare, accanto alla quali si dispongono due ali più basse, determinate dai medesimi elementi decorativi. Alla tripartizione del prospetto corrisponde l'andamento longitudinale delle tre navate interne, ritmate da una volta a pilastri cruciformi, destinati a sorreggere archi a tutto sesto. L'illuminazione proviene da vetrate policrome. Un monumentale arco di trionfo conduce al presbiterio, legata all'abside, illuminata da finestre istoriate con santi. Nei pressi della basilica si trovano due fontane di cui una risalente con certezza al millesettecento e presumibilmente anche l'altra, nonché il convento, iniziato nel 1800[14].

Sviluppo di Castellammare AdriaticoModifica

eopoldo Muzii nato nel 1847, erede di una delle principali famiglie teramane che avevano possedimenti nel territorio di Castellammare sulla sponda sinistra del fiume, fu tra i personaggi più in vista della vita politica locale tra il 1800 e il 1900 e una delle figure centrali per lo sviluppo di Castellammare Adriatico.

 
Leopoldo Muzii

La cittadina si andò sviluppando dalla seconda metà del Settecento in poi, sempre di più, tanto da entrare in lite con Pescara, e chiedere l'autonomia municipale nel 1807, entrando nel distretto di Città Sant'Angelo, nella provincia amministrativa dell'Abruzzo Ulteriore I, con capoluogo Teramo. Pescara invece rimaneva nel distretto di Chieti, e nella provincia amministrativa, sempre di Chieti, dell'Abruzzo Citeriore.
Lo sviluppo vero e proprio di questo centro, avvenne con la figura di Leopoldo Muzii, eletto sindaco il 23 ottobre 1880. Costui era figlio di Michele Muzii, direttore e proprietario di una grande tenuta di campagna compresa tra gli attuali via Giovanni Bovio e viale Leopoldo Muzii, adibita a fornace di mattoni e stabilimento chimico, utilizzata sino agli anni '60 del Novecento, dotata di mura che racchiudevano lo stabilimento, e una cappella privata dedicata a Sant'Anna, la prima e unica chiesa di Castellammare sino al 1886, quando più a sud nella Piazza Mercato venne eretta la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù.

 
Il quartiere Castellammare Adriatico nel primo Novecento, in vista l'incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e Corso Umberto I, sulla sinistra è visibile la facciata della chiesa del Sacro Cuore

Il primo atto politico di Leopoldo Muzii fu il trasferimento del Municipio dai Colli alla piana di Castellammare, il 1 gennaio 1881 nel Palazzo Mezzopreti (oggi sede del conservatorio musicale di Pescara), di proprietà di Giuseppe Coppa, di fronte alla famiglia dei Muzii. Il palazzo vero e proprio come lo si vede oggi è frutto di un rifacimento del 1883.

Tale atto dimostrò la chiara intenzione del Muzii di una nuova e moderna dirigenza politica, con lo spostamento del baricentro del potere e del centro vitale nella piana di Castellammare, per valorizzare non solo l'edificazione di quest'are ancora poco popolata, ma anche del turismo balneare alto borghese, come accadrà qualche anno più tardi alle soglie del XX secolo. Lo stesso Gabriele d'Annunzio approvò queste scelte di improvviso rinnovamento urbano della città, anche se nelle Novelle della Pescara (1902) lo canzona come un "gran nemico", in ricordo dell'astio insanabile tra castellamaresi e pescaresi. Nel 1882 il Muzii stilò il primo piano regolatore di Castellammare, al fine di garantire una disposizione ordinata dell'abitato, con assi ortogonali ancora oggi visibili, la salubrità e la funzionalità del sistema viario in relazione alle nuove direttrici di sviluppo commerciali e turistico-balneari.
Quattro grandi assi viari orizzontali, che finivano verso Piazza Umberto I (Piazza Salotto) vennero tracciati, andando dal mare verso la collina: viale Regina Elena, viale Regina Margherita, viale Giovanni Bovio, viale Silvio Pellico, lasciando l'area giardino della Villa Sabucchi, strade che s'intersecano con l'attuale viale L. Muzii, viale De Amicis, viale Mazzini e Corso Umberto I, continuando poi per l'area della Vallicella con i decumani di via Umbria, via Firenze, via Battisti, via Milano, via Torquato Tasso e viale Nicola Fabrizi, ricavata dalla bonifica del lago, che permetteva un diretto collegamento con la sponda nord del fiume, dove si trovava, presso il porto, il villaggio di pescatori del Borgo Marino.

 
Interno neogotico della chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Quest'ultimo erano un semplice villaggio di case fabbricate in mattoni, a un unico piano e con due vani ciascuno, esistente sin dal XVIII secolo con case di legno, successivamente nel primo Novecento divenute in pietra. Occupavano l'area del bosco della Villa del Barone De Riseis, a cui pagavano l'affitto, e vivevano di sola pesca, per lo più erano braccianti, impiegati anche per lavori saltuari, e svolgevano una vita a sé stante, lontano dagli eventi di Pescara e Castellammare. Soltanto negli anni '50, con l'espansione edilizia del quartiere Castellammare, compreso nel 1927 nel Municipio unico di Pescara con l'abitato di Porta Nuova, il Borgo Marino entrò nelle sorti della città tutta di Pescara: venne realizzata la strada asfaltata di via Pietro Gobetti, vennero nel 1962 costruita la nuova parrocchia di Sant'Andrea Apostolo, e si può dire che alla fine degli anni '80 la popolazione locale si fosse ben fusa con il resto della città, determinando tuttavia in parte la perdita delle antiche e umili tradizioni, dall'altra la scomparsa e l'abbandono di molte casette popolari in mattoni, per cui delle associazioni si sono impegnate e si impegnano per impedirne la completa distruzione a favore dell'edilizia moderna.

 
Palazzi neogotici nel quartiere Porta Nuova

Essendo stato creato anche lo scalo ferroviario di Pescara Centrale nel 1863, la costruzione spostandosi verso sud del nuovo centro di Castellammare, rientrava perfettamente nei piani del Muzii di sviluppo economico-sociale. Costruita la chiesa del Sacro Cuore di Gesù, con le prime abitazioni residenziali attorno, si andò a costituire la Piazza del Mercato, e successivamente nel tardo Ottocento potevano dirsi già pienamente formati i due assi ortogonali del Corso Vittorio Emanuele II, che conduceva sino al fiume Pescara presso il ponte di ferro, e del Corso Umberto I, che attraversava perpendicolarmente l'abitato nuovo, sino al mare, passando per Piazza Principe Umberto di Savoia, divenuto il nuovo cuore del salotto cittadino. Nel 1883 si creò il primo Caffè concerto per dilettare i villeggianti e dare un luogo centrale di ritrovo, nel frattempo si dava avvio alla stagione balneare sulla riviera, con la costruzione dei primi stabilimenti e dei casotti.

Castellammare dunque assunse l'aspetto di città residenziale alto borghese, con la schiera di case popolari, alcune delle quali ancora visibili, lungo il corso Vittorio Emanuele, divenuto il sobborgo dei ferrovieri, data l'estrema vicinanza alla stazione Centrale. Il corso Umberto I, con i relativi decumani di via Cesare Battisti, via Milano, via Firenze invece, come è ancora in parte visibile in alcune zone di queste strade, divenne zona di residenza. L'arte architettonica poté dare pienamente svilupparsi con lo sperimentalismo eclettico, del liberty, del moresco e del neorinascimentale, il cui massimo esempio in questa zona oggi è il Palazzo Muzii in Piazza salotto, dato che la stessa parrocchia del Sacro Cuore era stata eretta in uno stile misto tra il neo romanico e il neogotico.

Purtroppo, a causa dei danni bellici del 1943, e della ricostruzione in stile moderno, molte di queste strutture oggi sono andate perdute.

La città giardino e realizzazioni nel fascismoModifica

 
Palazzo Ciaranca: incrocio via Regina Elena con il corso Umberto I

Già dai primi anni del 900 si andava formando, in parallelo all'attenuarsi delle rivalità fra i due centri, l'idea dell'unificazione delle cittadine, ma primi concreti progetti di fusione risalgono al 1922, quando su interessamento di Giacomo Acerbo e Gabriele d'Annunzio, essendo ormai evidenti le grandi potenzialità di sviluppo dell'area, iniziarono le prime attività di lobby sul governo centrale. In seguito Benito Mussolini, nel 1924, annunciò dal balcone del Circolo Aternino l'imminente costituzione della quarta provincia d'Abruzzo, e infine l'opera avvenne nel 1927, quando la città venne unita e contestualmente elevata a capoluogo di una provincia che occupava i territori dell'ex Circondario di Penne (salvo il Mandamento di Bisenti) e dei comuni a sud del fiume Pescara sino alla Majella. A ricordo di questo processo fu ridenominato il piazzale del bastione San Cristoforo come piazza Unione.

Negli anni seguenti il 1927 vennero completate le opere di bonifica delle ultime aree paludose a sud e a nord del fiume, permettendo l'edificazione di nuovi quartieri presso Portanuova, fra viale Marconi ed il mare; contestualmente Castellammare si estendeva con le sue ville e villini sino a piazza San Francesco, compresa tra i due assi stradali di via Regina Margherita e via Regina Elena. A sud del fiume il nucleo originario di Pescara vecchia aveva ormai perso il suo aspetto originario, accerchiato dalle nuove costruzioni su tutti i lati.

 
Palazzo del Governo
 
Ponte Littorio

Molti erano i villini di pregio a Castellammare, come palazzo Ciaranca all'incrocio di corso Umberto I con via Regina Elena, la villa Sabucchi in stile neogotico, villa De Riseis, i palazzetti in stile eclettico del corso Umberto I ed i villini liberty della riviera.

All'ingresso del corso, affacciata sull'allora piazza del Mercato, sorgeva la costruzione neoromanica, con accenni gotici, della chiesa del Sacro Cuore, mentre al termine del corso, sul mare, si trovavano da una parte il palazzo Verrocchio (ancora esistente, in stile eclettico), ed il teatro Pomponi (costruito nel 1922 e successivamente demolito nel 1962), che precedevano il piazzale del monumento ai caduti, dove oggi si trova la fontana La Nave di Pietro Cascella.

Anche a Portanuova vennero costruiti alcuni edifici di pregio, come il palazzo della sottoprefettura (distrutta nel 1943), che sorgeva accanto la chiesa di San Cetteo ed il teatro Vicentino Michetti del 1910, affiancato al palazzo in stile liberty di Camillo Michetti, nei pressi del vecchio arco di Portanuova. Le altre ville erette lungo via Gabriele d'Annunzio erano il palazzo Perenich (ancora esistente) progettato nel 1884 da Antonino Liberi in stile rinascimentale fiorentino, la villa della scuola "Figlie di Maria" e la villa Argentieri; più a sud nel quartiere della Pineta, nei primi del Novecento venne inaugurato il Kursaal di Mario Pomilio, mentre Antonino Liberi, insieme a Nicola Simeone e Paolo De Cecco, realizzavano diversi villini in stile eclettico (liberty, neogotico, neoclassico, moresco e neorinascimentale), di cui i maggiori esempi sono villa Anna, villa De Lucretiis, villa Geniola, villa La Morgia, insieme alla chiesa neoromanica di Santa Maria Stella Maris. Ciò andava a costituire un progetto della municipalità di Pescara (la parte di Porta Nuova) voluto sin dal primo Novecento con la bonifica della paludi, di realizzare un nuovo grande quartiere residenziale alto borghese, in cui privilegiati sarebbero stati i canoni stilistici in boga, come l'architettura liberty, moresco neoclassica, decò e neorinascimentale.

 
Il Kursaal Aurum

Il fascismo a Pescara promosse la monumentalizzazione dei due corsi Vittorio Emanuele II ed Umberto I e la bonifica delle ultime aree che ancora erano infestate dalle paludi. Per quanto riguarda la monumentalizzazione, essa prese decisivo avvio dal 1933 in poi con l'architetto De Collibus sotto il governo del podestà Giacinto Forcella. Vincenzo Pilotti e Cesare Bazzani furono incaricati di realizzare le principali infrastrutture della città, come il Palazzo di città, il Palazzo del Governo, la Prefettura, il palazzo della Camera di commercio (allora delle corporazioni), il palazzo delle poste, la Banca d'Italia, le scuole superiori, in particolare il liceo ginnasio "Gabriele d'Annunzio" (1936) e lo scientifico "Galileo Galilei". Nel 1934 fu anche inaugurato il monumentale ponte Littorio in sostituzione del precedente in ferro, dotato successivamente di sculture bronzee femminili opera di Nicola D'Antino e di aquile littorie. Vennero poi realizzate altre infrastrutture come la centrale del latte (1934) opera di Florestano Di Fausto (demolita nel 2010 dopo anni di abbandono) e l'istituto di credito.

Negli anni fra il 1933 ed il 1938 (dopo la demolizione della precedente chiesa nel 1929 per peircoli statici), su sollecitazione anche del poeta D'Annunzio,l'architetto Bazzani lavorò al cantiere della nuova Cattedrale di Pescara, dedicata a San Cetteo, cosegnando ai cittadini un edificio più moderno e ampio della duecentesca chiesetta del SS. Sacramento. Per la nuova chiesa fu scelto lo stile neoromanico all'abruzzese.

La distruzione della seconda guerra mondialeModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Bombardamento di Pescara.

Gran parte del patrimonio edilizio della città andò distrutto o gravemente danneggiato durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. I bombardamenti non furono seguiti soltanto dalla ricostruzione del volto monumentale di Pescara, che si apprestava ormai a diventare la città maggiore della regione già da prima del conflitto, ma vennero costruiti anche interi nuovi quartieri, col conseguente sviluppo delle aree rurali circostanti il centro abitato.

Le bombe sganciate dagli alleati il 31 agosto 1943 sulla parte di Castellammare (le zone più colpite furono quelle di via Nicola Fabrizi, corso Vittorio Emanuele II e via Carducci) furono almeno 500 per il peso complessivo di 850 quintali. Per una decina di minuti i velivoli statunitensi agirono indisturbati in città, dove non era stato attuato nessun piano di evacuazione per il pericolo, né esistevano rifugi antiaerei. Le mitragliatrici di protezione situate sui palazzi principali non entrarono in funzione, tutte le bombe caddero sulla riva sinistra del fiume, colpendo il quartiere castellamarese. L'obiettivo era di distruggere postazioni strategiche della città, le infrastrutture principali, la stazione e le postazioni militari della Wehrmacht, ma le "fortezze volanti" in realtà compirono soprattutto un massacro fra i civili, che oscilla tra i 600 e i 3.000 morti.

 
Macerie nei dintorni di Piazza Umberto I, via Carducci, e sullo sfondo si intravede il Palazzo Verrocchio

La maggior parte delle vittime furono anziani, donne e bambini, furono colpite la questura, il palazzo delle poste su corso Vittorio Emanuele II, l'istituto tecnico "Tito Acerbo", dove si trovava la caserma per gli allievi piloti; tra questi ultimi si registrò una cinquantina di morti, a causa di una bomba caduta sull'edificio. Molte famiglie che si trovavano nelle case del centro di Castellammare per il pranzo furono colte di sorpresa e cancellate; venne poi colpita la fabbrica di vernici, da cui si sprigionò una nube tossica che rese per ore l'aria irrespirabile. L'attacco improvviso gettò nella confusione anche la gestione dell'emergenza civile, la Croce rossa disponeva di pochi mezzi di soccorso, i volontari dell'UNPA erano dotati soltanto di una maschera antigas, di un elmo e di un'ascia, e così, malgrado la carenza dei soccorsi, alcune persone riuscirono a scampare alla morte, grazie anche all'aiuto dei civili che si misero a scavare tra le macerie degli edifici, spesso a mani nude.

Il 3 settembre fu ordinato lo sgombero civile di Pescara, affinché fossero messi in atto di lavori di ripristino dell'elettricità, dell'acqua, del gas; i resti umani ridotti in condizioni troppo misere per il riconoscimento, vennero ammassati e bruciati per evitare epidemie, anche se diversi cadaveri vennero rinvenuti tra le macerie anche anni dopo la fine del conflitto. Poiché il principale obiettivo di distruggere la ferrovia con la stazione Centrale era stato mancato, la "Radio Londra" parlo di una efficace riuscita azione di guerra contro un importante centro strategico della costa adriatica, annunciando la distruzione degli impianti ferroviari, l'interruzione dei traffici stradali, il danneggiamento del porto, la distruzione dell'Officina Campione e l'abbattimento dei ponti.
Di contro, il Comando Supremo Italiano nel bollettino di guerra n. 1194 del 1 settembre, cercò di non fornire dettagli, parlando semplicemente di aeroplani che avevano colpito le città di Cosenza, Pisa, Catanzaro ecc, causando numerosi morti.

 
Bombardamento del 20 settembre 1943

Il 14 settembre, pochi giorni dopo l'annuncio dell'armistizio, ci fu il secondo grave attacco. I cittadini, credendo finita la guerra, si riversarono in strada sventolando fazzoletti bianchi, ma la città fu bombardata ugualmente, seguendo il piano del generale Bernard Law Montgomery di prendere Pescara per arrivare a Roma. Con quest'attacco, dopo la fallita distruzione della stazione, si mirava ad altri obiettivi strategici, ossia gli uffici pubblici, il centro cittadino, colpendo anche l'altro quartiere di Portanuova, che era rimasto illeso il 31 agosto. La vecchia prefettura su viale G. D'Annunzio, accanto la cattedrale, venne distrutta, così come uno stabile in piazza Garibaldi, con notevoli danni anche al Circolo aternino, ex municipio pescarese. Nella centro storico, i bombardamenti interessarono anche l'unica porta storica di accesso, presso le casermette borboniche della vecchia fortezza in via delle Caserme e le due chiese di San Giacomo e del SS. Rosario, risalenti al XVII secolo (nell'area di Largo dei Frentani), che non verranno più ricostruite. Le bombe arrivarono sino a villa Basile, presso i colli e nel quartiere Zanni, al confine con Montesilvano, danneggiando anche lo stabilimento di Leopoldo Muzii con l'arco dell'orologio (che si trovava in viale G. Bovio).

La strage peggiore si consumò nella stazione Centrale, dove i pescaresi si erano ammassati per saccheggiare i vagoni di un treno di rifornimenti diretto a sud fermo in stazione, che trasportava viveri e risorse come farina, zucchero, sigarette, sale. Durante l'assalto ai vagoni giunse l'attacco aereo, ed in pochi minuti perirono in 600 o 900 persone, trucidate dalle bombe che bersagliarono la ferrovia. Questi ultimi eventi convinsero l'80% dei pescaresi ad abbandonare definitivamente la città, ridotta a un ammasso di macerie, mentre la sede amministrativa si spostava nel comune di Spoltore, al tempo frazione della città. Pescara di fatto divenne una città fantasma, con pochi civili ancora nelle case, il che permise di contenere le morti nelle successive incursioni aeree. Fra gli utlimi atti della distruzione di Pescara vi fu il crollo del ponte Littorio, fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata verso nord nel giugno 1944, per impedire i collegamenti tra le sponde del fiume. Il ponte verrà immediatamente ricostruito alla fine della guerra, chiamato Ponte Risorgimento.

La ricostruzione della città modernaModifica

Nella ricostruzione del dopoguerra, le amministrazioni percepirono ugualmente il grande potenziale economico-sociale che la città stava esprimendo da un trentennio, ossia il fatto che Pescara era un importante punto di collegamento mediante la via Adriatica e Tiburtina con Roma e con le città maggiori di Ancona e Pesaro. La città contava circa 50.000 abitanti all'epoca della guerra, una realtà comunque di provincia, una città nastro che si trova lungo le grandi vie di comunicazione, impostata sin dall'inizio soprattutto per quanto riguarda il quartiere Castellammare su uno schema di lottizzazione a scacchiera.

 
Piazza della Rinascita

Il piano regolatore di Piccinato venne approvato dal Comune nel 1956, ma una proroga concessa dal Ministero dei Lavori Pubblici, fece avere al piano varie modifiche, a carattere speculativo, che pian piano lo stravolsero. Nel 1957 il piano di Piccinato venne utilizzato nel suo rispetto per la ricostruzione della città ad assi ortogonali, conservando le due strade maggiori del corso Vittorio Emanuele (detto anche Italia) e il corso Umberto I (detto anche della Libertà) e soprattutto rifacendo ex novo piazza della Rinascita, detta piazza Salotto, ad eccezione del Palazzo Muzii del 1928, che divenne il simbolo della rinascita pescarese, dopo il tragico bombardamento del 31 agosto 1943. Sebbene tuttavia da una parte la ricostruzione procedette regolarmente, dagli anni '50-'60 iniziò la speculazione edilizia che invase le aree dove insistevano i villini ancora in piedi, come Villa Delfico e Villa Urania, speculazione accentuatasi ancora maggiormente negli anni '70-'80, con l'invasione massiccia delle aree del centro storico, anche a Porta Nuova, in cui costruzioni anonime e fuori contesto, venivano addossate alle semplici case sette-ottocentesche.

 
Il ponte del Mare

Il progetto di arretrare a monte la ferrovia e la strada statale venne accantonato, la doppia stazione Porta Nuova-Pescara Centrale venne mantenuta, con l'evidente difficoltà di costruzione di nuovi quartieri residenziali: tutta la zona meridionale industriale sulla destra del fiume lungo la via Tiburtina ne risultava scompaginata, le zone verdi rischiarono di scomparire, la Pineta De Riseis affacciata sul lungomare Matteotti venne notevolmente ridotta, il Parco De Felice fu sacrificato alla speculazione, la zona di Villa Sabucchi, con la casa neogotica ancora in piedi ma danneggiata dalle bombe, venne demolita ad eccezione di una torretta, che andò a far parte del parco pubblico; la zona adiacente al nuovo stadio "Cornacchia" poi Adriatico e alla pineta d'Avalos, precedentemente vincolata a destinazione sportiva, viene sacrificata all'intensivo, un altro campo sportivo viene distrutto per la costruzione di un ponte sul fiume, dietro la Prefettura mancò un progetto di sistemazione del verde, costruendovi un parcheggio antistante il piazzale della Parrocchia di Sant'Andrea (1962). Allo stesso modo iniziò l'espansione sui Colli, distruggendo l'antica pineta con il viale alberato che da Colle Innamorati saliva sino al santuario della Madonna dei Sette Dolori.

 
Chiesa di Sant'Andrea, completata nel 1962

In sostanza, per via dell'eccessiva urbanizzazione, Pescara non pensò a rinnovare il suo aspetto estetico, cullandosi sul fatto di essere diventata la prima città economica e demografica d'Abruzzo, venendo anche definita dai visitatori una "Manhattan d'Italia". Gli anni più duri della speculazione edilizia furono quelli a cavallo tra il 1970 e il 1990, quando ad esempio l'antica zona di Porta Nuova, del corso Manthoné e via delle Caserme, eccettuata l'area della casa di D'Annunzio, divenne area di spaccio e di frequentazioni poco raccomandabili, sino al mento recupero iniziato dal 2005 in poi dell'antico quartiere storico.
Alle soglie degli anni 2000, con il recupero culturale e materiale delle strutture storiche, se si eccepisce per la demolizione nel 2010 della Centrale del Latte degli anni '30, Pescara è tornata a far parlare di sé al livello artistico con il coinvolgimento delle amministrazioni di architetti e scultori di fama internazionale, oltre ai già citati membri della famiglia Cascella, che dal 1987 hanno dato lustro alla città con La Nave del lungomare, il Monumento ai Caduti in Piazza Garibaldi e le sculture del Ponte Risorgimento.
Nel 2008 lo scultore giapponese Toyoo Itō è stato chiamato per la realizzazione del Calice in Piazza Salotto, opera che però dopo qualche mese si è incrinata e rimossa, mentre nel 2009 veniva completato il Ponte del Mare iniziato due anni prima, per collegare al livello pedonale e ciclabile il lungomare Matteotti e il Cristoforo Colombo tra le due sponde del fiume, nel 2017 invece veniva realizzato sia al livello estetico che funzionale, il Ponte Flaiano, incidendo fortemente, e positivamente sul nuovo volto e sullo skyline di Pescara.
Infatti sino ad allora i principali simboli della città erano la torre littoria del Palazzo Civico e la Nave di Pietro Cascella. Sempre sul lungomare sono state realizzate la Fontana "La Meridiana" (riviera Sud) e la Fontana delle Naiadi e il Monumento a Raffaele Paolucci (riviera Nord).

Architetture religioseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Pescara.
 
Veduta della Cattedrale di San Cetteo dal viale Gabriele d'Annunzio

Presenza di chiese nella vecchia Pescara (zona Portanuova - Corso Manthoné) è documentata sin dall'epoca romanica del XII secolo, benché strutture come il tempio di Santa Maria di Gerusalemme (di cui sono visibili i resti archeologici lungo viale D'Annunzio), risalgano addirittura al V secolo. Con le varie modifiche urbanistiche nella zona di Pescara, specialmente con la ricostruzione quasi totale della città dentro le mura della fortezza spagnola di Carlo V (XVI secolo), anche molte chiese pescaresi sono state ricostruite, mantenendo la loro struttura sino alle distruzioni belliche del 1943.

Le principali chiese della zona di Portanuova erano quella dedicata al Santissimo Sacramento (o di San Cetteo), demolita e ricostruita tra il 1933 e il 1938 per l'attuale Cattedrale di San Cetteo, la chiesa del Santissimo Rosario (in stile barocco, presso via dei Bastioni) e quella di San Giacomo (allo sbocco di via dei Bastioni sull'attuale Piazza dell'Unione). La parrocchia dell'ex comune di Castellammare Adriatico (oggi zona corso Umberto) era la chiesa del Sacro Cuore, mentre fuori la città tra le strutture più importanti del XVII secolo figurano la Basilica della Madonna dei sette dolori, la chiesa di San Silvestro e il santuario della Madonna del Fuoco (costruito nell'800).

In seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, gran parte delle chiese storiche pescaresi sono andate distrutte, salvo la Cattedrale, la chiesa del Sacro Cuore e la Basilica della Madonna. Con la ricostruzione della città sono sorte nuove parrocchie nei più svariati stili, da architetti quali Marcello Piacentini (parrocchia dello Spirito Santo) o Francesco Speranzini (chiesa di San Gabriele, chiesa di San Giuseppe, chiesa dei Santi Angeli Custodi). Nel centro tra le chiese moderne di maggiore interesse spiccano la parrocchia della Beata Vergine del Rosario, la recente chiesa del Mare (o di San Pietro, del 2005), il santuario del Cuore Immacolato (in stile eclettico tra romanico abruzzese e neoclassico) e la chiesa di San Luigi Gonzaga, progettata da Camillo Michetti.

Architetture civiliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili di Pescara.

La Pescara degli inizi del secolo passato - più in particolare, la zona di Castellammare - si presentava come una elegante cittadina con pochissimi palazzi e molte case e ville in stile art noveau. Il passare degli anni e, soprattutto, il bombardamento di Pescara del 1943, hanno cancellato quell'aspetto ricercato ed elegante che la città ha avuto negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale, ma, tutt'oggi, in alcune zone della città sono presenti ville a palazzine od interi viali e vie risalenti a quel periodo che testimoniano la incidenza dello stile liberty nella storia architettonica della città. Seguono gli edifici più rilevanti dal punto di vista architettonico in città risalenti al XVII-XIX secolo.

 
Piazza Garibaldi, la casa natale del padre dello scrittore Ennio Flaiano
Circolo Aternino

L'edificio, di origini settecentesche, è situato in Piazza Garibaldi accanto al Museo casa natale Gabriele D'Annunzio, e ha ospitato fino alla fine dell'Ottocento il comune di Pescara, tant'è che l'attuale piazza Garibaldi era conosciuta come Piazza del Municipio, o Piazza Grande. Le origini risalgono al 1721, quando la struttura di proprietà comunale, così come attestato nella Platea dei corpi e rendite feudali di Pescara, era adibita e destinata alle riunioni consiliari. Si componeva di tre stanze al piano terra e sei al superiore, era dotata di cortile, in parte coperto.[15] Con lo spostamento del municipio, l'edificio cambiò destinazione d'uso, iniziando ad ospitare la sede culturale nota come Casinò Aternino, una tra le maggiori sedi culturali delle Pescara di inizio '900. I bombardamenti del 1943 hanno pressoché distrutto metà della struttura, lasciata in abbandono, e rovinata negli anni '60 da un palazzo moderno, che ne aveva quasi comportato la completa demolizione. Tale palazzo moderno fu demolito nel 2008, e il circolo ricostruito nel 2009, seguendo il progetto della struttura originaria.[senza fonte] Oggi ospita eventi e mostre temporanee. Nella nuova ricostruzione è stato rispettato lo schema vecchio, pur rendendo le sale interne moderne, essendo irrecuperabile lo stile antico. Tuttavia la facciata, costituita da un'entrata a portale incastonato tra due colonne, reagenti la balaustra del balcone principale, è stato ricostruito seguendo perfettamente il modello originale. Il primo piano è adornato da tre finestre contigue ad arcata a tutto sesto.

Casa natale di Gabriele d'Annunzio

Lungo il corso Manthoné, la casa dove nacque il poeta fu dichiarata "monumento nazionale" il 14 ottobre 1927, per tutelarla come edificio d'importante interesse storico e per commemorare la madre Luisa De Benedictis, morta nel 1917. La casa ha origini settecentesche, e fu riaccomodata in stile borghese nella metà del XIX secolo. D'Annunzio durante il periodo di decadenza della struttura dopo la morte della madre, s'impegnò sin dal 1926 per un restauro adeguato. Per questo incaricò della ristrutturazione il cognato Antonino Liberi, architetto di prestigio nella Pescara di quegli anni: con l'intenzione di liberare il piano terra dalle botteghe e conservare la loggia, il cortile, il pozzo, la scuderia e le rimesse.[16] In seguito d'Annunzio si mostrò insoddisfatto dei progetti e affidò l'incarico all'architetto Giancarlo Maroni, deluso dal livellamento dei tre gradini della stanza della madre, e solo nel 1933 si arrivò alla ristrutturazione completa.

Nel 1993 fu fondata l'associazione "Museo Casa Natale di Gabriele d'Annunzio" che gestisce in collaborazione col MiBACT l'immobile, offrendo una visita guidata del primo piano della casa, con giro della stanza grande (con sculture di Costantino Barbella e pitture di Francesco Paolo Michetti e della famiglia Cascella), della stanza di Gabriele, della stanza di zia Marietta, la stanza della madre Luisa De Benedictis, la stanza dove sono conservate alcune vesti di pregio di D'Annunzio, la stanza di alcuni importanti manoscritti e prime edizioni di opere come La nave o il Laus vitae delle Laudi, la stanza con la maschera funebre del poeta, e infine la stanza delle uniformi militari indossate da D'Annunzio nel periodo della Grande guerra e dello Stato libero di Fiume (1920-24).

 
Palazzo Mezzopreti nel quartiere Castellammare, sede del Conservatorio Luisa D'Annunzio
Palazzo Mezzopreti (Conservatorio Luisa D'Annunzio)

Il palazzo ottocentesco (viale L. Muzii) era la sede del municipio di Castellammare Adriatico, soppresso nel 1927 per la costituzione del nuovo comune di Pescara. Il 27 gennaio 1922, nella ricorrenza della morte di Luisa De Benedictis, madre di D'Annunzio, artisti abruzzesi quali Michetti, Tosti, Pepe, Cascella, De Nardis decisero di costituire un'associazione musicale che sarebbe stata intitolata a "Luisa d'Annunzio". Lo Stesso Gabriele si impegnò affinché il progetto nascesse, e scrisse una "corporazione" affinché l'associazione prendesse vita a Pescara, diventando ben presto un punto di riferimento nella zona adriatica. Nel 1928 la corporazione divenne "Istituto musicale" grazie a Berardo Montani e al Maestro Mulè, direttore del Conservatorio Santa Cecilia di Roma.[17] Il palazzotto ottocentesco ha pianta rettangolare divisa in tre livelli da cornici marcapiano. La parte principale di accesso ha dei robusti archi a tutto sesto, mentre il finestrato dei vari settori è molto semplice, con delle balaustre superiori come cornice. L'insieme è in puro stile neoclassico, intonacato di bianco.

 
Una porzione dell'ex bagno penale, lungo via delle Caserme
Ex Bagno Penale Borbonico

Si trova lungo via delle Caserme, sede dal 1982 del "Museo delle Genti d'Abruzzo", ed è la parte rimanente dell'imponente fortezza poligonale di Pescara, voluta nel 1510 da Carlo V, e perseguita negli anni'60 del 500.

La fortezza era una piazzaforte, caratterizzata da un perimetro murario trapezoidale irregolare, a sette grandi bastioni, cinque a sud del fiume (quartiere Portanuova), Sant'Antonio (via Orazio), san Rocco (via Orazio incrocio con via Conte di Ruvo), san Giacomo (Piazza XX Settembre oggi E. Alessandrini), san Nicola (incrocio via Conte di Ruvo e via Marconi) e san Cristoforo (Piazza del Ponte, oggi Piazza Unione); e a nord drl fiume i restanti due di San Vitale e San Francesco, agli estremi di via Caduta del Forte. La fortezza aveva il punto centrale nell'attuale Piazza Garibaldi, aveva porte di accesso, nel XIX secolo sopravviveva solo la porta grande per l'accesso dall'ex ponte romano, sostituito nel 1703 da un ponte di barche e poi da quello di ferro della ferrovia (viale Gabriele D'Annunzio). La fortezza fu smantellata, alcuni bastioni interrati alla fine dell'800 per permettere lo sviluppo edilizio di Pescara, oggi oltre alla porzione delle casermette di via delle Caserme, resta parte del bastione San Cristoforo in Piazza Unione. L'edificio del Teatro Massimo (1936) invece ricalca le proporzioni del bastione San Francesco.

Nel corso dei secoli la fortezza di Portanuova è stata ridimensionata sino a scomparire, con la conservazione della porzione di via delle Caserme, istituita a bagno penale borbonico, dopo che Carlo III di Borbone riottenne il Regno di Napoli dai francesi. In quest'epoca il piano inferiore della caserma fu adibito in parte a magazzini, in parte a carcere.[18]Il carcere fu molto noto nei momenti della Repubblica Napoletana (1799) e durante il Risorgimento per via delle condizioni misere in cui versavano le celle, data la scarsa igiene e la tortura inflitta ai carcerati; infatti vi si applicava l'articolo 8 delle Leggi Penali del "Codice del Regno delle Due Sicilie" (1819), ossia la tortura. Nel 1943 i bombardamenti alleati distrussero l'arco della grande porta di accesso sa nord, sostituita oggi sa un arco moderno. Tra i vari carcerati ci fu anche il patriota Gabriele Menthonè. Nel 1982 il bagno penale, chiuso da anni, fu ristrutturato per ospitare il Museo delle Genti d'Abruzzo, un percorso storico che parte sin dalle prime testimonianze di vita umana nella regione, nel Paleolitico, fino ai costumi tradizionali contadini dell'800.

Casa di Ennio Flaiano

Abitazione sobria ottocentesca lungo il corso Manthoné, dove nacque il famoso scrittore il 5 marzo del 1910. La struttura è simile alla casa di D'Annunzio, di poco distante, divisa verticalmente da quattro paraste bugnate, e orizzontalmente in tre livelli da semplici cornici marcapiano. La porzione di base è intonacata, con tre aperture semplici, mentre le altre contengono le finestre allungate. La prima porzione verticale da sinistra contiene un mezzo livello in più, in modo da formare una torretta, usata come mansarda. Al centro della facciata si trova una targa commemorativa che ricorda la nascita di Ennio Flaiano. Sono in cantiere progetti per trasformare l'abitazione in un museo che ricordi il Flaiano, come è stato operato per la casa di D'Annunzio.

Palazzo Perenich

Si trova lungo il viale Gabriele d'Annunzio, realizzato nel 1884 da Antonino Liberi, riprendendo il motivo del Palazzo Strozzi di Firenze, dando un esempio interessante di architettura neorinascimentale pescarese. Il palazzo a pianta rettangolare si articola in due piani, più il piano terra con le arcate a tutto sesto per ospitare le botteghe. Gli altri due piani hanno un ordine regolare di finestre bifore con arco a tutto sesto. Tutto l'esterno è rivestito da bugnato liscio. In passato fu sede della Facoltà di Architettura dell'università di Pescara.

Palazzo Fattiboni

È l'edificio più antico di Contrada Silvestro oltre alla chiesa, sorto nel 1600 su un fortino militare per volere della famiglia Celaja, per essere adibita a casa di campagna[19].

Palazzo Muzii
 
Palazzo Muzii

Situato su corso Umberto I, il palazzo fu realizzato su un primo progetto di Vincenzo Pilotti, con forma ad U; durante i lavori il progetto venne modificato per l'inserimento di locali commerciali al piano terra e per adibire il corpo a cinema. Risulta evidente l'impianto classico adottato, simile a quello usato per i palazzi monumentali nel 1500[20].

Torre D'Annunzio

Presumibilmente realizzata dal 1874 al 1906, e sita in via Raiale, un tempo era annessa ad una masseria tardo settecentesca, distrutta nel 1975, della quale oggi resta solo un ambiente con volta a crociera[21]. La torre a pianta qiadrata, su tre livelli, rappresenta un buon esempio della costruzione tradizionale in laterizio della Val Pescara[22]. Al basamento in bugnato segue il piano segnato su tre lati da monofore ad arco acuto; su questo al di sopra di una fascia a riquadri si imposta il secondo livello con bifore ad arco inflesso, alleggerito da trafori sul parapetto. Si conclude con un apparato difensivo sporgente, ispirato alle costruzioni merlate medievali, con mensole che sostengono archetti a sesto acuto.

Grande albergo Pescara
edificio elegante in stile liberty, uno dri primi realizzati in città quando venne inaugurata la ferrovia presso la stazione Portanuova. È posto all'incrocio di via Orazio con via Conte di Ruvo.

Art NouveauModifica

 
L'ex liquorificio dell'Aurum; la facciata a colonne è l'originario Kursaal del 1910, mentre la parte retrostante a semicerchio è la successiva aggiunta per l'utilizzo industriale degli anni '20
 
Palazzo Imperato (corso Umberto)
 
Palazzo Verrocchio in notturna
 
Villa Antonietta
 
Villa Urania, sede del Museo Paparella Treccia Devlet
Palazzo Bucco

Situato in piazza Emilio Alessandrini (già piazza XX settembre), è un edificio in stile Neoclassico realizzato nel 1892 su progetto di Antonino Liberi. Di proprietà della famiglia Bucco (la stessa che fondò una famosa industria farmaceutica a Pescara, la quale contribuì in modo fondamentale allo sviluppo della città e che oggi è la Fater), fu sede della Banca di Pescara[23]

Teatro Vicentino Michetti

Situato in via D'Annunzio all'incrocio con via Conte di Ruvo, il primo progetto, che andava a sostituire il Politeama Aternino, era di Antonino Liberi. Questo non fu realizzato e a lavorare al nuovo progetto fu Vicentino Michetti, il quale aveva previsto due ordini di balconate, platea e un loggione. A seguito di un terribile incendio avvenuto nel 1944. A ricostruire ci furono i parenti Camillo e Visconti, i quali modificarono enormemente il progetto originale. Fu inaugurato inizialmente il 6 agosto 1910 con il Werther di Jules Massenet[24][25]. Attualmente risulta chiuso al pubblico.

Palazzo Verrocchio (Hotel Esplanade)

Situato nell'area più centrale della città tra il Corso Umberto I e il lungomare Matteotti, è stato realizzato nel primo ventennio del Novecento. Presenta il caratteristico muro esterno a bugnato liscio di ispirazione rinascimentale. L'edificio è di forma quasi cubica e si sviluppa su quattro piani più un quinto adibito a ristorante aggiunto in epoca recente. Subì varie ristrutturazioni, come quella attuata tra il 1929 e il 1934 a opera di Vittorio Verrocchio, Antonino Liberi e Nicola Simeone[26]. Ha pianta quadrangolare, a 5 piani. Le angolature hanno finti contrafforti, a mo' di torrette, con architravi in stile rinascimentale, e così anche le cornici delle finestre possiedono elementi classici. La struttura è in intonaco bianco.

Palazzetto Imperato

Progettato da Antonino Liberi e Nicola Simeone nel 1926, è senza dubbio una delle architetture liberty più pregevoli della città. Situato nella centralissima piazza Sacro Cuore all'incrocio con il Corso Vittorio Emanuele e di Umberto I per quanto riguarda la facciata, è stato realizzato al posto dell'Albergo Milano. Secondo i voleri del tempo, bisognava creare una forte concentrazione delle funzioni commerciali lungo il corso principale. Per questo si scelse di costruire due palazzi simmetrici ai due lati della strada come ingresso monumentale del corso. Il progetto è rimasto incompiuto dopo la costruzione del Banco di Napoli nel 1933 che rese impossibile la costruzione del gemello. Presenta un netto contrasto tra i piani inferiori finalizzati all'uso commerciale e quelli superiori ad uso abitativo. È molto lavorato in tutte le facciate[27].

Palazzo Mezzopreti-Gomez

Situato in viale Muzii, è un palazzo baronale recentemente restaurato e divenuto sede del Conservatorio Luisa D'Annunzio[28].

Ex-Aurum

È un ex liquorificio dell'Aurum situato nella Pineta ed è noto anche come "vecchio kursaal" marino di Portanuova, in Largo Gardone Riviera, venendo da via Luisa d'Annunzio, è stato recentemente restaurato. Ha una struttura originariamente progettata da Antonino Liberi come lido della fiorente economia balneare pescarese, e poi modificata per prendere la forma di un ferro di cavallo secondo il progetto di Giovanni Michelucci. Il Kursaal originale di Antonino Liberi è in stile liberty.

Ville nella zona dell'Ex Aurum

Si tratta di un progetto che comprende vari edifici[29], quelli cioè nella zona della Pineta Dannunziana. La zona paludosa fu bonificata e il progetto di Antonino Liberi ("Progetto Pineta") fu approvato il 14 settembre 1912[30].

  • Villa Anna I: situata nella zona della pineta all'angolo di via Scarfoglio, è caratterizzata dalla torretta laterale a base quadrata[31].
  • Villa Anna II: posta all'angolo fra viale Primo Vere e via Francesco Paolo Tosti fu progettata da Antonino Liberi e realizzata tra il 1937 e il 1938. Dotata di un balconcino rivolto verso il mare, è coperta da una semplice muratura[32].
  • Villa Cipollone: situata in via De Nardis, presenta un pronao colonnato rivolto verso il mare, con i capitelli estremamente lavorati e con l'architrave decorato con ceramiche di Castelli[33].
  • Villa Clerico: nota anche come Villa Ricci, fu progettata da Antonino Liberi su commissione del proprietario Vincenzo Clerico e costruita nel 1924 nel quartiere della pineta; la caratteristica principale è la torretta semicircolare laterale[34].
  • Villa Coen: situata in viale Primo Vere, ha cambiato più volte aspetto; si presenta con tre arcate al piano terra che si raddoppiano via via nei piani superiori. Altro elemento tipico è la scala interna semicircolare[35].
  • Villa Costanzo: progettata da Nicola Simeone, è situa all'angolo tra via Figlia di Jorio e viale Luisa D'Annunzio; le decorazioni sono molto ricche e presenta sulla facciata una scalinata a due rampe simmetriche[36].
  • Villa d'Eramo: si tratta di una villa a pianta quadrata situa in viale Luisa D'Annunzio; l'ingresso presenta due rampe simmetriche che si uniscono a una terza centrale che porta all'ingresso (creando una "T")[37].
  • Villa de Lucretiis: situata in via De Cecco, è una struttura molto pregiata che presenta una parte centrale a loggiato[38].
  • Villa Geniola: il progetto di ampliamento definitivo, di Guido Angelini è del 1927; da allora la villa si presenta come oggi, caratterizzata da una poca ricchezza di decorazioni, oltre a un porticato sormontato da un balconcino[39].
  • Villa La Morgia: situata all'angolo tra via Figlia di Jorio e viale Luisa D'Annunzio, ha una pianta rettangolare, con una sporgenza davanti all'entrata, coronata da una scaletta. Abbondanti gli ornamenti sulla fascia di coronamento[40].
  • Villino La Porta: progettato da Decio Rapini nel 1929, è posto all'angolo fra via Scarfoglio e via Francesco Paolo Michetti; l'elemento fondamentale della costruzione è la torretta ottagonale altana[41].
  • Villa Silvestri: situata in viale Primo Vere, è ampiamente decorata, ed è caratterizzata dall'ampio loggiato rivolto verso il mare[42].
  • Villa Simeone: situata in via De Nardis, è caratterizzata da molti balconcini chiusi a logge, ed è estremamente decorata[43].
  • Villa Spatocco: situata in viale Primo Vere si distingue per la sua forma a "L", al cui interno è collocato un volume curvilineo; presenta una torretta centrale e la copertura è a mattoni a vista[44].
  • Villa sull'arenile: situata in viale Primo Vere, è sviluppata su un solo piano. Caratteristica fondamentale è la posizione vicina al mare da cui origina il nome. La pianta è rettangolare con una torretta circolare centrale con una scala a chiocciola interna[45].
 
Case liberty in via D'Annunzio
Altre ville e palazzi residenziali in stile liberty
  • Villa Argentieri: progettata da Edmondo Germani nel 1925, è situata in via D'Annunzio; è stata modificata più volte con l'aggiunta di vari corpi sviluppandosi ora su due piani esterni e un seminterrato; la scaletta d'ingresso si presenta oggi dopo varie modifiche a forma semicircolare[46].
  • Palazzo Camillo Michetti: adiacente al teatro Vicentino Michetti, fu progettato dal padre di Vicentino, Pasquale Michetti ed edificato nel 1912, con decorazioni liberty[47].
  • Domus Flores: considerata un'architettura eclettica, presenta una pianta asimmetrica con una torretta angolare[48].
  • Palazzo Mussacchi: realizzato sul finire dell'Ottocento, si trova all'angolo di viale Muzii con il lungomare Matteotti; fu progettata da Girolamo de Pompeis per uso di una famiglia, sviluppandosi su tre piani[49].
  • Villa Antonietta: progettata nel 1910 e completata nel 1923, presenta una struttura quadrangolare asimmetrica, con un angolo a balcone nel primo piano; presenta quattro moduli abitativi indipendenti[50].
  • Villa De Landerset: architettura estremamente particolare, è stata progettata da Luigi Broggi ed edificata tra il 1886 e il 1890; è principalmente contraddistinta dal gusto dell'architettura settentrionale quattrocentesca, dalla minuzia nei particolari e dalla torretta quadrangolare che si inserisce lateralmente in un impianto regolare[51].
  • Villa Rosa: originariamente progettata a un solo piano da Antonino Liberi e Florindo Savini nel 1922, fu realizzata l'anno dopo e sopraelevata nel 1949; presenta tre alloggi disposti su tre piani e una torretta quadrata laterale[52].
  • Villino Bianco: progettato nel 1922 da Lino De Cecco, fu realizzato nel 1929; è estremamente asimmetrico e irregolare, ma molto decorato[53].
  • Villino Forcella: progettato da Vincenzo Pilotti e Tommaso Piccirilli nel 1924 e realizzato nel 1930, ha subito moltissime modifiche nell'arco del tempo, ma rimane ugualmente molto decorato, con i mattoni a vista[54].
  • Villino Massignani: progettato nel 1924 da Benedetto Sorge, nel 1952 fu aggiunto alla pianta rettangolare asimmetrica; ricco di asimmetrie e volumi aggettanti, è molto decorato[55].
  • Villino Scaccioni: situo sul lungomare Matteotti, fu progettato da Vincenzo Pilotti nel 1929; si tratta di un edificio simmetrico con al centro un balcone che unisce i due corpi laterali[56].
  • Villino Verrocchio: progettato nel 1925 da Gennaro Partenza, è un edificio a tre piani con pianta irregolare; la decorazione molto ricca è di ispirazione barocca[57].
  • Casa Conti: palazzina liberty del 1884 in intonaco rosso porpora; le finestre a tutto sesto hanno cornice in stucco bianco.

Il periodo del razionalismo fascistaModifica

 
Palazzo di Città
 
Palazzo del Governo
 
Palazzo delle Poste
 
Camera di Commercio

Numerosi edifici furono realizzati nel periodo fascista secondo il gusto del tempo, in particolare furono progettati da Vincenzo Pilotti il Palazzo Comunale, il Palazzo del Governo, il Liceo scientifico Galileo Galilei, il Liceo Classico Gabriele D'Annunzio e la Camera di Commercio. Rilevante per lo stile architettonico era la Centrale del Latte realizzata nel 1932 su progetto di Florestano Di Fausto, abbattuta nel 2010. Tra gli edifici religiosi si ricorda invece la Cattedrale di San Cetteo di Cesare Bazzani. Prima del 1943 il "Ponte Risorgimento" era tra le opere fasciste realizzate a Pescara, in sostituzione del vecchio ponte di ferro che collegava Portanuova al corso Vittorio Emanuele, ed era decorato con sculture bronzee di Nicola D'Antino.

Palazzo di Città

Il palazzo comunale, e quello della provincia rappresentano il complesso degli edifici istituzionali progettati da Vincenzo Pilotti nel 1939 in stile fascista, situati in Piazza Italia (anticamente piazza dei Vestini). Il "Palazzo Littorio" è sede del Municipio, simile alla vicina Camera di Commercio, presenta relazioni formali e materiche: è infatti interamente costruito in travertino e mattoni. Fu realizzato nel 1935 da Vincenzo Pilotti, affacciato su Piazza Italia, in modo da formare un trapezio isoscele, insieme ai complessi del palazzo provinciale e dell'ex sede dell'Agenzia delle Entrate, con al centro della piazza la fontana "La Pescara". L'alta torre civica del palazzo, rivestita in mattoni rossi, è sormontata da una loggia ad archi, rappresentante il simbolo della cittadinanza pescarese. Prima della seconda guerra mondiale la loggia era sormontata dalla scritta in ferro "DUCE".
All'interno del palazzo uno scalone monumentale a doppia rampa porta al piano nobile, dove si trovano i saloni di rappresentanza, nonché la Sala della Giunta e l'ufficio del sindaco. Nella sala delle riunioni del Consiglio la parte superiore mostra una serie di affreschi del pescarese Luigi Baldacci. Uno degli ingressi laterali del palazzo è sormontato dalla scritta AVE DULCE VATIS FLUMEN / AVE VETUS URBIS NUMEN", da un distico in omaggio a D'Annunzio voluto da Domenico Tinozzi (1927) primo presidente della neonata provincia pescarese.

Palazzo del Governo o della Provincia

Il Palazzo del governo è sede della Provincia e ospita la Prefettura e la Biblioteca provinciale "Gabriele D'Annunzio", posto in posizione centrale in Piazza Italia. Il palazzo si sviluppa orizzontalmente con due avancorpi laterali: la parte centrale poco sporgente, mette in risalto l'imponente portale, coronato dal sovrastante balcone e ornato da ampi finestroni. Otto gigantesche semicolonne binate sorreggono, nella parte di mezzo, forti basamenti sui quali sono collocate quattro gigantesche sculture: opere dello scultore Guido Costanzo, simboleggianti le ricchezze del territorio locale (Miniera, Agricoltura, Mare, Fiume). Il grande palazzo ospita gli uffici più importanti della Provincia: la Prefettura, l'Amministrazione e la Biblioteca provinciale "Gabriele D'Annunzio", constante di oltre 150.000 volumi[58]Il portale d'ingresso immette in un vasto atrio da cui si accede mediante una scalinata di marmo al Salone dei Marmi, con formelle in ceramica a rilievo, che rappresentano i blasoni dei comuni provinciali. Nel Salone del Consiglio sono collocati dei busti di D'Annunzio e Michetti, mentre sopra il seggio del presidente si trova uno stemma dorato col motto "Sibi valet et vivit". L'interno del palazzo ospita il dipinto di Francesco Paolo Michetti La figlia di Iorio (1895), da cui verrà tratta la tragedia dannunziana del 1904.

Palazzo delle Poste - Cassa di Risparmio

Il Palazzo si trova lungo il corso Vittorio Emanuele, uno dei pochi elementi di arte razionalista pescarese durante il ventennio. La facciata imponente in pietra bianca, costruita dall'architetto Cesare Bazzani, è cadenzata da semicolonne doriche, che sorreggono una massiccia trabeazione con cornice dentellata. La superficie è percorsa da finestre lineari con timpano archivoltato superiore. L'interno mostra uno stile più moderno, perché rifatto nel secondo dopoguerra, e presso l'ingresso si trova un immenso pannello affrescato.
Il "Palazzo Cassa di Risparmio" è più piccolo, situato a fianco alle poste, e mostra uno stile più tradizionale del razionalismo, a differenza dell'eclettismo di Bazzani, specialmente per la successione molto schematica del colonnato della facciata. Prima del trafugamento dei tedeschi nel 1943, il palazzo aveva sulla sommità due cavalli in bronzo, rappresentati nell'atto di impennarsi.

Palazzo della Camera di Commercio

Situata all'incrocio del viale Marconi con via Conte di Ruvo, è stata realizzata nel 1934 in stile eclettico neorinascimentale e neoclassico, con cortina che si apre a ventaglio esattamente nel punto di intersezione tra le due vie. Lo sfruttamento dei tondi e delle linee schematiche quadrate e rettangolari è visibile nelle cornici delle arcate del piano terra, mentre le finestre a tutto sesto (nella zona dell'ingresso) e rettangolari mostrano cornici che alludono già allo stile razionalista fascista. La parte di base è coperta da bugnato, l'accesso monumentale è composto da un portale contornato da due colonne che sorreggono una balaustra per il balcone principale, con finestra architravata da timpano triangolare. La struttura è stata realizzata alternando mattoncini rossi faccia vista e marmi.

Palazzo ex Banco di Napoli

All'incrocio del corso Vittorio Emanuele con corso Umberto I, il palazzo risale agli anni '30, ed è una sintesi dell'eclettismo pescarese tra razionalismo ed eclettismo neoclassico. Ha pianta rettangolare, con aperture a tutto sesto, e scansione dello spazio realizzata da una sapiente combinazione di forme curve e schematiche del quadrato e del rettangolo. La base ha degli archi di grandi dimensioni, per le entrate, mentre quella mediana è occupata dalle finestre. Presso l'entrata centrale dal corso Vittorio Emanuele si trova lo stemma della città con il noto verso latino diventato simbolo della città.

 
Il Liceo "G. D'Annunzio"
Liceo Classico "Gabriele d'Annunzio"

Non molto distante da Piazza Italia, sorge il liceo classico, progettato da Vincenzo Pilotti nel 1936. Lo storico liceo ginnasio dedicato al poeta si trovava all'attuale via D'Annunzio, ancora oggi esistente, ma era inadeguato oer ospitare molti alunni. Quando fu istituita la provincia di Pescara nel 1927, il liceo, già esistente e facente parte dell'ex comune di Castellammare, dovette essere ricomposto per impedire l'esodo di studenti a Chieti o Teramo, ed adeguato alle norme di una nuova città capoluogo. Nel 1930 fu creato il Regio Liceo Ginnasio retto dal professor Gino Cappelletti, primo preside. La sede originaria era il Palazzo Clerico nel corso Vittorio Emanuele, in posizione favorevole vicino alla stazione, anche se nel biennio 1930-31 il numero di iscritti era di 44 unità.[59]Altri allievi trovarono alloggio al Collegio Adriatico a ridosso del fiume (attuale sede de Il Messaggero. Così il 26 febbraio 1936 il comune consegnò una nuova struttura realizzata dal Pilotti per il "Regio Liceo Ginnasio", che verrà intitolato a Gabriele d'Annunzio dopo la seconda guerra mondiale nel 1944. La struttura ha pianta rettangolare e mostra chiaramente i caratteri dell'architettura razionalista di regime, presentando similitudini negli esterni con il Palazzo di Città.

La ricostruzione (anni '50 -'80)Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Luigi Piccinato.
 
Palazzo Monti

Subito dopo la guerra, la ricerca della bellezza e l'affermazione di uno stile architettonico hanno lasciato il passo alle esigenze collegate allo sviluppo economico e demografico: dunque, la ricostruzione non ha seguito linee precise e, per lo più, è stata oggetto di fenomeni speculativi. A questa linea di tendenza, fa eccezione il periodo immediatamente successivo alla guerra, un forte tentativo di ideare e progettare Pescara in modo organico e disciplinato secondo i criteri architettonici del razionalismo italiano. Subito dopo la grande guerra, il Comune affidò all'architetto ed urbanista razionalista Luigi Piccinato il compito di redigere un primo piano di ricostruzione (1947). A tale piano è riconducibile la importante ideazione (per la città) di ‘'Piazza della Rinascita'’ che, quale grande spazio aperto nel cuore della città, assunse subito la funzione di piazza centrale e luogo di incontro per gli abitanti. Agli anni '50 è riconducibile il tentativo di dare una regolamentazione edilizia più stringente. Il piano regolatore di Pescara del 1956 fu elaborato da Luigi Piccinato il quale, ha progettato anche lo Stadio Adriatico, realizzato nel 1955. Un'architettura rilevante è il "Palazzo Monti" progettato dell'architetto Antonio Cataldi Madonna nel 1954, costruito al posto di Villa Farina nella piazza XX Settembre (oggi piazza Emilio Alessandrini, dove è presente il Mediamuseum)[60][61]. Interessante anche la nuova stazione ferroviaria completata nel 1988.

Piazza della Rinascita
 
Il nuovo arredo di Piazza Salotto

Comunemente detta piazza Salotto, è il cuore del centro cittadino. Ospita una scultura dedicata a un elefante, disegnata da Vicentino Michetti. La piazza, è stata ridisegnata da professionisti locali sulla base di uno studio redatto dall'Università D'Annunzio sul restauro del Moderno. Tale intervento sulla piazza rispetta la linearità dell'originale progetto di Luigi Piccinato[senza fonte], mentre l'idea di creare un largo spazio nel cuore della città è stata esaltata con la eliminazione della strada che attraversava lo spiazzo. I lavori di ristrutturazione sono terminati nel 2006, mentre, dal 14 dicembre del 2008, è stato posizionato e poi rimosso l'opera di Toyo Ito Like a Wineglass. La piazza è storicamente sede di manifestazioni, luogo di svago e sede di un Urban Center in cui vengono allestite piccole mostre.

Palazzo Monti

Costruito da Vincenzo Monti negli anni '60 in via Conte di Ruvo, all'altezza di piazza Alessandrini, ospitava uffici fino a diventare un comune condominio. Il palazzo tuttavia testimonia lo sperimentalismo artistico moderno pescarese, ed è caratterizzato da una struttura a "S", con alla base delle colonne per il portico, e nella struttura esterna della facciata da un ordine a scacchiera di finestre tutte uguali, alternantesi a pilastri di cemento.

Ex Palazzo di Giustizia - Mediamuseum

Di fronte al Palazzo Monti in Piazza E. Alessandrini, fu eretto negli anni '70 sopra l'antico giardino di Piazza XX Settembre ospitava l'ex tribunale, e dal 2005 è sede del "Mediamuseum", che raccoglie articoli di giornale, fotografie, dipinti e contenuti multimediali riguardanti il cinema e il teatro, in relazione alle figure di Ennio Flaiano e Gabriele d'Annunzio e al Premio Flaiano.

Grattacielo UZA (Hotel Pescara)

Uno dei simboli della nuova Pescara anni '60, posto lungo il corso Vittorio Emanuele in affaccio alla Piazza Duca D'Aosta. Il palazzo Ex Hotel Singleton ha 19 piani, arrivando a toccare un'altezza di 60 metri. Ha pianta rettangolare, e s'innalza slanciato, con uno stile molto semplice, composto dall'alternanza di pilastri cementizi per l'ordine delle finestre tutte uguali. Attualmente ospita un hotel e degli uffici.

Palazzo del Consiglio Regionale

In Piazza Unione, all'ingresso da viale Marconi alla zona di Pescara vecchia (via dei Bastioni), è stato realizzato intorno al 2006, come seconda sede del Consiglio Regionale dell'Abruzzo, dopo L'Aquila. Il palazzo ha 7 piani di circa 900 metri quadri, di proprietà della Camera di Commercio di Pescara, acquistato successivamente dalla Regione all'epoca dell'amministrazione di Ottaviano Del Turco. Ha una struttura moderna a pianta rettangolare che tende al verticalismo, con la facciata che mostra un'originale combinazione di alternanza pilastri di ferro-cemento e finestre vetrate oscurate.

Nuovo Ponte Risorgimento

Collega il viale Marconi al corso Vittorio Emanuele mediante Piazza Unione, e ha origini remote, poiché era il principale ponte che collegava la zona di Pescara Porta Nuova al villaggio di Castellammare. Nell'800 delle fotografie lo immortalano come un semplice ponte di ferro carrabile, e anche Gabriele d'Annunzio lo citò in una delle sue novelle pescaresi. Successivamente quando Pescara divenne capoluogo nel 1927 il ponte fu ricostruito daccapo nel 1933, in forme monumentali per questo chiamato "Ponte del Littorio", per facilitare il collegamento tra Porta Nuova e il corso, e ancor prima alla piazza del Comune. Il ponte non sopravvisse ai bombardamenti del 1943 ed era una delle opere d'arte realizzate dall'architettura di regime (su progetto del Bazzani), ornato da bronzi di aquile appollaiate (opera del Brozzi) e da figure femminili sdraiate, realizzate dallo scultore Nicola D'Antino, che curò la realizzazione anche della Fontana Luminosa a L'Aquila, delle due fontane di Piazza Duomo e del Monumento ai caduti. Le statue non furono distrutte ma trafugate dai nazisti, ancora oggi irreperibili.
Il nuovo ponte fu presto ricostruito per ragioni pratiche nell'immediato dopoguerra, in forme molto più semplici, e non armoniche come quello fascista. Gli unici elementi di rilievo, realizzati prima del 2000, sono dei pilastri angolari cilindrici rivestiti di bronzo, con sculture di Giuseppe Di Prinzio e Andrea Cascella, che riecheggiano ai simboli di vita e cultura della vita abruzzese.

Stazione Pescara Centrale
 
Ingresso alla Stazione Centrale

Sorge presso la vecchia stazione aperta nel 1863 nell'area di risulta del Piazzale della Repubblica, chiamata "Castellammare", mutata in "Pescara Centrale" nel 1927. Il nuovo progetto di una stazione più grande, di molto arretrata rispetto all'originale tratta ferroviaria, fu redatto nel 1962 da Corrado Cameli, immaginando una struttura in acciaio strallata. Delle modifiche in aggiunta di parti in cemento armato furono apportate negli anni '70 con la consulenza dell'ingegnere Carlo Cestelli Guidi, in quanto la stazione sarebbe stata una delle prime strutture delle Ferrovie dello Stato realizzate in cemento armato precompresso. La stazione fu completata nel 1988, e si affaccia sul piazzale antistante l'ingresso al corso Umberto. L'esterno è realizzato da vetrate ampie, e da cemento alla base, con sottopassaggio e rialzo dei binari per il passaggio dei treni.

Teatro monumento Gabriele D'Annunzio

Situato nella Pineta Dannunziata, presso il lungomare Colombo, è stato realizzato in occasione del centenario della nascita di D'Annunzio nel 1963, con accanto l'Auditorium Flaiano e un obelisco monumentale realizzato da Vicentino Michetti, alto 67 metri. Da molti anni il teatro ospota la cerimonia del Premio Flaiano e la rassegna Pescara Jazz. La struttura a forma di anfiteatro l'estate ospita spettacoli, opere liriche, balli e concerti, ed è stato ipotizzato nel 2015 la realizzazione di un sistema di copertura per gli spettacoli invernali.

Gli ultimi interventi (anni '90 - periodo attuale)Modifica

Verso la fine degli anni '90, con la discussione di un nuovo piano regolatore, si scopre un certo interesse per il recupero di uno sviluppo armonioso della città dal punto di vista urbanistico, ma anche architettonico. Risalgono a questo periodo ed ai successivi anni importanti progetti ed opere di ricostruzione e ristrutturazione. Da segnalare il progetto di Oriol Bohigas per la riqualificazione e ricostruzione della zona adiacente alla stazione di Porta Nuova. Nel 2006 è stata progettata dall'architetto di fama mondiale Massimiliano Fuksas la nuova sede della Fater. Altre architetture notevoli sono le Torri Camuzzi e il nuovo Tribunale.

Nave di Cascella

Si tratta del principale monumento simbolico della città, almeno sino alla costruzione nel 2009 del Ponte del Mare, e si affaccia su Largo Mediterraneo, in asse col Corso Umberto I, al termine del Lungomare Matteotti e l'inizio del viale della Riviera. Fu costruito nel 1986, in marmo travertino, ma l'opera attualmente a Pescara è stata realizzata in pietra. Commissionato dal comune per abbellire il lungomare, fu inaugurato il 4 luglio 1987 a Piazza I Maggio, dopo essere stato esposto a Firenze in Piazza Santa Croce per alcuni mesi. La scultura rappresenta una barca a remi e rievoca la vocazione alla pesca della città e i prigionieri del Bagno borbonico sfruttati come rematori sulle navi fino al 1859[62].

Ponte del Mare
 
Ponte del Mare

Nel dicembre del 2009 è stato realizzato il ponte del Mare, al termine del Lungomare Colombo in Piazza Caduti del Mare a sud, e all'inizio del Lungomare Matteotti a nord del fiume, opera disegnata dall'architetto austriaco Walter Pichler. Tale ponte, che ha trasformato la riviera di Pescara con la presenza di un ponte ciclo-pedonale dalla linea ultramoderna, si innesta in un programma di riqualificazione dell'intera area del porto e della riviera sud della città. Infatti, collega la riviera sud con quella nord del fiume Pescara permettendo di creare la necessaria continuità al Corridoio Verde Adriatico, la pista ciclabile che corre lungo tutta la costiera adriatica da Ravenna a Santa Maria di Leuca, in via di completamento.

Ponte Flaiano
 
Ponte Flaiano

Ponte realizzato, all'imbocco di via Valle Roveto, per il transito ciclo-pedonale e veicolare, realizzato nel 2017 dall'architetto Enzo Siviero. Contribuisce architettonicamente allo skyline di Pescara, intitolato allo scrittore pescarese Ennio Flaiano, costato 13 milioni e 100 mila euro finanziati dall'ANAS, è largo 28 metri, lungo 85, con il pennone (la "vela") alto 58 metri.

Torri Camuzzi

Sono due torri gemelle costruite dall'architetto Domenico Chiola tra il 2009 e il 2012, importante opera di riqualificazione della zona pescarese a sud-ovest di Porta Nuova. Presentano varie caratteristiche all'avanguardia per un complesso residenziale, come la presenza della domotica e di vari sistemi automatizzati. Il complesso è formata da due torrioni cilindrici che prendono il nome dall'omonima ex area industriale in cui sorgono; sono collegate da una giuntura rettangolare che funge da corridoio per ciascun piano, e si affacciano su un ampio piazzale chiamato Largo Delli Castelli, dotato di parcheggio e di piante di abbellimento.

 
Torri Camuzzi
Palazzo dei Tribunali

Si trova sul viale Pindaro precisamente in Piazza Ettore Troilo, in corrispondenza dell'inizio del viale Gabriele d'Annunzio, e nei pressi dell'Università degli Studi, inaugurato di recente nel 2017. Si presenta come un'imponente opera monumentale moderna con forme eleganti e ricercate nel connubio tra architettura e materiali scelti. Il complesso ha pianta quadrangolare, che nella parte superiore si divide in due grossi blocchi divisi, presso l'ingresso è ornato da una fontana di Ettore Spalletti. La galleria coperta vede il gioco speculare delle strutture luminose di Michelangelo Pistoletto diffondersi attraverso una sequenza di cerchi che sostengono i raggi di luce. Enzo Cucchi è intervenuto nell'arredamento della Sala Convegni con un mosaico di forte impatto visivo.

Polo Direzionale Fater S.p.A.
 
Sede Fater

Nella zona ovest della città, nel quartiere Rancitelli, è tra le opere architettoniche contemporanee più importanti. Il palazzo è stato progettato da Massimiliano Fuksas, ed è il risultato dell'unione di due elementi volumetrici in contrapposizione: l'edificio basso caratterizzato da piani bucati e da pianta rettangolare, e l'edificio anulare superiore. La parte inferiore è volutamente semplice, dal punto di vista strutturale, e ad essa si contrappone il resto del palazzo, che contrasta con il vuoto rettangolare dell'orizzontalità Il vuoto al sesto piano accentua le differenze volumetriche tra i due componenti, il sesto piano infatti è occupato da una grande vasca d'acqua e da percorsi panoramici in legno. I piani bucati oltre ad essere funzionali ai fini dell'equilibrio estetico, illuminano anche le zone più interne del palazzo.

Complesso "Il Molino"

Si trova nella zona Porta Nuova, a sud ovest della stazione ferroviaria, realizzata come opera di riqualificazione di quest'area urbana. Il complesso è formato da un edificio rettangolare principale, per i servizi commerciali, e da una torre a pianta poligonale (fusione di elementi rettangolari e cilindrici).

Architetture scomparseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Pescara § Chiese antiche e distrutte.

Pescara nell'arco di un centinaio d'anni, dall'immediato periodo post Unità d'Italia fino al grande sviluppo urbanistico degli anni '60-'70, ha visto profondamente ed irreversibilmente mutato il proprio aspetto urbano e monumentale. L'antico nucleo ancora racchiuso dentro le mura della piazzaforte, ha conosciuto un piccolo iniziale sviluppo, con l'abbattimento coatto delle mura negli anni '80 dell'Ottocento, dando respiro alla costruzione di nuove strutture lungo il viale Umberto I (oggi viale d'Annunzio). Nell'ex comune a nord-ovest, Castellammare Adriatico, si procedette con l'edificazione di nuove palazzine, seguendo le mode architettoniche del liberty, del neoclassico, del neogotico, e del neorinascimentale. Gran parte della conformazione urbana di questo nucleo oggi è ancora leggibile, malgrado i danni provocati dai bombardamenti del 1943 e dalle copiose demolizioni e ricostruzioni che si sono susseguite dagli anni '50 in poi. Tali ricostruzioni ex novo di palazzi e monumenti hanno in gran parte interessato: nella zona centrale i due principali assi del Corso Vittorio Emanuele II e del Corso Umberto I, oltre a Piazza della Rinascita; in zona Porta Nuova, viale Gabriele D'Annunzio, insieme ad alcune porzioni di via Vittoria Colonna, via Conte di Ruvo e viale Guglielmo Marconi. Prima della seconda guerra mondiale c'erano palazzine signorili di gusto classicheggiante, ampi spazi verdi con fontane, come l'ex Piazza XX Settembre (oggi dedicata ad Emilio Alessandrini), alle quali facevano fronte le moli dei nuovi palazzi edificati dal 1927 al 1933 circa del Comune, della Prefettura, della Banca, delle Poste, benché costituissero ancora un elemento di legame con il classicismo architettonico dell'antica città in via di sviluppo. Con le demolizioni del boom economico l'aspetto sobrio della città è andato irrimediabilmente perduto, creando forti contrasti tra le poche testimonianze antiche ancora sopravvissute e le nuove grandi costruzioni di scarso valore artistico.

Si segnalano a seguire alcune strutture particolarmente rilevanti. La lista è parziale.

Piazzaforte di Carlo V
 
Porzione della fortezza di Carlo V, oggi occupata dal Museo delle Genti d'Abruzzo

Consisteva nella cinta muraria della città antica a sud del fiume (Porta Nuova), e del villaggio a nord (Castellammare), edificata nel XVI secolo sopra fortificazioni preesistenti della cittadella di Aternum, risalenti al VI-XII secolo. La fortezza voluta da Carlo V nel 1510 e poi proseguita dal Duca d'Alba nel 1534 fu realizzata a pianta trapezoidale irregolare, con cinque grandi bastioni lanceolati, visibili anche nelle mappe di Carlo Gambacorta (1598)[63] e di Giovan Battista Pacichelli (1695).
Cinque di essi (Sant'Antonio, San Rocco, San Giacomo, San Nicola e San Cristoforo) difendevano la città da meridione, altri due a nord (San Vitale e San Francesco) erano destinati ad accogliere la Rampina, per i militari di grado, e la gabella del dazio sul fiume. La fortezza fu voluta nel punto del fiume che divideva i due Abruzzi Citra e Ultra, come un perfetto baluardo di controllo e di difesa del mare contro gli attacchi ottomani. Nel 1707 ci furono lavori di ampliamento, quando il forte andò sotto il comando degli austriaci, e poi dei Borbone. L'arrivo della ferrovia nel 1863 fece la prima breccia nelle mura della fortezza, con l'Unità la funzione militare cadde, e così a fine '800 ci fu l'avvio dei lavori di demolizione delle mura. Nel 1887 la parte a sud delle mura era scomparsa, per permette l'ampliamento lungo la storica via Umberto I (viale D'Annunzio). La fortezza era composta dai bastioni San Vitale (nordovest, incrocio via Caduta del Forte e via Martiri Dalmati e Giuliani), San Francesco (sudovest, via Caduta del Forte all'incrocio con corso Vittorio Emanuele II), nella zona di Castellammare, e i bastioni San Giacomo (sud, Piazza Emilio Alessandrini), San Nicola (sudest, incrocio di viale G. Marconi con via Conte di Ruvo), Sant'Antonio (nordovest, incrocio di via Orazio con Lungaterno Sud), San Rocco (sudovest, incrocio di via Orazio con via Conte di Ruvo presso stazione Portanuova), e San Cristoforo (est, Piazza Unione), della zona di Pescara vecchia. Secondo le cronache a quasi tutti i bastioni corrispondevano delle chiese (come gli esempi della chiesa di San Giacomo e quella di San Rocco, citate in documenti vescovili), attualmente tutte distrutte. Nei pressi del ponte Gabriele d'Annunzio, a est si trovava Porta Sala, dove si conduceva il carico del sale marino per essere esportato nei vari porti del Regno di Napoli, all'ingresso della zona nord della fortezza c'era un altro accesso, Porta Cappuccini. Altre porte oggi sparite erano Porta San Cristoforo, Porta Ortona, Porta Nuova (Piazza Garibaldi) e Porta Chieti. Oggi di questa fortezza resta solo la parte lungo via delle Caserme, dove si trova il Museo delle Genti d'Abruzzo, usato come carcere nel XIX secolo, e una porzione in via Caduta del Forte, dove si trova anche la chiesetta del Carmine, usata dai militari.

Chiesa di San Giacomo
seconda chiesa principale del quartiere Portanuova, dopo la parrocchia di San Cetteo, si trovava in via dei Bastioni, dove oggi sorge la chiesa dell'Adorazione. La chiesa risaliva al XVII secolo, era caratterizzata sa una torre campanaria con orologio,venne bombardata dagli alleati nel settembre 1943, e non più ricostruita. Accanto a questa chiesa sorgeva la chiesetta del Santissimo Rosario, caratterizzata da una facciata piana, sovrastata da un campanile a vela molto grande, con finestroni. Anch'essa distrutta dalla guerra non fu riedificata in loco, la parrocchia del Rosario oggi è in una moderna chiesa in Piazza Duca degli Abruzzi.
Chiesa di Santa Gerusalemme
secondo alcuni deriverebbe da un tempietto romano, o da un anfiteatro. Costruita nel XIII secolo sotto la protezione dei Cavalieri Templari, fu ricostruita nel XVIII srcolo, rimanendo incompiuta, come dimostrano fotografie del tardo Ottocento, che mostrano l'impianto circolate, e un grande arco che immetteva al sagrato della vecchia chiesa di San Cetteo, prima che venisse ricostruita nel 1933. Demolita, rimase l'arco monumentale, che fece assumere alla vecchia Pescara il nome di Portanuova. I resti dell'arco,demolito per ampliare la strada si via Gabriele D'Annunzio e il sagrato della nuova cattedrale, sono oggi visibili mediante cartelli esplicativi. Questa chiesa, come mostrano le foto, era dotata anche di una torre campanaria, coeva del campanile di San Cetteo.
Teatro Pomponi

Teatro storico della città, sorgeva presso Piazza I Maggio, dove oggi sorge la chiesa di San Pietro, terminata nel 2005. Venne costruito per volere di Teodorico Pomponi nel 1920, erigendolo sopra il Padiglione Marino per gli spettacoli. Il padiglione, usato sempre per spettacoli e per movimentare la stagione estiva, fu voluto dal sindaco Leopoldo Muzii nel 1886. Terminato nel 1923, grazie alle concessioni dell'amministrazione fascista, il teatro Pomponi venne inaugurato con più di mille posti, sorpassando la storica struttura del Teatro Michetti a Pescara vecchia. La prima opera fu "I Compagnacci" di Primo Riccitelli[64]. Negli anni '30 il teatro fu sede del Circolo Littorio, sede di convegni e spettacoli. Non danneggiato particolarmente dalla guerra, con i fondi per la manutenzione del teatro sempre più ridotti, nel 1958 versava in condizioni di forte degrado e nel 1963 venne definitivamente demolito.

Centrale Civica del Latte

Sorgeva in via del Circuito, costruita nel 1932 su progetto di Florestano Di Fausto, architetto del Ministero degli Esteri Fascista. La centrale aveva pianta rettangolare con un blocco rettangolare più snello e slanciato posto al centro, come torre d'ingresso, e il sistema delle aperture e delle murature dava risalto allo stile architettonico tipico del razionalismo fascista. Dopo anni di abbandono, la centrale è stata demolita nel 2010 poco prima dell'approvazione del vincolo storico in consiglio comunale; il ministero ha definito l'operato del comune un atto ostacolante progetti di riqualificazione da parte dello stato[65].

 
Torre littoria del Palazzo civico
Villino Coppa - Villa Sabucchi

Sorgeva dove oggi si trova l'omonimo parco pubblico, sulla statale nei pressi dell'antico municipio di Castellamare. Costruita a metà dell'800, nel 1863 ospitò il re Vittorio Emanuele II. Negli anni '30 fu restaurata e assunse l'aspetto di un elegante castello idealizzato in stile gotico, con quattro torri angolari cilindriche con cuspide conica, e finestre ad arcate ogivali. Danneggiata nel 1943 dalle bombe, fu demolita negli anni '60, lasciando a ricordo solo una delle quattro torri.

Villa Muzii

Sorgeva in via Milite Ignoto, nata come unità rurale, comprendeva la casa principale, le residenza contadine e gli edifici industriali. A Villa Muzzi si teneva il mercato settimanale, successivamente soppiantato da quello quotidiano presso la stazione Centrale. Unico elemento ancora esistente dell'antica costruzione è la cappella privata è la chiesetta di Sant'Anna, in una traversa di viale Giovanni Bovio.

Villa D'Annunzio

L'antica villa era una masseria tardo-settecentesca, demolita nel 1975 con l'espansione del quartiere Rancitelli. Della villa oggi, su via Raiale, resta solo la torretta. La masseria appartenne alla famiglia D'Annunzio dal 1874 al 1906.

Villa de Riseis
villino eclettico, caratterizzato prevalentemente dall'uso del legno, si trovava nell'area dell'attuale Parco Villa De Riseis, presso il lungomare. La villa era di proprietà del barone de Riseis, che aveva anche un bosco nei pressi del mare, e aveva il controllo economico sui poveri abitanti del rione Borgo Marino, a poca distanza Fu danneggiata dai bombardamenti alleati, il parco in seguito fu ridimensionato dall'urbanizzazione selvaggia, e successivamente trasformato in parco pubblico.
Albergo Leon d'Oro
si trovava presso la chiesa del Sacro Cuore sul corso Umberto I, e fu uno dei primi alberghi di Castellammare. Fu distrutto per costruire dei condomini lungo il corso, successivamente demoliti negli anni 60 per nuove costruzioni.
Cinema Olimpia
situato in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza Sacro Cuore), fu il primo cinema di Castellammare, demolito negli anni 30 per erigervi un edificio civile, attualmente vi si trova l'albergo moderno Hotel Plaza.

SculturaModifica

La scultura a Pescara si può dividere in monumentale e privata. Nell'ambito privato uno dei primi rappresentati fu Costantino Barbella di Chieti, che realizzò delle figurine donate all'amico Gabriele d'Annunzio, tuttora conservate nel museo della casa natale. Nell'ambito monumentale la scultura si accompagnò all'architettura liberty-eclettica della trasformazione proto-novecentesca di Pescara, con la realizzazione di palazzi gentilizi dell'alta borghesia locale, il cui massimo rappresentante fu Antonino Liberi, progettatore ed esecutore del restauro della casa D'Annunzio, del Palazzo Perenich e di vari villini classicheggianti nel quartiere della Pineta.

La scultura monumentale si andò evolvendo con l'avvento del fascismo, da un lato riguardò opere commemorative, come dediche ai caduti della guerra, dall'altro si accompagnò sempre all'architettura, come dimostrano gli esempi evocativi e simbolici del Palazzo del Governo di Vincenzo Pilotti e, prima della guerra, le statue di del Ponte Littorio progettato da Cesare Bazzani, con le statue dei nudi femminili di Pilotti, e le aquile littorie del Brozzi. Con la fine della guerra, e la ricostruzione di Pescara, la scultura assunse carattere prettamente monumentale e decorativo, e si concretizzò soprattutto nella realizzazione di fontane pubbliche.

 
La Nave di Pietro Cascella
 
Monumento ai caduti della guerra di Piazza Garibaldi
Fontana delle cinque cannelle

Fontana ottocentesca, situata nel quartiere Pescara Colli, a pochi passi dalla Basilica della Madonna dei sette dolori. Realizzata in laterizio, ha una volume unico a parallelepipedo tripartito da quattro lesene, con basso piedistallo, base e capitello dorico, che sorreggono una trabeazione classica con attico leggermente accennato. Il volume è partito da lesene poste dentro losanghe aggettanti. La vasca sottostante reca un bordo arrotondato.

 
Monumento ad Ennio Flaiano
Fontana "La Pescara"

Si trova in Piazza Italia, accanto la scultura del busto di Gabriele d'Annunzio, realizzata nel secondo dopoguerra. Ha una vasca rettangolare, dal bordo marmoreo corrono verso l'interno giochi d'acqua perfettamente calibrati. Al centro si trova una scultura bronzea intitolata "La Pescara" di Giuseppe di Prinzio, raffigurante una donna sul dorso di un cavallo marino, dal cui morso sgorga uno zampillo.

Fontana "Le Laudi"

Si trova sul lungomare del viale Primo Vere, e si trova incassata nel pavimento, a pianta circolare, con delle cavità da cui escono degli zampilli a ritmo. Fu realizzata negli anni '90 durante la giunta Pace, prima fontana della città a dotarsi di un vero impianto che controlli i giochi d'acqua.

 
Fontana La Pescara, Piazza Italia
Fontana di Piazza San Francesco d'Assisi

Si trova nella piazza omonima nella parte nord di Castellammare, è stata realizzata dallo scultore Franco Summa nei primi anni 2000, e mostra una vasca a pianta ellittica con una sequenza a intervalli regolari e ritmici di piccole lanterne cilindriche per i giochi di luce.

Fontana Le Naiadi

Si trova sul viale della Riviera, presso il monumento a Paolucci, e rappresenta una vasca circolare con degli zampilli alternati regolarmente, e al centro un blocco su cui si erge la figura bronzea di una ninfa.

Monumento a Gabriele d'Annunzio

Da non confondere con il Teatro D'Annunzio, è una scultura sopra un blocco di travertino con sopra il busto del poeta, si trova in Piazza Italia, accanto la fontana "La Pescara". La scultura mostra un tronco in travertino bianco, con sopra un busto in bronzo raffigurante il poeta. Il monumento fu realizzato nel 1983, e la dedica recita: "A Gabriele d'Annunzio / Nella terra da cui ebbe i natali e / l'ispirazione più schietta e genuina / il Lions Club di Pescara / nel triennale della sua fondazione / Pescara 26.6.1983".

 
Colonna dell'Immacolata
Monumento a Raffaele Paolucci

Si trova nella Marina Nord, lungo il viale della Riviera. Il monumento nasce da un gioco geometrico tra una circonferenza e un'ellisse: la forma ellittica della fontana è racchiusa dalle sedute a monte e contiene a sua volta altre ellissi inclinate, dando forma a diversi elementi, ossia una passeggiata con gradini, una fontana e un'ulteriore piccola piazza. La passeggiata ricorda la figura geometrica del Nautilus marino, a forma di un percorso con gradini e rampe attorno a una doppia fontana, che contiene i giochi d'acqua luminosi e penetra all'interno della seconda ellisse, a sua volta contiene elementi luminosi e giochi.
Troneggia un blocco di granito con il busto del Colonnello Raffaele Paolucci.

Statua di Ennio Flaiano

Si trova al termine del Corso Manthonè affacciata su piazza Unione, nei pressi della casa natale dello scrittore. Il monumento è composto da un cilindro, con dietro altri cilindri di svariata misura e altezza, che fanno da cornice al mezzo busto in bronzo che raffigura Ennio Flaiano, con la dedica: "ENNIO FLAIANO 1910-1972 La felicità consiste nel / non desiderare che ciò / che si possiede". Coeva alla statua di Flaiano, appena dietro la casa di D'Annunzio, in via delle Caserme si torva la statua busto di Clemente De Caesaris, che fu rinchiuso nel 1838 a Pescara per aver scatenato i moti rivoluzionari di Penne.

 
L'opera di Luigi Baldacci presso l'auditorium Flaiano
Monumento ai caduti di tutte le guerre

Si trova in Piazza Garibaldi, realizzato dallo scultore Pietro Cascella negli anni '80. Il blocco a pianta quadrata vede innalzarsi sul piedistallo una colonna quadrangolare slanciata, simbolo della colonna infame dell'esecuzione, e un secondo blocco semi-informe, che mescola figure umane a piccoli blocchi squadrati, simbolo dei martiri caduti in guerra.

Monumento ai Caduti del Mare

Si trova presso il Ponte del Mare, provenendo dal lungomare C. Colombo, ed è caratterizzato da un blocco a trapezio isoscele capovolto, con la targa commemorativa, sovrastato dalla figura di un marinaio nell'intendo di lanciare un'ancora.

Monumento ai Martiri della Libertà

Sorge in Piazza Unione, al termine di via delle Caserme, in direzione del ponte del viale Marconi, che collega la Pescara vecchia a quella nuova del Corso Vittorio Emanuele. Realizzato tra gli anni '70 e '80 dal Cascella, si tratta di un blocco monolite di travertino, con delle incisioni che rievocano le scene di battaglia dei patrioti del 1848 per unificare l'Italia.

Monumento ai patrioti Ettore Caraffa e Gabriele Manthoné

Fu costruito nel primo Novecento nel progetto di riqualificazione dell'area di piazza XX Settembre (oggi piazza E. Alessandrini) in giardino pubblico. Il monumento è l'unica opera originale della piazza, pesantemente modificata con la costruzione dell'ex Tribunale di Pescara, dal 2005 sede del Mediamuseum. Questo monumento è un blocco di travertino a obelisco con due placche bronzee cilindriche dalle raffigurazioni allegoriche, e l'iscrizione dedicatoria ai patrioti pescaresi che combatterono per l'unificazione d'Italia.

 
Monumento ad Ettore Caraffa e Gabriele Manthoné in piazza Emilio Alessandrini
L'Elefante di Vicentino Michetti

Realizzato dal nipote di Vicentino Michetti sr., il costruttore del teatro omonimo del 1910 nella Pescara vecchia, l'opera risale agli anni '70. Dopo vari spostamenti, la sua sede definitiva è un angolo di Piazza Salotto, presso la Banca del Fucino, rappresenta un pachiderma realizzato in cemento, con la proboscide toccante il terreno, per permettere ai bambini di salirci. Nel 2013 l'opera è stata riqualificata venendo colorata.

Colonna dell'Immacolata

Detta anche della "Madonna del Porto", è una colonna in travertino sul lungomare Matteotti, innalzata nel 1954 in onore della Vergine, con una statua di pietra. Nel 2004 i Missionari Oblati restaurarono il monumento, finanziando la costruzione di una statua in bronzo della Vergine, a guarda del porto e dei marinai pescatori. Il monumento si trova all'imbocco del Lungomare Matteotti dal Ponte del Mare. La statua è stata realizzata dallo scultore Vito Pancella.

Omaggio a Flaiano

Si tratta di una scultura di Luigi Baldacci, posizionata davanti l'auditorium omonimo, accanto il teatro G. D'Annunzio di Pescara. Realizzata nel 2016, si compone di due solidi geometrici, il primo rotondo, e il secondo composto da un cerchio che si erge sopra una sorta di piedistallo, e terminante in una forma composita pseudo-romboidale, con un oculo perfetto centrale. La decorazione è "pezzata" di varie cromature.

Monumento ai caduti della Grande Guerra

Oggi purtroppo è distrutto, fu realizzato nel 1928 da Guido Costanzo di Ortona presso il piazzale Francesco Crispi, attuale Largo Mediterraneo dove si trova la scultura "La Nave" di Cascella (1987); fu voluto per celebrare il decennale della fine della prima guerra mondiale: dalle foto storiche si vede come fosse una singolare opera d'arte: un blocco di travertino quadrangolare con iscrizione dedicatoria, sovrastato dal gruppo bronzeo di due soldati chinati nell'atto di proteggere una donna civile ritratta in costumi abruzzesi, posta più avanti rispetto a loro. Il gruppo bronzeo fu trafugato dai tedeschi durante la guerra e fuso per farne delle armi, dopo la guerra ciò che restava del monumento fu rimosso, e sostituito da una "rotonda" con il giardino alla meridiana, e poi dalla scultura di Pietro Cascella.

PitturaModifica

A Pescara la pittura nei primi anni di è manifestata grazie alla presenza di Basilio Cascella e Francesco Paolo Michetti. Il primo realizzava nel suo laboratorio in viale Marconi (oggi è il museo), figurine per L'illustrazione abruzzese, mentre il secondo intratteneva con lui e altri artisti locali delle corrispondenze, avendo lo studiolo nel convento di Francavilla. Alla morte di Michetti, uno dei suoi dipinti maggiori: La figlia di Iorio, venne portato nel nuovo palazzo provinciale appena costruito, dove si trova tuttora.

 
La figlia di Iorio (1895)
  • La figlia di Iorio, 1894-5, Collezione CariChieti nel Palazzo della Provincia (Pescara): la storia del dipinto vuole che Michetti e d'Annunzio, presso Tocco, avessero assistito allo sbeffeggiamento da parte di braccianti ubriachi nei confronti di una bella contadina. La scena infatti si risolve nella ragazza a passeggio, mentre si tiene il velo, e dall'altra parte il gruppo di sbeffeggiatori imbruttiti nei volti, sotto la cornice centrale giganteggiante della Majella innevata. Michetti si concentrò soprattutto sul dipingere fedelmente i costumi tipici dei popolani, il tono dei colori a tempera su tela è molto sobrio. Del dipinto è visibile anche una versione incompiuta del 1894, venduta a Paolo Ingegnoli, amico di Michetti, ed esposta nella sala consiliare della Prefettura di Chieti.

Il Museo civico di Cascella raccoglie oltre 500 opere di pittura, scultura, ceramica grafica di Basilio, e dei suoi figli Tommaso e Michele, nonché dei nipoti Andrea e Pietro Cascella. Un'intera stanza dal 2004 è stata dedicata all'opera di Tommaso Cascella, uno dei più prolifici epigoni dell'opera paterna.

Ancora oggi l'attività pittorica a Pescara viene portata avanti da autori emergenti, quali Alfredo Perrotti, Donato Vitale, Rossella Lombardi, Isabella Catanese e Bruno Di Pietro. In città si trova inoltre la Galleria d'arte moderna "Vittoria Colonna", presso il lungomare Matteotti. Il museo è stato aperto nel 2002, contenente opere di donazione dalla collezione Gangai-Stoppato, dei pittori Brindisi, Bueno, Calabria, Carrà, Guidi, Gattuso, Manzù, Maccari, Mirò, la collezione Misticoni e Benini.

Illustrazione abruzzese

Fu un giornale stampato in sue serie dal 1905 al 1914, presso la litografia di Basilio Cascella in viale Marconi a Pescara, oggi sede del Museo civico a lui dedicato.

Basilio Cascella mise in contatto diretto l'ambiente dell'Abruzzo con quanto più aggiornato si andava sperimentando nella cultura italiana ed europea. Nella piccola officina litografica di Pescara si andavano riunendo, discutendo, e davano il loro contributo creativo e intellettuale Vincenzo Bucci, Luigi Antonelli, Giuseppe Romualdi, Vincenzo Alicandri e Italo De Sanctis, insieme agli abruzzesi D'Annunzio, Filippo Palizzi, Teofilo Patini; tra gli altri italiani vi collaborarono anche Giulio Aristide Sartorio e Giulio Bargellini, sicché nel 1914-15 Cascella ingrandì il progetto chiamandolo "La Grande Illustrazione Abruzzese", che raggiunse importanza nel panorama nazionale, e non più provinciale.

 
Basilio Cascella, Il bagno della pastora

Il I volume della stampa anastatica è una testimonianza delle capacità ideative, culturali e produttive non solo del passato, ma anche di un vivace presente. Le dimensioni (cm 18x56 per la prima serie, cm. 40x40 per la seconda serie, e cm. 38x33,5 per "La Grande Illustrazione"), le litografie e le riproduzioni iconografiche a piena pagina, le tavole a colori fuori testo, l'impaginato grafico esaltato da fregi e illustrazioni, sono conferma dell'accelerazione verso il modernismo voluta da Cascella; al contrario dello studioso Walter Banjamin sulla litografia, Cascella teorizzò la realizzazione delle sue riviste da "praticare" secondo le esigenze di une tecnica esclusivamente adatta alla riproduzione meccanica, una sorta di pre-indagine ottico-percettiva valorizzata con la messa in scena di tableaux vivants, adattati poi al metodo litografico e tipografico tout-court.

Il disegno avrebbe dovuto fondersi pienamente con i temi trattati nella rivista, versi, novelle, racconti drammatici, note letterarie, logiche, aventi per tema il mondo contadino e tradizionale abruzzese, della cultura imbevuta di una sorta di forte primitivismo, come rappresentò D'Annunzio stesso i suoi personaggi di Pescara e delle campagne attigue nelle sue novelle, una terra aspra ma allo stesso tempo intatta e vergine, forte e generosa, tuttavia ciò non deve indurre a pensare che il Cascella avesse voluto offrire l'immagine di un Abruzzo gretto e provinciale, tutt'altro, egli intendeva con D'Annunzio e Patini offrire al pubblico italiano la vera natura dell'uomo abruzzese in una visione a tutto tondo, che con le varie sfaccettature e amalgame, andava ben oltre la riduttiva visione del cafone contadino provinciale.

Nelle quattro copertine della serie (il fascicolo IV.V), il tema portante delle montagne e della marina abruzzese, gremita di stilizzate barchette e di vele bianche, faranno da quinta teatrale ad un efebico poeta, artista ripreso di spalle mentre nel suo stilizzato nudo mostra all'orizzonte, con le braccia levate, un olivo-alloro (fase I), e una Croce processionale ispirata a quella di Rosciolo dei Marsi (AQ). Altri temi cari a Cascella furono la maternità e l'adolescenza, nella fase II viene disegnato un bambino in fasce, poi un fanciullo seduto su un prato fiorito che suona il suo flauto, attorniato dalle farfalle. Il passaggio dal formato rettangolare della prima serie a quello quadro della seconda, consentì a Cascella una maggiore agilità grafica, che verrà ripresa nella quarta di copertina con la prima (fase III-IV), con una superficie complessiva per ogni numero di cm 40x80; i temi disegnati sono sempre di ambito contadino: il giovane zampognaro davanti al gregge, l'imberbe suonatore di chitarra sulla riva con le barche, i voli di fanciulle abruzzesi.

Musica: il Conservatorio "Luisa d'Annunzio"Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conservatorio Luisa D'Annunzio.
 
Il Conservatorio di Pescara

Il cuore dell'attività musicale pescarese è il Conservatorio statale "Luisa d'Annunzio", avente sede nel Palazzo Mezzopreti, che fu la sede storica del Comune di Castellammare, fino al 1927, quando le due città (Castellammare appunto e Porta Nuova vennero riunite in una sola municipalità). Il 22 gennaio 1922, nella ricorrenza del sesto anniversario della morte di Luisa De Benedictis, madre di Gabriele d'Annunzio, un gruppo di artisti abruzzesi, tra cui Primo Riccitelli, Camillo De Nardis, Francescopaolo Michetti, Bonaventura Barattelli, decisero di costituire in città un'associazione musicale che avrebbe preso il nome della madre di Gabriele.

La corporazione musicale fu fondata nel Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, lo stesso anno. Con al firma dello stesso d'Annunzio dello statuto, la corporazione prese avvio, con l'intento di portare la cultura musicale anche nella piccola cittadina di Pescara. L'embrionale associazione di artisti, divenne "istituzione" con le leggi del 1928 per volere di Berardo Montani, podestà di Pescara, affidando l'istituto alla gestione dei maestri Umberto Coen e Ludovico Ciavarelli, che vennero aiutati dal Maestro Mulè del Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
L'attività del liceo si ampliò notevolmente negli anni '30, grazie all'opera del Maestro Lino Liviabella e di Pietro Ferro. A lui si sostituirono i Maestri Toscano, Maini e Macchia (anni 1965-66), anni in cui la sede fu momentaneamente spostata, per permettere lo svolgimento dei corsi di violino, tromba, trombone. Nel 1969 il vecchio stabile fu ristrutturato e trasformato in un vero "conservatorio", dove insegnarono i Maestri Firminio Sifonia, Giuliano Silvero, Mario Domenicucci, Luciano Cerroni, Nicola Jannucci.

NoteModifica

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  3. ^ Michetti: il comune rischia la denuncia, Il Centro, su ilcentro.gelocal.it, 6 gennaio 2014.
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