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18º Reggimento bersaglieri
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Stemma araldico del 18º Reggimento bersaglieri
Descrizione generale
Attiva1915 - 1º gennaio 2005
NazioneItalia Italia
Italia Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Coat of arms of the Esercito Italiano (1991-2014).svg Esercito Italiano
TipoReggimento
RuoloFanteria
Coloricremisi
Anniversari18 giugno, fondazione del Corpo dei Bersaglieri
DecorazioniCroce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia Medaglia d'oro al valor militare
Medaglia d'oro al valor dell'esercito Medaglia d'oro al valor dell'esercito
Simboli
Fregio dei BersaglieriFre ftr ber.jpg
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Il 18º Reggimento Bersaglieri è stata un'unità del Regio Esercito Italiano e poi dell'Esercito Italiano di stanza come sua ultima sede a Cosenza. Il suo motto è "invitto e pronto a rinnovar le glorie".

Indice

StoriaModifica

Dalle origini alla seconda guerra mondialeModifica

Il 18º reggimento bersaglieri è stato costituito essenzialmente sulla base del Deposito del 12º Reggimento bersaglieri[1] il 31 gennaio 1917 con i Battaglioni LXVII, LXVIII e LXIX di nuova formazione nel corso della prima guerra mondiale distinguendosi subito nella difesa del Piave, dove, nei pressi di Fagarè, guadagnò la più alta onorificenza militare: la medaglia d'oro al valor militare e poi l'ordine militare d'Italia.[2]

Al termine del conflitto venne sciolto il 31 dicembre 1919,[1][2] per essere ricostituito, con i suoi battaglioni originari LXVII, LXVIII e LXIX, il 1º aprile 1935, dai depositi reggimentali, per rimpiazzare nei ranghi del Regio Esercito il 3º Reggimento bersaglieri destinato alla campagna d'Etiopia. Alla fine della campagna il reggimento venne nuovamente sciolto il 31 dicembre 1936.

Durante la seconda guerra mondiale il 18º bersaglieri venne ricostituito il 1º febbraio 1942 presso il deposito del 5º Reggimento bersaglieri a Siena, come Reggimento esplorante corazzato, con la denominazione 18° R.E.Co. bersaglieri e sede del comando reggimentale a Milano.

Il 18° R.E.Co. aveva alle sue dipendenze il I gruppo esplorante costituito da 1ª Compagnia autoblindo, 2ª e 3ª compagnia carri L40 e 4ª compagnia motociclisti e il II gruppo esplorante su 5ª Compagnia cannoni semoventi da 47/32 e 6ª Compagnia cannoni da 20mm contraerei. Dopo pochi giorni le due compagnie carri L40 vennero cedute per la costituzione del LXVII battaglione, ufficialmente formato a Siena il 25 febbraio del 1942, le cui vicende si distaccarono da quelle del 18°, per essere inviato sul fronte russo con il XIII Gruppo semoventi "Alessandria", inquadrato nella 3ª Divisione Celere "Principe Amedeo Duca d'Aosta" e successivamente II Corpo d'armata, combattendo sul Don e dal 21 dicembre, fu impegnato a coprire la ritirata della Divisione "Ravenna" a Voronež.

Il 15 aprile i due battaglioni del 18° RECo presero il numerico di LXVIII e LXIX con il preesistente LXVIII battaglione motociclisti del 1º Raggruppamento Celere che divenne LXXI battaglione motociclisti.[1]

Il 3 gennaio 1943 il Reggimento venne assegnato alla 4ª Armata dislocata in Provenza con compiti di presidio nei dintorni di Tolone, in vista di possibili sbarchi nemici.[3]

Dopo gli avvenimenti del 25 luglio 1943 il reggimento venne fatto rientrare a Torino, ma già in precedenza l'organico aveva ceduto la 1ª compagnia blindata, che era andata a rinforzare come 7ª compagnia, il 10º Raggruppamento celere bersaglieri in Corsica, reparto, a livello reggimentale, costituito con battaglioni distaccati da depositi e reggimenti e messi a disposizione del VII Corpo d'armata in Corsica e costituito nel novembre 1942 in seguito all'occupazione della Corsica e che in seguito alle vicende armistiziali avrebbe preso parte alla liberazione della Corsica dai tedeschi.[3]

Nei primi giorni di settembre del 1943 il reggimento iniziò il movimento di rientro in ferrovia verso il Lazio per essere destinato al Corpo d'armata motocorazzato alle dipendenze della Divisione corazzata "Centauro", interessata alla difesa di Roma.[1]

Nella giornata dell'8 settembre il 18º Reggimento bersaglieri si trovava ancora sui treni in trasferimento.[3] A Firenze erano fermi il LXIX battaglione al completo, metà della 3ª Compagnia carri L6 e la 4ª Compagnia moto.[3] Gli altri reparti a metà strada o alle porte nord di Roma si unirono all'Divisione corazzata "Ariete II" nella difesa della capitale.[3] Dal penultimo treno, su cui viaggiavano la compagnia comando reggimentale e i servizi, i bersaglieri sbarcarono a Bassano in Teverina presso Orte il pomeriggio dell'8 ricongiungendosi agli altri a Settecamini.[3] Quando la sera giunse la notizia dell'armistizio firmato con gli alleati i reparti fermi a Firenze parteciparono ai primi scontri contro i tedeschi già a Firenze e dopo aver scaricato i mezzi dal treno nel pomeriggio del 9 settembre presero parte ai combattimenti contro i tedeschi al passo della Futa.[2][3]

I reparti che si trovavano nei dintorni di Roma nella notte del 9 settembre sbarrarono l'accesso da Tivoli scontrandosi coi tedeschi nella mattinata successiva.[3] Il 18° RECO bersaglieri dalla mattina del 10 settembre venne inquadrato nell'"Ariete II" che aveva perso il R.E.Co. "Montebello", che era stato annientato dai tedeschi nei combattimenti in difesa della capitale.[3] Nel pomeriggio con altri elementi della divisione attaccarono i tedeschi a Porta San Sebastiano, Porta San Paolo e alla passeggiata Archeologica. Ritiratosi a Settecamini il 18° Reco bersaglieri subì un attacco aereo da parte di JU 87 tedeschi e la mattina dell'11 settembre, con il comandante ferito, il reparto si disperse dopo aver sabotato i mezzi e venne sciolto.[3]

ComandantiModifica

Prima guerra mondiale
  • Colonnello Augusto Boinaghi, dal 31 gennaio all'8 giugno 1917
  • Tenente colonnello Ettore Pedrocchi, dal 9 giugno al 24 agosto 1917 (caduto sul campo).
  • Colonnello Filippo Zamboni, dal 25 agosto 1917 al termine della guerra
Seconda guerra mondiale
  • Colonnello Alberto Forneris
  • Colonnello Manlio Alessi

67º Battaglione bersaglieri "Fagarè"Modifica

Nel 1963 il LXVII Battaglione bersaglieri venne ricostituito nella sede di Persano e inquadrato nel ricostituito 3º Reggimento fanteria corazzato, erede del 3º Reggimento fanteria carrista, articolato su LXVII Battaglione bersaglieri equipaggiato con VTT M113, XXXI Battaglione carri su carri medi M47 e Compagnia bersaglieri controcarri su M106 e inquadrato nella Divisione fanteria "Granatieri di Sardegna".[4]

Con la ristrutturazione dell'Esercito Italiano del 1975, che aboliva il livello reggimentale, il 1º novembre 1975 il LXVII Battaglione bersaglieri, reso autonomo prese la denominazione di 67º Battaglione bersaglieri "Fagarè", cui vennero affidate le tradizioni e la Bandiera del 18º Reggimento bersaglieri e posto alle dirette dipendenze della Brigata motorizzata "Pinerolo".

Il 67º Battaglione bersaglieri "Fagarè" ha preso parte, fra il novembre 1980 e il marzo 1981, alle operazioni di soccorso in favore delle popolazioni dell'Irpinia colpite dal terremoto del novembre 1980.

Dal 1º luglio 1991 il 67º Battaglione bersaglieri "Fagarè" venne posto alle dipendenze della 8ª Brigata bersaglieri "Garibaldi", trasferita dal Friuli in Campania e tra il 1992 e il 1993 ha partecipato all'operazione "Vespri Siciliani" per il contrasto della criminalità organizzata in Sicilia.

La ricostituzioneModifica

Il 10 settembre 1993 nell'ambito del riordinamento della Forza Armata, che ristabiliva il livello reggimentale, abolito nel 1975, il 67º battaglione perdeva la propria autonomia e veniva inquadrato nel 18º Reggimento bersaglieri, ricostituito nella sede dell Caserma "Settino" di Cosenza.

Il Reggimento è stato impiegato nel 199495 nell'Operazione Riace contro la 'Ndrangheta.

Dal 1996 al 2004 il reggimento ha preso parte alle missioni di pace in Albania, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Kosovo ed Iraq e per essersi distinto nelle missioni di pace in Kosovo ed in Iraq gli sono state conferite due medaglie d'oro al valor dell'esercito.

Il 1º gennaio 2005, il 18º reggimento bersaglieri ha cambiato denominazione divenendo 1º Reggimento Bersaglieri.

La bandiera del 18º reggimento bersaglieri è custodita presso il Sacrario delle bandiere del Vittoriano in Roma.

OnorificenzeModifica

Decorazioni alla Bandiera di GuerraModifica

  Croce di cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia
«Nei duri cimenti della guerra, nella tormentata trincea o nell'aspra battaglia,conobbe ogni limite di sacrificio e di ardimento; audace e tenace , domò infaticabilmente i luoghi e le fortune, consacrando con sangue fecondo la romana virtù dei figli d'Italia.»
— Guerra 1915-18[5][6]
— Conferita con R.D. il 5 giugno 1920
  Medaglia d'oro al valor militare
«Con impeto filmineo si gettava sul nemico, passato sulla destra del Piave, fiaccandone in mischie furibonde la disperata tenacia. Con entusiastico sacrificio di sangue contribuiva alla riconquista del primo lembo della Patria invasa, ricongiungendosi nella gloria alle più antiche e fulgide tradizioni dei bersaglieri.»
— Fagarè, 16 - 17 novembre 1917; Basso Piave, 22 giugno 1918; 2 - 6 luglio 1918[7]
  Medaglia d'oro al valore dell'esercito
«Reggimento inquadrato nel contingente Italfor nell'ambito dell'operazione multinazionale "Joint Endeavour" in Bosnia-Erzegovina, operava fin dall'inizio della missione e per oltre cinque mesi con indefettibile impegno, straordinaria capacità e ammirevole spirito di sacrificio per assicurare il buon esito dell'operazione, in un contesto di generalizzato pericolo di degrado della situazione fra le fazioni in lotta, reso ancor più difficile dalle proibitive condizioni climatiche. Con il generoso slancio tipico della specialità, i bersaglieri dell'8º reggimento superavano ogni difficoltà e, agendo con costante equilibrio, senso di responsabilità ma anche con giusta determinazione, imponevano ai contendenti il rispetto degli accordi internazionali, meritando sul campo la fiducia di tutte le fazioni. Il modo di operare dell'8º reggimento nel settore di responsabilità non solo consentiva la piena applicazione del piano di pace ma contribuiva in misura notevole al graduale ritorno a normali condizioni di vita della popolazione locale grazie al senso di sicurezza che i soldati italiani sapevano infondere con la loro presenza vigile e qualificata. Nella gestione delle delicate attività nel distretto di Vogosca - primo quartiere di Sarajevo interessato al trasferimento di autorità tra le opposte fazioni - come nella scorta ai convogli umanitari lungo l'insidioso corridoio di Goradze o come ancora in occasione dell'esodo di circa 6000 serbi verso la Repubblica Serba di Bosnia, o nella tutela di vite umane e di infrastrutture e in tutte le altre innumerevoli circostanze che li hanno visti impegnati, i soldati di ogni ordine e grado dell'8º reggimento davano prova di indiscusse capacità, grande spirito di abnegazione ed eccezionale sensibilità umana, cogliendo risultati di altissimo pregio, ampiamente riconosciuti tanto in ambito internazionale, quanto dalle popolazioni locali. Chiaro esempio di elevatissima professionalità, costante saldezza morale e sicuro valore militare, che esalta il prestigio dell'Esercito italiano e della Patria.»
— Bosnia-Erzegovina, 18 dicembre 1995 - 22 maggio 1996
— Conferita il 14 agosto 1999
  Medaglia d'oro al valore dell'esercito
«Reggimento inserito nella Joint Task Force - Iraq nell'ambito dell'operazione "Antica Babilonia", operava per circa quattro mesi nella provincia di Dhi Quar, nel periodo iniziale e più delicato dell'intervento del contingente militare italiano. Durante tutto il periodo di permanenza nel complesso teatro d'operazioni, gli uomini e le donne del 18º Reggimento Bersaglieri, incuranti della situazione di concreto pericolo, si distinguevano per incredibile slancio e solidarietà manifestati nell'assolvimento dei molteplici compiti connessi con la sicurezza ed il sostegno umanitario della popolazione, contribuendo in maniera elevatissima ad alleviarne le sofferenze. In una situazione di generale pericolo e di grande incertezza, caratterizzata da estreme condizioni climatiche ed ambientali, nonché dall'accesa contrapposizione tra il potere tribale e quello politico religioso, i bersaglieri operavano con consapevole coraggio, incondizionato impegno, straordinario spirito di sacrificio ed eccezionale abnegazione per garantire il buon esito dell'operazione. Con generoso slancio gli ufficiali, i sottufficiali ed i graduati del 18º Reggimento superavano i pericoli e le difficoltà determinati dal fortissimo degrado ambientale, dalle azioni della criminalità locale e dalle numerose lotte tribali, reagendo in ogni situazione con tempestività e determinazione, mettendo in luce l'altissimo livello di efficienza, nonché il valore e la ferma determinazione di tutti i suoi effettivi. In tale contesto, agivano, in ogni circostanza, con costante equilibrio, elevata professionalità e non comune senso di responsabilità, guadagnando sul campo la fiducia delle popolazioni di An Nasiriyah, Ash Shatrah, Ad Dawwayah, Al Garraf, An Nasr, Ar Rifah, Qual at Sukkar e Al Fajr, principali centri urbani, e di tutti i villaggi presenti nell'area di responsabilità assegnata, riuscendo a creare, con la loro presenza vigile, attenta e determinata, un senso di sicurezza da tempo perduto. L'incessante impegno nel sostegno, umanitario, il salvataggio di vite umane, la prevenzione delle attività criminose della malavita locale, il sequestro di ingenti quantità di armi, sistemi d'arma e di munizioni di vario calibro, il contributo alla salvaguardia dell'ordine e della legalità, mettevano in luce le straordinarie capacità e le eccezionali doti di solidarietà degli uomini e delle donne del 18º Reggimento, che assolvevano una funzione determinante per il ripristino delle normali condizioni di vita in Iraq. Fulgido esempio di unità, fortemente motivata e coesa, che ha evidenziato nei suoi bersaglieri elevatissima professionalità, concreta saldezza morale, consapevole coraggio ed elevate virtù militari, elevando significativamente il prestigio dell'Italia nel contesto internazionale»
— An Nasiriyah (Iraq), 22 giugno 2003 – 7 ottobre 2003
— Conferita il 13 aprile 2006

InsegneModifica

  • Il Reggimento indossava il fregio dei Bersaglieri in metallo di colore oro: bomba da granatiere con fiamma a sette lingue, cornetta da cacciatore e due carabine intrecciate. A differenza dei trofei delle altre armi, dove la fiamma sale dritta, quella del Bersagliere è inclinata, fuggente, quasi a rappresentare la corsa, l'assalto… la vita e la generosità.
  • Le mostrine del Reggimento erano le fiamme a due punte di colore cremisi; alla base della mostrina si trova la stella argentata a 5 punte bordata di nero, simbolo delle forze armate italiane.

Festa del reggimentoModifica

  • La festa del reggimento come per tutti i reggimenti bersaglieri, cade il 18 giugno, anniversario della costituzione della specialità (1836).

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica