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Carolina del Sud nella guerra di secessione americana

Mappa della Carolina meridionale.

La Carolina del Sud nella guerra di secessione americana fu il primo degli Stati federati degli Stati Uniti d'America a proclamare unilateralmente la propria separazione dall'Unione con la promulgazione del Decreto di secessione il 20 dicembre del 1860[1] e fu uno degli Stati membri fondatori degli Stati Confederati d'America nel febbraio seguente. Il bombardamento della guarnigione federale - ordinato dalle autorità secessioniste - asserragliata a Fort Sumter su Charleston Harbor il giorno 12 di aprile viene generalmente riconosciuto per essere stato il primo impegno militare della guerra civile: la battaglia di Fort Sumter.

Lo Stato costituì una costante sorgente di truppe per l'esercito confederato e, con il progredire del conflitto, anche per l'esercito dell'Unione, quando migliaia di ex schiavi provenienti dalle piantagioni negriere accorsero per unirsi alle United States Colored Troops. Entro i suoi confini vennero prodotte anche uniformi, tessuti, vettovaglie ed una gran varietà di materiale bellico e rifornimenti per i soldati, oltre che forze armate ben addestrate e leader originari dalle diverse scuole militari presenti nel suo territorio.

In contrasto con la maggior parte delle altre entità secessioniste la Carolina del Sud ebbe un'ampia rete di collegamenti ferroviari assai ben sviluppata, che fece da collegamento per tutti i suoi principali centri urbani senza interruzioni di sorta. Rimasto relativamente libero dagli scontri bellici che interessarono le due forze in campo contrapposte fin quasi alla fine della guerra, il suo territorio ospitò un certo numero di campi di concentramento per i prigionieri di guerra.

Fu anche l'unico Stato confederato a non avere al proprio interno sacche di "partigiani anti-secessionisti" abbastanza cospicue da poter inviare grandi quantità di uomini bianchi a combattere nello schieramento avverso, come invece ebbe modo di accadere, ad esempio, nel Mississippi, nella Louisiana, nell'Alabama, nel Tennessee e nella stessa Virginia.

Tra i principali ufficiali del nuovo "Stato di Palmetto" vi furono Wade Hampton III, uno dei più importanti comandanti della cavalleria sudista; Maxcy Gregg, morto in combattimento nella battaglia di Fredericksburg; Joseph Brevard Kershaw, il cui 2º reggimento di fanteria prese parte ad alcuni tra i più duri scontri a cui partecipò l'Armata Confederata della Virginia Settentrionale; il tenente generale James Longstreet e infine il più giovane generale della guerra, Stephen D. Lee.

Indice

Contesto storicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana.

La popolazione di bianchi americani dello Stato aveva fortemente sostenuto la pratica della schiavitù fin dal XVIII secolo; capi politici del Partito Democratico come John Calhoun e Preston Smith Brooks (l'autore della bastonatura di Charles Sumner) avevano contribuito sostanzialmente a infiammare le passioni regionali e nazionali a sostegno della cosiddetta "peculiare istituzione" (lo schiavismo); molte voci a esso favorevoli avevano alzato la voce minacciando a più riprese la secessione.

Al momento dello scoppio della guerra la Carolina del Sud possedeva la più alta percentuale di schiavi afroamericani a confronto di qualsiasi altro Stato degli Stati Uniti d'America; gli asserviti a vita assommarono al 57% dell'intera popolazione: il 46% delle famiglie bianche giunse ad avere almeno uno schiavo ai propri ordini (su 703.708 abitanti totali vi furono 301.302 bianchi liberi e 402.406 neri schiavi).

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Crisi della nullificazione.

Per decenni i leader politici della Carolina del Sud promossero esplicitamente e con deciso fervore le passioni separatiste, almeno fin dal 1832 tramite la crisi della Nullificazione esplosa nel corso della presidenza di Andrew Jackson, in nome dei presunti "diritti degli Stati" del profondo Sud e della protezione degli interessi costituiti dal potere negriero.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Martin Van Buren § Schiavitù, Presidenza di James Knox Polk § Schiavitù e Presidenza di Zachary Taylor § Tentativi di compromesso e ultimo periodo.

«Prima ancora che si svolgessero le elezioni presidenziali del 1860 la Carolina del Sud si era preoccupata di sondare le intenzioni degli altri Stati sudisti: le risposte erano state molto caute[2]

Alfred P. Aldrich, un esponente politico locale di Barnwell (Carolina del Sud), avrà l'occasione di affermare che dichiarare la secessione sarebbe stata una conseguenza necessaria se solo un candidato del Partito Repubblicano dovesse aver ottenuto la vittoria popolare alle elezioni presidenziali del 1860; secondo il suo punto di vista questo si sarebbe rivelato essere l'unica maniera per poter preservare la schiavitù e far diminuire l'influenza e l'impatto sull'opinione pubblica dati dai Radical Repubblicans sempre più vicini al movimento per l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America.

Era inoltre l'unico Stato ove ancora non vigeva l'elezione popolare del presidente, ma ciò era invece demandato all'Assemblea legislativa. Secondo il generale sentimento comune predominante se gli obiettivi abolizionisti fossero stati realizzati, ciò avrebbe comportato la completa "distruzione dell'intero Sud":

«Se il partito Repubblicano con la sua piattaforma programmatica di principi, la cui caratteristica principale è l'abolizione della schiavitù e, quindi, la distruzione del Sud, guiderà il paese alle prossime elezioni presidenziali, continueremo a rimanere nell'Unione, o formeremo invece una separata Confederazione? Questa è la grande, grave questione. Non è chi deve essere il presidente, non è la parte che governa - è una questione di esistenza politica e sociale.»

(Alfred P. Aldrich[3])

In un discorso pronunciato nel gennaio del 1860 il membro del Congresso della Carolina del Sud Laurence Massillon Keitt (un piantatore nonché giurista di professione) riassunse questa visione ideologica e prospettica per l'immediato futuro in un'oratoria settaria e anti-nazionale la quale condannava senza mezzi termini i Repubblicani per il loro ideale di Bene anti-schiavista, sostenendo che la "peculiare istituzione" non era affatto moralmente sbagliata come invece si voleva far credere, ma piuttosto giustificata dal Testo sacro:

(EN)

«The anti-slavery party contends that slavery is wrong in itself, and the Government is a consolidated national democracy. We of the South contend that slavery is right, and that this is a confederate Republic of sovereign States.»

(IT)

«Il partito anti-schiavista sostiene che la schiavitù è sbagliata in sé e che il Governo federale è una democrazia nazionale consolidata fondata sulla volontà della maggioranza. Noi del Sud sosteniamo invero che la schiavitù è santa e giusta!»

(L. M. Keitt, Discorso pronunciato alla Camera dei Rappresentanti - (Gennaio 1860)[4])

Più tardi, in quello stesso anno a dicembre, sempre Keitt argomentò che la dichiarazione di secessione promossa dalla Carolina del Sud fosse il risultato diretto del contrasto tra Nord e Sud sorto dai dibattiti ferocemente polemici sull'estensione o meno della schiavista nei Territori liberi del West:

«La nostra gente è arrivata a questo punto a proclamare la secessione proprio sulla questione della schiavitù.»

(L. M. Keitt - Dibattito sulla secessione (dicembre 1860)[5].)
Già il governatore della Carolina del Sud William Henry Gist (il cui mandato stava per scadere) aveva indirizzato lettere a tutti gli altri capi di governo del profondo Sud proponendo loro un'azione comune in caso di vittoria elettorale repubblicana e all'Assemblea generale una raccomandazione chiedendo che, in caso di successo Repubblicano, una Convention fosse immediatamente convocata onde esaminare la possibilità di una secessione[6].

SecessioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Franklin Pierce § Dibattito sulla schiavitù e Bleeding Kansas, Presidenza di James Buchanan § Aggravamento delle tensioni sulla questione della schiavitù e Presidenza di Abraham Lincoln § Minacce di secessione.

«Prima di muoversi su tale via il governo statale si era preoccupato di precisare che "in ogni patto consensuale tra due o più contraenti, gli obblighi sono reciproci; che l'inadempienza di uno dei contraenti a una parte materiale dell'accordo, scioglie da tutti gli obblighi l'altro[7]

Subito dopo aver convocato i comizi per eleggere una Convention popolare allo scopo di decidersi sul da farsi[8], il 9 novembre del 1860 l'Assemblea generale della Carolina del Sud approvò una risoluzione congiunta in cui si dichiarava che "l'elezione di Abraham Lincoln in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America viene interpretata come un atto ostile", riaffermando risolutamente la sua intenzione di separarsi e quindi rompere il patto di unità nazionale[9].

 
Ritratto di John McQueen.

A dicembre, in piena crisi secessionista, l'ex congressista John McQueen inviò una lettera di spiegazioni ad un gruppo di leader civili di Richmond (Virginia) in merito ai motivi per cui la Carolina del Sud stava contemplando fattivamente l'ipotesi della secessione. Nello scritto l'autore sostenne che il Presidente eletto degli Stati Uniti d'America stesse facendo propaganda a favore dell'uguaglianza sociale, dei diritti civili per il negroide e per l'abolizionismo.

Per McQueen, il proprio paese, rimanendo fermamente contrario a tali misure, si trovava "obbligato" a secedere:

«Non ho mai dubitato un attimo su cosa farebbe la Virginia quando le alternative si presenteranno al suo popolo intelligente e galante, di scegliere tra un'associazione con le sue sorelle e la sottomissione al dominio di un popolo che ha scelto il loro leader sulla sola idea fasulla che il selvaggio africano sia uguale al civilizzato anglosassone, e con lo scopo di mettere i nostri schiavi in una condizione di ​​uguaglianza con noi stessi e con i nostri amici di ogni condizione. Quale pretesa!
Se noi della Carolina del Sud abbiamo aiutato nella liberazione dalla tirannia e dalla degradazione del colonialismo, ciò ci assicurerà solo ancor più che abbiamo eseguito il nostro dovere verso noi stessi e le nostre sorelle nel compiere il primo passo deciso per preservare un'eredità che ci è stata lasciata da una stirpe il cui spirito avrebbe proibito di essere macchiato dagli assassini.
Noi, della Carolina del Sud, speriamo presto in una vostra grande entrata in una Confederazione del Sud, dove siano i bianchi e non i negri a governare i nostri destini, e attraverso cui possiamo trasmettere ai nostri posteri i diritti, il privilegio che ci appartiene e il senso dell'onore lasciati in eredità dai nostri antenati.»

(J. McQueen - Corrispondenza con T. T. Cropper e J.R. Crenshaw - (24 dicembre 1860)[10][11].)
 
Ritratto del reverendo James Henley Thornwell.

Anche il leader religioso James Henley Thornwell condividerà in toto una simile visione improntata al più cieco razzismo, affermando che la schiavitù veniva giustificata dalla santa religione, ossia dal cristianesimo stesso: quindi coloro che invece si dimostravano contrari alla schiavitù considerandola immorale erano in realtà dei nemici della fede:

«Le parti in conflitto non sono semplicemente abolizioniste e schiaviste. Sono atei, socialisti, comunisti, repubblicani rossi, giacobini da una parte, amici dell'ordine e della libertà regolata dall'altra. In una parola, il mondo è il campo di battaglia: il cristianesimo e l'ateismo i combattenti; e il "progresso" della condizione umana e della natura umana [bianche] stesse messe in gioco.»

(James Henley Thornwell[11].)

Anche altre istituzioni religiose non mancheranno di esprimere con chiarezza il loro pieno sostegno alla schiavitù. Un anonimo membro della Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti d'America meridionale dichiarò che:

«L'anti-schiavismo è essenzialmente infedele e pecca di blasfemia. Conduce una guerra spietata alla Bibbia, alla Chiesa istituita da Cristo, alla Verità rivelata da Dio, alle Anime immortali degli uomini.»

(Presbiteriano sudista della Carolina del Sud[11],)

Il giorno 10 di novembre l'"Assemblea generale" reclamò una "Convention del popolo della Carolina del Sud" per poter prendere in seria considerazione l'Atto di secessione. I delegati verranno designati il 6 dicembre[12] e si riunirono a Columbia il 17 seguente, votando tre giorni dopo all'unanimità (169 contro 0) un decreto dichiarante che la Carolina meridionale considerava rescissi i propri legami con gli altri Stati federati degli Stati Uniti d'America[13].

 
L'Unione è sciolta.

La Convention si aggiornò poi a Charleston (Carolina del Sud) per redigere il decreto relativo. Quando quest'ultimo venne adottato il 20 dicembre la Carolina del Sud divenne il primo Stato schiavista degli Stati Uniti meridionali a proclamare autonomamente la propria separazione: "l'Unione è sciolta! titolerà a caratteri cubitali il quotidiano locale[14][15].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Venti di secessione.

La Presidenza di James Buchanan, che stava oramai volgendo al suo termine naturale, definì il decreto completamente illegale, ma non prese alcuna contromisura né tanto meno agì per fermarlo.

 
Il frontespizio della dichiarazione e ordinanza di secessione.

Un Comitato appositamente istruito redasse anche una Dichiarazione delle cause immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud; essa venne adottata il 24 dicembre[16]. Questa indicò e descrisse il ragionamento principale che stava alla base e che mosse in direzione della secessione:

«...la crescente ostilità da parte degli Stati non schiavisti all'Istituzione della schiavitù ...»

(Dichiarazione delle Cause Immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud - (24 dicembre 1860)[16].)
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Millard Fillmore § Fugitive Slave Law.

La dichiarazione affermò anche che la secessione venne proclamata in seguito al rifiuto degli Stati liberi di far rispettare con la forza la Fugitive Slave Law (la quale avrebbe imposto la caccia agli schiavi fuggitivi e la loro immediata restituzione ai legittimi proprietari).

Sebbene venisse sostenuto che la secessione fosse stata giustificata da "usurpazioni negli Stati Uniti sui diritti riservati degli Stati", le rimostranze che la dichiarazione continua ad elencare riguardano principalmente il diritto di proprietà privata dei titolari di schiavi.

In linea di massima la dichiarazione sostiene che la Costituzione degli Stati Uniti d'America è stata concepita per stabilire ciascuna entità statale come "uguale" nell'ambito dell'Unione, con un pieno "controllo separato sulle proprie istituzioni" tra cui "il diritto di proprietà sugli schiavi".

«Noi qui affermiamo che i fini e i principi primari per i quali è stato istituito a suo tempo questo governo federale sono stati infine sconfitti, e il governo stesso è stato reso distruttivo da essi con l'azione perpetrata dagli Stati non schiavisti.
Questi Stati hanno assunto per sé il diritto di decidere sulla legittimità delle nostre istituzioni nazionali; hanno negato i diritti di proprietà privata stabiliti in quindici Stati e riconosciuti dalla Costituzione; hanno denunciato come peccaminosa l'istituzione della schiavitù; hanno permesso la libera costituzione e circolazione tra di loro di associazioni il cui oggetto dichiarato è quello di disturbare la pace comune e di mettere in pericolo la proprietà dei cittadini di altri Stati.
Hanno incoraggiato e aiutato migliaia di nostri schiavi a lasciare le loro case; e quelli che rimangono, sono stati incitati all'insurrezione da emissari politici ideologizzati, da libri e immagini a intraprendere una rivolta di massa»

(Dichiarazione delle Cause Immediate che inducono e giustificano la Secessione della Carolina del Sud dall'Unione federale[17].)

Una delle preoccupazioni maggiormente ribadite è quella concernente gli schiavi in fuga. La dichiarazione sostiene che parti intere e decisive della Carta costituzionale sono state specificamente scritte per assicurare il ritorno degli schiavi fuggiti in altri Stati e città, citando a tal proposito l'Art. 4:

Nessuna persona tenuta al servizio o al lavoro in uno Stato, secondo le sue leggi, che fugge in un altro, in conseguenza di qualsiasi legge o regolamento, sarà licenziato da tale servizio o lavoro, ma sarà invero consegnato, su richiesta della parte a cui tale servizio o lavoro potrebbe essere dovuto.

Il documento prosegue asserendo che questa stipulazione costituzionale era talmente importante per gli originali firmatari della Carta Costituzionale statunitense "che senza di essa la sua stesura definitiva non sarebbe neppure mai stata prodotta".

Le legislazioni messe in atto dal Governo federale hanno confermato questa clausola "per molti anni", dice ancora la dichiarazione, ma "una crescente ostilità da parte degli Stati non schiavisti all'Istituto della schiavitù ha portato a trascurare i loro obblighi": ma poiché l'accordo costituzionale era stato "deliberatamente rotto e disatteso dagli Stati non schiavisti", la conseguenza fu che "la Carolina del Sud è esonerata dal suo obbligo" di continuare a far parte integrante dell'Unione.

Un'altra preoccupazione apertamente espressa fu quella relativa alla recente elezione di Lincoln alla presidenza, il quale avrebbe affermato di volere vedere la schiavitù proseguire lungo il suo "corso naturale, ossia quello dell'estinzione finale":

«Una separazione geografica - la Linea Mason-Dixon - è stata tracciata in tutta l'Unione, e tutti gli Stati a Nord di quella linea si sono uniti nell'elezione di un uomo all'alto ufficio di Presidente degli Stati Uniti d'America le cui opinioni e scopi sono dichiaratamente ostili alla schiavitù.
Il suo destino dovrebbe essere quindi affidato all'amministrazione del governo comune, in quanto ha dichiarato che "il governo non può sopportare in modo permanente di essere per metà schiavo e per metà libero" e che l'opinione pubblica deve riposare nella convinzione che la schiavitù sia avviata nella sua giusta direzione, quella dell'estinzione finale[17]

La dichiarazione di secessione della fine del 1860 volle anche canalizzare alcuni elementi della Dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America del 1776; la versione sella Carolina del Sud tuttavia avrà l'accortezza di omettere le frasi secondo cui "tutti gli uomini vengono creati uguali", quindi "dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili", oltre alle menzioni sul "consenso dei governati".

Lo storico di filosofia politica Harry Victor Jaffa ha avuto modo di notare e sottolineare tali omissioni (e l'enfasi relativa data ad altri passi), definendole assai significative, nel suo lavoro del 2001 intitolato A New Birth of Freedom: Abraham Lincoln and the Coming of the Civil War:

«La Carolina del Sud cita vagamente, ma con notevole accuratezza, parte del testo della Dichiarazione d'indipendenza originale: quella Dichiarazione dice che è un diritto del popolo abolire qualsiasi forma di governo che diventi distruttivo per i fini per i quali è stato stabilito.
Ma la dichiarazione sud-caroliniana non ripete però anche le altre parole utilizzate nello stesso documento che la precede: riteniamo che queste verità siano auto-evidenti, che cioè tutti gli uomini siano creati uguali...»

(- Harry Jaffa, Una nuova nascita della Libertà: Abraham Lincoln e la venuta della guerra civile, (2000[18].)

Jaffa asserisce pertanto che la dichiarazione secessionista omise volutamente i riferimenti all'uguaglianza umana e al consenso dei governati in quanto, a causa delle opinioni improntate dal più schietto razzismo e decisamente filo-schiaviste dei suoi redattori, i secessionisti della Carolina del Sud non credevano affatto in quegli ideali prescritti invece dai Padri fondatori degli Stati Uniti d'America:

«I governi sono legittimi solo nella misura in cui i loro "poteri giusti" derivano "dal consenso dei governati". Tutto quanto sopra è omesso dalla dichiarazione della Carolina del Sud, per ovvi motivi. In nessun senso si sarebbe potuto dire che gli schiavi nella Carolina del Sud fossero governati da poteri derivati ​​dal loro consenso. Né si potrebbe dire che la Carolina del Sud si stesse separando dal governo dell'Unione perché quel governo era diventato distruttivo dei fini per i quali era stato istituito.
La Carolina del Sud nel 1860 aveva un'idea completamente diversa di quali sarebbero dovuti essere i fini del governo rispetto a quelli assegnatigli nel 1776 o nel 1787. Questa differenza può ben essere riassunta nella dicotomia tra il mantenere la schiavitù come un male, se possibile un male necessario, e il ritenerla altresì un bene positivo.»

(- Harry Jaffa, Una nuova nascita della Libertà: Abraham Lincoln e la venuta della guerra civile, (2000)[18].)

Il 25 dicembre, appena il giorno successivo alla Dichiarazione di secessione, la Convention della Carolina del Sud allegò e consegnò anche un Address to the Slaveholding States (Agli stati schiavisti):

«Preferiamo, tuttavia, il nostro sistema industriale, in base al quale la forza-lavoro e il capitale sono identificati nell'interesse e lo stesso capitale, quindi, protegge il lavoro - con il quale la nostra popolazione raddoppia ogni vent'anni - per cui la fame è sconosciuta e l'abbondanza incorona la nostra terra.
Il quale ordine è conservato dalla servitù non retribuita, mentre le regioni più fertili del mondo, là ove l'uomo bianco non può lavorare da servo, sono rese invece utili dal lavoro degli africani, e il mondo intero è benedetto dalle nostre produzioni...
Vi chiediamo di unirvi a noi, formando una Confederazione di Stati schiavisti.»

(- Convention of South Carolina, Discorso del popolo della Carolina del Sud al popolo degli Stati possessori di schiavi, (25 dicembre 1860)[19].)
"Fu proprio la questione inerente lo schiavismo, non i presunti ed indefiniti "diritti degli Stati", a dare il via alla guerra civile", sostiene l'esperto di sociologia James William Loewen[20].

Commentando la Dichiarazione di secessione egli scrive:

«La Carolina del Sud era ancora più sconvolta dal fatto che lo Stato di New York non consentisse più il "transito di schiavitù": in passato se i "gentiluomini" di Charleston avessero desiderato trascorrere il mese di agosto negli Hamptons, potevano sempre portare con sé il loro cuoco schiavo. Ora non era però più lecito fare così; e i delegati della Carolina del Sud furono preda dell'indignazione.
Inoltre, hanno obiettato che gli Stati della Nuova Inghilterra lasciavano che i neri votassero e tollerassero le società abolizioniste. Secondo la dichiarazione secessionista gli Stati non dovrebbero invece avere il diritto di permettere ai loro concittadini di riunirsi (libertà di pensiero) e parlare liberamente (libertà di parola) quando ciò che hanno da dire minaccia gli interessi schiavisti.
Anche gli altri Stati secessionisti hanno fatto eco a questa presa di posizione ideologica schiavista. "La nostra posizione è completamente identificata con l'istituzione della schiavitù - il più grande interesse materiale del mondo", proclamò il Mississippi nella sua parallela dichiarazione di secessione, approvata il 9 gennaio del 1861.
"Il suo lavoro fornisce il prodotto che costituisce di gran lunga il più grande e il più importante profitto del commercio internazionale... Un colpo alla schiavitù è un duro colpo per la stessa prosecuzione della civiltà occidentale".»

(- James W. Loewen, The Washington Post, (2011)[20].)

La nuova "Repubblica indipendente" adottò quindi la bandiera del Palmetto, della quale una versione leggermente modificata viene utilizzata tutt'ora come vessillo ufficiale statale[21]. A seguito della secessione la Carolina del Sud venne spesso chiamata "Repubblica del Palmetto" (-Arecaceae)[22].

Dopo la proclamazione unilaterale secessionista Della Carolina del Sud, l'ex membro del Congresso James Louis Petigru - giurista della Carolina del Sud e anti-secessionista - rimarcherà il fatto con una frase divenuta rapidamente celebre: "La Carolina del Sud è troppo piccola per poter divenire una Repubblica autonoma e allo stesso tempo troppo grande per poter essere dichiarata ufficialmente un manicomio"[23].

A seguire, la Carolina del Sud iniziò subito a prepararsi per una presunta risposta militare federale, considerata possibile in ogni momento, mentre politicamente cominciò a mettersi attivamente in moto per cercare di convincere anche gli altri Stati del profondo Sud a ritirarsi dall'Unione per poter riunirsi in una Confederazione sudista filo-schiavista.

Il 4 febbraio del 1861 a Montgomery, in Alabama, una Convention costituita dai delegati di Carolina del Sud, Florida, Alabama, Mississippi, Georgia e Louisiana s'incontrarono per creare una nuova Carta costituzionale e formare un nuovo governo legittimato esplicitamente dal "potere negriero", seppur modellato su quello preesistente degli Stati Uniti d'America[24].

Quattro giorni dopo l'autorità governativa della neo-Repubblica indipendente si unì ufficialmente agli Stati Confederati d'America. Secondo l'editoriale di un quotidiano della Carolina del Sud:

"L'intero Sud è ora finalmente divenuto un organismo sovrastatale formato da una serie di Repubbliche Schiaviste..." - L. W. Spratt, The Philosophy of Secession: A Southern View, (13 febbraio 1861)[25].

La dichiarazione di secessione venne apertamente sostenuta dalle maggiori figure religiose dello Stato, le quali affermarono in termini estremamente chiari come lo schiavismo fosse del tutto coerente con i principi della loro fede:

"I trionfi del cristianesimo riposano in questa stessa ora sulla pratica della schiavitù; e la schiavitù dipende dai trionfi del Sud... Questa guerra è prodotta per servire gli interessi della schiavitù". - John T. Wightman, La gloria di Dio, la difesa del Sud, (1861)[26].
 Lo stesso argomento in dettaglio: Unione (guerra di secessione americana) § Abolizionismo del Nord.
 
Il territorio degli Stati Confederati d'America.

Guerra civileModifica

«In un certo senso la schiavitù fu alla base del conflitto; poiché essa - dopo una "guerra fredda" proseguita per decenni - finì con l'essere il punto di attrito, il casus belli che pose i due mondi in lotta aperta; la scintilla che fece esplodere le polveri... in parte ciò accadde per una serie d'imperdonabili errori da parte dei meridionali... Quando il Sud fu battuto sul terreno delle armi esso aveva perso la partita già da prima della guerra: prima ancora che militarmente, era stato battuto politicamente[27]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Charleston nella guerra di secessione americana.
 
Ritratto del maggior Robert Anderson.

Fort SumterModifica

«La Costituzione degli Stati Uniti d'America consente al Governo federale di possedere nell'ambito dei singoli Stati federati fortezze, magazzini militari, arsenali e cantieri ai fini della difesa nazionale[28]

Già l'11 dicembre del 1860 Don Carlos Buell avvisò formalmente il maggiore Robert Anderson - comandante delle truppe federali a Charleston - che, quando fosse stato attaccato, doveva "difendersi fino all'estremo". Non potendo con le forze disponibili tenere più di un forte, era quindi autorizzato a occupare quello che gli fosse parso meglio difendibile "non appena avesse percepito chiari sintomi d'intenzioni ostili"[29].

«Il 22 dicembre il nuovo governatore della cosiddetta "Repubblica indipendente della Carolina del Sud", Francis Wilkinson Pickens, inviò una Commissione a Washington per trattare la riconsegna dei forti alla sua Amministrazione. Nello stesso tempo una nave guardacoste teneva sotto controllo i bastioni dalla parte del mare[30]

 
La bandiera della marina della Carolina meridionale.

La sera del 26 di dicembre, con una mossa a sorpresa, raccolse i propri uomini nella fortezza dell'isola ove sorgeva Fort Sumter (ancora in fase di costruzione), posto proprio all'imbocco della via d'ingresso portuale.

Caricati sulle barche e sfuggendo alla sorveglianza dei guardacoste, aiutati dal favore delle tenebre, sgomberarono Fort Moultrie, dopo aver inchiodato i cannoni e distrutti gli affusti.

«La notizia esplose come una granata. Anderson si era arroccato in un forte che, non solo senza l'utilizzo di mezzi pesanti era quasi imprendibile, ma che addirittura bloccava la rada; nessuna nave sarebbe più potuta entrare od uscire dal porto della città secessionista. Gli inviati della Carolina del Sud a Washington la dichiararono un atto di ostilità aperta, presentando alla presidenza di James Buchanan una violenta protesta[31]

La guardia miliziana si affrettò a riempire le batterie d'artiglieria abbandonate della terraferma, cominciando ad addestrare al puntamento dei cannoni in direzione dell'isola. Sumter costituiva la posizione chiave per prevenire un attacco navale contro la città marittima, pertanto i secessionisti si resero ben determinati a non permettere alle forze unioniste di poter rimanersene lì indefinitamente.

Ma cosa ancora più importante, la dichiarazione d'indipendenza della Carolina del Sud sarebbe rimasta svuotata di ogni contenuto e completamente lettera morta se le formazioni militari statunitensi avessero proseguito nel loro diretto controllo dello scalo portuale.

I miliziani del nuovo governatore della Carolina del Sud Francis Wilkinson Pickens occuparono pertanto l'arsenale cittadino, Castle Pinkney e cominciarono attivamente a piazzare grossi cannoni puntati su Fort Sumter[32].

All'alba del 9 di gennaio la Star of the West partita dal porto di New York si avvicinò nel tentativo di portare i necessari rifornimenti al fortino; i cadetti del collegio militare non esitarono a sparargli contro, colpendola per 3 volte e costringendola a ritirarsi.

«I meridionali apersero il fuoco. Era la prima volta che il cannone interveniva nella vicenda: dagli spalti soldati e ufficiali osservarono allibiti sparare sulla bandiera degli Stati Uniti d'America[33]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Mississippi nella guerra di secessione americana.

Il Mississippi dichiarò la propria secessione diverse settimane dopo e ben presto seguirono altri 5 Stati del profondo Sud. Sia l'Amministrazione uscente della Presidenza di James Buchanan che il Presidente eletto Abraham Lincoln negarono fermamente l'ipotesi che un qualsiasi Stato possedesse il diritto di separarsi unilateralmente dall'Unione.

«In realtà James Buchanan non abbandonò mai la sua oscillante politica, persistendo in quella che era la politica di non avere alcuna politica[34]

Il giorno 4 febbraio venne convocata un'Assemblea congressuale dei delegati dei 7 Stati secessionisti, la quale si riunì a Montgomery (Alabama) ed eleggesse come proprio presidente Thomas Hovell Cobb, un latifondista schiavista georgiano e già appartenente alla presidenza di James Buchanan[35].

Essa approvò velocemente una nuova Carta Costituzionale. La Carolina del Sud entrò a far parte degli Stati Confederati d'America l'8 seguente, meno di 6 settimane dopo essersi dichiarata una repubblica indipendente dagli altri Stati Uniti d'America. Il giorno 9 fu eletto in qualità di comandante in capo del nuovo governo secessionista Jefferson Davis[36].

Gli Stati schiavisti dell'area più settentrionale, come la Virginia e la Carolina del Nord, che avevano inizialmente votato contro la secessione, chiesero e riuscirono ad indire una Conferenza per la pace, ma con ben scarsi effetti.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Virginia nella guerra di secessione americana.

Nel frattempo l'oratore virginiano Roger Atkinson Pryor era giunto a Charleston ed aveva iniziato a proclamare che l'unica maniera per far decidere il suo Stato a entrare nella Confederazione sarebbe potuta essere la seguente: che la Carolina del Sud istigasse alla guerra contro gli Stati Uniti![37] L'ovvio punto di partenza per questo proposito si trovava proprio nel bel mezzo della rada che immetteva a Charleston Harbor.

Il 10 di aprile il quotidiano cittadino Mercury fece ristampare notizie provenienti dai giornali newyorkesi le quali raccontavano di una spedizione navale inviata a Sud per portare soccorso a Fort Sumter. Lo stesso presidente avvisò per tempo il governatore della Carolina del Sud sul fatto che le imbarcazioni fossero state inviate esclusivamente con l'intento di rifornire di generi di prima necessità la guarnigione e non per introdurvi armamenti.

A questo punto i secessionisti non poterono più attendere oltre, se ancora volevano sperare d'impadronirsi del forte prima dell'arrivo della Marina. Circa 6.000 uomini furono messi di stanza tutt'attorno al perimetro esterno della baia portuale, pronti e risoluti a sfidare apertamente i 60 uomini barricati a Fort Sumter.

Alle 4:30 del mattino del 12 aprile, dopo due giorni d'intensi quanto infruttuosi negoziati e con le imbarcazioni unioniste che s'avvicinavano sempre più al porto, venne dato l'ordine di aprire il fuoco contro gli uomini asserragliati nel fortino. I cadetti della "Cittadella" furono tra quelli che spararono con entusiasmo i primi colpi della guerra civile, anche se solitamente l'inizio del fuoco viene attribuito al piantatore schiavista virginiano Edmund Ruffin[38].

 
La bandiera secessionista sventola all'interno di Fort Sumter.

Poco dopo 34 ore gli uomini di Anderson vennero costretti ad alzare bandiera bianca e furono autorizzati a lasciare il forte con l'onore delle armi, con i propri colori al vento e i tamburi che battevano, salutando la bandiera degli Stati Uniti d'America con 50 colpi di cannone a salve prima di ammainarla. Durante quest'operazione uno dei cannoni esplose accidentalmente uccidendo un giovane soldato, l'unica vittima del bombardamento e la prima della guerra.

Nel dicembre del 1861 il governo statale ricevette $ 100.000 dalla Georgia a seguito di un disastroso incendio che coinvolse Charleston.


Fort WagnerModifica

Fort Wagner fu teatro di due scontri: la prima battaglia di Fort Wagner avvenne l'11 luglio del 1863, con 339 perdite unioniste a fronte delle 12 confederate[39].

La seconda battaglia di Fort Wagner di una settimana dopo è quella maggiormente conosciuta; l'attacco venne sferrato il 18 luglio guidato dal 54th Regiment Massachusetts Volunteer Infantry, una delle prime unità militari terrestri statunitensi formata esclusivamente da soldati afroamericani. Alla guida dell'assalto vi fu il colonnello Robert Gould Shaw: mentre partiva la carica a piedi, rimase colpito a morte assieme a molti dei suoi sottoposti[39].

Nonostante il fatto che sia risultata una sconfitta tattica, la pubblicità che ne derivò condusse a ulteriori azioni da parte delle United States Colored Troops e stimolando ulteriori reclutamenti, i quali alla fine diedero all'esercito dell'Unione un decisivo vantaggio numerico sulle truppe secessioniste[39].

Dopo il fallimento anche del secondo assalto il forte venne posto sotto uno stretto assedio. Entro il 25 di agosto le trincee unioniste erano abbastanza vicine da tentare una nuova carica a partire dalle buche con il fucile alzato, a 250 iarde dalla batteria dell'artiglieria nemica. Anche questo tentativo si concluse con un nulla di fatto.

Il giorno successivo però la 24th Massachusetts Volunteer Infantry riuscirà finalmente a sfondare. Dopo aver sopportato quasi due mesi di costanti e pesanti bombardamenti i confederati abbandonarono la fortezza nella notte tra il 6 e il 7 di settembre, ritirando l'intera guarnigione ivi operante e tutti i cannoni ancora funzionanti[39][40].

Conclusione del conflittoModifica

I confederati si troveranno ben presto in netto svantaggio per numero, armamenti e rifornimenti; le navi adibite al blocco dell'Unione serrarono le coste con sempre maggior successo. Fin da novembre del 1861 le truppe unioniste occuparono Sea Islands nell'area di Beaufort, nella Carolina del Sud, stabilendo così una base di partenza importante per uomini e navi che avrebbero definitivamente ostruito gli scali portuali di Charleston e Savannah.

Quando i proprietari di piantagioni, molti dei quali erano già partiti con l'esercito confederato altrove, fuggirono dall'intera regione, gli schiavi dell'isola divennero i primi liberti della guerra; la zona divenne quindi il quartier generale e il laboratorio per i piani unionisti di addestramento ed educazione degli afroamericani al loro nuovo ruolo di futuri cittadini americani.

Nonostante il ruolo decisivo assunto dal governo politico statale all'inizio delle ostilità e un lungo tentativo infruttuoso di prendere Charleston dal 1863 in avanti, relativamente pochi impegni militari vennero messi in atto all'interno dei confini della Carolina del Sud, almeno fino agli inizi del 1865, quando l'armata di William Tecumseh Sherman - avendo completato la sua celebre marcia verso il mare di Sherman giungendo proprio fino a Savannah - si rimise in cammino a tappe forzate in direzione di Columbia.

La città fu in larga parte spianata, così come accadde anche ad un certo numero di altre cittadine lungo la strada e poi in seguito nell'immediato futuro. Lo Stato perdette 12.922 uomini nel corso del conflitto, corrispondente al 23% della popolazione totale maschile bianca in età da combattimento: la percentuale più alta di qualsiasi altro Stato federato.

La Campagna delle Caroline provocò la messa a ferro e fuoco di Columbia e di diversi altri centri urbani; la distruzione operata fu persino peggiore di quella verificatasi nella vicina Georgia, in quanto molti degli effettivi unionisti nutrivano un particolare rancore nei confronti dello Stato e dei suoi cittadini, ritenuti a tutti gli effetti i maggiori responsabili dello scatenamento del conflitto. Accusati di aver voluto a tutti i costi iniziare la guerra, ora cominciarono a pagarne le conseguenze in prima persona.

Uno degli uomini di Sherman avrà l'occasione di dichiarare: "qui è dove cominciò il tradimento e, per Dio, qui è dove vi verrà posto termine!"[41] La povertà generale avrebbe segnato l'intero Stato per le generazioni a venire.

Il 24 gennaio del 1865 il quotidiano di Charleston Courier condannò la proposta avanzata secondo cui la Confederazione avrebbe dovuto abolire la schiavitù se gli afroamericani si fossero impegnati ad aiutare in armi il mantenimento dell'indipendenza. Affermerà quindi che tali suggerimenti erano pura follia: "Parlare di mantenere la nostra indipendenza mentre aboliamo la schiavitù è semplicemente parlare di follia"[42].

Il 21 di febbraio, con tutto quel che rimaneva delle forze confederate evacuate in tutta fretta da Charleston, il 54º Reggimento del Massachusetts attraversò in trionfo le vie cittadine. Nel corso di una cerimonia solenne durante la quale la bandiera degli Stati Uniti d'America veniva nuovamente innalzata sopra Fort Sumter, l'ex Comandante della fortezza Robert Anderson venne raggiunto sulla piattaforma del cerimoniale di Stato da due uomini: l'eroe dell'"African American Union" Robert Smalls e il figlio di Denmark Vesey.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della conclusione della guerra di secessione americana.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Generali dell'Unione (guerra di secessione americana).
 Lo stesso argomento in dettaglio: Era della Ricostruzione, Memoriali e monumenti unionisti e Rimozione dei memoriali e monumenti confederati.

NoteModifica

  1. ^ "An Ordinance to dissolve the Union between the State of South Carolina and other states," or the South Carolina Ordinance of Secession, South Carolina, 1860, in TeachingUSHistory.org. URL consultato l'11 aprile 2017.
  2. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 179
  3. ^ Steven Channing, Crisis of Fear, pp. 141–142. URL consultato il 6 settembre 2015.
  4. ^ Lawrence M. Keitt, Congressman from South Carolina, in a speech to the House, Taken from a photocopy of the Congressional Globe, supplied by Steve Miller., 25 gennaio 1860.
  5. ^ The Charleston Courier, su civilwartalk.com, Charleston, South Carolina, 22 dicembre 1860. URL consultato il 6 settembre 2015.
  6. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 175
  7. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 178
  8. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, p. 175
  9. ^ Resolution to Call the Election of Abraham Lincoln as U.S. President a Hostile Act and to Communicate to Other Southern States South Carolina's Desire to Secede from the Union 9 November 1860. Resolutions of the General Assembly, 1779–1879. S165018. South Carolina Department of Archives and History, Columbia, South Carolina.
  10. ^ John McQueen, Correspondence to T. T. Cropper and J. R. Crenshaw, su perseus.tufts.edu, Washington, D.C., 24 dicembre 1860. URL consultato il 25 marzo 2015 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2015).
  11. ^ a b c Gordon Rhea, Why Non-Slaveholding Southerners Fought, in Civil War Trust, Civil War Trust, 25 gennaio 2011. URL consultato il 21 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2011).
  12. ^ Cauthen, Charles Edward; Power, J. Tracy. South Carolina goes to war, 1860–1865. Columbia, SC: University of South Carolina Press, 2005. Originally published: Chapel Hill, NC: University of North Carolina Press, 1950. ISBN 978-1-57003-560-9. p. 60.
  13. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 175-176
  14. ^ Results from the 1860 Census, in 1860 United States Census, 1860. URL consultato il 4 giugno 2004 (archiviato dall'url originale il 4 giugno 2004).
  15. ^ Andy Hall, Not Surprising, Part Deux, in Dead Confederates: A Civil War Era Blog, 22 dicembre 2013.
    «The states with the largest proportions of slaves and slave-holders seceded earliest.».
  16. ^ a b Declaration of the Immediate Causes Which Induce and Justify the Secession of South Carolina from the Federal Union, 24 December 1860, Teaching American History in South Carolina Project, 2009. URL consultato il 18 novembre 2012.
  17. ^ a b Testo completo su Wikisource
  18. ^ a b Harry V. Jaffa, A New Birth of Freedom: Abraham Lincoln and the Coming of the Civil War, Rowman & Littlefield Publishers, 2000, p. 231, ISBN 978-0-8476-9952-0.
  19. ^ State of South Carolina, Address of the people of South Carolina to the people of the Slaveholding States of the United States, su teachingamericanhistory.org, 25 dicembre 1860. URL consultato il 27 marzo 2015.
  20. ^ a b James Loewen, Five Myths About Why the South Seceded, in Washington Post, 2011.
  21. ^ Edgar, Walter. South Carolina: A History, Columbia, SC, University of South Carolina Press, 1998, ISBN 978-1-57003-255-4, p. 619
  22. ^ Cauthen, Charles Edward; Power, J. Tracy. South Carolina goes to war, 1860–1865. Columbia, SC: University of South Carolina Press, 2005. Originally published: Chapel Hill, NC: University of North Carolina Press, 1950. ISBN 978-1-57003-560-9, p. 79.
  23. ^ Ken Burger, Too large to be an asylum, in The Post and Courier (Charleston, South Carolina), Evening Post Publishing Co, 13 febbraio 2010. URL consultato il 22 aprile 2010. Paragraph 4
  24. ^ Lee, Jr., Charles Robert. The Confederate Constitutions. Chapel Hill, NC: The University of North Carolina Press, 1963, p. 60.
  25. ^ L.W. Spratt, THE PHILOSOPHY OF SECESSION: A SOUTHERN VIEW, su civilwarcauses.org, South Carolina, 13 febbraio 1861. URL consultato il 13 settembre 2015.
    «Presented in a Letter addressed to the Hon. Mr. Perkins of Louisiana, in criticism on the Provisional Constitution adopted by the Southern Congress at Montgomery, Alabama, BY THE HON. L. W. SPRATT, Editor of the Charleston Mercury, 13th February, 1861.».
  26. ^ John T. Wightman, The Glory of God, the Defence of the South, su civilwartalk.com, Yorkville, South Carolina, 1861. URL consultato l'8 settembre 2015.
  27. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, BUR, 1994 Vol. I, p. 100
  28. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, p. 191
  29. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, p. 198
  30. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, p. 199
  31. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana BUR 1994 Vol. I, pp. 199-200
  32. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, p. 200
  33. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, pp. 199-201
  34. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, pp. 200-201
  35. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, p. 180
  36. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I, pp. 180-181
  37. ^ Scott, Henry Wilson, Ingalls, John James; Distinguished American Lawyers with Their Struggles and Triumphs in the Forum (1890), pp. 585-590.
  38. ^ Swanberg, W.A., First Blood/ The Story of Fort Sumter, Longmans, 1960
  39. ^ a b c d The 54th and Fort Wagner Archiviato il 30 settembre 2007 in Internet Archive.
  40. ^ Wittenburg, Eric J., The Battle of Tom's Brook North & South - The Official Magazine of the Civil War Society, Volume 10, Number 1, Page 30.
  41. ^ McPherson, James M. This Mighty Scourge: Perspectives on the Civil War. Oxford University Press, 2009
  42. ^ Courier, su civilwartalk.com, Charleston, 24 gennaio 1865. URL consultato l'8 settembre 2015.

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