Apri il menu principale
Mappa dello Stato della Virginia, Old Dominion.

«Malgrado i lati negativi consistenti principalmente nella posizione politica di Richmond nella guerra di secessione americana, la Virginia si prestava estremamente bene alla difesa, tanto da giustificarne il soprannome di "porta di ferro della Confederazione"[1]

La Virginia nella guerra di secessione americana divenne una parte importante degli Stati Confederati d'America a partire dal momento in cui si unì a loro. Nella sua qualità di Stato del Sud che deteneva schiavi tenne una Convention legislativa col compito di affrontare la crisi esplosa definitivamente con le elezioni presidenziali del 1860, che videro vincitore il leader del neonato Partito Repubblicano, Abraham Lincoln.

Essa votò a favore della separazione unilaterale dagli Stati Uniti d'America il 4 aprile del 1861. L'Assemblea indetta a tale scopo - assieme ad una gran parte dell'opinione pubblica - si spostò verso questa decisione dopo il giorno 15, quando il legittimo Presidente degli Stati Uniti d'America si mosse chiedendo a tutti gli Stati ancora nell'Unione l'invio di truppe atte a reprimere la ribellione in atto a seguito del bombardamento e relativa battaglia di Fort Sumter il quale vide la caduta di Fort Sumter nelle mani dei secessionisti in armi.

I delegati alla Convention a questo punto scelsero di approvare il Decreto di secessione. Immediatamente un governo unionista venne stabilito a Wheeling, nella Virginia Occidentale e il nuovo organismo fu presto creato da un Atto ufficiale del Congresso, composto dalle 50 contee poste a Nord-ovest e rimaste fedeli al principio di unità nazionale.

Nel frattempo, a maggio, si decise di trasferire la Capitale confederata da Montgomery, in Alabama a Richmond, in Virginia, in parte perché la difesa attiva di quest'ultima veniva considerata vitale per la sopravvivenza stessa della nuova nazione.

Localizzazione di Alexandria (Virginia).

Il giorno 24 seguente l'esercito dell'Unione iniziò le operazioni di trasferimento nella regione della Virginia Settentrionale e conquistò immediatamente Alexandria senza dover essere costretto a sparare un solo colpo.

Localizzazione della Virginia settentrionale.

La maggior parte degli scontri bellici nel quadro del Teatro Orientale si svolsero all'interno del territorio della Virginia, in quanto i secessionisti dovettero impegnarsi fortemente a difendere la loro capitale nazionale, mentre d'altra parte il Nord richiedeva a gran voce la "marcia trionfale su Richmond" con l'intento di abbattere al più presto il governo ribelle rappresentato dalla Presidenza di Jefferson Davis.

Le manovre messe in atto e i relativi successi realizzati da Robert Edward Lee nel difendere Richmond saranno uno dei temi centrali della storia militare della guerra civile. La Casa Bianca della Confederazione, situata a pochi isolati a settentrione del Campidoglio di Richmond, divenne rapidamente la dimora ufficiale della famiglia del Presidente degli Stati Confederati d'America, l'ex membro del Senato per il Mississippi Jefferson Davis.

OriginiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia degli eventi principali che hanno portato alla guerra di secessione americana.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Andrew Jackson § Crisi della nullificazione, Presidenza di Martin Van Buren § Schiavitù, Presidenza di James Knox Polk § Schiavitù, Presidenza di Zachary Taylor § Tentativi di compromesso e ultimo periodo, Presidenza di Millard Fillmore § Un grande compromesso e Presidenza di Franklin Pierce § Dibattito sulla schiavitù e Bleeding Kansas.
 Lo stesso argomento in dettaglio: John Brown (attivista) § Attacco al cuore del Sud.

Il 16 ottobre del 1859 l'esponente radicale dell'abolizionismo negli Stati Uniti d'America John Brown - già attivo durante il Bleeding Kansas - guidò un gruppo di 22 uomini in un'incursione volta a occupare e mantenere il possesso dell'arsenale di Harpers Ferry: era il raid di John Brown contro Harpers Ferry. Le truppe federali guidate da R. E. Lee risposero soffocando il tentativo di rivolta. Successivamente Brown venne processato e finì con l'essere giustiziato tramite impiccagione a Charles Town il 2 di dicembre.

«L'ondata di manifestazioni che seguirono nel Nord l'esecuzione di John Brown finì col convincere i meridionali che questo non era stato altro che l'avanguardia di un attacco generale. Ciò aveva ribadito nella loro mente la convinzione che il Nord mirasse al soggiogamento del Sud. Ci si cominciò a chiedere con ansia quale sarebbe stato il prossimo passo[2]

L'evento scatenò una ridda di reazioni indignate, oltre che in tutti gli Stati Uniti d'America nord-orientali e negli Stati Uniti d'America medio-occidentali anche a livello internazionale, dal New York Tribune a Henry David Thoreau a Walt Whitman a Victor Hugo.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 1860 § Nomination.

Nell'appuntamento elettorale del 1860 il Partito Democratico si scisse in due fazioni contrapposte: quella Nordista filo-unionista, che appoggerà l'intervento militare, e quella sudista secessionista. Il soggetto principale del contenzioso si rivelerà essere la questione dello schiavismo nei Territori del West; i primi diretti da Stephen A. Douglas - col suo principio di sovranità popolare - parvero inizialmente i favoriti.

Dopo aver ottenuto un risultato di nulla di fatto alle due Convention di partito tenutesi sia a Charleston che a Baltimora per trovare la necessaria intesa su un candidato comune accettabile da entrambe le correnti politiche, i delegati Democratici sudisti tennero una propria Convention separata a Richmond il 26 giugno del 1860, giungendo a nominare il Vicepresidente in carica della presidenza di James Buchanan - John C. Breckinridge - come loro candidato favorito alla carica presidenziale[3].

Quando Lincoln divenne il Presidente eletto i virginiani presero a preoccuparsi seriamente delle implicazioni connesse riguardanti il proprio Stato, soprattutto guardando ai Radical Republicans dichiaratamente abolizionisti. Mentre un largo numero di politici e uomini pubblici avrebbe cercato per l'ennesima volta di stabilire una qualche forma di compromesso (alla stregua del Compromesso del Missouri e del Compromesso del 1850 con l'intento di appianare le divergenze settarie, la maggioranza si oppose altresì a una qualsiasi formulazione restrittiva nei confronti dei "diritti del potere negriero"[4].

«Sebbene una discreta maggioranza probabilmente ancora preferisse il compromesso, la maggior parte si è opposta a qualsiasi indebolimento delle protezioni da devolvere agli schiavisti; anche i cosiddetti moderati - per lo più ex Whig e Democratici di Stephen A. Douglas - si sono opposti al sacrificio di questi diritti e hanno rifiutato l'acquiescenza o la "sottomissione" alla coercizione federale...
Per un sempre più crescente gruppo di virginiani l'elezione di Lincoln ha significato l'inizio di una guerra attiva contro le istituzioni del Sud. Questi uomini condividevano la paura comune nei confronti dei Repubblicani del Nord e il diffuso sospetto di una cospirazione settentrionale in atto contro il Sud[5]
 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di James Buchanan § Aggravamento delle tensioni sulla questione della schiavitù.

Mentre il governo statale ufficialmente rimaneva in attesa per vedere come si sarebbe comportata concretamente la Carolina del Sud, molti tra gli unionisti moderati statali cominciarono a presentire con estrema chiarezza che il più grande pericolo non derivava affatto dalle richieste abolizioniste sempre più pressanti provenienti dal Nord, bensì dall'impulso irrefrenabile in direzione della secessione avviatosi a catena a partire dal profondo Sud[6].

«Il caso Brown aveva posto drammaticamente l'accento sulla questione della schiavitù, creando miti che avrebbero contribuito a suscitare centinaia di migliaia di uomini alla lotta; e poiché il contrasto era oramai acutizzato all'estremo il Nord non appariva più disposto ad attendere i comodi dell'élite sudista[7]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Abraham Lincoln § Periodo di transizione.

Crisi secessionistaModifica

Convocazione della ConventionModifica

Il 15 novembre del 1860 il governatore della Virginia John Letcher richiese che venisse indetta una sessione speciale dell'Assemblea generale per poter esaminare, tra l'altro, l'ipotesi di istituire una Convention che si occupasse della proposta di secessione. Il parlamento statale, riunitosi il 7 di gennaio, approvò l'idea della Convention entro il 14 seguente.

Il giorno 19 l'Assemblea prospettò la richiesta di una Conferenza per la pace che avrebbe dovuto essere guidata dall'ex Presidente John Tyler, un sudista possessore di schiavi apertamente favorevole alla secessione. Questa si tenne il 4 febbraio a Washington, la stessa data in cui furono previste anche le elezioni per i delegati alla Convention sulla secessione[8].

La scelta della delegazione richiamò 145.700 votanti i quali scelsero, contea per contea, 152 rappresentanti; 30 di loro erano secessionisti, altri 30 unionisti ed infine gli ultimi 92 moderati (che non vennero identificati chiaramente con nessuno dei primi 2 gruppi contrapposti). A presiederla fu chiamato l'ex esponente del Partito Whig John Janney. I sostenitori della separazione unilaterale immediata tuttavia risultarono - almeno all'inizio - essere in netta minoranza numerica[9].

Lo storico James Robertson, chiarendo la posizione dei moderati, ha scritto: "Tuttavia, il termine 'unionista' aveva un significato completamente diverso in Virginia all'epoca. I delegati di Richmond, Marmaduke Johnson e William McFarland, erano entrambi conservatori schietti, ma nelle loro rispettive campagne ciascuno dichiarò che era a favore della separazione dall'Unione se il governo federale non avesse garantito ovunque la protezione della pratica schiavista. Inoltre, la minaccia della coercizione del governo federale divenne un fattore prioritario nei dibattiti che ne seguirono"[10].

Simultaneamente a questo appuntamento elettorale - nella stessa giornata del giorno 4 di febbraio - si formarono gli Stati Confederati d'America, a partire da 7 Stati schiavisti del profondo Sud:

 
La Bonnie Blue Flag.

«Nel Mississippi era stata inalberata la Bonnie Blue, la bandiera azzurra con una sola stella, la prima insegna della secessione. Ora il Sud avrebbe dovuto agire unito[11]

Secondo un eminente insegnante virginiano, William M. Thompson - che in seguito sarebbe divenuto un cavalleggero confederato - la dichiarazione di secessione da parte degli Stati schiavisti era necessaria per la preservazione della "peculiare istituzione" (lo schiavismo) e per prevenire la mescolanza razziale, ossia il matrimonio tra il liberto-"negro" e la "figlia del Sud di pura razza bianca"; asserì che la guerra civile ipotizzata da più parti sarebbe stata di molto preferibile ad una tale prospettiva[13]:

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ebraismo e schiavitù § Maledizione di Cam come giustificazione della schiavitù.

«Meglio, molto meglio! Sopportare tutti gli orrori della guerra civile piuttosto che vedere i foschi figli di Cam (maledetti da Dio nella Sacra Bibbia) condurre le fiere figlie del Sud all'altare.»

(- William M. Thompson, lettera a Warner A. Thompson, (2 febbraio 1861)[14].)

ConventionModifica

La Convention virginiana indetta per discutere sulla secessione si riunì il 13 di febbraio al "Richmond Mechanics Institute", situato tra la Ninth e la Main Street a Richmond. Una delle prime azioni da essa intraprese fu quella di creare un "Federal Relations Committee" di 21 membri, incaricato di lavorare per raggiungere un ennesimo compromesso in merito alle divergenze settarie esistenti per quanto riguardava il territorio virginiano[15].

Il comitato fu composto da 4 secessionisti, 10 moderati e 7 unionisti[16]; all'inizio dei lavori non parve esservi alcuna necessità di urgenza nelle deliberazioni da assumere, poiché tutte le parti presentirono che il tempo non avrebbe potuto far altro che aiutare la loro causa. Si sperò inoltre che la cosiddetta "Conferenza pacifista" - come detto presenziata dal virginiano schiavista Tyler - potesse rapidamente giungere a risolvere la crisi politico-istituzionale esplosa:

  1. garantendo la sicurezza e preservazione della pratica schiavista;
  2. la conquista del "diritto" di espandere la schiavitù anche nei Territori del Sud-Ovest (Territorio dell'Arizona e Territorio del Nuovo Messico in primis)[17].

Con il fallimento - alla fine di febbraio - di tali proposte "pacifiste" reclamate dagli schiavisti[18] (le richieste, che differivano di poco dal Compromesso Crittenden, furono bocciate al Senato con 28 voti a 7 e non furono mai più prese in considerazione dall'Assemblea)[19] - respinte compattamente con sdegno al mittente da parte dell'intero Nord - anche i cosiddetti moderati inizieranno a vacillare nel loro sostegno all'Unione.

Robert E. Scott della contea di Fauquier ebbe l'occasione di far notare che questo fallimento e l'apparente indifferenza del Nord alle preoccupazioni meridionali "hanno estinto ogni speranza di soluzione attraverso l'azione diretta di quegli Stati, ho pertanto subito accettato lo scioglimento dell'Unione esistente... come se si trattasse di una necessità".[20].

Alla Convention intanto il georgiano Henry Lewis Benning, che in seguito entrerà a far parte dell'esercito secessionista in qualità di alto ufficiale, pronunziò un discorso in cui esprimeva il proprio ragionamento esortativo alla secessione facendo un forte appello al pregiudizio etnico e al razzismo negli Stati Uniti d'America e ai sentimenti filo-schiavisti per presentare il suo caso, dichiarando che se gli Stati del Sud avessero continuato a rimanere nell'Unione gli schiavi (la loro pienamente legittima proprietà privata) avrebbero finito con l'essere liberati dai "fanatici abolizionisti" del Partito Repubblicano. Affermerà infine che avrebbe preferito venire colpito dalla malattia e dalla fame piuttosto che vedere i selvaggi afroamericani di razza inferiore liberati dallo stato di schiavitù e ricevere l'uguaglianza dei diritti civili e la conseguente cittadinanza[21]:

«Qual è stata la ragione che ha indotto la Georgia a compiere il passo della secessione? Questo motivo può essere riassunto in un'unica proposizione: era una convinzione, una profonda convinzione da parte della Georgia, che una separazione dal Nord era l'unica cosa che poteva impedire l'abolizione della schiavitù... Se le cose vengono lasciate andare avanti così come sono, è certo che la schiavitù dovrà essere abolita. Quando il Nord avrà raggiunto il "Potere", la "razza Negroide" sarà in larga maggioranza, e poi avremo governatori negri, legislature negre, Grand jury composti da negri, tutto il mondo dominato dai negri!
Si suppone che la "razza bianca" si troverà meglio in una tal situazione? Non è affatto un'ipotesi plausibile... la guerra scoppierà dappertutto come il fuoco nascosto dalla terra, ed è probabile che la "razza bianca", essendo superiore sotto ogni aspetto, possa giungere a respingere l'altra con la forza... se non saremo prima sopraffatti e i nostri uomini costretti a vagare come vagabondi su tutta la terra; e per quanto riguarda le nostre donne, gli orrori del loro stato [assediate sessualmente dal negro] non possiamo nemmeno contemplare nell'immaginazione.
Questo è il destino che l'abolizionismo negli Stati Uniti d'America scaricherà sulle spalle delle razza bianca... Saremo completamente sterminati, e la nostra terra sarà lasciata in possesso dei negri, e poi tornerà ad essere un deserto di civiltà e finirà con diventare un'altra Africa... Supponiamo che abbiano elevato Charles Sumner alla presidenza? Supponiamo che abbiano elevato Frederick Douglass, il tuo schiavo negro fuggitivo, alla presidenza? Quale sarebbe la tua posizione in un evento del genere? Io dico a Dio: donami la pestilenza e la carestia prima che ciò possa accadere!»
(- Henry Lewis Benning, discorso alla Convenzione della Virginia, 18 febbraio 1861[22].)

Il sostegno unionista di molti virginiani venne ulteriormente eroso dal primo discorso inaugurale d'Insediamento presidenziale pronunziato il 4 di marzo dal Presidente eletto Abraham Lincoln, che ritennero fosse estremamente polemico, quand'anche non apertamente provocatorio

Venne citato un osservatore del discorso dicendo: "Il signor Lincoln alzò la voce ed enfatizzò distintamente nella sua dichiarazione la direzione che avrebbe dovuto prendere: detenere, possedere e occupare la proprietà (ad esempio gli schiavi) e i luoghi [nel Sud] appartenenti agli Stati Uniti. Questo atteggiamento fu inconfondibile e si fermò per un momento dopo aver chiuso la frase come se volesse che fosse pienamente recepito e compreso dal suo pubblico"[23].

«Sebbene alcuni leader come il Governatore Letcher continuassero a credere che "la pazienza e la prudenza avrebbero alla fine determinato i risultati voluti, un atteggiamento crescente e incontrollabile a favore della guerra stava attraversando lo Stato intero: le unità della milizia si stavano organizzando dalle montagne alla regione costiera del Tidewater.
Richmond e altrove mantenevano un'atmosfera costantemente surriscaldata e improntata all'aggressione, rumorosi partigiani del secessionismo riempivano le gallerie della Convention e di notte grandi folle si riversavano nelle vie della capitale "con l'accompagnamento di gruppi musicali e chiamavano i loro oratori preferiti nei diversi hotel cittadini[24]
 
Localizzazione della regione costiera del Tidewater.

Il giorno 9 seguente il "Federal Relations Committee" presentò il proprio rapporto conclusivo alla Convention: le sue 14 proposizioni difesero a spada tratta l'istituto schiavista e i presunti diritti degli Stati, mentre richiesero al contempo un subitaneo incontro degli 8 Stati schiavisti ancora presenti nell'Unione per poter presentarsi come un solido fronte unito a favore del "compromesso pacifista"[25].

Dal 15 di marzo e fino al 14 di aprile la Convention sottopose a serrate discussioni queste proposte una per una: il rapporto del comitato rappresentò la posizione moderata/unionista; il voto in commissione fu di 12 voti favorevoli, 2 contrari e 7 astensioni[26].

Nel corso dei dibattiti scaturiti il giorno 4 venne discussa la 6° risoluzione la quale richiedeva una soluzione "pacifica" della crisi ed il mantenimento dell'Unione. Il delegato Lewis Edwin Harvie della Contea di Amelia proporrà invece una risoluzione congiunta alternativa in cui veniva chiesta l'immediata secessione: venne rinviata a data da stabilirsi con 88 voti contro 45 ed il giorno successivo la Convention proseguì i lavori[27].

L'approvazione - non più solo teorica, ma anche concreta - della proposta giungerà però il 12 di aprile[28]; a questo punto l'obiettivo esplicito della fazione unionista fu quello di aggiornare la seduta almeno fino ad ottobre, lasciando in tal maniera il tempo sia per la Convention degli Stati schiavisti, che per le prossime elezioni del Congresso della Virginia previste per il mese di maggio le quali, si sperava, avrebbero prodotto un mandato più forte a favore del compromesso[29].

Un altro delegato ribadì punto per punto la causa della secessione dello Stato e quale avrebbe dovuto diventare lo scopo ultimo della Convention:

«Signore, la grande questione che sta ora sradicando questo governo fino alle sue fondamenta - la grande questione che sta alla base di tutte le nostre deliberazioni qui discusse ed assunte - è la "questione della schiavitù africana".»

(- Thomas F. Goode, intervento alla Convention della Secessione della Virginia, (28 marzo 1861)[30].)

Il rappresentante del Mississippi, Fulton Anderson, esplicitò - a suo parere - quanto i Repubblicani fossero pregiudizialmente ostili agli Stati schiavisti, accusando la forza politica nel suo complesso di avere "un'ostentazione implacabile ed eterna contro la legittima istituzione della schiavitù". Al termine delle discussioni la Convention proclamò che "la schiavitù deve poter liberamente continuare ad esistere"; non solo, ma che avrebbe dovuto essere estesa quanto prima anche in tutti i Territori demaniali federali del West[31].

Proposte adottateModifica

  1. La prima risoluzione affermò di per sé i pieni "diritti degli Stati" alla separazione;
  2. la seconda la conservazione ed espansione della schiavitù;
  3. la terza l'opposizione alla suddivisione partitica settaria in nordisti e sudisti;
  4. la quarta chiese un egual riconoscimento ed accettazione della schiavitù sia nei Territori che negli Stati liberi;
     
    I forti attorno ad Alexandria (Virginia) in una stampa dell'epoca.
  5. la quinta esigette l'immediata consegna delle fortezze federali e la rimozione delle sue truppe armate dagli Stati secessionisti;
  6. la sesta auspicò un adeguamento del Nord alle doglianze sudiste e la soluzione pacifica delle questioni poste pur continuando a rimanere all'interno Unione;
  7. la settima chiese degli emendamenti costituzionali per porre rimedio alle dispute federali e statali;
  8. l'ottava riconobbe il diritto alla secessione;
  9. la nona dichiarò che il governo federale non aveva alcuna autorità sugli Stati già separati in quanto aveva rifiutato di riconoscere il loro ritiro;
  10. la decima affermò che il governo federale aveva il dovere di riconoscere gli Stati confederati;
  11. l'undicesima fu un appello rivolto agli "Stati fraterni" della Virginia;
  12. la dodicesima asserì la volontà della Virginia di attendere per un ragionevole periodo di tempo una risposta alle sue proposizioni, senza che nessuno nel frattempo osasse fare ricorso alla forza contro gli Stati separati;
  13. la tredicesima chiese ai governi degli Stati Uniti e degli Stati confederati di mantenere dei rapporti improntati alla pace e alla concordia;
  14. la quattordicesima infine chiese agli Stati schiavisti di confine - i futuri Stati cuscinetto nella guerra di secessione americana - di riunirsi in un congresso comune per prendere in considerazione le risoluzioni della Virginia e quindi di unirsi all'appello rivolto al Nord[32].

Queste le richieste espresse per poter mantenere la pace e l'unità nazionale; se non esaudite il più preso possibile, si minacciava la secessione e la presa di possesso con la forza di tutti i forti e gli arsenali federali esistenti nel territorio Statale.

Allo stesso tempo gli unionisti si dimostreranno assai preoccupati per la continua presenza della guarnigione statunitense a Fort Sumter, nonostante le assicurazioni comunicate loro informalmente dal Segretario di Stato William H. Seward sul fatto che sarebbe stato rapidamente abbandonato[33].

 
Abraham Lincoln nel 1862 in una foto di Mathew B. Brady.

Sia Lincoln che Seward furono altresì preoccupati, soprattutto dai primi di aprile, per il fatto che la Convention fosse ancora in corso mentre il sentimento secessionista stava montando. Il giorno 4 di aprile il presidente degli Stati Uniti d'America invitò per un colloquio l'unionista John B. Baldwin della Contea di Augusta; all'incontro questi spiegò che gli unionisti della Virginia avevano bisogno[34]:

  1. dell'evacuazione immediata di Fort Sumter;
  2. di una Convention nazionale per poter discutere delle divergenze settarie manifestatesi tra Nord e Sud;
  3. di un impegno ufficiale da parte di Lincoln atto a sostenere le protezioni costituzionali volte a salvaguardare i "diritti" del Sud.

Baldwin dichiarò quindi esplicitamente che "non vi è che un singolo argomento di denuncia che la Virginia deve fare contro il governo in carica, una denuncia presentata da tutto il Sud, e questo è il tema della schiavitù africana"[35].

Davanti allo scetticismo e alla perplessità espressi apertamente dal presidente, Baldwin sostenne che la Virginia sarebbe uscita dall'Unione entro 48 ore se una delle due parti avesse cominciato a sparare contro o a difesa del Forte di Chasrleston. Secondo alcuni resoconti, Lincoln si offrì di far evacuare Fort Sumter solamente se la Convention della Virginia fosse stata aggiornata a una data da stabilirsi e quindi sospesa[34].

Baldwin in seguito negherà di aver ricevuto una simile offerta, ma il giorno dopo lo stesso presidente riferirà ad un altro unionista della Virginia, John Minor Botts, che invece essa era stata chiaramente espressa. In ogni caso non venne mai presentata alla Convention secessionista[36].

Il giorno 6 seguente, dopo le voci sopraggiunte secondo cui il Nord si stava preparando per la guerra, la Convention votò di stretta misura (63 contro 57) per inviare una delegazione di 3 uomini a Washington, col compito di determinare quali fossero le effettive intenzioni della presidenza di Abraham Lincoln; a causa del maltempo tuttavia essa non riuscirà a giungere nella capitale prima del giorno 12[37].

Vennero così a sapere dell'aggressione sudista a Fort Sumter dallo stesso presidente, il quale li informò della sua intenzione di mantenere il pieno possesso del fortino e di rispondere alla forza con la forza: sarà il bombardamento e la battaglia di Fort Sumter. Leggendo da un testo preparato in precedenza per evitare interpretazioni errate dei suoi propositi Lincoln disse loro che aveva già ampiamente chiarito nel proprio discorso inaugurale:

  1. che i forti e gli arsenali ospitati nel Sud avrebbero continuato a rimanere una proprietà del Governo federale e che
  2. "se un assalto non provocato è stato compiuto su Fort Sumter mi riterrò del tutto libero di riprenderne il pieno possesso, ciò vale anche per gli altri siti che sono stati sequestrati prima che il governo della nazione mi fosse stato trasmesso"[38].

Il sentimento favorevole all'Unione in Virginia s'indebolirà ulteriormente dopo l'attacco sudista del 12 aprile contro Fort Sumter; il giorno seguente Richmond (Virginia) reagirà con imponenti manifestazioni pubbliche a sostegno dei secessionisti, subito dopo aver ricevuto le prime notizie relative allo scontro[39][40]. Un quotidiano cittadino descriverà con vividezza di dettagli la scena che si presentava:

«Sabato sera gli uffici del Dispatch, Enquirer ed Examiner, la banca di Enders, Sutton & Co., l'Edgemont House e vari altri luoghi pubblici e privati, hanno testimoniato la gioia generale per il brillante risultato conseguito con dei fuochi d'artificio.
Poco meno di diecimila persone si trovavano in Main street, tra le ore 8 e le 14, tutte insieme in una volta sola. I discorsi sono stati consegnati presso la Spottswood House, all'angolo di spedizione, davanti all'ufficio di Enquirer, all'Hotel Exchange e in altri luoghi.
I falò erano accesi quasi ad ogni angolo delle strade principali della città, la luce prodotta dai fuochi poteva essere vista bruciare su Union e Church Hills. L'effetto dell'illuminazione era grandioso e imponente. Il trionfo della Verità e della Giustizia contro il Male e il tentativo d'insulto rivolto al Sud non fu mai più apprezzato di cuore da una rivolta spontanea del popolo come la presente.
Presto il vento vigoroso del Sud spazzerà via con la forza imponente di un tornado - senza incontrare alcuna degna resistenza - ogni residuo di simpatia o desiderio di cooperazione con un tiranno che, sotto falsi pretesti, nel nome di un'Unione un tempo gloriosa - ma ora guastata e distrutta - tenta di inchiodare su di noi le catene di un vassallaggio spregevole e ignobile. La Virginia si sta muovendo!"[41]

La Convention venne riconvocata in fretta e furia quello stesso 13 di aprile, per riconsiderare la posizione dello Stato dato l'oramai evidente scoppio delle ostilità[42].

Con la Virginia ancora immersa in un sempre più fragile e quanto mai delicato equilibrio giunse come una bomba l'appello presidenziale del 15 aprile rivolto a tutti gli Stati unionisti perché organizzassero una milizia di 75.000 volontari (per un tempo previsto di 3 mesi) volta a rispondere all'esplicita ribellione in corso e quindi tentare di fermare l'insurrezione e recuperare i forti federali catturati dai secessionisti[43].

 
Un manifesto di reclutamento militare confederato del maggio 1861 proveniente dalla Virginia: esorta gli uomini di buona volontà ad arruolarsi per la causa secessionista e a combattere l'esercito dell'Unione, designato collettivamente come "il nemico abolizionista".

SecessioneModifica

Il Decreto di secessione della Virginia fu ratificato in un referendum tenutosi il 23 maggio 1861 ed ebbe il seguente risultato: 132.201 favorevoli a fronte di 37.451 contrari[44]. Il Congresso confederato proclamò quindi Richmond quale capitale del nuovo organismo nazionale al posto di Montgomery (in Alabama) e le truppe sudiste cominciarono immediatamente a trasferirsi nella Virginia settentrionale ancor prima del referendum indetto per confermare la decisione presa dai suoi governanti.

Il numero effettivo di voti andati a favore o contro la proposta di secessione rimane però sconosciuto in quanto in molte contee delle regioni Nord-occidentale e Orientale (dove viveva la maggior parte degli unionisti) le preferenze relative vennero scartate o disperse: il governatore della Virginia Letcher si limiterà quindi semplicemente a "stimare" il suffragio proveniente da queste aree[45][46][47].

«Presso lo sbocco della Valle dello Shenandoah ad Harper's Ferry e Martinsburg passa la ferrovia Baltimore and Ohio Railroad la quale insieme a quella Filadelfia-Pittsburg costituiva la principale linea di collegamento con il West e di arroccamento strategico tra i due fronti[48]

 
Appello di Jefferson Davis: "Alle armi!" davanti ai mutilati di guerra, in una vignetta satirica di Harper's Weekly del 1863.

La reazione al risultato espresso risultò essere assai rapida da entrambe le parti. Le truppe sudiste bloccarono la tratta della Baltimore and Ohio Railroad - interrompendone così il passaggio - una delle due linee ferroviarie di Washington in direzione dell'Ohio e facente da collegamento diretto con il West. Subito dopo l'Esercito dell'Unione si mosse entrando nel Nord dello Stato secessionista.

Con entrambi gli eserciti stanziati a breve distanza l'uno dall'altro entro i suoi confini la Virginia divenne subitaneamente il fronte principale della contesa; qui i contendenti si prepararono per dare il via alle prime azioni di guerra con manovre concentriche.

A giugno gli unionisti della Virginia si riunirono nella Convention di Wheeling per istituire il Governo restaurato della Virginia; Francis Harrison Pierpont ne fu messo a capo ed eletto "Governatore alternativo". La nuova istituzione iniziò pertanto a raccogliere e organizzare truppe di volontari da porre a difesa dell'Unione, oltre a nominare due persone da inviare al Senato.

L'intero apparato Amministrativo continuò a risiedere a Wheeling almeno fino all'agosto del 1863, quando dovette trasferirsi ad Alexandria a seguito dell'ammissione del neonato Stato federato della Virginia Occidentale nell'Unione. Fu un successo ottenuto in larga parte grazie alla maggioranza dei residenti, ex coloni dell'Ovest.

 
Localizzazione di Norfolk (Virginia).

Nel frattempo, già durante l'estate del 1861, alcune parti del Nord-ovest e della regione Orientale, compresa la strategica ferrovia della Baltimora-Ohio vennero restituite al pieno controllo dell'Unione; Norfolk - sede di un importante arsenale - sarà riconquistata nel maggio dell'anno seguente.

Tutte queste aree, comprendenti la maggior parte delle contee Nord-occidentali che di lì a breve si separeranno definitivamente dalla Virginia - sarebbero state amministrate dal "Governo restaurato". Nell'aprile del 1865 Pierpont ed il suo governo si trasferiranno nella Richmond oramai liberata.

Nel 1894 l'ex soldato confederato virginiano John Singleton Mosby, riflettendo sul ruolo da lui stesso svolto nel conflitto, dichiarerà in una lettera indirizzata ad un amico che "ho sempre capito che siamo entrati in guerra a causa del litigio con il Nord circa la questione della schiavitù negli Stati Uniti d'America. Non ho mai sentito parlare di nessun'altra causa di lite oltre quella inerente lo schiavismo"[49][50].

Secessione nella secessione: Virginia OccidentaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Virginia Occidentale nella guerra di secessione americana.
 
George McClellan, comandante durante la Campagna della Virginia Occidentale svoltasi tra maggio e giugno del 1861.

Il 17 aprile del 1861, quando la Convention di Richmond votò a favore della secessione, i 49 delegati che rappresentavano le 50 contee del futuro Stato della Virginia Occidentale si espressero invece (32 contro 13, con 4 assenti o astenuti) per il mantenimento dell'unità nazionale. Con l'avvio della Campagna della Virginia Occidentale il 26 maggio un certo numero di loro ritornò tuttavia sui propri passi e in 29 firmarono il Decreto secessionista[51].

Un voto pubblico atto a confermare le scelte assunte dai rappresentanti popolari si era già tenuto il giorno 23 precedente; lo storico Richard O. Curry ha stimato che i risultati nella Virginia Occidentale furono 34.677 contrari e 19.121 a favore. Ha quindi concluso che 24 contee favorirono la secessione, mentre 26 vi si opposero: ciò riflette la profonda divisione esistente tra le stesse contee occidentali[52].

Le successive sconfitte subite dalla forze confederate agli ordini di George Alexander Porterfield, Robert Selden Garnett e Robert Edward Lee permisero la creazione di uno stabile governo unionista a Wheeling, a quei tempi una delle maggiori città dello Stato; esso venne ufficialmente riconosciuto come legittimo dalla Presidenza di Abraham Lincoln.

La sua Assemblea legislativa venne composta da ex membri del parlamento della Virginia e fin dal primo momento sostenne con decisione l'Unione. Il governo di Pierpont trovò appoggio soprattutto tra le contee poste lungo i confini con la Pennsylvania e l'Ohio e in quelle attraverso cui passava la linea ferroviaria[53].

L'organizzazione militare, sia per l'Unione che per i secessionisti, ebbe il suo inizio tra maggio giugno del 1861, con Letcher da una parte, che ordinò il raduno della milizia direttamente dalle contee prese singolarmente, e con Pierpont dall'altra, che cominciò a fare lo stesso assoldando i volontari unionisti. Molte delle contee che si erano espresse a larga maggioranza contro il Decreto di secessione diedero tuttavia lo stesso un certo numero di uomini all'esercito confederato[54].

A causa delle restrizioni richieste nell'arruolamento dei soldati sia nella Pennsylvania che nell'Ohio (riservato solamente ai residenti ufficiali), molti degli uomini non accettati in quegli Stati scelsero di unirsi all'organizzazione militare di Pierpont.

 
Medaglia di congedo onorevole per il 1st West Virginia Volunteer Cavalry Regiment.

Il 1st West Virginia Volunteer Infantry Regiment e il 2nd West Virginia Volunteer Infantry Regiment, il 1st West Virginia Volunteer Cavalry Regiment e il 2nd West Virginia Volunteer Cavalry Regiment furono composte principalmente dai suddetti arruolati del "Governo restaurato".

I sudisti a loro volta assoldarono l'8th Virginia Cavalry, il 31st Virginia Infantry, il 25th Virginia Infantry oltre a diversi reggimenti della Stonewall Brigade. Nel complesso la Virginia Occidentale fornì all'incirca 40.000 soldati equamente distribuiti tra le due forze in campo[55].

Intanto il 24 ottobre del 1861 il governo di Pierpont emanò una direttiva per attuare la separazione dalla Virginia tramite un referendum popolare; l'affluenza alle urne si mantenne relativamente bassa, con 18.408 votanti che approvarono la proposta. Il censimento del1860 aveva registrato 79.515 uomini in età di voto nelle sue 50 contee[56].

L'ultimo voto necessario per raggiungere la piena sovranità venne celebrato il 4 marzo del 1863, con un'affluenza pari a 28.318 iscritti (includendovi anche i voti dei soldati impegnati sul Fronte di guerra; vi fu inoltre l'approvazione dell'"emendamento Willye" alla nuova Carta costituzionale statale. Il nuovo Stato venne formalmente ammesso nell'Unione il 20 giugno seguente.

DemografiaModifica

Il governo confederato della Virginia schierò circa 150.000 soldati nel corso della guerra civile, provenienti da tutti i livelli economico-sociali; almeno 30.000 di questi tuttavia provennero effettivamente da altri Stati, la maggior parte da fuoriusciti del Maryland, il cui governo rimase controllato dagli unionisti per tutto il periodo del conflitto. Altri 20.000 giunsero da quello che sarebbe divenuto lo Stato della Virginia Occidentale.

Importanti sudisti virginiani furono il generale Robert Edward Lee, comandante dell'Armata Confederata della Virginia Settentrionale, Thomas Jonathan Jackson - nato a Clarksburg (Virginia Occidentale) -, James Ewell Brown Stuart, Ambrose Powell Hill e Jubal Anderson Early.

 Lo stesso argomento in dettaglio: United States Colored Troops.
 
Un poster di reclutamento confederato del 1862 nella Contea di Floyd (Virginia): "Alle armi! Alle armi!".

Poco più di 50.000 volontari prestarono invece servizio dell'Esercito dell'Unione, compresi i 20.000 virginiani occidentali e circa 6.000 afroamericani; alcuni di questi ultimi prestarono la loro opera nelle unità militari terrestri e nelle unità militari navali organizzate dal Mryland. Alcuni altri, sia liberi che schiavi fuggitivi, si arruolarono in Stati più lontani come il Massachusetts.

Le aree della Virginia che fornirono soldati all'Unione e che mandarono molto pochi o nessun uomo a combattere per la Confederazione possedevano un'estremamente esigua quantità di schiavi, un'alta percentuale di nuclei familiari poveri e una storia personale di opposizione alla secessione. Tali zone erano perlopiù situate nei pressi degli Stati del Nord e spesso si trovavano sotto il controllo unionista[57].

Il 40% degli ufficiali virginiani presenti nell'esercito al momento in cui ebbe inizio il conflitto rimase fedele al legittimo governo di Abraham Lincoln e combatté tra le sue fila[58]; tra questi vi furono Winfield Scott, Comandante generale dell'esercito statunitense, David G. Farragut, Primo Ammiraglio dell'Marina dell'Unione e il generale George H. Thomas.

Vi sarà almeno un virginiano che combatterà a tutti gli effetti in entrambi gli eserciti. All'inizio della guerra un soldato sudista della Contea di Fairfax si avvicinò nella propria uniforme grigia alle truppe unioniste che stavano sorvegliando il Chain Bridge. Alla domanda su cosa avesse intenzione di fare cercando di attraversare il ponte rispose che stava viaggiando per raggiungere Washington ove si trovava lo zio.

Alquanto perplessi i soldati unionisti chiesero come si chiamasse questo zio ed il sudista rispose che il suo nome era "Zio Sam"; venne rapidamente arruolato in qualità di esploratore a causa della sua approfondita conoscenza del terreno locale[59].

 
Le regioni culturali della Virginia dal 1863 al presente.

Significato strategicoModifica

Le risorse strategiche della Virginia giocarono un ruolo chiave nel dettare gli scopi primari della guerra. La sua alta capacità agricola e industriale e i mezzi per trasportare questa produzione furono i principali obiettivi strategici, sia per l'attacco delle forze unioniste che per l'approccio prettamente difensivo adottato dai sudisti nel territorio per tutta la durata dell'impegno bellico.

RichmondModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Richmond nella guerra di secessione americana e Washington nella guerra di secessione americana.
 
Localizzazione di Richmond.

Fin dall'inizio la forte necessità confederata di materiali per l'industria metalmeccanica ebbe un ruolo significativo nella decisione di trasferimento della capitale secessionista nel maggio del 1861, nonostante la sua pericolosa posizione settentrionale, ad appena 100 miglia a Sud di Washington.

Fu soprattutto per una tale ragione industriale che i confederati combatterono così duramente con lo scopo di difendere a tutti i costi la città. La capitale della Confederazione avrebbe potuto facilmente venire spostata nuovamente se ciò si fosse rivelato indispensabile, ma l'industria e le fabbriche di Richmond non avrebbero in alcun modo potuto essere trasferite.

La città della Virginia era al tempo l'unico centro urbano industriale su larga scala controllato dai sudisti durante la maggior parte degli anni di guerra; i magazzini cittadini rappresentavano il centro della logistica e dei rifornimenti per le forze confederate. La Tredegar Iron Works, la terza più grande fonderia statunitense agli inizi degli anni 1860, contribuì a produrre in larga parte la totalità dell'artiglieria confederata, tra cui un certo numero di enormi cannoni da assedio montati su rotaia.

La società - a conduzione privata - fabbricò anche un certo numero di locomotive ferroviarie, carri merci e traversine per la rete di comunicazione via treno, nonché impianti di propulsione a vapore e placcatura di ferro per le navi da battaglia. Le fabbriche di Richmond produssero anche armi, munizioni e proiettili per fucili e cannoni, tende, uniformi, imbracature, concia, spade, baionette ed altre notevoli quantità di materiali bellici vari.

Un certo numero di fabbriche dell'industria tessile, mulini, fabbriche di mattoni, rotative di giornali ed edizioni librarie erano tutti stabilmente residenti a Richmond; qui sorgevano anche cantieri navali, sebbene fossero meno vasti di quelli controllati dall'Unione a Norfolk.

La caduta della città avvenuta ai primi di aprile del 1865 rese praticamente inevitabile la vittoria dell'Esercito dell'Unione nella guerra civile. Con la Virginia entrata nell'orbita federale e saldamente sotto il suo controllo, compresi i massimi centri industriali di Richmond, Petersburg e Norfolk, al Sud per lo più rurale e agricolo, venne improvvisamente del tutto a mancare del settore indispensabile per continuare a rifornire lo sforzo bellico confederato.

 
Localizzazione di Petersburg.

Altri sitiModifica

Al momento dello scoppio della guerra Petersburg fu seconda solo a Rihmond tra le città della Virginia in termini di popolazione e industrializzazione; la congiuntura di ben 5 tratte ferroviarie fornì l'unico collegamento continuo con gli Stati Uniti meridionali. Situata a 32 km a Sud della capitale confederata la sua difesa fu una priorità assoluta; il giorno in cui Petersburg cadde dinnanzi alle forze preponderanti condotte da Ulysses S. Grant, Richmond cadde con essa.

«La Valle dello Shenandoah era coperta dalla posizione di Harper's Ferry, affidata inizialmente a Thomas Jonathan Jackson, ex insegnante di matematica, e in seguito a Joseph Eggleston Johnston[60]

 
Mappa della Valle dello Shenandoah, ai confini tra la Virginia a Sud-est e la Virginia Occidentale a Nord-ovest.

Nella parte occidentale dello Stato la Valle dello Shenandoah veniva considerata "il granaio della Confederazione"; era direttamente collegata a Richmond tramite la Virginia Central Railroad e il canale dei fiumi James e Kanawha.

«La "Grande Valle" fiancheggiata dalla catena impervia e boscosa dei Blue Ridge la protegge ad Est[61]

I Monti Blue Ridge e altri luoghi similari erano già stati a lungo sfruttati per i ricchi giacimenti di ferro, sebbene con il progredire del conflitto la scarsità di manodopera ne limitò drasticamente la produzione.

 
Localizzazione di Saltville, all'estremità Sud-ovest dello Stato.

Nel Sud-ovest le vaste saline di Saltville fornivano una fonte indispensabile di sale, essenziale per poter conservare intatto il cibo per l'esercito; per tale motivo fu il bersaglio di due scontri.

Operazioni militariModifica

«Il fiume Potomac avrebbe finito per diventare la linea di divisione tra i due eserciti, costituendo con Washington una base per le operazioni contro la Virginia, oltre che un'ottima copertura per il territorio unionista, nonché un grave ostacolo per eventuali azioni offensive verso Nord in direzione della Pennsylvania. La difesa della Virginia doveva quindi essere disposta più a Sud, sui corsi d'acqua paralleli che la attraversavano in senso verticale, oltre il Bull Run la linea Rappahannock-Rapidan[62]

Sia i primi che gli ultimi scontri maggiormente significativi del conflitto si svolsero nel territorio della Virginia, nel quadro del Teatro Orientale; partendo dalla prima battaglia di Bull Run e concludendo con la battaglia di Appomattox Court House.

Dal maggio del 1861 all'aprile del 1865 Richmond rimase ufficialmente la capitale designata degli Stati Confederati d'America; la Casa Bianca della Confederazione, situata pochi isolati a Nord del centro urbano statale, ospitò l'intera famiglia del presidente secessionista Jefferson Davis fino alla fine.

1861Modifica

«Le prime forze virginiane erano state dislocate a 35 km in linea d'aria da Washington, dietro i fiumi Bull Run e Occoquan; lì erano poi stati affluire e concentrare i reggimenti giunti dal rimanente del Mezzogiorno, affidandone il comando a Pierre Gustave Toutant de Beauregard[63]

La prima battaglia di vaste proporzioni della guerra civile avvenne il giorno 21 di luglio. Le forze unioniste tentarono di assumere il controllo dello snodo ferroviario di Manassas per poter utilizzarlo come propria linea di rifornimento, ma il Confederate States Army aveva già provveduto a trasferire le sue truppe con l'intento di fronteggiare gli avversari in campo aperto.

I secessionisti vinsero alquanto agevolmente questo primo scontro (conosciuto anche come "prima battaglia di Manassas" nella denominazione convenzionale usata al Sud) e l'anno in corso proseguì senza più alcun combattimento importante o quantomeno decisivo.

1862Modifica

«Infine le operazioni attive stavano ormai per iniziare anche in Virginia, ché McClellan pareva deciso a porsi in marcia e scagliare contro gli eserciti meridionali la formidabile Armata del Potomac, che per mesi era andato organizzando[64]

Il generale unionista George McClellan venne costretto a ritirarsi dai dintorni di Richmond grazie al tempestivo intervento dell'esercito approntato da Robert Edward Lee.

Il comandante dell'Esercito dell'Unione, John Pope, venne sconfitto nella seconda battaglia di Bull Run; a seguire vi fu l'ennesima vittoria confederata alla battaglia di Fredericksburg.

1863Modifica

Quando i combattimenti ripresero al principiare della primavera, Joseph Hooker venne sconfitto nella battaglia di Chancellorsville, ancora una volta dall'esercito comandato da Lee.

1864Modifica

La Campagna terrestre avviata da Ulysses S. Grant (richiamato dal Teatro Occidentale per prendere le redini dell'Armata del Potomac) venne combattuta esclusivamente in un'ampia porzione di territorio della Virginia.

Essa comprese scontri da guerra di logoramento, tra i quali i più importanti furono le battaglie di Wilderness, Spotsylvania Court House e Cold Harbor, concludendosi con l'assedio di Petersburg e la relativa sconfitta sudista.

A settembre il giornale Southern Punch, un quotidiano con sede a Richmond, ribadì enfaticamente e a tutte lettere quella che continuava venire considerata come la "causa" confederata:

«... NOI STIAMO LOTTANDO PER L'INDIPENDENZA LA QUALE GARANTIRÁ LA CONSERVAZIONE DELLA NOSTRA GRANDE E NECESSARIA ISTITUZIONE DOMESTICA RAPPRESENTATA DALLA SCHIAVITÙ, oltre che per la conservazione di altre istituzioni di cui la schiavitù costituisce il primario terreno di lavoro...»

(- "The New Heresy", Southern Punch, (19 settembre 1864)[65][66].)

1865Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Richmond nella guerra di secessione americana § Evacuazione e presa della città.
 
Primo maggio a Richmond, in una caricatura editoriale di Kimmel & Forster, New York, 1865. L'immagine ritrae i leader confederati mentre impacchettano le loro cose e si apprestano a fuggire per evitare di essere catturati dalle forze statunitensi, con uno schiavo in sottofondo che guarda con disprezzo.

All'inizio di aprile il governo secessionista prese la via della fuga, però non prima di aver ordinato l'evacuazione dell'intera capitale sudista, mentre le forze federali si avvicinavano - inarrestabili - sempre più a Richmond.

Mentre fuggivano i confederati cominciarono a incendiare gran parte delle opere pubbliche per impedirne l'utilizzo da parte degli avversari, oramai vittoriosi su tutti i fronti, scatenando una gigantesca reazione a catena la quale rapidamente arrivò a lambire anche i primi quartieri abitati dalla popolazione civile[67].

Le fiamme fatte appiccare in più punti dall'esercito sudista in piena ritirata finì con l'incenerire 1/4 delle opere urbane, prima di riuscire ad essere spente dagli uomini dell'Esercito dell'Unione sopraggiunti; in tal maniera fu propriamente l'esercito dei "nemici abolizionisti" a salvare Richmond dalla completa distruzione e rovina, sventando la deflagrazione generale e l'annientamento totale delle abitazioni civili, che si sarebbero certamente verificati se solo le scintille avessero finito col raggiungere gli ultimi depositi militari rimasti ancora in piedi[68].

Grazie a questo intervento tempestivo Richmond emerse dalla guerra civile solo "relativamente" in rovina, avendo conservato la maggior parte dei propri edifici e fabbriche quasi interamente intatti. In seguito manterrà almeno il proprio ruolo leader economico-industriale del Sud nel suo complesso.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cronologia della conclusione della guerra di secessione americana.

Luoghi e leader coinvoltiModifica

I due vincitori.
Il presidente Abraham Lincoln.
Il generale Ulysses S. Grant.

Personalità confederateModifica

Personalità unionisteModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Generali dell'Unione (guerra di secessione americana).
 
Il cappotto di Robert Edward Lee.

ConseguenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, p. 287
  2. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, pp. 148-149
  3. ^ McPherson pp. 213-216
  4. ^ Link pag. 217.
  5. ^ Link pp. 217-218.
  6. ^ Ayers p. 86
  7. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, pp. 149-150
  8. ^ Link p. 224
  9. ^ Robertson pag. 3.
  10. ^ Robertson, p. 4.
  11. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, pp. 179-180
  12. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, pag. 179
  13. ^ William M. Thompson, Letter to Warner A. Thompson, su civilwartalk.com, Virginia, 2 febbraio 1861. URL consultato il 6 settembre 2015.
  14. ^ James M. McPherson, For Cause and Comrades: Why Men Fought in the Civil War, New York City, New York, Oxford University Press, Inc., 1997, p. 19. URL consultato l'8 marzo 2016.
  15. ^ Link p. 227
  16. ^ Robertson p. 5
  17. ^ Ayers pp. 120-123
  18. ^ Potter, pp. 545-546.
  19. ^ Nevins, pp. 411-412..
  20. ^ Robertson, p. 8.
  21. ^ Gordon Rhea, Why Non-Slaveholding Southerners Fought, in Civil War Trust, Civil War Trust, 25 gennaio 2011. URL consultato il 21 marzo 2011 (archiviato dall'url originale il 21 marzo 2011).
  22. ^ Henry L. Benning, Speech of Henry Benning to the Virginia Convention, in Proceedings of the Virginia State Convention of 1861, vol. 1, 18 febbraio 1861, pp. 62–75. URL consultato il 17 marzo 2015.
  23. ^ Robertson, p. 8
  24. ^ Robertson, p. 9.
  25. ^ Robertson, p. 13.
  26. ^ Robertson pp. 13-14.
  27. ^ Riggs, p. 268
  28. ^ Robertson, p. 15
  29. ^ Link p. 235
  30. ^ Thomas F. Goode, Virginia Secession Convention, su civilwartalk.com, II, Mecklenburg County, Virginia, p. 518. URL consultato l'8 settembre 2015.
  31. ^ Charles B. Dew, Apostles of Disunion, p. 62. URL consultato il 27 marzo 2016.
  32. ^ Riggs, p. 264. Riggs basò il suo riassunto sui Proceedings of the Virginia State Convention of 1861, Volume 1, pp. 701-716
  33. ^ Potter p. 355
  34. ^ a b Klein, p. 381
  35. ^ Klein, p. 382 e Ayers p. 125
  36. ^ Klein, p. 382
  37. ^ Robertson p. 14-15
  38. ^ Furgurson, p. 29-30.
  39. ^ McPherson p. 278.
  40. ^ Furgurson p. 32.
  41. ^ (Richmond Daily Dispatch April 15, 1861)
  42. ^ On This Day: Legislative Moments in Virginia History, Virginia Historical Society (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2008).
  43. ^ Lincoln Call for Troops, su civilwarhome.com.(page includes TWO documents)
  44. ^ Virginia Historical Society Archiviato il 3 febbraio 2008 in Internet Archive.
  45. ^ West Virginia Division of Culture and History, su wvculture.org.
  46. ^ Library of Virginia, su virginiamemory.com.
  47. ^ Encyclopedia Virginia, su encyclopediavirginia.org.
  48. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, pp. 287-288
  49. ^ John M. Coski, The Confederate Battle Flag: America's Most Embattled Emblem, United States of America, First Harvard University Press, 2005, p. 26, ISBN 0-674-01722-6. URL consultato il 1º luglio 2015.
  50. ^ Carlos Lozada, How people convince themselves that the Confederate flag represents freedom, not slavery: Historian John M. Coski examines the fights over the symbol's meaning in 'The Confederate Battle Flag: America's Most Embattled Emblem.', in The Washington Post, Washington, D.C., Graham Holdings Company, 19 giugno 2015. URL consultato il 1º luglio 2015.
  51. ^ How Virginia Convention Delegates Voted on Secession (PDF), su virginiamemory.com.
  52. ^ Curry, Richard O., A House Divided, A Study of Statehood Politics and the Copperhead Movement in West Virginia, Univ. of Pittsburgh Press, 1964, p. 147
  53. ^ Ambler, Charles Henry, A History of West Virginia, Prentice-Hall, 1936, p. 357
  54. ^ (EN) MacKenzie, Scott A., Voting with Their Arms: Civil War Military Enlistments and the Formation of West Virginia, 1861–1865, in Ohio Valley History, vol. 17, nº 2, 2017, pp. 25-45. Ospitato su Project MUSE (iscrizione richiesta).
  55. ^ Snell, Mark A., West Virginia and the Civil War, History Press, 2011, p. 28
  56. ^ [1]
  57. ^ Aaron Sheehan-Dean, "Everyman's War: Confederate Enlistment in Civil War Virginia," Civil War History, March 2004, Vol. 50 Issue 1, pp. 5-26
  58. ^ Pryor, Elizabeth Brown, The General in His Study, in Disunion, The New York Times, 19 aprile 2011. URL consultato il 19 aprile 2011.
  59. ^ Google Books Archiviato il 12 febbraio 2015 in Internet Archive.
  60. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, p. 332
  61. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, p. 288
  62. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol I, pp. 285-286
  63. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, Vol. I, p. 331
  64. ^ Raimondo Luraghi Storia della guerra civile americana, Vol. I, p. 423
  65. ^ The New Heresy, in Southern Punch, Richmond, John Wilford Overall, 19 settembre 1864. URL consultato l'8 settembre 2015.
  66. ^ John M. Coski, The Confederate Battle Flag: America's Most Embattled Emblem, 2005. URL consultato il 2 luglio 2015.
  67. ^ David Dixon Porter, Incidents and Anecdotes of the Civil War, 1886, pp. 300–302. URL consultato il 26 marzo 2016.
  68. ^ The Civil War: A History

BibliografiaModifica

(in lingua inglese salvo diverso avviso)

  • (IT) Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana, BUR, 1994, Vol. I
  • Ambler, Charles, A History of West Virginia, Prentice-Hall, 1933.
  • Ayers, Edward L. In the Presence of Mine Enemies: The Civil War in the Heart of America 1859–1863. (2003) ISBN 0-393-32601-2.
  • Blair, William. Virginia's Private War: Feeding Body and Soul in the Confederacy, 1861–1865 (1998) online edition
  • Crofts, Daniel W. Reluctant Confederates: Upper South Unionists in the Secession Crisis (1989)
  • Curry, Richard Orr, A House Divided: A Study of Statehood Politics and the Copperhead Movement in West Virginia (1964).
  • Davis, William C. and James I. Robertson Jr., eds. Virginia at War, 1865 (vol 5; University Press of Kentucky; 2011) 237 pages; Virginia at War, 1864 (2009); Virginia at War, 1863 (2008); Virginia at War, 1862 (2007); Virginia at War, 1861 (2005)
  • Furgurson, Ernest B. Ashes of Glory: Richmond at War. (1996) ISBN 0-679-42232-3
  • Kerr-Ritchie, Jeffrey R. Freedpeople in the Tobacco South: Virginia, 1860–1900 (1999)
  • Klein, Maury. Days of Defiance: Sumter, Secession, and the Coming of the Civil War. (1997) ISBN 0-679-44747-4.
  • Lebsock, Suzanne D. "A Share of Honor": Virginia Women, 1600-1945 (1984)
  • Lewis, Virgil A. and Comstock, Jim, History and Government of West Virginia, 1973.
  • Link, William A. Roots of Secession: Slavery and Politics in Antebellum Virginia. (2003) ISBN 0-8078-2771-1.
  • McPherson, James M. Battle Cry of Freedom. (1988) ISBN 0-345-35942-9.
  • MacKenzie, Scott A. Voting with Their Arms: Civil War Military Enlistments and the Formation of West Virginia, 1861–1865, Ohio Valley History, Volume 17, Number 2, Summer 2017
  • Noe, Kenneth W. Southwest Virginia's Railroad: Modernization and the Sectional Crisis (1994)
  • Potter, David M. Lincoln and His Party in the Secession Crisis. (1942) ISBN 0-8071-2027-8.
  • Randall, J. G. and David Donald, Civil War and Reconstruction, (1966).
  • Riggs, David F. "Robert Young Conrad and the Ordeal of Secession."The Virginia Magazine of History and Biography, Vol. 86, No. 3 (July 1978), pp. 259–274.
  • Robertson, James I. Jr. "The Virginia State Convention" in Virginia at War 1861. editors Davis, William C. and Robertson, James I. Jr. (2005) ISBN 0-8131-2372-0.
  • Robertson, James I. Civil War Virginia: Battleground for a Nation, University of Virginia Press, Charlottesville, Virginia 1993 ISBN 0-8139-1457-4; 197 pages excerpt and text search
  • Shanks, Henry T. The Secession Movement in Virginia, 1847–1861 (1934) online edition
  • Sheehan-Dean, Aaron Charles. Why Confederates fought: family and nation in Civil War Virginia? (2007) 291 pages excerpt and text search
  • Simpson, Craig M. A Good Southerner: The Life of Henry A. Wise of Virginia (1985), wide-ranging political history
  • Turner, Charles W. "The Virginia Central Railroad at War, 1861–1865," Journal of Southern History (1946) 12#4 pp. 510–533 in JSTOR
  • Wills, Brian Steel. The war hits home: the Civil War in southeastern Virginia? (2001) 345 pages; excerpt and text search

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàLCCN (ENsh85143770 · BNF (FRcb135590192 (data)

Coordinate: 37°30′N 79°00′W / 37.5°N 79°W37.5; -79