Casellina e Torri

Comune della Provincia di Firenze
Casellina e Torri
ex comune
Localizzazione
StatoItalia Italia
ProvinciaProvincia di Firenze-Stemma.svg Firenze
CircondarioNon presente
MandamentoNon presente
Amministrazione
Data di istituzione1774
Data di soppressione1929
Territorio
Coordinate43°45′53.82″N 11°10′15.7″E / 43.76495°N 11.171027°E43.76495; 11.171027 (Casellina e Torri)Coordinate: 43°45′53.82″N 11°10′15.7″E / 43.76495°N 11.171027°E43.76495; 11.171027 (Casellina e Torri)
Superficie52,5 km²
Abitanti
Comuni confinantiLegnaia, San Casciano in Val di Pesa, Montespertoli, Lastra a Signa e Brozzi.
Altre informazioni
Fuso orarioUTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Regno d'Italia
Casellina e Torri
Casellina e Torri

Casellina e Torri era il nome dell'attuale comune di Scandicci fino al 1929.

StoriaModifica

Il territorio di Casellina e Torri derivò dalle sessantasei leghe del Contado fiorentino: i territori del versante meridionale appartenevano alla lega di Torri, quelle del versante settentrionale alla lega di Casellina[1].

Il comune nacque il 23 maggio 1774 con la fusione dei territori dei comuni di Casellina e di Torri, a cui nel 1833 furono sottratti alcuni territori a vantaggio di quello di Lastra a Signa. Il suo territorio, dopo questa riduzione, era di circa 52,5 km² e comprendeva le località di Casellina, Torri, Settimo Fiorentino (nota anche come Pieve a Settimo e oggi come Badia a Settimo), Mantignano, San Martino alla Palma, San Colombano, Sollicciano, Querciola, La Romola, Granatieri e Pian de' Cerri, con una popolazione (1845) di 9360 abitanti. Il comune confinava allora con quelli di Legnaia, San Casciano in Val di Pesa, Montespertoli, Lastra a Signa e Brozzi.
Curiosamente, il comune non aveva sede nel proprio territorio ma in un altro comune: la casa comunale era a posta a Firenze, prima a Palazzo Albizi in via dell'Oriuolo (insieme con quella del Comune di Bagno a Ripoli) e poi al secondo piando di Palazzo Uguccioni al n. 7, con accesso anche da via della Condotta nº 6[2][3].

Il 15 marzo 1860 gli abitanti di Casellina e Torri sono stati chiamati ad esprimersi con un plebiscito circa l'adesione o meno al Regno di Sardegna: gli abitanti erano 9.579; su 1.857 aventi diritto di voto, ben 1.587 si espressero per l'annessione e 194 per l'indipendenza. 76 schede furono dichiarate nulle.[1]

Una lapide, posta nella vecchia sede del Comune, in piazza Matteotti, realizzata un anno dopo il plebiscito da Francesco Mattei, commemora tale evento. Per diversi anni furono programmati festeggiamenti per l'unità nazionale (inclusa la ricorrenza della festa dello Statuto). Una delle celebrazioni più famose si festeggiò domenica 2 giugno 1861 a Pieve a Settimo[1].

Nel 1865 il comune di Casellina e Torri si annetté una parte del soppresso comune di Legnaia con le frazioni di San Bartolo e Santa Maria a Cintoia, Marignolle, San Lorenzo a Greve, Mosciano, Casignano e Scandicci ma allo stesso tempo perse la frazione de La Romola a vantaggio del comune di San Casciano in Val di Pesa. Dopo queste modifiche, il territorio comunale raggiunse i 70 km²[4].

Nel 1866 si tenne la prima Fiera cittadina[5] nata come semplice fiera del bestiame, essa si svolgeva in piazza Umberto I (oggi Piazza Matteotti). L'istituzione era stata propagandata dai "comunisti" (coloro che avevano la residenza nel Comune); nel 1867 la Giunta abbatté una piccola casa "per allargare la strada principale di quella borgata" (cioè Scandicci)[6] perché formava "un brutto ed incomodo biscanto"[7]. Si organizzano tornei di tombola, corse di cavalli[1] e durante queste occasioni arrivavano saltimbanchi e la banda suonava inni e marce.

Proprio la nuova frazione di Scandicci fu scelta nel 1868 come nuova sede del palazzo municipale (in un luogo chiamato "Tabernacolo del marchese Baglioni") anche se il comune mantenne la vecchia duplice denominazione. La giunta comunale si riuniva a Villa Poccianti, prima della costruzione del vecchio palazzo comunale, costruito nell'area dell'attuale piazza Matteotti da Francesco Martelli nel 1870[8] in stile neorinascimentale. I lavori li diresse Matteo Cocchini, un impresario di Signa e costarono 44.288,62 lire dell'epoca[9]. La giunta tenne la sua prima seduta nel nuovo palazzo nel maggio del 1871[1].

Secondo un progetto rimasto "ideale" datato 1869, Francesco Montelaciti, giardiniere, su consiglio dell'ing. Martelli, in una lettera indirizzata al sindaco dell'epoca, la piazza l'aveva delineata "in modo analogo per le corse dei cavalli" e l'esperto di piante propose di piantare platani, lecci, acacie ombrellifere, castagni d'India e varie siepi[10].

La piazza venne lottizzata e alcuni appezzamenti di terreno vennero acquistati da personaggi di rilievo “esterni” alla comunità (due attori ritiratisi dalle scene, un generale in pensione, un ingegnere dello Stato e un impresario edile); altri terreni se li aggiudicarono degli esponenti della piccola borghesia locale (Puccioni, Cherici, Michelassi, Zani, Del Pino). La qualità delle abitazioni è migliore per quanto riguarda quelle collocate sul lato destro della piazza civica (si tratta di eleganti villini di fine Ottocento- inizi Novecento, accompagnati da giardini, dalle facciate decorate in “stile antico”); più modesta è invece la qualità dei terratetti costruiti sul lato sinistro (eccezion fatta per il grande edificio posto sull’angolo di Via di Scandicci Basso).[11][12] Nei decenni successivi, iniziò a svilupparsi il tessuto associativo: nel 1874 venne istituita la Filodrammatica Manzoni, nel 1883 la Società di mutuo soccorso e nel 1897 sorse la Pubblica Assistenza Humanitas, il cui primo presidente fu l'avvocato Dionisio Martinati[13][14].

La sera del 28 agosto 1878 fu inaugurato il Teatro Manzoni (oggi Cinema Cabiria), progettato dall'architetto Micheli di Modena[1].

Intorno al 1880 venne istituita la Filarmonica "Vincenzo Bellini"(nome assunto nel secondo dopoguerra) ed era solita riunirsi nei locali della Società di Mutuo Soccorso (via dei Rossi, 26), tant'è che quell'edificio finì per essere chiamato "Il Coro".[15]. Intitolata poi a Giuseppe Verdi nel 1900, alcuni suoi membri, forse per motivi politici, lasciarono la Filarmonica per fondarne un'altra, la "Guido Monaco", la cui sede era nei locali della parrocchia di Santa Maria a Greve[16]. Durante il fascismo furono riunite col generico nome di "Banda comunale"[17].

Nel 1903, 770 cittadini firmarono una petizione, "desiderosi di ottenere un sistema più moderno degli attuali mezzi di locomozione [...]". Il 15 giugno 1908 entrò in funzione la linea tranviaria numero 16, la Firenze-Vingone, lunga ben 6 km[18].

Il 28 febbraio 1921 la popolazione del luogo fu protagonista di un'eroica difesa del paese contro una spedizione fascista, contro la quale furono erette barricate, abbattute dalle camicie nere solo con l'ausilio di un cannone. I fatti di quei giorni sono stati poi descritti da Vasco Pratolini nel romanzo "Lo scialo".

Nel 1928, in occasione di una riforma amministrativa che prevedeva l'espansione del territorio comunale fiorentino, il comune di Casellina e Torri perdeva una consistente porzione di territorio a vantaggio di quello di Firenze con le località acquistate nel 1865 (escluse Mosciano, Scandicci e Casignano), le sue frazioni storiche di Ugnano, Mantignano e Sollicciano ed acquistava la frazione di Giogoli dal soppresso comune di Galluzzo.

Nel 1929, il comune assunse la denominazione di Scandicci[19] e nel 1940 recuperò la frazione di Signano che aveva perso undici anni prima a vantaggio di Firenze[20].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Mila Guidi, cit.
  2. ^ Mila Guidi,cit.
  3. ^ Il fondo aveva un contratto di lire 3.000 ed il suo proprietario era un certo Luigi Uguccioni, Marco Gamannossi,cit.
  4. ^ Legge per l'unificazione amministrativa del Regno d'Italia del 20 marzo 1865, Marco Gamannossi, cit.
  5. ^ Delibera n. 110 del 17 novembre 1866, Mila Guidi, cit.
  6. ^ Deliberazione della Giunta municipale n. 172 del 18 giugno 1867, Mila Guidi, cit.
  7. ^ cit.ibidiem
  8. ^ Francesco G. Romeo, cit.
  9. ^ Il 27 giugno 1870 fu bocciata una proposta di voler collocare sulla facciata dell'edificio un "orologio da torre", Marco Gamannossi, 150 anni di Fiera...,cit.
  10. ^ Mila Guidi, op. cit., pag. 57
  11. ^ Roberto Aiazzi, Marco Jaff, Scandicci: da borgo a città. Un profilo di storia urbana: 1866- 1996, Firenze, 1997, Alinea editrice s.r.l., pag. 21,
  12. ^ Scandicci, Itinerari storico-artistici nei dintorni di Firenze, a cura di Daniela Lamberini, Firenze, 1990, Ponte Alle Grazie, pag. 26.
  13. ^ Comune di Scandicci
  14. ^ Luca Bucelli, Emanuele Garofalo, 1897-1997 Humanitas Scandicci, I nostri primi 100 anni, a cura della Pubblica Assistenza Humanitas di Scandicci, Signa, 1997, pag. 47
  15. ^ Ibidem, pag 62
  16. ^ Ibidem, pag. 63
  17. ^ Ivi, pag. 62
  18. ^ Marco Gamanossi, cit.
  19. ^ Regio Decreto 7 novembre 1929, numero 2020 col quale Casellina e Torri viene autorizzata a mutare la propria denominazione in 'Comune di Scandicci' (Gazzetta Ufficiale, nº 281, 3/12/1929).
  20. ^ B. Gerini, Vivere Firenze...Il Quartiere 4', Firenze, 2005, Aster Italia.

BibliografiaModifica

  • Scandicci, Itinerari storico-artistici nei dintorni di Firenze, a cura di Daniela Lamberini, Firenze, 1990, Ponte Alle Grazie.
  • Luca Bucelli, Emanuele Garofalo, a cura della Pubblica Assistenza Humanitas di Scandicci, I nostri primi 100 anni, Compagnia di Pubblica Assistenza Humanitas Scandicci centenario della fondazione, giugno 1997, Signa, La Tipolito.
  • Roberto Aiazzi, Marco Jaff, Scandicci: da borgo a città. Un profilo di storia urbanistica: 1866- 1996, Firenze, 1997, Alinea editore.
  • Bettino Gerini, Vivere Firenze... Il Quartiere 4, Aster Italia, Firenze 2005.
  • Mila Guidi, Un borgo alla periferia fiorentina, 1861-1913, a cura di Riccardo Borgioli, introduzione di Alfonso Mirto, Centrolibro, Scandicci (FI), 2006, ISBN 88-86794-12-6
  • Francesco Giuseppe Romeo, Storia di Scandicci, Firenze, SP 44, 1982.
  • Marco Gamannossi, Fieramente Scandicci, 150 anni di esposizione e di storia, Sicrea Edizioni, 2016, ISBN 978-88-942009-0-4.

Collegamenti esterniModifica

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