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Cherasco
comune
Cherasco – Stemma
Cherasco – Veduta
Arco del Belvedere
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
ProvinciaProvincia di Cuneo-Stemma.png Cuneo
Amministrazione
SindacoCarlo Davico (lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate44°39′N 7°52′E / 44.65°N 7.866667°E44.65; 7.866667 (Cherasco)Coordinate: 44°39′N 7°52′E / 44.65°N 7.866667°E44.65; 7.866667 (Cherasco)
Altitudine288 m s.l.m.
Superficie81,54 km²
Abitanti9 220[1] (30-11-2017)
Densità113,07 ab./km²
FrazioniBricco de' Faule, Cappellazzo, Corno, San Bartolomeo, Meane, Picchi, Roreto, San Giovanni, San Gregorio, San Martino, Sant'Antonino, Veglia
Comuni confinantiBra, Cavallermaggiore, Cervere, La Morra, Marene, Narzole, Salmour
Altre informazioni
Cod. postale12062
Prefisso0172
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT004067
Cod. catastaleC599
TargaCN
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanticheraschesi
PatronoCristo risorto, San Virginio, sant'Euflamia
Giorno festivosecondo lunedì dopo Pasqua
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cherasco
Cherasco
Cherasco – Mappa
Posizione del comune di Cherasco nella provincia di Cuneo
Sito istituzionale

Cherasco (Cherasch in piemontese) è un comune italiano di 10 000 abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'argento al merito civile
«La Comunità cheraschese, sconvolta dalle feroci rappresaglie dell'occupante nazifascista, offrendo uomini alle formazioni partigiane, partecipava con eroico coraggio e indomito spirito patriottico alla guerra di Liberazione, sopportando la perdita di un numero elevato dei suoi figli migliori. Luminoso esempio di profonda fede nei valori della libertà e della democrazia.»
— Cherasco (CN), 8 settembre 1943-25 aprile 1945

Geografia fisicaModifica

Si trova in un pianalto alla confluenza dei fiumi Stura di Demonte e Tanaro (tra i due, lo Stura presenta una maggiore portata media alla confluenza, 47 m³/s contro 41).

StoriaModifica

MedioevoModifica

Cherasco nasce nel 1243, per volontà del vicario imperiale di Federico II di Svevia, Manfredi II Lancia, appartenente a un ramo cadetto della dinastia degli Aleramici e Sarlo di Drua, podestà di Alba. Già in età romana esisteva un borgo, chiamato Clerascum, presso il quale il vicario imperiale Lancia volle far edificare il nuovo paese. In ogni caso, Cherasco passò rapidamente alla fazione guelfa di Carlo d'Angiò, tradendo così la sua fondazione ghibellina.

Come comune libero e indipendente, nei torbidi periodi delle lotte comunali, Cherasco passò nuovamente ai ghibellini insieme ad Alba, Asti e Chieri, nel 1277. Nel 1303 la città dovette cedere la sua autonomia agli Angiò e quindi, nel 1347, ad Amedeo VI di Savoia.

Un cruento assedio, nel 1348, scacciò i Savoia e vide padrone del comune Luchino Visconti (signore di Milano), che vi farà erigere un proprio castello. Passato nella dote della figlia Valentina Visconti, andata sposa a Luigi I di Valois-Orléans, venne ceduto ai francesi, e solo nel 1559 i Savoia riuscirono a riappropriarsene, grazie al trattato di Pace di Cateau-Cambrésis.

Età ModernaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di Cherasco.

Dal 1559 iniziò un nuovo periodo di splendore. La città fu dotata di mura ideate da Ascanio Vittozzi. Quando nel 1630 scoppiò la peste in Piemonte, Cherasco ospitò la corte ducale: terminato il pericolo, venne fatto erigere nel 1647 l'Arco del Belvedere, uno dei simboli del paese. Il 7 aprile 1631 Vittorio Amedeo I di Savoia, Giulio Mazzarino ed i rappresentanti di Sacro Romano Impero, Mantova e Spagna vi firmarono la pace che poneva fine alla guerra per la successione del ducato di Mantova, cui era annesso anche il Monferrato, riconoscendo a Carlo I Gonzaga la signoria sul Ducato di Mantova ed al Ducato di Savoia Trino ed Alba.

La Rivoluzione franceseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Armistizio di Cherasco.
 
Sfilata di figuranti per il 211º anniversario della firma dell'armistizio di Cherasco del 1796

Il mattino del 23 aprile 1796 i Francesi assediarono Cherasco, che si arrese alla sera con richiesta di armistizio da parte del generale Colli, comandante dei piemontesi. Napoleone Bonaparte entrò in città e vi prese alloggio a Palazzo Salmatoris.

Il generale corso, pur sostenendo di non essere autorizzato a trattare in nome del Direttorio, impose le condizioni dell'armistizio di Cherasco, con il quale si ridisegnava la geografia dei domini sabaudi. L'armistizio fu approvato da Vittorio Amedeo III il 28 aprile e confermato dalla Pace di Parigi del 15 maggio.

La Seconda guerra mondiale e la ResistenzaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Resistenza nel comune di Cherasco.

Il comune di Cherasco partecipò attivamente alla lotta di Resistenza partigiana[2][3] e qui si svolsero numerosi scontri che causarono numerose vittime fra i suoi cittadini, anche con fucilazioni di massa ed eccidi. In virtù dei meriti nel corso della Resistenza, alla città è stata assegnata la "Medaglia d'argento al valor civile".[4]

Titolo nobiliareModifica

La città di Cherasco gode del titolo di conte di Narzole a memoria della decisione assunta il 25 maggio 1695 dal Duca di Savoia, con conforme parere dei Magistrati, del Senato e della Camera de' Conti, di infeudarle il luogo e territorio di Narzole. Nel 1469 Narzole era feudo dei Borromeo; successivamente la comunità di Cherasco ebbe su di esso il privilegio del finaggio e della vicaria ma poi la Camera de' Conti decise di staccarlo da Cherasco e infeudarlo diversamente. Ne nacque una contesa, iniziata nel 1650 con un memoriale indirizzato dalla città al Duca di Savoia e conclusa nel 1695 col citato titolo nobiliare.[5]

La comunità ebraica di CherascoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Comunità ebraica di Cherasco.

Cherasco fu sede, dal XVI secolo fino agli inizi del Novecento, di una piccola ma fiorente comunità ebraica. A testimonianza della sua storia restano la sinagoga settecentesca nel grande caseggiato del ghetto (ancor oggi identificabile all'angolo tra le odierne via Marconi e via Vittorio Emanuele), dove tra il 1740 e il 1848 risiedettero gli ebrei di Cherasco, ed il piccolo cimitero nella via Salita vecchia, all'ingresso del paese.[6]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Via Cavour - Il campanile della Chiesa sconsacrata di San Gregorio
 
Chiesa della Madonna delle Grazie a Cherasco

CastelliModifica

Architetture religioseModifica

 
L'Arco del Belvedere, costruito tra il 1647 e il 1688 per l'esenzione della peste del 1630; a lato dell'Arco, la Chiesa di Sant'Agostino

MuseiModifica

  • Museo Civico "Giovanni Battista Adriani"
  • Museo naturalistico "Giorgio Segre"[7]
  • Museo della magia

Palazzo SalmatorisModifica

Si trova nel cuore della città e prende il nome dal nobile locale Giovanni di Audino Salmatoris, che lo fece costruire nel 1620.

Detto anche "palazzo della Pace", è stato testimone di importanti eventi storici della città, fra cui :

Già nei secoli passati il palazzo è stato sottoposto a una serie di ristrutturazioni; acquisita nel 1983 dall'amministrazione comunale e recentemente restaurato, oggi costituisce un importante centro culturale e ospita mostre d'arte di livello internazionale.

L'edificio fa parte del circuito "Castelli Aperti" del Basso Piemonte.

SinagogaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Sinagoga di Cherasco.

Costruita nel XVIII secolo all'interno dell'antico ghetto della città (istituito nel 1725 e abolito da Carlo Alberto nel 1848), è una testimonianza della presenza ebraica, che tuttavia risale a tempi ancora precedenti. È costituita da una piccola sala quadrangolare con pareti decorate da iscrizioni in ebraico e arredamenti in legno intagliato.

Monumento alle Vittime dell'HeyselModifica

Questo monumento, inaugurato a maggio 2016, voluto e realizzato dai Cheraschesi Marco Bogetti e Paolo Monchio in collaborazione con l'amministrazione cittadina e con la collaborazione dell'associazione "Quelli di Via Filadelfia", è il primo in Piemonte, dedicato ai 39 tifosi della Juventus che persero tragicamente la vita durante la finale della Coppa dei Campioni, svoltasi a Bruxelles il 29 maggio 1985[8].

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Cherasco è conurbata a Bra dalla fine degli anni '90 : questo ha causato l'aumento demografico apprezzabile nel grafico.

Abitanti censiti[9]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2017, i cittadini stranieri residenti a Cherasco sono 894[10], così suddivisi per nazionalità, elencando per le presenze più significative[11]:

  1. Romania, 414
  2. Albania, 167
  3. Marocco, 77
  4. India, 35
  5. Tunisia, 22
  6. Cina, 20

CulturaModifica

CucinaModifica

 
Baci di Cherasco

Nel 1881[12] un giovane pasticcere cheraschese, di ritorno da un periodo di apprendistato a Torino, fondò la pasticceria Barbero. Nella nuova confetteria vennero prodotti per la prima volta i baci di Cherasco, un cioccolatino che con il tempo diventò caratteristico della cittadina.

La cucina risente anche della pratica dell'elicicoltura.

Feste e fiereModifica

  • Mercato dell'antiquariato e del collezionismo, con 500 banchi di esposizione all'aperto nelle vie e piazze della cittadina, che si tiene in tre edizioni ogni anno ed è giunto nel 2018 al trentaduesimo anno di vita
  • Mercati del collezionismo tematici sui giocattoli, libri antichi, LP e materiale fotografico

Geografia antropicaModifica

EconomiaModifica

Nel territorio comunale è presente un impianto per la produzione di energia idroelettrica.

MottoModifica

Urbs Firmissima Pacis

Infrastrutture e trasportiModifica

Cherasco era servita di una propria stazione ferroviaria posta lungo la Ferrovia Bra-Ceva. La ferrovia è stata chiusa in seguito ai danni subiti dalla alluvione del 1994, da quel momento la stazione è attiva solo per traffico merci verso Bra.

AmministrazioneModifica

 
Il Municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
2004 2009 Pier Luigi Ghigo lista civica Sindaco
2009 2014 Claudio Bogetti lista civica Sindaco
2014 2019 Claudio Bogetti lista civica Sindaco II mandato
2019 in carica Carlo Davico lista civica Sindaco

GemellaggiModifica

SportModifica

Club calcistico locale è la U.S. Cheraschese : fondata nel 1904, ha sempre militato nelle divisioni dilettantistiche[13]

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Diario di guerra di Orlando, partigiano della Romagna a Cherasco, su Gazzetta d'Alba - Dal 1882 il settimanale di Alba, Langhe e Roero, 19 febbraio 2018. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  3. ^ Icilio Ronchi della Rocca e Livio Berardo, Ricordi di un partigiano. La Resistenza nel braidese: La Resistenza nel braidese, FrancoAngeli, 26 maggio 2009, ISBN 9788856809381. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  4. ^ Comune Cherasco - Onorificenze, su www.comune.cherasco.cn.it. URL consultato il 1º ottobre 2019.
  5. ^ V. Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare, 1928-1936, Vol. II pag. 437
  6. ^ Annie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova, 1986
  7. ^ Museo Naturalistico "Giorgio Segre" - Museo Regionale di Scienze Naturali, su www.mrsntorino.it. URL consultato il 6 aprile 2017.
  8. ^ A Cherasco il monumento per le vittime dello stadio Heysel, su La Stampa. URL consultato il November 30, 2016.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Dato Istat al 31/12/2017, su demo.istat.it. URL consultato il 22 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2017).
  11. ^ Dati superiori alle 20 unità
  12. ^ Cherasco, Touring Club Italiano. URL consultato il 24 gennaio 2015.
  13. ^ http://www.uscheraschese.it/

BibliografiaModifica

  • Amedeo Renzo, Cherasco ricorda i caduti e le vittime della lotta di liberazione, Torino, 1978
  • Icilio Ronchi della Rocca e Livio Berardo, Ricordi di un partigiano. La Resistenza nel braidese: La Resistenza nel braidese, FrancoAngeli, 26 maggio 2009, ISBN 9788856809381
  • Diana Masera, Langa partigiana '43-'45, Guanda, 1971
  • Mario Giovana, Guerriglia e mondo contadino: i garibaldini nelle Langhe, 1943-1945, Cappelli, 1988
  • Amedeo Renzo, Di libertà si vive, Bra, 1985.
  • Cavina Stefano Sante, Orlando, storia di un romagnolo partigiano in Piemonte, Edizioni Moderna, Modena, 2017.
  • Il Mare, annate dal 1922 al 1939.
  • Pendola Agostino, Giovanni Gozzer. Un eroe nella resistenza, Gammarò editore, 2013.
  • Rapporto della commissione italo-tedesca insediata dal Ministero degli Affari Esteri della Repubblica italiana e della Repubblica federale di Germania il 28 marzo 2009.
  • Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell'occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti.
  • Ricci Umberto, A cuore aperto. Frammenti di storia della sezione della Democrazia Cristiana di Rapallo.
  • Taricco Bruno, Cherasco Urbs firmissima pacis, Cherasco, 1993.

Voci correlateModifica

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