Giovanna di Trastámara (1455-1517)

Giovanna di Trastámara (anche Giovanna III) Chuana in aragonese, Juana in spagnolo e asturiano, Joana in galiziano, in portoghese, in catalano e in basco, Jeanne in francese, Joan in inglese e Johanna in tedesco e in fiammingo (Barcellona, 1454Napoli, 9 gennaio 1517) principessa della corona d'Aragona, fu regina consorte (consorte del re Ferdinando I di Napoli) del regno di Napoli.

Giovanna d'Aragona
Regina consorte di Napoli
Stemma
Stemma
In carica 14 settembre 1477 –
25 gennaio 1494
Predecessore Isabella di Chiaromonte
Successore Giovanna d’Aragona
Nascita Barcellona, Corona d'Aragona, 16 giugno 1454
Morte Napoli, Regno di Napoli, 9 gennaio 1517
Casa reale Trastámara d'Aragona
Padre Giovanni II d'Aragona
Madre Giovanna Enríquez
Consorte di Ferdinando I di Napoli
Figli Giovanna
Religione Cattolicesimo
Re d'Aragona
Casa di Trastámara
Arms Aragon-Sicily (Template).svg

Ferdinando I
Alfonso V
Figli
Giovanni II
Ferdinando II

Origini familiariModifica

Figlia terzogenita (seconda femmina) del principe di Castiglia e León e d'Aragona, re di Navarra e futuro re della corona d'Aragona e di Sicilia, Giovanni II (figlio terzogenito del principe di Castiglia e León, e re della corona d'Aragona e di Sicilia, Ferdinando e di Eleonora d'Alburquerque[1]) e della sua seconda moglie, Giovanna Enríquez (1425-1468), figlia dell'ammiraglio di Castiglia, signore di Medina de Rioseco e Conte di Melgar, Federico Enríquez de Mendoza e di Marina Fernández di Cordoba e Ayala (?-1431) Signora di Casarrubios del Monte. Giovanna era la sorella di Ferdinando, re della corona d'Aragona (Ferdinando II) e di Castiglia e León (Ferdinando V) e sorellastra dei re e regine di Navarra, Carlo IV (Solo de jure), Bianca II (Solo de jure) e Eleonora.[2][3][4][5]

BiografiaModifica

Secondo il cronista coevo, Notar Giacomo, autore di una Cronica dettagliatissima, Giovanna arrivò a Napoli il 1º settembre del 1477.
Il 14 settembre 1477, la ventiduenne Giovanna, a Napoli, sposò, divenendone la seconda moglie e quindi regina consorte del cinquantaduenne re di Napoli, Ferdinando I[2], figlio illegittimo, ma unico maschio di Alfonso V, principe della casa reale di Castiglia che fu re di Aragona, di Valencia, di Sardegna, di Maiorca e di Sicilia, re titolare di Corsica, di Gerusalemme e d'Ungheria, conte di Barcellona e delle contee catalane (Rossiglione e Cerdagna), duca titolare di Atene e Neopatria e re di Napoli e della sua amante napoletana Giraldona Carlino (secondo alcune fonti la madre di Ferdinando è l'altra amante di Alfonso, la nobile aragonese, Margherita Fernández de Hijar).

Secondo Gaspare Fuscolillo[6], la Regina Joanna Maria de Aragona arrivò a Napoli il 1º settembre del 1476, per sposare il re di Napoli, (Re Ferrante primo) il 14 settembre 1476[2].

Rimasta vedova, nel gennaio del 1494[2], Giovanna rimase accanto al figliastro, Alfonso II di Napoli, come regina vedova, e, dopo che le truppe francesi di Carlo VIII, il 22 febbraio 1495, avevano conquistato Napoli, incoraggiò il figliastro affinché non abdicasse[2]. In seguito all'abdicazione di Alfonso II, che si rifugiò in Sicilia, Giovanna fu nominata Luogotenente generale del regno di Napoli[2].

Giovanna continuò a vivere a corte anche con i successori di Alfonso II, Ferrandino (figlio di Alfonso II) e Federico I (fratello di Alfonso II) e durante il regno di quest'ultimo, secondo il cronista del XVI secolo, Gaspare Fuscolillo, Giovanna (la regina Joanna vedua mogliera di re Ferrante primo), il 1º settembre 1499, si recò in Aragona dal fratello, Ferdinando (el suo fratello…re Ferrante de Aragona et de Spagnia)[2], probabilmente per perorare la causa del regno di Napoli contro i francesi, che tentavano di conquistarlo.

Anche dopo che suo fratello, Ferdinando II di Aragona, si era impadronito del regno di Napoli annettendolo alla Corona d'Aragona, Giovanna continuò a vivere a Napoli dove morì il 9 gennaio 1517[2].

Stando ai Successi Tragici et Amorosi di Silvio Ascanio Corona, una raccolta di novelle nelle quali si raccolgono i segreti dei membri della corte aragonese di Napoli, in data imprecisata, ma probabilmente dopo essere rimasta vedova, Giovanna intraprese una relazione con Giovanni Castriota Granai, che fu poi duca di Ferrandina.[7]

DiscendenzaModifica

Giovanna a Ferdinando I diede una figlia:[2][3][8][9]

Storici ottocenteschi sostengono l'esistenza anche d'un secondo figlio maschio della coppia: Carlo, morto bambino.[10]

La coppia adottò inoltre, già nel 1477, la piccola Beatrice d'Este, di due anni, nipote di Ferrante in quanto figlia di Eleonora d'Aragona. Posta sotto la diretta ed esclusiva potestà del re, la bambina era considerata a tutti gli effetti loro figlia, sostituì al proprio cognome quello di Aragona e i genitori perdettero ogni autorità su di lei. Giovanna l'amava molto e la cresceva insieme alla propria figlia naturale Giovannella. La situazione si mantenne fino al 1485, quando il promesso sposo Ludovico il Moro, preoccupato forse dalla cattiva fama di Ferrante e della sua corte, intraprese una lunga e laboriosa trattativa col re e coi genitori affinché Beatrice fosse educata a Milano o a Ferrara. Ferrante gliela negò con "buone et vive ragioni", adducendo, fra le varie scuse, che aveva soltanto dieci anni, che l'amava come una figlia e che non era pronta per le nozze. Si giunse al punto che Ludovico, adirato, minacciò di sciogliere la promessa matrimoniale: ciò non turbò Ferrante, pronto a trovarle un partito migliore; turbò invece grandemente i genitori, bisognosi dei favori del Moro. Eleonora supplicò accoratamente il padre di restituirle la figlia, cosicché, dopo mesi di trattative, Ferrante accettò a malincuore di separarsene. La separazione fu molto dolorosa sia per le bambine che per Giovanna, le quali si salutarono piangenti. Ancora negli anni a venire Beatrice mantenne tuttavia un rapporto epistolare con la madre adottiva, che voleva essere informata del suo benestare nella nuova dimora.[11][12]

AscendenzaModifica

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Giovanni I di Castiglia Enrico II di Castiglia  
 
Giovanna Manuele  
Ferdinando I d'Aragona  
Leonor d'Aragona Pietro IV di Aragona  
 
Eleonora di Sicilia  
Giovanni II d'Aragona  
Sancho d'Alburquerque Alfonso XI di Castiglia  
 
Eleonora di Guzmán  
Eleonora d'Alburquerque  
Beatriz del Portogallo Pietro I del Portogallo  
 
Inés de Castro  
Giovanna di Trastámara  
Alfonso Enríquez Federico Alfonso, Signore di Haro  
 
Paloma  
Federico Enríquez de Mendoza  
Juana de Mendoza y Ayala Pedro González de Mendoza, IX Signore di Mendoza  
 
Aldonza de Ayala y Ceballos  
Giovanna Enríquez  
Diego Fernández de Córdova, I Signore di Baena Gonzalo Fernandez de Cordoba, I Signore di Aguilar  
 
Maria Garcia Carrillo, II Signora di Villaquirán de las Infantas  
Mariana Fernández de Córdoba y Ayala  
Inés de Ayala y Toledo, III Signora di Casarrubios del Monte Pedro Suárez de Toledo, II Signore di Casarrubios  
 
Juana Meléndez de Orozco, II Signora di Pinto  
 

NoteModifica

  1. ^ Eleonora d'Alburquerque (1374 - 1435) era la figlia secondogenita dell'infante di Castiglia e conte d'Alburquerque, Sancho Alfonso.
  2. ^ a b c d e f g h i (EN) Reali di Aragona
  3. ^ a b (EN) Casa d'Ivrea- genealogy
  4. ^ (EN) Giovanni II d'Aragona PEDIGREE
  5. ^ (DE) Giovanni II d'Aragona genealogie mittelalter Archiviato il 9 agosto 2004 in Internet Archive.
  6. ^ Gasparo Fuscolillo, Cronache de li antiqui ri del regno di Napoli
  7. ^ Silvio et Ascanio Corona, Successi tragici et Amorosi, a cura di Angelo Borzelli, Stamperia del Valentino, p. 63.
  8. ^ (EN) Ferdinando I di Napoli PEDIGREE
  9. ^ (DE) Ferdinando I di Napoli genealogie mittelalter Archiviato il 29 settembre 2007 in Internet Archive.
  10. ^ Niccola Morelli, Biografia de Re di Napoli, p. 228.
  11. ^ Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli: Giovanni Lanfredini (13 aprile 1484-9 maggio 1485), Francesco Senatore, 2002, p. 149.
  12. ^ Prisco, pp. 365-374.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

BibliografiaModifica

  • Valentina Prisco, Eleonora d'Aragona e la costruzione di un "corpo" politico al femminile (1450 -1493), Universidad de Zaragoza, 2019.

Collegamenti esterniModifica