Indianapolis Colts

franchigia della NFL
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Indianapolis Colts
Football americano American football pictogram.svg
Indianapolis Colts logo.svg
Segni distintivi
Uniformi di gara
Colts football uniforms.png
Colori socialiBlu, bianco, grigio, nero
                   
MascotteBlue
Dati societari
CittàFlag of Indianapolis.svg Indianapolis (IN)
PaeseStati Uniti Stati Uniti
LegaStati Uniti National Football League
ConferenceAFC
DivisionAFC South
Fondazione1953
DenominazioneBaltimore Colts (1953-1983)
Indianapolis Colts (1984-presente)
ProprietarioStati Uniti Jim Irsay
General managerStati Uniti Chris Ballard
Capo-allenatoreStati Uniti Frank Reich
StadioLucas Oil Stadium
(67000 posti)
SedeIndiana Farm Bureau Football Center (Indianapolis, IN)
Sito webwww.colts.com
Palmarès
Vince Lombardi Trophy.pngVince Lombardi Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngEd Thorp Memorial Trophy.pngAmerican Football ConferenceAmerican Football ConferenceAmerican Football Conference
Super Bowl2
Campionati NFL3
Titoli AFC3
Titoli divisionali16
Apparizioni ai play-off29
AmericanFootball current event.svg Stagione in corso

Gli Indianapolis Colts sono una squadra professionistica di football americano della National Football League (NFL) con sede ad Indianapolis, nell'Indiana. Competono nella South Division della American Football Conference e dal 2008 disputano le loro gare casalinghe al Lucas Oil Stadium. Al 2021, secondo la rivista Forbes, il valore dei Colts è di circa 3,25 miliardi di dollari, diciannovesimi tra le franchigie della NFL.[1]

I Colts nacquero a Baltimora come Baltimore Colts nel 1953 e furono una delle tre squadre ad essere spostate nella AFC dopo la fusione tra AFL e NFL nel 1970. Mentre giocava a Baltimora, la squadra raggiunse i play-off dieci volte e vinse tre campionati NFL, nel 1958, 1959 e 1968. I Colts inoltre si qualificarono due volte per il Super Bowl, perdendo contro i New York Jets nel Super Bowl III e battendo i Dallas Cowboys nel Super Bowl V. La franchigia si trasferì a Indianapolis nel 1984, qualificandosi da allora sedici volte ai play-off, vincendo due finali di conference e due volte al Super Bowl, vincendo il Super Bowl XLI contro i Chicago Bears nel 2006, il loro titolo più recente.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia degli Indianapolis Colts e Storia degli Indianapolis Colts § Baltimore Colts.

1953–1983: l'era BaltimoraModifica

 
Il Memorial Stadium, casa dei Baltimore Colts fino al 1983.

In seguito alla fine della seconda guerra mondiale, fu fondata la lega di football professionistica conosciuta come All-America Football Conference (AAFC), che prese il via con la prima stagione nel 1946. La stagione seguente la franchigia precedentemente assegnata a Miami, i Miami Seahawks, fu trasferita a Baltimora, principale centro commerciale e manifatturiero del Maryland. A seguito di un concorso la franchigia venne rinominata Baltimore Colts, coi colori societari argento e verde. I Colts giocarono le successive tre stagioni nella AAFC, prima che la lega venne fusa con la vecchia National Football League (dal 1920-22 al 1950), quando la NFL fu riorganizzata. I Baltimore Colts furono una delle tre squadre più forti della AAFC che si unirono alla NFL; le altre due erano i San Francisco 49ers ed i Cleveland Browns. I Colts, nonostante le finanze e la proprietà instabili, si trovarono a competere nella lega professionistica di football americano più importante, anche se vi giocarono solo una stagione; la franchigia fu sciolta nel 1950.

Nel 1953, un gruppo con sede a Baltimora, fortemente sostenuto dall'amministrazione cittadina e da un gran numero di tifosi possessori di abbonamenti stagionali, con a capo Carroll Rosenbloom, ottenne i diritti per una nuova franchigia della National Football League in città[2][3]. A Rosenbloom fu concesso quel che restava dei Dallas Texans, che a loro volta ebbero una storia lunga e tortuosa: fondati nel 1944 come Boston Yanks, che successivamente si fusero coi Brooklyn Tigers, precedentemente noti come Dayton Triangles, fondati nel 1913, ancor prima della creazione della NFL.

 
Johnny Unitas (1933–2002), membro della Pro Football Hall of Fame, fu il quarterback titolare dei Baltimore Colts dal 1956 al 1972.

I Colts odierni giocarono la loro prima stagione nel 1953, terminata con un bilancio di 3–9 sotto la guida del capo-allenatore Keith Molesworth. La franchigia faticò durante le prime stagioni a Baltimora, con la prima stagione con record positivo arrivata solo nel 1957. Con l'arrivo del capo-allenatore Weeb Ewbank e del quarterback Johnny Unitas, i Colts nel 1958 arrivarono per la prima volta alla finale del campionato NFL, tramite la vittoria della Western Conference[4]. I Colts affrontarono i New York Giants nella Finale del campionato NFL 1958, considerata una delle più grandi partite della storia del football professionistico[5]. I Colts sconfissero i Giants 23–17 nella gara in cui furono introdotti per la prima volta i tempi supplementari. La partita fu vista da 45 milioni di persone[6].

Dopo la vittoria del primo titolo NFL, la squadra concluse la stagione successiva con un altro record di 9–3 e vinse il suo secondo campionato consecutivo battendo ancora in finale i Giants. Successivamente alle due vittorie consecutive nel 1958 e nel 1959, i Colts non tornarono più in finale per quattro stagioni, e nel 1963 Ewbank fu sostituito dal giovane Don Shula[7]. Nella sua seconda stagione, Shula portò i Colts a un bilancio di 12–2 ma perse in finale contro i Cleveland Browns. Nel 1968 i Colts, sempre guidati da Unitas e Shula, vinsero il terzo camipionato NFL della storia della franchigia e conquistarono la loro prima apparizione al Super Bowl, partecipando al Super Bowl III.

 
I Colts contro Dallas nella loro prima vittoria del Super Bowl (V).

Arrivati alla qualificazione per il Super Bowl travolgendo in finale i Browns per 34–0, la squadra del 1968 dei Colts era definita da molti "la migliore squadra di football americano professionistico di tutti i tempi"[8], ed erano quindi favoriti per 18 punti contro i New York Jets, vincitori della American Football League (AFL)[9]. I Colts, tuttavia, furono sconfitti dai Jets 16–7, segnando la prima vittoria nel Super Bowl per la recente formata AFL. Il risultato della partita fu una sorpresa per i media sportivi[10], in quanto Joe Namath e Matt Snell guidarono i Jets alla loro prima vittoria del Super Bowl con Weeb Ewbank come capo-allenatore, che aveva precedentemente vinto due campionati consecutivi coi Colts.

Rosenbloom dei Colts, Art Modell dei Browns e Art Rooney dei Pittsburgh Steelers acconsentirono che le loro squadre si unissero alle dieci squadre della AFL per formare la nuova American Football Conference (AFC), parte del processo della fusione del 1970 tra NFL e AFL. I Colts ebbero immediatamente successo nella nuova lega, con il nuovo capo-allenatore Don McCafferty che nel 1970 portò la squadra ad un record di stagione regolare di 11–2–1, vincendo il titolo della AFC East. Nel primo turno dei play-off, i Colts sconfissero i Cincinnati Bengals 17–0; la settimana successiva nel primo AFC Championship Game di sempre, vinsero contro gli Oakland Raiders 27–17. I Colts conquistarono il primo Super Bowl dopo la fusione AFL-NFL (il Super Bowl V), sconfiggendo i Dallas Cowboys, campioni della National Football Conference (NFC) per 16–13, grazie ad un field goal realizzato da Jim O'Brien a cinque secondi dalla fine della partita[11]. Fu la quarta vittoria della NFL e la prima del Super Bowl per i Colts. Nel 1971, i Colts tornarono ai play-off sconfiggendo i Bronws nel primo turno, ma perdendo contro i Miami Dolphins nella finale di conference AFC.

A causa di attriti con la città di Baltimora e la stampa locale, il 13 luglio 1972 Rosenbloom cedette la franchigia a Robert Irsay ricevendo in cambio i Los Angeles Rams[12]. Sotto la nuova proprietà, i Colts non raggiunsero i play-off per tre stagioni consecutive, e alla fine della stagione 1972 il leggendario quarterback titolare Johnny Unitas fu ceduto ai San Diego Chargers. Dopo la partenza di Unitas, i Colts tornarono ai play-off per tre stagioni consecutive, dal 1975 al 1977, ma venendo eliminati nel secondo turno tutte le volte. La sconfitta nei play-off del 1977 contro i Raiders nei doppi tempi supplementari è famosa in quanto fu l'ultima partita nei play-off per i Colts con sede a Baltimora ed è anche ricordata per la giocata "Ghost to the Post". Facevano parte della squadra il quarterback Bert Jones, nominato MVP della NFL nel 1976, e un'incredibile defensive line soprannominata "Sack Pack".

Dopo i successi degli anni '70, a partire dal 1978, la franchigia ebbe nove stagioni consecutive con bilancio negativo. Nel 1981 la difesa dei Colts subì un record di 553 punti e segnarono un nuovo record per minor numero di sack in una stagione (13), e per punt ritornati (12)[13]. La stagione seguente l'attacco dei Colts collassò, culminando in una partita contro i Buffalo Bills nella quale l'attacco non riuscì mai a superare la propria metà campo. I Colts terminarono la stagione terminata in anticipo a causa di uno sciopero con un bilancio di 0–8–1; di conseguenza ebbero la possibilità di selezionare nel Draft NFL 1983 il quarterback da Stanford John Elway con la prima scelta assoluta. Tuttavia, Elway si rifiutò di giocare per i Colts, e sfruttando il fatto che sarebbe stato selezionato dai New York Yankees della Major League Baseball, forzò uno scambio coi Denver Broncos[14]. Grazie ad un miglioramento della difesa, la squadra terminò con un bilancio di 7–9 la stagione 1983, l'ultima giocata a Baltimora.

Il trasferimento ad IndianapolisModifica

 
Gli Indianapolis Colts giocarono all'RCA Dome dal 1984 al 2007.
 
L'Indiana Farm Bureau Football Center, sede degli Indianapolis Colts.

I Baltimore Colts giocarono la loro ultima partita in casa a Baltimora il 18 dicembre 1983, contro gli Houston Oilers. Robert Irsay chiedeva continuamente lavori di ammodernamento per il Memorial Stadium o la costruzione di uno stadio nuovo[15]. A causa degli scarsi risultati sportivi della squadra e di uno stadio sempre più datato, il numero di spettatori e gli introiti della franchigia erano in continua diminuzione. L'amministrazione locale era preclusa dall'usare i soldi dei contribuenti per la costruzione di uno stadio nuovo, e le offerte proposte non soddisfacevano né i Colts né i Baltimore Orioles, la franchigia di MLB della città. Nonostante le continue trattative, i rapporti tra Irsay e l'amministrazione locale erano sempre più deteriorati. Mentre Irsay rassicurava i tifosi sul fatto che il suo obiettivo principale era rimanere a Baltimora, iniziò a discutere con amministrazioni di città disposte a costruire uno stadio nuovo per ospitare la sua franchigia; eventualmente la scelta si ridusse a due città, Phoenix ed Indianapolis[16]. Sotto l'amministrazione del sindaco Richard Lugar e del successore William Hudnut, Indianapolis intraprese uno sforzo ambizioso nel reinventarsi come una "grande città americana"[17]. L'Hoosier Dome, successivamente rinominato "RCA Dome", fu costruito specificatamente per ospitare una nuova franchigia NFL[18].

Nel frattempo la situazione a Baltimora continuava a peggiorare: l'Assemblea generale del Maryland intervenne presentando un disegno di legge che avrebbe dato la possibilità alla città di Baltimora la possibilità di impossessarsi della franchigia tramite l'espropriazione per pubblica utilità. A quel punto Irsay iniziò seriamente a contrattare col sindaco di Indianapolis William Hudnut per fare in modo di trasferire la franchigia prima che la legge venga approvata. Indianapolis offrì prestiti ed una struttura per ospitarne la sede[19]. Quando fu raggiunto l'accordo, i camion della Mayflower Transit, azienda di traslochi con sede ad Indianapolis, partirono la notte stessa per raggiungere Baltimora all'alba del 29 marzo 1984. Una volta alla sede dei Colts, tutta l'attrezzatura della squadra fu caricata e per mezzogiorno ripartirono alla volta di Indianapolis, lasciando nulla della franchigia che possa essere espropriato. La banda dei Baltimore Colts dovette affrettarsi prima che la propria strumentazione e le loro uniformi venissero spedite ad Indianapolis.

Questo rocambolesco trasferimento generò una sfilza di cause legali che terminarono nel marzo del 1986, quando i legali rappresentanti dei Colts e di Baltimora raggiunsero un accordo: tutte le cause contro la franchigia sarebbero cessate, ma i Colts si sarebbero presi l'impegno di sostenere la fondazione di una nuova franchigia NFL a Baltimora.

1984–1997: il difficile inizio ad IndianapolisModifica

 
Eric Dickerson guidò la squadra in yard su corsa e fu convocato tre volte al Pro Bowl durante la sua militanza nei Colts (1987-1991).

Con l'arrivo dei Colts ad Indianapolis, si registrarono oltre 143.000 richieste di abbonamenti stagionali in solamente due settimane[20]. Tuttavia, il trasferimento ad Indianapolis non invertì le sorti dei Colts, con la squadra che raggiunse i play-off solamente una volta nelle prime undici stagioni ad Indianapolis. Nella stagione 1984, la prima ad Indianapolis, i Colts ebbero un bilancio di 4–12 e il loro attacco fece registrare il minor numero di yard guadagnate nella lega[21]. Nelle due stagioni seguenti (1985 e 1986) i Colts riuscirono a racimolare solamente otto vittorie, e con un record di 0–13 nella stagione 1986, arrivò il licenziamento del capo-allenatore Rod Dowhower, rimpiazzato da Ron Meyer. Eventualmente i Colts riuscirono a selezionare nel Draft NFL 1987 il running back Eric Dickerson, futuro membro della Pro Football Hall of Fame[22], risultato di uno scambio di scelte nella stagione 1987, terminata con un bilancio di 9–6, vincendo quindi la AFC East e raggiungendo i play-off per la prima volta dal trasferimento ad Indianapolis; furono eliminati nel primo turno dai Cleveland Browns.

Dal 1987 i Colts non ebbero successo per diversi anni, venendo esclusi dai play-off per sette stagioni consecutive. Nel 1991 i Colts terminarono la stagione con un bilancio di 1–15, rischiando per un solo punto di avere la peggiore stagione da quando fu introdotto il calendario di sedici partite[23]. Al termine della stagione Ron Meyer fu licenziato, e nel 1992 tornò l'ex capo-allenatore Ted Marchibroda, precedentemente allenatore dei Colts dal 1975 al 1979. La squadra incontrò molte difficoltà sotto la gestione di Marchibroda e dell'allora general manager Jim Irsay, figlio del fondatore Robert Irsay. Nel 1994 Robert Irsay ingaggiò Bill Tobin come nuovo general manager[24].

Sotto la dirigenza di Tobin, i Colts selezionarono con la seconda scelta assoluta nel Draft NFL 1994 il running back Marshall Faulk[25] e successivamente anche il quarterback Jim Harbaugh[26]. Grazie a queste oltre ad altre decisioni la squadra raggiunse i play-off nel 1995 e nel 1996. I Colts vinsero la loro prima partita nel play-off dal loro trasferimento ad Indianapolis nel 1995, avanzando fino alla finale di conference contro i Pittsburgh Steelers, ad una ricezione su un passaggio "Hail Mary" per la qualificazione al Super Bowl XXX.[27]

Marchibroda si ritirò alla fine della stagione 1995, e venne sostituito da Lindy Infante nel 1996[28]. Dopo due stagioni consecutive con apparizioni ai play-off i Colts regredirono ad un bilancio di 3–13 nella stagione 1997. Oltre ad un risultato deludente, nel gennaio del 1997, Robert Irsay, il principale proprietario della frachigia e responsabile del trasferimento ad Indianapolis, morì a causa di condizioni di salute aggravatesi negli anni[29]. Jim Irsay, figlio di Robert Irsay, ereditò la proprietà della franchigia e iniziò rapidamente ad apportare cambiamenti, iniziando dal sostituire per il ruolo di general manager Tobin con Bill Polian, quando la squadra era in possesso della prima scelta assoluta nel Draft NFL 1998[30].

1998–2011: l'era di Peyton ManningModifica

 
Peyton Manning fu il quarterback titolare dei Colts dal 1998 al 2010.

Jim Irsay iniziò a riformare la franchigia un anno dopo averne preso la gestione dopo la morte del padre, licenziando il capo-allenatore Lindy Infante e ingaggiando Bill Polian come general manager. Polian a sua volta ingaggiò Jim Mora per rimpiazzare Infante, e selezionò con la prima scelta assoluta nel Draft NFL 1998 il quarterback da Tennessee Peyton Manning, figlio di Archie Manning, leggendario quarterback dei New Orleans Saints[31].

Nella sua stagione da rookie Manning ebbe numerose difficolta, subendo un record negativo di 28 intercetti e vincendo solamente tre partite. Ciononostante Manning registrò 3.739 yard su passaggi e 26 touchdown su passaggi, venendo inserito nella prima formazione ideale All-Rookie Team. I Colts comiciarono a dimostrare segnali di crescita alla fine della stagione 1998 e nella stagione 1999. Nel Draft NFL 1999 i Colts selezionarono il running back Edgerrin James e apportando sempre più talento al roster[32]. I Colts terminarono con un bilancio di 13–3, primi nella AFC East (primo titolo divisionale dal 1987). Eventualmente i Colts vennero sconfitti dai Tennessee Titans nel divisional play-off.

La squadra ebbe meno successo nel 2000 e nel 2001 rispetto alla stagione 1999, e lo staff amministrativo e sportivo iniziò a sentire sempre più pressioni dopo il bilancio di 6–10 nel 2001, portando al licenziamento di Mora, sostituito da Tony Dungy, prima capo-allenatore dei Tampa Bay Buccaneers[33]. L'arrivo di Dungy invertì subito la sorte della squadra e con un bilancio di 10–6 i Colts tornarono ai play-off nel 2002, per poi arrivarci altre due volte consecutive e vincendo la AFC South nel 2003 e nel 2004 con bilanci di 12–4. I Colts furono sconfitti dai 2003 di Tom Brady nella finale di conference AFC del 2003 e nel divisional round nel 2004, segnando l'inizio della rivalità tra le due franchigie e tra Manning e Brady[34]. A seguito di due sconfitte nei play-off consecutive contro i Patriots, i Colts iniziarono la 2005 con un record di 13–0, inclusa una vittoria nella stagione regolare contro New England, la prima nell'era Manning[35]. Durante la stagione, Manning e Marvin Harrison stabilirono un nuovo record di touchdown segnati per un tandem di quarterback e wide receiver[36]. La stagione 2005 terminò con un bilancio di 14–2, il miglior risultato nella lega e nella storia della franchigia, ma i Colts furono sconfitti nel divisional play-off dai Pittsburgh Steelers, chiudendo l'annata con una nota deludente[37].

I Colts si apprestarono ad iniziare la stagione 2006 con quarterback, wide receiver e difensori veterani, in più selezionarono il running back Joseph Addai nel Draft NFL 2006[38]. Come la stagione precedente, la squadra ebbe un ottimo inizio di stagione, vincendo nove partite consecutive prima di subire la prima sconfitta contro i Dallas Cowboys. I Colts si qualificarono per i play-off per la quinta annata di fila, con un bilancio di 12–4, questa volta col terzo seed della AFC. I Colts vinsero le prime due partite dei play-off contro i Baltimore Ravens ed i Kansas City Chiefs, raggiungendo la finale di conference AFC per la prima volta dal 2003, affrontando i rivali New England Patriots. In una partita divenuta un classico[39], i Colts recuperarono dallo svantaggio di 21–3 all'intervallo e vinsero per 38–34, garantendosi la possibilità di andare per la vittoria del Super Bowl XLI, la prima partecipazione dal 1970 (Super Bowl V) e la prima dal trasferimento ad Indianapolis. I Colts affrontarono gli Chicago Bears, vincendo per 29–17 e conferendo a Manning, Polian, Irsay e Dungy, oltre che alla città di Indianapolis, il loro primo titolo del Super Bowl[40][41].

 
L'attacco dei Colts si riunisce nell'huddle durante il Super Bowl XLIV (2010)

Dopo la vittoria del Super Bowl i Colts terminarono la stagione 2007 con un bilancio di 13–3, ma furono sconfitti nei play-off contro i San Diego Chargers, in quella che fu l'ultima partita nell'RCA Dome prima di ospitare le partite casalinghe nel nuovo Lucas Oil Stadium nel 2008[42]. La stagione 2008 iniziò con Manning costretto alla panchina nel precampionato a causa di un intervento chirurgico[43]. I Colts iniziarono la stagione regolare con un record di 3–4, per poi vincere nove partite consecutive e qualificandosi per i play-off tramite wild card; la corsa al titolo fu interrotta per il secondo anno di fila dai San Diego Chargers. Al termine della stagione, il capo-allenatore Tony Dungy annunciò il ritiro dopo sette anni con la squadra e un bilancio complessivo di 92 vittorie e 33 sconfitte[44].

I Colts ingaggiarono Jim Caldwell per il ruolo di capo-allenatore a partire dalla stagione 2009. I Colts vinsero quattordici partite consecutive e persero le ultime due dopo aver scelto di fare riposare i titolari in vista dei play-off[45][46]. Per la seconda volta nell'era Manning i Colts disputarono i play-off con il miglior record nella AFC. La squadra sconfisse i Baltimore Ravens ed i New York Jets, vincendo di conseguenza la conference e assicurandosi la partecipazione al Super Bowl XLIV, nel quale avrebbero affrontato i New Orleans Saints[47]; i Colts furono sconfitti 31–17, terminando l'annata con una nota deludente[48][49].

Alla fine della stagione 2009, i Colts terminarono la prima decade degli anni 2000 (2000-2009) con il maggior numero di vittorie di stagione regolare (115) e la percentuale di vittorie più alta (.719) rispetto ad ogni altra squadra della NFL[50].

Nella stagione 2010 i Colts terminarono la stagione regolare con un record di 10–6, la prima volta che non vincevano almeno dodici partite dal 2002, e furono sconfitti nel Wild Card Game dei play-off dai New York Jets[51]. La sconfitta contro i Jets sarebbe stata l'ultima partita di Manning con la maglia dei Colts.

Dopo non aver giocato nel precampionato, Manning fu escluso dalla partita inaugurale e successivamente per tutta la stagione 2011[52]. A prendere il suo posto come quarterback titolare fu il veterano Kerry Collins, dato che la squadra non era soddisfatta dalle prestazioni dei quarterback di riserva Curtis Painter e Dan Orlovsky[53]. Ciononostante i Colts subirono tredici sconfitte consecutive e terminarono la stagione con un bilancio di 2–14, assegnando quindi alla franchigia la prima scelta assoluta nel Draft NFL 2012. Inoltre la pessima annata portò al licenziamento del presidente Bill Polian, dopo 14 anni nella dirigenza. L'8 marzo 2012 terminò ufficialmente l'era Manning, con l'annuncio del proprietario Jim Irsay; Manning fu svincolato dopo 13 stagioni coi Colts[54].

2012–2019: l'era di Andrew LuckModifica

 
Luck nella sua prima partita nei play-off contro i Baltimore Ravens

Durante la pre-stagione 2012 il proprietario dei Colts Jim Irsay ingaggiò Ryan Grigson come nuovo general manager della franchigia[55]. Grigson esonerò il capo-allenatore Jim Caldwell e ingaggiò al suo posto Chuck Pagano[56]. I Colts iniziarono a svincolare giocatori veterani dispendiosi e spesso infortunati, tra i quali Joseph Addai, Dallas Clark e Gary Brackett[57]. I Colts selezionarono con la prima scelta assoluta nel Draft NFL 2012 il quarterback da Stanford Andrew Luck, e selezionarono il suo compagno di squadra Coby Fleener nel secondo giro[58][59]. Inoltre la squadra scelse di adottare lo schema difensivo 3-4.

Grazie alle ottime prestazioni di Luck e del wide receiver veterano Reggie Wayne, i Colts si rivalsero del record di 2–14 della stagione 2011 con un bilancio di 11–5 nel 2012. La franchigia, la squadra e i tifosi supportarono durante la stagione il capo-allenatore Chuck Pagano nella sua battaglia contro la leucemia. Si assicurarono un'inaspettata partecipazione ai play-off, la quattordicesima dal 1995. La stagione terminò con la sconfitta per 24–9 contro gli eventuali campioni del Super Bowl Baltimore Ravens.

Appena due settimane dall'inizio della stagione 2013 i Colts cedettero la loro prima scelta nel primo giro del Draft NFL 2014 ai Cleveland Browns in cambio del running back Trent Richardson. Nel settimo turno Luck guidò i Colts alla vittoria per 39–33 contro il suo predecessore Peyton Manning e i Denver Broncos, fino ad allora imbattuti. Luck grazie ad un record di 11–5 fece vincere alla franchigia il loro quindicesimo titolo divisionale. Nel primo turno dei play-off, Luck riuscì ad orchestrare la seconda più grande rimonta nella storia dei play-off, segnando 35 punti solo nella seconda metà partita e sconfiggendo i Kansas City Chiefs per 45–44.

Nella stagione 2014 Luck portò i Colts in cima alla division e ai play-off grazie ad un bilancio di 11–5 (terza stagione consecutiva), infrangendo il record precedentemente detenuto da Peyton Manning per yard passate in una stagione nella storia dei Colts[60]. I Colts arrivarono alla finale di conference AFC, dove vennero travolti dai New England Patriots per 7–45, nella controversa partita che scatenò uno scandalo chiamato "Deflategate". Al 2021, rimane la stagione più proficua della franchigia dell'era post-Manning, e l'unica annata dal 2011 dove hanno raggiunto la finale di conference AFC.

La stagione 2015 vide una partecipazione limitata di Luck, costretto a causa di vari infortuni di scendere in campo solamente in sette partite su sedici. Il veterano Matt Hasselbeck fu nominato quarterback titolare, ma non riuscì a portare i risultati sperati, terminando l'annata con un bilancio di 8–8, non vincendo la division e fallendo a qualificarsi per i play-off per la prima volta dal 2011.

Alla squadra spettò la stessa sorte nel 2016, per la prima volta dal 1997–1998 eliminati dalla corsa ai play-off per due stagioni consecutive. Luck non si riprese dall'infortunio alla spalla destra che subì la precedente stagione, e dovette essere operato. A seguito di due pessime stagioni, il general manager Ryan Grigson fu licenziato. Solamente tre dei diciotto giocatore selezionati da Grigson facevano parte dei Colts al momento del suo licenziamento[61]. Il 30 gennaio 2017 Jim Irsay ingaggiò Chris Ballard come nuovo general manager; precedentemente aveva servito il ruolo di direttore sportivo per i Kansas City Chiefs[62].

La stagione 2017 fu senza dubbio la peggiore dell'era Luck, che dovette rinunciare all'intera annata per la riabilitazione post-chirurgia. Dopo una performance scadente di del quarterback Scott Tolzien nel primo turno, i Colts nominarono Jacoby Brissett come quarterback titolare per il resto della stagione. Ciononostante i Colts terminarono con un bilancio di 4–12, la prima stagione con record negativo dal 2011 e la terza consecutiva senza partecipare ai play-off. Il 31 dicembre 2017, dopo aver vinto l'ultima partita di stagione regolare, il capo-allenatore Chuck Pagano fu licenziato.

Nelle prime settimane dopo la fine della stagione 2017, fu ampiamente riportato il probabile ingaggio, dopo due colloqui, di Josh McDaniels come nuovo capo-allenatore dei Colts, precedentemente coordinatore offensivo dei New England Patriots; McDaniels avrebbe rimpiazzato Pagano solo dopo aver adempiuto ai suoi compiti ai Patriots nel Super Bowl LII[63]. L'8 febbraio 2018 i Colts annunciarono che McDaniels sarebbe stato il nuovo capo-allenatore[64]. Ciononostante, qualche ora dopo McDaniels cambiò idea e tornò ai Patriots[65][66].

L'11 febbraio 2018 i Colts annunciarono che l'ingaggio di Frank Reich come nuovo capo-allenatore, precedentemente coordinatore offensivo dei Philadelphia Eagles e fresco vincitore del Super Bowl LII[67][68][69]. La stagione 2018 vide l'esordio di Reich come capo-allenatore dei Colts e il ritorno in campo di Luck, ma non ebbe la migliore delle partenze con un record di 1–5. Ciononostante riuscirono a vincere nove delle dieci parite restanti, concludendo la stagione regolare con un bilancio di 10–6 e assicurandosi la partecipazione ai play-off tramite wild card. Vinsero il Wild Card Game contro i rivali di division Houston Texans ma furono sconfitti nel divisional play-off dai Kansas City Chiefs. Grazie ad una eccellente linea offensiva Luck ebbe una delle sue stagioni migliori, meritandosi il premio di Comeback Player of the Year.

Il general manager Chris Ballard raggiunse un'impresa storica quando nel Draft NFL 2018 selezionò l'offensive guard Quenton Nelson ed il linebacker Darius Leonard, entrambi selezionati per la prima formazione ideale All-Pro. Fu la prima volta dal 1965 con Dick Butkus e Gale Sayers che due rookie della stessa squadra ricevettero questo riconoscimento[70].

Il 24 agosto 2019, Luck annunciò inaspettatamente il proprio ritiro dopo non aver partecipato al training camp. Il costante ciclo di infortuni e riabilitazione che subì durante gli ultimi suoi anni fu il motivo principale della decisione[71].

2019–presente: il dopo LuckModifica

Con l'inaspettato ritiro di Luck, i Colts decisero di nominare Jacoby Brissett come quarterback titolare per la stagione 2019. La squadra ebbe una solida partenza con un bilancio di 5–2, ma poi persero sette delle nove partite restanti, terminando con un record di 7–9 e venendo esclusi dai play-off.

Il 17 marzo 2020 i Colts firmarono per un anno e 25 milioni di dollari lo storico quarterback dei Los Angeles Chargers e otto volte Pro Bowler Philip Rivers[72]. La stagione 2020 vide una formazione sia in attacco che in difesa già rodata da un paio di anni, composta da una delle migliori linee offensive della lega, da un giovane gruppo di wide receiver guidato dal veterano T.Y. Hilton e una difesa sopra le righe. Rivers guidò i Colts ad un record di 11–5 e ai play-off, dove però furono sconfitti nel primo turno dai Buffalo Bills.

Il 17 marzo 2021 i Colts cedettero una scelta nel terzo giro del Draft NFL 2021 e una scelta condizionale nel quarto giro del Draft NFL 2022 ai Philadelphia Eagles in cambio del quarterback Carson Wentz[73]; quest'ultimo ebbe una stagione ottima nel 2017 agli Eagles con Reich come coordinatore offensivo, riuscendo a vincere il Super Bowl LII.

Stemmi e diviseModifica

 
Il marchio dei Colts utilizzato dal 1984 al 2019. Nonostante l'adozione di un nuovo marchio, quello originale rimane dipinto nella end zone sinistra al Lucas Oil Stadium.

Nel 1953 i caschi dei Colts erano bianchi con una striscia blu. Nel 1954-55 erano blu con una striscia bianca e un paio di ferri da cavallo sul retro. Nel 1956 i colori furono invertiti a casco bianco, striscia blu e ferri di cavallo sul retro. Nel 1957 i ferri da cavallo furono spostati nella posizione odierna, ovvero ai lati del casco.

Le maglie blu hanno un paio di strisce bianche sulle spalle, mentre le maglie bianche le hanno blu. I pantaloni sono bianchi con strisce blu sui lati. Originariamente le strisce erano posizionate sulle maniche delle maglie, ma nel 1957 furono spostate alla posizione odierna.

Per la maggior parte della storia della squadra le divise comprendevano calzettoni blu, adornate da due o tre strisce bianche durante il periodo a Baltimore e nel 2004-2005. Dal 1982 al 1987 i calzettoni blu erano decorati con strisce grigie. Dal 1955 al 1958 e dal 1988 al 1992 i Colts indossarono calzettoni bianchi con due o tre strisce blu.

Dal 1982 al 1986 i Colts indossavano pantaloni grigi combinati con la maglia blu. Sui pantaloni era presente un ferro di cavallo per lato che racchiudevano il numero del giocatore. In questo periodo i Colts indossavano pantaloni bianchi con le maglie bianche, e nel 1987 i pantaloni grigi furono ritirati.

I Colts indossarono pantaloni blu con le maglie bianche per le prime tre partite della stagione 1995, combinandoli con calzettoni bianchi, per poi tornare ai pantaloni bianchi sia per le maglie blu che quelle bianche. Dei piccoli cambiamenti furono apportati alle divise per la stagione 2004: la protezione per il viso tornò ad essere grigia e non più blu, le maglie di casa furono scurite passando da blu reale a "blu speed", e aggiungendo due strisce bianche ai calzettoni; queste ultime rimosse nel 2006.

Nel 2002 i Colts modificarono il disegno delle strisce sulle loro maglie, facendo sì che finissero sulle spalle e non che continuassero attorno alla manica. In quel periodo diverse squadre utilizzavano maglie più attillate e con maniche più strette per ridurre i falli di trattenuta.

Nel 2017 i Colts riutilizzarono i pantaloni blu con le maglie blu nel contesto del programma NFL Color Rush[74].

Il 13 aprile 2020 la squadra rivelò un nuovo marchio e un font diverso per i numeri di maglia. Oltre ai classici blu e bianco fu aggiunto il nero come colore terziario, usato per lo swoosh della Nike sulla maglia bianca[75][76]. Nonostante l'introduzione di un nuovo marchio, i marchi precedenti sono ancora dipinti nelle end zone del Lucas Oil Stadium.

Lo stadioModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lucas Oil Stadium.
Il Lucas Oil Stadium, casa degli Indianapolis Colts.

Doopo aver disputato 24 stagioni all'RCA Dome, i Colts iniziarono a giocare nel nuovo Lucas Oil Stadium nell'autunno del 2008. Nel dicembre del 2004 il proprietario della franchigia Jim Irsay e l'amministrazione locale raggiunsero un accordo per il costo di un miliardo di dollari (inclusi interventi di ammodernamento all'Indiana Convention Center). In un contratto stimato a 122 milioni di dollari, Lucas Oil si aggiudicò i diritti di nomenclatura dello stadio per vent'anni.

Il Lucas Oil Stadium si sviluppa su sette livelli e dispone di 63000 posti a sedere per le partite di football. Può essere riconfigurato a 70000 posti per le partite di football e pallacanestro NCAA e per i concerti. Lo stadio occupa un'area di 170000 metri quadrati. Lo stadio dispone di un tetto retrattile e permise ai Colts di disputare incontri all'aperto per la prima volta dal loro arrivo ad Indianapolis. Il terreno di gioco è composto da erba sintetica di tipo FieldTurf, collocato approssimativamente a 7,6 metri sotto il livello del suolo. Oltre ad essere più grende dell'RCA Dome, il nuovo stadio dispone di: 58 chioschi permaneti, 90 chioschi portatili, 13 scale mobili, 11 ascensori, 800 toilette, megaschermi in alta definizione della Daktronics e 142 suite di lusso.

StatisticheModifica

Risultati stagione per stagioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Stagioni degli Indianapolis Colts.

RecordModifica

Record dei Colts
Categoria Giocatore Numero Anni ai Colts
Passaggi Peyton Manning 54.828 yard passate 1998–2011
Corse Edgerrin James 9.226 yard corse 1999–2005
Ricezioni Marvin Harrison 14.580 yard ricevute 1996–2008
Vittorie da all. Tony Dungy 85 vittorie 2002–2008
Sack Robert Mathis 118 sack 2003–2016
Intercetti Bobby Boyd 57 intercetti 1960–1968

Giocatori importantiModifica

Membri della Pro Football Hall of FameModifica

Fino alla classe 2021, 13 giocatori e 4 membri dello staff sono stati inseriti nella Pro Football Hall of Fame[77].

Come Baltimore Colts

Anno N. Ruolo Giocatore
1950 64 QB George Blanda
1968 70 DT Art Donovan
1969 89 DE Gino Marchetti
1973 82 WR Raymond Berry
1974 77 OL Jim Parker
1975 24 HB Lenny Moore
1978 -- Allen. Weeb Ewbank
1979 19 QB Johnny Unitas
1990 83 LB Ted Hendricks
1992 88 TE John Mackey
1997 -- Allen. Don Shula

Come Indianapolis Colts

Anno N. Ruolo Giocatore
1999 29 RB Eric Dickerson
2011 n/a DE Richard Dent
2011 28 RB Marshall Faulk
2015 -- Pres. Bill Polian
2016 -- Coach Tony Dungy
2021 18 QB Peyton Manning

Numeri ritiratiModifica

N. Giocatore Ruolo Anni
18 Peyton Manning QB 1998-2011
19 Johnny Unitas QB 1956-72
22 Buddy Young RB 1953-55
24 Lenny Moore HB 1956-67
70 Art Donovan DT 1953–61
77 Jim Parker OL 1957-67
82 Raymond Berry WR 1955-67
89 Gino Marchetti DE 1953-66

Premi individualiModifica

MVP del Super Bowl
SB Giocatore Ruolo
XLI Peyton Manning QB
Difensore dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
2007 Bob Sanders S
Giocatore offensivo dell'anno
Anno Giocatore Ruolo
1976 Bert Jones QB
2004 Peyton Manning QB
Miglior rookie offensivo
Anno Giocatore Ruolo
1994 Marshall Faulk RB
1999 Edgerrin James RB
Miglior rookie difensivo
Anno Giocatore Ruolo
1983 Vernon Leroy Maxwell LB
1985 Duane Bickett LB
2018 Darius Leonard LB
Comeback player of the year
Anno Giocatore Ruolo
2018 Andrew Luck QB

Record di franchigiaModifica

Carriera

Record in carriera
Categoria Giocatore Numero
Yard passate Peyton Manning 54.828
TD passati Peyton Manning 399
Yard ricevute Marvin Harrison 14.580
TD su ric. Marvin Harrison 128
Yard corse Edgerrin James 9.226
TD su corsa Edgerrin James 64

Stagionali

Record stagionali
Categoria Giocatore Numero Anno
Yard passate Andrew Luck 4.761 2014
TD passati Peyton Manning 49 2004
Yard ricevute Marvin Harrison 1.722 2002
TD su ric. Marvin Harrison 15 2001 2004
Yard corse Edgerrin James 1.709 2000
TD su corsa Lenny Moore 16 1964

Fonte:[78]

La squadraModifica

Roster degli Indianapolis Colts
Linebacker
Defensive Back
Special Team
Lista delle riserve
Squadra di allenamento



Roster aggiornato al 23 novembre 2021

53 attivi, 11 inattivi, 18 nella squadra di allenamento

Legenda
  • I rookie sono in corsivo.
  • Il primo ruolo è il principale mentre gli eventuali successivi indicano i ruoli secondari.
  • (IR) attiva indica la lista ristretta per un solo giocatore infortunato che può tornare ad allenarsi dopo la settimana 6 e a rientrare in prima squadra dopo la settimana 8.
  • (NFI) indica la lista dove viene inserito un giocatore che ha un infortunio non legato al football americano.
  • (PUP) indica la lista dove viene inserito un giocatore mentre è in attesa di recuperare la condizione fisica. Nella stagione regolare dopo la sesta partita giocata dalla propria squadra, il giocatore ha tempo 3 settimane per riprendere ad allenarsi, più tre settimane aggiuntive dal suo rientro agli allenamenti per rientrare in prima squadra.
AFC East: BUF · MIA · NE · NYJNorth: BAL · CIN · CLE · PITSouth: HOU · IND · JAX · TENWest: DEN · KC · LV · LAC
NFC East: DAL · NYG · PHI · WASNorth: CHI · DET · GB · MINSouth: ATL · CAR · NO · TBWest: ARI · LAR · SF · SEA

Lo staffModifica

Staff degli Indianapolis Colts
Organi dirigenziali
  • Proprietario – Jim Irsay
  • General manager – Chris Ballard
  • Assistente del general manager – Ed Dodds
  • Direttore sportivo – Mike Bluem
  • Direttore del personale sportivo – Kevin Rogers Jr.
  • Osservatore senior – Todd Vasvari
  • Direttore degli osservatori del college – Morocco Brown
  • Assistente del direttore degli osservatori del college – Matt Tarpering
  • Assistente del direttore degli osservatori – Jon Shaw
  • Direttore dello sviluppo giocatori – Brian Decker
Capo allenatore
Altri allenatori
Allenatori dell'attacco
Allenatori della difesa
Allenatori dello special team
AFC East: BUF · MIA · NE · NYJNorth: BAL · CIN · CLE · PITSouth: HOU · IND · JAC · TENWest: DEN · KC · LV · LAC
NFC East: DAL · NYG · PHI · WASNorth: CHI · DET · GB · MINSouth: ATL · CAR · NO · TBWest: ARI · LAR · SF · SEA

NoteModifica

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